Info su Alex Marini

Portavoce del comitato civico Più Democrazia in Trentino

Intervista a Mario D’Alterio, candidato Sindaco alle comunali di Pergine per il M5S

Mario d'AlterioMario D’Alterio è originario di Pomezia in provincia di Roma e dal maggio 2011 risiede in Trentino insieme alla moglie ed alle tre figlie. Graduato dell’Esercito è impiegato presso il Comando Militare Esercito Trentino Alto Adige. Mario ha concorso alle recenti parlamentarie risultando terzo nella lista dei candidati alla Camera dei Deputati ed è ora il candidato Sindaco al Comune di Pergine per la lista Movimento 5 Stelle.
Mario è un “grillino” della prima ora. Dal dicembre 2007 è iscritto al meetup di Pomezia mentre successivamente è stato uno dei fondatori dell’associazione “Grilli Pometini”. Nell’ambito del lavoro di questi due gruppi ha partecipato a diverse iniziative sia a livello locale che nazionale, le quali hanno permesso al M5S di ottenere un seggio al Consiglio Comunale di Pomezia nel 2011.
Nel gennaio 2012 è stato uno dei costituenti del comitato di Più Democrazia in Trentino.

Quali sono state le motivazioni personali che ti hanno portato condividere le proposte contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare n. 328/XIV?
Le motivazioni sono le stesse per le quali mi sono prodigato negli anni passati: difesa e ampliamento degli strumenti per una Vera Democrazia Diretta.

A tuo avviso quali sono le innovazioni più significative della proposta di legge e perchè?
Oltre alle proposte concrete presenti nella proposta di legge, credo fermamente nei principi e nei valori che ne hanno stimolato la promozione. In primis il concetto di “sovranità popolare” che viene perseguito attraverso la sua piena e valida attuazione.

Se le istanze promosse dal comitato di Più Democrazia in Trentino fossero accolte dal Consiglio Provinciale in che modo le nuove regole potrebbero incidere sul modello clientelare del politico-padrone vigente in Trentino?
Sicuramente questo sistema di politica padrona e clientelare subirà un forte (e forse decisivo) colpo, a beneficio della collettività, che tornerà ad essere partecipe ed incisiva nelle scelte che la riguardano direttamente.

Credi che tutte le proposte possano essere concretamente applicabili a livello comunale ed in particolare in un comune dalle dimensioni come quello di Pergine Valsugana?
Certo, taluni punti debbono solo essere adeguati per il livello comunale, per il resto è tutto già applicabile anche a Pergine. Serve solo la volontà amministrativa affinché questo avvenga. Io e tutto il gruppo del M5S ci adopereremo per raggiungere questo obiettivo anche a livello comunale.

Potresti fare degli esempi concreti di decisioni politiche in merito alle quali cittadini potrebbero intervenire grazie agli strumenti di democrazia diretta in una realtà come Pergine?
I cittadini devono avere la possibilità di intervenire e indirizzare le scelte amministrative, nonché hanno il diritto di essere informati su tutto. Alcuni esempi: il bilancio partecipato, dove si può destinare parte dei fondi a disposizione del comune per opere, servizi e/o interventi decisi a maggioranza dalla cittadinanza; opere pubbliche partecipate, dove la popolazione può decidere se ci sono delle opere pubbliche da realizzare e quali, oppure se approvare o meno quelle già progettate dalla giunta; sito istituzionale aperto, trasparente e partecipato, dove si creano gli spazi virtuali per una informazione trasparente e chiara, per il giudizio dei cittadini sulle decisioni dell’amministrazione comunale (quindi ad es. pubblicazione atti con possibilità di commento), e per le proposte, le idee e le segnalazioni varie dei cittadini.

Come gruppo M5S avete inserito alcune delle proposte contenute nel ddl 328 nel programma elettorale comunale?
Certo. In 4 punti:
1. Attuare la massima trasparenza;
2. Ampliare gli strumenti di democrazia diretta e partecipazione popolare;
3. Ottimizzazione del sito internet comunale;
4. Semplificazione normativa.

Tra le priorità della vostra lista risulta esserci anche la riforma dello Statuto ed il rafforzamento degli istituto di democrazia diretta?
Sicuramente questo aspetto rappresenta una delle nostre priorità.

Nei prossimi mesi il M5S si troverà ad avere dei consiglieri in Consiglio Comunale. Avete idea di quali saranno le proposte prioritarie nei confronti delle altre forze politiche per un percorso condiviso verso un rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta?
Presenteremo proposte in linea con il nostro programma e con la legge di iniziativa popolare n. 328/XIV .

Altro da aggiungere? Speranze sul futuro democratico di Pergine e del Trentino?
Concludo con l’auspicio che le nostre proposte trovino piena condivisione tra le altre forze politiche, e soprattutto con la speranza di vedere presto la loro piena applicazione.

Intervista a Giuseppe Facchini candidato alle comunali di Pergine per i Verdi

Giuseppe FacchiniGiuseppe Facchini dal 2009 è stato il presidente del Consiglio comunale di Pergine Valsugana. Lo sarà ancora per qualche giorno in attesa delle elezioni che avranno luogo il 26 maggio per la rielezione del Sindaco e del Consiglio Comunale dopo le dimissioni del Sindaco stesso e lo scioglimento anticipato decretato il 22 febbraio dal Presidente del Consiglio Provinciale.
Nella primavera del 2012 Giuseppe, insieme a Flora Silvestri, Fabio Gottardi, Rinalda Simeoli, Michelina Chiodo, Diego Albertini e Anna Broll dell’Associazione per l’Ecologia ed il gruppo dei Verdi di Pergine Valsugana aveva contribuito alla raccolta delle firme a sostegno del disegno di legge di iniziativa popolare n.328/XIV.
A distanza di un anno da quel momento di impegno civile lo intervistiamo per raccogliere le sue considerazioni e per verificare se alcune delle istanze di del ddl 328 – che peraltro è ancora in attesa di essere discusso in Consiglio Provinciale – sono al centro del dibattito nella campagna elettorale per il rinnovo delle cariche comunali.

Quali sono state le motivazioni personali che ti hanno portato ad appoggiare il disegno di legge di iniziativa popolare n.328/XIV?
Ho sempre creduto nella necessità di allargare le forme di partecipazione e di democrazia, sono parole che non corrono il rischio di essere abusate e non ci si deve mai stancare di lavorare su questi temi, non solo per attenuare il distacco tra il cittadino e la politica ma proprio per una necessità della persona che deve essere protagonista nella gestione del bene pubblico. Il fatto poi di essere essa stessa una proposta che nasce come iniziativa popolare la rende particolarmente attraente e coerente con quanto si vuole proporre. Quando parlo di partecipazione dei cittadini mi riferisco in certe tematiche anche ai bambini e ai ragazzi, come tutto il lavoro svolto in qualità di Assessore nel progetto “Pergine città dei bambini”.

A tuo avviso quali sono le innovazioni più significative della proposta di legge e perchè?
La partecipazione attiva su opere o interventi di grande impatto sia esso sociale, economico o ambientale è rivoluzionaria in senso ovviamente positivo come anche l’aiuto economico a chi vuole proporre il rimborso delle spese che chi promuove un referendum o una iniziativa popolare; la democrazia ha un costo ed è corretto che questo non gravi esclusivamente su chi vuole allargare la partecipazione dei cittadini. Ma tutto quanto contenuto nella proposta è positivo e soprattutto realizzabile, non è demagogia ma sono proposte concrete.

Se le istanze promosse dal comitato di Più Democrazia in Trentino fossero accolte dal Consiglio Provinciale in che modo le nuove regole potrebbero incidere sul modello clientelare del politico-padrone vigente in Trentino?
Le nuove regole incidono proprio perché il politico sarà maggiormente affiancato dai cittadini che lo controllano e lo spronano ad operare in modo lineare e corretto.

Credi che tutte le proposte possano essere concretamente applicabili a livello comunale ed in particolare in un comune dalle dimensioni come quello di Pergine Valsugana?
Si, alcune devono essere verificate e calate nella dimensione comunale, magari anche a livello sperimentale.

Potresti fare degli esempi concreti di decisioni politiche in merito alle quali i cittadini potrebbero avvalersi di strumenti di democrazia diretta in una realtà come Pergine?
Penso al progetto di riqualificazione ambientale e turistico di San Cristoforo poi respinto dal Consiglio Comunale, se fosse stato vagliato da un punto di vista di partecipazione dei cittadini, sarebbe stata tutta un altro cosa. Su questo e altri temi strategici gli strumenti di democrazia diretta potranno svolgere un ruolo importante.

Sono state presentate le liste ed i nomi dei candidati sindaci per le elezioni del 26 maggio. Nella lista dei Verdi figura anche il tuo nome. Come gruppo dei Verdi avete inserito alcune delle proposte contenute nel ddl 328 nel programma elettorale comunale?
Noi crediamo nella partecipazione alla gestione pubblica della nostra città, con sobrietà, nella salvaguardia dell’ambiente e dei diritti umani, nella difesa del lavoro e della salute e altro; sono principi che non si possono barattare con nessun accordo politico e vogliamo che essi entrino a far parte  del quotidiano di tutti i cittadini e del Comune. Proponiamo osservatori specifici, forum, incontri informativi e formativi in modo da rendere amministratori e cittadini più consapevoli di scelte e priorità. Altresì vogliamo promuovere un percorso di avvicinamento all’esperienza del bilancio partecipativo con progetto di corresponsabilità. Anche alcune riunioni del Consiglio Comunale, seppur non ufficiali, potrebbero essere organizzate in realtà diverse, nelle frazioni o in luoghi importanti per certe scelte, strategici.
Dobbiamo inoltre investire nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per rendere sempre più efficienti i procedimenti amministrativi interni e offrire nuovi servizi. Dobbiamo investire meno nelle grandi opere e più nelle piccole cose che invece per i cittadini sono grandi. In ogni caso vi è l’impegno nel perseguire a livello comunale quanto proposto nel ddl 328.

Il Partito Democratico a livello provinciale è contrario all’adeguamento degli istituti di democrazia diretta agli standard indicati dal Consiglio d’Europa. I consiglieri PD hanno peraltro ignorato il ddl di iniziativa popolare non prendendo in considerazione gli spunti offerti dal comitato a distanza di un anno dall’inizio della raccolta delle firme. Visto che a livello comunale l’alleanza con i Verdi potrebbe rivelarsi decisiva per il successo del PD stesso, tra le priorità del PD locale risulta esserci anche la riforma dello Statuto ed il rafforzamento degli istituto di democrazia diretta?
A livello locale il rapporto con il Pd è ottimo e questo può spianare la strada su iniziative comuni su questi temi. Credo che troveremo insieme le modalità per rafforzare lo Statuto negli istituti di democrazia diretta attraverso i lavori della Commissione e del Consiglio Comunale. Lo Statuto comunale prevede già attualmente una serie una serie di strumenti di partecipazione per i cittadini frutto anche dell’impegno dei Verdi su queste tematiche quali referendum, proposte, interrogazioni, interpellanze, rappresentanti frazionali, consulte di zona, consulte permanenti per giovani, anziani, stranieri, incontri pubblici, commissione di valutazione dei servizi pubblici.

Oltre al gruppo di cittadini sopra indicati, Matteo Savastano e Silvia Alba, hanno collaborato alla raccolta delle firme per migliorare la democrazia diretta a livello provinciale. In questi mesi avete trovato l’occasione di unire le forze per un percorso condiviso a livello comunale verso un rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta?
Il tema della democrazia diretta è un tema trasversale su cui occorre allargare l’orizzonte politico e anche culturale, abbiamo operato in questo senso. Nella Commissione Statuto e poi successivamente in Consiglio dovremo poi riprendere alcune concetti da inserire sulla partecipazione, le elezioni anticipate hanno fermato alcune cose, ma le idee sono in movimento e non si fermano.

Altro da aggiungere? Speranze sul futuro democratico di Pergine e del Trentino?
Non è uno slogan elettorale, ma solo eleggendo persone che credono in queste cose e siano coerenti quando vanno ad occupare certe cariche, le parole diventano realtà.

Ddl sulla democrazia diretta: si parte con la discussione!

Il 30 maggio doppio appuntamento con la democrazia diretta a Trento.
Al mattino tavola rotonda presso la Facoltà di Sociologia di Trento dove, in un incontro organizzato da Paul Blokker e Zubair Shaid, si discute sulla crisi della sovranità popolare e ci si chiede come rafforzare la democrazia.
Nel pomeriggio hanno luogo le prime audizioni propedeutiche alla discussione sul ddl n.328/XIV in seno alla Prima Commissione del Consiglio Provinciale, alla quale saranno invitati tutti i consiglieri provinciali considerata l’importanza dell’argomento.Copolis - Jean Monnet - Più Democrazia in Trentino

9.00 – 12.00
Aula 14 – Facoltà di Sociologia
PEOPLE’S POWER IN CRISIS
How to Restrengthen Democratic Politics?
Speaker:
Bruno Kaufmann – Initiative and Referendum Institute – Europe (IRI)
Discussants:
Cristina Parau – CoPolis/University of Trento
Thomas Benedikter – ex Accademia Europea di Bolzano, EURAC
Paul Blokker - CoPolis/University of Trento

14:45 – 18.00
seduta Prima Commissione – Consiglio Provinciale di Trento
seduta chiusa al pubblico: c/o Sala 2 del Consiglio Regionale
AUDIZIONI DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE N.328/XIV
Esperti suggeriti dal Comitato:
Bruno Kaufmann
e Thomas Benedikter

Esperto suggerito dalla Commissione:
Prof. Roberto Toniatti

Dorigatti: “Votare non basta: oggi occorre partecipare, non delegare”

Dorigatti con gli studenti“Votare non basta: oggi occorre partecipare, non delegare, perché con la nostra mancata partecipazione sociale e politica faremmo un torto a chi ha dato la vita per avere un Paese più libero e democratico, nel quale i principi della Costituzione siano attuati” sono le parole scandite dal Presidente del Consiglio Provinciale, Bruno Dorigatti, agli studenti del Liceo da Vinci di Trento venerdì 10 maggio.

Dopo 10 mesi di silenzio sul ddl di iniziativa popolare n.328/XIV presentato dal comitato civico Più Democrazia in Trentino ed a pochi giorni dalle audizioni che si terranno in seno alla Prima commissione del Consiglio provinciale, il messaggio di Dorigatti suona di buon auspicio per coloro che ne hanno abbastanza di delegare e che invece vorrebbero partecipare alla formazione delle decisioni pubbliche.

L’iniziativa popolare provinciale n.328 mira a rendere effettiva la partecipazione dei cittadini conformando gli istituti di democrazia diretta a quelli delle democrazie occidentali più evolute ed introducendo innovativi modelli decisionali come le giurie popolari estratte a sorte, le e-petitions, il dibattito pubblico, il limite dei mandati e la mozione di sfiducia di iniziativa popolare. Nondimeno, i contenuti in tema di referendum rispondono perfettamente ai suggerimenti enunciati nel Codice di buone pratiche su referendum ed iniziativa popolare dalla Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa che si occupa del rafforzamento democratico delle istituzioni.

Si ricordano per brevità i punti qualificanti della proposta di legge popolare, la quale propone un aggiornamento ed una riorganizzazione sistematica dei diritti popolari dei cittadini trentini: eliminazione del quorum di partecipazione ai referendum senza aumentare il numero delle firme per poterli presentare; introduzione del referendum propositivo e del referendum confermativo sulle leggi e sugli atti amministrativi provinciali; riduzione dei limiti delle materie su cui sono esercitabili i referendum adeguandoli a quelli delle iniziative consiliari.

Da una parte, l’unico consigliere provinciale ad appoggiare integralmente la proposta popolare in tema di democrazia diretta è stato il Consigliere provinciale Roberto Bombarda (Verdi). Dall’altra, Rodolfo Borga (Pdl) è stato l’unico a prendere una posizione pubblica, chiara e motivata sulle singole proposte riconoscendo il ruolo del comitato e rispondendo con competenza alle domande poste dai relatori del ddl. All’opposto, nonostante i ripetuti inviti, gli altri Consiglieri non hanno ancora espresso la loro posizione riguardo alla proposta di legge sottoscritta da 4000 cittadini.

Malgrado il distacco mostrato finora, i consiglieri provinciali hanno ancora di fronte a loro un’occasione per indirizzare il Trentino verso un cammino di rinnovata democrazia. Per questa ragione la speranza è che le parole di Dorigatti siano seguite da decisioni concrete a favore della partecipazione effettiva dei cittadini poiché come diceva un vecchio adagio “Chi alla meta arrivar vuole, porti fatti e non parole”.

Lettera inviata al quotidiano L’Adige il 14 maggio 2013 – Pubblicata il 16 maggio

Lista soggetti locali per audizioni in Prima Commissione

Ill.ssimo Presidente della Prima Commissione, Sig. Renzo Anderle
Gentili consigliere ed egregi consiglieri

A distanza di quasi 10 mesi dal deposito della proposta di legge sulla democrazia diretta ed a nome del comitato civico Più Democrazia in Trentino, il primo firmatario ed i relatori del ddl 328/XIV desiderano anticipare alcune questioni ai consiglieri provinciali con l’auspicio di contribuire costruttivamente allo svolgimento dei lavori connessi alla discussione del ddl:
-          La necessità peraltro già sottolineata di definire una serie di date nella quali si intende iniziare e svolgere la discussione del ddl di iniziativa popolare in oggetto prima che abbia termine la XIV legislatura.
-          La presentazione di una lista alternativa a quella degli esperti internazionali vista la scarsità di tempo e di risorse per convocare questi ultimi. Nella nuova rosa di nomi proposti figurano sia accademici che soggetti rappresentativi della comunità locale, i quali possono portare in Consiglio il loro punto di vista sulla crisi di legittimità della democrazia rappresentativa e sulle opportunità per una maggiore partecipazione nella formazione delle decisioni politiche da parte dei cittadini.
-          La possibilità di organizzare alcune audizioni tramite videoconferenza appena sarà reso pubblico il calendario della discussione in Prima commissione. Tra gli esperti esclusi si pensava per lo meno di rivolgersi ad Andreas Gross, parlamentare svizzero e membro del Consiglio d’Europa, istituzione che tramite la Commissione di Venezia ha pubblicato il Codice di buone pratiche su referendum ed iniziativa popolare.

Segue lista soggetti della società civile locale suggeriti dal comitato per le audizioni:

Arch. Arrigo Dalfovo (Trento)
Presidente ACLI del Trentino

La necessità di coinvolgere il cittadino nella formazione delle decisioni politiche e nella definizione di un nuovo spazio democratico per la definizioni dei bisogni di spiritualità, di cultura, di libertà e di democrazia.

Ermanno Monari (Trento)
ex Segretario UIL del Trentino

Promozione e difesa dei diritti e dei comuni interessi professionali, economici, sociali e morali nel rispetto dei principi di democrazia e libertà in un rapporto sistematico con i cittadini e con le istanze sociali che essi esprimono.

Prof. Michele Andreaus (Trento)
European Business Ethics Network e Università di Trento

Relazione causale tra livello di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni pubbliche, la prestazione economica di un sistema territoriale e l’efficienza della macchina amministrativa.

Ph.D. Paul Blokker (Trento)
Project CoPolis – University of Trento

Le difficoltà e la crisi della democrazia rappresentativa in Europa, i potenziali antidoti in forma di democrazia diretta e la diffusione delle riforme in diverse democrazie europee

Dott. Thomas Benedikter (Bolzano)
Economista e ricercatore sociale Accademia Europea EURAC
(Istituto per i diritti delle minoranze)

La democrazia diretta non come contrapposizione alla democrazia rappresentativa ma come complemento essenziale e decisivo per poter esprimere compiutamente la sovranità popolare. Democrazia diretta e minoranze linguistiche in Svizzera e Sudtirolo.

Stephan Lausch (Bolzano)
Coordinatore di Iniziativa per Più Democrazia di Bolzano

Sperimentazione di democrazia diretta e partecipata come opportunità di costruzione comune e di dialogo tra istituzioni e cittadini. Il caso Alto Adige.

Paolo Michelotto (Rovereto)
Autore del libro Democrazia dei Cittadini

Presentazione di esempi di democrazia diretta e partecipativa che funzionano con successo nel mondo: Svizzera, California, USA, Baviera, Australia, etc. Il caso di Vicenza: prima città italiana ad abolire il quorum nei referendum comunali

Bruno Kaufmann * (Svezia)
Politologo e giornalista.
Presidente dell’IRI (Initiative and Referendum Institute Europe)

I cittadini al centro della scena politica. Il mito del cittadino incompetente. Il disegn ottimale delle procedure per determinare la qualità della democrazia. I diritti popolari come sfida verso la consapevolezza e l’integrazione globale.

* Il presidente della prima commissione, Sig. Renzo Anderle, ha gentilmente confermato la disponibilità da parte del Consiglio per sostenere le spese per un’audizione con Bruno Kaufmann da tenersi nel pomeriggio del 30 maggio

Tramite videoconferenza:
Andreas Gross (Svizzera)
Parlamentare svizzero e membro del Consiglio d’Europa

Le raccomandazioni in tema di referendum della Commissione di Venezia (Consiglio d’Europa) per il rafforzamento democratico delle istituzioni. Gli istituti del referendum confermativo e dell’iniziativa popolare nel funzionamento della democrazia della Confederazione svizzera.

