La votazione popolare del 3 Marzo 2013

No, non è che so che si voterà prestissimo nuovamente. E comunque non sarebbe così presto.
Ma nelle concitate fasi finali di queste elezioni politiche mi rifugio nel commento dei referendum popolari in Svizzera. Sono una talismano di buona politica, antidoto a quella pessima che purtroppo vedo e vivo qui in Italia.
La prima tornata referendaria di quest’anno in Svizzera è fissata per il 3 Marzo, una settimana dopo le nostre elezioni politiche, ed è interessante per due motivazioni, una procedurale e una sostanziale.
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La prima perché in una sola tornata di votazioni sono presenti tutte e tre le tipologie di votazione popolare.
La seconda perché affronta temi di grande attualità anche da noi, e dimostra che dove vige la democrazia diretta si decide anziché riempire pagine di inchiostro e aria di vibrazioni senza costrutto.
I 3 quesiti riguardano una modifica costituzionale richiesta la Parlamento svizzero, una iniziativa popolare e un referendum confermativo chiesto per impedire l’entrata in vigore di una legge approvata dal Parlamento.

La modifica costituzionale è ovviamente soggetta a referendum confermativo obbligatorio. Mi pare interessante ribadire che in Svizzera le modifiche costituzionali possono avvenire unicamente con voto popolare, sia che l’iniziativa della modifica sia parlamentare che nel caso l’iniziativa sia popolare.

L’aspetto tecnico interessante dell’iniziativa popolare è che si porta dietro una controproposta parlamentare indiretta. Abbiamo spiegato, perché è previsto anche per la nostra legge provinciale di iniziativa popolare, cosa sia un controprogetto diretto del legislativo. Se ad una legge di iniziativa popolare il legislativo (il parlamento federale per le leggi federali in Svizzera) ritiene di affiancare una controproposta se vincono i si al cambiamento entra in vigore delle due proposte quella con più si. Se vincono i no sono bocciate entrambe. Il controprogetto indiretto invece entra in vigore se l’iniziativa popolare è respinta, e se contro il controprogetto non viene chiesto un referendum confermativo. In quest’ultimo caso entra in vigore solo se la successiva votazione popolare lo conferma. Risulta interessante il fatto che nel corso delle deliberazioni il Parlamento aveva discusso anche un controprogetto diretto. Questo aveva contenuti differenti rispetto a quello indiretto ma non è stato approvato dal Consiglio Nazionale.

Anche la terza proposta ha un elemento interessante. Questa legge è una risposta indiretta ad una iniziativa attualmente in corso, la c.d. iniziativa per il paesaggio, che è stata sospesa in attesa dell’approvazione di questa legge. L’iter testimonia della ricchezza di dibattito che si sviluppa grazie alle iniziative popolari. Il comitato promotore della iniziativa per il paesaggio aveva infatti richiesto il voto su una particolare testo legislativo. Il Parlamento ha discusso se fare una controproposta, ma ha determinato che la cosa più adeguata sarebbe stato intervenire su altri testi legislativi. Il comitato ha accettato di sospendere l’iter del proprio progetto. Nel caso in cui il controprogetto indiretto venisse approvato ritirerebbe definitivamente la propria proposta. Il controprogetto è stato approvato dal Parlamento, ma un altro gruppo di cittadini ha richiesto che questo venga sottoposto a referendum confermativo. Se questo referendum quindi approverà la legge, l’iter della iniziativa per il paesaggio si fermerebbe definitivamente. Se invece questa legge venisse respinta, in una prossima tornata elettorale verrebbe votata l’iniziativa per il paesaggio.

Ma lasciamo da parte le questioni procedurali, che magari appassionano solo me, e vediamo quali siano i contenuti di questi referendum.
Il primo è una modifica della Costituzione Federale per dare migliori strumenti di intervento legislativo nel campo delle politiche familiari, ed in particolare della conciliabilità tra la vita familiare e quella lavorativa.
Il secondo riguarda una iniziativa popolare denominata “contro le retribuzioni abusive”. L’iniziativa si propone di porre un freno nelle aziende quotate in borsa alle retribuzioni e liquidazioni esageratamente elevate ai manager a prescindere dai risultati economici conseguiti. E anche da loro si parla soprattutto dei manager bancari.
Il terzo referendum mira a bloccare delle modifiche parlamentari alla legge sulla pianificazione del territorio (LPT). Questa legge interviene in vari modi per limitare l’estensione delle zone edificabili, promuovere il mantenimento di aree edificate il più compatte possibile e promuovere il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili.

