Intervista a Mario D’Alterio, candidato Sindaco alle comunali di Pergine per il M5S

Mario d'AlterioMario D’Alterio è originario di Pomezia in provincia di Roma e dal maggio 2011 risiede in Trentino insieme alla moglie ed alle tre figlie. Graduato dell’Esercito impiegato presso il Comando Militare Esercito Trentino Alto Adige. Mario ha concorso alle recenti parlamentarie risultando terzo nella lista dei candidati alla Camera dei Deputati ed è ora il candidato Sindaco al Comune di Pergine per la lista Movimento 5 Stelle.
Mario è un “grillino” della prima ora. Dal dicembre 2007 è iscritto al meetup di Pomezia mentre successivamente è stato uno dei fondatori dell’associazione “Grilli Pometini”. Nell’ambito del lavoro di questi due gruppi ha partecipato a diverse iniziative sia a livello locale che nazionale, le quali hanno permesso al M5S di ottenere un seggio al Consiglio Comunale di Pomezia nel 2011.
Nel gennaio 2012 è stato uno dei costituenti del comitato di Più Democrazia in Trentino.

Quali sono state le motivazioni personali che ti hanno portato condividere le proposte contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare n. 328/XIV?
Le motivazioni sono le stesse per le quali mi sono prodigato negli anni passati: difesa e ampliamento degli strumenti per una Vera Democrazia Diretta.

A tuo avviso quali sono le innovazioni più significative della proposta di legge e perchè?
Oltre alle proposte concrete presenti nella proposta di legge, credo fermamente nei principi e nei valori che ne hanno stimolato la promozione. In primis il concetto di “sovranità popolare” che viene perseguito attraverso la sua piena e valida attuazione.

Se le istanze promosse dal comitato di Più Democrazia in Trentino fossero accolte dal Consiglio Provinciale in che modo le nuove regole potrebbero incidere sul modello clientelare del politico-padrone vigente in Trentino?
Sicuramente questo sistema di politica padrona e clientelare subirà un forte (e forse decisivo) colpo, a beneficio della collettività, che tornerà ad essere partecipe ed incisiva nelle scelte che la riguardano direttamente.

Credi che tutte le proposte possano essere concretamente applicabili a livello comunale ed in particolare in un comune dalle dimensioni come quello di Pergine Valsugana?
Certo, taluni punti debbono solo essere adeguati per il livello comunale, per il resto è tutto già applicabile anche a Pergine. Serve solo la volontà amministrativa affinché questo avvenga. Io e tutto il gruppo del M5S ci adopereremo per raggiungere questo obiettivo anche a livello comunale.

Potresti fare degli esempi concreti di decisioni politiche in merito alle quali cittadini potrebbero intervenire grazie agli strumenti di democrazia diretta in una realtà come Pergine?
I cittadini devono avere la possibilità di intervenire e indirizzare le scelte amministrative, nonché hanno il diritto di essere informati su tutto. Alcuni esempi: il bilancio partecipato, dove si può destinare parte dei fondi a disposizione del comune per opere, servizi e/o interventi decisi a maggioranza dalla cittadinanza; opere pubbliche partecipate, dove la popolazione può decidere se ci sono delle opere pubbliche da realizzare e quali, oppure se approvare o meno quelle già progettate dalla giunta; sito istituzionale aperto, trasparente e partecipato, dove si creano gli spazi virtuali per una informazione trasparente e chiara, per il giudizio dei cittadini sulle decisioni dell’amministrazione comunale (quindi ad es. pubblicazione atti con possibilità di commento), e per le proposte, le idee e le segnalazioni varie dei cittadini.

Come gruppo M5S avete inserito alcune delle proposte contenute nel ddl 328 nel programma elettorale comunale?
Certo. In 4 punti:
1. Attuare la massima trasparenza;
2. Ampliare gli strumenti di democrazia diretta e partecipazione popolare;
3. Ottimizzazione del sito internet comunale;
4. Semplificazione normativa.

Tra le priorità della vostra lista risulta esserci anche la riforma dello Statuto ed il rafforzamento degli istituto di democrazia diretta?
Sicuramente questo aspetto rappresenta una delle nostre priorità.

Nei prossimi mesi il M5S si troverà ad avere dei consiglieri in Consiglio Comunale. Avete idea di quali saranno le proposte prioritarie nei confronti delle altre forze politiche per un percorso condiviso verso un rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta?
Presenteremo proposte in linea con il nostro programma e con la legge di iniziativa popolare n. 328/XIV .

Altro da aggiungere? Speranze sul futuro democratico di Pergine e del Trentino?
Concludo con l’auspicio che le nostre proposte trovino piena condivisione tra le altre forze politiche, e soprattutto con la speranza di vedere presto la loro piena applicazione.

Intervista a Giuseppe Facchini candidato alle comunali di Pergine per i Verdi

Giuseppe FacchiniGiuseppe Facchini dal 2009 è stato il presidente del Consiglio comunale di Pergine Valsugana. Lo sarà ancora per qualche giorno in attesa delle elezioni che avranno luogo il 26 maggio per la rielezione del Sindaco e del Consiglio Comunale dopo le dimissioni del Sindaco stesso e lo scioglimento anticipato decretato il 22 febbraio dal Presidente del Consiglio Provinciale.
Nella primavera del 2012 Giuseppe, insieme a Flora Silvestri, Fabio Gottardi, Rinalda Simeoli, Michelina Chiodo, Diego Albertini e Anna Broll dell’Associazione per l’Ecologia ed il gruppo dei Verdi di Pergine Valsugana aveva contribuito alla raccolta delle firme a sostegno del disegno di legge di iniziativa popolare n.328/XIV.
A distanza di un anno da quel momento di impegno civile lo intervistiamo per raccogliere le sue considerazioni e per verificare se alcune delle istanze di del ddl 328 – che peraltro è ancora in attesa di essere discusso in Consiglio Provinciale – sono al centro del dibattito nella campagna elettorale per il rinnovo delle cariche comunali.

Quali sono state le motivazioni personali che ti hanno portato ad appoggiare il disegno di legge di iniziativa popolare n.328/XIV?
Ho sempre creduto nella necessità di allargare le forme di partecipazione e di democrazia, sono parole che non corrono il rischio di essere abusate e non ci si deve mai stancare di lavorare su questi temi, non solo per attenuare il distacco tra il cittadino e la politica ma proprio per una necessità della persona che deve essere protagonista nella gestione del bene pubblico. Il fatto poi di essere essa stessa una proposta che nasce come iniziativa popolare la rende particolarmente attraente e coerente con quanto si vuole proporre. Quando parlo di partecipazione dei cittadini mi riferisco in certe tematiche anche ai bambini e ai ragazzi, come tutto il lavoro svolto in qualità di Assessore nel progetto “Pergine città dei bambini”.

A tuo avviso quali sono le innovazioni più significative della proposta di legge e perchè?
La partecipazione attiva su opere o interventi di grande impatto sia esso sociale, economico o ambientale è rivoluzionaria in senso ovviamente positivo come anche l’aiuto economico a chi vuole proporre il rimborso delle spese che chi promuove un referendum o una iniziativa popolare; la democrazia ha un costo ed è corretto che questo non gravi esclusivamente su chi vuole allargare la partecipazione dei cittadini. Ma tutto quanto contenuto nella proposta è positivo e soprattutto realizzabile, non è demagogia ma sono proposte concrete.

Se le istanze promosse dal comitato di Più Democrazia in Trentino fossero accolte dal Consiglio Provinciale in che modo le nuove regole potrebbero incidere sul modello clientelare del politico-padrone vigente in Trentino?
Le nuove regole incidono proprio perché il politico sarà maggiormente affiancato dai cittadini che lo controllano e lo spronano ad operare in modo lineare e corretto.

Credi che tutte le proposte possano essere concretamente applicabili a livello comunale ed in particolare in un comune dalle dimensioni come quello di Pergine Valsugana?
Si, alcune devono essere verificate e calate nella dimensione comunale, magari anche a livello sperimentale.

Potresti fare degli esempi concreti di decisioni politiche in merito alle quali i cittadini potrebbero avvalersi di strumenti di democrazia diretta in una realtà come Pergine?
Penso al progetto di riqualificazione ambientale e turistico di San Cristoforo poi respinto dal Consiglio Comunale, se fosse stato vagliato da un punto di vista di partecipazione dei cittadini, sarebbe stata tutta un altro cosa. Su questo e altri temi strategici gli strumenti di democrazia diretta potranno svolgere un ruolo importante.

Sono state presentate le liste ed i nomi dei candidati sindaci per le elezioni del 26 maggio. Nella lista dei Verdi figura anche il tuo nome. Come gruppo dei Verdi avete inserito alcune delle proposte contenute nel ddl 328 nel programma elettorale comunale?
Noi crediamo nella partecipazione alla gestione pubblica della nostra città, con sobrietà, nella salvaguardia dell’ambiente e dei diritti umani, nella difesa del lavoro e della salute e altro; sono principi che non si possono barattare con nessun accordo politico e vogliamo che essi entrino a far parte  del quotidiano di tutti i cittadini e del Comune. Proponiamo osservatori specifici, forum, incontri informativi e formativi in modo da rendere amministratori e cittadini più consapevoli di scelte e priorità. Altresì vogliamo promuovere un percorso di avvicinamento all’esperienza del bilancio partecipativo con progetto di corresponsabilità. Anche alcune riunioni del Consiglio Comunale, seppur non ufficiali, potrebbero essere organizzate in realtà diverse, nelle frazioni o in luoghi importanti per certe scelte, strategici.
Dobbiamo inoltre investire nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per rendere sempre più efficienti i procedimenti amministrativi interni e offrire nuovi servizi. Dobbiamo investire meno nelle grandi opere e più nelle piccole cose che invece per i cittadini sono grandi. In ogni caso vi è l’impegno nel perseguire a livello comunale quanto proposto nel ddl 328.

Il Partito Democratico a livello provinciale è contrario all’adeguamento degli istituti di democrazia diretta agli standard indicati dal Consiglio d’Europa. I consiglieri PD hanno peraltro ignorato il ddl di iniziativa popolare non prendendo in considerazione gli spunti offerti dal comitato a distanza di un anno dall’inizio della raccolta delle firme. Visto che a livello comunale l’alleanza con i Verdi potrebbe rivelarsi decisiva per il successo del PD stesso, tra le priorità del PD locale risulta esserci anche la riforma dello Statuto ed il rafforzamento degli istituto di democrazia diretta?
A livello locale il rapporto con il Pd è ottimo e questo può spianare la strada su iniziative comuni su questi temi. Credo che troveremo insieme le modalità per rafforzare lo Statuto negli istituti di democrazia diretta attraverso i lavori della Commissione e del Consiglio Comunale. Lo Statuto comunale prevede già attualmente una serie una serie di strumenti di partecipazione per i cittadini frutto anche dell’impegno dei Verdi su queste tematiche quali referendum, proposte, interrogazioni, interpellanze, rappresentanti frazionali, consulte di zona, consulte permanenti per giovani, anziani, stranieri, incontri pubblici, commissione di valutazione dei servizi pubblici.

Oltre al gruppo di cittadini sopra indicati, Matteo Savastano e Silvia Alba, hanno collaborato alla raccolta delle firme per migliorare la democrazia diretta a livello provinciale. In questi mesi avete trovato l’occasione di unire le forze per un percorso condiviso a livello comunale verso un rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta?
Il tema della democrazia diretta è un tema trasversale su cui occorre allargare l’orizzonte politico e anche culturale, abbiamo operato in questo senso. Nella Commissione Statuto e poi successivamente in Consiglio dovremo poi riprendere alcune concetti da inserire sulla partecipazione, le elezioni anticipate hanno fermato alcune cose, ma le idee sono in movimento e non si fermano.

Altro da aggiungere? Speranze sul futuro democratico di Pergine e del Trentino?
Non è uno slogan elettorale, ma solo eleggendo persone che credono in queste cose e siano coerenti quando vanno ad occupare certe cariche, le parole diventano realtà.

Dorigatti: “Votare non basta: oggi occorre partecipare, non delegare”

Dorigatti con gli studenti“Votare non basta: oggi occorre partecipare, non delegare, perché con la nostra mancata partecipazione sociale e politica faremmo un torto a chi ha dato la vita per avere un Paese più libero e democratico, nel quale i principi della Costituzione siano attuati” sono le parole scandite dal Presidente del Consiglio Provinciale, Bruno Dorigatti, agli studenti del Liceo da Vinci di Trento venerdì 10 maggio.

Dopo 10 mesi di silenzio sul ddl di iniziativa popolare n.328/XIV presentato dal comitato civico Più Democrazia in Trentino ed a pochi giorni dalle audizioni che si terranno in seno alla Prima commissione del Consiglio provinciale, il messaggio di Dorigatti suona di buon auspicio per coloro che ne hanno abbastanza di delegare e che invece vorrebbero partecipare alla formazione delle decisioni pubbliche.

L’iniziativa popolare provinciale n.328 mira a rendere effettiva la partecipazione dei cittadini conformando gli istituti di democrazia diretta a quelli delle democrazie occidentali più evolute ed introducendo innovativi modelli decisionali come le giurie popolari estratte a sorte, le e-petitions, il dibattito pubblico, il limite dei mandati e la mozione di sfiducia di iniziativa popolare. Nondimeno, i contenuti in tema di referendum rispondono perfettamente ai suggerimenti enunciati nel Codice di buone pratiche su referendum ed iniziativa popolare dalla Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa che si occupa del rafforzamento democratico delle istituzioni.

Si ricordano per brevità i punti qualificanti della proposta di legge popolare, la quale propone un aggiornamento ed una riorganizzazione sistematica dei diritti popolari dei cittadini trentini: eliminazione del quorum di partecipazione ai referendum senza aumentare il numero delle firme per poterli presentare; introduzione del referendum propositivo e del referendum confermativo sulle leggi e sugli atti amministrativi provinciali; riduzione dei limiti delle materie su cui sono esercitabili i referendum adeguandoli a quelli delle iniziative consiliari.

Da una parte, l’unico consigliere provinciale ad appoggiare integralmente la proposta popolare in tema di democrazia diretta è stato il Consigliere provinciale Roberto Bombarda (Verdi). Dall’altra, Rodolfo Borga (Pdl) è stato l’unico a prendere una posizione pubblica, chiara e motivata sulle singole proposte riconoscendo il ruolo del comitato e rispondendo con competenza alle domande poste dai relatori del ddl. All’opposto, nonostante i ripetuti inviti, gli altri Consiglieri non hanno ancora espresso la loro posizione riguardo alla proposta di legge sottoscritta da 4000 cittadini.

Malgrado il distacco mostrato finora, i consiglieri provinciali hanno ancora di fronte a loro un’occasione per indirizzare il Trentino verso un cammino di rinnovata democrazia. Per questa ragione la speranza è che le parole di Dorigatti siano seguite da decisioni concrete a favore della partecipazione effettiva dei cittadini poiché come diceva un vecchio adagio “Chi alla meta arrivar vuole, porti fatti e non parole”.

Lettera inviata al quotidiano L’Adige il 14 maggio 2013 – Pubblicata il 16 maggio

Ira Johnson: i diritti popolari in California

Nel novembre 2012 mi recai a San Francisco per un viaggio di lavoro. In occasione di una festa organizzata dall’amico Greg Delaune conobbi Ira Johnston, uno fra i tanti californiani che il  6 novembre si recarono alle urne per eleggere il Presidente degli Stati Uniti d’America ed esprimere una preferenza sui numerosi quesiti referendari.
Ira è un architetto paesaggista con un’esperienza pluriennale in progetti di sviluppo residenziale a ridotto impatto ambientale. Afro-americano nato negli anni ’60, è cresciuto in un clima di entusiasmo generato dalle lotte che gli hanno concesso non solo il diritto di voto ma anche quello di partecipare pienamente alla vita democratica americana. La sua preoccupazione per la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente sono maturate ancora di più quando queste sono state attaccate dalla speculazione e dagli interessi commerciali.
Nel contesto del tutto informale in cui mi trovai colsi l’opportunità di porgere numerose domande ad Ira. Le sue risposte mi fecero riflettere poiché ritenevo fondamentale, e lo ritengo tuttora,  il punto di vista dei cittadini comuni sulle questioni inerenti la partecipazione diretta nei processi decisionali pubblici. Per questa ragione il giorno successivo al nostro incontro mi appuntai alcune domande con il proposito di riformularle in un questionario scritto da porre alla sua attenzione in un momento successivo.
Nei giorni scorsi, a distanza di 4 mesi ho inoltrato le domande ad Ira, il quale ha diligentemente replicato a stretto giro di posta. Le sue risposte hanno evidenziato con semplicità ed estrema chiarezza alcune delle differenze segnano un divario nell’esercizio dei diritti politici tra California ed Italia e gli effetti che ne derivano.
Di seguito alcuni dei punti salienti prima di allegare la serie completa delle domande e delle risposte in lingua originale:

  • i cittadini californiani ricevono regolarmente gli opuscoli informativi per scegliere tra i candidati alle diverse cariche pubbliche e per decidere in merito alle diverse iniziative popolari
  • gli opuscoli informativi possono essere ricevuti via posta elettronica su richiesta dei cittadini per risparmiare su carta e costi di consegna. In alternativa è inoltre possibile accedere ad una versione audio online per approfondire i contenuti dei quesiti
  • il dibattito pubblico che si genera in occasione dei referendum è piuttosto esteso (giornali, riviste, siti internet, etc.) e coinvolge i cittadini nelle discussioni della loro routine quotidiana
  • gli Stati americani competono l’uno con l’altro per introdurre le migliori politiche e perseguire il progresso sociale (es. California ed Illinois sono stati gli stati precursori nell’introduzione dei diritti gay)
  • gli Stati dove i diritti politici sono esercitati più intensamente come la California sono un modello ed un riferimento per gli altri. Attirano risorse umane e finanziarie per avviare iniziative popolari che possano stimolare il mutamento ed il progresso sociale anche negli altri Stati della federazione
  • la democrazia diretta implica uno sforzo notevole da parte dei cittadini, tuttavia questo permette loro di accrescere la loro consapevolezza sociale e di trasformare lo Stato di cui fanno parte, nella fattispecie la California, in una comunità con una forte leadership culturale
  • i referendum vengono concentrati in occasione delle elezioni (possibilmente quelle presidenziali) per garantire una maggiore affluenza dei cittadini
  • nei referendum non ci sono limiti di materia tant’è che si può votare anche sulle questioni fiscali e sugli incrementi degli stipendi del personale con incarichi pubblici
  • i cittadini dimostrano il loro senso civico ponendo l’interesse collettivo al di sopra dell’esclusivo interesse personale al momento del voto e per questo se necessario possono votare anche su un incremento dell’imposizione fiscale (es. imposta per finanziare le scuole pubbliche)
  • i provvedimenti dei rappresentanti politici rispettano i risultati delle votazioni popolari ed i referendum sono un modo per garantire ulteriormente che la volontà popolare sia rispettata
  • non esiste quorum come Italia poiché questo sarebbe un disincentivo alla partecipazione dei cittadini
  • le procedure per la raccolta delle firme non sono caratterizzate dalla stessa complessità burocratica esistente in Italia, la quale è un ulteriore forte disincentivo alla partecipazione popolare
  • è possibile votare via posta chiedendolo preventivamente
  • esiste il referendum finanziario per approvare o disapprovare impegni di spesa pubblica

ORIGINAL ENLISH INTERVIEW:

Ira Johnson is a rainscape designer with more than a decade of experience designing custom residential projects that blend an ecological landscape design approach with stonework, ceramic tile, woodwork and expansive planting designs.
As an African-American and a child of the 1960s he was raised to respect the struggles that it took to allow him the rights to vote and fully participate in American democracy. His concerns for societal and environmental justice have only increased as these issues have increasingly come under assault by big business interest.

How often do you vote for elections, referendums and others? We have a ballot every two years, either for local (San Francisco), State (California), or National (US). I vote every single time.

Before going to vote, do you receive a voter information pamphlet issued by the authorities? Yes.

Which authority prints the pamphlet? Can you describe it? What does it contain? Ballots are prepared by County Election Officials or by State Election Officials. The ballots contain the measure to be voted on; an explanation of the reasoning behind the measure; a cost analysis of the measure, and who would pay what; and a pro and con argument for or against the measure.

In the brochure, is there information regarding financial support of the initiative? Yes.

Which is the level of transparency of the system to finance the different positions in the ballot? The transparency of the financing is pretty clear, but the names of the measures can sometimes be deceptive. Often I and others depend on independent (and trusted) analysis of measures to get balance.

How do you decide how to vote? Do you consult newspapers, magazines or web sites? Do you consult experts part of your network? Are there any independent newspapers or other types of progressive informative sources that you consult before the polling day? All of the above. I get information from the news; from public policy debates; from independent progressive sources that I trust; and from friends and family.

Do you discuss the issues proposed in the ballots with friends, family members or random people that you meet in your daily life before the vote? Yes, always.

Is it common that citizens organize parties and meetings with their peers to debate and collect information before the polling day? If yes, can you describe it? I don’t think that is very common (people are very busy…), but I have met regularly with a couple of friends and my partner (Steve) to do so before voting.

Before going to California, you were residing in Chicago (Illinois)? Are there the same political rights as in California? Yes, Illinois is also progressive, but not as much as California. For example: California and Illinois both have protective laws regarding Gay rights, but California also has progressive laws regarding marijuana, Illinois does not (yet).

California is considered a leading state for public policies. Why in your opinion? It has a historical position as a cultural leader because of its role with music in the 1960s and Hollywood then and now. It also has a very diverse population (much more so than most other States). It also is a rich State with a very large economy. Politically, California has come to be lead by our more progressive Democrat Party. Republicans have no power here.

Which role does direct democracy play in such a situation? In my opinion, too much of a role. There are too many ballot measures. Sometimes we vote 2 or 3 times on an issue before it’s resolved. As my answers to previous questions indicate, it takes a lot of time, effort, and research to keep up with the issues. And because of this, less people participate than would otherwise.

Is it true that California attracts resources to sustain initiatives that would be difficult to promote elsewhere? Yes because California is a big State and a cultural leader. There is a saying here that “As California goes, so goes the Nation.”

Which political conditions characterize California? Are political rights more developed than other states? No, not really. The Nation generally shares the same ideals regarding political rights.

Do you vote for elections and referendums on the same day? Yes.

Is the tendency to concentrate referendums on some specific date? If yes, why? Yes. Sometimes referendums are put up for a vote on ‘off years’ when there are few offices up for election (the second year after a presidential election for example), and therefore less public participation when only the hardcore political people like me will show up to vote.

Can you remember which issues have been submitted to ballot in coincidence of the last Presidential election? Honestly, no. I think this is a result of feeling assaulted by referendum every 2 years.

Can you remember the results? No.

You voted for a GMO’s issue, can you tell us how you voted and why? I do remember that one now that you mentioned it. I voted against the measure because I don’t think all GMOs are bad, and that the measure was promoted by a few people (compared to the masses who don’t know what GMOs are) who believe that all GMOs are bad. I think that some are bad and some are not, and that the science of GMOs is needed as climate change presents more challenges to food security.

You told me that despite you have no children, you voted to increase taxes in order to finance public school. What are your reasons? I believe in the old saying “it takes a village to raise a child” and educated children are better for society as a whole.

Do the politicians accept the results from the ballots? Are the results made effective by public policies and do they affect citizens life? Yes, mostly. Until they have a chance to reword a measure and put it up for a vote again if they have the resources to finance the effort.

How often do you skip the voting exercise? Never.

In Italy there is a participation quorum of the 50%. This means that if there not at least 50% of the people with political rights going to vote, the referendum is not valid. In recent years, the majority of the referendums have been invalidated. Basically, in those cases, the citizens not caring about public issues have decided for the citizens who have gone to vote. What are your thoughts on this quorum and can you comment this situation? I’m glad that is not the case here. Americans have a historical low participation rate, especially in non Presidential elections. Also Republicans and conservatives often try to restrict and lower voter turnout and participation.

Have you ever signed to promote an initiative? Yes. How do you sign to support an initiative? There are ‘signature gatherers’ who stand on sidewalk corners and outside popular businesses trying to collect enough voters’ signatures to get a measure on the ballot. They are paid a dollar per signature.

In Italy, in order to support an initiative, signatures must be collected on specific papers endorsed by public authorities. A citizen can sign to support an initiative only in presence of a public officer (ie. Counsellor, notary, judge, etc.) and for every single signature the promoters must request an electoral certification to the electoral office of the Council. Do you have the same level of controls and bureaucracy in California? No.

In Italy, a citizen needs to show an identity document (I.D. card, etc.) to a public officer, both when he signs to promote an initiative and when he goes to vote, is it the same in California? No. You just have to be registered in your County, and sign your signature when you go to vote. Then that registered voter cannot vote twice because they signed the rolls when they voted.