Eventualmente il comitato potrebbe ricontattare gli esperti internazionali già indicati qualora vi fosse disponibilità da parte delle istituzioni provinciali ad ascoltarli tramite videoconferenza

Ringraziando per la cortese attenzione, cogliamo l’occasione per porgere i più cordiali saluti,

Alex Marini e Stefano Longano

Relazione incontro 3 aprile ’13

Il 3 aprile 2013 scorso si è riunito il comitato civico Più Democrazia in Trentino presso il municipio di Villa Lagarina. Oltre agli attivisti che hanno contribuito all’iniziativa fin dalla costituzione del comitato si sono uniti alla discussione anche altri soggetti interessati alle proposte contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare 328/XIV. Tra gli altri i promotori dell’iniziativa popolare per l’istituzione del Parco Agricolo del Garda ed esponenti di SEL, M5S, PD, Rivoluzione Civile e Verdi.La prospettiva di Ezio CasagrandaL’elenco dei presenti è il seguente: Duilio Turrini, Luigi Santini, Stefano Longano, Cristiano Zanella, Andrea Casna, Daniela Filbier, Franca Bazzanella, Jacopo Zannini, Michele Dicandia, Giancarlo Pisani, Ezio Viglietti, Carlo Cristofoli, Giacomo Bonazza, Cristiano Vecli, Ruggero Pozzer, Ezio Casagranda, Gianni Ceri, Melinda Meuse e Alex Marini.
L’incontro ha avuto inizio con un breve aggiornamento sull’iter che (non) sta seguendo il ddl a livello provinciale e la constatazione della ritrosia dei consiglieri – manifestata nella seduta interlocutoria in Prima commissione il 26 marzo – nell’affrontare la questione del coinvolgimento dei cittadini alla formazione delle decisioni politiche. A seguito della breve introduzione, i presenti hanno espresso le loro considerazioni riguardo l’approccio da adottare in questa delicata fase politica ed alle possibili strategie da seguire.
Dalle varie idee emerse nel corso della dibattito sono state concretizzate e condivise dai presenti tre proposte: programmazione di una tavola rotonda con i rappresentanti dei partiti politici presenti in Consiglio provinciale per portarli ad esplicitare le loro posizioni sul tema della partecipazione alle decisioni politiche da parte dei cittadini; organizzazione di un viaggio di istruzione in Svizzera in occasione della prossima tornata referendaria del 22 settembre 2013; convocazione di un’assemblea pubblica con la presenza di uno degli esperti invitati alle audizioni in Prima commissione ed i proponenti delle iniziative popolari promosse a livello provinciale dal 2007 ad oggi.

Ira Johnson: i diritti popolari in California

Nel novembre 2012 mi recai a San Francisco per un viaggio di lavoro. In occasione di una festa organizzata dall’amico Greg Delaune conobbi Ira Johnston, uno fra i tanti californiani che il  6 novembre si recarono alle urne per eleggere il Presidente degli Stati Uniti d’America ed esprimere una preferenza sui numerosi quesiti referendari.
Ira è un architetto paesaggista con un’esperienza pluriennale in progetti di sviluppo residenziale a ridotto impatto ambientale. Afro-americano nato negli anni ’60, è cresciuto in un clima di entusiasmo generato dalle lotte che gli hanno concesso non solo il diritto di voto ma anche quello di partecipare pienamente alla vita democratica americana. La sua preoccupazione per la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente sono maturate ancora di più quando queste sono state attaccate dalla speculazione e dagli interessi commerciali.
Nel contesto del tutto informale in cui mi trovai colsi l’opportunità di porgere numerose domande ad Ira. Le sue risposte mi fecero riflettere poiché ritenevo fondamentale, e lo ritengo tuttora,  il punto di vista dei cittadini comuni sulle questioni inerenti la partecipazione diretta nei processi decisionali pubblici. Per questa ragione il giorno successivo al nostro incontro mi appuntai alcune domande con il proposito di riformularle in un questionario scritto da porre alla sua attenzione in un momento successivo.
Nei giorni scorsi, a distanza di 4 mesi ho inoltrato le domande ad Ira, il quale ha diligentemente replicato a stretto giro di posta. Le sue risposte hanno evidenziato con semplicità ed estrema chiarezza alcune delle differenze segnano un divario nell’esercizio dei diritti politici tra California ed Italia e gli effetti che ne derivano.
Di seguito alcuni dei punti salienti prima di allegare la serie completa delle domande e delle risposte in lingua originale:

  • i cittadini californiani ricevono regolarmente gli opuscoli informativi per scegliere tra i candidati alle diverse cariche pubbliche e per decidere in merito alle diverse iniziative popolari
  • gli opuscoli informativi possono essere ricevuti via posta elettronica su richiesta dei cittadini per risparmiare su carta e costi di consegna. In alternativa è inoltre possibile accedere ad una versione audio online per approfondire i contenuti dei quesiti
  • il dibattito pubblico che si genera in occasione dei referendum è piuttosto esteso (giornali, riviste, siti internet, etc.) e coinvolge i cittadini nelle discussioni della loro routine quotidiana
  • gli Stati americani competono l’uno con l’altro per introdurre le migliori politiche e perseguire il progresso sociale (es. California ed Illinois sono stati gli stati precursori nell’introduzione dei diritti gay)
  • gli Stati dove i diritti politici sono esercitati più intensamente come la California sono un modello ed un riferimento per gli altri. Attirano risorse umane e finanziarie per avviare iniziative popolari che possano stimolare il mutamento ed il progresso sociale anche negli altri Stati della federazione
  • la democrazia diretta implica uno sforzo notevole da parte dei cittadini, tuttavia questo permette loro di accrescere la loro consapevolezza sociale e di trasformare lo Stato di cui fanno parte, nella fattispecie la California, in una comunità con una forte leadership culturale
  • i referendum vengono concentrati in occasione delle elezioni (possibilmente quelle presidenziali) per garantire una maggiore affluenza dei cittadini
  • nei referendum non ci sono limiti di materia tant’è che si può votare anche sulle questioni fiscali e sugli incrementi degli stipendi del personale con incarichi pubblici
  • i cittadini dimostrano il loro senso civico ponendo l’interesse collettivo al di sopra dell’esclusivo interesse personale al momento del voto e per questo se necessario possono votare anche su un incremento dell’imposizione fiscale (es. imposta per finanziare le scuole pubbliche)
  • i provvedimenti dei rappresentanti politici rispettano i risultati delle votazioni popolari ed i referendum sono un modo per garantire ulteriormente che la volontà popolare sia rispettata
  • non esiste quorum come Italia poiché questo sarebbe un disincentivo alla partecipazione dei cittadini
  • le procedure per la raccolta delle firme non sono caratterizzate dalla stessa complessità burocratica esistente in Italia, la quale è un ulteriore forte disincentivo alla partecipazione popolare
  • è possibile votare via posta chiedendolo preventivamente
  • esiste il referendum finanziario per approvare o disapprovare impegni di spesa pubblica

ORIGINAL ENLISH INTERVIEW:

Ira Johnson is a rainscape designer with more than a decade of experience designing custom residential projects that blend an ecological landscape design approach with stonework, ceramic tile, woodwork and expansive planting designs.
As an African-American and a child of the 1960s he was raised to respect the struggles that it took to allow him the rights to vote and fully participate in American democracy. His concerns for societal and environmental justice have only increased as these issues have increasingly come under assault by big business interest.

How often do you vote for elections, referendums and others? We have a ballot every two years, either for local (San Francisco), State (California), or National (US). I vote every single time.

Before going to vote, do you receive a voter information pamphlet issued by the authorities? Yes.

Which authority prints the pamphlet? Can you describe it? What does it contain? Ballots are prepared by County Election Officials or by State Election Officials. The ballots contain the measure to be voted on; an explanation of the reasoning behind the measure; a cost analysis of the measure, and who would pay what; and a pro and con argument for or against the measure.

In the brochure, is there information regarding financial support of the initiative? Yes.

Which is the level of transparency of the system to finance the different positions in the ballot? The transparency of the financing is pretty clear, but the names of the measures can sometimes be deceptive. Often I and others depend on independent (and trusted) analysis of measures to get balance.

How do you decide how to vote? Do you consult newspapers, magazines or web sites? Do you consult experts part of your network? Are there any independent newspapers or other types of progressive informative sources that you consult before the polling day? All of the above. I get information from the news; from public policy debates; from independent progressive sources that I trust; and from friends and family.

Do you discuss the issues proposed in the ballots with friends, family members or random people that you meet in your daily life before the vote? Yes, always.

Is it common that citizens organize parties and meetings with their peers to debate and collect information before the polling day? If yes, can you describe it? I don’t think that is very common (people are very busy…), but I have met regularly with a couple of friends and my partner (Steve) to do so before voting.

Before going to California, you were residing in Chicago (Illinois)? Are there the same political rights as in California? Yes, Illinois is also progressive, but not as much as California. For example: California and Illinois both have protective laws regarding Gay rights, but California also has progressive laws regarding marijuana, Illinois does not (yet).

California is considered a leading state for public policies. Why in your opinion? It has a historical position as a cultural leader because of its role with music in the 1960s and Hollywood then and now. It also has a very diverse population (much more so than most other States). It also is a rich State with a very large economy. Politically, California has come to be lead by our more progressive Democrat Party. Republicans have no power here.

Which role does direct democracy play in such a situation? In my opinion, too much of a role. There are too many ballot measures. Sometimes we vote 2 or 3 times on an issue before it’s resolved. As my answers to previous questions indicate, it takes a lot of time, effort, and research to keep up with the issues. And because of this, less people participate than would otherwise.

Is it true that California attracts resources to sustain initiatives that would be difficult to promote elsewhere? Yes because California is a big State and a cultural leader. There is a saying here that “As California goes, so goes the Nation.”

Which political conditions characterize California? Are political rights more developed than other states? No, not really. The Nation generally shares the same ideals regarding political rights.

Do you vote for elections and referendums on the same day? Yes.

Is the tendency to concentrate referendums on some specific date? If yes, why? Yes. Sometimes referendums are put up for a vote on ‘off years’ when there are few offices up for election (the second year after a presidential election for example), and therefore less public participation when only the hardcore political people like me will show up to vote.

Can you remember which issues have been submitted to ballot in coincidence of the last Presidential election? Honestly, no. I think this is a result of feeling assaulted by referendum every 2 years.

Can you remember the results? No.

You voted for a GMO’s issue, can you tell us how you voted and why? I do remember that one now that you mentioned it. I voted against the measure because I don’t think all GMOs are bad, and that the measure was promoted by a few people (compared to the masses who don’t know what GMOs are) who believe that all GMOs are bad. I think that some are bad and some are not, and that the science of GMOs is needed as climate change presents more challenges to food security.

You told me that despite you have no children, you voted to increase taxes in order to finance public school. What are your reasons? I believe in the old saying “it takes a village to raise a child” and educated children are better for society as a whole.

Do the politicians accept the results from the ballots? Are the results made effective by public policies and do they affect citizens life? Yes, mostly. Until they have a chance to reword a measure and put it up for a vote again if they have the resources to finance the effort.

How often do you skip the voting exercise? Never.

In Italy there is a participation quorum of the 50%. This means that if there not at least 50% of the people with political rights going to vote, the referendum is not valid. In recent years, the majority of the referendums have been invalidated. Basically, in those cases, the citizens not caring about public issues have decided for the citizens who have gone to vote. What are your thoughts on this quorum and can you comment this situation? I’m glad that is not the case here. Americans have a historical low participation rate, especially in non Presidential elections. Also Republicans and conservatives often try to restrict and lower voter turnout and participation.

Have you ever signed to promote an initiative? Yes. How do you sign to support an initiative? There are ‘signature gatherers’ who stand on sidewalk corners and outside popular businesses trying to collect enough voters’ signatures to get a measure on the ballot. They are paid a dollar per signature.

In Italy, in order to support an initiative, signatures must be collected on specific papers endorsed by public authorities. A citizen can sign to support an initiative only in presence of a public officer (ie. Counsellor, notary, judge, etc.) and for every single signature the promoters must request an electoral certification to the electoral office of the Council. Do you have the same level of controls and bureaucracy in California? No.

In Italy, a citizen needs to show an identity document (I.D. card, etc.) to a public officer, both when he signs to promote an initiative and when he goes to vote, is it the same in California? No. You just have to be registered in your County, and sign your signature when you go to vote. Then that registered voter cannot vote twice because they signed the rolls when they voted.

Do you know how many signatures (or the percentage of the voting population) do you need to collect in order to promote a referendum in the city of San Francisco, in the county and in California state? The numbers are different for San Francisco (which is also its own County) and the State. I think it takes one million signatures for the State. I don’t know how many it takes for local measures.

In Italy we have just abrogative referendum, which means that citizens can only eliminate a law or part of it. This means that citizens can’t propose a new law. What are your thoughts on such a rule? I like it. If we had that here, it would force the legislators to pass the laws and be accountable for their actions. Giving voters the opportunity to roll back unpopular laws.

Which day of the week do you generally vote, is it a workday or weekend? All our elections are on Tuesdays (to vote in public), but one can vote by mail on any day.

Can you describe to us how voting by mail works? You have to request a mail in ballot and return it by a deadline that’s before election day.

In Italy citizens can’t vote on public wages or on the indemnity of the politicians, can citizens do it in San Francisco and in California state? Yes, but I think only to increase wages.

In Italy citizens can’t vote on introducing, eliminating, substituting, rising or decreasing taxes, can citizens do it in San Francisco and in California state? Yes.

In Italy citizens can’t vote on approving or disapproving government decisions on public spending, can citizens do it in San Francisco and in California state? Yes (makes you wonder why we have a consul of legislators).

Il consigliere Borga risponde alle domande del comitato

La pagina del consigliere provinciale Rodolfo BorgaTra i pochi consiglieri provinciali che hanno dedicato attenzione al disegno di legge di iniziativa popolare n.328 possiamo annoverare il consigliere provinciale Avv. Rodolfo Borga. Il consigliere, che appartiene al gruppo consiliare del Popolo della Libertà e che svolge anche le funzioni di vicepresidente della Prima commissione permanente, ha analizzato le proposte del ddl ed ha cordialmente risposto alle nostre domande nel corso delle vacanze pasquali.
La sua disanima è frutto di una lettura attenta della proposta di legge e si proietta ad analizzarne i possibili effetti che deriverebbero ipotizzando un’applicazione pratica della stessa. Le risposte originano da ragionamenti logici lineari che le rendono comprensibili al comitato promotore poiché esplicitate chiaramente insieme ai valori etici e personali che caratterizzano le sue posizioni.
Inoltre, il metodo utilizzato nella compilazione delle risposte risulta essere di notevole utilità al fine di rendere maggiormente interpretabile la sua posizione e facilitare quindi i lavori in commissione. In questo senso, crediamo che un simile approccio sia quello ottimale per migliorare la qualità del dibattito e quindi il risultato finale che verrà raggiunto nel corso dei lavori in commissione ed in Consiglio provinciale.
Le risposte del consigliere Borga sono riportate di seguito:

Domande relative alla proposta EDUCAZIONE CIVICA
I.      È d’accordo con questa proposta?

II.     Crede sia opportuno integrarla/migliorarla? Se si, come?
Dipende da come sarebbero strutturate le ore di lezione. Non nascondo, peraltro, le mia perplessità, determinate da due ordini di ragioni. La prima attiene al rischio di un’”ideologizzazione” dell’insegnamento. Rischio che, visti i tempi, non mi pare poi così remoto. La seconda è di carattere più generale e riguarda il numero crescente di materie e conseguentemente di ore di lezione previste per i nostri ragazzi. Sono convinto che le materie e le ore siano troppe e che, in un momento caratterizzato da un preoccupante analfabetismo di ritorno (la povertà lessicale e sintattica dei discorsi ed ancor più delgi scritti è preoccupante), ciò che si dovrebbe fare è concentrare le ore d’insegnamento in materie che finiscono con il trovare sempre meno spazio. Penso prima di tutto all’italiano, ma anche alla storia, alla matematica od al latino. E cioè alle materie che, al di là delle nozioni, aiutano a fornire agli studenti gli strumenti logico-intellettuali per affrontare al meglio il futuro. In tale contesto l’inserimento d ulteriori ore di lezione  mi lascia assai perplesso. Tra l’altro, una rigorosa formazione scolastica credo aiuterebbe la formazione di persone “pensanti” ed in grado quindi di meglio partecipare anche alla gestione della cosa pubblica, che non qualche ora in più di lezione. Infine, non nascondo la mia innata ritrosia nei confronti dello Stato che intende educare i cittadini. L’educazione è un compito che spetta in primo luogo alla famiglia. E se è vero che in un momento di crisi della famiglia la scuola può anche essere chiamata ad un ruolo di supplenza, è altrettanto vero che la pretesa di educare le persone, di formare il cittadino l’abbiamo già vista.

PRITANI
III.    Cosa pensa dell’istituto dei Pritani inserito in questa legge?
IV.    Per quale funzione lo proporrebbe se esistesse ora?
Mi pare che la funzione dei pritani sia piuttosto limitata. Sostanzialmente, per quanto mi è dato comprendere, possono, a determinate condizioni, sottoporre al Consiglio od alla Giunta delle proposte su questioni individuate dal Consiglio provinciale (almeno 1/3), dalla Giunta (almeno un componente), da 10 Comui (con almeno 20.000 abitanti complessivi) o da almeno 2.500 residenti. Ciò considerato, mi pare che analogo risultato possa essere raggiunto altrimenti, anche con modalità meno complesse e costose. Vedi di seguito le petizioni.

PETIZIONI
V.     Quale è la sua posizione su questa proposta?
VI.    Ritiene vi siano modifiche o integrazioni da fare, e se si, quali?
La proposta mi pare condivisibile. Tra l’altro, la possibilità che Giunta o Consiglia possano essere chiamati ad esprimersi sulle questioni sollevate, mi pare possa raggiungere il medesimo risultato dell’istituto dei pritani, con minori costi e più semplicità. A mio avviso, però, il numero delle firme deve essere fissato in numero tale da evitare che possano essere presentate petizioni di poche persone, con conseguente intasamento delle commissioni e del consiglio e “svilimento” dell’istituto. Deve essere precisata l’età minima dei firmatari (iscritti nelle liste elettorali o sedicenni?). Deve, inoltre, ferma la possibilità di sottoscrizione via e-mail, essere limitata la possibilità di sottoscrizione ai residenti geograficamente lontani alle sole petizioni che rivestono carattere generale (penso, ad esempio, alla questione inceneritore). Laddove un interesse generale invece non vi sia, la sottoscrizione dovrà essere limitata ai cittadini direttamente interessati.

DIBATTITO PUBBLICO
VII.   Quali sono a suo parere i pro e i contro del dibattito pubblico per le grandi opere?
VIII.  Per quali opere pensate o in corso di valutazione sarebbe disponibile a chiedere subito un serio dibattito pubblico anche in assenza di obblighi di legge?
IX.   Non ritiene che sia proprio l’assenza di volontà di confronto con la popolazione che molte opere in Trentino richiedono anni per essere anche solo iniziate?
X.   Potrebbe essere una spiegazione per la mancanza di confronto il fatto che la possibilità di dire “decido io”, ossia esercito un potere, sia spinta maggiore per il politico che non la volontà di trovare soluzioni ai problemi?
Considerato il termine non superiore a sei mesi (con proroga di non più di tre) per la durata della procedura, mi sentirei di esprimere parere favorevole alla proposta, sia pure con alcune cautele. E’, infatti, a mio avviso opportuno limitare i casi in cui è possibile ricorrere alla procedura, con riguardo sia al numero dei cittadini (elettori?) richiedenti (1.500 possono essere veramente pochi), sia alla tipologia delle opere. Se si prevede per opere aventi grande impatto sociale, economico, territoriale o ambientale (a tale riguardo sarebbe necessario specificare bene cosa s’intende con tale locuzione) può andare bene. Faccio però presente che si vuole estendere alle opere di costo superiore ai due milioni di euro o che necessitano di VIA o VAS, si amplia di molto (troppo) la platea dei possibili interventi sottoponibili a dibattito. Le controindicazioni inerenti il possibile rallentamento od addirittura la paralisi dei lavori pubblici, mi pare siano superate dal termine di sei mesi e dalla circostanza per cui l’opera potrà comunque essere realizzata (con adeguata motivazione) quale che sia l’esito del dibattito. Essendo contrario in linea di principio alle consultazioni prive di quorum, per quanto mi riguarda il dibattito potrebbe anche essere obbligatorio. Ovviamente esiste un problema di corretta gestione della procedura (art. 17). Infine, per quanto riguarda il Trentino, tre opere che avrebbero potuto essere sottoposte a dibattito potevano essere la Valdastico, Metroland e l’inceneritore, le ultime due ormai di fatto abbandonate perché insostenibili economicamente.