Come sempre è stato predisposto un opuscolo, che illustra dettagliatamente quanto viene posto in votazione e le posizioni favorevoli e contrarie.
Come vedete sono argomenti attualissimi anche in Italia. Argomenti sui quali in Svizzera, sulla spinta popolare, la politica dibatte e agisce. Da noi a volte dibatte sui giornali ma poi non fa nulla. Sul consumo di territorio per esempio è stato persino proposto un referendum interno al PD per farlo diventare parte della piattaforma programmatica del partito. Nemmeno questa iniziativa ha avuto un qualche effetto pratico. Di fatto il tema è scomparso dalle agende politiche.
Ma vediamo più nel dettaglio con l’aiuto dei testi dell’opuscolo, con qualche parallelo rispetto alla nostra realtà. Per un approfondimento più completo rimando ai collegamenti nel testo.

1- Decreto federale sulla politica familiare

Il nuovo articolo costituzionale incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilità tra la vita familiare e l’esercizio di un’attività lucrativa o una formazione. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare il nuovo articolo costituzionale.

L’essenziale in breve

Conciliare famiglia e lavoro

Oggi sono molte le famiglie in cui entrambi i genitori sono costretti a lavorare o semplicemente desiderano farlo. Chi ha famiglia ed esercita un’attività lucrativa deve però spesso fare i conti con serie difficoltà che possono indurre soprat­tutto le madri a rinunciare loro malgrado interamente o in parte alla vita professionale.

Migliorare le condizioni quadro

Occorre quindi provvedere affinché diventi più facile lavorare o seguire una formazione pur avendo figli. Le condizioni quadro vanno cioè impostate in modo tale che sia più sem­plice conciliare la vita familiare con un’attività lucrativa o una formazione. A tal fine, vanno innanzitutto potenziate le strut­ture di custodia complementari alla famiglia, per esempio gli asili nido, i doposcuola o le mense. Ne trarrà beneficio anche l’economia, dato che in un’ottica economica è impor­tante che al mercato del lavoro partecipi il maggior numero possibile tanto di donne quanto di uomini.

Un nuovo articolo costituzionale

Il Parlamento intende migliorare la situazione attuale, ma ritiene che l’odierna base costituzionale sia insufficiente. Ha pertanto elaborato un nuovo articolo costituzionale che incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilità tra la vita familiare e l’esercizio di un’attività lucrativa o una formazione. La competenza in materia spetta innanzitutto ai Cantoni, chiamati ad approntare un’offerta sufficiente di posti nelle strutture di custodia com­plementari alla famiglia e parascolastiche. La Confederazione interviene unicamente se necessario, emanando principi a livello nazionale.

Posizione del Consiglio federale  e del Parlamento

Il Consiglio federale e il Parlamento sono persuasi che la nuova disposizione possa giovare alle famiglie e concorrere a garantire il benessere generale. Raccomandano pertanto al Popolo e ai Cantoni di accettare il nuovo articolo costitu­zionale.

Già oggi in Svizzera vi è un forte supporto della famiglia e della maternità. La Costituzione prevede questo supporto e intorno al nucleo familiare e ai figli ruota il sistema di supporto sociale esistente. Per cui vi è un reddito garantito per la madre che si deve assentare dal lavoro per il parto e l’assistenza ai neonati, degli assegni familiari e una struttura impositiva che favorisce i nuclei familiari. Il Parlamento però ritiene che non vi sia sufficiente base costituzionale per altre incentivazioni che ritiene indispensabili per meglio conciliare durante la crescita dei figli la vita familiare e quella professionale. In particolare la norma costituzionale serve ad impegnare risorse pubbliche per il finanziamento di asili nido, orario scolastico continuato, doposcuola e mense. La norma, come normale in un paese federale, assegna ai cantoni il compito di disciplinare la materia, lasciando eventualmente alla confederazione compiti di coordinamento e definizione di livelli minimi di servizio.
Per la nostra realtà possiamo osservare due cose. La prima che mentre da noi si parla tanto di cosa si potrebbe fare, gli Svizzeri fanno e cercano anche di migliorarsi. Questo è un effetto del controllo popolare sulle scelte politiche, e sull’allineamento che naturalmente si ottiene tra scelte politiche e volontà popolare grazie alla democrazia diretta. La seconda è l’estrema attenzione prestata al rispetto delle norme. Sebbene qui si tratti di legiferare su questioni ampiamente supportate dalla popolazione, si spinge per far si che l’intervento legislativo avvenga nel pieno rispetto del quadro costituzionale.
Purtroppo da noi il disallineamento tra le scelte legislative concrete e le norme ha dato luogo persino alla differenziazione tra costituzione reale e costituzione materiale. Con tanti saluti allo stato di diritto.