Do you know how many signatures (or the percentage of the voting population) do you need to collect in order to promote a referendum in the city of San Francisco, in the county and in California state? The numbers are different for San Francisco (which is also its own County) and the State. I think it takes one million signatures for the State. I don’t know how many it takes for local measures.

In Italy we have just abrogative referendum, which means that citizens can only eliminate a law or part of it. This means that citizens can’t propose a new law. What are your thoughts on such a rule? I like it. If we had that here, it would force the legislators to pass the laws and be accountable for their actions. Giving voters the opportunity to roll back unpopular laws.

Which day of the week do you generally vote, is it a workday or weekend? All our elections are on Tuesdays (to vote in public), but one can vote by mail on any day.

Can you describe to us how voting by mail works? You have to request a mail in ballot and return it by a deadline that’s before election day.

In Italy citizens can’t vote on public wages or on the indemnity of the politicians, can citizens do it in San Francisco and in California state? Yes, but I think only to increase wages.

In Italy citizens can’t vote on introducing, eliminating, substituting, rising or decreasing taxes, can citizens do it in San Francisco and in California state? Yes.

In Italy citizens can’t vote on approving or disapproving government decisions on public spending, can citizens do it in San Francisco and in California state? Yes (makes you wonder why we have a consul of legislators).

Estratti a sorte: dal Regno Unito al Trentino

Andy DobsonIn una lettera pubblicata il 10 luglio 2012 sul giornale britannico The Guardian, Andrew Dobson, replicando ad un articolo di Jackie Ashley sulla riforma della Camera dei Lord, scrive:

Jackie Ashley ha ragione quando afferma “tutti i veri democratici dovrebbero supportare la riforma della Camera dei Lord” – ma non per mezzo di una camera eletta. I principi democratici di legittimità e rappresentatività vengono meglio rispettati se viene utilizzata l’estrazione a sorte (“sorteggio”) anziché le elezioni.
Cosa c’è di più legittimo di un processo di selezione che garantirebbe la presenza di un gran numero di gente comune nella camera? Le elezioni producono la loro propria aristocrazia, ovvero una classe politica comprendente coloro che occupano la miglior posizione per essere eletti per mezzo del denaro, dell’influenza o dell’appoggio degli apparati partitici. Una camera composta da parrucchieri e manovali avrebbe più legittimità democratica rispetto a qualsiasi organo eletto.
Rappresentatività? Un rapido sguardo alla Camera dei Comuni mostra come molte categorie siano scarsamente rappresentate, come ad esempio le donne e le minoranze, e come l’età media sia troppo alta. La pratica dell’estrazione a sorte presenta le migliori garanzie al fine di comporre una camera effettivamente rappresentativa di una completa gamma delle identità sociali.
Il sorteggio garantirebbe anche l’indipendenza dei rappresentanti, una varietà di competenze e conoscenze, e nessuna dominanza di alcun partito.
Il Democratic Audit (ndr un istituto di ricerca indipendente che si occupa di democrazia e diritti umani) ha dipinto un quadro desolante sullo stato della democrazia nel Regno Unito. Qual è modo migliore per smuovere le cose se non attraverso un assortimento irriverente di politici non professionisti, legittimi al 100%, rappresentativi, indipendenti ed esperti?

Le parole del Prof. Dobson ci pongono delle questioni di estrema rilevanza che dovrebbero farci riflettere. Infatti, i principi contenuti nella sua lettera, che a prima istanza potrebbe sembrare provocatoria, risultano essere estremamente ragionevoli e logici, soprattutto se si prendono in considerazione i parametri della rappresentatività e della legittimità democratica.
Antichi Greci o Trentini ModerniSulla base di questo ragionamento nel ddl di iniziativa popolare n.328/XIV abbiamo previsto la regolamentazione dell’istituto dei Pritani.

Di che cosa si tratta? Di un’assemblea di liberi cittadini estratti a sorte da un elenco di cittadini senza incarichi politici significativi e senza condanne definitive in giudizi penali a loro carico che viene convocata su richiesta di un terzo dei componenti del Consiglio provinciale, della Giunta provinciale o di uno dei suoi componenti, di almeno dieci comuni che hanno complessivamente almeno ventimila residenti o di duemilacinquecento residenti in provincia.

A che scopo? Allo scopo di esaminare temi di interesse pubblico producendo pareri e proposte nella forma degli atti trattati dal Consiglio o dalla Giunta provinciale. Queste proposte sono messe all’ordine del giorno della successiva seduta del Consiglio o della Giunta provinciale, con le modalità stabilite da disposizioni regolamentari del Consiglio e della Giunta. In seguito, se il Consiglio o la Giunta non ne completano la trattazione nei sessanta giorni successivi, i pritani possono proporre una mozione di sfiducia ai sensi dell’articolo 7 della legge elettorale provinciale.

In provincia di Trento come potrebbe essere impiegato l’istituto dei pritani? I pritani si potrebbero pronunciare su un’infinità di temi di interesse collettivo: nomine di amministratori di società pubbliche, operazioni societarie delle controllate o collegate della PAT, pareri su leggi ed atti provinciali etc. Inoltre da pochi giorni è stata approvata una norma che predispone le condizioni ottimali ed una situazione ipotetica affinchè i pritani possano essere chiamati in causa.
Il 28.3.2012 a seguito dell’elaborazione dei ddl di iniziativa consiliare n. 231/XIV (Viola Valter, Morandini Pino, Borga Rodolfo, Delladio Mauro, Leonardi Giorgio) e n. 316/XIV (Civettini Claudio, Delladio Mauro, Firmani Bruno, Zeni Luca) è stata approvata la legge provinciale n.5\2013 “Controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e valutazione degli effetti delle politiche pubbliche. Modificazioni e razionalizzazione delle leggi provinciali che prevedono obblighi in materia”.
L’articolo sulla Partecipazione (art.6), recita:
     1. I cittadini, e in particolare i destinatari delle leggi o delle politiche pubbliche, sono consultati nell’ambito delle attività di controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e di valutazione degli effetti delle politiche. Il regolamento interno del Consiglio provinciale disciplina le modalità della consultazione.
2. Le relazioni e i documenti trasmessi in base all’articolo 2 sono pubblicati nei siti del Consiglio e della Giunta provinciale in modo tale da facilitare il reperimento delle informazioni e la loro connessione con la normativa di riferimento.
In un simile contesto, per assicurarsi che vengano designati cittadini indipendenti e nella condizione di esprimersi nell’esclusivo interesse pubblico e non nell’interesse di gruppi ristretti di eletti, funzionari o altri soggetti con interessi particolari, l’assemblea dei pritani potrebbe essere convocata al fine di pronunciare un parere o una proposta nelle forme e nei modi previsti dal ddl di iniziativa popolare 328/XIV promosso dal comitato di Più Democrazia in Trentino.

3 aprile: Più Democrazia in Trentino a Villa Lagarina

Tu Eliges - dal sito http://cdn.20minutos.es/img2/recortes/2011/06/17/23604-356-454.jpgSi riunisce il comitato civico Più Democrazia in Trentino

Mercoledì – 3 aprile 2013
ore 20.15
presso
Aula 3 – Municipio di Villa Lagarina
c/o Piazzetta Dott. Enrico Scrinzi, 3
38060 Villa Lagarina

L’incontro come al solito è aperto al pubblico ed a tutti coloro che desiderano parteciparvi.
Lo scopo della serata è fare il punto sull’iter legislativo del ddl di iniziativa popolare n.328/XIV e sulle possibili strategie da seguire.

Dopo la presentazione del disegno di legge che ha avuto luogo a settembre, il 26 marzo ’13 la Prima Commisione si è riunita per una seduta interlocutoria e di programmazione insieme ai rappresentanti di Più Democrazia in Trentino. Il punto 5 dell’ordine del giorno era il seguente:
esame dei seguenti disegni di legge:
a)   n. 233 “Modificazioni della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Civettini, Penasa, Savoi, Filippin, Casna e Paternoster);
b)   n. 297 “Modifica dell’articolo 12 della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Filippin, Savoi, Civettini, Casna, Penasa e Paternoster);
c)   n. 98 “Modificazioni della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Zeni, ex consigliere Kessler, Civico, Cogo, Dorigatti, Ferrari e Nardelli);
d)   n. 222 “Abrogazione del quorum referendario: modificazioni della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Cogo e Firmani);
e)   n. 305 “Sostituzione dell’articolo 6 della legge sui referendum provinciali” (proponenti consiglieri Cogo, Civico, Zeni, Rudari, Nardelli e Ferrari);
f)   n. 328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale” (primo firmatario signor Alex Marini);
g)   n. 330 “Nuovi strumenti di partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta” (proponente consigliere Bombarda);

I consiglieri provinciali Civettini e Penasa (Lega Nord) dopo aver concordato le audizioni per i ddl n.233 e n.297/XIV, i quali seguirano un iter esclusivo ed indipendente essendo già stati calendarizzati per la seduta del Consiglio Provinciale del 22 e 23 maggio, hanno lasciato l’aula. Sono rimasti in aula i consiglieri Anderle, Borga, Firmani, Savoi, Bombarda, Zeni e Dallapiccola. I consiglieri provinciali presenti hanno preso atto della nostra proposta di convocare in audizione una serie di esperti in tema di democrazia diretta (lettera del 5 gennaio ‘13).

Il cons. prov. Renzo Anderle, in qualità di Presidente della commissione, ha dichiarato la sua disponibilità nei nostri confronti per facilitare le audizioni ed assicurarsi che il ddl venga discusso con la dovuta attenzione. Inoltre si è preso l’impegno di chiedere al Presidente del Consiglio Provinciale, cons. prov. Bruno Dorigatti, di mettere a disposizione della commissione i fondi necessari per garantire la presenza di alcuni fra gli esperti proposti dal comitato: Gebhard Kirchgässner, Matthias Benz e Alois Stutzer, Andreas Gross, Barbara Perriard e Bruno Kaufmann. Noi ci occuperemo di contattarli affinché alcuni di loro possano essere ascoltati in una delle sedute della Prima Commissione.

In aggiunta alla rosa di nomi già indicata abbiamo suggerito un ulteriore nominativo. Si tratta del Presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, Gianni Buquicchio (scarica cv). La Commissione di Venezia (per esteso Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto) nasce da un Accordo Parziale Allargato del Consiglio d’Europa istituito nel 1990 su iniziativa italiana. La sua funzione è di assistere gli Stati nel consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche. Fra le altre cose nel marzo del 2007 la commissione di Venezia ha approvato il Codice di buone prassi in materia di consultazioni referendarie, una serie di raccomandazioni in tema di referendum che validano oltre ogni ragionevole dubbio i principi contenuti nel ddl n.328/XIV e che i consiglieri provinciali dovranno necessariamente prendere in considerazione.
Versione integrale del CODE OF GOOD PRACTICE ON REFERENDUMS.

Il calendario periodico delle sedute delle commissioni per aprile-giugno 2013 prevede che la Prima Commissione si riunisca le seguenti date: 4, 9, 18 e 30 aprile, 30 maggio e 4 giugno. Verosimilmente la discussione dell’articolato del ddl 328/XIV non inizierà prima della seduta del 30 aprile. Per questa ragione e per ovvie motivazioni logistiche, e in accordo con il Presidente dell’Istituto Europeo per il Referendum e l’Iniziativa, Bruno Kaufmann, il nostro sforzo sarà quello di coordinare la presenza degli esperti in occasione della seduta del 30 maggio. In questo modo ci sarebbe il tempo per pianificare le audizioni ma soprattutto il tempo necessario affinché i consiglieri leggano il ddl, né comprendano i principi e accrescano la conoscenza in tema di democrazia diretta per poter affrontare consapevolmente la discussione.

Ricordiamo infine, come di comune accordo con gli altri due relatori (il sottoscritto e Stefano Longano), Cristiano Zanella si è dimesso dall’incarico di relatore al fine di evitare che l’iniziativa popolare fosse percepita dai consiglieri come un’iniziativa partitica e strumentale. Cristiano infatti è stato candidato al Senato per il Movimento5Stelle alle ultime elezioni politiche ed è già al lavoro per le prossime elezioni provinciali. Cristiano continuerà in ogni caso ad appoggiare l’iniziativa. In particolare si troverà nella condizione di agevolare il supporto che potrebbe arrivare da un membro costituente del nostro comitato, Riccardo Fraccaro, il quale è da poche ore membro della commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati.

Tra le figure istituzionali che ci appoggeranno ci sarà naturalmente anche quella del cons. prov. Roberto Bombarda, anch’egli membro costituente del nostro comitato, il quale tra le altre attività ha presentato un ddl parallelo, il n°330, allo scopo di avere la garanzia che la discussione arrivi in seno al Consiglio Provinciale.
Articolo sul Giornale online del Consiglio Provinciale di Trento

Avversità del PD alla democrazia diretta? Risponde Daniela Filbier

All’inizio del mese di gennaio abbiamo inviato alcune domande (link a piè di pagina) al segretario provinciale del Partito Democratico del Trentino, prof. Michele Nicoletti. A distanza di due mesi e dopo la sua elezione, nonostante le promesse iniziali, non abbiamo avuto nessuna replica. Per avere un’idea dei propositi dei candidati del PD in tema di democrazia diretta abbiamo inoltre intervistato Elisa Filippi, la quale però ha preferito ridirezionare alcune risposte ai vertici del PD poiché riteneva di non trovarsi nel ruolo idoneo per poter rispondere.
Daniela FilbierA seguito di questi tentativi e sempre al fine di investigare l’attitudine e le contraddizioni del PD in tema di democrazia diretta e partecipazione, ci siamo quindi rivolti a Daniela Filbier. Considerata la sua disponibilità ed il desiderio di affrontare anche le questioni più scomode, le abbiamo posto alcune domande provocatorie che lei ha definito caustiche ma alle quali ci ha degnati di una risposta a differenza dei suoi colleghi di partito.
Ricordiamo come Daniela sia membro del comitato Più Democrazia in Trentino nonché segretaria del circolo PD di Lavis.

1)     Il tuo percorso politico nasce da lontano, ci puoi raccontare come sei arrivata a ricoprire il ruolo di segretaria del circolo PD di Lavis? E come sei arrivata a far parte del comitato Più Democrazia in Trentino?
Il mio desiderio di fare politica mi accompagna dai tempi in cui frequentavo il liceo, a fine anni ’70 – anni difficili per chi lo ricorda, gli anni del terrorismo rosso, dei movimenti armati. Io entrai nelle fila della FGCI, i giovani comunisti di allora. Una scelta che in quei giorni era ritenuta conservatrice per chi si proclamava di sinistra – del resto il confronto era con Lotta Continua, Democrazia Proletaria, Autonomia operaia. A 18 anni ho lasciato Trento per andare a studiare a Trieste. Sono stata lontana molti molti anni: lo studio, il lavoro (all’estero e poi di nuovo in Italia), un figlio, un’altra vita. Senza però mai smettere di essere cittadino – e di votare a sinistra.  Poi il destino mi ha portato a Lavis, dove oggi vivo. Un incontro con un amico dei tempi del liceo mi ha condotto al Circolo del PD. Ho iniziato ad essere presente, mi sono iscritta, nel 2010 sono entrata nella lista PD per le comunali e poi in quelle per la Comunità di Valle – in entrambi i casi senza reali possibilità di ottenere risultati, ma con la voglia di contribuire ad un progetto (quello del PD) in cui credo. Un percorso impegnativo, il mio, nel PD lavisano. Pieno di difficoltà (e disseminato anche di qualche trappola vietnamita): credo che il mio approccio alla politica fosse ritenuto alquanto originale, se non addirittura eretico. Ma ho combattuto con tenacia e convinzione. A settembre 2011 mi sono candidata alla segreteria … et voilà, grazie al sostegno di alcuni e nonostante la dichiarata contrapposizione di altri sono diventata Segretario del Circolo… con 1 un unico voto di vantaggio rispetto all’altro candidato :)

2)     Il tuo approccio all’interno del comitato è stato genuino, propositivo ed aperto al dialogo, conforme a quello auspicato e descritto da Marianella Sclavi nella pubblicazione Confronto Creativo. Qual è l’esigenza personale che ti ha portato a contribuire all’iniziativa popolare? Credi che sarebbe stato possibile dare avvio ad una simile iniziativa all’interno del PD?
Anche l’ingresso nel Comitato Più Democrazia in Trentino è merito di un amico, che con pazienza me ne ha parlato, incuriosendomi. Mi è bastato partecipare al primo incontro – poco più di un anno fa – per decidere che volevo che questa battaglia  fosse anche la mia. Sono fermamente convinta che appropriarsi dei propri diritti di cittadinanza ed esercitarli democraticamente sia la via corretta per diventare “Civiltà”, che a mio parere è molto più di Società o Comunità. Penso che partecipare attivamente significhi assumersi una responsabilità individuale, accettare la fatica che comporta capire e informarsi, avere il coraggio di scegliere. Quindi adoperarsi per contribuire a che questa modalità di partecipazione attiva si diffonda capillarmente è, se non l’unica, sicuramente una delle vie migliori per “fare Civiltà”.  Dare spazio a questa iniziativa nel PD non è stato possibile – e quanto accaduto nei consigli comunali di Trento e Rovereto ne sono la prova. Ma ci sono persone nel PD che nel tempo hanno sviluppato maggiore sensibilità a questo tema. Tra l’altro credo – anzi: mi auguro! – che l’esito del voto di pochi giorni fa favorirà una riflessione più seria sul tema della partecipazione.
P.S. Non conoscevo Marinella Sclavi (e neppure la pubblicazione indicata). Ho cercato in Rete e un’idea di massima me la sono fatta. Onorata del parallelo.

3)     In Trentino il PD con la propria maggioranza relativa è stato a lungo corresponsabile e subordinato al comando di Dellai. Ora che la sua poltrona è libera, si apre l’opportunità di iniziare una stagione di riforma dei diritti politici a livello provinciale. Nel PD esiste la volontà di mettere dei paletti alla democrazia rappresentativa mettendo al centro i cittadini o l’esigenza è solo quella di consolidare il proprio potere all’interno delle istituzioni?
Che io sappia (e mi piacerebbe essere smentita) non esiste alcuna proposta che vada nella direzione di integrare la democrazia rappresentativa con quella diretta. Temo che il tema sia largamente sottovalutato. Però non credo si tratti banalmente di volontà di consolidare il proprio potere. Penso più a una resistenza culturale al cambiamento unita ad ignoranza (nel senso proprio del termine). Credo prevalga l’abitudine di sentirsi autorizzati (se non addirittura chiamati) a comandare e a decidere da soli in nome e in forza dei voti ricevuti. Pare che – una volta eletti – l’idea di ascoltare i cittadini, sia quelli che ti hanno votato che quelli che hanno fatto altrimenti, non sfiori i più. Questa modalità è trasversale e credo che la capacità di discostarsene dipenda dalle persone e dalla loro cultura, dal loro vissuto. L’appartenenza ad un partito e la spinta ideale sottesa non pesa quanto si potrebbe immaginare.

4)     Il PD Trentino palesa contrarietà ed indifferenza (difficile credere che sia semplicemente ignoranza) alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa  in tema di democrazia diretta. Il gruppo PD del Consiglio Comunale di Trento ha affossato la proposta Quorum Zero dove perfino alcuni esponenti dell’UPT si sono dimostrati favorevoli. A Rovereto, dopo numerosi rinvii, il dibattito è stato caratterizzato da interventi dai contenuti miseri, segno evidente dell’impreparazione e della mancanza di volontà dei consiglieri ad affrontare tale argomento. E’ chiaro che la resistenza al cambiamento che propone una rinuncia di potere è elevata, tuttavia è anche vero che i trentini si vantano di avere una senso civico superiore alle altre regioni d’Italia. Come si spiega questa contraddizione?
Ho unito questa domanda alla precedente – almeno in parte

5)     Lorenzo Dellai, dopo tre mandati come presidente della Giunta Provinciale, rappresenterà il Trentino a Roma. Le candidature del sodalizio PD-UPT-PATT sembrano confermare che la sudditanza alle èlite che si identificano in Dellai e la conformità al sistema di potere locale – la cosiddetta Magnadora – resteranno invariate. In tale contesto dove si annida il legame del PD con i cittadini?
Domanda acida, tendenziosa e “chiusa” questa: capisco che il PD non è il tuo partito di riferimento, ma non sta certo a me ‘sentenziare’ sul suo operato, benché io sia il Segretario di un Circolo. Comunque provo a dare una risposta. Innanzitutto credo che l’assetto istituzionale della nostra Provincia, in primis il fatto che sia Autonoma e abbia delega su molteplici materie, conferisca al Presidente di Giunta un ruolo particolarmente forte, accentratore e di potere rispetto a quello delle altre Regioni. Se si unisce questo dato con la personalità del nostro ex-Presidente e con il fatto che è restato in quella posizione 15 anni (cui si aggiungono due mandati come Sindaco del capoluogo) arriviamo a 25 di esercizio ininterrotto di potere pressoché assoluto. Credo ci siano tutte le condizioni per sviluppare una patologia. Si arriva al punto in cui il Territorio non lo governi, lo ‘possiedi’. Un tratto particolarmente inquietante  è che l’intera ‘macchina’ amministrativa si conforma perfettamente a tale approccio e viene gradualmente occupata da persone che sono diretta emanazione del potere cui rispondono e di cui si nutrono. Un sistema di relazioni che sono spesso malate e molto poco generative. Il nostro disegno di legge qualche rimedio lo propone: il limite dei mandati innanzitutto, ma anche l’istituto dei Pritani chiamati a vigilare sulla correttezza dell’operato di chi ci governa. Ma a me piacerebbe fare di più: vorrei facessimo come in America dove quando un Presidente/Governatore si insedia l’intero livello apicale dell’amministrazione viene sostituito. Credo che un tale accorgimento libererebbe energie notevoli e ridurrebbe la tendenza alla calcificazione del potere che non riguarda solo il “Capo” ma anche gli alti burocrati che lo circondano.
Il Partito Democratico in tutto questo? È Partito di governo da 15 anni e se guardo a quanto in questo periodo è stato fatto credo non sia tutto da buttare, anzi: fatta la tara dagli errori (chi non ne fa?) e da qualche silenzio di troppo, la nostra Provincia resta un esempio di buona amministrazione (e la qualità di vita ne è la prova). Sono altresì convinta che si possa e si debba cambiare passo, non solo perché il contesto economico lo richiede, ma soprattutto perché il mondo è cambiato profondamente, è altro, richiede altra sensibilità. In ogni caso mi sento di garantire sulla correttezza e sull’onestà degli attuali amministratori del PD trentino. Quindi dissento dall’insinuazione che proponi.

6)     In prima persona ti sei impegnata a trasmettere il messaggio dell’iniziativa popolare agli esponenti del PD che credevi più sensibili. La reazione della quasi totalità è stata di distacco e disinteresse. Non credi che i cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa abbiamo il diritto di sapere quali sono le posizioni dei rappresentanti politici e dei partiti a riguardo? D’altra parte i politici non dovrebbero fare lo sforzo per comprendere le aspettative dei cittadini dimostrando così di avere responsabilità civica?
Festa PD a Martignano: Daniela con AnansiCondivido: ritengo che le migliaia di cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa abbiano il sacrosanto diritto di conoscere le opinioni di chi li rappresenta nelle istituzioni. Considero miope chiudersi di fronte a un’istanza di partecipazione attiva, desiderata, agita. Penso si stia sprecando una splendida occasione per fare la buona Politica di cui c’è tanto bisogno. I nostri politici stanno lasciando che altri si approprino indebitamente di concetti nobili per farne pratica demagogica. Penso a Beppe Grillo che sostiene di praticare democrazia diretta quando in realtà agisce come un tiranno vestito da demiurgo. E penso che questa circostanza non faccia affatto bene alla Democrazia diretta così come il Comitato la intende e la propone. Siamo di fronte all’ennesima manomissione delle parole purtroppo.