INIZIATIVA POPOLARE E REFERENDUM CONFERMATIVO
XI.     Cosa pensa della iniziativa popolare?
XII.    Cosa pensa dei referendum confermativi?
XIII.   Quale è la sua posizione sui 3 punti qualificanti della proposta sul referendum (materie, firme, quorum)?
XIV.   Quali emendamenti pensa eventualmente di proporre?
Come anticipato, sono contrario agli istituti in esame. Di fatto sarebbe possibile proporre referendum su qualsiasi atto, anche amministrativo, di competenza della Provincia, anche se con riferimento agli atti amministrativi (art. 23, coma 2) la questione non è chiara. Ad esempio, cosa si prevede per gli atti amministrativi che prevedono tagli in luogo di uscite? Pare comunque facile prevedere che ciò determinerebbe un ricorso assai frequente all’istituto, determinato non soltanto da motivazione d’interesse generale, ma anche, e sopratutto, di carattere corporativo. Alcune categorie, numericamente consistenti, potrebbero percorrere con frequenza tale strada e, forti dei numeri, in assenza di quorum, ottenere l’esito sperato. Ma non sempre l’interesse particolare coincide con quello generale.
Altre considerazioni:
- Mentre è comprensibile che su progetti di particolare rilievo i cittadini siano chiamati ad esprimersi (vedi il dibattito), ritengo discutibile che l’intera attività amministrativa della Provincia sia condizionata da una serie d’interventi che di regola producono conseguenze che vanno oltre il “caso specifico” oggetto di consultazione.
- Ritengo che gli istituti in esame finirebbero con l’attribuire troppa influenza a minoranze di elettori motivate ed organizzate, che finirebbero con il prevalere sulla maggioranza dei cittadini che, a torto od a ragione, ritengono “esaurito” il proprio ruolo con il voto e pretendono, non a torto in verità, che ad occuparsi dell’amministrazione della cosa pubblica siano coloro che per questo sono stati eletti. E che sulla base del loro operato saranno giudicati alle elezioni successive.
- Vi è il rischio tangibile che persone non sufficientemente informate su questioni che non di rado sono assai complesse e richiedono competenze particolari, siano chiamate a prendere decisioni anche molto importanti che poi vincolano tutti sulla base di informazioni parziali o di suggestioni. Certo questo è un rischio che si corre anche con gli eletti nelle assemblee legislative, che effettivamente non di rado votano provvedimenti di cui non conoscono l’effettiva portata, spesso soltanto sulla base della indicazioni del partito d’appartenenza. Ma tale circostanza mi pare nulla tolga alla mia argomentazione.
- Infine, ritengo discutibile l’opzione di fondo della proposta, che mi pare raccolga in qualche misura quell’idea di democrazia diretta di cui tanto sentiamo parlare in questi giorni e che l’ispiratore del movimento di Grillo ha ipotizzato. Una sorta di controllo diretto dei cittadini (ma di fatto soltanto di una piccola parte di essi) sull’operato degli amministratori, che di fatto dovrebbero diventare, anche mediante l’utilizzo della rete, dei meri esecutori delle direttive impartite dagli elettori (ma quanti e quali?) via internet. A prescindere dal fatto che in tale ottica vien da chiedersi a cosa servano le assemblee legislative, ritengo, sulla base dell’esperienza maturata, che vi siano una gran numero di questioni troppo complesse per poter essere gestite “direttamente”. Ovviamente ciò non significa che gli eletti offrano garanzie di competenza, ma è innegabile che chi è chiamato ad occuparsi a tempo pieno di amministrazione, abbia (quantomeno in teoria) maggiori possibilità di assumere decisioni consapevoli. Evidenzio, concludendo, la, pur non dirimente, questione dei costi, che, ove l’istituto fosse attivato con una certa frequenza, non sarebbero irrilevanti (oltre a queli inerenti il voto, segnalo quello inerente l’invio dell’opuscolo di cui al 2° comma dell’art. 30 ad oltre 300.000 persone).

Ferme le mie perplessità di fondo, segnalo comunque l’opportunità di alcune modifiche:
a) Una più precisa individuazione degli atti amministrativi oggetto di referendum.
b) L’attribuzione ai Consigli comunali e non genericamente ai Comuni della possibilità di richiedere il referendum. Diversamente credo che debba intendersi come organo titolare la Giunta, il che non mi pare opportuno.
c) La modifica del numero degli elettori/sottoscrittori per le questioni inerenti le minoranza linguistiche. C’è, infatti, una rilevante sproprozione tra il numero di elettori stabilito per le questioni che interessano tutta la popolazione trentina e quello stabilito per le questioni che interessano le minoranze. Sarebbe opportuno prevedere per le minoranze linguistiche un numero di sottoscrittori in misura percentuale corrispondente a quella prevista per tutti i Trentini. Inoltre, si dovrebbe a rigore distinguere minoranza e minoranza. Mocheni e Cimbri sono qualche centinaio, mentre i Ladini qualche migliaio. In sostanza, se per i referendum “trentini” si prevede la sottoscrizione di una certa percentuale di iscritti alle liste elettorali, la medesima percentuale dovrebbe essere prevista per i referendum che interessano le minoranze linguistiche.
d) Infine, non si comprende perché i due membri della commissione per la partecipazione eventualmente designati dai promotori possono essere privi dei requisiti prescritti per quelli nominati dal Consiglio provinciale. I requisiti debbono essere gli stessi per tutti. Alternativamente (e mi pare la soluzione migliore) si preveda un membro incaricato di rappresentare le ragioni del comitato promotore in commissione, privo però di diritto di voto.

LEGGE ELETTORALE E REVOCA DEL MANDATO
XV.     Quali è la sua posizione nei confronti delle norme che prevedono la revoca del mandato da parte dell’elettorato?
XVI.    Cosa pensa del limite dei mandati?
XVII.  Quale è la sua posizione sull’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati e cosa dovrebbe contenere a suo parere?
XVIII.  E’ d’accordo con questi 3 articoli, ed eventualmente quali eliminerebbe o emenderebbe, e in questo caso, come?
Art. 44 (mozione di sfiducia di iniziativa popolare): Favorevole.
Art. 45 (limite dei mandati): Due mandati per presidente ed assessore possono essere sufficienti. Discutibile il limite dei tre mandati per il consigliere. Penso soprattutto, in un contesto piuttosto “condizionato” come quello trentino, alle difficoltà di trovare candidati forti per le minoranze.
Art. 46 (pubblicità della situazione patrimoniale): Favorevole.

Estratti a sorte: dal Regno Unito al Trentino

Andy DobsonIn una lettera pubblicata il 10 luglio 2012 sul giornale britannico The Guardian, Andrew Dobson, replicando ad un articolo di Jackie Ashley sulla riforma della Camera dei Lord, scrive:

Jackie Ashley ha ragione quando afferma “tutti i veri democratici dovrebbero supportare la riforma della Camera dei Lord” – ma non per mezzo di una camera eletta. I principi democratici di legittimità e rappresentatività vengono meglio rispettati se viene utilizzata l’estrazione a sorte (“sorteggio”) anziché le elezioni.
Cosa c’è di più legittimo di un processo di selezione che garantirebbe la presenza di un gran numero di gente comune nella camera? Le elezioni producono la loro propria aristocrazia, ovvero una classe politica comprendente coloro che occupano la miglior posizione per essere eletti per mezzo del denaro, dell’influenza o dell’appoggio degli apparati partitici. Una camera composta da parrucchieri e manovali avrebbe più legittimità democratica rispetto a qualsiasi organo eletto.
Rappresentatività? Un rapido sguardo alla Camera dei Comuni mostra come molte categorie siano scarsamente rappresentate, come ad esempio le donne e le minoranze, e come l’età media sia troppo alta. La pratica dell’estrazione a sorte presenta le migliori garanzie al fine di comporre una camera effettivamente rappresentativa di una completa gamma delle identità sociali.
Il sorteggio garantirebbe anche l’indipendenza dei rappresentanti, una varietà di competenze e conoscenze, e nessuna dominanza di alcun partito.
Il Democratic Audit (ndr un istituto di ricerca indipendente che si occupa di democrazia e diritti umani) ha dipinto un quadro desolante sullo stato della democrazia nel Regno Unito. Qual è modo migliore per smuovere le cose se non attraverso un assortimento irriverente di politici non professionisti, legittimi al 100%, rappresentativi, indipendenti ed esperti?

Le parole del Prof. Dobson ci pongono delle questioni di estrema rilevanza che dovrebbero farci riflettere. Infatti, i principi contenuti nella sua lettera, che a prima istanza potrebbe sembrare provocatoria, risultano essere estremamente ragionevoli e logici, soprattutto se si prendono in considerazione i parametri della rappresentatività e della legittimità democratica.
Antichi Greci o Trentini ModerniSulla base di questo ragionamento nel ddl di iniziativa popolare n.328/XIV abbiamo previsto la regolamentazione dell’istituto dei Pritani.

Di che cosa si tratta? Di un’assemblea di liberi cittadini estratti a sorte da un elenco di cittadini senza incarichi politici significativi e senza condanne definitive in giudizi penali a loro carico che viene convocata su richiesta di un terzo dei componenti del Consiglio provinciale, della Giunta provinciale o di uno dei suoi componenti, di almeno dieci comuni che hanno complessivamente almeno ventimila residenti o di duemilacinquecento residenti in provincia.

A che scopo? Allo scopo di esaminare temi di interesse pubblico producendo pareri e proposte nella forma degli atti trattati dal Consiglio o dalla Giunta provinciale. Queste proposte sono messe all’ordine del giorno della successiva seduta del Consiglio o della Giunta provinciale, con le modalità stabilite da disposizioni regolamentari del Consiglio e della Giunta. In seguito, se il Consiglio o la Giunta non ne completano la trattazione nei sessanta giorni successivi, i pritani possono proporre una mozione di sfiducia ai sensi dell’articolo 7 della legge elettorale provinciale.

In provincia di Trento come potrebbe essere impiegato l’istituto dei pritani? I pritani si potrebbero pronunciare su un’infinità di temi di interesse collettivo: nomine di amministratori di società pubbliche, operazioni societarie delle controllate o collegate della PAT, pareri su leggi ed atti provinciali etc. Inoltre da pochi giorni è stata approvata una norma che predispone le condizioni ottimali ed una situazione ipotetica affinchè i pritani possano essere chiamati in causa.
Il 28.3.2012 a seguito dell’elaborazione dei ddl di iniziativa consiliare n. 231/XIV (Viola Valter, Morandini Pino, Borga Rodolfo, Delladio Mauro, Leonardi Giorgio) e n. 316/XIV (Civettini Claudio, Delladio Mauro, Firmani Bruno, Zeni Luca) è stata approvata la legge provinciale n.5\2013 “Controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e valutazione degli effetti delle politiche pubbliche. Modificazioni e razionalizzazione delle leggi provinciali che prevedono obblighi in materia”.
L’articolo sulla Partecipazione (art.6), recita:
     1. I cittadini, e in particolare i destinatari delle leggi o delle politiche pubbliche, sono consultati nell’ambito delle attività di controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e di valutazione degli effetti delle politiche. Il regolamento interno del Consiglio provinciale disciplina le modalità della consultazione.
2. Le relazioni e i documenti trasmessi in base all’articolo 2 sono pubblicati nei siti del Consiglio e della Giunta provinciale in modo tale da facilitare il reperimento delle informazioni e la loro connessione con la normativa di riferimento.
In un simile contesto, per assicurarsi che vengano designati cittadini indipendenti e nella condizione di esprimersi nell’esclusivo interesse pubblico e non nell’interesse di gruppi ristretti di eletti, funzionari o altri soggetti con interessi particolari, l’assemblea dei pritani potrebbe essere convocata al fine di pronunciare un parere o una proposta nelle forme e nei modi previsti dal ddl di iniziativa popolare 328/XIV promosso dal comitato di Più Democrazia in Trentino.

3 aprile: Più Democrazia in Trentino a Villa Lagarina

Tu Eliges - dal sito http://cdn.20minutos.es/img2/recortes/2011/06/17/23604-356-454.jpgSi riunisce il comitato civico Più Democrazia in Trentino

Mercoledì – 3 aprile 2013
ore 20.15
presso
Aula 3 – Municipio di Villa Lagarina
c/o Piazzetta Dott. Enrico Scrinzi, 3
38060 Villa Lagarina

L’incontro come al solito è aperto al pubblico ed a tutti coloro che desiderano parteciparvi.
Lo scopo della serata è fare il punto sull’iter legislativo del ddl di iniziativa popolare n.328/XIV e sulle possibili strategie da seguire.

Dopo la presentazione del disegno di legge che ha avuto luogo a settembre, il 26 marzo ’13 la Prima Commisione si è riunita per una seduta interlocutoria e di programmazione insieme ai rappresentanti di Più Democrazia in Trentino. Il punto 5 dell’ordine del giorno era il seguente:
esame dei seguenti disegni di legge:
a)   n. 233 “Modificazioni della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Civettini, Penasa, Savoi, Filippin, Casna e Paternoster);
b)   n. 297 “Modifica dell’articolo 12 della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Filippin, Savoi, Civettini, Casna, Penasa e Paternoster);
c)   n. 98 “Modificazioni della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Zeni, ex consigliere Kessler, Civico, Cogo, Dorigatti, Ferrari e Nardelli);
d)   n. 222 “Abrogazione del quorum referendario: modificazioni della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Cogo e Firmani);
e)   n. 305 “Sostituzione dell’articolo 6 della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Cogo, Civico, Zeni, Rudari, Nardelli e Ferrari);
f)   n. 328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale” (primo firmatario signor Alex Marini);
g)   n. 330 “Nuovi strumenti di partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta” (proponente consigliere Bombarda);

I consiglieri provinciali Civettini e Penasa (Lega Nord) dopo aver concordato le audizioni per i ddl n.233 e n.297/XIV, i quali seguirano un iter esclusivo ed indipendente essendo già stati calendarizzati per la seduta del Consiglio Provinciale del 22 e 23 maggio, hanno lasciato l’aula. Sono rimasti in aula i consiglieri Anderle, Borga, Firmani, Savoi, Bombarda, Zeni e Dallapiccola. I consiglieri provinciali presenti hanno preso atto della nostra proposta di convocare in audizione una serie di esperti in tema di democrazia diretta (lettera del 5 gennaio ‘13).

Il cons. prov. Renzo Anderle, in qualità di Presidente della commissione, ha dichiarato la sua disponibilità nei nostri confronti per facilitare le audizioni ed assicurarsi che il ddl venga discusso con la dovuta attenzione. Inoltre si è preso l’impegno di chiedere al Presidente del Consiglio Provinciale, cons. prov. Bruno Dorigatti, di mettere a disposizione della commissione i fondi necessari per garantire la presenza di alcuni fra gli esperti proposti dal comitato: Gebhard Kirchgässner, Matthias Benz e Alois Stutzer, Andreas Gross, Barbara Perriard e Bruno Kaufmann. Noi ci occuperemo di contattarli affinché alcuni di loro possano essere ascoltati in una delle sedute della Prima Commissione.

In aggiunta alla rosa di nomi già indicata abbiamo suggerito un ulteriore nominativo. Si tratta del Presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, Gianni Buquicchio (scarica cv). La Commissione di Venezia (per esteso Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto) nasce da un Accordo Parziale Allargato del Consiglio d’Europa istituito nel 1990 su iniziativa italiana. La sua funzione è di assistere gli Stati nel consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche. Fra le altre cose nel marzo del 2007 la commissione di Venezia ha approvato il Codice di buone prassi in materia di consultazioni referendarie, una serie di raccomandazioni in tema di referendum che validano oltre ogni ragionevole dubbio i principi contenuti nel ddl n.328/XIV e che i consiglieri provinciali dovranno necessariamente prendere in considerazione.
Versione integrale del CODE OF GOOD PRACTICE ON REFERENDUMS.

Il calendario periodico delle sedute delle commissioni per aprile-giugno 2013 prevede che la Prima Commissione si riunisca le seguenti date: 4, 9, 18 e 30 aprile, 30 maggio e 4 giugno. Verosimilmente la discussione dell’articolato del ddl 328/XIV non inizierà prima della seduta del 30 aprile. Per questa ragione e per ovvie motivazioni logistiche, e in accordo con il Presidente dell’Istituto Europeo per il Referendum e l’Iniziativa, Bruno Kaufmann, il nostro sforzo sarà quello di coordinare la presenza degli esperti in occasione della seduta del 30 maggio. In questo modo ci sarebbe il tempo per pianificare le audizioni ma soprattutto il tempo necessario affinché i consiglieri leggano il ddl, né comprendano i principi e accrescano la conoscenza in tema di democrazia diretta per poter affrontare consapevolmente la discussione.

Ricordiamo infine, come di comune accordo con gli altri due relatori (il sottoscritto e Stefano Longano), Cristiano Zanella si è dimesso dall’incarico di relatore al fine di evitare che l’iniziativa popolare fosse percepita dai consiglieri come un’iniziativa partitica e strumentale. Cristiano infatti è stato candidato al Senato per il Movimento5Stelle alle ultime elezioni politiche ed è già al lavoro per le prossime elezioni provinciali. Cristiano continuerà in ogni caso ad appoggiare l’iniziativa. In particolare si troverà nella condizione di agevolare il supporto che potrebbe arrivare da un membro costituente del nostro comitato, Riccardo Fraccaro, il quale è da poche ore membro della commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati.

Tra le figure istituzionali che ci appoggeranno ci sarà naturalmente anche quella del cons. prov. Roberto Bombarda, anch’egli membro costituente del nostro comitato, il quale tra le altre attività ha presentato un ddl parallelo, il n°330, allo scopo di avere la garanzia che la discussione arrivi in seno al Consiglio Provinciale.
Articolo sul Giornale online del Consiglio Provinciale di Trento

Avversità del PD alla democrazia diretta? Risponde Daniela Filbier

All’inizio del mese di gennaio abbiamo inviato alcune domande (link a piè di pagina) al segretario provinciale del Partito Democratico del Trentino, prof. Michele Nicoletti. A distanza di due mesi e dopo la sua elezione, nonostante le promesse iniziali, non abbiamo avuto nessuna replica. Per avere un’idea dei propositi dei candidati del PD in tema di democrazia diretta abbiamo inoltre intervistato Elisa Filippi, la quale però ha preferito ridirezionare alcune risposte ai vertici del PD poiché riteneva di non trovarsi nel ruolo idoneo per poter rispondere.
Daniela FilbierA seguito di questi tentativi e sempre al fine di investigare l’attitudine e le contraddizioni del PD in tema di democrazia diretta e partecipazione, ci siamo quindi rivolti a Daniela Filbier. Considerata la sua disponibilità ed il desiderio di affrontare anche le questioni più scomode, le abbiamo posto alcune domande provocatorie che lei ha definito caustiche ma alle quali ci ha degnati di una risposta a differenza dei suoi colleghi di partito.
Ricordiamo come Daniela sia membro del comitato Più Democrazia in Trentino nonché segretaria del circolo PD di Lavis.

1)     Il tuo percorso politico nasce da lontano, ci puoi raccontare come sei arrivata a ricoprire il ruolo di segretaria del circolo PD di Lavis? E come sei arrivata a far parte del comitato Più Democrazia in Trentino?
Il mio desiderio di fare politica mi accompagna dai tempi in cui frequentavo il liceo, a fine anni ’70 – anni difficili per chi lo ricorda, gli anni del terrorismo rosso, dei movimenti armati. Io entrai nelle fila della FGCI, i giovani comunisti di allora. Una scelta che in quei giorni era ritenuta conservatrice per chi si proclamava di sinistra – del resto il confronto era con Lotta Continua, Democrazia Proletaria, Autonomia operaia. A 18 anni ho lasciato Trento per andare a studiare a Trieste. Sono stata lontana molti molti anni: lo studio, il lavoro (all’estero e poi di nuovo in Italia), un figlio, un’altra vita. Senza però mai smettere di essere cittadino – e di votare a sinistra.  Poi il destino mi ha portato a Lavis, dove oggi vivo. Un incontro con un amico dei tempi del liceo mi ha condotto al Circolo del PD. Ho iniziato ad essere presente, mi sono iscritta, nel 2010 sono entrata nella lista PD per le comunali e poi in quelle per la Comunità di Valle – in entrambi i casi senza reali possibilità di ottenere risultati, ma con la voglia di contribuire ad un progetto (quello del PD) in cui credo. Un percorso impegnativo, il mio, nel PD lavisano. Pieno di difficoltà (e disseminato anche di qualche trappola vietnamita): credo che il mio approccio alla politica fosse ritenuto alquanto originale, se non addirittura eretico. Ma ho combattuto con tenacia e convinzione. A settembre 2011 mi sono candidata alla segreteria … et voilà, grazie al sostegno di alcuni e nonostante la dichiarata contrapposizione di altri sono diventata Segretario del Circolo… con 1 un unico voto di vantaggio rispetto all’altro candidato :)

2)     Il tuo approccio all’interno del comitato è stato genuino, propositivo ed aperto al dialogo, conforme a quello auspicato e descritto da Marianella Sclavi nella pubblicazione Confronto Creativo. Qual è l’esigenza personale che ti ha portato a contribuire all’iniziativa popolare? Credi che sarebbe stato possibile dare avvio ad una simile iniziativa all’interno del PD?
Anche l’ingresso nel Comitato Più Democrazia in Trentino è merito di un amico, che con pazienza me ne ha parlato, incuriosendomi. Mi è bastato partecipare al primo incontro – poco più di un anno fa – per decidere che volevo che questa battaglia  fosse anche la mia. Sono fermamente convinta che appropriarsi dei propri diritti di cittadinanza ed esercitarli democraticamente sia la via corretta per diventare “Civiltà”, che a mio parere è molto più di Società o Comunità. Penso che partecipare attivamente significhi assumersi una responsabilità individuale, accettare la fatica che comporta capire e informarsi, avere il coraggio di scegliere. Quindi adoperarsi per contribuire a che questa modalità di partecipazione attiva si diffonda capillarmente è, se non l’unica, sicuramente una delle vie migliori per “fare Civiltà”.  Dare spazio a questa iniziativa nel PD non è stato possibile – e quanto accaduto nei consigli comunali di Trento e Rovereto ne sono la prova. Ma ci sono persone nel PD che nel tempo hanno sviluppato maggiore sensibilità a questo tema. Tra l’altro credo – anzi: mi auguro! – che l’esito del voto di pochi giorni fa favorirà una riflessione più seria sul tema della partecipazione.
P.S. Non conoscevo Marinella Sclavi (e neppure la pubblicazione indicata). Ho cercato in Rete e un’idea di massima me la sono fatta. Onorata del parallelo.