2 – Iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive»

L’iniziativa intende consentire agli azionisti delle imprese quotate in borsa di esercitare una maggiore influenza sulle retribuzioni versate al consiglio d’amministrazione e alla direzione. Lo scopo è di evitare retribuzioni spropositate e abusive.

L’essenziale in breve

Negli ultimi anni l’opinione pubblica ha criticato in modo anche aspro il fatto che diverse imprese versassero ai propri dirigenti retribuzioni e liquidazioni molto elevate a prescin­dere dai risultati economici conseguiti. In questo contesto è stata lanciata l’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive».

Contenuto dell’iniziativa

Scopo dell’iniziativa è imporre restrizioni alle imprese quo­tate in borsa affinché non possano continuare a remunerare i vertici aziendali con somme spropositate. A tal fine, l’iniziativa propone tre nuove disposizioni: le retribuzioni del consiglio d’amministrazione e della direzione devono essere imperativamente autorizzate dall’assemblea generale degli azionisti; il mandato dei membri del consiglio d’amministra­zione è limitato a un anno; alcune tipologie di retribuzioni, per esempio le liquidazioni e i premi per le acquisizioni di aziende, sono vietate. Inoltre, chi contravviene a queste regole può essere punito.

Posizione del Consiglio federale e del Parlamento

Il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati respingono l’iniziativa: oltre a comportare un eccesso di regolamentazione, essa metterebbe in discussione uno dei capisaldi della piazza economica elvetica, ossia i principi liberali alla base del diritto societario svizzero. Il Consiglio nazionale non ha invece espresso alcuna raccomandazione di voto. Il Parlamento concorda sulla necessità di disciplinare le retri­buzioni versate dalle imprese quotate in borsa e ha pertanto adottato un controprogetto indiretto. Sostenuto anche dal Consiglio federale, il controprogetto concretizza con una mo­difica di legge le principali rivendicazioni dell’iniziativa, ma rispetto a quest’ultima è complessivamente più moderato.

Anche qui, come in molte parti del mondo, si è assistito a ondate di sdegno verso le retribuzioni astronomiche date ai grandi manager di società quotate, e spesso anche ai c.d. paracadute d’oro che consistono in buonuscite milionarie quando vengono sostituiti, solitamente per aver male gestito l’azienza. Grande clamore in particolare hanno suscitato le retribuzioni dei vertici bancari, assolutamente spropositati soprattutto in un momento in cui i profitti mancano del tutto o vi sono addirittura perdite causate anche dalla gestione di questi manager.
Ma mentre negli altri paesi questo resta un dibattito largamente accademico, in Svizzera, grazie alla democrazia diretta, si avrà comunque una legge sul tema.
Personalmente preferisco la controproposta del Governo. Però è evidente che non vi è nel Parlamento una grande condivisione sul miglior modo di procedere. Questo sia perché non si è riusciti ad elaborare una controproposta diretta, sia perché non vi è una raccomandazione di voto del Consiglio Nazionale, benché il Consiglio Federale e il Consiglio degli Stati dia a sfavore dell’iniziativa e a favore di quella indiretta da loro proposta.

3 – Modifica della legge sulla pianificazione del territorio

La modifica della legge sulla pianificazione del territorio intende ridurre la superficie delle  zone edificabili sovradimen­sionate e dunque frenare la dispersione degli insediamenti in Svizzera. È un controprogetto indiretto all’iniziativa per il paesaggio. Contro la revisione della legge è stato chiesto il referendum. Se la revisione è respinta, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta al voto.

L’essenziale in breve: obiettivo della modifica di legge

In passato diversi Cantoni e Comuni hanno definito zone edificabili sovradimensionate. Spesso tali zone sono edificate in modo sparso, con gli edifici nuovi lontani dai centri urbani. In tal modo aumenta la dispersione degli insediamenti. La modifica della legge sulla pianificazione del territorio punta a distinguere più chiaramente i comprensori edificabili da quelli non edificabili. Si prefigge uno sviluppo compatto degli insediamenti, un migliore utilizzo delle aree dismesse presenti nelle zone edificabili e una riduzione dell’estensione delle zone edificabili sovradimensionate. In futuro le dimen­sioni delle zone edificabili dovranno dipendere dal fabbisogno prevedibile per 15 anni.