7)     Storicamente dalla Svizzera alla Germania passando dagli Stati Uniti, i partiti di maggioranza si sono sempre e strenuamente opposti alla democrazia diretta. Salvo poi cambiare idea quando si sono trovati in minoranza. D’altra parte una volta ottenuta la poltrona, denaro e potere non incentivano certo a favorire la partecipazione e la trasparenza. Dopo la gavetta all’interno del partito o del proprio gruppo di riferimento, perché un politico una volta eletto dovrebbe co-decidere insieme ai cittadini (il popolo), quando e dove questi ritengano necessario ed opportuno esercitare la propria sovranità? Quale sarebbero i vantaggi e gli svantaggi del PD nel coinvolgere i cittadini nelle decisioni pubbliche?
Mi permetto di parafrasare alcuni pensieri di Nadia Urbinati (riportati nel suo libro “Liberi e uguali”). Urbinati sostiene che la capacità di dissentire nonostante si obbedisca alla legge è la virtù più peculiare della rappresentanza democratica, quella che è più prossima alla vocazione socratica.
Dice che la virtù del cittadino non è l’obbedienza, ma l’obbedienza unita a un’attitudine al dissenso possibile e aperto. Dice che vero segno di stabilità non è la fiducia radicata e diffusa, bensì la sfiducia, che tiene attivo il senso del controllo e della critica. La sfiducia come vero e proprio tonico per la democrazia. Condivido questi pensieri, ecco perché considero oggi ancor più di ieri vitale cambiare rotta: bisogna smettere di chiudere la porta in faccia ai cittadini e farsi preda del timore strumentale che siano stupidi e che in buona sostanza disturberebbero il manovratore che, legittimamente eletto, sta alla guida. Bisogna smettere di riconoscere il valore dei cittadini solo nel momento in cui si vota per eleggere i rappresentanti nelle diverse istituzioni (e in queste occasioni nessuno bada alla presupposta stupidità). Bisogna invece scegliere di stringere un’alleanza responsabile con loro, dare fiducia, mettere a disposizione strumenti democratici e regolamentati di ascolto e co-decisione. Bisogna fare scelte che testimonino l’autentica volontà di un’amministrazione di centrosinistrasenzatrattino di aprirsi alla “società civilissima”. Tra l’atro qualcuno deve ancora spiegarmi quand’è che un politico smette di essere “società civile” …
Proprio il PD negli ultimi mesi è stato protagonista di una stagione di partecipazione e quindi meglio di altri dovrebbe riconoscerne il valore. Dovrebbe aver capito che la partecipazione attiva può fare la differenza. Dovrebbe aver capito che quando si offre la possibilità di esprimere la propria opinione con un voto e si garantisce che di questo voto si terrà conto, le persone partecipano.
E’ ora di cambiare. E’ il momento di osare. A mio parere.
Perché “fuori” c’è molto: idee nuove, buoni esempi, talenti inespressi, energia. E c’è rabbia, solitudine, qualunquismo aggressivo.
L’alternativa è brutale: da un lato la totale e definitiva disaffezione verso la politica rappresentativa e le istituzioni, dall’altro il caos.

8)     “Organizzazione di cittadini associati che perseguono comuni finalità, perlopiù ispirandosi a una particolare ideologia o a uno stesso orientamento politico”. Questa è la definizione di partito proposta sul sito del Corriere della Sera. In tema di democrazia diretta qual è la finalità del PD? A quale ideologia si ispira? Qual è l’orientamento politico che influenza le posizioni del partito (sempre in tema di DD)? - vedi risposta successiva -

9)     “Famiglia numerosa legata da un forte vincolo di solidarietà; gruppo socialmente omogeneo e chiuso”. Questa è la definizione di clan riportata sul sito del Corriere della Sera. Nei consigli comunali di Trento e di Rovereto, quando si sono discusse le proposte di Quorum Zero – che ripetiamo sono in linea con le raccomandazioni del Consiglio d’Europa – il PD ha dimostrato una forte compattezza ed una chiusura tipica dei clan. Ipotizzando che tu dovessi adempiere alle funzioni di segretario provinciale (visto che Michele Nicoletti non ha voluto risponderci), come presenteresti il comportamento degli membri del PD dei suddetti consigli comunali?
Mi pare di aver già detto molto sul difficile rapporto tra il PD (ma non solo il PD) e la democrazia diretta. Evito di sbrodolare inutilmente. Aggiungo che sono convinta che politicamente si stia aprendo uno scenario favorevole alla presa di coscienza dell’importanza dei temi connessi alla democrazia diretta. Nella legislatura che si sta aprendo (ammesso che si apra) la nostra Regione dovrà riscrivere lo Statuto di Autonomia. Confido, anche con l’aiuto del Comitato, di riuscire a mettere in discussione l’ipotesi di una proposta istituzionale che preveda l’adozione di adeguati strumenti di democrazia diretta. Non immagino possano essere accolte tutte le proposte del nostro disegno di legge, ma forse qualche principio fondamentale sì. Siamo una comunità numericamente contenuta: perché non darci una vera e propria costituzione fatta dal popolo per il popolo e accolta dal popolo? Perché non fare della nostra Regione un laboratorio di Democrazia? Perché non mettere nero su bianco che alcune scelte devono essere sottoposte al popolo prima di essere concretate? Penso alle grandi strutture/opere, alle questioni inerenti i beni comuni (acqua ed energia per esempio). Tra l’altro la coalizione di centro-sinistra (stavolta con il trattino) ha portato in Parlamento Francesco Palermo, un costituzionalista con cui ritengo il Comitato possa interloquire. Questo mi interessa molto più che giudicare il comportamento dei singoli o le leggi non scritte dei clan.
Quando ho scelto di iscrivermi al PD l’ho fatto perché costituiva una importante novità rispetto al passato: nel suo documento fondativo del 2008 si parla di apertura, partecipazione, equità, autonomia, pluralismo, trasparenza, ricambio, rinnovamento, merito.
Questo progetto ancora non si è realizzato, non del tutto, non compiutamente. Ma io ancora ci credo. Ancora non ho smesso di dare il mio contributo. Ancora non ho perso la forza per combattere le battaglie che considero giuste e importanti. Non mi stupisco di incontrare resistenze e diffidenza. Mi pare acclarato che le classi dirigenti, di qualsiasi tipo esse siano, non si riformano spontaneamente. Pare sia fisiologico e io me ne faccio una ragione. Nuovamente: è indispensabile definire regole che arginino questa tendenza (p.e. limite mandati), individuare strumenti che favoriscano la vigilanza e il controllo (p.e. consultazioni pubbliche, Pritani). È giunto il momento di ripensare e ridisegnare la nostra democrazia: anch’essa deve evolvere e interpretare il cambiamento che contraddistingue il nostro tempo. In modo democratico.
La mia è un’autentica passione per le potenzialità di una democrazia moderna, che è molto più che solo rappresentativa.
Ecco Alex, quest’ultima frase potrebbe diventare il titolo di questa chiacchierata :-)

Michele Nicoletti - Segretario Partito Democratico del TrentinoIn allegato:
LE DOMANDE SENZA RISPOSTE A MICHELE NICOLETTI
6 gennaio 2013
Segretario del Partito Democratico del Trentino
Eletto alla Camera dei Deputati nel febbraio 2013

La votazione popolare del 3 Marzo 2013

No, non è che so che si voterà prestissimo nuovamente. E comunque non sarebbe così presto.
Ma nelle concitate fasi finali di queste elezioni politiche mi rifugio nel commento dei referendum popolari in Svizzera. Sono una talismano di buona politica, antidoto a quella pessima che purtroppo vedo e vivo qui in Italia.
La prima tornata referendaria di quest’anno in Svizzera è fissata per il 3 Marzo, una settimana dopo le nostre elezioni politiche, ed è interessante per due motivazioni, una procedurale e una sostanziale.
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La prima perché in una sola tornata di votazioni sono presenti tutte e tre le tipologie di votazione popolare.
La seconda perché affronta temi di grande attualità anche da noi, e dimostra che dove vige la democrazia diretta si decide anziché riempire pagine di inchiostro e aria di vibrazioni senza costrutto.
I 3 quesiti riguardano una modifica costituzionale richiesta la Parlamento svizzero, una iniziativa popolare e un referendum confermativo chiesto per impedire l’entrata in vigore di una legge approvata dal Parlamento.

La modifica costituzionale è ovviamente soggetta a referendum confermativo obbligatorio. Mi pare interessante ribadire che in Svizzera le modifiche costituzionali possono avvenire unicamente con voto popolare, sia che l’iniziativa della modifica sia parlamentare che nel caso l’iniziativa sia popolare.

L’aspetto tecnico interessante dell’iniziativa popolare è che si porta dietro una controproposta parlamentare indiretta. Abbiamo spiegato, perché è previsto anche per la nostra legge provinciale di iniziativa popolare, cosa sia un controprogetto diretto del legislativo. Se ad una legge di iniziativa popolare il legislativo (il parlamento federale per le leggi federali in Svizzera) ritiene di affiancare una controproposta se vincono i si al cambiamento entra in vigore delle due proposte quella con più si. Se vincono i no sono bocciate entrambe. Il controprogetto indiretto invece entra in vigore se l’iniziativa popolare è respinta, e se contro il controprogetto non viene chiesto un referendum confermativo. In quest’ultimo caso entra in vigore solo se la successiva votazione popolare lo conferma. Risulta interessante il fatto che nel corso delle deliberazioni il Parlamento aveva discusso anche un controprogetto diretto. Questo aveva contenuti differenti rispetto a quello indiretto ma non è stato approvato dal Consiglio Nazionale.

Anche la terza proposta ha un elemento interessante. Questa legge è una risposta indiretta ad una iniziativa attualmente in corso, la c.d. iniziativa per il paesaggio, che è stata sospesa in attesa dell’approvazione di questa legge. L’iter testimonia della ricchezza di dibattito che si sviluppa grazie alle iniziative popolari. Il comitato promotore della iniziativa per il paesaggio aveva infatti richiesto il voto su una particolare testo legislativo. Il Parlamento ha discusso se fare una controproposta, ma ha determinato che la cosa più adeguata sarebbe stato intervenire su altri testi legislativi. Il comitato ha accettato di sospendere l’iter del proprio progetto. Nel caso in cui il controprogetto indiretto venisse approvato ritirerebbe definitivamente la propria proposta. Il controprogetto è stato approvato dal Parlamento, ma un altro gruppo di cittadini ha richiesto che questo venga sottoposto a referendum confermativo. Se questo referendum quindi approverà la legge, l’iter della iniziativa per il paesaggio si fermerebbe definitivamente. Se invece questa legge venisse respinta, in una prossima tornata elettorale verrebbe votata l’iniziativa per il paesaggio.

Ma lasciamo da parte le questioni procedurali, che magari appassionano solo me, e vediamo quali siano i contenuti di questi referendum.
Il primo è una modifica della Costituzione Federale per dare migliori strumenti di intervento legislativo nel campo delle politiche familiari, ed in particolare della conciliabilità tra la vita familiare e quella lavorativa.
Il secondo riguarda una iniziativa popolare denominata “contro le retribuzioni abusive”. L’iniziativa si propone di porre un freno nelle aziende quotate in borsa alle retribuzioni e liquidazioni esageratamente elevate ai manager a prescindere dai risultati economici conseguiti. E anche da loro si parla soprattutto dei manager bancari.
Il terzo referendum mira a bloccare delle modifiche parlamentari alla legge sulla pianificazione del territorio (LPT). Questa legge interviene in vari modi per limitare l’estensione delle zone edificabili, promuovere il mantenimento di aree edificate il più compatte possibile e promuovere il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili.

Come sempre è stato predisposto un opuscolo, che illustra dettagliatamente quanto viene posto in votazione e le posizioni favorevoli e contrarie.
Come vedete sono argomenti attualissimi anche in Italia. Argomenti sui quali in Svizzera, sulla spinta popolare, la politica dibatte e agisce. Da noi a volte dibatte sui giornali ma poi non fa nulla. Sul consumo di territorio per esempio è stato persino proposto un referendum interno al PD per farlo diventare parte della piattaforma programmatica del partito. Nemmeno questa iniziativa ha avuto un qualche effetto pratico. Di fatto il tema è scomparso dalle agende politiche.
Ma vediamo più nel dettaglio con l’aiuto dei testi dell’opuscolo, con qualche parallelo rispetto alla nostra realtà. Per un approfondimento più completo rimando ai collegamenti nel testo.

1- Decreto federale sulla politica familiare

Il nuovo articolo costituzionale incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilità tra la vita familiare e l’esercizio di un’attività lucrativa o una formazione. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare il nuovo articolo costituzionale.

L’essenziale in breve

Conciliare famiglia e lavoro

Oggi sono molte le famiglie in cui entrambi i genitori sono costretti a lavorare o semplicemente desiderano farlo. Chi ha famiglia ed esercita un’attività lucrativa deve però spesso fare i conti con serie difficoltà che possono indurre soprat­tutto le madri a rinunciare loro malgrado interamente o in parte alla vita professionale.

Migliorare le condizioni quadro

Occorre quindi provvedere affinché diventi più facile lavorare o seguire una formazione pur avendo figli. Le condizioni quadro vanno cioè impostate in modo tale che sia più sem­plice conciliare la vita familiare con un’attività lucrativa o una formazione. A tal fine, vanno innanzitutto potenziate le strut­ture di custodia complementari alla famiglia, per esempio gli asili nido, i doposcuola o le mense. Ne trarrà beneficio anche l’economia, dato che in un’ottica economica è impor­tante che al mercato del lavoro partecipi il maggior numero possibile tanto di donne quanto di uomini.

Un nuovo articolo costituzionale

Il Parlamento intende migliorare la situazione attuale, ma ritiene che l’odierna base costituzionale sia insufficiente. Ha pertanto elaborato un nuovo articolo costituzionale che incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilità tra la vita familiare e l’esercizio di un’attività lucrativa o una formazione. La competenza in materia spetta innanzitutto ai Cantoni, chiamati ad approntare un’offerta sufficiente di posti nelle strutture di custodia com­plementari alla famiglia e parascolastiche. La Confederazione interviene unicamente se necessario, emanando principi a livello nazionale.

Posizione del Consiglio federale  e del Parlamento

Il Consiglio federale e il Parlamento sono persuasi che la nuova disposizione possa giovare alle famiglie e concorrere a garantire il benessere generale. Raccomandano pertanto al Popolo e ai Cantoni di accettare il nuovo articolo costitu­zionale.

Già oggi in Svizzera vi è un forte supporto della famiglia e della maternità. La Costituzione prevede questo supporto e intorno al nucleo familiare e ai figli ruota il sistema di supporto sociale esistente. Per cui vi è un reddito garantito per la madre che si deve assentare dal lavoro per il parto e l’assistenza ai neonati, degli assegni familiari e una struttura impositiva che favorisce i nuclei familiari. Il Parlamento però ritiene che non vi sia sufficiente base costituzionale per altre incentivazioni che ritiene indispensabili per meglio conciliare durante la crescita dei figli la vita familiare e quella professionale. In particolare la norma costituzionale serve ad impegnare risorse pubbliche per il finanziamento di asili nido, orario scolastico continuato, doposcuola e mense. La norma, come normale in un paese federale, assegna ai cantoni il compito di disciplinare la materia, lasciando eventualmente alla confederazione compiti di coordinamento e definizione di livelli minimi di servizio.
Per la nostra realtà possiamo osservare due cose. La prima che mentre da noi si parla tanto di cosa si potrebbe fare, gli Svizzeri fanno e cercano anche di migliorarsi. Questo è un effetto del controllo popolare sulle scelte politiche, e sull’allineamento che naturalmente si ottiene tra scelte politiche e volontà popolare grazie alla democrazia diretta. La seconda è l’estrema attenzione prestata al rispetto delle norme. Sebbene qui si tratti di legiferare su questioni ampiamente supportate dalla popolazione, si spinge per far si che l’intervento legislativo avvenga nel pieno rispetto del quadro costituzionale.
Purtroppo da noi il disallineamento tra le scelte legislative concrete e le norme ha dato luogo persino alla differenziazione tra costituzione reale e costituzione materiale. Con tanti saluti allo stato di diritto.

2 – Iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive»

L’iniziativa intende consentire agli azionisti delle imprese quotate in borsa di esercitare una maggiore influenza sulle retribuzioni versate al consiglio d’amministrazione e alla direzione. Lo scopo è di evitare retribuzioni spropositate e abusive.

L’essenziale in breve

Negli ultimi anni l’opinione pubblica ha criticato in modo anche aspro il fatto che diverse imprese versassero ai propri dirigenti retribuzioni e liquidazioni molto elevate a prescin­dere dai risultati economici conseguiti. In questo contesto è stata lanciata l’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive».

Contenuto dell’iniziativa

Scopo dell’iniziativa è imporre restrizioni alle imprese quo­tate in borsa affinché non possano continuare a remunerare i vertici aziendali con somme spropositate. A tal fine, l’iniziativa propone tre nuove disposizioni: le retribuzioni del consiglio d’amministrazione e della direzione devono essere imperativamente autorizzate dall’assemblea generale degli azionisti; il mandato dei membri del consiglio d’amministra­zione è limitato a un anno; alcune tipologie di retribuzioni, per esempio le liquidazioni e i premi per le acquisizioni di aziende, sono vietate. Inoltre, chi contravviene a queste regole può essere punito.

Posizione del Consiglio federale e del Parlamento

Il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati respingono l’iniziativa: oltre a comportare un eccesso di regolamentazione, essa metterebbe in discussione uno dei capisaldi della piazza economica elvetica, ossia i principi liberali alla base del diritto societario svizzero. Il Consiglio nazionale non ha invece espresso alcuna raccomandazione di voto. Il Parlamento concorda sulla necessità di disciplinare le retri­buzioni versate dalle imprese quotate in borsa e ha pertanto adottato un controprogetto indiretto. Sostenuto anche dal Consiglio federale, il controprogetto concretizza con una mo­difica di legge le principali rivendicazioni dell’iniziativa, ma rispetto a quest’ultima è complessivamente più moderato.

Anche qui, come in molte parti del mondo, si è assistito a ondate di sdegno verso le retribuzioni astronomiche date ai grandi manager di società quotate, e spesso anche ai c.d. paracadute d’oro che consistono in buonuscite milionarie quando vengono sostituiti, solitamente per aver male gestito l’azienza. Grande clamore in particolare hanno suscitato le retribuzioni dei vertici bancari, assolutamente spropositati soprattutto in un momento in cui i profitti mancano del tutto o vi sono addirittura perdite causate anche dalla gestione di questi manager.
Ma mentre negli altri paesi questo resta un dibattito largamente accademico, in Svizzera, grazie alla democrazia diretta, si avrà comunque una legge sul tema.
Personalmente preferisco la controproposta del Governo. Però è evidente che non vi è nel Parlamento una grande condivisione sul miglior modo di procedere. Questo sia perché non si è riusciti ad elaborare una controproposta diretta, sia perché non vi è una raccomandazione di voto del Consiglio Nazionale, benché il Consiglio Federale e il Consiglio degli Stati dia a sfavore dell’iniziativa e a favore di quella indiretta da loro proposta.

3 – Modifica della legge sulla pianificazione del territorio

La modifica della legge sulla pianificazione del territorio intende ridurre la superficie delle  zone edificabili sovradimen­sionate e dunque frenare la dispersione degli insediamenti in Svizzera. È un controprogetto indiretto all’iniziativa per il paesaggio. Contro la revisione della legge è stato chiesto il referendum. Se la revisione è respinta, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta al voto.

L’essenziale in breve: obiettivo della modifica di legge

In passato diversi Cantoni e Comuni hanno definito zone edificabili sovradimensionate. Spesso tali zone sono edificate in modo sparso, con gli edifici nuovi lontani dai centri urbani. In tal modo aumenta la dispersione degli insediamenti. La modifica della legge sulla pianificazione del territorio punta a distinguere più chiaramente i comprensori edificabili da quelli non edificabili. Si prefigge uno sviluppo compatto degli insediamenti, un migliore utilizzo delle aree dismesse presenti nelle zone edificabili e una riduzione dell’estensione delle zone edificabili sovradimensionate. In futuro le dimen­sioni delle zone edificabili dovranno dipendere dal fabbisogno prevedibile per 15 anni.

Controprogetto all’iniziativa per il paesaggio

La modifica della legge sulla pianificazione del territorio è stata decisa dal Parlamento quale controprogetto indiretto all’iniziativa per il paesaggio, che chiede di non aumentare la superficie totale delle zone edificabili in Svizzera per 20 anni. L’iniziativa è stata ritirata dal comitato d’iniziativa, a condi­zione che la revisione della legge sulla pianificazione del territorio entri in vigore. Nel caso in cui la presente revisione venga respinta, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta al voto popolare.

Motivi del referendum

Contro la revisione è stato chiesto il referendum. Il comitato referendario critica la revisione poiché limiterebbe i diritti di proprietà e provocherebbe un aumento del prezzo dei terreni.

Posizione del Consiglio federale e del Parlamento

Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare la modifica della legge sulla pianificazione del territorio, che consentirà di contrastare il consumo poco parsimonioso del suolo e la dispersione degli insediamenti.

Il consumo di territorio è un argomento di grande attualità anche in Italia. Sarebbe utile nel nostro dibattito politico entrasse a pieno titolo la discutere la discussione sulle edificazioni compatte, come proposto in Svizzera con questa legge, o di recupero delle aree edificate e non più utilizzate. Purtroppo il consumo di territorio non è ancora parte integrante dei programmi politici, anzi, spesso la politica ha una insana dipendenza proprio dai costruttori edili. E i pochi, ma significativi esempi, quali quelli di Cassinetta di Lugagnano, con il suo piano regolatore che prevede solo recupero di edificazioni esistenti, sono magari additati come esempio, ma poi poco ripresi dalle norme edilizie generali. Se anche noi avessimo gli strumenti della democrazia diretta enti come Italia Nostra, il FAI o il WWF potrebbero essere molto più attivi per la protezione del nostro territorio. E, come dimostrato a Cassinetta, l’appoggio popolare esiste.

Un ultima nota. Non essendoci il quorum il dibattito, come dovrebbe essere normale, è tutto incentrato tra le ragioni del si e del no. Non ci sono patemi o dubbi. Quello che il popolo voterà tra due settimane sarà legge.

Ruggero Pozzer ribadisce l’appoggio alla democrazia diretta

Ruggero Pozzer è membro costituente del comitato civico di Più Democrazia in Trentino. E’ insegnante di educazione fisica nonché allenatore e istruttore nazionale di vela. Viticoltore per passione di famiglia, negli anni 80’ ha inaugurato con il padre una delle prime aziende agricole biologiche del Trentino. Dal 2000 al 2010 è stato consigliere presso il Comune di Rovereto con i Verdi. Ora è consigliere, sempre per i Verdi, presso la Comunità di Valle della Vallagarina.

Alex: Il tuo appoggio all’iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino è solo l’ultima parte di un percorso iniziato mentre eri consigliere comunale a Rovereto. Puoi raccontare qualcosa in merito?
Ruggero PozzerRuggero: Devo a Paolo Michelotto l’illuminazione che mi ha trasmesso fin dal 2006 l’interesse per i temi della democrazia diretta. All’inizio mi sono messo a disposizione solo come autenticatore di firme nella mia vesta di Consigliere comunale; andavamo in piazza d’inverno al freddo a raccogliere le sottoscrizioni per i referendum comunali. Conosciute meglio le modalità della democrazia diretta ho condiviso subito la necessità di estendere i suoi principi ad ogni livello, pur sempre in affiancamento alla democrazia rappresentativa. Ora ho scelto di condividere pienamente il percorso con il comitato civico Più Democrazia in Trentino conscio che sia forse l’unica strada civile e incruenta per restituire piena dignità alla politica.

Nonostante gli sforzi per adeguare gli istituti di democrazia diretta alle best practice suggerite dal Consiglio d’Europa , i rappresentanti dei partiti locali roveretani hanno disatteso sistematicamente le aspettative per un miglioramento dei diritti politici. Come giudichi quanto successo a Rovereto in occasione della discussione dell’ultima proposta di deliberazione popolare?
Credo sia doveroso innanzitutto sottolineare come non tutti i partiti locali abbaino attuato questa sorta di chiusura. I Verdi, sia roveretani che trentini, hanno ormai assimilato pienamente il bisogno di aprire le porte agli strumenti  “demodiretti”. Così non è invece per le altre forze politiche che esprimono un generalizzato atteggiamento di diffidenza a quanto proponiamo.
Ritengo che le difficoltà che hai ben espresso nella domanda siano dovute a diversi motivi.  L’autoreferenzialità della politica tradizionale protratta al punto da credere di essere intoccabile. La paura di perdere i privilegi socio economici riservati agli organi politico-amministrativi. La mancanza di apertura mentale e di coscienza sociale. Più di tutto poi l’influenza dei partiti, ben consci che perderebbero autorità e potere. E’ vero che alcuni rappresentanti tentano di emanciparsi dai rispettivi partiti, ma però con grande difficoltà. Anche leggendo alcune interviste che compaiono prima della mia nel blog, noto senza stupore come alcune espressioni siano sottolineate cautelativamente dalla dichiarazione di “a titolo personale” che significa “pur nel rispetto del parere contrario del partito di appartenenza”.

Nel consiglio comunale di Rovereto, l’unico sostenitore delle ragioni dei cittadini che ha dimostrato buona conoscenza e responsabilità civica è stato appunto un rappresentante dei Verdi, Mauro Previdi. Come mai le altre forze politiche – ad eccezione del M5S che dal momento della sua costituzione sostiene la democrazia diretta ma che ora non è rappresentato – sono così poco propense a valorizzare le diversità ed il contributo dei cittadini?
Mauro Previdi è persona aperta ed intellingente che ha condiviso fin dall’inizio anche le nostre posizione riguardo a questo tema. La sua è politica per servizio e la sua buona fede è dimostrata ancor di più dal suo impegno umanitario in Africa. E’ il soggetto politico ideale per comprendere la bontà sociale del percorso di Più Democrazia. In generale al di fuori di Previdi e di qualche altro consigliere, vedo molta superficialità, impreparazione e poca affinità alla fatica politica.
M5S esprime nelle intenzioni una potenzialità incredibile come movimento di rottura. E’ in questo senso che sostiene la democrazia diretta in contrapposizione totale al sistema. Fare politica significa però saper lavorare anche assieme a chi la pensa diversamente da te, significa rispetto per le posizioni altrui, significa capacità alla fatica dimostrata solo con la gavetta; nessuno inventa nulla ma ciascuno può contribuire.