3)     In Trentino il PD con la propria maggioranza relativa è stato a lungo corresponsabile e subordinato al comando di Dellai. Ora che la sua poltrona è libera, si apre l’opportunità di iniziare una stagione di riforma dei diritti politici a livello provinciale. Nel PD esiste la volontà di mettere dei paletti alla democrazia rappresentativa mettendo al centro i cittadini o l’esigenza è solo quella di consolidare il proprio potere all’interno delle istituzioni?
Che io sappia (e mi piacerebbe essere smentita) non esiste alcuna proposta che vada nella direzione di integrare la democrazia rappresentativa con quella diretta. Temo che il tema sia largamente sottovalutato. Però non credo si tratti banalmente di volontà di consolidare il proprio potere. Penso più a una resistenza culturale al cambiamento unita ad ignoranza (nel senso proprio del termine). Credo prevalga l’abitudine di sentirsi autorizzati (se non addirittura chiamati) a comandare e a decidere da soli in nome e in forza dei voti ricevuti. Pare che – una volta eletti – l’idea di ascoltare i cittadini, sia quelli che ti hanno votato che quelli che hanno fatto altrimenti, non sfiori i più. Questa modalità è trasversale e credo che la capacità di discostarsene dipenda dalle persone e dalla loro cultura, dal loro vissuto. L’appartenenza ad un partito e la spinta ideale sottesa non pesa quanto si potrebbe immaginare.

4)     Il PD Trentino palesa contrarietà ed indifferenza (difficile credere che sia semplicemente ignoranza) alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa  in tema di democrazia diretta. Il gruppo PD del Consiglio Comunale di Trento ha affossato la proposta Quorum Zero dove perfino alcuni esponenti dell’UPT si sono dimostrati favorevoli. A Rovereto, dopo numerosi rinvii, il dibattito è stato caratterizzato da interventi dai contenuti miseri, segno evidente dell’impreparazione e della mancanza di volontà dei consiglieri ad affrontare tale argomento. E’ chiaro che la resistenza al cambiamento che propone una rinuncia di potere è elevata, tuttavia è anche vero che i trentini si vantano di avere una senso civico superiore alle altre regioni d’Italia. Come si spiega questa contraddizione?
Ho unito questa domanda alla precedente – almeno in parte

5)     Lorenzo Dellai, dopo tre mandati come presidente della Giunta Provinciale, rappresenterà il Trentino a Roma. Le candidature del sodalizio PD-UPT-PATT sembrano confermare che la sudditanza alle èlite che si identificano in Dellai e la conformità al sistema di potere locale – la cosiddetta Magnadora – resteranno invariate. In tale contesto dove si annida il legame del PD con i cittadini?
Domanda acida, tendenziosa e “chiusa” questa: capisco che il PD non è il tuo partito di riferimento, ma non sta certo a me ‘sentenziare’ sul suo operato, benché io sia il Segretario di un Circolo. Comunque provo a dare una risposta. Innanzitutto credo che l’assetto istituzionale della nostra Provincia, in primis il fatto che sia Autonoma e abbia delega su molteplici materie, conferisca al Presidente di Giunta un ruolo particolarmente forte, accentratore e di potere rispetto a quello delle altre Regioni. Se si unisce questo dato con la personalità del nostro ex-Presidente e con il fatto che è restato in quella posizione 15 anni (cui si aggiungono due mandati come Sindaco del capoluogo) arriviamo a 25 di esercizio ininterrotto di potere pressoché assoluto. Credo ci siano tutte le condizioni per sviluppare una patologia. Si arriva al punto in cui il Territorio non lo governi, lo ‘possiedi’. Un tratto particolarmente inquietante  è che l’intera ‘macchina’ amministrativa si conforma perfettamente a tale approccio e viene gradualmente occupata da persone che sono diretta emanazione del potere cui rispondono e di cui si nutrono. Un sistema di relazioni che sono spesso malate e molto poco generative. Il nostro disegno di legge qualche rimedio lo propone: il limite dei mandati innanzitutto, ma anche l’istituto dei Pritani chiamati a vigilare sulla correttezza dell’operato di chi ci governa. Ma a me piacerebbe fare di più: vorrei facessimo come in America dove quando un Presidente/Governatore si insedia l’intero livello apicale dell’amministrazione viene sostituito. Credo che un tale accorgimento libererebbe energie notevoli e ridurrebbe la tendenza alla calcificazione del potere che non riguarda solo il “Capo” ma anche gli alti burocrati che lo circondano.
Il Partito Democratico in tutto questo? È Partito di governo da 15 anni e se guardo a quanto in questo periodo è stato fatto credo non sia tutto da buttare, anzi: fatta la tara dagli errori (chi non ne fa?) e da qualche silenzio di troppo, la nostra Provincia resta un esempio di buona amministrazione (e la qualità di vita ne è la prova). Sono altresì convinta che si possa e si debba cambiare passo, non solo perché il contesto economico lo richiede, ma soprattutto perché il mondo è cambiato profondamente, è altro, richiede altra sensibilità. In ogni caso mi sento di garantire sulla correttezza e sull’onestà degli attuali amministratori del PD trentino. Quindi dissento dall’insinuazione che proponi.

6)     In prima persona ti sei impegnata a trasmettere il messaggio dell’iniziativa popolare agli esponenti del PD che credevi più sensibili. La reazione della quasi totalità è stata di distacco e disinteresse. Non credi che i cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa abbiamo il diritto di sapere quali sono le posizioni dei rappresentanti politici e dei partiti a riguardo? D’altra parte i politici non dovrebbero fare lo sforzo per comprendere le aspettative dei cittadini dimostrando così di avere responsabilità civica?
Festa PD a Martignano: Daniela con AnansiCondivido: ritengo che le migliaia di cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa abbiano il sacrosanto diritto di conoscere le opinioni di chi li rappresenta nelle istituzioni. Considero miope chiudersi di fronte a un’istanza di partecipazione attiva, desiderata, agita. Penso si stia sprecando una splendida occasione per fare la buona Politica di cui c’è tanto bisogno. I nostri politici stanno lasciando che altri si approprino indebitamente di concetti nobili per farne pratica demagogica. Penso a Beppe Grillo che sostiene di praticare democrazia diretta quando in realtà agisce come un tiranno vestito da demiurgo. E penso che questa circostanza non faccia affatto bene alla Democrazia diretta così come il Comitato la intende e la propone. Siamo di fronte all’ennesima manomissione delle parole purtroppo.

7)     Storicamente dalla Svizzera alla Germania passando dagli Stati Uniti, i partiti di maggioranza si sono sempre e strenuamente opposti alla democrazia diretta. Salvo poi cambiare idea quando si sono trovati in minoranza. D’altra parte una volta ottenuta la poltrona, denaro e potere non incentivano certo a favorire la partecipazione e la trasparenza. Dopo la gavetta all’interno del partito o del proprio gruppo di riferimento, perché un politico una volta eletto dovrebbe co-decidere insieme ai cittadini (il popolo), quando e dove questi ritengano necessario ed opportuno esercitare la propria sovranità? Quale sarebbero i vantaggi e gli svantaggi del PD nel coinvolgere i cittadini nelle decisioni pubbliche?
Mi permetto di parafrasare alcuni pensieri di Nadia Urbinati (riportati nel suo libro “Liberi e uguali”). Urbinati sostiene che la capacità di dissentire nonostante si obbedisca alla legge è la virtù più peculiare della rappresentanza democratica, quella che è più prossima alla vocazione socratica.
Dice che la virtù del cittadino non è l’obbedienza, ma l’obbedienza unita a un’attitudine al dissenso possibile e aperto. Dice che vero segno di stabilità non è la fiducia radicata e diffusa, bensì la sfiducia, che tiene attivo il senso del controllo e della critica. La sfiducia come vero e proprio tonico per la democrazia. Condivido questi pensieri, ecco perché considero oggi ancor più di ieri vitale cambiare rotta: bisogna smettere di chiudere la porta in faccia ai cittadini e farsi preda del timore strumentale che siano stupidi e che in buona sostanza disturberebbero il manovratore che, legittimamente eletto, sta alla guida. Bisogna smettere di riconoscere il valore dei cittadini solo nel momento in cui si vota per eleggere i rappresentanti nelle diverse istituzioni (e in queste occasioni nessuno bada alla presupposta stupidità). Bisogna invece scegliere di stringere un’alleanza responsabile con loro, dare fiducia, mettere a disposizione strumenti democratici e regolamentati di ascolto e co-decisione. Bisogna fare scelte che testimonino l’autentica volontà di un’amministrazione di centrosinistrasenzatrattino di aprirsi alla “società civilissima”. Tra l’atro qualcuno deve ancora spiegarmi quand’è che un politico smette di essere “società civile” …
Proprio il PD negli ultimi mesi è stato protagonista di una stagione di partecipazione e quindi meglio di altri dovrebbe riconoscerne il valore. Dovrebbe aver capito che la partecipazione attiva può fare la differenza. Dovrebbe aver capito che quando si offre la possibilità di esprimere la propria opinione con un voto e si garantisce che di questo voto si terrà conto, le persone partecipano.
E’ ora di cambiare. E’ il momento di osare. A mio parere.
Perché “fuori” c’è molto: idee nuove, buoni esempi, talenti inespressi, energia. E c’è rabbia, solitudine, qualunquismo aggressivo.
L’alternativa è brutale: da un lato la totale e definitiva disaffezione verso la politica rappresentativa e le istituzioni, dall’altro il caos.

8)     “Organizzazione di cittadini associati che perseguono comuni finalità, perlopiù ispirandosi a una particolare ideologia o a uno stesso orientamento politico”. Questa è la definizione di partito proposta sul sito del Corriere della Sera. In tema di democrazia diretta qual è la finalità del PD? A quale ideologia si ispira? Qual è l’orientamento politico che influenza le posizioni del partito (sempre in tema di DD)? - vedi risposta successiva -

9)     “Famiglia numerosa legata da un forte vincolo di solidarietà; gruppo socialmente omogeneo e chiuso”. Questa è la definizione di clan riportata sul sito del Corriere della Sera. Nei consigli comunali di Trento e di Rovereto, quando si sono discusse le proposte di Quorum Zero – che ripetiamo sono in linea con le raccomandazioni del Consiglio d’Europa – il PD ha dimostrato una forte compattezza ed una chiusura tipica dei clan. Ipotizzando che tu dovessi adempiere alle funzioni di segretario provinciale (visto che Michele Nicoletti non ha voluto risponderci), come presenteresti il comportamento degli membri del PD dei suddetti consigli comunali?
Mi pare di aver già detto molto sul difficile rapporto tra il PD (ma non solo il PD) e la democrazia diretta. Evito di sbrodolare inutilmente. Aggiungo che sono convinta che politicamente si stia aprendo uno scenario favorevole alla presa di coscienza dell’importanza dei temi connessi alla democrazia diretta. Nella legislatura che si sta aprendo (ammesso che si apra) la nostra Regione dovrà riscrivere lo Statuto di Autonomia. Confido, anche con l’aiuto del Comitato, di riuscire a mettere in discussione l’ipotesi di una proposta istituzionale che preveda l’adozione di adeguati strumenti di democrazia diretta. Non immagino possano essere accolte tutte le proposte del nostro disegno di legge, ma forse qualche principio fondamentale sì. Siamo una comunità numericamente contenuta: perché non darci una vera e propria costituzione fatta dal popolo per il popolo e accolta dal popolo? Perché non fare della nostra Regione un laboratorio di Democrazia? Perché non mettere nero su bianco che alcune scelte devono essere sottoposte al popolo prima di essere concretate? Penso alle grandi strutture/opere, alle questioni inerenti i beni comuni (acqua ed energia per esempio). Tra l’altro la coalizione di centro-sinistra (stavolta con il trattino) ha portato in Parlamento Francesco Palermo, un costituzionalista con cui ritengo il Comitato possa interloquire. Questo mi interessa molto più che giudicare il comportamento dei singoli o le leggi non scritte dei clan.
Quando ho scelto di iscrivermi al PD l’ho fatto perché costituiva una importante novità rispetto al passato: nel suo documento fondativo del 2008 si parla di apertura, partecipazione, equità, autonomia, pluralismo, trasparenza, ricambio, rinnovamento, merito.
Questo progetto ancora non si è realizzato, non del tutto, non compiutamente. Ma io ancora ci credo. Ancora non ho smesso di dare il mio contributo. Ancora non ho perso la forza per combattere le battaglie che considero giuste e importanti. Non mi stupisco di incontrare resistenze e diffidenza. Mi pare acclarato che le classi dirigenti, di qualsiasi tipo esse siano, non si riformano spontaneamente. Pare sia fisiologico e io me ne faccio una ragione. Nuovamente: è indispensabile definire regole che arginino questa tendenza (p.e. limite mandati), individuare strumenti che favoriscano la vigilanza e il controllo (p.e. consultazioni pubbliche, Pritani). È giunto il momento di ripensare e ridisegnare la nostra democrazia: anch’essa deve evolvere e interpretare il cambiamento che contraddistingue il nostro tempo. In modo democratico.
La mia è un’autentica passione per le potenzialità di una democrazia moderna, che è molto più che solo rappresentativa.
Ecco Alex, quest’ultima frase potrebbe diventare il titolo di questa chiacchierata :-)

Michele Nicoletti - Segretario Partito Democratico del TrentinoIn allegato:
LE DOMANDE SENZA RISPOSTE A MICHELE NICOLETTI
6 gennaio 2013
Segretario del Partito Democratico del Trentino
Eletto alla Camera dei Deputati nel febbraio 2013

Lettera e domande ai consiglieri provinciali

Più democrazia in trentino
Alla cortese attenzione
- dell’Egr. Presidente della Prima Commissione, Cons. Renzo Anderle

- delle Gentili Consigliere e degli Egregi Consiglieri provinciali

Questa e-mail fa seguito all’invio della Guida alla Democrazia Diretta effettuato nel mese di novembre ’12 ed alla lettera del 4 gennaio scorso in cui si suggeriva una lista di esperti internazionali in tema di democrazia diretta da ascoltare in udienza presso il Consiglio Provinciale.
A distanza di 6 mesi dalla presentazione del ddl di iniziativa popolare n.328/XIV in Prima Commissione, i membri del comitato promotore che rappresentano i circa 4000 firmatari auspicano una pronta ripresa della trattazione dello stesso. A questo scopo con la presente si trasmette una lettera indirizzata al presidente della Prima Commissione permanente chiedendo che la stessa sia inoltrata ai componenti della commissione ed a tutti i consiglieri provinciali.
Nella lettera in allegato sono contenute una serie di domande precedute da alcune di considerazioni sui diversi punti contenuti nel ddl di iniziativa popolare con l’intento di esplicitare le posizioni dei Consiglieri e di favorire un dibattito pubblico. Per facilitare il lavoro di compilazione delle risposte che le consigliere ed i consiglieri vorranno mettere a disposizione dei cittadini alleghiamo anche un apposito file.
Si coglie inoltre l’occasione per chiedere informazioni riguardo la futura programmazione del disegno di legge visto che a seguito della richiesta inoltrata il 4 gennaio non abbiamo avuto nessuna risposta.
Si porgono i più cordiali saluti.

Lettera in allegato:

Il progetto di legge che il comitato Più Democrazia in Trentino ha presentato mira a migliorare gli strumenti di partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni politiche. In questi anni il distacco tra i cittadini e “la politica”, in particolare in Italia, è divenuto sempre più accentuato. Ma non ovunque si presenta questo fenomeno.

Nella vicina Svizzera, a noi per altro affine sia orograficamente che per tradizione di autogoverno dei beni comuni nelle comunità locali, tale frattura non si presenta, e anzi vi è una generale soddisfazione di come i politici gestiscono la cosa pubblica. Questo risultato è ascrivibile in larga parte alla presenza ad ogni livello della possibilità di disporre di strumenti di democrazia diretta efficaci, quali l’iniziativa popolare e i referendum confermativi, senza limiti di argomento e senza quorum, che contribuiscono a mantenere un sostanziale allineamento tra le decisioni politiche e la volontà popolare.

Le leggi sottoposte a referendum hanno un esito che nella maggior parte dei casi si conforma con le raccomandazioni del parlamento. Anzi, questa quota è aumentata negli anni, indice di un sempre miglior allineamento tra le decisioni dei rappresentanti eletti e del popolo. Per questo un capitolo del libro “Guida alla democrazia diretta” che vi abbiamo inviato è titolato: Iniziative, referendum e votazioni popolari: una componente indispensabile della moderna democrazia rappresentativa.

La Svizzera è anche il paese europeo che meglio ha superato la crisi di questi ultimi anni, nella quale invece noi siamo ancora pienamente coinvolti. E questo non è un caso. Gli studi mostrano che dove vi è un più diretto coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni, anche di carattere economico e fiscale, l’economica funziona meglio. Non per nulla Economie Suisse, l’associazione delle imprese svizzere, è tra i maggiori sostenitori della democrazia diretta di modello svizzero.

E d’altronde quasi 17 anni fa, nel 1996 The Economist, rivista economica inglese di rilevanza internazionale, scriveva: “… the next big change in human affairs will probably not be a matter of economics, or electronics, or military science; it will be a change in the supposedly humdrum world of politics. The coming century could see, at last, the full flowering of the idea of democracy. … If democracy means rule by the people, democracy by referendum is a great deal closer to the original idea than the every-few-years voting which is all that most countries have.”

Il progetto di legge da noi proposto mira ad introdurre anche a livello provinciale una serie di strumenti di partecipazione popolare che sono utilizzati con successo nel modo per migliorare la partecipazione popolare e la qualità delle scelte politiche.

In previsione della ripresa della discussione in Prima Commissione del progetto di legge di iniziativa popolare n.328/ XIV, e dell’auspicata discussione e voto in aula entro la fine di questa legislatura, vorremmo provare a rendere più pubblico e aperto, nello spirito della legge, il dibattito sulla legge stessa.

A questo fine abbiamo preparato una serie di domande, che abbiamo inviato a tutti i consiglieri provinciali, sugli elementi principali della proposta di legge. Se Lei fosse così cortese da voler rispondere, le risposte verranno pubblicate sul nostro sito.

Cordiali saluti,

Lettera firmata da:
Stefano Longano – Estensore della lettera e relatore della legge
Alex Marini – Primo firmatario e relatore della legge

Ruggero Pozzer ribadisce l’appoggio alla democrazia diretta

Ruggero Pozzer è membro costituente del comitato civico di Più Democrazia in Trentino. E’ insegnante di educazione fisica nonché allenatore e istruttore nazionale di vela. Viticoltore per passione di famiglia, negli anni 80’ ha inaugurato con il padre una delle prime aziende agricole biologiche del Trentino. Dal 2000 al 2010 è stato consigliere presso il Comune di Rovereto con i Verdi. Ora è consigliere, sempre per i Verdi, presso la Comunità di Valle della Vallagarina.

Alex: Il tuo appoggio all’iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino è solo l’ultima parte di un percorso iniziato mentre eri consigliere comunale a Rovereto. Puoi raccontare qualcosa in merito?
Ruggero PozzerRuggero: Devo a Paolo Michelotto l’illuminazione che mi ha trasmesso fin dal 2006 l’interesse per i temi della democrazia diretta. All’inizio mi sono messo a disposizione solo come autenticatore di firme nella mia vesta di Consigliere comunale; andavamo in piazza d’inverno al freddo a raccogliere le sottoscrizioni per i referendum comunali. Conosciute meglio le modalità della democrazia diretta ho condiviso subito la necessità di estendere i suoi principi ad ogni livello, pur sempre in affiancamento alla democrazia rappresentativa. Ora ho scelto di condividere pienamente il percorso con il comitato civico Più Democrazia in Trentino conscio che sia forse l’unica strada civile e incruenta per restituire piena dignità alla politica.

Nonostante gli sforzi per adeguare gli istituti di democrazia diretta alle best practice suggerite dal Consiglio d’Europa , i rappresentanti dei partiti locali roveretani hanno disatteso sistematicamente le aspettative per un miglioramento dei diritti politici. Come giudichi quanto successo a Rovereto in occasione della discussione dell’ultima proposta di deliberazione popolare?
Credo sia doveroso innanzitutto sottolineare come non tutti i partiti locali abbaino attuato questa sorta di chiusura. I Verdi, sia roveretani che trentini, hanno ormai assimilato pienamente il bisogno di aprire le porte agli strumenti  “demodiretti”. Così non è invece per le altre forze politiche che esprimono un generalizzato atteggiamento di diffidenza a quanto proponiamo.
Ritengo che le difficoltà che hai ben espresso nella domanda siano dovute a diversi motivi.  L’autoreferenzialità della politica tradizionale protratta al punto da credere di essere intoccabile. La paura di perdere i privilegi socio economici riservati agli organi politico-amministrativi. La mancanza di apertura mentale e di coscienza sociale. Più di tutto poi l’influenza dei partiti, ben consci che perderebbero autorità e potere. E’ vero che alcuni rappresentanti tentano di emanciparsi dai rispettivi partiti, ma però con grande difficoltà. Anche leggendo alcune interviste che compaiono prima della mia nel blog, noto senza stupore come alcune espressioni siano sottolineate cautelativamente dalla dichiarazione di “a titolo personale” che significa “pur nel rispetto del parere contrario del partito di appartenenza”.