Controprogetto all’iniziativa per il paesaggio

La modifica della legge sulla pianificazione del territorio è stata decisa dal Parlamento quale controprogetto indiretto all’iniziativa per il paesaggio, che chiede di non aumentare la superficie totale delle zone edificabili in Svizzera per 20 anni. L’iniziativa è stata ritirata dal comitato d’iniziativa, a condi­zione che la revisione della legge sulla pianificazione del territorio entri in vigore. Nel caso in cui la presente revisione venga respinta, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta al voto popolare.

Motivi del referendum

Contro la revisione è stato chiesto il referendum. Il comitato referendario critica la revisione poiché limiterebbe i diritti di proprietà e provocherebbe un aumento del prezzo dei terreni.

Posizione del Consiglio federale e del Parlamento

Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare la modifica della legge sulla pianificazione del territorio, che consentirà di contrastare il consumo poco parsimonioso del suolo e la dispersione degli insediamenti.

Il consumo di territorio è un argomento di grande attualità anche in Italia. Sarebbe utile nel nostro dibattito politico entrasse a pieno titolo la discutere la discussione sulle edificazioni compatte, come proposto in Svizzera con questa legge, o di recupero delle aree edificate e non più utilizzate. Purtroppo il consumo di territorio non è ancora parte integrante dei programmi politici, anzi, spesso la politica ha una insana dipendenza proprio dai costruttori edili. E i pochi, ma significativi esempi, quali quelli di Cassinetta di Lugagnano, con il suo piano regolatore che prevede solo recupero di edificazioni esistenti, sono magari additati come esempio, ma poi poco ripresi dalle norme edilizie generali. Se anche noi avessimo gli strumenti della democrazia diretta enti come Italia Nostra, il FAI o il WWF potrebbero essere molto più attivi per la protezione del nostro territorio. E, come dimostrato a Cassinetta, l’appoggio popolare esiste.

Un ultima nota. Non essendoci il quorum il dibattito, come dovrebbe essere normale, è tutto incentrato tra le ragioni del si e del no. Non ci sono patemi o dubbi. Quello che il popolo voterà tra due settimane sarà legge.

Bruno Firmani: favorevole a quorum zero e più partecipazione

Nei giorni scorsi grazie all’aiuto di Elena Baiguera Beltrami siamo riusciti ad entrare in contatto con il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, prof. Bruno Firmani, il quale con celerità e cortesia ha risposto ai nostri quesiti. Anche in questa occasione dobbiamo riconoscere il rispetto e la comprensione che il consigliere ha dimostrato nei confronti dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino. Lo stesso, infatti, era stato l’unico fra i Consiglieri provinciali a presentarsi all’incontro con Bruno Kaufmann, Chi ha paura dei cittadini?, nel settembre scorso.
bruno firmaniBruno Firmani, romano di origini è professore in pensione di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento. E’ stato eletto consigliere nelle fila dell’Italia dei Valori nel 2008. E’ quindi stato nominato Presidente della Giunta delle elezioni, segretario della Prima Commissione permanente nonché componente effettivo della Commissione per i rapporti internazionali e con l’Unione europea. Infine, è attualmente candidato alle nazionali fra le liste di Rivoluzione Civile proprio insieme a Baiguera Beltrami.

Di seguito l’intervista:
Alex: Lei, Cogo (ddl 222/XIV) e Bombarda (ddl 330/XIV), insieme al comitato Più Democrazia in Trentino (ddl 328/XIV), siete gli unici a sostenere l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum provinciali. Ci può indicare il percorso che L’ha portata a maturare la convinzione di rimuovere il quorum?
Firmani: La democrazia diretta ha molti vantaggi, anche se non può risolvere tutti i problemi. L’esistenza del quorum ha consentito di unire i voti contrari ai non votanti e questo ha costituito un vulnus per la democrazia ed ha permesso evidenti abusi. Anche l’assenza del quorum può creare qualche problema, ma certamente immensamente minore della normativa attualmente in vigore. Un evento interessante, da questo punto di vista, è stato rappresentato dagli ultimi referendum costituzionali. In quanto tali non era previsto alcun quorum, ma proprio questo fatto ha spinto la maggioranza degli elettori ad andare a votare.