A livello provinciale dopo aver presentato l’iniziativa in Prima Commissione lo scorso settembre, la proposta del nostro comitato è stata ignorata. Il rischio di un altro flop democratico come accaduto a Trento e Rovereto è evidente. Vista la situazione credi anche tu che sarebbe meglio lasciare che il ddl venga discusso nel corso della prossima legislatura?
Ora o dopo poco cambia, anche a livello provinciale sembra che solo la sensibilità del consigliere dei Verdi e democratici del Trentino, Roberto Bombarda, sia in grado di comprendere la grandiosa potenzialità democratica degli strumenti referendari. Confido che un forte cambiamento alla guida della nostra provincia possa, nella prossima legislatura, diffondere la percezione di quanto sia utile oggi che i cittadini riprendano in mano il controllo della loro sorte con i nostri strumenti.

Rivoluzione Civile sarà presente anche alle Provinciali? Se sì, avete in programma di inserire le proposte del ddl n.328 o parte delle stesse nel vostro programma? Eventualmente quali?
Rivoluzione Civile – Lista Ingroia è un nuovissimo soggetto politico che nasce da un’esigenza attuale, la scomparsa dei temi sociali, legali e ambientali dai tavoli operativi dei partiti. Il suo futuro non si conosce e sarà determinato in parte dall’esito alle prossime elezioni politiche; esito che si prospetta peraltro ottimo dalla lettura dei sondaggi di opinione. Posso garantire che la componente Verde di Rivoluzione Civile farebbe propria senza difficoltà la proposta del ddl n. 328 e conosciute le sensibilità delle altre componenti credo che nulla osti ad una completa condivisione nei progetti del gruppo.

I Verdi hanno dimostrato un interesse genuino per un miglioramento dei diritti politici dei cittadini (vedi Häfner a livello europeo, Dello Sbarba e Heiss in Alto Adige-Sudtirol, Bombarda in Trentino, etc.) considerando gli input provenienti dal basso come un elemento integrante della democrazia rappresentativa. Questo aspetto non risulta esplicitamente nel programma di Rivoluzione Civile se non per un vago accenno alla partecipazione ed alla democrazia. Giustizia e democrazia possono essere perseguite solo da soggetti con doti morali superiori al resto dei cittadini?
Il tema dei diritti politici legati alla democrazia diretta non risulta specificamente scritto per esteso nel programma di Rivoluzione Civile ma si rivela senza dubbio nella filosofia generale; ogni passaggio del programma è un inno alla rivalutazione della persona umana che non può prescindere dalla sua piena consapevolezza e controllo del suo presente e futuro.
E’ dimostrato ormai ogni giorno da scandali e ruberie legalizzate come sarebbe necessario dotare la classe politica di un passaporto di assoluta moralità ed etica. La fiducia nostra è assoluta perché riposta nel garante della coalizione. Antonio Ingroia ha trascorso una vita di lavoro mettendosi in gioco ogni giorno, a rischio della vita, nella lotta al cancro peggiore della nostra Italia, la criminalità organizzata.

Nel 1980 in Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti, Italo Calvino scriveva “…Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri…”
Sembra un passo scritto in questi giorni eppure è vecchio di 30 anni…

E’ la componente animalesca dell’homo homini lupus, dell’uomo che divora l’altro uomo, componente naturale dell’essere umano, oggi come ieri, qualora manchi la cultura della responsabilità. Responsabilità propria e riconoscimento responsabile di quella altrui; queste le soluzioni al problema, distanti anni luce dalla realtà della società italiana di oggi.

Nell’articolo Carnevalata elettorale, non cadere nella trappola pubblicato su Umanità Nova, Tiziano Antonelli sostiene come sia inutile votare poiché la possibilità per ogni lista di entrare in Parlamento è inversamente proporzionale alla sua rappresentatività dei movimenti. Rivoluzione Civile nasce da un malcontento popolare diffuso accorpando movimenti ed appartenenze ideologiche diverse. I propositi sono molto ambiziosi, tuttavia le possibilità che anche solo una piccola parte del programma venga realizzata sono quasi nulle. Puoi offrire delle motivazioni del perché un cittadino dovrebbe votare per Rivoluzione Civile sapendo che nulla (o molto poco) può fare nel contesto parlamentare italiano?
Non credo siano reali le affermazioni proposte nella domanda. Rivoluzione Civile è costituita da persone fortemente rappresentative e rappresentate nei movimenti ambientalisti e sociali del territorio. Persone che credono però non sia sufficiente la testimonianza ma sia necessario mettersi in gioco direttamente nella conduzione delle scelte amministrative; con la certezza di avere un ottimo riscontro elettorale.
Le appartenenze diverse si fondono piacevolmente senza difetto allorquando si citano i quattro principi coerenti con le storie di ciascuno: legalità, lavoro, ecologia, diritti umani.
Un cittadino deve votare Rivoluzione Civile – Lista Ingroia se ritiene necessario mantenere un baluardo che senza compromessi mantenga viva l’attenzione sui temi degli ultimi, dei deboli che costituiscono la componente in oblio nella società.

Le resistenze al cambiamento in Trentino ed in Italia sono forti. I politici attraverso norme da loro approvate senza che i cittadini possano opporsi chiedono rinunce alla famiglie. Però loro stessi non sono disposti a nessun sacrificio difendendo invece strenuamente la democrazia rappresentativa (ed in particolare i loro privilegi). Qual è la chiave di volta a tutto ciò?
Basta smettere di credere alle promesse ed ai buoni propositi. Forse non c’è speranza perché gli elettori cadono sempre nel tranello. E’ sufficiente leggere con attenzione il vissuto di chi si propone, sapendo cosa ha fatto e come si è distinto in tempi non sospetti.
Personalmente sono molto fiero di aver partecipato in piena consapevolezza e convinzione alla raccolta firme per la Proposta di Legge Costituzionale di Iniziativa Popolare “Quorum zero e Più Democrazia”. Mi sono impegnato per la proposta di abolizione del quorum referendario anche a livello nazionale. Ma due punti altrettanto qualificanti del DDL sono la revoca del mandato e l’indennità dei parlamentari decisa dagli elettori.
Nel primo caso si evita di dovere attendere sino a scadenza di mandato per sbarazzarsi di parlamentari che abbiano palesemente mancato la loro promessa elettorale. Avviene mediante una cospicua raccolta di firme nel collegio di pertinenza. E’ un istituto già previsto e già utilizzato in numerosi collegi ad esempio negli USA e in Sud America.
L’indennità di carica decisa dagli elettori è invece un istituto secondo il quale l’elettore, al momento del voto, determina anche l’indennità che secondo lui merita il deputato o senatore. La media delle scelte effettuate da tutti gli elettori determinerà l’indennità di ogni singolo parlamentare. Il cittadino “datore di lavoro” decide lo stipendio del suo “delegato”. Questa è vera democrazia.

La Bussola: un meritevole esempio di democrazia popolare

Articolo di Manuel Lorenzini sulla pagina web del Comitato La Bussola di AlaIn questi giorni di intensa campagna elettorale abbiamo avuto l’occasione di intervistare Corrado Pinter e Silvia Debiasi del comitato La Bussola. I due giovani cittadini di Ala hanno risposto a titolo degli altri membri del comitato utilizzando una metodologia collegiale per la definizione delle risposte.
Il comitato La Bussola nel 2009 è stato protagonista di una lodevole iniziativa popolare per introdurre delle modifiche alla legge elettorale della Provincia di Trento come possiamo leggere di seguito.

Alex: Quali sono le caratteristiche del comitato La Bussola e come è nato?
Corrado e Silvia:
Il gruppo “la Bussola” è un gruppo di giovani, provenienti per lo più dal comune di Ala, ormai ben consolidato da rapporti di amicizia oltre che politici, nato dal comune bisogno di creare uno spazio dove poter rappresentare le nostre idee di politica giovane.
NConsegna delle firme con Giovanni Kesslerel 2009 abbiamo depositato un disegno di legge sostenuto da 3417 firme per la modifica di due articoli della legge elettorale provinciale, al fine di ridurre sprechi e ipocrisie della politica provinciale.
Abbiamo poi proseguito presentando una lista di soli giovani alle elezioni del comune di Ala, dove la maggior parte di noi è residente. I nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati con la vittoria del candidato sindaco che sostenevamo e l’elezione a Consigliere comunale di quattro dei nostri candidati, di cui due sono poi stati nominati Assessori.
La nostra attività si è poi concentrata sull’organizzazione di serate ed eventi volti a sensibilizzare e riavvicinare i cittadini alla Politica (con la P maiuscola), senza tralasciare le attività amministrative. Inoltre abbiamo contribuito a promuovere la democrazia diretta attraverso raccolte firme come l’abolizione del Porcellum e la vostra iniziativa popolare “Più democrazia in Trentino”.

Nel 2009 avete scritto una proposta di legge per l’eliminazione della porta girevole in Consiglio provinciale, come era nata l’esigenza di intraprendere un’iniziativa popolare di quel tipo?
Nel nostro disegno di legge non ci siamo solo limitati a proporre l’abolizione della porta girevole, che vedevamo come uno dei tanti punti deboli della democrazia provinciale.
Vedevamo anche nell’introduzione del limite dei due mandati ai Consiglieri Provinciali una spinta e un’opportunità per far tornare l’impegno politico agli albori, quando non era ancora un lavoro ma un mettersi al servizio della propria comunità per un determinato periodo, al termine del quale tornare poi ad occupare il proprio posto nella società. Riteniamo che nel corso di due legislature (10 anni) una persona abbia tutto il tempo necessario per offrire il suo contributo senza poi cadere nel quotidiano e senza dare per scontato il suo ruolo.
Un disegno di legge popolare ci sembrava lo strumento più efficace per poter proporre qualcosa di concreto con il sostegno dei cittadini.
L’iniziativa è nata da alcuni di noi che, delusi dai partiti e dal loro modo di intendere la politica locale, avevano tuttavia ancora la volontà di impegnarsi per la collettività.

Una volta costituito il gruppo promotore ci puoi dare una breve descrizione di come avete organizzato l’iniziativa?
L’ufficio legislativo del Consiglio provinciale ci ha aiutato nella scrittura del disegno di legge, e una volta ottenuti i moduli per la raccolta firme abbiamo provveduto a portarli nel maggior numero di uffici elettorali comunali e scritto via mail a tutti i consiglieri comunali e provinciali (ringraziamo ancora Emiliano per la paziente ricerca degli indirizzi e-mail di tutti gli oltre 300 Comuni del Trentino).
Le richieste sono state inviate senza distinzione di appartenenza politica, chiedendo quindi supporto nella raccolta firme e nell’autentica a tutti i rappresentanti politici dei vari Comuni. Come sapete bene le sottoscrizioni possono essere autenticate solo da personale autorizzato (sindaci, assessori e consiglieri comunali, funzionari comunali o provinciali autorizzati). In totale ventitré consiglieri e tre funzionari di 18 comuni diversi, regolarmente autorizzati hanno accettato la nostra richiesta di collaborazione e hanno contribuito nella raccolta firme a supporto dell’iniziativa.
Grazie anche al sito internet, ai social network, ai comunicati stampa pubblicati sui giornali e alla nostra newsletter abbiamo potuto pubblicizzare la proposta e nei numerosi banchetti organizzati nelle piazze, nelle manifestazioni popolari e nei supermercati nel corso dei tre mesi di raccolta firme illustravamo ai passanti la nostra proposta raccogliendo la maggior parte delle 3417 firme a sostegno della nostra iniziativa. Le firme raccolte provengono da cittadini residenti in 49 diversi comuni della nostra Provincia.
Con questa esperienza ci siamo accorti che per diffondere la proposta e sensibilizzare i cittadini è necessario non limitarsi a depositare i moduli negli uffici elettorali e nelle anagrafi dei comuni ma impegnarsi in prima persona, attraverso i banchetti di raccolta firme, per comunicare il messaggio. In questa maniera l’attenzione che si ottiene è  chiaramente maggiore e inoltre si ha modo di rispondere a possibili obiezioni e ricevere nuovi spunti. Le intere giornate di tempo libero sacrificate per questo scopo sono sempre state ampiamente ripagate.

Che ostacoli avete incontrato nel percorso che va dalla genesi alla presentazione finale della proposta? Sono stati maggiori quelli sostanziali relativi ai contenuti della proposta e di diffusione del messaggio ai cittadini o quelli burocratici relativi alla raccolta delle firme?
Il tempo è sicuramente limitante, soprattutto per un gruppo che, come noi, era sconosciuto ai più. Il numero di firme raccolto non rende forse merito all’interesse suscitato nelle persone che siamo riusciti a rendere partecipi nella raccolta firme.
Infatti, durante la raccolta firme, incontrando persone nelle piazze, nelle manifestazioni popolari o nei supermercati siamo rimasti colpi dal forte senso di sfiducia verso le istituzioni e dal conseguente bisogno di buona politica. La gente chiede alla politica fatti concreti e tangibili (specialmente durante un periodo di crisi economica come questo) ed è proprio questo che come persone impegnate in politica ci dobbiamo impegnare a fare. Atti magari semplici, ma che siano realmente utili alle persone.

Sulla base della vostra esperienza, cosa cambieresti dell’attuale legge 3 del 5 marzo 2003? Ed eventualmente cosa aggiungeresti?
Il momento della consegna delle firme a Palazzo Trentini, sede del Consiglio RegionaleCrediamo che buona parte delle proposte contenute nel ddl d’iniziativa popolare Più democrazia potrebbero migliorare l’attuale legge.
Oltre all’aspetto dei tempi ristretti di cui abbiamo parlato precedentemente, crediamo che per favorire la partecipazione del maggior numero di cittadini il Consiglio Provinciale, al momento dell’inizio dell’iter burocratico, dovrebbe informare obbligatoriamente tutti gli elettori dell’iniziativa, in modo da portarli così a conoscenza della proposta presentata, favorendo così la loro partecipazione.
Inoltre una semplificazione del procedimento di autentica delle firme farebbe risparmiare molto tempo sia ai comuni sia ai promotori.

A tuo avviso personale, quali sono le idee più innovative contenute nel ddl sostenuto da Più Democrazia in Trentino?
Lo scorso anno siamo stati contenti di poter dare una mano nella presentazione del ddl d’iniziativa popolare Più Democrazia. Alcune proposte contenute, come ad esempio l’introduzione di un limite massimo di due mandati per chi occupa cariche pubbliche, non possono che trovare il nostro pieno sostegno.
Crediamo poi che un sistema di voto elettronico e postale come quello proposto nel ddl, potrebbe essere la soluzione ad alcuni deficit di democraticità presenti in Trentino e non solo. Ci rendiamo conto che per essere fattibile, un sistema di voto elettronico e postale necessiti di un adeguato regolamento, ma se pensiamo al recente caso degli oltre 20mila studenti Erasmus italiani che non potranno votare alle prossime politiche non possiamo che augurarci che nel prossimo futuro venga predisposto un sistema di votazione come quello proposto nel ddl.

C’è qualcosa che non condividi? E perché eventualmente?
Non condividiamo ad esempio la proposta dell’istituzione del Consiglio dei Pritani e soprattutto la composizione casuale. Quest’organo é previsto con poteri consultivi, propositivi e persino con la possibilità di proporre mozioni di sfiducia, pertanto sceglierne casualmente (per sorteggio?) i membri non ci sembra una soluzione adeguata e garante della sua funzionalità. La legittimazione dell’organo stesso ne risentirebbe.

Se la vostra iniziativa fosse stata approvata nel 2009 anziché a fine del 2012 quanti soldi pubblici avremmo risparmiato? Avete mai provato a fare il calcolo?
L’abolizione della porta girevole permette di risparmiare alle casse provinciali circa 5 milioni di euro a legislatura, così abbiamo stimato.
Essendo che la nostra proposta e quella che poi è stata approvata recentemente ricadono all’interno della stessa legislatura, entrambe sarebbero entrate in vigore a partire dalla prossima. Pertanto dal mero punto di vista economico non cambia nulla (e di questo non possiamo che esserne felici) ma è evidente che quando nel 2009 sono stati i cittadini a proporre una soluzione la politica si è dimostrata sorda, proponendo però poi la medesima cosa soltanto tre anni dopo.

Sulla pubblicazione Cronache del Consiglio Provinciale di novembre, è stato fatto solo un accenno marginale all’iniziativa popolare sostenuta dal comitato La Bussola. Si è parlato di voi in una citazione nella descrizione cronologica dell’istituto della porta girevole che andava dalla sua ideazione alla sua eliminazione. Non credi che avrebbero dovuto sottolineare il merito per quanto dei liberi cittadini avevano proposto già 3 anni fa?Convegno 2010
Nello specifico della questione la sconfitta della politica sta proprio in questo, ovvero nell’arrivare dopo l’iniziativa dei cittadini, da loro stessi frettolosamente liquidati, dimostrando così un ritardo nel capire le esigenze del territorio delle quali dovrebbero essere le guide. Probabilmente nel momento della recente abolizione i politici di professione han preferito non ricordarsi della nostra iniziativa.

Avete mai provato ad analizzare l’attività politica sostanziale dei ripescati con il meccanismo della porta girevole? Dovendo fare un’analisi costi-benefici se da un lato c’è stato un esborso finanziario forse dall’altra i consiglieri che hanno sostituito gli assessori hanno dato un valore aggiunto in termini di idee, proposte e controllo dell’attività dell’esecutivo. E’ possibile?
Analizzando i fatti, fino al 2003 gli Assessori provinciali ricoprivano anche la carica di Consigliere. La porta girevole fu introdotta per alleggerire il loro lavoro e favorire i lavori in aula. Nelle due legislature in cui è stata in vigore però non ci sembra che con la presenza dei consiglieri supplenti i lavori dell’aula siano migliorati in maniera tale da giustificare il costoso meccanismo della porta girevole.
Ma quello che noi riteniamo il vero male della porta girevole è un altro e non si limita al costo (se pur eccessivo) dei consiglieri supplenti. Cancellando la porta girevole proponevamo di abolire l’incompatibilità tra la carica di Consigliere Provinciale e la carica di Assessore Provinciale. Infatti la norma prevedeva (ora è stata modificata) che il Presidente, eletto a suffragio universale diretto, nominasse un numero massimo di otto Assessori e soprattutto che le funzioni di Assessore fossero incompatibili con l’esercizio delle funzioni di Consigliere. In tali casi, continuava la norma, il Consigliere nominato Assessore era sospeso dalla carica per la durata dell’incarico ed il suo seggio era provvisoriamente assegnato al primo dei non eletti della sua lista. Ritenevamo che questa norma diversa da quella applicata nei comuni con più di 15.000 abitanti rendesse instabile il quadro istituzionale provinciale, in quanto il Consigliere a cui era provvisoriamente assegnato il seggio in Consiglio, nella sua condizione di “precarietà” non si trovava nelle condizioni di operare in modo imparziale e libero da ogni forma di condizionamento esterno.
La domanda che ci ponevamo era questa: quanti consiglieri supplenti hanno votato contro a proposte avanzate dall’assessore che, se sfiduciato, sarebbe tornato tra i banchi del Consiglio proprio al loro posto?

Qualora l’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del ddl possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
Sicuramente una legge da sola non può cambiare il livello di democrazia della nostra Provincia. Occorre che essa sia accompagnata dall’impegno di noi cittadini, soprattutto quando si parla di democrazia partecipata. Sicuramente strumenti come il referendum propositivo, inseriti nella proposta, permetteranno i cittadini di influenzare maggiormente le azioni e le politiche di chi governa il nostro territorio.

A parte il costo collettivo per i consiglieri che sono entrati in Consiglio con il meccanismo della porta girevole, i partiti che ne hanno beneficiato hanno avuto anche una sovraesposizione nelle istituzioni provinciale che ha permesso di concentrare e consolidare il loro potere? Come interpreti la scelta di eliminare il meccanismo a pochi mesi delle elezioni?
Rispondendo alla seconda domanda, eliminare il meccanismo a pochi mesi dalle elezioni è un chiaro atto propagandistico, vista l’enorme sfiducia di noi cittadini verso la politica.
Per quanto riguarda la prima domanda, senza fare nomi e cognomi, nelle elezioni del 2008 il Patt ha ottenuto tre rappresentanti, che grazie alla porta girevole, sono diventati cinque, grazie alla nomina ad Assessore di due degli eletti con questo partito. In questo modo, i rappresentanti di questo gruppo nell’istituzione sono quasi raddoppiati, con benefici sia economici che di visibilità politica.

Elisa Filippi: le giustificazioni a favore della democrazia rappresentativa

Dopo il post di Stefano Longano che fa il punto sullo stato di arretratezza delle norme sui referendum in Trentino, pubblichiamo le risposte appena ricevute da Elisa Filippi a seguito di un’intervista inviatale il 6 gennaio scorso. Filippi, candidata alla Camera fra i ranghi del Partito Democratico dopo essersi posizionata seconda alle primarie trentine di dicembre, ci tiene a sottolineare come ”le risposte naturalmente riflettono solo il mio personale punto di vista, non quello del Partito nella sua totalità.”
Elisa FilippiPer colmare questa mancanza, nei prossimi giorni confidiamo di ricevere anche le risposte del segretario provinciale del PD, Prof. Michele Nicoletti. Nella nostra intervista avevamo infatti cercato di indurlo ad esplicitare le motivazioni delle resistenze del partito alle riforme sui diritti politici in Trentino.
Nell’attesa di conoscere la linea ufficiale del partito condividiamo il pensiero di Elisa Filippi:

Introduzione alle domande
Nei primi mesi di quest’anno riprenderà la trattazione in Prima Commissione sul ddl di iniziativa popolare n.328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”, e dei ddl di iniziativa consiliare n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330/XIV.
Il Disegno di iniziativa popolare promosso dal Comitato “Più Democrazia in Trentino” ha ricevuto il sostegno di oltre 4.000 cittadini della Provincia di Trento. Alla luce del risultato delle recenti Primarie, che La vedono come probabile futura Deputata della Repubblica, il Comitato desidera conoscere la Sua opinione riguardo al tema della democrazia diretta.
Di seguito alcune domande cui La preghiamo di rispondere; le Sue risposte saranno poi pubblicate sia sul blog del Comitato che sulla pagina Facebook. Per completezza e volontà di trasparenza La informo che in contemporanea sottoponiamo un set di quesiti analoghi anche a Michele Nicoletti, Segretario del Partito Democratico del Trentino e futuro Parlamentare. Grazie sin d’ora per la disponibilità

Alex: Nonostante le nomine per le candidature siano state criticate da molti, a livello concettuale il Partito Democratico ha dato un buon esempio lanciando le primarie. Purtroppo però – citando Gad Lerner “il vertice del Pd per due elezioni di fila (2006 e 2008) ha usufruito del Porcellum per compilare liste di nominati come gli altri partiti. Inoltre il Pd non ha appoggiato come sarebbe stato necessario il referendum abrogativo del Porcellum, in quanto sperava di mettersi d’accordo con Casini per una svolta proporzionale foriera di governi nati da intese parlamentari”. Non trova tutto ciò un po’ contradditorio? Sembra che la democrazia faccia comodo solo quando i risultati siano prevedibili …
Filippi:
Personalmente considero la modifica della legge elettorale una priorità assoluta, uno dei primi provvedimenti da adottare qualora fossi eletta. Detto ciò, il Porcellum , sul quale ho un giudizio fortemente negativo, avrebbe comunque potuto dare la possibilità alla politica (ai partiti) di rinnovarsi. Es. regolamenti interni dei partiti x determinare requisiti x entrare nelle liste (genere/età/fedina penale…). Con le precedenti leggi in cui valeva principio di nominatività, il Popolo ha eletto Salvo Lima, Marcello Dell’ Utri, Clemente Mastella etc. Il PD ha sfruttato da parte sua questa possibilità e in queste ultime Primarie/Parlamentarie ha prodotto il più incisivo rinnovamento della storia repubblicana. Proponendo volti nuovi e nuovissimi (+ donne) nelle parlamentarie e adottando un severo codice etico. Niente di paragonabile con gli altri Partiti che oggi affrontano la medesima competizione elettorale.
Rispetto al referendum. Personalmente ero favorevole al referendum, tuttavia la sua inammissibilità era molto probabile come la sentenza della Corte ha dimostrato. La soluzione più razionale era quella di trovare accordo in Parlamento. Nelle democrazie che presuppongono una società articolata, complessa e tendente alla specializzazione dei ruoli sociali come la nostra atti legislativi fondamentali come quelli che contengono la disciplina di elezione dell’organo Costituzionale più importante devono esser decisi in Parlamento.
Inoltre l’art.72 della Costituzione prevede che la legge in materia elettorale è coperta da “riserva di assemblea” quindi può essere approvata solo con procedimento ordinario (per commissione referente) e non possibile con procedimenti alternativi (per commissione deliberante o redigente).