Nel consiglio comunale di Rovereto, l’unico sostenitore delle ragioni dei cittadini che ha dimostrato buona conoscenza e responsabilità civica è stato appunto un rappresentante dei Verdi, Mauro Previdi. Come mai le altre forze politiche – ad eccezione del M5S che dal momento della sua costituzione sostiene la democrazia diretta ma che ora non è rappresentato – sono così poco propense a valorizzare le diversità ed il contributo dei cittadini?
Mauro Previdi è persona aperta ed intellingente che ha condiviso fin dall’inizio anche le nostre posizione riguardo a questo tema. La sua è politica per servizio e la sua buona fede è dimostrata ancor di più dal suo impegno umanitario in Africa. E’ il soggetto politico ideale per comprendere la bontà sociale del percorso di Più Democrazia. In generale al di fuori di Previdi e di qualche altro consigliere, vedo molta superficialità, impreparazione e poca affinità alla fatica politica.
M5S esprime nelle intenzioni una potenzialità incredibile come movimento di rottura. E’ in questo senso che sostiene la democrazia diretta in contrapposizione totale al sistema. Fare politica significa però saper lavorare anche assieme a chi la pensa diversamente da te, significa rispetto per le posizioni altrui, significa capacità alla fatica dimostrata solo con la gavetta; nessuno inventa nulla ma ciascuno può contribuire.

A livello provinciale dopo aver presentato l’iniziativa in Prima Commissione lo scorso settembre, la proposta del nostro comitato è stata ignorata. Il rischio di un altro flop democratico come accaduto a Trento e Rovereto è evidente. Vista la situazione credi anche tu che sarebbe meglio lasciare che il ddl venga discusso nel corso della prossima legislatura?
Ora o dopo poco cambia, anche a livello provinciale sembra che solo la sensibilità del consigliere dei Verdi e democratici del Trentino, Roberto Bombarda, sia in grado di comprendere la grandiosa potenzialità democratica degli strumenti referendari. Confido che un forte cambiamento alla guida della nostra provincia possa, nella prossima legislatura, diffondere la percezione di quanto sia utile oggi che i cittadini riprendano in mano il controllo della loro sorte con i nostri strumenti.

Rivoluzione Civile sarà presente anche alle Provinciali? Se sì, avete in programma di inserire le proposte del ddl n.328 o parte delle stesse nel vostro programma? Eventualmente quali?
Rivoluzione Civile – Lista Ingroia è un nuovissimo soggetto politico che nasce da un’esigenza attuale, la scomparsa dei temi sociali, legali e ambientali dai tavoli operativi dei partiti. Il suo futuro non si conosce e sarà determinato in parte dall’esito alle prossime elezioni politiche; esito che si prospetta peraltro ottimo dalla lettura dei sondaggi di opinione. Posso garantire che la componente Verde di Rivoluzione Civile farebbe propria senza difficoltà la proposta del ddl n. 328 e conosciute le sensibilità delle altre componenti credo che nulla osti ad una completa condivisione nei progetti del gruppo.

I Verdi hanno dimostrato un interesse genuino per un miglioramento dei diritti politici dei cittadini (vedi Häfner a livello europeo, Dello Sbarba e Heiss in Alto Adige-Sudtirol, Bombarda in Trentino, etc.) considerando gli input provenienti dal basso come un elemento integrante della democrazia rappresentativa. Questo aspetto non risulta esplicitamente nel programma di Rivoluzione Civile se non per un vago accenno alla partecipazione ed alla democrazia. Giustizia e democrazia possono essere perseguite solo da soggetti con doti morali superiori al resto dei cittadini?
Il tema dei diritti politici legati alla democrazia diretta non risulta specificamente scritto per esteso nel programma di Rivoluzione Civile ma si rivela senza dubbio nella filosofia generale; ogni passaggio del programma è un inno alla rivalutazione della persona umana che non può prescindere dalla sua piena consapevolezza e controllo del suo presente e futuro.
E’ dimostrato ormai ogni giorno da scandali e ruberie legalizzate come sarebbe necessario dotare la classe politica di un passaporto di assoluta moralità ed etica. La fiducia nostra è assoluta perché riposta nel garante della coalizione. Antonio Ingroia ha trascorso una vita di lavoro mettendosi in gioco ogni giorno, a rischio della vita, nella lotta al cancro peggiore della nostra Italia, la criminalità organizzata.

Nel 1980 in Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti, Italo Calvino scriveva “…Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri…”
Sembra un passo scritto in questi giorni eppure è vecchio di 30 anni…

E’ la componente animalesca dell’homo homini lupus, dell’uomo che divora l’altro uomo, componente naturale dell’essere umano, oggi come ieri, qualora manchi la cultura della responsabilità. Responsabilità propria e riconoscimento responsabile di quella altrui; queste le soluzioni al problema, distanti anni luce dalla realtà della società italiana di oggi.

Nell’articolo Carnevalata elettorale, non cadere nella trappola pubblicato su Umanità Nova, Tiziano Antonelli sostiene come sia inutile votare poiché la possibilità per ogni lista di entrare in Parlamento è inversamente proporzionale alla sua rappresentatività dei movimenti. Rivoluzione Civile nasce da un malcontento popolare diffuso accorpando movimenti ed appartenenze ideologiche diverse. I propositi sono molto ambiziosi, tuttavia le possibilità che anche solo una piccola parte del programma venga realizzata sono quasi nulle. Puoi offrire delle motivazioni del perché un cittadino dovrebbe votare per Rivoluzione Civile sapendo che nulla (o molto poco) può fare nel contesto parlamentare italiano?
Non credo siano reali le affermazioni proposte nella domanda. Rivoluzione Civile è costituita da persone fortemente rappresentative e rappresentate nei movimenti ambientalisti e sociali del territorio. Persone che credono però non sia sufficiente la testimonianza ma sia necessario mettersi in gioco direttamente nella conduzione delle scelte amministrative; con la certezza di avere un ottimo riscontro elettorale.
Le appartenenze diverse si fondono piacevolmente senza difetto allorquando si citano i quattro principi coerenti con le storie di ciascuno: legalità, lavoro, ecologia, diritti umani.
Un cittadino deve votare Rivoluzione Civile – Lista Ingroia se ritiene necessario mantenere un baluardo che senza compromessi mantenga viva l’attenzione sui temi degli ultimi, dei deboli che costituiscono la componente in oblio nella società.

Le resistenze al cambiamento in Trentino ed in Italia sono forti. I politici attraverso norme da loro approvate senza che i cittadini possano opporsi chiedono rinunce alla famiglie. Però loro stessi non sono disposti a nessun sacrificio difendendo invece strenuamente la democrazia rappresentativa (ed in particolare i loro privilegi). Qual è la chiave di volta a tutto ciò?
Basta smettere di credere alle promesse ed ai buoni propositi. Forse non c’è speranza perché gli elettori cadono sempre nel tranello. E’ sufficiente leggere con attenzione il vissuto di chi si propone, sapendo cosa ha fatto e come si è distinto in tempi non sospetti.
Personalmente sono molto fiero di aver partecipato in piena consapevolezza e convinzione alla raccolta firme per la Proposta di Legge Costituzionale di Iniziativa Popolare “Quorum zero e Più Democrazia”. Mi sono impegnato per la proposta di abolizione del quorum referendario anche a livello nazionale. Ma due punti altrettanto qualificanti del DDL sono la revoca del mandato e l’indennità dei parlamentari decisa dagli elettori.
Nel primo caso si evita di dovere attendere sino a scadenza di mandato per sbarazzarsi di parlamentari che abbiano palesemente mancato la loro promessa elettorale. Avviene mediante una cospicua raccolta di firme nel collegio di pertinenza. E’ un istituto già previsto e già utilizzato in numerosi collegi ad esempio negli USA e in Sud America.
L’indennità di carica decisa dagli elettori è invece un istituto secondo il quale l’elettore, al momento del voto, determina anche l’indennità che secondo lui merita il deputato o senatore. La media delle scelte effettuate da tutti gli elettori determinerà l’indennità di ogni singolo parlamentare. Il cittadino “datore di lavoro” decide lo stipendio del suo “delegato”. Questa è vera democrazia.

La Bussola: un meritevole esempio di democrazia popolare

Articolo di Manuel Lorenzini sulla pagina web del Comitato La Bussola di AlaIn questi giorni di intensa campagna elettorale abbiamo avuto l’occasione di intervistare Corrado Pinter e Silvia Debiasi del comitato La Bussola. I due giovani cittadini di Ala hanno risposto a titolo degli altri membri del comitato utilizzando una metodologia collegiale per la definizione delle risposte.
Il comitato La Bussola nel 2009 è stato protagonista di una lodevole iniziativa popolare per introdurre delle modifiche alla legge elettorale della Provincia di Trento come possiamo leggere di seguito.

Alex: Quali sono le caratteristiche del comitato La Bussola e come è nato?
Corrado e Silvia:
Il gruppo “la Bussola” è un gruppo di giovani, provenienti per lo più dal comune di Ala, ormai ben consolidato da rapporti di amicizia oltre che politici, nato dal comune bisogno di creare uno spazio dove poter rappresentare le nostre idee di politica giovane.
NConsegna delle firme con Giovanni Kesslerel 2009 abbiamo depositato un disegno di legge sostenuto da 3417 firme per la modifica di due articoli della legge elettorale provinciale, al fine di ridurre sprechi e ipocrisie della politica provinciale.
Abbiamo poi proseguito presentando una lista di soli giovani alle elezioni del comune di Ala, dove la maggior parte di noi è residente. I nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati con la vittoria del candidato sindaco che sostenevamo e l’elezione a Consigliere comunale di quattro dei nostri candidati, di cui due sono poi stati nominati Assessori.
La nostra attività si è poi concentrata sull’organizzazione di serate ed eventi volti a sensibilizzare e riavvicinare i cittadini alla Politica (con la P maiuscola), senza tralasciare le attività amministrative. Inoltre abbiamo contribuito a promuovere la democrazia diretta attraverso raccolte firme come l’abolizione del Porcellum e la vostra iniziativa popolare “Più democrazia in Trentino”.

Nel 2009 avete scritto una proposta di legge per l’eliminazione della porta girevole in Consiglio provinciale, come era nata l’esigenza di intraprendere un’iniziativa popolare di quel tipo?
Nel nostro disegno di legge non ci siamo solo limitati a proporre l’abolizione della porta girevole, che vedevamo come uno dei tanti punti deboli della democrazia provinciale.
Vedevamo anche nell’introduzione del limite dei due mandati ai Consiglieri Provinciali una spinta e un’opportunità per far tornare l’impegno politico agli albori, quando non era ancora un lavoro ma un mettersi al servizio della propria comunità per un determinato periodo, al termine del quale tornare poi ad occupare il proprio posto nella società. Riteniamo che nel corso di due legislature (10 anni) una persona abbia tutto il tempo necessario per offrire il suo contributo senza poi cadere nel quotidiano e senza dare per scontato il suo ruolo.
Un disegno di legge popolare ci sembrava lo strumento più efficace per poter proporre qualcosa di concreto con il sostegno dei cittadini.
L’iniziativa è nata da alcuni di noi che, delusi dai partiti e dal loro modo di intendere la politica locale, avevano tuttavia ancora la volontà di impegnarsi per la collettività.

Una volta costituito il gruppo promotore ci puoi dare una breve descrizione di come avete organizzato l’iniziativa?
L’ufficio legislativo del Consiglio provinciale ci ha aiutato nella scrittura del disegno di legge, e una volta ottenuti i moduli per la raccolta firme abbiamo provveduto a portarli nel maggior numero di uffici elettorali comunali e scritto via mail a tutti i consiglieri comunali e provinciali (ringraziamo ancora Emiliano per la paziente ricerca degli indirizzi e-mail di tutti gli oltre 300 Comuni del Trentino).
Le richieste sono state inviate senza distinzione di appartenenza politica, chiedendo quindi supporto nella raccolta firme e nell’autentica a tutti i rappresentanti politici dei vari Comuni. Come sapete bene le sottoscrizioni possono essere autenticate solo da personale autorizzato (sindaci, assessori e consiglieri comunali, funzionari comunali o provinciali autorizzati). In totale ventitré consiglieri e tre funzionari di 18 comuni diversi, regolarmente autorizzati hanno accettato la nostra richiesta di collaborazione e hanno contribuito nella raccolta firme a supporto dell’iniziativa.
Grazie anche al sito internet, ai social network, ai comunicati stampa pubblicati sui giornali e alla nostra newsletter abbiamo potuto pubblicizzare la proposta e nei numerosi banchetti organizzati nelle piazze, nelle manifestazioni popolari e nei supermercati nel corso dei tre mesi di raccolta firme illustravamo ai passanti la nostra proposta raccogliendo la maggior parte delle 3417 firme a sostegno della nostra iniziativa. Le firme raccolte provengono da cittadini residenti in 49 diversi comuni della nostra Provincia.
Con questa esperienza ci siamo accorti che per diffondere la proposta e sensibilizzare i cittadini è necessario non limitarsi a depositare i moduli negli uffici elettorali e nelle anagrafi dei comuni ma impegnarsi in prima persona, attraverso i banchetti di raccolta firme, per comunicare il messaggio. In questa maniera l’attenzione che si ottiene è  chiaramente maggiore e inoltre si ha modo di rispondere a possibili obiezioni e ricevere nuovi spunti. Le intere giornate di tempo libero sacrificate per questo scopo sono sempre state ampiamente ripagate.

Che ostacoli avete incontrato nel percorso che va dalla genesi alla presentazione finale della proposta? Sono stati maggiori quelli sostanziali relativi ai contenuti della proposta e di diffusione del messaggio ai cittadini o quelli burocratici relativi alla raccolta delle firme?
Il tempo è sicuramente limitante, soprattutto per un gruppo che, come noi, era sconosciuto ai più. Il numero di firme raccolto non rende forse merito all’interesse suscitato nelle persone che siamo riusciti a rendere partecipi nella raccolta firme.
Infatti, durante la raccolta firme, incontrando persone nelle piazze, nelle manifestazioni popolari o nei supermercati siamo rimasti colpi dal forte senso di sfiducia verso le istituzioni e dal conseguente bisogno di buona politica. La gente chiede alla politica fatti concreti e tangibili (specialmente durante un periodo di crisi economica come questo) ed è proprio questo che come persone impegnate in politica ci dobbiamo impegnare a fare. Atti magari semplici, ma che siano realmente utili alle persone.

Sulla base della vostra esperienza, cosa cambieresti dell’attuale legge 3 del 5 marzo 2003? Ed eventualmente cosa aggiungeresti?
Il momento della consegna delle firme a Palazzo Trentini, sede del Consiglio RegionaleCrediamo che buona parte delle proposte contenute nel ddl d’iniziativa popolare Più democrazia potrebbero migliorare l’attuale legge.
Oltre all’aspetto dei tempi ristretti di cui abbiamo parlato precedentemente, crediamo che per favorire la partecipazione del maggior numero di cittadini il Consiglio Provinciale, al momento dell’inizio dell’iter burocratico, dovrebbe informare obbligatoriamente tutti gli elettori dell’iniziativa, in modo da portarli così a conoscenza della proposta presentata, favorendo così la loro partecipazione.
Inoltre una semplificazione del procedimento di autentica delle firme farebbe risparmiare molto tempo sia ai comuni sia ai promotori.

A tuo avviso personale, quali sono le idee più innovative contenute nel ddl sostenuto da Più Democrazia in Trentino?
Lo scorso anno siamo stati contenti di poter dare una mano nella presentazione del ddl d’iniziativa popolare Più Democrazia. Alcune proposte contenute, come ad esempio l’introduzione di un limite massimo di due mandati per chi occupa cariche pubbliche, non possono che trovare il nostro pieno sostegno.
Crediamo poi che un sistema di voto elettronico e postale come quello proposto nel ddl, potrebbe essere la soluzione ad alcuni deficit di democraticità presenti in Trentino e non solo. Ci rendiamo conto che per essere fattibile, un sistema di voto elettronico e postale necessiti di un adeguato regolamento, ma se pensiamo al recente caso degli oltre 20mila studenti Erasmus italiani che non potranno votare alle prossime politiche non possiamo che augurarci che nel prossimo futuro venga predisposto un sistema di votazione come quello proposto nel ddl.

C’è qualcosa che non condividi? E perché eventualmente?
Non condividiamo ad esempio la proposta dell’istituzione del Consiglio dei Pritani e soprattutto la composizione casuale. Quest’organo é previsto con poteri consultivi, propositivi e persino con la possibilità di proporre mozioni di sfiducia, pertanto sceglierne casualmente (per sorteggio?) i membri non ci sembra una soluzione adeguata e garante della sua funzionalità. La legittimazione dell’organo stesso ne risentirebbe.

Se la vostra iniziativa fosse stata approvata nel 2009 anziché a fine del 2012 quanti soldi pubblici avremmo risparmiato? Avete mai provato a fare il calcolo?
L’abolizione della porta girevole permette di risparmiare alle casse provinciali circa 5 milioni di euro a legislatura, così abbiamo stimato.
Essendo che la nostra proposta e quella che poi è stata approvata recentemente ricadono all’interno della stessa legislatura, entrambe sarebbero entrate in vigore a partire dalla prossima. Pertanto dal mero punto di vista economico non cambia nulla (e di questo non possiamo che esserne felici) ma è evidente che quando nel 2009 sono stati i cittadini a proporre una soluzione la politica si è dimostrata sorda, proponendo però poi la medesima cosa soltanto tre anni dopo.

Sulla pubblicazione Cronache del Consiglio Provinciale di novembre, è stato fatto solo un accenno marginale all’iniziativa popolare sostenuta dal comitato La Bussola. Si è parlato di voi in una citazione nella descrizione cronologica dell’istituto della porta girevole che andava dalla sua ideazione alla sua eliminazione. Non credi che avrebbero dovuto sottolineare il merito per quanto dei liberi cittadini avevano proposto già 3 anni fa?Convegno 2010
Nello specifico della questione la sconfitta della politica sta proprio in questo, ovvero nell’arrivare dopo l’iniziativa dei cittadini, da loro stessi frettolosamente liquidati, dimostrando così un ritardo nel capire le esigenze del territorio delle quali dovrebbero essere le guide. Probabilmente nel momento della recente abolizione i politici di professione han preferito non ricordarsi della nostra iniziativa.

Avete mai provato ad analizzare l’attività politica sostanziale dei ripescati con il meccanismo della porta girevole? Dovendo fare un’analisi costi-benefici se da un lato c’è stato un esborso finanziario forse dall’altra i consiglieri che hanno sostituito gli assessori hanno dato un valore aggiunto in termini di idee, proposte e controllo dell’attività dell’esecutivo. E’ possibile?
Analizzando i fatti, fino al 2003 gli Assessori provinciali ricoprivano anche la carica di Consigliere. La porta girevole fu introdotta per alleggerire il loro lavoro e favorire i lavori in aula. Nelle due legislature in cui è stata in vigore però non ci sembra che con la presenza dei consiglieri supplenti i lavori dell’aula siano migliorati in maniera tale da giustificare il costoso meccanismo della porta girevole.
Ma quello che noi riteniamo il vero male della porta girevole è un altro e non si limita al costo (se pur eccessivo) dei consiglieri supplenti. Cancellando la porta girevole proponevamo di abolire l’incompatibilità tra la carica di Consigliere Provinciale e la carica di Assessore Provinciale. Infatti la norma prevedeva (ora è stata modificata) che il Presidente, eletto a suffragio universale diretto, nominasse un numero massimo di otto Assessori e soprattutto che le funzioni di Assessore fossero incompatibili con l’esercizio delle funzioni di Consigliere. In tali casi, continuava la norma, il Consigliere nominato Assessore era sospeso dalla carica per la durata dell’incarico ed il suo seggio era provvisoriamente assegnato al primo dei non eletti della sua lista. Ritenevamo che questa norma diversa da quella applicata nei comuni con più di 15.000 abitanti rendesse instabile il quadro istituzionale provinciale, in quanto il Consigliere a cui era provvisoriamente assegnato il seggio in Consiglio, nella sua condizione di “precarietà” non si trovava nelle condizioni di operare in modo imparziale e libero da ogni forma di condizionamento esterno.
La domanda che ci ponevamo era questa: quanti consiglieri supplenti hanno votato contro a proposte avanzate dall’assessore che, se sfiduciato, sarebbe tornato tra i banchi del Consiglio proprio al loro posto?

Qualora l’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del ddl possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
Sicuramente una legge da sola non può cambiare il livello di democrazia della nostra Provincia. Occorre che essa sia accompagnata dall’impegno di noi cittadini, soprattutto quando si parla di democrazia partecipata. Sicuramente strumenti come il referendum propositivo, inseriti nella proposta, permetteranno i cittadini di influenzare maggiormente le azioni e le politiche di chi governa il nostro territorio.