D. Diverse organizzazioni internazionali raccomandano sia ai governi nazionali che a quelli locali di introdurre misure di partecipazione dei cittadini. In particolare il Consiglio d’Europa – istituzione composta da 47 paesi – si è espresso per la rimozione dei quorum nel referendum e per l’abbattimento degli ostacoli per la raccolta delle firme. Un adeguamento della normativa nazionale è francamente utopico mentre invece a livello locale ci si potrebbe aspettare qualcosa di più. Nonostante ciò solo 3 consiglieri su 35 sono a favore di misure tanto auspicate per la democratizzazione delle istituzioni provinciali. Come mai i rappresentanti politici trentini sono così legati ad un assetto storicamente superato e ostile alle tendenze innovatrici?
R. Questa domanda andrebbe posta agli altri 32 consiglieri. Io potrei soltanto immaginare i motivi di questi comportamenti, ma potrei anche essere facilmente smentito dagli interessati. Credo che la cosa più semplice sia quella di lasciare ogni persona sola di fronte alle proprie responsabilità e vedere poi come si comporta.

D. Quali sono le altre proposte contenute nel ddl 328/XIV che lei intende appoggiare?
R. In generale sono favorevole ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche: Svizzera docet. I tempi ormai strettissimi che ci separano dalla fine della legislatura impongono di scegliere di ottenere qualcosa subito. In questo caso occorre concertare con le altre forze politiche e verificare cosa sono disposte a concedere.

D. Quali sono le proposte del ddl 328/XIV che lei non condivide e per quale ragione?
R. Ripeto, sono generalmente favorevole alla partecipazione popolare nelle decisioni politiche. Sarebbe ragionevole cercare di una sintesi unificante.

D. La proposta di deliberazione comunale Quorum Zero discussa a dicembre in seno al Consiglio comunale di Trento è stata interpretata negativamente con un’inutile riduzione del quorum di partecipazione ed un innalzamento significativo degli ostacoli per la raccolta delle firme. Visto che i partiti al governo sono gli stessi, di questo passo a livello provinciale si corre il rischio di peggiorare la LP 3 del 5 marzo 2003 anziché di accogliere le istanze progressiste del ddl 328/XIV. Una delle possibili soluzioni per evitare spiacevoli sorprese è quella di rimandare la trattazione finale del ddl agli eletti della prossima legislatura sperando di trovare consiglieri più aperti alla transizione democratica. E’ una soluzione percorribile?
R. Direi, visti i tempi di questa legislatura, che si tratta di una soluzione quasi inevitabile.

D. L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo implica un sistema politico in cui il popolo è detentore dell’autorità politica suprema, vale a dire appunto che la sovranità dello stato appartiene al popolo. Per avvalorare questa ipotesi il popolo – quando lo ritenesse opportuno – dovrebbe essere nelle condizioni di esercitare tale sperata sovranità direttamente, per esempio mediante la conferma di leggi (ref. Confermativo) proposta di leggi e la sua approvazione diretta (ref. Propositivo o iniziativa popolare). Nei fatti però il popolo italiano sia a livello nazionale che a livello locale può proporre ed approvare nuove leggi solo in forma indiretta. Al massimo può abrogarle. Storicamente le battaglie per i diritti politici sono state tra le più difficili e cruente e solo a distanza di anni si è compreso pienamente il valore delle conquiste. Cosa dobbiamo fare per mettere in pratica il principio della volontà popolare con mezzi democratici?
R. Le leggi di iniziativa popolare ed i referenda sia abrogativi che propositivi sono da considerare un utile strumento di democrazia. Non il solo, però molto utile. Alcune norme, che per bassi motivi clientelari sono bloccate qui in Italia, potrebbero essere rapidamente approvate se si interpellassero i cittadini.

D. I 10 referendum sardi (abrogativi e consultivi) ed il referendum della Valle d’Aosta – il primo referendum propositivo di successo nella storia italiana – ci evidenziano come i cittadini siano in grado di proporre e prendere decisioni altrimenti difficilmente realizzabili in un regime di democrazia rappresentativa puro. Questo fa ben sperare per miglioramenti normativi futuri anche se c’è il rischio piuttosto elevato di una risposta reazionaria da parte dei partiti. A Suo avviso, quale tendenza prenderà il sopravvento a seguito delle prossime elezioni? Lo sviluppo ed il consolidamento dei diritti politici o il continuo distacco della casta dal popolo?
R. Alla luce della incertezza politica del momento attuale, a queste domande è impossibile rispondere se non si è in possesso di capacità divinatorie.