2 - Alcuni – pochi per fortuna – credono che l’unico modo di fare politica sia all’interno di un partito. Come dire che per andare a nuotare in piscina un cittadino si debba necessariamente iscrivere ad una società sportiva. Non sarebbe un vantaggio anche per i partiti (in questo caso per il Pd) conciliarsi con la volontà del popolo e con lo spirito del nostro tempo in un cammino di comprensione reciproca?
Personalmente sono convinta che il ruolo dei Partiti così come previsto in Costituzione sia fondamentale e abbia mostrato propria importanza nel reggere la coesione sociale del Paese in momenti in cui esso attraversava momenti difficili (penso al dopoguerra, ma anche agli anni del terrorismo). Certamente negli ultimi anni abbiamo assistito ad una degenerazione del ruolo dei partiti, della gestione interna e soprattutto del rapporto con l’elettorato. Spesso la classe politica e dirigente ha dato il peggio di se, e i partiti erano i luoghi della cooptazione piuttosto che della scelta, della formazione e dell’elaborazione politica. In conformità ai bisogni e alle esigenze della società in cui viviamo considero che i partiti debbano impegnarsi al massimo per aprirsi alla società, alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini.
Evitiamo di costruire recinti e apriamo le porte alle istanze della società per una contaminazione positiva e virtuosa., un arricchimento reciproco.

3 - Il ddl promosso da Più Democrazia in Trentino è stato pensato per integrare le mancanze della democrazia rappresentativa e non certo per sostituirla. Qual è a Suo avviso l’aspetto più avvincente della proposta popolare?
Personalmente trovo che di per se la mobilitazione messa in atto dalla formulazione di questa proposta popolare sia di per se un aspetto avvincente. In un momento in cui la politica fatica ad essere considerata patrimonio comune, questa iniziativa testimonia un nuovo approccio, un nuovo desiderio da parte dei cittadini di contare e di partecipare alla gestione della res publica. In riferimento ai diversi punti proposti credo sia simbolicamente interessante il punto che prevede la cessazione del trattamento economico dei consiglieri che non acconsentono alla pubblicazione della loro situazione patrimoniale. E’ un provvedimento molto semplice, ma eticamente doveroso e di alta valenza simbolica in un momento come quello attuale.

4 - Una giustificazione classica degli oppositori alla democrazia diretta è che il “popolo” è incompetente e quindi non è in grado di riconoscere il bene comune. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non Le sembra una giustificazione priva di fondamento?
Sono convinta che un dovere etico e politico di ogni rappresentante politico sia quello di veicolare una corretta e trasparente informazione rispetto ai lavori parlamentari. Per questo impegnerò qualora dovessi essere eletta in Parlamento. Le persone oggi giorno possono certamente accedere a molte informazioni, anche se spesso nel vasto panorama offerto anche da internet può risultare non sempre semplice distinguere l’informazione corretta da quella parziale o faziosa. Allo stesso tempo è indubbio che le persone al giorno d’oggi hanno molte opportunità di essere informate e che ttalvolta utroppo, come avvenuto in passato, casi di incompetenza vera si trovavano piuttosto tra chi sedeva in Parlamento!

5 - Un’altra considerazione dei detrattori della democrazia diretta – ad esempio all’interno del Consiglio Comunale di Trento a maggioranza Pd – è che l’eliminazione degli ostacoli eccessivi per la raccolta delle firme e dei termini di raccolta troppo brevi porterebbe “fisiologicamente” i cittadini ad abusare di questo  strumento e ad avanzare proposte dai contenuti insignificanti. Oltretutto, come forse Lei già sa, anche il Comune di Rovereto (Sua residenza) a breve delibererà in Consiglio su questo tema (e ci piacerebbe sapere come il PD in quella sede intende procedere … ).
Non Le pare che una siffatta posizione sia arrogante e poco democratica? Le proposte dei cittadini non dovrebbero essere accolte con entusiasmo?
Dal mio punto di vista il tema si regge su un equilibrio molto delicato. Da una parte l’art1 Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, ma la esercita nelle forme e limiti della Costituzione e questa (cioè il rispetto della disciplina del referendum abrogativo) è esplicazione di una forma/limite. Da un punto di vista politico, attribuisco notevole importanza all’iniziativa dei cittadini, che a mio avviso, andrebbero consultati più spesso ed in modo più strutturato avviando percorsi di partecipazione attiva: es. percorsi animati da professionisti per la redazione di un bilancio sociale, bilancio di genere, e percorsi di consultazione su temi importanti ad esempio l’utilizzo o la destinazione d’uso di determinate aree.

6 – I partiti politici nella Costituzione italiana sono nominati solo art.49 eppure hanno sostanzialmente monopolizzato il potere lasciando uno spazio esiguo alla democrazia diretta, modalità di espressione più vicina al concetto di volontà popolare (art. 1). I risultati di tale situazione sono stati nefasti soprattutto negli ultimi anni quando la classe politica antifascista è stata sostituita con una classe politica ambiziosa ed egoista con uno scarso interesse verso il bene collettivo. Non dovremmo sforzarci maggiormente per integrare la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta?
Riprendo le considerazioni espresse nella domanda numero 2.

7 - I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti sono considerati d’accordo con la maggioranza. Questo non avviene con il referendum con il quorum dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Come interpreta questo diverso modo di ‘contare’ i voti?
Le elezioni sono convocate dal Presidente della Repubblica in carica che chiama il popolo ad esercitare la propria sovranità nell’eleggere i propri rappresentanti. In questo il grado partecipazione al voto non può essere considerato come elemento invalidante le elezioni.
La previsione del quorum di partecipazione per l’approvazione popolare di una proposta referendaria di tipo abrogativo è incardinata nell’assetto costituzionale che prevede la “supremazia” della democrazia rappresentativa, ovvero quella che si esprime nel momento delle elezioni come detto prima. In questo senso la legge del Parlamento può essere abrogata dall’intervento popolare, ma questo non può essere l’intervento di una maggioranza popolare qualsiasi, bensì di una maggioranza qualificata.
Altrimenti si potrebbe assistere al paradosso di vedere abrogata una legge con da una minoranza (es.30%aventi diritto), mentre quella legge è stata emanata da un Parlamento eletto da una maggioranza (es.70%aventi diritto al voto).

8 - In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, iniziativa in attesa di essere discussa dal Parlamento. Qual è la posizione del Pd trentino in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale?
Credo sia opportuno che a questa domanda risponda in modo autorevole il Segretario del PDT Michele Nicoletti candidato alla Camera.

9 - Il voto popolare potrebbe favorire riforme di importanza cruciali che la democrazia rappresentativa non è in grado di portare a termine. I gruppi di potere e le lobby sono un freno notevole non solo alla partecipazione dei cittadini, ma anche alla possibilità di riformare il sistema. Questo avviene palesemente in Trentino, in Italia e nel resto del mondo. L’esempio più evidente sono le riforme a livello federale negli Stati Uniti d’America dove le riforme proposte da Obama sono state svilite da una serie di ricatti e compromessi al ribasso. Secondo Lei come si può riformare il sistema per attuare le riforme chieste e votate direttamente dei cittadini nell’interesse dei cittadini?
Se la democrazia rappresentativa può essere ostaggio di interessi contrastanti, più o meno trasparenti anche la democrazia diretta può essere oggetto di molte manipolazioni (e.g. scarsa o mala informazione, campagne che fanno leva sull’emotività e non sui fatti). La democrazia rappresentativa premia le responsabilità nel rapporto eletto/elettore che è esercitata a intervalli regolari. Errori ed omissioni possono essere corretti o colmati. La democrazia diretta – espressione del popolo sovrano – è elemento importante per temi di coscienza, grandi temi di società, ma non può sostituirsi al processo di mediazione politica necessario affinchè nelle società complesse si arrivi alla sintesi migliore tra una varietà di interessi convergenti. A volte la classe politica ha anche saputo andare al di la dei sentimenti contingenti della popolazione per scelte di grande civiltà: penso all’abolizione della pena di morte in Francia nel 1981 ad opera della sinistra mentre l’opinione pubblica era ancora maggioritariamente in favore della pena di morte. In Italia grande battaglie civili sono state vinte grazie al ricorso alla volontà popolare. Temi troppo tecnici o la cui soluzione non possa essere proposta in modo binario (sì vs no) secondo me si prestano poco alla democrazia diretta. La quale resta comunque uno strumento irrinunciabile ma che non può sostituirsi alla responsabilità dell’eletto di rappresentare i migliori interessi dei cittadini ed ai cittadini/elettori di esercitare il loro diritto/dovere di controllo sugli eletti ed eventualmente di sanzione con la non rielezione.
Teniamo anche conto che gli strumenti di partecipazione diretta alla democrazia sono delicati e i importanti ed una loro generalizzazione ne sminuirebbe il significato. Le percentuali di partecipazione ai referendum sono andate via via abbassandosi e negli ultimi anni spesso non si è raggiunto quorum (http://it.wikipedia.org/wiki/Consultazioni_referendarie_in_Italia) svilendo cosi l’importanza e la ‘sussidiarietà” dello strumento diretto e mettendone a rischio la legittimità e l’efficacia.

I consigli comunali di Trento e Rovereto rifiutano di adeguarsi agli standard europei di democrazia

La prima cosa che si legge di un articolo è il titolo, e i giornali lo sanno bene. Siamo così abituati a vedere titoli eclatanti che poi non corrispondono al contenuto. In questo caso in realtà avviene forse il contrario. Si potrebbe dire che non solo si rifiutano di adeguarsi, ma probabilmente li ignorano completamente. Recentemente, il 5 Dicembre 2012 per Trento e il 15 Gennaio 2013 per Rovereto, i consigli comunali delle due maggiori città della nostra provincia hanno avuto l’opportunità, su sollecitazione dei cittadini, di abolire i quorum per i referendum municipali. La cancellazione del quorum non era l’unica cosa richiesta, ma certamente è stata quella più appariscente, e anche quella più discussa. Purtroppo le resistenze sono state fortissime, e l’obiettivo di cancellare il quorum di partecipazione ai referendum è per ora fallito. Particolare resistenza è stata posta dal partito di maggioranza relativa in consiglio e che esprime i sindaci di entrambe le città: il partito democratico. Che evidentemente troppo democratico non è. Vediamo infatti cosa dichiara Gianni Buquicchio, presidente della Commissione di Venezia, in una audizione presso la III Commissione Permanente (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei Deputati, riguardante problemi di tenuta democratica in Ungheria e Romania, nel primo caso per modifiche alla Costituzione, nel secondo lo scontro istituzionale tra Governo e Capo dello Stato che ha portato al secondo referendum per la revoca del mandato di quest’ultimo:

Noi, come Commissione di Venezia, siamo contrari ai quorum di partecipazione per i referendum perché, in assenza di quorum, c’è più democrazia.

A questo punto molti di voi diranno, ma chi è Gianni Buquicchio, e soprattutto, chi è questa Commissione di Venezia? E chi pensano di essere per dare lezioni di democrazia? Cosa sia la Commissione di Venezia e quale sia la sua storia lo spiega molto bene Gianni Buquicchio stesso all’inizio della audizione in commissione parlamentare, ma in breve si definisce “la fabbrica del diritto costituzionale”. Risulta certamente una definizione altisonante, ma è sicuramente ben meritata.

Sala del Palazzo Ducale di Venezia dove si riunisce la Commissione di Venezia

Sul sito della Commissione di Venezia possiamo trovare questa descrizione:

Istituita nel 1990, la Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, meglio nota come Commissione di Venezia, è un organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali.

La Commissione di Venezia è composta da esperti di diritto costituzionale e internazionale, giudici di corti supreme o costituzionali e membri di parlamenti nazionali. La Commissione svolge un ruolo importante nella difesa del patrimonio costituzionale europeo e si è progressivamente evoluta sino a diventare un’istanza di riflessione giuridica indipendente, internazionalmente riconosciuta.

La Commissione è stata particolarmente attiva nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, assistendoli nella redazione di costituzioni nuove e di leggi sui tribunali costituzionali, di codici elettorali, di leggi sulle minoranze e di altre disposizioni riguardanti le istituzioni democratiche.

La Commissione non impone leggi, ma sottolinea le eventuali imprecisioni, i possibili rischi o incompatibilità con le norme del patrimonio costituzionale europeo. Spetta poi al paese trarre le proprie conclusioni e trovare la soluzione appropriata.

La Commissione di Venezia estende il suo campo di attività oltre le frontiere del continente europeo. Comprende, in totale, 57 membri. Gli Stati che godono di uno statuto di osservatore presso la Commissione di Venezia sono: Argentina, Canada, Santa Sede, Giappone, Kazakstan, Messico, Stati Uniti e Uruguay.

Il Sudafrica ha uno speciale statuto di cooperazione che equivale a quello di osservatore, ottenuto in seguito all’accordo del 1996 in materia di democrazia e diritto costituzionale.

Come vedete questa Commissione, emanazione del Consiglio d’Europa, è composta da insigni costituzionalisti provenienti da tutti gli stati europei democratici, ed ha una reputazione tale che altri paesi nel mondo hanno chiesto di poterne far parte almeno come osservatori.
Vale la pena di far notare che l’istituzione di questa commissione è stata voluta dall’Italia ed è tuttora presieduta da un italiano.
Inizialmente il grosso del lavoro della Commissione di Venezia è stato assistere nella redazione di nuove costituzioni, o nell’emendamento delle esistenti, i paesi dell’Est Europa dopo la caduta del muto di Berlino e seguire la loro transizione verso la democrazia e l’ingresso nell’Unione Europea.
Ma la Commissione assiste tutti i paesi che ne facciano richiesta dando pareri sulle proposte di revisione costituzionale. Recentemente per esempio lo ha fatto per le modifiche della Costituzione del Belgio.
Vista la loro importanza nel processo democratico, la Commissione ha emesso due Codici di Buone Pratiche. Il primo relativo ai procedimenti elettorali, il secondo ai procedimenti referendari. Le buone pratiche sono il distillato del meglio che la cultura costituzionale europea ha prodotto. Alla luce di queste pratiche vengono analizzati gli strumenti normativi dei vari paesi sui quali la Commissione viene chiamata ad esprimersi.
Per chi è interessato al diritto costituzionale sono certamente documenti la cui lettura è di estremo interesse. Così come per altro molti studi fatti da questa commissione.
Però vediamo cosa dice il CODE DE BONNE CONDUITE EN MATIERE  REFERENDAIRE (la lingua di estensione originale è il francese, ma è disponibile anche la traduzione in inglese) adottato dal Consiglio per le elezioni democratiche nella sua 19sima riunione (Venezia, 16 Dicembre 2006) e dalla Commissione di Venezia nella sua 70esima sessione plenaria  (Venezia, 16-17 Marzo 2007).

Quorum Sont déconseillés : a. Le quorum (taux minimal) de participation, car il assimile les abstentionnistes aux partisans du non ; b. Le quorum d’approbation (acceptation par un pourcentage minimal des électeurs inscrits), car il risque de créer une situation politique difficile si le projet est adopté par une majorité simple inférieure au quorum exigé.

La traduzione è la seguente:

Quorum

Sono sconsigliati:

a. Il quorum di partecipazione (percentuale minima di aventi diritto al voto) perché assimila gli astensionisti a coloro che parteggiano per il no.

b. Il quorum di approvazione (percentuale minima di si tra gli aventi diritto al voto) perché rischia di creare una situazione politica difficile se la proposta è approvata con una maggioranza semplice inferiore al quorum richiesto.

E qui torniamo al titolo. I Consigli Comunali delle due maggiori città del Trentino hanno avuto modo di adeguare le proprie leggi di autogoverno alle migliori pratiche europee. E hanno fallito. Rifiutandosi appunto di seguire le indicazioni che vengono da un così qualificato forum, che rappresenta il meglio del diritto costituzionale del nostro continente.
La cosa è ancora più sconfortante se teniamo conto che in entrambi i consigli sono presenti vari avvocati. Ovviamente non è necessario che condividano le conclusioni della Commissione di Venezia, ma almeno mostrare di conoscerle a me sembrerebbe indispensabile. Sono questioni da Diritto Costituzionale I.
Credo anche sia un ulteriore caso in cui il mito per cui i rappresentanti politici siano più preparati dei cittadini si dimostra basato sul nulla.

Fare per Fermare il Declino e la democrazia diretta secondo Tiziano Franceschini

Tiziano FranceschiniProsegue la nostra serie di interviste che hanno il fine di esplicitare le posizioni di cittadini, rappresentanti politici ed aspiranti tali sulle istanze contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare promosso da Più Democrazia in Trentino. Questa volta è il turno di Tiziano Franceschini, coordinatore regionale di Fare per Fermare il Declino, movimento che ha come leader Oscar Giannino.
Tiziano, esperto in gestione d’impresa e consulente nell’ambito della formazione a livello locale, racconta di aver preso la scelta di dedicarsi alla politica attiva dopo la grande delusione della mancata rivoluzione liberale della cosiddetta seconda repubblica.

Alex: Il programma del vostro movimento è molto semplice ed è diviso in 10 interventi per stimolare la crescita. Tale programma propone una ricetta di politica economica liberista per far uscire l’Italia dall’impasse in cui si trova. Come pensate invece di affrontare la questione etica?
Tiziano:
Tanto per cominciare, dobbiamo dire che non esiste “la” questione etica, ma “molte” questioni etiche, dal fine vita all’aborto, giusto per citarne due. Il nostro programma è molto concreto e tralascia volutamente le questioni etiche per due ragioni principali. La prima è che siamo un movimento liberale, e non crediamo nello “Stato Etico”. La seconda è che siamo di fronte ad una emergenza economica di tale proporzioni, che crediamo che ora sia il momento di “fare” qualcosa per essa, che sia necessario unirsi per far fronte ad essa, a prescindere dalle nostre convinzioni etiche, religiose, filosofiche.

L’ultimo intervento del vostro programma prevede l’introduzione di un vero federalismo. E’ noto come in una società federalista, al contrario di una società regolata dal principio della sussidiarietà, sia il cittadino colui che decide cosa delegare ed a chi delegare. Questo significa che siate a favore anche di un rafforzamento del livello di democrazia diretta come peraltro accade in stati federali come USA o Svizzera?
Contesto l’affermazione che il federalismo sia antitetico ad un principio di sussidiarietà, credo anzi che proprio un buon federalismo (come quello che abbiamo in programma e che si base sulla forte autonomia degli enti locali, connessa però ad una effettiva responsabilità dei capitoli di spesa, e con una quota delle entrate riservata alle esigenze nazionali ed alla ridistribuzione per le aree povere) sia un ottimo modo per avere vera sussidiarietà, da non confondere con l’assistenzialismo.
In generale siamo favorevoli al rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta, vanno ovviamente valutati nello specifico.

A partire dalla fine degli anni ‘80 la Lega Nord ha proposto con vigore una soluzione federalista. Nonostante ciò pur avendo avuto un significativo sostegno popolare ed essendo stata al governo per anni, i risultati conseguiti non hanno per nulla risposto alle aspettative iniziali. A conferma di una simile teoria anche Giuliano Amato ha recentemente espresso il suo parere in un editoriale su Il Sole 24 Ore intitolato “Senza virtù regionalismo vano”. Vista la situazione, come credete di riuscire a dare avvio ad una riforma di una simile portata come quella federalista? Come pensate di coinvolgere i cittadini in un cambiamento così radicale?
Personalmente credo che il coinvolgimento dei cittadini non sarebbe un ostacolo, credo invece che ormai larga parte della popolazione sia convinta che il federalismo ed i suoi principi base (o l’autonomia, come si preferisce chiamarla qui da noi) siano fortemente radicati, soprattutto nel nord. Il problema fondamentale è stato la delega di poteri e competenze, senza dare responsabilità effettiva sulle spese e la gestione dei servizi. Se la sanità è regionale, per esempio, allora deve esserci un capitolo di tasse regionali a copertura. La copertura non può dipendere da una distribuzione fatta a livello centrale, secondo parametri storici che fotografano gli sprechi anziché lo stato dei servizi, e con i politici locali completamente irresponsabili di fronte all’eventuale dissesto, con lo Stato (e quindi le altre regioni) che poi devono coprire i buchi. Questa non è sussidiarietà, questo è far festa con i soldi degli altri. Sussidiarietà è invece destinare il 10% di tutte le tasse raccolte in tutte le regioni a progetti di sviluppo nelle aree più povere, infrastrutture ad elevato impatto per la crescita in primis. La spesa corrente ed i dipendenti pubblici devono invece essere coperti dalle tasse locali, senza ulteriori necessità di trasferimenti.

In qualità di coordinatore regionale del movimento di Fare per Fermare il declino, ti sei trovato ad affrontare la questione posta nel disegno di legge di iniziativa popolare provinciale n° 328/XIV promosso dal comitato Più Democrazia in Trentino? Se sì, qual è la vostra posizione in merito?
Non mi sono trovato ad affrontare tale questione, sia perchè il mio impegno come coordinatore è estremamente recente (abbiamo organizzato il partito dal nulla in 2 mesi!), sia perchè questa, come altre questioni, le analizzeremo dopo le elezioni politiche, nell’elaborazione di un programma per le provinciali. Sono però a conoscenza dell’iniziativa. Pur non avendo avuto modo di approfondire nel dettaglio tutti gli aspetti del disegno di legge (per cui mi riservo una valutazione complessiva), da parte mia c’è piena condivisione del tema centrale dell’abolizione del quorum per i referendum. Credo, molto semplicemente, che chi va a votare si assume l’onere della scelta per chi non ci va. Nel momento in cui un referendum, anche attraverso la raccolta firme, ha dimostrato di avere alle spalle un movimento di cittadini interessati al tema, il suo esito deve essere rispettato. Oltretutto, con l’abolizione del quorum, sono convinto che si eliminerebbe anche il problema della bassa affluenza, spesso indotta.

Anche con una legge elettorale studiata nel dettaglio non si potrebbero risolvere i persistenti problemi generati della democrazia rappresentativa come ad esempio corruzione o clientelismo. Non sono pochi coloro che affiderebbero le soluzioni più spinose alla demosortecrazia. In Australia, ad esempio, sono state indirizzate brillantemente politiche urbane e di trasporto pubblico con questa tecnica mentre nel ddl n°328 abbiamo proposto l’istituto dei pritani. In che contesto faresti ricorso all’istituto dei pritani?
Sono d’accordo sul fatto che corruzione e clientelismo non dipendano in modo diretto dalla legge elettorale. Credo piuttosto che “l’occasione fa l’uomo ladro”. Quello che avrebbe bisogno questo paese è semplicemente un taglio drastico di tutte le possibilità di corruzione e clientelismo che vengono offerte alla politica. Come? Privatizzando, dismettendo, liberalizzando. Faccio un esempio: privatizzare la RAI significherebbe liberare i contribuenti dell’onere di dover sostenere i suoi debiti, ampliare il perimetro del libero mercato e della concorrenza in Italia, togliere alla politica la possibilità di corruttele e clientele.
I pritani possono essere un mezzo per ampliare la democrazia diretta in certi contesti, ma non credo che siano la giusta risposta per la corruzione.

La normativa nazionale sulla raccolta firme e sulla democrazia diretta in Italia disattende clamorosamente le raccomandazioni di un’organizzazione internazionale come il Consiglio d’Europa. Come pensate di rimediare a tale mancanza?
Ci siamo appena scontrati con la normativa per la raccolta firme, a dir poco ottocentesca!  Non abbiamo come movimento elaborato una piattaforma programmatica su questo punto, ma sicuramente c’è da semplificare ed aggiornare alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie!

Al pari del M5S di Grillo, anche Fare per Fermare il Declino propone la completa sostituzione della classe politica. Qualora questo obiettivo fosse raggiunto, qual è la garanzia che la nuova classe dirigente si comporti in modo consapevole e lungimirante? Che meccanismi pensate di introdurre per garantire un corretto ed equilibrato funzionamento del sistema?
Una sola parola: trasparenza. Non è possibile garantire la selezione ex-ante, ma è possibile dissuadere i comportamenti inaccettabili, grazie alla trasparenza ed ai controlli ex-post.