A parte il costo collettivo per i consiglieri che sono entrati in Consiglio con il meccanismo della porta girevole, i partiti che ne hanno beneficiato hanno avuto anche una sovraesposizione nelle istituzioni provinciale che ha permesso di concentrare e consolidare il loro potere? Come interpreti la scelta di eliminare il meccanismo a pochi mesi delle elezioni?
Rispondendo alla seconda domanda, eliminare il meccanismo a pochi mesi dalle elezioni è un chiaro atto propagandistico, vista l’enorme sfiducia di noi cittadini verso la politica.
Per quanto riguarda la prima domanda, senza fare nomi e cognomi, nelle elezioni del 2008 il Patt ha ottenuto tre rappresentanti, che grazie alla porta girevole, sono diventati cinque, grazie alla nomina ad Assessore di due degli eletti con questo partito. In questo modo, i rappresentanti di questo gruppo nell’istituzione sono quasi raddoppiati, con benefici sia economici che di visibilità politica.

Elisa Filippi: le giustificazioni a favore della democrazia rappresentativa

Dopo il post di Stefano Longano che fa il punto sullo stato di arretratezza delle norme sui referendum in Trentino, pubblichiamo le risposte appena ricevute da Elisa Filippi a seguito di un’intervista inviatale il 6 gennaio scorso. Filippi, candidata alla Camera fra i ranghi del Partito Democratico dopo essersi posizionata seconda alle primarie trentine di dicembre, ci tiene a sottolineare come ”le risposte naturalmente riflettono solo il mio personale punto di vista, non quello del Partito nella sua totalità.”
Elisa FilippiPer colmare questa mancanza, nei prossimi giorni confidiamo di ricevere anche le risposte del segretario provinciale del PD, Prof. Michele Nicoletti. Nella nostra intervista avevamo infatti cercato di indurlo ad esplicitare le motivazioni delle resistenze del partito alle riforme sui diritti politici in Trentino.
Nell’attesa di conoscere la linea ufficiale del partito condividiamo il pensiero di Elisa Filippi:

Introduzione alle domande
Nei primi mesi di quest’anno riprenderà la trattazione in Prima Commissione sul ddl di iniziativa popolare n.328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”, e dei ddl di iniziativa consiliare n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330/XIV.
Il Disegno di iniziativa popolare promosso dal Comitato “Più Democrazia in Trentino” ha ricevuto il sostegno di oltre 4.000 cittadini della Provincia di Trento. Alla luce del risultato delle recenti Primarie, che La vedono come probabile futura Deputata della Repubblica, il Comitato desidera conoscere la Sua opinione riguardo al tema della democrazia diretta.
Di seguito alcune domande cui La preghiamo di rispondere; le Sue risposte saranno poi pubblicate sia sul blog del Comitato che sulla pagina Facebook. Per completezza e volontà di trasparenza La informo che in contemporanea sottoponiamo un set di quesiti analoghi anche a Michele Nicoletti, Segretario del Partito Democratico del Trentino e futuro Parlamentare. Grazie sin d’ora per la disponibilità

Alex: Nonostante le nomine per le candidature siano state criticate da molti, a livello concettuale il Partito Democratico ha dato un buon esempio lanciando le primarie. Purtroppo però – citando Gad Lerner “il vertice del Pd per due elezioni di fila (2006 e 2008) ha usufruito del Porcellum per compilare liste di nominati come gli altri partiti. Inoltre il Pd non ha appoggiato come sarebbe stato necessario il referendum abrogativo del Porcellum, in quanto sperava di mettersi d’accordo con Casini per una svolta proporzionale foriera di governi nati da intese parlamentari”. Non trova tutto ciò un po’ contradditorio? Sembra che la democrazia faccia comodo solo quando i risultati siano prevedibili …
Filippi:
Personalmente considero la modifica della legge elettorale una priorità assoluta, uno dei primi provvedimenti da adottare qualora fossi eletta. Detto ciò, il Porcellum , sul quale ho un giudizio fortemente negativo, avrebbe comunque potuto dare la possibilità alla politica (ai partiti) di rinnovarsi. Es. regolamenti interni dei partiti x determinare requisiti x entrare nelle liste (genere/età/fedina penale…). Con le precedenti leggi in cui valeva principio di nominatività, il Popolo ha eletto Salvo Lima, Marcello Dell’ Utri, Clemente Mastella etc. Il PD ha sfruttato da parte sua questa possibilità e in queste ultime Primarie/Parlamentarie ha prodotto il più incisivo rinnovamento della storia repubblicana. Proponendo volti nuovi e nuovissimi (+ donne) nelle parlamentarie e adottando un severo codice etico. Niente di paragonabile con gli altri Partiti che oggi affrontano la medesima competizione elettorale.
Rispetto al referendum. Personalmente ero favorevole al referendum, tuttavia la sua inammissibilità era molto probabile come la sentenza della Corte ha dimostrato. La soluzione più razionale era quella di trovare accordo in Parlamento. Nelle democrazie che presuppongono una società articolata, complessa e tendente alla specializzazione dei ruoli sociali come la nostra atti legislativi fondamentali come quelli che contengono la disciplina di elezione dell’organo Costituzionale più importante devono esser decisi in Parlamento.
Inoltre l’art.72 della Costituzione prevede che la legge in materia elettorale è coperta da “riserva di assemblea” quindi può essere approvata solo con procedimento ordinario (per commissione referente) e non possibile con procedimenti alternativi (per commissione deliberante o redigente).

2 - Alcuni – pochi per fortuna – credono che l’unico modo di fare politica sia all’interno di un partito. Come dire che per andare a nuotare in piscina un cittadino si debba necessariamente iscrivere ad una società sportiva. Non sarebbe un vantaggio anche per i partiti (in questo caso per il Pd) conciliarsi con la volontà del popolo e con lo spirito del nostro tempo in un cammino di comprensione reciproca?
Personalmente sono convinta che il ruolo dei Partiti così come previsto in Costituzione sia fondamentale e abbia mostrato propria importanza nel reggere la coesione sociale del Paese in momenti in cui esso attraversava momenti difficili (penso al dopoguerra, ma anche agli anni del terrorismo). Certamente negli ultimi anni abbiamo assistito ad una degenerazione del ruolo dei partiti, della gestione interna e soprattutto del rapporto con l’elettorato. Spesso la classe politica e dirigente ha dato il peggio di se, e i partiti erano i luoghi della cooptazione piuttosto che della scelta, della formazione e dell’elaborazione politica. In conformità ai bisogni e alle esigenze della società in cui viviamo considero che i partiti debbano impegnarsi al massimo per aprirsi alla società, alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini.
Evitiamo di costruire recinti e apriamo le porte alle istanze della società per una contaminazione positiva e virtuosa., un arricchimento reciproco.

3 - Il ddl promosso da Più Democrazia in Trentino è stato pensato per integrare le mancanze della democrazia rappresentativa e non certo per sostituirla. Qual è a Suo avviso l’aspetto più avvincente della proposta popolare?
Personalmente trovo che di per se la mobilitazione messa in atto dalla formulazione di questa proposta popolare sia di per se un aspetto avvincente. In un momento in cui la politica fatica ad essere considerata patrimonio comune, questa iniziativa testimonia un nuovo approccio, un nuovo desiderio da parte dei cittadini di contare e di partecipare alla gestione della res publica. In riferimento ai diversi punti proposti credo sia simbolicamente interessante il punto che prevede la cessazione del trattamento economico dei consiglieri che non acconsentono alla pubblicazione della loro situazione patrimoniale. E’ un provvedimento molto semplice, ma eticamente doveroso e di alta valenza simbolica in un momento come quello attuale.

4 - Una giustificazione classica degli oppositori alla democrazia diretta è che il “popolo” è incompetente e quindi non è in grado di riconoscere il bene comune. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non Le sembra una giustificazione priva di fondamento?
Sono convinta che un dovere etico e politico di ogni rappresentante politico sia quello di veicolare una corretta e trasparente informazione rispetto ai lavori parlamentari. Per questo impegnerò qualora dovessi essere eletta in Parlamento. Le persone oggi giorno possono certamente accedere a molte informazioni, anche se spesso nel vasto panorama offerto anche da internet può risultare non sempre semplice distinguere l’informazione corretta da quella parziale o faziosa. Allo stesso tempo è indubbio che le persone al giorno d’oggi hanno molte opportunità di essere informate e che ttalvolta utroppo, come avvenuto in passato, casi di incompetenza vera si trovavano piuttosto tra chi sedeva in Parlamento!

5 - Un’altra considerazione dei detrattori della democrazia diretta – ad esempio all’interno del Consiglio Comunale di Trento a maggioranza Pd – è che l’eliminazione degli ostacoli eccessivi per la raccolta delle firme e dei termini di raccolta troppo brevi porterebbe “fisiologicamente” i cittadini ad abusare di questo  strumento e ad avanzare proposte dai contenuti insignificanti. Oltretutto, come forse Lei già sa, anche il Comune di Rovereto (Sua residenza) a breve delibererà in Consiglio su questo tema (e ci piacerebbe sapere come il PD in quella sede intende procedere … ).
Non Le pare che una siffatta posizione sia arrogante e poco democratica? Le proposte dei cittadini non dovrebbero essere accolte con entusiasmo?
Dal mio punto di vista il tema si regge su un equilibrio molto delicato. Da una parte l’art1 Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, ma la esercita nelle forme e limiti della Costituzione e questa (cioè il rispetto della disciplina del referendum abrogativo) è esplicazione di una forma/limite. Da un punto di vista politico, attribuisco notevole importanza all’iniziativa dei cittadini, che a mio avviso, andrebbero consultati più spesso ed in modo più strutturato avviando percorsi di partecipazione attiva: es. percorsi animati da professionisti per la redazione di un bilancio sociale, bilancio di genere, e percorsi di consultazione su temi importanti ad esempio l’utilizzo o la destinazione d’uso di determinate aree.

6 – I partiti politici nella Costituzione italiana sono nominati solo art.49 eppure hanno sostanzialmente monopolizzato il potere lasciando uno spazio esiguo alla democrazia diretta, modalità di espressione più vicina al concetto di volontà popolare (art. 1). I risultati di tale situazione sono stati nefasti soprattutto negli ultimi anni quando la classe politica antifascista è stata sostituita con una classe politica ambiziosa ed egoista con uno scarso interesse verso il bene collettivo. Non dovremmo sforzarci maggiormente per integrare la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta?
Riprendo le considerazioni espresse nella domanda numero 2.

7 - I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti sono considerati d’accordo con la maggioranza. Questo non avviene con il referendum con il quorum dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Come interpreta questo diverso modo di ‘contare’ i voti?
Le elezioni sono convocate dal Presidente della Repubblica in carica che chiama il popolo ad esercitare la propria sovranità nell’eleggere i propri rappresentanti. In questo il grado partecipazione al voto non può essere considerato come elemento invalidante le elezioni.
La previsione del quorum di partecipazione per l’approvazione popolare di una proposta referendaria di tipo abrogativo è incardinata nell’assetto costituzionale che prevede la “supremazia” della democrazia rappresentativa, ovvero quella che si esprime nel momento delle elezioni come detto prima. In questo senso la legge del Parlamento può essere abrogata dall’intervento popolare, ma questo non può essere l’intervento di una maggioranza popolare qualsiasi, bensì di una maggioranza qualificata.
Altrimenti si potrebbe assistere al paradosso di vedere abrogata una legge con da una minoranza (es.30%aventi diritto), mentre quella legge è stata emanata da un Parlamento eletto da una maggioranza (es.70%aventi diritto al voto).

8 - In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, iniziativa in attesa di essere discussa dal Parlamento. Qual è la posizione del Pd trentino in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale?
Credo sia opportuno che a questa domanda risponda in modo autorevole il Segretario del PDT Michele Nicoletti candidato alla Camera.

9 - Il voto popolare potrebbe favorire riforme di importanza cruciali che la democrazia rappresentativa non è in grado di portare a termine. I gruppi di potere e le lobby sono un freno notevole non solo alla partecipazione dei cittadini, ma anche alla possibilità di riformare il sistema. Questo avviene palesemente in Trentino, in Italia e nel resto del mondo. L’esempio più evidente sono le riforme a livello federale negli Stati Uniti d’America dove le riforme proposte da Obama sono state svilite da una serie di ricatti e compromessi al ribasso. Secondo Lei come si può riformare il sistema per attuare le riforme chieste e votate direttamente dei cittadini nell’interesse dei cittadini?
Se la democrazia rappresentativa può essere ostaggio di interessi contrastanti, più o meno trasparenti anche la democrazia diretta può essere oggetto di molte manipolazioni (e.g. scarsa o mala informazione, campagne che fanno leva sull’emotività e non sui fatti). La democrazia rappresentativa premia le responsabilità nel rapporto eletto/elettore che è esercitata a intervalli regolari. Errori ed omissioni possono essere corretti o colmati. La democrazia diretta – espressione del popolo sovrano – è elemento importante per temi di coscienza, grandi temi di società, ma non può sostituirsi al processo di mediazione politica necessario affinchè nelle società complesse si arrivi alla sintesi migliore tra una varietà di interessi convergenti. A volte la classe politica ha anche saputo andare al di la dei sentimenti contingenti della popolazione per scelte di grande civiltà: penso all’abolizione della pena di morte in Francia nel 1981 ad opera della sinistra mentre l’opinione pubblica era ancora maggioritariamente in favore della pena di morte. In Italia grande battaglie civili sono state vinte grazie al ricorso alla volontà popolare. Temi troppo tecnici o la cui soluzione non possa essere proposta in modo binario (sì vs no) secondo me si prestano poco alla democrazia diretta. La quale resta comunque uno strumento irrinunciabile ma che non può sostituirsi alla responsabilità dell’eletto di rappresentare i migliori interessi dei cittadini ed ai cittadini/elettori di esercitare il loro diritto/dovere di controllo sugli eletti ed eventualmente di sanzione con la non rielezione.
Teniamo anche conto che gli strumenti di partecipazione diretta alla democrazia sono delicati e i importanti ed una loro generalizzazione ne sminuirebbe il significato. Le percentuali di partecipazione ai referendum sono andate via via abbassandosi e negli ultimi anni spesso non si è raggiunto quorum (http://it.wikipedia.org/wiki/Consultazioni_referendarie_in_Italia) svilendo cosi l’importanza e la ‘sussidiarietà” dello strumento diretto e mettendone a rischio la legittimità e l’efficacia.

Fare per Fermare il Declino e la democrazia diretta secondo Tiziano Franceschini

Tiziano FranceschiniProsegue la nostra serie di interviste che hanno il fine di esplicitare le posizioni di cittadini, rappresentanti politici ed aspiranti tali sulle istanze contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare promosso da Più Democrazia in Trentino. Questa volta è il turno di Tiziano Franceschini, coordinatore regionale di Fare per Fermare il Declino, movimento che ha come leader Oscar Giannino.
Tiziano, esperto in gestione d’impresa e consulente nell’ambito della formazione a livello locale, racconta di aver preso la scelta di dedicarsi alla politica attiva dopo la grande delusione della mancata rivoluzione liberale della cosiddetta seconda repubblica.

Alex: Il programma del vostro movimento è molto semplice ed è diviso in 10 interventi per stimolare la crescita. Tale programma propone una ricetta di politica economica liberista per far uscire l’Italia dall’impasse in cui si trova. Come pensate invece di affrontare la questione etica?
Tiziano:
Tanto per cominciare, dobbiamo dire che non esiste “la” questione etica, ma “molte” questioni etiche, dal fine vita all’aborto, giusto per citarne due. Il nostro programma è molto concreto e tralascia volutamente le questioni etiche per due ragioni principali. La prima è che siamo un movimento liberale, e non crediamo nello “Stato Etico”. La seconda è che siamo di fronte ad una emergenza economica di tale proporzioni, che crediamo che ora sia il momento di “fare” qualcosa per essa, che sia necessario unirsi per far fronte ad essa, a prescindere dalle nostre convinzioni etiche, religiose, filosofiche.

L’ultimo intervento del vostro programma prevede l’introduzione di un vero federalismo. E’ noto come in una società federalista, al contrario di una società regolata dal principio della sussidiarietà, sia il cittadino colui che decide cosa delegare ed a chi delegare. Questo significa che siate a favore anche di un rafforzamento del livello di democrazia diretta come peraltro accade in stati federali come USA o Svizzera?
Contesto l’affermazione che il federalismo sia antitetico ad un principio di sussidiarietà, credo anzi che proprio un buon federalismo (come quello che abbiamo in programma e che si base sulla forte autonomia degli enti locali, connessa però ad una effettiva responsabilità dei capitoli di spesa, e con una quota delle entrate riservata alle esigenze nazionali ed alla ridistribuzione per le aree povere) sia un ottimo modo per avere vera sussidiarietà, da non confondere con l’assistenzialismo.
In generale siamo favorevoli al rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta, vanno ovviamente valutati nello specifico.

A partire dalla fine degli anni ‘80 la Lega Nord ha proposto con vigore una soluzione federalista. Nonostante ciò pur avendo avuto un significativo sostegno popolare ed essendo stata al governo per anni, i risultati conseguiti non hanno per nulla risposto alle aspettative iniziali. A conferma di una simile teoria anche Giuliano Amato ha recentemente espresso il suo parere in un editoriale su Il Sole 24 Ore intitolato “Senza virtù regionalismo vano”. Vista la situazione, come credete di riuscire a dare avvio ad una riforma di una simile portata come quella federalista? Come pensate di coinvolgere i cittadini in un cambiamento così radicale?
Personalmente credo che il coinvolgimento dei cittadini non sarebbe un ostacolo, credo invece che ormai larga parte della popolazione sia convinta che il federalismo ed i suoi principi base (o l’autonomia, come si preferisce chiamarla qui da noi) siano fortemente radicati, soprattutto nel nord. Il problema fondamentale è stato la delega di poteri e competenze, senza dare responsabilità effettiva sulle spese e la gestione dei servizi. Se la sanità è regionale, per esempio, allora deve esserci un capitolo di tasse regionali a copertura. La copertura non può dipendere da una distribuzione fatta a livello centrale, secondo parametri storici che fotografano gli sprechi anziché lo stato dei servizi, e con i politici locali completamente irresponsabili di fronte all’eventuale dissesto, con lo Stato (e quindi le altre regioni) che poi devono coprire i buchi. Questa non è sussidiarietà, questo è far festa con i soldi degli altri. Sussidiarietà è invece destinare il 10% di tutte le tasse raccolte in tutte le regioni a progetti di sviluppo nelle aree più povere, infrastrutture ad elevato impatto per la crescita in primis. La spesa corrente ed i dipendenti pubblici devono invece essere coperti dalle tasse locali, senza ulteriori necessità di trasferimenti.

In qualità di coordinatore regionale del movimento di Fare per Fermare il declino, ti sei trovato ad affrontare la questione posta nel disegno di legge di iniziativa popolare provinciale n° 328/XIV promosso dal comitato Più Democrazia in Trentino? Se sì, qual è la vostra posizione in merito?
Non mi sono trovato ad affrontare tale questione, sia perchè il mio impegno come coordinatore è estremamente recente (abbiamo organizzato il partito dal nulla in 2 mesi!), sia perchè questa, come altre questioni, le analizzeremo dopo le elezioni politiche, nell’elaborazione di un programma per le provinciali. Sono però a conoscenza dell’iniziativa. Pur non avendo avuto modo di approfondire nel dettaglio tutti gli aspetti del disegno di legge (per cui mi riservo una valutazione complessiva), da parte mia c’è piena condivisione del tema centrale dell’abolizione del quorum per i referendum. Credo, molto semplicemente, che chi va a votare si assume l’onere della scelta per chi non ci va. Nel momento in cui un referendum, anche attraverso la raccolta firme, ha dimostrato di avere alle spalle un movimento di cittadini interessati al tema, il suo esito deve essere rispettato. Oltretutto, con l’abolizione del quorum, sono convinto che si eliminerebbe anche il problema della bassa affluenza, spesso indotta.

Anche con una legge elettorale studiata nel dettaglio non si potrebbero risolvere i persistenti problemi generati della democrazia rappresentativa come ad esempio corruzione o clientelismo. Non sono pochi coloro che affiderebbero le soluzioni più spinose alla demosortecrazia. In Australia, ad esempio, sono state indirizzate brillantemente politiche urbane e di trasporto pubblico con questa tecnica mentre nel ddl n°328 abbiamo proposto l’istituto dei pritani. In che contesto faresti ricorso all’istituto dei pritani?
Sono d’accordo sul fatto che corruzione e clientelismo non dipendano in modo diretto dalla legge elettorale. Credo piuttosto che “l’occasione fa l’uomo ladro”. Quello che avrebbe bisogno questo paese è semplicemente un taglio drastico di tutte le possibilità di corruzione e clientelismo che vengono offerte alla politica. Come? Privatizzando, dismettendo, liberalizzando. Faccio un esempio: privatizzare la RAI significherebbe liberare i contribuenti dell’onere di dover sostenere i suoi debiti, ampliare il perimetro del libero mercato e della concorrenza in Italia, togliere alla politica la possibilità di corruttele e clientele.
I pritani possono essere un mezzo per ampliare la democrazia diretta in certi contesti, ma non credo che siano la giusta risposta per la corruzione.