D. La sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari della Consulta per abrogare il Porcellum e la successiva scelta dei partiti di mantenere l’attuale legge elettorale, non è certo un buon viatico per le prossime elezioni. L’impotenza e la frustrazione del popolo non rischiano di minare la convivenza civile e il capitale sociale degli italiani?
R. Secondo me la tremenda crisi economica, sociale e finanziaria rischia di far precipitare il nostro Paese in un baratro profondissimo, più delle decisioni della Consulta.

D. Nella British Columbia dei cittadini estratti a sorte con il supporto di alcuni tecnici avevano scritto una nuova legge elettorale poi sottoposta a referendum. Altri esempi di notevole successo prodotti demosortecrazia esistono in Islanda, Australia e USA. Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani al fine di dare pareri apartitici sia su politiche pubbliche sia sull’operato delle società controllate e/o partecipate della provincia. Un sogno che si può realizzare?
R. Se dipendesse soltanto da me, questo sogno sarebbe vicino alla sua realizzazione.

D. L’IdV ha fatto ampio ricorso agli strumenti di democrazia diretta nazionali. Simultaneamente però il proprio leader Antonio di Pietro – in modo similare a Grillo – si ritiene che accentri eccessivamente il potere su di sé. Le due situazioni non Le sembrano incongruenti?
R. E’ sbagliato supporre che Antonio Di Pietro accentri su di sé troppo potere. Questa domanda manifesta, purtroppo, una certa dose di superficialità, se non malafede. E’ triste constatare che anche coloro che si definiscono “popolo sovrano” non sono indipendenti e soffrono degli stessi mali dei politici di professione.

Gli statuti comunali di Rovereto e di Lugano. Una breve comparazione dei diritti di iniziativa popolare.

Domani si dovrebbe discutere della proposta di iniziativa popolare per l’abolizione del quorum nei referendum comunali a Rovereto.

Nelle discussioni avute con i Consiglieri negli incontri di preparazione che avverso i referendum in generale, e al quorum in particolare, vi sono grandi riserve. E il precedente di Trento non fa ben sperare.

Le motivazioni per queste riserve sono varie. Purtroppo devo osservare che queste talvolta nascondono una motivazione più profonda, che è quella di perdere il potere se non di decisione quantomeno di intermediazione tra i cittadini e il funzionamento degli organi (teoricamente) rappresentativi o quelli burocratico-amministrativi. Timore che appartiene sia ai rappresentanti delle maggioranze che quelli delle opposizioni.

Ma in molti casi queste sono obiezioni sincere, che nascono da dubbi e perplessità che hanno una base razionale. Queste però, proprio perché razionali,  sono affrontabili con il ragionamento e l’informazione. Informazione che spesso manca anche alle persone di buona volontà, considerato che la conoscenza della democrazia diretta in Italia è molto limitata.

Non voglio qui ripetere gli argomenti contro il quorum, o genericamente in favore della introduzione degli strumenti di democrazia diretta. Troverete molti riferimenti in articoli di questo blog, o nei suoi link. E molto trovate nel blog di Paolo Michelotto sulle iniziative per Rovereto e sul perché il quorum sia negativo per la partecipazione e in definitiva per la democrazia.

Altri limiti introdotti negli strumenti di iniziativa popolare comunali sono invece più “sottili”. Vanno in effetti a limitare gli argomenti su cui i cittadini possono intervenire, o rendono difficilmente fungibile l’istituto aumentando il numero di firme necessario per lanciare un’iniziativa.

Una delle obiezioni che viene fatta per questi limiti è che non si possono fare referendum su ogni aiuola di fiori, e che comunque i referendum dovrebbero essere uno strumento adito solo “eccezionalmente”. E per questo vengono posti questi limiti, pena, si sostiene, la paralisi decisionale.

Ma entrambe hanno basi deboli. Intanto le iniziative popolari e i referendum riguardano norme di competenza del Consiglio Comunale, e non della Giunta. Quindi riguardano questioni generali. E poi che il referendum venga usato poco o tanto dipende ovviamente anche da quanto le decisioni del Consiglio siano allineate con la volontà popolare. Se il Consiglio rispetta effettivamente il mandato popolare e ne interpreta correttamente la volontà, come dovrebbe essere in democrazia, i cittadini non hanno alcun interesse a chiedere di votare in prima persona. E se anche le minoranze utilizzassero lo strumento per chiedere referendum su questioni che non hanno il supporto della maggioranza dei cittadini si troverebbero presto screditate, perdendo regolarmente. Risulta più semplice fare ostruzionismo in Consiglio che chiedere un referendum.