Una delle giustificazioni utilizzate degli oppositori alla democrazia diretta è di considerare il popolo incompetente e di non essere in grado di riconoscere il bene comune. Questo è quanto emerso nei Consiglio comunali di Trento e di Rovereto nel corso delle recenti discussioni per l’eliminazione del quorum nei referendum locali e per la riduzione degli ostacoli alla raccolta delle firme per promuoverli. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non ti sembra un’affermazione arrogante ancor prima che priva di fondamento?
Sicuramente credo che il popolo non sia affatto incompetente e che anzi, spesso capisca certe situazioni meglio di chi lo governa. D’altra parte credo anche che gli strumenti di democrazia indiretta siano importanti, perchè garantiscono, soprattutto quando funzionano in modo corretto e virtuoso, stabilità  e selezione di una classe dirigente competente. Non credo affatto a suggestioni neo-proletarie del tipo “le casalinghe e gli operai al potere”. La società è complessa, gestire la macchina dello stato richiede competenze, ed è anche necessario affidarsi a persone competenti che sappiano dominare la complessità. Gli strumenti di democrazia diretta sono d’altro canto essenziali, per portare avanti istanze a cui la classe politica non dà risposte, oppure su temi specifici, che non facevano magari parte dei programmi dei partiti eletti, e sui quali è bene che si esprimano direttamente i cittadini. Questo discorso, non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma per ribadire che credo occorra assoluto equilibrio tra le due forme.
Sono assolutamente a favore dell’iniziativa Quorum Zero, mentre ritengo importante la presenza di forme di “sbarramento” per evitare un abuso di questi strumenti anche da parte di chi non ha alcun seguito nella società civile. L’obbligo di raccolta firme nasce storicamente proprio con questo intento, ma credo, come detto prima, che vada aggiornato nelle procedure alle nuove tecnologie. E’, ad esempio, ridicolo nel 2013 dover andare in ogni comune della provincia (per non parlare della numerosità di questi comuni, ma qui apriremmo un altro capitolo…) per raccogliere i certificati elettorali cartacei. Possibile che non esiste modo di averli centralizzati e via web?!

In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, la quale è in attesa di essere discussa dal Parlamento. Questa risulta essere una delle proposte più votate anche sul sito Agenda Monti. Qual è la posizione di Fare per Fermare il Declini in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale che si proietta con forza a livello nazionale?
Non possiamo che essere felici dell’impegno che i nostri concittadini dimostrano a livello locale. D’altro canto anche il nostro movimento sta sperimentando proprio tale entusiasmo e coinvolgimento nelle varie iniziative che organizziamo, che in parte smentiscono l’immagine dei trentino e altoatesini come “orsi” che difficilmente si espongono.

Jacopo Zannini: una visione olistica su democrazia e partecipazione

Jacopo ZanniniIn questa intervista è stato il portavoce del circolo Trento di Sinistra Ecologia e Libertà, Jacopo Zannini, a rispondere alle nostre domande. I concetti proposti da Jacopo ci offrono nuovi spunti di riflessione su democrazia e partecipazione poiché considerano realtà geografiche lontane dalla nostra ed epoche storiche che hanno preceduto l’attuale.
Jacopo Zannini ha studiato Scienze Antropologiche alla Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna, e Antropologia della Contemporaneità a quella di Modena e Reggio Emilia. Dopo un’esperienza sul campo in Venezuela di 4 mesi nel 2008 in cui ha analizzato esperienze di partecipazione e conflitto dei Consejos Comunales, ha continuato a maturare interesse per tematiche come partecipazione, conflitto e cooperazione sociale.

Alex: Nella tua esperienza a Cumanà in Venezuela (link a piè di pagina) hai osservato l’attività dei Consejos Comunales istituiti da Chavez. Dal tuo articolo sul sito Cartografare il presente emerge un quadro piuttosto “confuso” della situazione. I Consejos sono un’idea buona per coinvolgere i cittadini e le famiglie dimostrano molto entusiasmo, tuttavia l’ascolto da parte delle autorità è scarso e le dinamiche clientelari tipiche dei partiti al governo sono la normalità. Tutto il mondo è paese?
Jacopo: A volte dicendo che “tutto il mondo è paese” si corre il rischio di fare della semplificazione, ma in effetti alcune dinamiche sociali e politiche anche geograficamente agli antipodi posso mettere in evidenza i limiti che la democrazia rappresentativa sta vivendo, oramai da decenni in tutto il mondo. L’esperienza dei Consejos Comunales venezuelani è stata pensata proprio per valorizzare percorsi partecipativi che spingano i cittadini a occuparsi in prima persona o a influenzare la cosa pubblica. Potremmo dire che la sorgente di questo esperimento è stato il percorso nato con l’esperienza del Social Forum di Porto Alegre, in cui il governo venezuelano ha avuto un forte protagonismo. E’ pur vero che comunque in Venezuela la pratica clientelare anche dopo anni da cui sono stati istituiti i Consejos, come evidenzio anche nella mia etnografia, è molto forte, ma la spinta popolare al cambiamento è comunque interessante. Si può dire che nello stendere la “ley de los Consejos Comunels” lo Stato venezuelano abbia guardato più avanti di altri.
Ma torniamo al panorama mondiale.
Le prime avvisaglie della crisi democratica planetaria sono arrivate dal movimento nato a Seattle alla fine degli anni novanta, movimento che contestava la globalizzazione neoliberista come forma attraverso cui l’economia globale stava trasformando i cittadini del mondo, specialmente quelli dei paese più poveri in sudditi, distruggendo i loro sistemi economici e l’ambiente. Dopo quasi tre lustri e con l’arrivo della crisi strutturale dell’occidente le avvisaglie e le critiche dei movimenti no-global si sono rivelate degli avvertimenti saggi. Così  è arrivato in Europa il regime di austerity che stiamo vivendo e con la crisi economica, il livello democratico ne risente sempre di più. Lo stiamo vedendo anche nel nostro paese che ha inaugurato e consolidato la stagione del “ montismo” l’austerity in salsa italiana. Anche nel nostro paese in risposta a questa crisi oramai chiara sono nati movimenti che stanno tentando di coinvolgere maggiormente i cittadini nelle scelte della politica, insomma la democrazia partecipativa e quella diretta sono sempre più un fetta importante delle proposte d’alternativa di movimenti e percorsi politici che vogliono cambiare il distruttivo modello di società e di economia che viviamo.

Negli ultimi 20 anni seppur con molte contraddizioni e con tensioni dovute alle lotte per il controllo delle risorse petrolifere il Venezuela ha avviato un cammino verso una democrazia sociale e partecipativa. Se a livello locale sono stati istituiti i Consejos Comunales a livello nazionale si sono susseguiti referendum costituzionali, il fallimento di un colpo di stato militare, un referendum indetto per revocare il mandato del Presidente Chàvez ed altro ancora. Una serie di trasformazioni piuttosto impetuose. A distanza di 4 anni come valuti la tua esperienza nel paese di Simòn Bolivar?
E’ stata un’ esperienza che ha sicuramente segnato la mia visione della politica, mi ha  portato a confrontarmi con le reali aspettative di una spinta popolare al cambiamento; al tempo stesso però mi fatto analizzare e toccare con mano le barriere burocratiche e culturali che il capitale sociale e relazionale di una comunità deve vincere quando cerca di produrre “cambiamento”. E’ stata inoltre un’esperienza che mi ha avvicinato maggiormente alla politica intesa come valorizzazione della relazione, come condivisione e come patto sociale che nasce da percorsi tracciati collettivamente.
La crescita democratica sviluppatasi in Venezuela con l’avvento di Chavez è infatti innegabile, ma certo questa deve essere vista come un punto di passaggio, verso  una maggiore consapevolezza e democrazia in un paese che per troppo tempo è stato trattato come  la “depandace petrolifera” degli Stati Uniti.
Chavez nelle sue vittorie ha cavalcato sicuramente anche un nazionalismo “quasi etnico” una sorta di “reazione identitaria” dopo anni di predominio statunitense, ma lo ha fatto senza sfociare in regime autoritario. In Venezuela negli ultimi cinque lustri c è stata sicuramente una centralizzazione della ricchezza, ma vi è stata anche una redistribuzione. Il passaggio ulteriore che auspico per il popolo venezuelano è il superamento del “chavismo”. Quindi al di là delle condizioni di salute di Chavez, è proprio sulla vitalità e le spinte della democrazia venezuelana, tutt’ altro che sopite, che si deve puntare per completare il percorso di una democrazia sempre più genuina. Il miglioramento di molti istituti di democrazia partecipativa attivati nell’epoca chavista non puo’ che essere un obbiettivo per far crescere ulteriormente il giovane ma robusto, spirito democratico dei venezuelani.

Nonostante il peculiare contesto sociale venezuelano credi che alcuni istituti di democrazia diretta introdotti da Chàvez possano essere esportati nel resto del mondo?
Sono da sempre un estimatore della democrazia diretta ma penso che ogni contesto sia particolare, proprio per questo credo che non si possano importare pacchetti di democrazia partecipativa e impiantarli in diversi contesti culturali, a piacimento. L’esempio di altre virtuose esperienze, da noi la più vicina è la Svizzera, deve servire come stimolo ma non si può trapiantare così come è ci sono modelli culturali contrastanti che vanno mediati insomma la conoscenza e il confronto sono il frutto per far nascere esperienze nuove e proficue.

Con la caduta del Muro di Berlino sono svaniti anche i confini netti fissati precedentemente dalle ideologie politiche dominanti. Oggigiorno è estremamente difficile per un cittadino identificarsi in un partito politico e quindi prendere una decisione razionale al momento delle elezioni. Non sarebbe più utile coinvolgerlo direttamente nelle decisioni su questioni concrete?
Come sottolinei bene dopo la caduta del muro e  di questo tempi ci siamo trovati di fronte alla crisi di due ideologie che hanno segnato il novecento, il socialismo reale che è stato il primo a implodere  e il neoliberismo che ha mostrato i limiti strutturali con la crisi pesantissima del 2008 partita dai mutui sub-prime negli Stati Uniti e poi arrivata anche nel Vecchio Continente. La crisi di un’ ideologia non vuol dire la sua automatica fine e noi stiamo attualmente vivendo “i colpi di coda” del neoliberismo. Quindi non credo che si possa parlare di difficoltà di un cittadino di identificarsi in un partito politico perché le ideologie sono finite, probabilmente la difficoltà nasce proprio perché la fine deve ancora avvenire definitivamente. L’influenza di modelli economici anche dominanti culturalmente, ma falliti nei fatti, sta segnando  tragicamente le nostre esistenze. Vanno sperimentate idee nuove e vanno accantonati strumenti superati; senza correre il rischio però di buttare via il bambino con l’acqua sporca confondendo la fine delle ideologie con la fine della idee ciò produrrebbe un’altra catastrofe. Pensare che l’ unico strumento di salvezza siano la democrazia diretta e la partecipazione è altrettanto pericoloso. La democrazia diretta è sicuramente un mezzo per arrivare migliorare la nostra democrazia adesso “in coma”, è fondamentale valorizzare la cultura “partecipativa” coinvolgere i cittadini nelle decisioni ma affianco a questa ci vogliono anche delle idee di fondo da condividere. Intendo dire che sostenere che  dopo la caduta del muro di Berlino e la crisi del neoliberismo destra e sinistra siano delle categorie superate dal mio punto di vista è un errore, la differenza sui i valori su cui si basa la propria vita rimane. La cultura della democrazia diretta dovrebbe essere uno strumento bipartisan, utilizzato da tutti gli schieramenti e non in maniera populistica come spesso accade. La partecipazione e l’intervento dei cittadini dentro la definizione di un programma politico o dentro la sua attivazione devono diventare un percorso naturale di ogni soggetto o realtà che si definisce realmente democratica.

La prosperità di un paese non è solo data dalla qualità delle leggi e della classe dirigente ma soprattutto dal senso civico dei cittadini. Credi anche tu che il cittadino possa acquisire più consapevolezza e più rispetto per le leggi se coinvolto concretamente nei processi decisionali?
Credo che questo sia fondamentale e ancor più importante in un paese come il nostro in cui lo stato è visto, a volte anche a ragione, come distante dai cittadini. Insomma uno sguardo civico va ricostruito dopo il ventennio berlusconiano, che purtroppo ha prodotto germi culturali e politici che, hanno intaccato tutto il nostro paese e noi stessi. Dobbiamo tutti fare una seria analisi sinistra destra o centro che sia per cogliere in questa crisi come l’occasione per espellere quel po’ di berlusconismo che ci è arrivato inevitabilmente. In questi anni i cittadini italiani sono stati presi in giro e si sono anche fatti prendere in giro mettendosi nelle mani di un venditore di fumo, si è prodotta così una pericolosa regressione antropologica. Sicuramente la partecipazione e il coinvolgimento concreto nei processi decisionali dei cittadini può che farli riavvicinare alla cosa pubblica facendoli sentire protagonisti, smarcandoli dall’apatia di consumatori inebriati e poi bidonati.

Nel corso della raccolta delle firme promossa dal comitato di “Più Democrazia in Trentino”, hai dato il tuo sostegno personale organizzando un incontro pubblico in Valle dei Laghi, zona dove le realtà associative hanno promosso interessanti progetti di utilità sociale. A tuo avviso, quali fra gli istituti contenuti nel ddl 328/XIV possono essere recepiti in un contesto di quel tipo?
Associazione Banca del Tempo - seduta in centro la presidente Angelina PisoniLa Valle dei Laghi è un area piuttosto particolare in cui vivono diecimila persone circa, ha una sua particolare territorialità e sicuramente strumenti di democrazia diretta e partecipativa potrebbero stimolarla nel crescere sia da un punto di vista democratico che identitario. La Comunità di Valle è ancora un ente piuttosto fumoso e i sei comuni fanno scudo difendendo le loro competenze. Il livello intermedio inserito dalla provincia per ora  ha sviluppato poca partecipazione, speriamo in futuro. Penso che  eliminare il quorum o quanto meno abbassarlo potrebbe essere un primo passo verso un utilizzo interessante degli strumenti della democrazia diretta.

Pur non essendo presente in Consiglio Provinciale in questa legislatura, SEL ha maturato una posizione riguardo al ddl 328/XIV che si propone di introdurre nuovi strumenti di democrazia diretta? Se sì, quali sono le proposte maggiormente condivise?
Anche al nostro interno abbiamo iniziato un importante confronto, proprio grazie allo stimolo dato dal percorso importante compiuto dal comitato “Più democrazia in Trentino”, sulla questione della partecipazione e della democrazia diretta. La nostra posizione è chiara siamo aperti al coinvolgimento dei cittadini e alla partecipazione, per esempio porteremo avanti la battaglia per l’abbattimento del quorum, che potrà anche essere progressivo ma che punta all’azzeramento proprio perché pensiamo che questo potrebbe sviluppare una “relazione” nuova, attiva e proficua fra i cittadini e la cosa pubblica. Dopo di che rispetto alle proposte siamo interessati anche a quella del referendum propositivo e naturalmente anche a dei percorsi interni alle scuole sulla democrazia diretta. Personalmente sottoscrivo tutte le proposte presenti nel ddl 328/XIV.

Il Pd trentino non sembra ben disposto alle pratiche partecipative basta vedere quanto accaduto nel consiglio comunale di Trento [post ndr e di Rovereto]. Visto che tra Sel e Pd c’è un’alleanza, qual è il terreno comune fra Sel e Pd in tema di democrazia diretta?
Be il terreno comune dobbiamo ancora trovarlo su tante cose con il Pd locale, certo il patto che abbiamo stipulato firmando la carta “Italia Bene Comune” sarà la nostra stella polare. Ma ora come ora i rapporti a livello locale sono ancora piuttosto freddi fra Sel del Trentino e il Pd che fa parte della maggioranza provinciale anche per la presenza di soggetti politici che guardano anzi hanno Monti come punto di riferimento e al suo operato come un esempio. Sel come sapete si pone in alternativa al “montismo”, quindi anche i rapporti locali sono tutti da definire se il Pd si sposterà troppo al centro sicuramente noi non ci faremo trascinare. Dopo di che riguardo la democrazia diretta noi porteremo avanti i nostri punti condivisi dal gruppo locale e cercheremo se ve ne sarà la possibilità di influenzare più possibile il nostro alleato.

Qualora l’iniziativa popolare venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del nostro disegno di legge possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
I percorsi di consolidamento della cultura partecipativa sono complessi, poi in un territorio particolare come il Trentino non sarà facile. Tuttavia la spinta dal basso che avete mosso con il comitato “Più Democrazia in Trentino”, sta intercettando un bisogno che da qualche anno pulsa in parte della società Trentina. Infatti la sorta di logica di fiducia nel “principe vescovo” che ha caratterizzato il percorso di governo di Lorenzo Dellai tramontando dopo che sono venuti a galla dei “punti neri” in quello che per decenni è stato descritto come il “buon governo” della provincia di Trento. Quindi la vivacità e il senso critico di alcuni cittadini, che è stato espresso spesso attraverso comitati che sono nati su questioni importanti come quelle dell’inceneritore o della caserma militare di Mattarello, avrà la possibilità di trovare uno sbocco partecipativo effettivo. Sicuramente se le proposte interne al ddl 328/XIV faranno breccia nel dibattito politico e se  diventeranno in futuro parte della pratica democratica segneranno a fondo il contesto in cui viviamo andando a modificare in maniera proficua anche la visione di un concetto tanto importante per la nostra provincia l’Autonomia.

Links:
L’esperienza dei consejos comunales a Cumanà fra clientelismo e conflitti urbani
di Jacopo Zannini

I consejos del Venezuela: il paradosso del centro
di Jacopo Zannini

Bruno Firmani: favorevole a quorum zero e più partecipazione

Nei giorni scorsi grazie all’aiuto di Elena Baiguera Beltrami siamo riusciti ad entrare in contatto con il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, prof. Bruno Firmani, il quale con celerità e cortesia ha risposto ai nostri quesiti. Anche in questa occasione dobbiamo riconoscere il rispetto e la comprensione che il consigliere ha dimostrato nei confronti dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino. Lo stesso, infatti, era stato l’unico fra i Consiglieri provinciali a presentarsi all’incontro con Bruno Kaufmann, Chi ha paura dei cittadini?, nel settembre scorso.
bruno firmaniBruno Firmani, romano di origini è professore in pensione di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento. E’ stato eletto consigliere nelle fila dell’Italia dei Valori nel 2008. E’ quindi stato nominato Presidente della Giunta delle elezioni, segretario della Prima Commissione permanente nonché componente effettivo della Commissione per i rapporti internazionali e con l’Unione europea. Infine, è attualmente candidato alle nazionali fra le liste di Rivoluzione Civile proprio insieme a Baiguera Beltrami.

Di seguito l’intervista:
Alex: Lei, Cogo (ddl 222/XIV) e Bombarda (ddl 330/XIV), insieme al comitato Più Democrazia in Trentino (ddl 328/XIV), siete gli unici a sostenere l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum provinciali. Ci può indicare il percorso che L’ha portata a maturare la convinzione di rimuovere il quorum?
Firmani: La democrazia diretta ha molti vantaggi, anche se non può risolvere tutti i problemi. L’esistenza del quorum ha consentito di unire i voti contrari ai non votanti e questo ha costituito un vulnus per la democrazia ed ha permesso evidenti abusi. Anche l’assenza del quorum può creare qualche problema, ma certamente immensamente minore della normativa attualmente in vigore. Un evento interessante, da questo punto di vista, è stato rappresentato dagli ultimi referendum costituzionali. In quanto tali non era previsto alcun quorum, ma proprio questo fatto ha spinto la maggioranza degli elettori ad andare a votare.

D. Diverse organizzazioni internazionali raccomandano sia ai governi nazionali che a quelli locali di introdurre misure di partecipazione dei cittadini. In particolare il Consiglio d’Europa – istituzione composta da 47 paesi – si è espresso per la rimozione dei quorum nel referendum e per l’abbattimento degli ostacoli per la raccolta delle firme. Un adeguamento della normativa nazionale è francamente utopico mentre invece a livello locale ci si potrebbe aspettare qualcosa di più. Nonostante ciò solo 3 consiglieri su 35 sono a favore di misure tanto auspicate per la democratizzazione delle istituzioni provinciali. Come mai i rappresentanti politici trentini sono così legati ad un assetto storicamente superato e ostile alle tendenze innovatrici?
R. Questa domanda andrebbe posta agli altri 32 consiglieri. Io potrei soltanto immaginare i motivi di questi comportamenti, ma potrei anche essere facilmente smentito dagli interessati. Credo che la cosa più semplice sia quella di lasciare ogni persona sola di fronte alle proprie responsabilità e vedere poi come si comporta.

D. Quali sono le altre proposte contenute nel ddl 328/XIV che lei intende appoggiare?
R. In generale sono favorevole ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche: Svizzera docet. I tempi ormai strettissimi che ci separano dalla fine della legislatura impongono di scegliere di ottenere qualcosa subito. In questo caso occorre concertare con le altre forze politiche e verificare cosa sono disposte a concedere.

D. Quali sono le proposte del ddl 328/XIV che lei non condivide e per quale ragione?
R. Ripeto, sono generalmente favorevole alla partecipazione popolare nelle decisioni politiche. Sarebbe ragionevole cercare di una sintesi unificante.

D. La proposta di deliberazione comunale Quorum Zero discussa a dicembre in seno al Consiglio comunale di Trento è stata interpretata negativamente con un’inutile riduzione del quorum di partecipazione ed un innalzamento significativo degli ostacoli per la raccolta delle firme. Visto che i partiti al governo sono gli stessi, di questo passo a livello provinciale si corre il rischio di peggiorare la LP 3 del 5 marzo 2003 anziché di accogliere le istanze progressiste del ddl 328/XIV. Una delle possibili soluzioni per evitare spiacevoli sorprese è quella di rimandare la trattazione finale del ddl agli eletti della prossima legislatura sperando di trovare consiglieri più aperti alla transizione democratica. E’ una soluzione percorribile?
R. Direi, visti i tempi di questa legislatura, che si tratta di una soluzione quasi inevitabile.

D. L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo implica un sistema politico in cui il popolo è detentore dell’autorità politica suprema, vale a dire appunto che la sovranità dello stato appartiene al popolo. Per avvalorare questa ipotesi il popolo – quando lo ritenesse opportuno – dovrebbe essere nelle condizioni di esercitare tale sperata sovranità direttamente, per esempio mediante la conferma di leggi (ref. Confermativo) proposta di leggi e la sua approvazione diretta (ref. Propositivo o iniziativa popolare). Nei fatti però il popolo italiano sia a livello nazionale che a livello locale può proporre ed approvare nuove leggi solo in forma indiretta. Al massimo può abrogarle. Storicamente le battaglie per i diritti politici sono state tra le più difficili e cruente e solo a distanza di anni si è compreso pienamente il valore delle conquiste. Cosa dobbiamo fare per mettere in pratica il principio della volontà popolare con mezzi democratici?
R. Le leggi di iniziativa popolare ed i referenda sia abrogativi che propositivi sono da considerare un utile strumento di democrazia. Non il solo, però molto utile. Alcune norme, che per bassi motivi clientelari sono bloccate qui in Italia, potrebbero essere rapidamente approvate se si interpellassero i cittadini.

D. I 10 referendum sardi (abrogativi e consultivi) ed il referendum della Valle d’Aosta – il primo referendum propositivo di successo nella storia italiana – ci evidenziano come i cittadini siano in grado di proporre e prendere decisioni altrimenti difficilmente realizzabili in un regime di democrazia rappresentativa puro. Questo fa ben sperare per miglioramenti normativi futuri anche se c’è il rischio piuttosto elevato di una risposta reazionaria da parte dei partiti. A Suo avviso, quale tendenza prenderà il sopravvento a seguito delle prossime elezioni? Lo sviluppo ed il consolidamento dei diritti politici o il continuo distacco della casta dal popolo?
R. Alla luce della incertezza politica del momento attuale, a queste domande è impossibile rispondere se non si è in possesso di capacità divinatorie.

D. La sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari della Consulta per abrogare il Porcellum e la successiva scelta dei partiti di mantenere l’attuale legge elettorale, non è certo un buon viatico per le prossime elezioni. L’impotenza e la frustrazione del popolo non rischiano di minare la convivenza civile e il capitale sociale degli italiani?
R. Secondo me la tremenda crisi economica, sociale e finanziaria rischia di far precipitare il nostro Paese in un baratro profondissimo, più delle decisioni della Consulta.

D. Nella British Columbia dei cittadini estratti a sorte con il supporto di alcuni tecnici avevano scritto una nuova legge elettorale poi sottoposta a referendum. Altri esempi di notevole successo prodotti demosortecrazia esistono in Islanda, Australia e USA. Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani al fine di dare pareri apartitici sia su politiche pubbliche sia sull’operato delle società controllate e/o partecipate della provincia. Un sogno che si può realizzare?
R. Se dipendesse soltanto da me, questo sogno sarebbe vicino alla sua realizzazione.