La normativa nazionale sulla raccolta firme e sulla democrazia diretta in Italia disattende clamorosamente le raccomandazioni di un’organizzazione internazionale come il Consiglio d’Europa. Come pensate di rimediare a tale mancanza?
Ci siamo appena scontrati con la normativa per la raccolta firme, a dir poco ottocentesca!  Non abbiamo come movimento elaborato una piattaforma programmatica su questo punto, ma sicuramente c’è da semplificare ed aggiornare alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie!

Al pari del M5S di Grillo, anche Fare per Fermare il Declino propone la completa sostituzione della classe politica. Qualora questo obiettivo fosse raggiunto, qual è la garanzia che la nuova classe dirigente si comporti in modo consapevole e lungimirante? Che meccanismi pensate di introdurre per garantire un corretto ed equilibrato funzionamento del sistema?
Una sola parola: trasparenza. Non è possibile garantire la selezione ex-ante, ma è possibile dissuadere i comportamenti inaccettabili, grazie alla trasparenza ed ai controlli ex-post.

Una delle giustificazioni utilizzate degli oppositori alla democrazia diretta è di considerare il popolo incompetente e di non essere in grado di riconoscere il bene comune. Questo è quanto emerso nei Consiglio comunali di Trento e di Rovereto nel corso delle recenti discussioni per l’eliminazione del quorum nei referendum locali e per la riduzione degli ostacoli alla raccolta delle firme per promuoverli. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non ti sembra un’affermazione arrogante ancor prima che priva di fondamento?
Sicuramente credo che il popolo non sia affatto incompetente e che anzi, spesso capisca certe situazioni meglio di chi lo governa. D’altra parte credo anche che gli strumenti di democrazia indiretta siano importanti, perchè garantiscono, soprattutto quando funzionano in modo corretto e virtuoso, stabilità  e selezione di una classe dirigente competente. Non credo affatto a suggestioni neo-proletarie del tipo “le casalinghe e gli operai al potere”. La società è complessa, gestire la macchina dello stato richiede competenze, ed è anche necessario affidarsi a persone competenti che sappiano dominare la complessità. Gli strumenti di democrazia diretta sono d’altro canto essenziali, per portare avanti istanze a cui la classe politica non dà risposte, oppure su temi specifici, che non facevano magari parte dei programmi dei partiti eletti, e sui quali è bene che si esprimano direttamente i cittadini. Questo discorso, non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma per ribadire che credo occorra assoluto equilibrio tra le due forme.
Sono assolutamente a favore dell’iniziativa Quorum Zero, mentre ritengo importante la presenza di forme di “sbarramento” per evitare un abuso di questi strumenti anche da parte di chi non ha alcun seguito nella società civile. L’obbligo di raccolta firme nasce storicamente proprio con questo intento, ma credo, come detto prima, che vada aggiornato nelle procedure alle nuove tecnologie. E’, ad esempio, ridicolo nel 2013 dover andare in ogni comune della provincia (per non parlare della numerosità di questi comuni, ma qui apriremmo un altro capitolo…) per raccogliere i certificati elettorali cartacei. Possibile che non esiste modo di averli centralizzati e via web?!

In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, la quale è in attesa di essere discussa dal Parlamento. Questa risulta essere una delle proposte più votate anche sul sito Agenda Monti. Qual è la posizione di Fare per Fermare il Declini in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale che si proietta con forza a livello nazionale?
Non possiamo che essere felici dell’impegno che i nostri concittadini dimostrano a livello locale. D’altro canto anche il nostro movimento sta sperimentando proprio tale entusiasmo e coinvolgimento nelle varie iniziative che organizziamo, che in parte smentiscono l’immagine dei trentino e altoatesini come “orsi” che difficilmente si espongono.

Jacopo Zannini: una visione olistica su democrazia e partecipazione

Jacopo ZanniniIn questa intervista è stato il portavoce del circolo Trento di Sinistra Ecologia e Libertà, Jacopo Zannini, a rispondere alle nostre domande. I concetti proposti da Jacopo ci offrono nuovi spunti di riflessione su democrazia e partecipazione poiché considerano realtà geografiche lontane dalla nostra ed epoche storiche che hanno preceduto l’attuale.
Jacopo Zannini ha studiato Scienze Antropologiche alla Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna, e Antropologia della Contemporaneità a quella di Modena e Reggio Emilia. Dopo un’esperienza sul campo in Venezuela di 4 mesi nel 2008 in cui ha analizzato esperienze di partecipazione e conflitto dei Consejos Comunales, ha continuato a maturare interesse per tematiche come partecipazione, conflitto e cooperazione sociale.

Alex: Nella tua esperienza a Cumanà in Venezuela (link a piè di pagina) hai osservato l’attività dei Consejos Comunales istituiti da Chavez. Dal tuo articolo sul sito Cartografare il presente emerge un quadro piuttosto “confuso” della situazione. I Consejos sono un’idea buona per coinvolgere i cittadini e le famiglie dimostrano molto entusiasmo, tuttavia l’ascolto da parte delle autorità è scarso e le dinamiche clientelari tipiche dei partiti al governo sono la normalità. Tutto il mondo è paese?
Jacopo: A volte dicendo che “tutto il mondo è paese” si corre il rischio di fare della semplificazione, ma in effetti alcune dinamiche sociali e politiche anche geograficamente agli antipodi posso mettere in evidenza i limiti che la democrazia rappresentativa sta vivendo, oramai da decenni in tutto il mondo. L’esperienza dei Consejos Comunales venezuelani è stata pensata proprio per valorizzare percorsi partecipativi che spingano i cittadini a occuparsi in prima persona o a influenzare la cosa pubblica. Potremmo dire che la sorgente di questo esperimento è stato il percorso nato con l’esperienza del Social Forum di Porto Alegre, in cui il governo venezuelano ha avuto un forte protagonismo. E’ pur vero che comunque in Venezuela la pratica clientelare anche dopo anni da cui sono stati istituiti i Consejos, come evidenzio anche nella mia etnografia, è molto forte, ma la spinta popolare al cambiamento è comunque interessante. Si può dire che nello stendere la “ley de los Consejos Comunels” lo Stato venezuelano abbia guardato più avanti di altri.
Ma torniamo al panorama mondiale.
Le prime avvisaglie della crisi democratica planetaria sono arrivate dal movimento nato a Seattle alla fine degli anni novanta, movimento che contestava la globalizzazione neoliberista come forma attraverso cui l’economia globale stava trasformando i cittadini del mondo, specialmente quelli dei paese più poveri in sudditi, distruggendo i loro sistemi economici e l’ambiente. Dopo quasi tre lustri e con l’arrivo della crisi strutturale dell’occidente le avvisaglie e le critiche dei movimenti no-global si sono rivelate degli avvertimenti saggi. Così  è arrivato in Europa il regime di austerity che stiamo vivendo e con la crisi economica, il livello democratico ne risente sempre di più. Lo stiamo vedendo anche nel nostro paese che ha inaugurato e consolidato la stagione del “ montismo” l’austerity in salsa italiana. Anche nel nostro paese in risposta a questa crisi oramai chiara sono nati movimenti che stanno tentando di coinvolgere maggiormente i cittadini nelle scelte della politica, insomma la democrazia partecipativa e quella diretta sono sempre più un fetta importante delle proposte d’alternativa di movimenti e percorsi politici che vogliono cambiare il distruttivo modello di società e di economia che viviamo.

Negli ultimi 20 anni seppur con molte contraddizioni e con tensioni dovute alle lotte per il controllo delle risorse petrolifere il Venezuela ha avviato un cammino verso una democrazia sociale e partecipativa. Se a livello locale sono stati istituiti i Consejos Comunales a livello nazionale si sono susseguiti referendum costituzionali, il fallimento di un colpo di stato militare, un referendum indetto per revocare il mandato del Presidente Chàvez ed altro ancora. Una serie di trasformazioni piuttosto impetuose. A distanza di 4 anni come valuti la tua esperienza nel paese di Simòn Bolivar?
E’ stata un’ esperienza che ha sicuramente segnato la mia visione della politica, mi ha  portato a confrontarmi con le reali aspettative di una spinta popolare al cambiamento; al tempo stesso però mi fatto analizzare e toccare con mano le barriere burocratiche e culturali che il capitale sociale e relazionale di una comunità deve vincere quando cerca di produrre “cambiamento”. E’ stata inoltre un’esperienza che mi ha avvicinato maggiormente alla politica intesa come valorizzazione della relazione, come condivisione e come patto sociale che nasce da percorsi tracciati collettivamente.
La crescita democratica sviluppatasi in Venezuela con l’avvento di Chavez è infatti innegabile, ma certo questa deve essere vista come un punto di passaggio, verso  una maggiore consapevolezza e democrazia in un paese che per troppo tempo è stato trattato come  la “depandace petrolifera” degli Stati Uniti.
Chavez nelle sue vittorie ha cavalcato sicuramente anche un nazionalismo “quasi etnico” una sorta di “reazione identitaria” dopo anni di predominio statunitense, ma lo ha fatto senza sfociare in regime autoritario. In Venezuela negli ultimi cinque lustri c è stata sicuramente una centralizzazione della ricchezza, ma vi è stata anche una redistribuzione. Il passaggio ulteriore che auspico per il popolo venezuelano è il superamento del “chavismo”. Quindi al di là delle condizioni di salute di Chavez, è proprio sulla vitalità e le spinte della democrazia venezuelana, tutt’ altro che sopite, che si deve puntare per completare il percorso di una democrazia sempre più genuina. Il miglioramento di molti istituti di democrazia partecipativa attivati nell’epoca chavista non puo’ che essere un obbiettivo per far crescere ulteriormente il giovane ma robusto, spirito democratico dei venezuelani.

Nonostante il peculiare contesto sociale venezuelano credi che alcuni istituti di democrazia diretta introdotti da Chàvez possano essere esportati nel resto del mondo?
Sono da sempre un estimatore della democrazia diretta ma penso che ogni contesto sia particolare, proprio per questo credo che non si possano importare pacchetti di democrazia partecipativa e impiantarli in diversi contesti culturali, a piacimento. L’esempio di altre virtuose esperienze, da noi la più vicina è la Svizzera, deve servire come stimolo ma non si può trapiantare così come è ci sono modelli culturali contrastanti che vanno mediati insomma la conoscenza e il confronto sono il frutto per far nascere esperienze nuove e proficue.

Con la caduta del Muro di Berlino sono svaniti anche i confini netti fissati precedentemente dalle ideologie politiche dominanti. Oggigiorno è estremamente difficile per un cittadino identificarsi in un partito politico e quindi prendere una decisione razionale al momento delle elezioni. Non sarebbe più utile coinvolgerlo direttamente nelle decisioni su questioni concrete?
Come sottolinei bene dopo la caduta del muro e  di questo tempi ci siamo trovati di fronte alla crisi di due ideologie che hanno segnato il novecento, il socialismo reale che è stato il primo a implodere  e il neoliberismo che ha mostrato i limiti strutturali con la crisi pesantissima del 2008 partita dai mutui sub-prime negli Stati Uniti e poi arrivata anche nel Vecchio Continente. La crisi di un’ ideologia non vuol dire la sua automatica fine e noi stiamo attualmente vivendo “i colpi di coda” del neoliberismo. Quindi non credo che si possa parlare di difficoltà di un cittadino di identificarsi in un partito politico perché le ideologie sono finite, probabilmente la difficoltà nasce proprio perché la fine deve ancora avvenire definitivamente. L’influenza di modelli economici anche dominanti culturalmente, ma falliti nei fatti, sta segnando  tragicamente le nostre esistenze. Vanno sperimentate idee nuove e vanno accantonati strumenti superati; senza correre il rischio però di buttare via il bambino con l’acqua sporca confondendo la fine delle ideologie con la fine della idee ciò produrrebbe un’altra catastrofe. Pensare che l’ unico strumento di salvezza siano la democrazia diretta e la partecipazione è altrettanto pericoloso. La democrazia diretta è sicuramente un mezzo per arrivare migliorare la nostra democrazia adesso “in coma”, è fondamentale valorizzare la cultura “partecipativa” coinvolgere i cittadini nelle decisioni ma affianco a questa ci vogliono anche delle idee di fondo da condividere. Intendo dire che sostenere che  dopo la caduta del muro di Berlino e la crisi del neoliberismo destra e sinistra siano delle categorie superate dal mio punto di vista è un errore, la differenza sui i valori su cui si basa la propria vita rimane. La cultura della democrazia diretta dovrebbe essere uno strumento bipartisan, utilizzato da tutti gli schieramenti e non in maniera populistica come spesso accade. La partecipazione e l’intervento dei cittadini dentro la definizione di un programma politico o dentro la sua attivazione devono diventare un percorso naturale di ogni soggetto o realtà che si definisce realmente democratica.

La prosperità di un paese non è solo data dalla qualità delle leggi e della classe dirigente ma soprattutto dal senso civico dei cittadini. Credi anche tu che il cittadino possa acquisire più consapevolezza e più rispetto per le leggi se coinvolto concretamente nei processi decisionali?
Credo che questo sia fondamentale e ancor più importante in un paese come il nostro in cui lo stato è visto, a volte anche a ragione, come distante dai cittadini. Insomma uno sguardo civico va ricostruito dopo il ventennio berlusconiano, che purtroppo ha prodotto germi culturali e politici che, hanno intaccato tutto il nostro paese e noi stessi. Dobbiamo tutti fare una seria analisi sinistra destra o centro che sia per cogliere in questa crisi come l’occasione per espellere quel po’ di berlusconismo che ci è arrivato inevitabilmente. In questi anni i cittadini italiani sono stati presi in giro e si sono anche fatti prendere in giro mettendosi nelle mani di un venditore di fumo, si è prodotta così una pericolosa regressione antropologica. Sicuramente la partecipazione e il coinvolgimento concreto nei processi decisionali dei cittadini può che farli riavvicinare alla cosa pubblica facendoli sentire protagonisti, smarcandoli dall’apatia di consumatori inebriati e poi bidonati.

Nel corso della raccolta delle firme promossa dal comitato di “Più Democrazia in Trentino”, hai dato il tuo sostegno personale organizzando un incontro pubblico in Valle dei Laghi, zona dove le realtà associative hanno promosso interessanti progetti di utilità sociale. A tuo avviso, quali fra gli istituti contenuti nel ddl 328/XIV possono essere recepiti in un contesto di quel tipo?
Associazione Banca del Tempo - seduta in centro la presidente Angelina PisoniLa Valle dei Laghi è un area piuttosto particolare in cui vivono diecimila persone circa, ha una sua particolare territorialità e sicuramente strumenti di democrazia diretta e partecipativa potrebbero stimolarla nel crescere sia da un punto di vista democratico che identitario. La Comunità di Valle è ancora un ente piuttosto fumoso e i sei comuni fanno scudo difendendo le loro competenze. Il livello intermedio inserito dalla provincia per ora  ha sviluppato poca partecipazione, speriamo in futuro. Penso che  eliminare il quorum o quanto meno abbassarlo potrebbe essere un primo passo verso un utilizzo interessante degli strumenti della democrazia diretta.

Pur non essendo presente in Consiglio Provinciale in questa legislatura, SEL ha maturato una posizione riguardo al ddl 328/XIV che si propone di introdurre nuovi strumenti di democrazia diretta? Se sì, quali sono le proposte maggiormente condivise?
Anche al nostro interno abbiamo iniziato un importante confronto, proprio grazie allo stimolo dato dal percorso importante compiuto dal comitato “Più democrazia in Trentino”, sulla questione della partecipazione e della democrazia diretta. La nostra posizione è chiara siamo aperti al coinvolgimento dei cittadini e alla partecipazione, per esempio porteremo avanti la battaglia per l’abbattimento del quorum, che potrà anche essere progressivo ma che punta all’azzeramento proprio perché pensiamo che questo potrebbe sviluppare una “relazione” nuova, attiva e proficua fra i cittadini e la cosa pubblica. Dopo di che rispetto alle proposte siamo interessati anche a quella del referendum propositivo e naturalmente anche a dei percorsi interni alle scuole sulla democrazia diretta. Personalmente sottoscrivo tutte le proposte presenti nel ddl 328/XIV.

Il Pd trentino non sembra ben disposto alle pratiche partecipative basta vedere quanto accaduto nel consiglio comunale di Trento [post ndr e di Rovereto]. Visto che tra Sel e Pd c’è un’alleanza, qual è il terreno comune fra Sel e Pd in tema di democrazia diretta?
Be il terreno comune dobbiamo ancora trovarlo su tante cose con il Pd locale, certo il patto che abbiamo stipulato firmando la carta “Italia Bene Comune” sarà la nostra stella polare. Ma ora come ora i rapporti a livello locale sono ancora piuttosto freddi fra Sel del Trentino e il Pd che fa parte della maggioranza provinciale anche per la presenza di soggetti politici che guardano anzi hanno Monti come punto di riferimento e al suo operato come un esempio. Sel come sapete si pone in alternativa al “montismo”, quindi anche i rapporti locali sono tutti da definire se il Pd si sposterà troppo al centro sicuramente noi non ci faremo trascinare. Dopo di che riguardo la democrazia diretta noi porteremo avanti i nostri punti condivisi dal gruppo locale e cercheremo se ve ne sarà la possibilità di influenzare più possibile il nostro alleato.

Qualora l’iniziativa popolare venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del nostro disegno di legge possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
I percorsi di consolidamento della cultura partecipativa sono complessi, poi in un territorio particolare come il Trentino non sarà facile. Tuttavia la spinta dal basso che avete mosso con il comitato “Più Democrazia in Trentino”, sta intercettando un bisogno che da qualche anno pulsa in parte della società Trentina. Infatti la sorta di logica di fiducia nel “principe vescovo” che ha caratterizzato il percorso di governo di Lorenzo Dellai tramontando dopo che sono venuti a galla dei “punti neri” in quello che per decenni è stato descritto come il “buon governo” della provincia di Trento. Quindi la vivacità e il senso critico di alcuni cittadini, che è stato espresso spesso attraverso comitati che sono nati su questioni importanti come quelle dell’inceneritore o della caserma militare di Mattarello, avrà la possibilità di trovare uno sbocco partecipativo effettivo. Sicuramente se le proposte interne al ddl 328/XIV faranno breccia nel dibattito politico e se  diventeranno in futuro parte della pratica democratica segneranno a fondo il contesto in cui viviamo andando a modificare in maniera proficua anche la visione di un concetto tanto importante per la nostra provincia l’Autonomia.

Links:
L’esperienza dei consejos comunales a Cumanà fra clientelismo e conflitti urbani
di Jacopo Zannini

I consejos del Venezuela: il paradosso del centro
di Jacopo Zannini

Bruno Firmani: favorevole a quorum zero e più partecipazione

Nei giorni scorsi grazie all’aiuto di Elena Baiguera Beltrami siamo riusciti ad entrare in contatto con il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, prof. Bruno Firmani, il quale con celerità e cortesia ha risposto ai nostri quesiti. Anche in questa occasione dobbiamo riconoscere il rispetto e la comprensione che il consigliere ha dimostrato nei confronti dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino. Lo stesso, infatti, era stato l’unico fra i Consiglieri provinciali a presentarsi all’incontro con Bruno Kaufmann, Chi ha paura dei cittadini?, nel settembre scorso.
bruno firmaniBruno Firmani, romano di origini è professore in pensione di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento. E’ stato eletto consigliere nelle fila dell’Italia dei Valori nel 2008. E’ quindi stato nominato Presidente della Giunta delle elezioni, segretario della Prima Commissione permanente nonché componente effettivo della Commissione per i rapporti internazionali e con l’Unione europea. Infine, è attualmente candidato alle nazionali fra le liste di Rivoluzione Civile proprio insieme a Baiguera Beltrami.

Di seguito l’intervista:
Alex: Lei, Cogo (ddl 222/XIV) e Bombarda (ddl 330/XIV), insieme al comitato Più Democrazia in Trentino (ddl 328/XIV), siete gli unici a sostenere l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum provinciali. Ci può indicare il percorso che L’ha portata a maturare la convinzione di rimuovere il quorum?
Firmani: La democrazia diretta ha molti vantaggi, anche se non può risolvere tutti i problemi. L’esistenza del quorum ha consentito di unire i voti contrari ai non votanti e questo ha costituito un vulnus per la democrazia ed ha permesso evidenti abusi. Anche l’assenza del quorum può creare qualche problema, ma certamente immensamente minore della normativa attualmente in vigore. Un evento interessante, da questo punto di vista, è stato rappresentato dagli ultimi referendum costituzionali. In quanto tali non era previsto alcun quorum, ma proprio questo fatto ha spinto la maggioranza degli elettori ad andare a votare.

D. Diverse organizzazioni internazionali raccomandano sia ai governi nazionali che a quelli locali di introdurre misure di partecipazione dei cittadini. In particolare il Consiglio d’Europa – istituzione composta da 47 paesi – si è espresso per la rimozione dei quorum nel referendum e per l’abbattimento degli ostacoli per la raccolta delle firme. Un adeguamento della normativa nazionale è francamente utopico mentre invece a livello locale ci si potrebbe aspettare qualcosa di più. Nonostante ciò solo 3 consiglieri su 35 sono a favore di misure tanto auspicate per la democratizzazione delle istituzioni provinciali. Come mai i rappresentanti politici trentini sono così legati ad un assetto storicamente superato e ostile alle tendenze innovatrici?
R. Questa domanda andrebbe posta agli altri 32 consiglieri. Io potrei soltanto immaginare i motivi di questi comportamenti, ma potrei anche essere facilmente smentito dagli interessati. Credo che la cosa più semplice sia quella di lasciare ogni persona sola di fronte alle proprie responsabilità e vedere poi come si comporta.