Per comprendere più direttamente come queste obiezioni siano del tutto infondate è utile confrontare i documenti fondamentali di governo di una città relativamente simile a Rovereto, dove invece questi strumenti sono disponibili per i cittadini da oltre 100 anni. Confronteremo alcuni elementi degli statuti comunali di Rovereto con quelli di Lugano, nel Canton Ticino, cantone “italiano” che tra il resto ha diritti di iniziativa più limitati di quelli che normalmente trovate nei cantoni germanici. Ma oltre alla maggior facilità per la maggior parte di noi leggere uno statuto in italiano piuttosto che in tedesco o francese (o romancio in qualche comune), i Ticinesi sono anche culturalmente più vicino a noi.

Potete scaricare direttamente da qui lo statuto della città di Rovereto, mentre qui quello della città di Lugano, nel Canton Ticino in Svizzera. Per completezza qui trovate il Regolamento Comunale di Rovereto che disciplina, tra le altre cose, i referendum comunali nelle parti operative non coperte dallo statuto. Incluso il quorum che nello statuto non è indicato, come non è indicato il numero delle firme necessario che è precisato nel regolamento.

Le due città sono relativamente simili. Rovereto ha circa 40.000 abitanti, mentre Lugano ne ha circa 60.000. Lugano si è ingrandita relativamente di recente inglobando comuni vicini. Risulta interessante notare come però Lugano abbia circa il 40% di immigrati (il 22%, metà circa, provenienti dall’Italia, il resto da altri paesi). Qui il collegamento alla pagina statistica della popolazione comunale, che ovviamente varierà nel tempo.

Considerato che Rovereto ha circa il 13% di immigrati (dati 2011. Oltre la metà, circa l’8%, proveniente da paesi europei anche extra UE) i cittadini che hanno i diritti civili in materia comunale sono più e meno simili in numero. Però i diritti di iniziativa e referendum sono largamente differenti. E questo senza che Lugano sia divenuta una città ingovernabile. Per curiosità, faccio notare che in molti comuni della Svizzera Romanda anche i residenti non cittadini svizzeri hanno diritto di elettorato attivo e passivo. Questo non succede ne noi ne in Ticino, a testimonianza della vicinanza culturale.

Prima di guardare l’elemento specifico dei diritti di voto, è interessante notare alcune differenze “strutturali” tra i due statuti.

Una cosa che a me pare interessante è che lo statuto comunale di Lugano cita molto meno i principi di quello di Rovereto, ed è invece molto più dettagliato nel definire il funzionamento di tutti gli organi comunali. Elenca anche in dettaglio tutti gli emolumenti che spettano ai rappresentanti in qualunque organo. Per modificarli si deve modificare lo statuto, che come vedremo, è soggetto a iniziativa popolare e referendum, contrariamente a quello di Rovereto, che oltre a non indicare gli emolumenti è esplicitamente escluso dagli argomenti referendabili.

Poi si nota immediatamente come esista una assoluta separazione di poteri tra l’organo legislativo e quello esecutivo. Cosa che purtroppo non avviene da noi, a nessun livello. Poi si vede come vengano indicati come organo del Comune l’Assemblea Comunale, il Consiglio Comunale e il Municipio (da noi si direbbe la Giunta). Meno ovvio, bisogna per saperlo leggere la Costituzione della Repubblica e del Cantone del Ticino, è che il Consiglio Comunale sia un organo opzionale. Avendo Lugano, come tutti i comuni di una certa dimensione, optato per avere il Consiglio Comunale, il primo articolo determina quali sono i compiti dell’organo “obbligatorio” ossia l’Assemblea Comunale.

Appare evidente come, oltre ad eleggere gli organi rappresentativi, ossia Consiglio Comunale, Municipio (si, eleggono ogni singolo assessore, e viene eletto chi prende più voti, indipendentemente dal partito) e Sindaco, decide (ossia vota) sui referendum e le iniziative popolari. Per referendum si intendono i referendum confermativi, mentre per iniziativa popolare si intendono le proposte di deliberazione comunale fatte dai cittadini.

All’art. 9 sono indicate le materie su cui delibera il Consiglio Comunale. Per comodità di discussione le riporto di seguito, evidenziandole materie che possono essere oggetto di referendum e iniziativa popolare, disciplinati questi ultimi dagli articoli da 41 a 45.