D. L’IdV ha fatto ampio ricorso agli strumenti di democrazia diretta nazionali. Simultaneamente però il proprio leader Antonio di Pietro – in modo similare a Grillo – si ritiene che accentri eccessivamente il potere su di sé. Le due situazioni non Le sembrano incongruenti?
R. E’ sbagliato supporre che Antonio Di Pietro accentri su di sé troppo potere. Questa domanda manifesta, purtroppo, una certa dose di superficialità, se non malafede. E’ triste constatare che anche coloro che si definiscono “popolo sovrano” non sono indipendenti e soffrono degli stessi mali dei politici di professione.

Gli statuti comunali di Rovereto e di Lugano. Una breve comparazione dei diritti di iniziativa popolare.

Domani si dovrebbe discutere della proposta di iniziativa popolare per l’abolizione del quorum nei referendum comunali a Rovereto.

Nelle discussioni avute con i Consiglieri negli incontri di preparazione che avverso i referendum in generale, e al quorum in particolare, vi sono grandi riserve. E il precedente di Trento non fa ben sperare.

Le motivazioni per queste riserve sono varie. Purtroppo devo osservare che queste talvolta nascondono una motivazione più profonda, che è quella di perdere il potere se non di decisione quantomeno di intermediazione tra i cittadini e il funzionamento degli organi (teoricamente) rappresentativi o quelli burocratico-amministrativi. Timore che appartiene sia ai rappresentanti delle maggioranze che quelli delle opposizioni.

Ma in molti casi queste sono obiezioni sincere, che nascono da dubbi e perplessità che hanno una base razionale. Queste però, proprio perché razionali,  sono affrontabili con il ragionamento e l’informazione. Informazione che spesso manca anche alle persone di buona volontà, considerato che la conoscenza della democrazia diretta in Italia è molto limitata.

Non voglio qui ripetere gli argomenti contro il quorum, o genericamente in favore della introduzione degli strumenti di democrazia diretta. Troverete molti riferimenti in articoli di questo blog, o nei suoi link. E molto trovate nel blog di Paolo Michelotto sulle iniziative per Rovereto e sul perché il quorum sia negativo per la partecipazione e in definitiva per la democrazia.

Altri limiti introdotti negli strumenti di iniziativa popolare comunali sono invece più “sottili”. Vanno in effetti a limitare gli argomenti su cui i cittadini possono intervenire, o rendono difficilmente fungibile l’istituto aumentando il numero di firme necessario per lanciare un’iniziativa.

Una delle obiezioni che viene fatta per questi limiti è che non si possono fare referendum su ogni aiuola di fiori, e che comunque i referendum dovrebbero essere uno strumento adito solo “eccezionalmente”. E per questo vengono posti questi limiti, pena, si sostiene, la paralisi decisionale.

Ma entrambe hanno basi deboli. Intanto le iniziative popolari e i referendum riguardano norme di competenza del Consiglio Comunale, e non della Giunta. Quindi riguardano questioni generali. E poi che il referendum venga usato poco o tanto dipende ovviamente anche da quanto le decisioni del Consiglio siano allineate con la volontà popolare. Se il Consiglio rispetta effettivamente il mandato popolare e ne interpreta correttamente la volontà, come dovrebbe essere in democrazia, i cittadini non hanno alcun interesse a chiedere di votare in prima persona. E se anche le minoranze utilizzassero lo strumento per chiedere referendum su questioni che non hanno il supporto della maggioranza dei cittadini si troverebbero presto screditate, perdendo regolarmente. Risulta più semplice fare ostruzionismo in Consiglio che chiedere un referendum.

Per comprendere più direttamente come queste obiezioni siano del tutto infondate è utile confrontare i documenti fondamentali di governo di una città relativamente simile a Rovereto, dove invece questi strumenti sono disponibili per i cittadini da oltre 100 anni. Confronteremo alcuni elementi degli statuti comunali di Rovereto con quelli di Lugano, nel Canton Ticino, cantone “italiano” che tra il resto ha diritti di iniziativa più limitati di quelli che normalmente trovate nei cantoni germanici. Ma oltre alla maggior facilità per la maggior parte di noi leggere uno statuto in italiano piuttosto che in tedesco o francese (o romancio in qualche comune), i Ticinesi sono anche culturalmente più vicino a noi.

Potete scaricare direttamente da qui lo statuto della città di Rovereto, mentre qui quello della città di Lugano, nel Canton Ticino in Svizzera. Per completezza qui trovate il Regolamento Comunale di Rovereto che disciplina, tra le altre cose, i referendum comunali nelle parti operative non coperte dallo statuto. Incluso il quorum che nello statuto non è indicato, come non è indicato il numero delle firme necessario che è precisato nel regolamento.

Le due città sono relativamente simili. Rovereto ha circa 40.000 abitanti, mentre Lugano ne ha circa 60.000. Lugano si è ingrandita relativamente di recente inglobando comuni vicini. Risulta interessante notare come però Lugano abbia circa il 40% di immigrati (il 22%, metà circa, provenienti dall’Italia, il resto da altri paesi). Qui il collegamento alla pagina statistica della popolazione comunale, che ovviamente varierà nel tempo.

Considerato che Rovereto ha circa il 13% di immigrati (dati 2011. Oltre la metà, circa l’8%, proveniente da paesi europei anche extra UE) i cittadini che hanno i diritti civili in materia comunale sono più e meno simili in numero. Però i diritti di iniziativa e referendum sono largamente differenti. E questo senza che Lugano sia divenuta una città ingovernabile. Per curiosità, faccio notare che in molti comuni della Svizzera Romanda anche i residenti non cittadini svizzeri hanno diritto di elettorato attivo e passivo. Questo non succede ne noi ne in Ticino, a testimonianza della vicinanza culturale.

Prima di guardare l’elemento specifico dei diritti di voto, è interessante notare alcune differenze “strutturali” tra i due statuti.

Una cosa che a me pare interessante è che lo statuto comunale di Lugano cita molto meno i principi di quello di Rovereto, ed è invece molto più dettagliato nel definire il funzionamento di tutti gli organi comunali. Elenca anche in dettaglio tutti gli emolumenti che spettano ai rappresentanti in qualunque organo. Per modificarli si deve modificare lo statuto, che come vedremo, è soggetto a iniziativa popolare e referendum, contrariamente a quello di Rovereto, che oltre a non indicare gli emolumenti è esplicitamente escluso dagli argomenti referendabili.

Poi si nota immediatamente come esista una assoluta separazione di poteri tra l’organo legislativo e quello esecutivo. Cosa che purtroppo non avviene da noi, a nessun livello. Poi si vede come vengano indicati come organo del Comune l’Assemblea Comunale, il Consiglio Comunale e il Municipio (da noi si direbbe la Giunta). Meno ovvio, bisogna per saperlo leggere la Costituzione della Repubblica e del Cantone del Ticino, è che il Consiglio Comunale sia un organo opzionale. Avendo Lugano, come tutti i comuni di una certa dimensione, optato per avere il Consiglio Comunale, il primo articolo determina quali sono i compiti dell’organo “obbligatorio” ossia l’Assemblea Comunale.

Appare evidente come, oltre ad eleggere gli organi rappresentativi, ossia Consiglio Comunale, Municipio (si, eleggono ogni singolo assessore, e viene eletto chi prende più voti, indipendentemente dal partito) e Sindaco, decide (ossia vota) sui referendum e le iniziative popolari. Per referendum si intendono i referendum confermativi, mentre per iniziativa popolare si intendono le proposte di deliberazione comunale fatte dai cittadini.

All’art. 9 sono indicate le materie su cui delibera il Consiglio Comunale. Per comodità di discussione le riporto di seguito, evidenziandole materie che possono essere oggetto di referendum e iniziativa popolare, disciplinati questi ultimi dagli articoli da 41 a 45.

Art. 9
1. Il Consiglio Comunale:

a) adotta i Regolamenti comunali, li abroga, li modifica o ne sospende l’applicazione;
b) esercita la sorveglianza sull’amministrazione comunale;
c) approva il preventivo del Comune e dell’Azienda municipalizzata ed il fabbisogno da coprire mediante imposta;
d) adotta e modifica il piano regolatore;
e) autorizza le spese di investimento;
f) esamina ogni anno i conti consuntivi del Comune e della sua Azienda, nonché dei fondi speciali e dei legati di qualsiasi natura amministrati dal Municipio e delibera sulla loro approvazione;
g) decide l’esecuzione delle opere pubbliche sulla base di preventivi e di progetti definitivi e accorda i crediti necessari;
h) autorizza segnatamente l’acquisizione, la donazione, la successione, la permuta, l’affitto, la locazione, l’alienazione o il cambiamento di destinazione dei beni comunali;
i) approva la costituzione di fideiussioni, l’accensione di ipoteche, la costituzione in pegno di beni mobili;
l) autorizza il Municipio a intraprendere o a stare in lite, a transigere o a compromettere; sono riservate le procedure amministrative;
m) abrogato;
n) accorda l’attinenza comunale;
o) nomina i delegati del Comune nei Consorzi, giusta le norme della Legge sul consorziamento dei comuni e dei singoli statuti consortili;
p) nomina con sistema proporzionale i delegati del Comune negli enti di diritto pubblico o privato di cui il Comune è parte; sono riservati i casi di competenza municipale;
q) nomina le commissioni permanenti e speciali;
r) esercita gli attributi che gli sono espressamente conferiti da leggi speciali, nonché quelli che non sono devoluti ad altro organo.

2. I crediti di cui alle lettere e) e g) del cpv. 1 decadono se non utilizzati entro il termine stabilito dalla decisione di concessione, comunque al massimo entro quattro anni dalla medesima.
Su richiesta motivata presentata dal Municipio entro il termine di cui sopra, quando il ritardo è dovuto a ragioni non imputabili al Comune, il Consiglio Comunale può concedere una proroga di 2 anni.

Quelli che sono definiti nel punto a) come Regolamenti comunali sono quelle che per noi sono le deliberazioni del Consiglio Comunale. E ovviamente riguardano anche tasse, tributi e tariffe, tra le altre cose. Sono di fatti escluse l’approvazione dei bilanci preventivi e consuntivi, le nomine e le autorizzazioni per le controversie legali. Ossia gli atti più “esecutivi”, mentre sono compresi tutti quelli “normativi”.

Confrontiamoli con il punto 5 dell’art. 10 dello statuto di Rovereto. L’art. 10 norma i referendum (tutte le forme ammesse) mentre il punto 5 determina gli argomenti esclusi. Per chiarezza sono evidenziati gli argomenti sui quali i cittadini di Lugano potrebbero invece esprimersi.

5. Non possono essere sottoposti a referendum:

a) lo statuto, i regolamenti del consiglio comunale e dei consigli circoscrizionali;
b) il bilancio preventivo e quello consuntivo, l’assunzione di mutui, l’emissione di prestiti, provvedimenti concernenti tributi e tariffe, ad eccezione del referendum consultivo sulla proposta di aumento di tributi e tariffe comunali da destinare al miglioramento di servizi pubblici;
c) gli atti relativi al personale del comune;
d) i provvedimenti relativi a elezioni, nomine, designazioni, revoche o decadenze;
e) gli atti inerenti la tutela dei diritti delle minoranze etniche, linguistiche e religiose;
f) le questioni che sono state oggetto di consultazione referendaria nei tre anni precedenti;
g) le questioni che riguardino esclusivamente una parte della popolazione comunale.

Vale la pena di notare che sul punto d) gli aventi diritto al voto a Lugano potrebbero sicuramente esprimersi su Regolamenti che determinino le modalità di nomina e i requisiti anche soggettivi per essere nominati e/o revocati, senza potersi esprimere invece sui singoli nomi. Per quanto riguarda le minoranze, e mi pare ovvio, non possono certo negare alcuno dei diritti che hanno per costituzione o per legge federale o cantonale. Ma questo non lo possono fare nemmeno i consiglieri, ovviamente. Interessante è anche che a Lugano non hanno limiti a esprimersi sull’organizzazione del Comune, e quindi sulle norme generali per i dipendenti. L’inquadramento, gli stipendi, le funzioni, le modalità di assunzione, sono tutte definite o nello Statuto o nel Regolamento Organico richiamato dallo Statuto. E sia Statuto che Regolamento sono possibile oggetto sia di referendum che di iniziativa popolare. Ovviamente non sono soggette a votazione questioni che riguardano la singola persona.

Oltre alla questione dei temi, i cittadini di Lugano si esprimono in maniera molto più incisiva dei cittadini di Rovereto. Prima di tutto a Lugano esiste il referendum abrogativo, fattispecie sconosciuta a Rovereto. Questo significa che a Lugano ogni deliberazione del Consiglio non entra immediatamente in forza, ma solo 45 giorni dopo la pubblicazione della deliberazione sull’albo comunale. In quei 45 giorni i cittadini possono raccogliere 3000 firme per chiedere un referendum abrogativo. Se vengono raggiunte, entro 5 mesi al massimo la deliberazione viene sottoposta a referendum, e se bocciata non entra in vigore.

Inoltre a Rovereto il referendum propositivo esiste, ma anche se la proposta viene votata dalla maggioranza e supera il quorum, il Consiglio può sempre respingerla con il voto dei 2/3 dei Consiglieri. Per i cittadini di Lugano l’iniziativa popolare, una volta votata dalla maggioranza di coloro che partecipano alla consultazione (non c’è quorum), entra invece in vigore direttamente come se fosse stata votata dal Consiglio.

Però l’iniziativa popolare è più articolata. Per esempio può essere fatta una proposta legislativa in forma generica o elaborata. La forma generica permette ai cittadini di non occuparsi della parte formale della proposta. Un esempio potrebbe essere: “vorremmo la realizzazione di un parcheggio da 200 posti a servizio dell’ospedale.” Diviene cura del Consiglio far elaborare un progetto con relativi costi di realizzazione da sottoporre ad approvazione. Però il progetto viene poi votato direttamente dai cittadini invece che dal Consiglio. Il Consiglio avrebbe sempre, come per i progetti presentanti in forma elaborata, la facoltà di proporre un controprogetto. Per esempio potrebbe dire: un parcheggio da 100 posti è più che sufficiente, si può fare così e costa questa cifra. Per arrivare in Consiglio le proposte, oltre che passare al vaglio di ammissibilità, devono raccogliere 3000 firme in 90 giorni. L’art. 43 determina cosa succede alle iniziative che arrivano in Consiglio. Il Consiglio può accoglierle, ossia votare a favore a maggioranza. In questo caso non si da luogo alla consultazione popolare. L’articolo disciplina poi il caso in cui venga opposto dal Consiglio un controprogetto.

Ora vediamo una cosa interessante rispetto ai timori espressi da Consiglieri comunali anche a Rovereto. Come abbiamo visto lo Statuto Comunale di Lugano è emendabile dai cittadini. E contiene materie molto sensibili per i cittadini stessi, inclusi gli emolumenti per tutti gli eletti. Questo statuto è entrato in vigore alla fine del 1989 in sostituzione di quello precedente, dopo aver passato il tempo di esposizione all’albo necessario per un eventuale referendum abrogativo ed essere stato approvato dal Consiglio di Stato, l’esecutivo del Cantone.

E’ stato modificato da allora in ben 129 punti con varie deliberazioni, tutte del Consiglio. Ossia di questo statuto non è mai stato chiesto dai cittadini il vaglio del voto popolare.

Rispetto a Rovereto possiamo notare che l’unico “vantaggio” che ha Rovereto è che servono poco più di 1500 firme per chiedere un referendum comunale, invece delle 3000 di Lugano. Però a Lugano i cittadini possono intervenire praticamente su tutto, non hanno quorum, e per la raccolta firme serve molta meno burocrazia. E comunque i comitati che promuovono le iniziative comunali si lamentano sia del numero di firme che dei tempi ristretti, paragonando la loro situazione con quella di altri cantoni, in particolare della Svizzera tedesca. Vi sono comuni svizzeri che non hanno limiti temporali per la raccolta delle firme per le iniziative popolari, e in molti comuni le firme necessarie sono l’1 o il 2% degli aventi diritto. Anche per i referendum confermativi, che normalmente hanno 60 giorni per la raccolta firme. E anche in questi non sono certo paralizzati dai referendum. Anzi, gli studi mostrano una maggior soddisfazione della popolazione per il lavoro dei propri rappresentanti.

Come nota è stata votata nel 2009 una modifica della Costituzione, ovviamente con referendum popolare, la previsione della revoca popolare del Municipio. Anche nei cantoni svizzeri la democrazia diretta è sempre in miglioramento, confrontandosi anche tra cantoni per mettere a disposizione dei cittadini strumenti sempre migliori.

Nota sull’amministrazione dei Comuni in Svizzera.

La possibilità di  non avere un Consiglio Comunale, ma di avere come organo legislativo l’Assemblea Comunale, ossia l’insieme di tutti i cittadini con diritti civili comunali, è comune ai vari cantoni svizzeri, e consente ai comuni più piccoli di avere costi amministrativi bassi e alto coinvolgimento della popolazione.  Inoltre alcuni servizi vengono gestiti dai consorzi di comuni, che possono essere costituiti anche dal Cantone per garantire l’efficienza di gestione dei servizi. Comunque ovunque è in atto una forte spinta di aggregazione di comuni, favorita anche dai Cantoni. Praticamente ogni assemblea legislativa ha una commissione che si occupa dell’accorpamento dei comuni.

Per immediatezza di consultazione, riporto di seguito due articoli della Costituzione della Repubblica e del Cantone del Ticino che riguardano gli organi comunali. Notate che per Costituzione, ove sia costituito il Consiglio comunale deve essere garantio il diritto di iniziativa e di referendum. Per curiosità, nel Cantone dei Grigioni il Municipio può essere costituito anche solo dal Sindaco. Consiglio la lettura delle due Costituzioni, che tra il resto sono disponibili anche in italiano, lingua ufficiale in entrambi i cantoni.

Art. 17
Il Comune ha quali organi l’Assemblea comunale e il Municipio; può istituire il Consiglio comunale secondo le norme previste dalla legge.
L’Assemblea comunale è costituita dagli aventi diritto di voto in materia comunale.
Il Municipio è l’organo che amministra e rappresenta il Comune.
Il diritto di iniziativa e di referendum è garantito dove esiste il Consiglio comunale.

Art. 18
I membri del Municipio e del Consiglio comunale sono eletti con voto proporzionale per un periodo quadriennale.
Il Municipio si compone di almeno tre membri compreso il Sindaco che lo presiede.

Riccardo Fraccaro su democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Tra i vari politici e i candidati alle prossime elezioni che abbiamo contattato nei giorni scorsi, Riccardo Fraccaro è stato il più celere a rispondere alle nostre domande. Riccardo oltre che essere membro costituente del comitato di Più Democrazia in Trentino è anche candidato alle prossime elezioni nazionali nelle fila del Movimento 5 Stelle. Di seguito domande e riposte dell’intervista:

Riccardo FraccaroAlex: Il 12 gennaio 2012 sei stato uno dei 12 costituenti del comitato civico apartitico Più Democrazia in Trentino. Quali erano le motivazioni che ti hanno spinto ad aderire al comitato? Come giudichi il lavoro che è stato fatto fino a questo punto? Condividi tutti i punti della proposta?
Riccardo:
La mia adesione al comitato è stata spontanea e naturale. Non potevo certo sottrarmi nel dare un contributo ad un progetto che aveva e che conserva tuttora l’aspirazione a promuovere la partecipazione e la democrazia diretta: quelli chi io ritengo essere gli elementi più importanti per migliorare la società in cui viviamo. Voi un giudizio onesto su questa esperienza, su quanto il comitato ha prodotto: la proposta emersa è meravigliosa. E’ sempre incredibile osservare quali risultati si possono ottenere con la compartecipazione delle idee; quali competenze possono emergere in un contesto democratico di lavoro…..chi non ne a mai fatto esperienza non può nemmeno immaginarlo. L’unico elemento che mi trova contrario è la previsione di quote rosa per la composizione dei Pritani, semplicemente perché non necessaria. Dalla mia esperienza nel M5S quando c’è democrazia diretta reale la componente femminile viene eletta naturalmente senza bisogno di quote garantite. Questa prassi è nata in seno alla nostra classe dirigente perché ingessata e falsamente democratica, precludendo un vero apporto spontaneo dalla base nella scelta dei rappresentanti.

Come credi che ne uscirà il disegno di legge di iniziativa popolare dalla discussione in Consiglio provinciale? A prescindere dal risultato finale prodotto dall’elaborazione del Consiglio, credi che il comitato di Più Democrazia in Trentino debba proseguire la sua esperienza?
Se devo basarmi su quanto avvenuto a livello comunale con l’iniziativa Quorum Zero a Trento, il disegno di legge di iniziativa popolare incontrerà consiglieri provinciali capaci di grandi discorsi farciti di ipocrisia sull’importanza della partecipazione dei cittadini e sulla democrazia, salvo poi trovare qualsiasi pretesto per limitarne l’espressione, che in realtà si leggono come un istintiva paura di perdere il potere. Quindi sarebbe una grave perdita se di fronte a questa prospettiva il comitato interrompesse la sua opera di promozione e sensibilizzazione. La proposta di legge è solo il primo importante passo di un lungo cammino.

Per poter sostenere la tua candidatura alla Camera hai dovuto raccogliere le firme a sostengo della lista. Ritieni che la procedura per la raccolta delle firme possa essere semplificata al fine di favorire la partecipazione dei cittadini adeguandola così alle modalità indicate nell’Iniziativa dei Cittadini Europei?
Non voglio lamentarmi per gli sforzi irragionevoli e gli ostacoli burocratici che nell’epoca di internet si richiede a un cittadino per candidarsi alle politiche se non fai parte di un partito al potere, ma mi limiterò a riportare la frase che mi sono sentito dire dagli impiegati degli uffici elettorali in giro per il Trentino: per favore, se mai andrete su, cambiate la legge elettorale, non è possibile dover fare tutte ‘ste carte nel 2013!

Negli ultimi anni ci siamo stati abituati a sopportare una classe politica con uno spessore etico prossimo alla zero. Altro che Quorum Zero! Inoltre, storicamente, in differenti contesti sociali, tutti coloro che inizialmente erano favorevoli ad un ampliamento degli istituti di democrazia diretta, una volta che sono andati al potere hanno cambiato idea al fine di perseguire con più efficacia i propri interessi personali e di partito. Perché i candidati del M5S dovrebbero avere qualcosa di diverso rispetto agli altri rappresentanti politici che si sono conformati all’attuale sistema?
I candidati del M5S sono esseri umani e come tali non indifferenti a vizi, difetti, incongruenza. La cosa che li rende unici nel panorama italiano è la loro provenienza. Non conoscono gruppi di interesse, lobby, amici che gli danno una spinta, non devono garantire favori a nessuno, non hanno dovuto fare militanza presso un partito e scendere a compromessi per arrivare nelle prime file. E questo li rende liberi di poter fare il bene dei cittadini prima che quello dei pochi portatori di interessi.

In linea teorica il M5S sostiene i principi della democrazia diretta. Tuttavia il M5S – prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber – si fonda su un concetto di legittimità del potere di tipo carismatico dove il leader, Grillo in questo caso, ha una missione eroica da compiere al quale tutti si adeguano con fascinazione ed ammirazione. Questa situazione controversa che mescola emotività nel seguire il leader salvifico e razionalità nel proporre soluzioni concrete, se da un lato può stravolgere le regole del potere esistente dall’altro può portare al nulla o a delle derive democratiche. A grandi linee questa è anche la critica mossa dal Pd. Trovi che sia un’analisi troppo estrema?
Prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber, il M5S si fonda su due poteri:
1)   Quello legale-razionale che poggia sul diritto a rappresentare i cittadini da coloro che sono chiamati dalla società civile. E questo potere spetta esclusivamente ai candidati del M5S, cittadini incensurati che credono nella democrazia diretta, nella politica come impegno civile e lo dimostrano con uno stipendio allineato alla media degli stipendi nazionale, con la non cumulabilità delle cariche e il divieto di fare più di due mandati;
2)    Quello carismatico di Grillo che serve solo a rompere gli schemi rigidi e parassitari del sistema informativo e politico nazionale. E’ la testa d’ariete che rompe le mura delle istituzioni per far entrare i cittadini, nonché il garante delle poche regole di condotta degli eletti. Il suo ruolo politico finisce lì, come testimoniato dalla attività del M5S in tutte le istituzioni in cui siamo presenti. Questa sinergia, questo metodo è la vera rivoluzione che il MoVimento porta con se. Certo in un sistema democratico non se ne sentirebbe il bisogno, ma attualmente questo connubio è indispensabile per dare spazio a chi non ne avrebbe avuto, non per demeriti, bensì perché coraggiosamente fuori dal sistema.

I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti non sono considerati. Paradossalmente con il premio di maggioranza i non votanti è come se votassero per la maggioranza pur non avendo votato per nessuno. Questo invece non avviene con il referendum con il quorum al 50% dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Pur essendo questo un palese freno alla partecipazione, l’Italia con i propri enti territoriali non si adegua agli standard democratici degli altri paesi occidentali. Quali sono a tuo avviso le ragioni a questa ostinazione?
Concentrazione del potere, arroganza, arricchimento personale, corruzione, interessi lobbistiche da tutelare, paura della volontà popolare, individualismo, disonestà intellettuale.