D. Quali sono le altre proposte contenute nel ddl 328/XIV che lei intende appoggiare?
R. In generale sono favorevole ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche: Svizzera docet. I tempi ormai strettissimi che ci separano dalla fine della legislatura impongono di scegliere di ottenere qualcosa subito. In questo caso occorre concertare con le altre forze politiche e verificare cosa sono disposte a concedere.

D. Quali sono le proposte del ddl 328/XIV che lei non condivide e per quale ragione?
R. Ripeto, sono generalmente favorevole alla partecipazione popolare nelle decisioni politiche. Sarebbe ragionevole cercare di una sintesi unificante.

D. La proposta di deliberazione comunale Quorum Zero discussa a dicembre in seno al Consiglio comunale di Trento è stata interpretata negativamente con un’inutile riduzione del quorum di partecipazione ed un innalzamento significativo degli ostacoli per la raccolta delle firme. Visto che i partiti al governo sono gli stessi, di questo passo a livello provinciale si corre il rischio di peggiorare la LP 3 del 5 marzo 2003 anziché di accogliere le istanze progressiste del ddl 328/XIV. Una delle possibili soluzioni per evitare spiacevoli sorprese è quella di rimandare la trattazione finale del ddl agli eletti della prossima legislatura sperando di trovare consiglieri più aperti alla transizione democratica. E’ una soluzione percorribile?
R. Direi, visti i tempi di questa legislatura, che si tratta di una soluzione quasi inevitabile.

D. L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo implica un sistema politico in cui il popolo è detentore dell’autorità politica suprema, vale a dire appunto che la sovranità dello stato appartiene al popolo. Per avvalorare questa ipotesi il popolo – quando lo ritenesse opportuno – dovrebbe essere nelle condizioni di esercitare tale sperata sovranità direttamente, per esempio mediante la conferma di leggi (ref. Confermativo) proposta di leggi e la sua approvazione diretta (ref. Propositivo o iniziativa popolare). Nei fatti però il popolo italiano sia a livello nazionale che a livello locale può proporre ed approvare nuove leggi solo in forma indiretta. Al massimo può abrogarle. Storicamente le battaglie per i diritti politici sono state tra le più difficili e cruente e solo a distanza di anni si è compreso pienamente il valore delle conquiste. Cosa dobbiamo fare per mettere in pratica il principio della volontà popolare con mezzi democratici?
R. Le leggi di iniziativa popolare ed i referenda sia abrogativi che propositivi sono da considerare un utile strumento di democrazia. Non il solo, però molto utile. Alcune norme, che per bassi motivi clientelari sono bloccate qui in Italia, potrebbero essere rapidamente approvate se si interpellassero i cittadini.

D. I 10 referendum sardi (abrogativi e consultivi) ed il referendum della Valle d’Aosta – il primo referendum propositivo di successo nella storia italiana – ci evidenziano come i cittadini siano in grado di proporre e prendere decisioni altrimenti difficilmente realizzabili in un regime di democrazia rappresentativa puro. Questo fa ben sperare per miglioramenti normativi futuri anche se c’è il rischio piuttosto elevato di una risposta reazionaria da parte dei partiti. A Suo avviso, quale tendenza prenderà il sopravvento a seguito delle prossime elezioni? Lo sviluppo ed il consolidamento dei diritti politici o il continuo distacco della casta dal popolo?
R. Alla luce della incertezza politica del momento attuale, a queste domande è impossibile rispondere se non si è in possesso di capacità divinatorie.

D. La sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari della Consulta per abrogare il Porcellum e la successiva scelta dei partiti di mantenere l’attuale legge elettorale, non è certo un buon viatico per le prossime elezioni. L’impotenza e la frustrazione del popolo non rischiano di minare la convivenza civile e il capitale sociale degli italiani?
R. Secondo me la tremenda crisi economica, sociale e finanziaria rischia di far precipitare il nostro Paese in un baratro profondissimo, più delle decisioni della Consulta.

D. Nella British Columbia dei cittadini estratti a sorte con il supporto di alcuni tecnici avevano scritto una nuova legge elettorale poi sottoposta a referendum. Altri esempi di notevole successo prodotti demosortecrazia esistono in Islanda, Australia e USA. Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani al fine di dare pareri apartitici sia su politiche pubbliche sia sull’operato delle società controllate e/o partecipate della provincia. Un sogno che si può realizzare?
R. Se dipendesse soltanto da me, questo sogno sarebbe vicino alla sua realizzazione.

D. L’IdV ha fatto ampio ricorso agli strumenti di democrazia diretta nazionali. Simultaneamente però il proprio leader Antonio di Pietro – in modo similare a Grillo – si ritiene che accentri eccessivamente il potere su di sé. Le due situazioni non Le sembrano incongruenti?
R. E’ sbagliato supporre che Antonio Di Pietro accentri su di sé troppo potere. Questa domanda manifesta, purtroppo, una certa dose di superficialità, se non malafede. E’ triste constatare che anche coloro che si definiscono “popolo sovrano” non sono indipendenti e soffrono degli stessi mali dei politici di professione.

Riccardo Fraccaro su democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Tra i vari politici e i candidati alle prossime elezioni che abbiamo contattato nei giorni scorsi, Riccardo Fraccaro è stato il più celere a rispondere alle nostre domande. Riccardo oltre che essere membro costituente del comitato di Più Democrazia in Trentino è anche candidato alle prossime elezioni nazionali nelle fila del Movimento 5 Stelle. Di seguito domande e riposte dell’intervista:

Riccardo FraccaroAlex: Il 12 gennaio 2012 sei stato uno dei 12 costituenti del comitato civico apartitico Più Democrazia in Trentino. Quali erano le motivazioni che ti hanno spinto ad aderire al comitato? Come giudichi il lavoro che è stato fatto fino a questo punto? Condividi tutti i punti della proposta?
Riccardo:
La mia adesione al comitato è stata spontanea e naturale. Non potevo certo sottrarmi nel dare un contributo ad un progetto che aveva e che conserva tuttora l’aspirazione a promuovere la partecipazione e la democrazia diretta: quelli chi io ritengo essere gli elementi più importanti per migliorare la società in cui viviamo. Voi un giudizio onesto su questa esperienza, su quanto il comitato ha prodotto: la proposta emersa è meravigliosa. E’ sempre incredibile osservare quali risultati si possono ottenere con la compartecipazione delle idee; quali competenze possono emergere in un contesto democratico di lavoro…..chi non ne a mai fatto esperienza non può nemmeno immaginarlo. L’unico elemento che mi trova contrario è la previsione di quote rosa per la composizione dei Pritani, semplicemente perché non necessaria. Dalla mia esperienza nel M5S quando c’è democrazia diretta reale la componente femminile viene eletta naturalmente senza bisogno di quote garantite. Questa prassi è nata in seno alla nostra classe dirigente perché ingessata e falsamente democratica, precludendo un vero apporto spontaneo dalla base nella scelta dei rappresentanti.

Come credi che ne uscirà il disegno di legge di iniziativa popolare dalla discussione in Consiglio provinciale? A prescindere dal risultato finale prodotto dall’elaborazione del Consiglio, credi che il comitato di Più Democrazia in Trentino debba proseguire la sua esperienza?
Se devo basarmi su quanto avvenuto a livello comunale con l’iniziativa Quorum Zero a Trento, il disegno di legge di iniziativa popolare incontrerà consiglieri provinciali capaci di grandi discorsi farciti di ipocrisia sull’importanza della partecipazione dei cittadini e sulla democrazia, salvo poi trovare qualsiasi pretesto per limitarne l’espressione, che in realtà si leggono come un istintiva paura di perdere il potere. Quindi sarebbe una grave perdita se di fronte a questa prospettiva il comitato interrompesse la sua opera di promozione e sensibilizzazione. La proposta di legge è solo il primo importante passo di un lungo cammino.

Per poter sostenere la tua candidatura alla Camera hai dovuto raccogliere le firme a sostengo della lista. Ritieni che la procedura per la raccolta delle firme possa essere semplificata al fine di favorire la partecipazione dei cittadini adeguandola così alle modalità indicate nell’Iniziativa dei Cittadini Europei?
Non voglio lamentarmi per gli sforzi irragionevoli e gli ostacoli burocratici che nell’epoca di internet si richiede a un cittadino per candidarsi alle politiche se non fai parte di un partito al potere, ma mi limiterò a riportare la frase che mi sono sentito dire dagli impiegati degli uffici elettorali in giro per il Trentino: per favore, se mai andrete su, cambiate la legge elettorale, non è possibile dover fare tutte ‘ste carte nel 2013!

Negli ultimi anni ci siamo stati abituati a sopportare una classe politica con uno spessore etico prossimo alla zero. Altro che Quorum Zero! Inoltre, storicamente, in differenti contesti sociali, tutti coloro che inizialmente erano favorevoli ad un ampliamento degli istituti di democrazia diretta, una volta che sono andati al potere hanno cambiato idea al fine di perseguire con più efficacia i propri interessi personali e di partito. Perché i candidati del M5S dovrebbero avere qualcosa di diverso rispetto agli altri rappresentanti politici che si sono conformati all’attuale sistema?
I candidati del M5S sono esseri umani e come tali non indifferenti a vizi, difetti, incongruenza. La cosa che li rende unici nel panorama italiano è la loro provenienza. Non conoscono gruppi di interesse, lobby, amici che gli danno una spinta, non devono garantire favori a nessuno, non hanno dovuto fare militanza presso un partito e scendere a compromessi per arrivare nelle prime file. E questo li rende liberi di poter fare il bene dei cittadini prima che quello dei pochi portatori di interessi.

In linea teorica il M5S sostiene i principi della democrazia diretta. Tuttavia il M5S – prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber – si fonda su un concetto di legittimità del potere di tipo carismatico dove il leader, Grillo in questo caso, ha una missione eroica da compiere al quale tutti si adeguano con fascinazione ed ammirazione. Questa situazione controversa che mescola emotività nel seguire il leader salvifico e razionalità nel proporre soluzioni concrete, se da un lato può stravolgere le regole del potere esistente dall’altro può portare al nulla o a delle derive democratiche. A grandi linee questa è anche la critica mossa dal Pd. Trovi che sia un’analisi troppo estrema?
Prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber, il M5S si fonda su due poteri:
1)   Quello legale-razionale che poggia sul diritto a rappresentare i cittadini da coloro che sono chiamati dalla società civile. E questo potere spetta esclusivamente ai candidati del M5S, cittadini incensurati che credono nella democrazia diretta, nella politica come impegno civile e lo dimostrano con uno stipendio allineato alla media degli stipendi nazionale, con la non cumulabilità delle cariche e il divieto di fare più di due mandati;
2)    Quello carismatico di Grillo che serve solo a rompere gli schemi rigidi e parassitari del sistema informativo e politico nazionale. E’ la testa d’ariete che rompe le mura delle istituzioni per far entrare i cittadini, nonché il garante delle poche regole di condotta degli eletti. Il suo ruolo politico finisce lì, come testimoniato dalla attività del M5S in tutte le istituzioni in cui siamo presenti. Questa sinergia, questo metodo è la vera rivoluzione che il MoVimento porta con se. Certo in un sistema democratico non se ne sentirebbe il bisogno, ma attualmente questo connubio è indispensabile per dare spazio a chi non ne avrebbe avuto, non per demeriti, bensì perché coraggiosamente fuori dal sistema.

I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti non sono considerati. Paradossalmente con il premio di maggioranza i non votanti è come se votassero per la maggioranza pur non avendo votato per nessuno. Questo invece non avviene con il referendum con il quorum al 50% dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Pur essendo questo un palese freno alla partecipazione, l’Italia con i propri enti territoriali non si adegua agli standard democratici degli altri paesi occidentali. Quali sono a tuo avviso le ragioni a questa ostinazione?
Concentrazione del potere, arroganza, arricchimento personale, corruzione, interessi lobbistiche da tutelare, paura della volontà popolare, individualismo, disonestà intellettuale.

Cosa ne pensi dell’idea di Flores d’Arcais di attribuire i seggi dei parlamentari eletti solo in proporzione del numero dei votanti e sorteggiare il resto fra coloro che non si sono recati alle urne? D’altra parte in linea teorica se un cittadino non trova nessun candidato di suo gradimento (o che qualsiasi candidato sia comunque influenzabili da chi lo appoggia) potrebbe preferire che il proprio rappresentante venga estratto a sorte così da avere la garanzia che questo non sia sottomesso all’influenza di nessun partito o gruppo di potere. Troppo utopica come idea? In quali contesti utilizzeresti i meccanismi propri della demosortecrazia?
La democrazia delegata priva di strumenti reali di democrazia diretta ha distorto il significato originario della rappresentanza popolare. La realtà in cui viviamo è così disabituata alla democrazia che appare sconcertante come nell’antica Atene era consentito ai cittadini accedere alle cariche istituzionali mediante sorteggio. Ricordo inoltre il sistema ad estrazione viene utilizzato nei paesi anglosassoni per selezionare la giuria che giudica i processi. Io credo che questa prassi possa trovare un applicazione positiva nella prassi istituzionale del Paese se abbinata alla democrazia diretta a quella rappresentativa in quanto evita clientelismi come anche l’immorale mercato dei voti e delle poltrone. Del resto il disegno di legge di iniziativa popolare presentato dal comitato va positivamente in questa direzione con l’istituzione dei Pritani.

Insieme a Elisa Filippi (che abbiamo intervistato e dalla quale siamo in attesa di risposte) tu sei uno dei candidati più giovani in lista fra le varie fazioni in campo. Per prepararti alla campagna elettorale hai chiesto un part-time. Un bel rischio di questi tempi in cui il lavoro scarseggia. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a questa decisione? C’è qualcuno che ti ha spinto e ti ha appoggiato in questa impresa?
La democrazia richiede per funzionare due cose essenziali: libertà di informazione e partecipazione. Attualmente entrambe scarseggiano, ed in alcuni casi sono completamente assenti. Chiunque voglia contribuire, fare la sua parte per cambiare le cose, deve necessariamente rischiar qualcosa, mettere qualcosa di suo. Io ci sto provando come molti altri……e poi nella vita bisogna fare qualcosa di folle ogni tanto, altrimenti che noia!!!

Se dovessi essere eletto quali saranno le tue prime cinque proposte? Qualora non fossi eletto continuerai ad occuparti di politica?
Le prime 5 proposte se dovessi essere eletto: quelle che i cittadini iscritti al MoVimento mi chiederanno di proporre. Le mie priorità personali sono (ma valgono uno): sostegno alle PMI; reddito di cittadinanza garantito; referendum propositivo ed abrogativo senza quorum; abolizione dei monopoli di fatto; informazione libera. Per rispondere alla seconda domanda: per me fare politica significa anche fare parte di un comitato per la democrazia diretta apartitico, quindi la risposta è sì.

Lettera ai consiglieri provinciali

Di seguito la lettera inviata la sera del 4 gennaio ai funzionari della Prima Commissione del Consiglio Provinciale e chiedendo che sia reindirizzata al Presidente della commissione ed ai consiglieri provinciali:

Consiglio provinciale di TrentoTrento, 3 gennaio 2013

Illustrissimo Presidente della Prima Commissione
Sig. Renzo Anderle
Gentili consiglieri ed egregi consiglieri provinciali

Oggetto:
LISTA ESPERTI PER TRATTAZIONE DDL n.328/XIV

Nel 2013 riprenderà la trattazione in Prima Commissione sul ddl di iniziativa popolare n.328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”, e dei ddl di iniziativa consiliare n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330/XIV.

La trattazione non concerne solo l’ovvietà del principio di partecipazione diretta dei cittadini come espresso nella Costituzione e nei principi fondanti delle istituzioni della comunità internazionale. L’attenzione in questo frangente si riferisce alla forma concreta delle procedure affinché la partecipazione di trentini e trentine sia tangibile e consistente. C’è bisogno di passare dalle parole ai fatti avvalorando così l’ipotesi che i rappresentanti non hanno paura di condividere il loro potere con cittadini.

Con la presente vorremmo offrirvi qualche suggerimento per indirizzare il dibattito e rendere più efficace l’attività legislativa a beneficio diretto dei cittadini. Di fronte a voi si presenta un’occasione per mutamento sistemico a favore di uno sviluppo e di un consolidamento dei diritti politici garantiti dalle istituzioni dell’Autonomia trentina. Tale situazione deve essere affrontata non solo con una visione aperta ed olistica ma anche con chiaro e rigoroso approccio razionale.

L’analisi concettuale non può essere circoscritta all’ambito interno del Consiglio ed alle convinzioni dominanti dei partiti ma va estesa anche agli intellettuali che si confrontano con competenza nella ricerca scientifica. Allo stesso modo c’è la necessità di coinvolgere la collettività, la quale non è rappresentata solo dai consueti portatori di interessi che ingessano la transizione verso una società dinamica e moderna. Di fronte a voi vi è l’opportunità di coinvolgere anche i portatori di idee ed i cittadini comuni che contribuiscono alla prosperità della nostra comunità ma che raramente vengono interpellati.

C’è un crescente numero di studiosi di livello internazionale che con le loro ricerche hanno dimostrato empiricamente gli effetti positivi sulla politica determinati da strumenti di democrazia diretta accessibili ai cittadini, i quali integrano con utilità il sistema di democrazia rappresentativa. E’ comprovato infatti come un sistema di democrazia diretta avanzato si traduce in un miglioramento degli indici in termini di efficienza del funzionamento della pubblica amministrazione, livello di conoscenza e consapevolezza dei cittadini, riduzione dell’evasione fiscale, qualità dei servizi pubblici, indebitamento dell’ente pubblico, tutela dell’ambiente, freno alla speculazione edilizia, libertà di informazione ed altro ancora.

Mancano pochi mesi al termine della legislatura ma crediamo che questi siano sufficienti per compiere un ultimo sforzo cercando di imparare da altri le migliori pratiche di governo che esistono nel mondo. Abbiamo bisogno di allargare i nostri orizzonti e di provare ad imparare ad affrontare le sfide in un modo diverso da quello che siamo stati abituati ad utilizzare. Il mondo è disseminato di esempi innovativi che sono ampiamente documentati sia centri di ricerca che da istituzioni governative ed organizzazioni internazionali. Uno dei più significativi è proprio qua vicino a noi, la Svizzera.

Proponiamo quindi una brevissima lista di esperti svizzeri riconosciuti a livello europeo per l’eccellenza del loro pensiero, i quali possono essere ascoltati in udienza dai consiglieri al fine di elaborare un nuovo testo di legge per sostituire la legge provinciale n.3 del 5 marzo 2003. Nell’ambito di questo confronto per una riforma degli istituti di democrazia diretta, confidiamo naturalmente che il Consiglio segua la traccia segnata dal disegno di legge di iniziativa popolare n°328/XIV promosso dal comitato Più Democrazia in Trentino e sottoscritto da 4.000 trentini.

Di seguito la lista degli esperti da noi suggeriti:

  • Gebhard Kirchgässner, il quale nei suoi saggi ha enfatizzato la sua attenzione sugli effetti della democrazia diretta sulla politica fiscale e sulla spesa pubblica dimostrando come il voto popolare su questioni finanziarie facilita un maggiore controllo della spesa pubblica e la creazione di un surplus finanziario.
  • Matthias Benz e Alois Stutzer, che hanno approfondito la ricerca sulla relazione causale tra partecipazione popolare e la consapevolezza dei cittadini. Dibattiti pubblici su questioni concrete favoriscono una migliore informazione e quindi un livello superiore di conoscenza rispetto ad una discussione inerente la politica rappresentativa.
  • Andreas Gross, parlamentare svizzero e membro del Consiglio d’Europa, istituzione costituita da 47 stati ed i cui componenti hanno sancito in più occasioni la necessità di rimuovere i quorum di partecipazione nonché gli ostacoli eccessivi ed i termini troppo brevi della raccolta delle firme.
  • Barbara Perriard, responsabile della Sezione dei Diritti Politici della Cancelleria Federale Svizzera situata a Berna.
  • Bruno Kaufmann, giornalista, politologo e presidente dell’Istituto per il Referendum e l’Iniziativa. E’ tra l’altro coauture – insieme a Nadja Braun e Rolf Büchi – della Guida alla Democrazia Diretta che è stata inviata ai consiglieri provinciali nel mese di novembre nonché collaboratore di Presenza Svizzera, del Dipartimento Affari Esteri della Confederazione Elvetica.
  • PS. Nella seduta del 26 marzo 2013 è stato aggiunto il nome di Gianni Buquicchio, presidente della Commissione di Venezia che ha scritto Code of good practice on referendums CLIK PER LEGGERE POST

Abbiamo già avuto conferma da parte di Bruno Kaufmann, il quale ha dato la propria disponibilità al fine di relazionarsi direttamente con gli Uffici provinciali competenti per organizzare la sua presenza e quella di altri esperti. Qualora il Consiglio e coloro che lo rappresentano manifestassero l’interesse per una loro convocazione, i membri del comitato saranno lieti di mettervi in contatto con lo stesso.

Ringraziando anticipatamente per il Vostro impegno al servizio della comunità trentina, porgiamo distinti saluti.

Alex Marini
Primo firmatario del disegno di legge di iniziativa popolarePiù democrazia in trentinoLETTERA AI CONSIGLIERI IN FORMATO PDF
L’articolo pubblicato su L’Adige – Cronaca della Provincia, pg.14