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chi giorni fa Stefano Longano, trentino aspirante alla cittadinanza svizzera, in risposta ad un mio invito a scrivere delle proposte sul nostro forum, mi ha inviato il link ad uno stralcio d’intervista a Peter Maurer, segretario di Stato della Confederazione Svizzera.
Nelle poche righe pubblicate in anteprima sullo spazio web di Limes viene evidenziato il carattere peculiare dei cittadini elvetici ed in particolare la loro identità politica, la quale riflette “un modo di pensare bottom up, dal basso verso l’alto”.
Maurer – il cui ruolo corrisponde al nostro Ministro degli Esteri – sottolinea come la prima domanda che un politico svizzero si pone sia “Che cosa vuole la gente? Che cosa vogliono i miei concittadini, ma anche le altre parti interessate?” In seguito, spiega come gli svizzeri pensano in modo processuale poiché “vogliono risolvere i problemi attraverso un processo che coinvolga tutti e produca un esito legittimato”.
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Da queste poche parole noi italiani potremmo pensare che gli svizzeri abbiamo delle caratteristiche uniche e non replicabili in altri luoghi. Non è così. Infatti il modo di pensare dal basso verso l’alto degli svizzeri non è dovuto ad un loro singolare modo di essere (o almeno non solo a quello) bensì ad un apparato legislativo che ne consente la partecipazione. Tale apparato dispone che i cittadini abbiano voce in capitolo nelle decisioni, il che si differenzia dall’esprimere un parere non vincolante per gli organi che decidono.
L’art. 147 della Costituzione ad esempio stabilisce che “i Cantoni, i partiti politici e gli ambienti interessati sono consultati nell’ambito della preparazione di importanti atti legislativi e di altri progetti di ampia portata, nonché su importanti trattati internazionali”.
La partecipazione non si risolve nella sola consultazione dei soggetti interessati in sede preparlamentare ma anche con il diritto di iniziativa e il referendum. Questi infatti influiscono in maniera indiretta sui contenuti finali degli atti politici ed amministrativi, in particolare il referendum, il quale funziona come una spada di Damocle orientando le autorità a cercare il consenso e la concordanza nelle scelte per evitare che vengano annullate dal corpo elettorale.
Inoltre è opportuno sottolineare come in Svizzera, nessun tipo di referendum – né a livello federale né a livello cantonale e comunale – prevede nessun tipo di quorum e nessuna limitazione alle materie referendabili (ad eccezione dei diritti fondamentali dell’uomo). Il risultato è che la partecipazione è garantita poiché i referendum hanno sempre validità dal momento in cui i cittadini hanno espresso il voto.
Questo a dimostrazione del fatto che con le opportune leggi anche in Trentino potremmo indurre i cittadini ad adottare un modo di pensare e di agire bottom up ed a risolvere i problemi in modo processuale raggiungendo esiti legittimati. Parti dal basso, partecipa al nostro forum!