Cosa ne pensi dell’idea di Flores d’Arcais di attribuire i seggi dei parlamentari eletti solo in proporzione del numero dei votanti e sorteggiare il resto fra coloro che non si sono recati alle urne? D’altra parte in linea teorica se un cittadino non trova nessun candidato di suo gradimento (o che qualsiasi candidato sia comunque influenzabili da chi lo appoggia) potrebbe preferire che il proprio rappresentante venga estratto a sorte così da avere la garanzia che questo non sia sottomesso all’influenza di nessun partito o gruppo di potere. Troppo utopica come idea? In quali contesti utilizzeresti i meccanismi propri della demosortecrazia?
La democrazia delegata priva di strumenti reali di democrazia diretta ha distorto il significato originario della rappresentanza popolare. La realtà in cui viviamo è così disabituata alla democrazia che appare sconcertante come nell’antica Atene era consentito ai cittadini accedere alle cariche istituzionali mediante sorteggio. Ricordo inoltre il sistema ad estrazione viene utilizzato nei paesi anglosassoni per selezionare la giuria che giudica i processi. Io credo che questa prassi possa trovare un applicazione positiva nella prassi istituzionale del Paese se abbinata alla democrazia diretta a quella rappresentativa in quanto evita clientelismi come anche l’immorale mercato dei voti e delle poltrone. Del resto il disegno di legge di iniziativa popolare presentato dal comitato va positivamente in questa direzione con l’istituzione dei Pritani.

Insieme a Elisa Filippi (che abbiamo intervistato e dalla quale siamo in attesa di risposte) tu sei uno dei candidati più giovani in lista fra le varie fazioni in campo. Per prepararti alla campagna elettorale hai chiesto un part-time. Un bel rischio di questi tempi in cui il lavoro scarseggia. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a questa decisione? C’è qualcuno che ti ha spinto e ti ha appoggiato in questa impresa?
La democrazia richiede per funzionare due cose essenziali: libertà di informazione e partecipazione. Attualmente entrambe scarseggiano, ed in alcuni casi sono completamente assenti. Chiunque voglia contribuire, fare la sua parte per cambiare le cose, deve necessariamente rischiar qualcosa, mettere qualcosa di suo. Io ci sto provando come molti altri……e poi nella vita bisogna fare qualcosa di folle ogni tanto, altrimenti che noia!!!

Se dovessi essere eletto quali saranno le tue prime cinque proposte? Qualora non fossi eletto continuerai ad occuparti di politica?
Le prime 5 proposte se dovessi essere eletto: quelle che i cittadini iscritti al MoVimento mi chiederanno di proporre. Le mie priorità personali sono (ma valgono uno): sostegno alle PMI; reddito di cittadinanza garantito; referendum propositivo ed abrogativo senza quorum; abolizione dei monopoli di fatto; informazione libera. Per rispondere alla seconda domanda: per me fare politica significa anche fare parte di un comitato per la democrazia diretta apartitico, quindi la risposta è sì.

Democrazia e partecipazione secondo Ezio Casagranda

Ezio CasagrandaNell’attesa che riparta la trattazione dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino, in questi giorni abbiamo colto l’occasione per rivolgere qualche domanda ad Ezio Casagranda.
Ezio, noto per aver lavorato per anni come sindacalista alla Cgil, ora è pensionato ma continua senza sosta la sua attività civile su diversi fronti. Oltre al sostegno alle iniziative pro democrazia diretta, è parte di Alternativa per i Beni Comuni (link a piè pagina)

Alex: In occasione della raccolta delle firme a sostegno delle iniziative popolari per migliorare gli strumenti di democrazia diretta a livello comunale, provinciale e nazionale, hai dimostrato un entusiasmo ed uno spirito di gruppo non comuni. Dopo anni dedicati all’attività sindacale sembra che tu abbia ancora tante energie da spendere. Quali sono le motivazioni che ti spingono ad appoggiare appassionatamente le diverse iniziative che nascono dal basso?
Ezio:
Le motivazioni sono sempre le stesse da oltre 40 anni di militanza politico/sindacale prima sulle cave di porfido, poi alla Michelin ed infine nel sindacato. La democrazia, la partecipazione, la discussione, il confronto, lo scontro politico per me sono sempre stati strumenti per migliorare le nostre condizioni di lavoratori e cittadini. Questa per me è la politica con la P maiuscola e quindi le iniziative che partono dal basso, dalla discussione e dalla partecipazione della gente sono la benzina per fare politica. Senza questo non si fa politica ma solo ricerca di un posto alla tavola dei poteri forti.

E le motivazioni specifiche a sostegno delle proposte popolari volte a migliorare gli istituti di partecipazione popolare?
Se una proposta, un percorso, nasce e vive con la gente significa che la politica fa il suo compito di governo dell’economia e del modello sociale. Gli strumenti di democrazia diretta possono aiutare molto il sistema politico non solo a migliorarsi ma anche ad essere più attento e vicino alle esigenze dei cittadini. Permettono che il potere possa evitare il pronunciamento popolare come nel caso del referendum sull’acqua pubblica.

Il tuo contributo si è esteso anche in fase di discussione dei contenuti della proposta Quorum Zero Trento presso le commissioni Statuto e Trasparenza del Consiglio Comunale. Quali sono state le tue percezioni riguardo alla capacità di ascolto dei consiglieri?
Due considerazioni: la prima ho trovato, salvo la consigliera Giugni, molta arroganza e supponenza da parte dei componenti la commissione. Vedevi che non ti ascoltavano, ribadivano solo le loro convinzioni con argomenti spesso puerili, come Merler, contrapponendo quorum e raccolta firme, ecc. La seconda riguarda la preoccupazione che ho percepito nei consiglieri. La paura che il voto dei cittadini nei referendum mettesse in discussione il loro potere di scambio (che loro chiamano erroneamente mediazione) e quindi il trasparire di una concezione lobbistica del loro ruolo.

E riguardo alla loro capacità di analisi e di ricerca di soluzioni in tema di democrazia diretta? Credi che si siano sforzati sufficientemente per investigare i meccanismi che dimostrano l’utilità e la necessità di coinvolgere i cittadini nella gestione della cosa pubblica?
No, nessun impegno per favorire la partecipazione dei cittadini. Quanto votato dal Consiglio ne è la dimostrazione più lampante. Ho percepito solo il timore di essere scavalcati dalla partecipazione e dall’attivismo dei cittadini. Loro difendevano la politica come delega in bianco del cittadino senza possibilità di verifiche in corso d’opera.

Il compromesso raggiunto fra le forze politiche che governato la città di Trento è stato piuttosto deludente. Nella sostanza la possibilità di ricorrere al referendum come strumento di partecipazione popolare rimane scarsamente appetibile. Quali sono le ragioni che a tuo avviso hanno portato ad una decisione così ottusa ed irrazionale?
La paura della partecipazione attiva dei cittadini e che i referendum a quorum zero potessero far saltare i loro baratti e la loro politica di bottega. Infatti alla gente interessano le scelte concrete non i risvolti politici per le prossime elezioni o alleanze per la gestione del potere per conto terzi.

I consiglieri favorevoli alla proposta di deliberazione popolare sono stati pochi, tuttavia questi sono stati trasversali alle varie forze politiche. Credi che questo sia una segnale che lascia qualche speranza per il futuro?
10 consiglieri che hanno sostenuto la nostra iniziativa sono un bel numero, anche se minoranza. Noi dobbiamo lavorare con loro per costruire ulteriori momenti di partecipazione e di proposte per dare gambe agli strumenti di democrazia diretta e di partecipazione. Una strada difficile, tutta da costruire e inventare, ma sicuramente stimolante per quanti pensano che la democrazia sia tale solo se partecipata.

Quali sono le tue sensazioni riguardo alla discussione di Quorum Zero nel Consiglio Comunale di Rovereto?
Purtroppo, per motivi personali non ho seguito direttamente la discussione e quindi evito ogni commento.

E in relazione al ddl di iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino, la cui discussione dovrebbe riprendere nella Prima Commissione del Consiglio Provinciale?
Se il buongiorno si vede dal mattino penso che la strada sia irta e difficile e che la provincia non andrà oltre al topolino partorito dal consiglio comunale di Trento. Questa previsione non può far diminuire il nostro impegno per una lotta per una democrazia diretta e partecipata che poi è quanto detta la nostra Costituzione. Sembra paradossale ma richiedere di applicare una carta costituzionale scritta oltre 60 anni fa diventa un fatto rivoluzionario.

Approfondimenti di Ezio Casagranda:

  1. “Referendum Comunità, ha vinto l’antipolitica” - Lettera di Ezio Casagranda al giornale L’Adige, 1 maggio 2012
  2. “Il quorum del referendum e l’esempio della Sardegna” - Intervento di Ezio Casagrande sul Corriere del Trentino e replica del direttore Enrico Franco, sabato 12 maggio 2012
  3. Blog Alternativa per i Beni Comuni - Indirizzo web: http://www.trentinoalternativo.it

1972 – 2012: il passaggio dal vecchio al nuovo sistema

“Una data storica per il Trentino – Alto Adige/Südtirol”
Tratto da L’Adige, 20 gennaio 1972

Bruno Kessler - La lungimiranza di un politico dalle idee innovative

Trascorsi i quindici giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale entrano oggi in vigore le modifiche allo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige… […]

Ecco le dichiarazioni rilasciateci dal presidente della Giunta provinciale di Trento, avv. Bruno Kessler:

«Con oggi, il nuovo statuto di autonomia entra in vigore. Con oggi, tutto il lungo processo di una vicenda che ha origini lontane e che ha fatto annotare alterne fasi, si conclude. Le genti trentine hanno da oggi titolo più pieno e più diretto di ieri al proprio autogoverno, all’esercizio della loro autonomia. La vicenda trentina che oggi segna un traguardo significativo e importante, ha avuto inizio ancora all’epoca austriaca, con le richieste e le aspirazioni all’autogoverno locale. Non ripercorro le varie tappe delle rivendicazioni trentine… […]”

La storia dirà come la gente trentina avrà saputo cogliere questa ulteriore occasione. Ho già avuto modo di mettere in risalto il significato e l’importanza del momento che stiamo vivendo. Credo infatti che siamo davanti a una svolta, a un fatto destinato ad incidere profondamente e a lungo nel nostro tessuto sociale.

Una pagina della nostra storia si chiude, un’altra se ne apre. Ma non è che si debba ripartire da zero e che ci si trovi sprovveduti ad affrontare questo momento. Quasi venticinque anni di esperienza autonoma non sono passati invano, anzi ci hanno fatto più maturi e più responsabili, meno emotivamente stimolati, ma più realisticamente consapevoli di che cosa significhi assumere pienamente la gestione del proprio avvenire.

Se dunque nulla è andato e va perduto, tutto può cambiare. Le prospettive nuove verso cui ci avviamo – rapporti nuovi e comunque diversi con l’Alto Adige, posizione diversa con lo Stato, responsabilità più diretta, come trentini, del nostro sviluppo – possono dunque offrirci l’occasione per rivendicare il nostro impegno civile, la nostra capacità di imprimere il senso che vogliamo alla nostra società, la volontà di riuscire. Già ho avuto modo di dire che più ampia sarà, per effetto del nuovo statuto, la nostra possibilità di manovra, la nostra sfera di autogoverno, ma quindi anche sarà più ampia la responsabilità di tutti noi, come popolo, come gruppo, nel valorizzare la nostra personalità e dare concretezza operativa alle nostre capacità. Tutto ciò non è e non deve costituire materia per pochi, per i soliti “addetti ai lavori”, ma dovrebbe anche costituire motivo di riflessione per tutti i trentini, che sono i destinatari effettivi delle nuove misure che entrano in vigore e che quindi sono i più diretti partecipi di un nuovo disegno che si volesse concorrere a creare. Anche perché non si trovino a dover subire impostazioni e obiettivi non condivisi o non esattamente individuati o non completamente rispondenti alle reali aspettative del corpo sociale.

Qualche gruppo non ha perso tempo e si è già fatto avanti manifestando un certo tipo di aspettative e una certa fascia di esigenze: lo spazio è aperto quindi per tutti per farsi avanti, per partecipare al disegno che giornalmente si crea circa il proprio futuro, senza mugugni, senza borbottamenti sottovoce, senza continuare quello spirito di critica che non sa proporre nulla di alternativo e che sa soltanto ancorarsi a un certo malinteso senso di tradizione o di prudenza per bloccare ogni nuovo discorso e ogni nuova prospettiva. Diventiamo d’ora in avanti un piccolo ambito geografico con immensi problemi da affrontare, siamo a contatto di gomito con ambiti geografici, culturali, economici e sociali molto più dinamici e più vivaci di noi e soprattutto molto più forti e più agguerriti: il nuovo ordinamento regionale che sta sempre più prendendo piede nel nostro Paese provocherà un confronto più accentuato sulle capacità reali di ciascuna regione, con la necessità conseguente di tener conto di tutto quanto accade attorno a noi. Più di prima dunque, per una molteplicità di aspetti – da quelli istituzionali a quelli operativi – dobbiamo sentirci stimolati a tenere il passo con le altre regioni, a non chiuderci in visioni anguste, limitate, ma a sfruttare ogni occasione e ogni stimolo per avanzare. Anche questo non si creerà dal nulla, né di colpo.

Stiamo occupandoci responsabilmente della fase più delicata che si apre ora, cioè del passaggio effettivo di competenza da un ente all’altro (da un ente al popolo verrebbe da dire ndr); stiamo operando affinché non si inceppi nulla, in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema. Abbiamo infatti presenti le esigenze particolari di questo momento specie sotto il profilo economico-sociale, per cui non ci devono essere vuoti né ritardi. In un contesto di questo genere può apparire talvolta che l’aspetto tecnico-giuridico della questione possa essere prevalente, su quello sostanziale; sono tuttavia aspetti evidentemente inevitabili, che devono essere affrontati e superati in una visione organica e con chiarezza di prospettive.

Desidero pertanto ribadire che operiamo per superare bene la fase di passaggio, avente sempre presente la vera sostanza del problema, che è quella di una maggiore possibilità di intervento, di un autogoverno più pieno e più efficace, di una rinnovata possibilità di inventare il nostro futuro.

Questo è il vero obiettivo di tutti, per il raggiungimento del quale stiamo operando».

Proviamo ad ipotizzare quale sarebbe stato il pensiero di Bruno Kessler sui preconcetti e sulle remore nella transizione verso una maggiore partecipazione dei cittadini e verso un pieno autogoverno dei trentini (e non dei soliti noti). Pur essendo state scritte quarant’anni fa, le parole contenute in questa dichiarazione sono di estrema attualità. Ci appaiono come un monito rivolto ai consiglieri provinciali che fra poche settimane si troveranno a discutere il disegno di legge di iniziativa popolare per promuovere nuovi ed efficaci istituti di democrazia diretta in Trentino.
Il comitato di Più Democrazia in Trentino ha contribuito a lanciare un’idea per “inventare il nostro futuro”. Confidiamo che questo messaggio non sia letto con “visioni anguste” ma piuttosto sia colto come uno “stimolo per avanzare in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema”.

Lo schema di Luca Zanin sulle proposte di riforma istituzione

Intervista a Thomas Benedikter

Thomas Benedikter è ricercatore economico-sociale nonché collaboratore della Accademia Europea di Bolzano EURAC e sostenitore di “Iniziativa per più democrazia” di Bolzano. E’ inoltre autore di varie pubblicazioni sulla democrazia diretta come indicato in un elenco a piè di pagina. Di seguito riportiamo l’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Quali sono a tuo avviso i punti più significativi e quelli più innovativi del ddl presentato dal comitato di Più Democrazia in Trentino?
La vostra proposta di legge riprende principalmente le nostre proposte di Più democrazia di Bolzano, sviluppate durante gli ultimi anni e portate a referendum propositivo nel 2009, e lo integra con alcuni elementi ed istituti interessanti ed originali. L’istituto dei pritani potrebbe avere un ruolo di integrazione degli strumenti tradizionali della DD. L’istituto del recall nella forma della sfiducia al Presidente della Provincia potrebbe semmai imporsi nel caso in cui questo fosse eletto direttamente dal popolo. Fin quando è il Consiglio provinciale a votarlo, come è il caso tuttora in Alto Adige, fiducia e sfiducia dovrebbero competere allo stesso organo, cioè alla rappresentanza politica.
Molto ben elaborate sono le norme sull’esercizio elettronico della DD, un concetto di e-democracy che va continuamente ampliato. In merito all’iniziativa popolare bisognerebbe precisare che occorre prevedere di andare alla votazione nel caso in cui il Consiglio provinciale non accettasse la sostanza della proposta dei cittadini, ma comunque deve spettare ai promotori giudicare quando una proposta non soddisfa le loro richieste.
Nella vostra pdl ci sono tutti e tre gli strumenti referendari principali, ma non si parla del referendum statutario. Tuttavia, tutto sommato una proposta di legge ben ragionata, comprensiva degli elementi essenziali. La legge elettorale andrebbe però elaborata distintamente.

Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani per esprimere un parere su situazioni dove il governo locale ha un potere assoluto. In alcuni casi abusa di tale potere senza perseguire il bene comune (es. legge elettorale, nomine di personaggi senza le necessarie competenze in ruoli di interesse pubblico, gestione di società controllate e/o partecipate etc.). Qual è la tua opinione riguardo ai consigli di cittadini estratti a sorte?
Per la legge elettorale e la legge sulla democrazia diretta mi sembra che dovrebbero esserci anche gli strumenti referendari disponibili ai cittadini; per le altre competenze menzionate nella domanda i pritani possono essere utili, senza dubbio.

La proposta di Più Democrazia in Trentino si è ispirata esplicitamente a quella di Mehr Demokratie di Bolzano, tuttavia è arrivata ad un risultato diverso sia da un punto di vista dei contenuti che della forma, hai maturato un giudizio a riguardo?
È legittimo trovare soluzioni specifiche per ogni provincia autonoma o regione autonoma. L’Alto Adige, per esempio, ha questa specificità etnolinguistica, non elegge il Presidente della Provincia direttamente. In ogni caso entrambe le Province sono sottoposte allo stesso Statuto di autonomia, che prevede la possibilità di legiferare sulla forma di governo in maniera autonoma, ma non prevede l’iniziativa popolare in questa materia. Sicuramente una lacuna da colmare. Inoltre nello Statuto manca tutta una serie di altre forme e meccanismi di partecipazione popolare alla politica. Nella prossima riforma dello Statuto di autonomia occorre perciò puntare su un miglioramento significativo di questa dimensione della nostra autonomia.

In Alto Adige i comuni senza o con bassissima percentuale di quorum di partecipazione allo stato attuale sono una decina (Ortisei, La Valle, Cortaccia, Fiè, San Candido, Verano, Varna, Lana, Dobbiaco, Terento, etc.). In termini percentuali questo significa che circa un comune su dieci ha adottato optato per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella gestione del potere locale. A cosa è dovuta questa accelerazione rispetto al resto d’Italia, Trentino incluso?
Sicuramente questo fatto è dovuto alla sensibilizzazione di tanti cittadini e amministratori comunali sul funzionamento della DD e sull’effetto nefasto del quorum di partecipazione. In tantissimi i sudtirolesi hanno capito che, se vogliamo promuovere la partecipazione dei cittadini, dobbiamo accettare il principio “Chi va a votare decide, chi sta a casa, lascia la decisione agli altri”. Il quorum e altre angherie amministrative (tipo di raccolta delle firme, iter per arrivare alla votazione, soglie di firme ecc.) continuano a frenare l’interesse dei cittadini. Non solo parecchi consigli comunali sono disposti ad aperture, ma la stessa SVP nella sua proposta di legge provinciale sulla DD si è congedata dal quorum. Dall’altra parte la SVP, che governa 109 su 116 comuni, è ancora molto restía ad un regolamento avanzato e citizen-friendly dei diritti referendari a livello comunale.

Oltre che di democrazia diretta ti occupi di minoranze etniche. Il libro “Europe ethnic mosaic” ne è la testimonianza più evidente. In molti, soprattutto fra coloro che potrebbero essere definiti intellettuali di sinistra, ritengono che i referendum siano una minaccia per le minoranze poiché una maggioranza semplice potrebbe ledere i loro diritti. Qual è il tuo pensiero riguardo ad affermazioni di questo tipo?
Infatti, strumenti referendari che nel loro regolamento non tengono conto l’eventuale presenza di minoranze etnolinguistica o religiose, possono accentuare questo rischio. È questo uno dei motivi centrali per cui in Macedonia la forte minoranza albanese si è opposta ad un rafforzamento della DD a livello nazionale, e come esempio più vicino, tantissimi italiani dell’Alto Adige continuano a nutrire il sospetto che una DD ben evoluta possa andare a scapito della minoranza numerica del gruppo italiano (26% della popolazione). Ma di fatto dipende dall’ordinamento costituzionale o statutario e dal regolamento specifico degli strumenti referendari. Per la Svizzera, paese con 4 gruppi linguistici, la prassi di DD che dura da 140 anni, ha mai portato a seri conflitti fra i 4 gruppi, sia perché questioni linguistiche vengono sollevate molto raramente sia perché nel federalismo svizzero i diritti linguistici sono ben radicati (vedi il mio saggio, Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, qui allegato, uscito nel 2011 su EDAP dell’EURAC di Bolzano).
In Alto Adige/Sudtirolo l’Iniziativa per più democrazia nella sua proposta di legge ha previsto un meccanismo di “doppia maggioranza” riferita alla caratteristica della popolazione a livello comunale), nel caso in cui venissero portati al voto referendario questioni “etnicamente sensibili”. Comunque, il problema si risolve istituendo a livello statutario costituzionali forti per le minoranze etnolinguistiche come pure quelle religiose, non referendabili. A livello regionale in Italia possono essere portate a referendum solo questioni di competenza regionale o provinciale.

La strada per incrementare i diritti politici dei cittadini è lunga e tortuosa, non si tratta solo di ridistribuire il potere ai cittadini ma anche di ricostruire un nuovo spirito civico che sembra smarrito, a tuo avviso quali obiettivi sono raggiungibile nel breve periodo?
Inanzitutto occorre creare più informazione e conoscenza sul funzionamento di un sistema di DD ben evoluto. Niente di rivoluzionario, perché anche nei paesi con lunga tradizione di DD, sono sempre i governi e i parlamenti a prendere il 99% delle decisioni. Inoltre, in quelle realtà non necessariamente osserviamo una politica solo più progressista, o solo liberale o solo conservatrice. Gli strumenti referendari servono come specchio per le posizioni presenti nell’elettorato rispetto problemi concreti specifici, un servizio che le elezioni non possono sortire. Più potere in mano ai cittadini è la forma semplice, ma efficace percreare spirito civico. Più deleghe ai politici, assenza di diritti partecipativi e di controllo portano a più menefreghismo e frustrazione. Ciò è comprovato da varie ricerche scientifiche in vari paesi, ma anche dove il potere politico è fortemente decentralizzato (stati federali, autonomie regionali). La nostra autonomia regionale-provinciale in Trentino-Alto Adige ha avvicinato l’esercizio del potere alla gente, perché riesce a controllare e responsabilizzare i propri rappresentanti. Ma questo va integrato con una gamma più completa possibile di diritti referendari. Non è un compito troppo difficile, tant’è vero ch ein Sudtirolo il 45% degli elettori del gruppo tedesco l’hanno avvallato votando SI alla nostra proposta di legge nel referendum del 2009. È la scarsa partecipazione del gruppo italiano, dovuta a vari timori e una clamorosa disinformazione, alla farci mancare il quorum (il 40%).

PUBBLICAZIONI

  • Più democrazia per l’Europa (Edizioni ARCA, 2010)

  • Mehr direkte Demokratie in die italienische Verfassung! (Campagna nazionale Quorum zero e più democrazia, 2012

  • Europe’s Ethnic Mosaic – A Short Guide to Minority Rights in Europe (EURAC 2008)

  • Più potere ai cittadini (Edizioni SONDA, 2008)

  • Modern Autonomy Systems (EURAC Bolzano 2010, su: http://www.gfbv.at) e Moderne Autonomiesysteme (Bolzano 2012)

  • Introduzione poco riverente nel mondo dei sudtirolesi (Edizioni ARCA, 2012)

  • Il groviglio del Kashmir (Ed. Frilli, Genova, 2006)

  • Il dramma del Kosovo (Ed. DATANEWS, Roma 1998)

  • Krieg im Himalaya (Ed. LIT, Berlino 2003)

  • Linguistic Minorities in India (Ed. LIT Berlino 2009)

  • Solving Ethnic Conflict through Self-Government (sull’Internet. ed. EURAC Bolzano)

  • Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, 2011 su EDAP dell’EURAC Bolzano – CLICK PER SCARICARE ALLEGATO