Art. 9
1. Il Consiglio Comunale:

a) adotta i Regolamenti comunali, li abroga, li modifica o ne sospende l’applicazione;
b) esercita la sorveglianza sull’amministrazione comunale;
c) approva il preventivo del Comune e dell’Azienda municipalizzata ed il fabbisogno da coprire mediante imposta;
d) adotta e modifica il piano regolatore;
e) autorizza le spese di investimento;
f) esamina ogni anno i conti consuntivi del Comune e della sua Azienda, nonché dei fondi speciali e dei legati di qualsiasi natura amministrati dal Municipio e delibera sulla loro approvazione;
g) decide l’esecuzione delle opere pubbliche sulla base di preventivi e di progetti definitivi e accorda i crediti necessari;
h) autorizza segnatamente l’acquisizione, la donazione, la successione, la permuta, l’affitto, la locazione, l’alienazione o il cambiamento di destinazione dei beni comunali;
i) approva la costituzione di fideiussioni, l’accensione di ipoteche, la costituzione in pegno di beni mobili;
l) autorizza il Municipio a intraprendere o a stare in lite, a transigere o a compromettere; sono riservate le procedure amministrative;
m) abrogato;
n) accorda l’attinenza comunale;
o) nomina i delegati del Comune nei Consorzi, giusta le norme della Legge sul consorziamento dei comuni e dei singoli statuti consortili;
p) nomina con sistema proporzionale i delegati del Comune negli enti di diritto pubblico o privato di cui il Comune è parte; sono riservati i casi di competenza municipale;
q) nomina le commissioni permanenti e speciali;
r) esercita gli attributi che gli sono espressamente conferiti da leggi speciali, nonché quelli che non sono devoluti ad altro organo.

2. I crediti di cui alle lettere e) e g) del cpv. 1 decadono se non utilizzati entro il termine stabilito dalla decisione di concessione, comunque al massimo entro quattro anni dalla medesima.
Su richiesta motivata presentata dal Municipio entro il termine di cui sopra, quando il ritardo è dovuto a ragioni non imputabili al Comune, il Consiglio Comunale può concedere una proroga di 2 anni.

Quelli che sono definiti nel punto a) come Regolamenti comunali sono quelle che per noi sono le deliberazioni del Consiglio Comunale. E ovviamente riguardano anche tasse, tributi e tariffe, tra le altre cose. Sono di fatti escluse l’approvazione dei bilanci preventivi e consuntivi, le nomine e le autorizzazioni per le controversie legali. Ossia gli atti più “esecutivi”, mentre sono compresi tutti quelli “normativi”.

Confrontiamoli con il punto 5 dell’art. 10 dello statuto di Rovereto. L’art. 10 norma i referendum (tutte le forme ammesse) mentre il punto 5 determina gli argomenti esclusi. Per chiarezza sono evidenziati gli argomenti sui quali i cittadini di Lugano potrebbero invece esprimersi.

5. Non possono essere sottoposti a referendum:

a) lo statuto, i regolamenti del consiglio comunale e dei consigli circoscrizionali;
b) il bilancio preventivo e quello consuntivo, l’assunzione di mutui, l’emissione di prestiti, provvedimenti concernenti tributi e tariffe, ad eccezione del referendum consultivo sulla proposta di aumento di tributi e tariffe comunali da destinare al miglioramento di servizi pubblici;
c) gli atti relativi al personale del comune;
d) i provvedimenti relativi a elezioni, nomine, designazioni, revoche o decadenze;
e) gli atti inerenti la tutela dei diritti delle minoranze etniche, linguistiche e religiose;
f) le questioni che sono state oggetto di consultazione referendaria nei tre anni precedenti;
g) le questioni che riguardino esclusivamente una parte della popolazione comunale.

Vale la pena di notare che sul punto d) gli aventi diritto al voto a Lugano potrebbero sicuramente esprimersi su Regolamenti che determinino le modalità di nomina e i requisiti anche soggettivi per essere nominati e/o revocati, senza potersi esprimere invece sui singoli nomi. Per quanto riguarda le minoranze, e mi pare ovvio, non possono certo negare alcuno dei diritti che hanno per costituzione o per legge federale o cantonale. Ma questo non lo possono fare nemmeno i consiglieri, ovviamente. Interessante è anche che a Lugano non hanno limiti a esprimersi sull’organizzazione del Comune, e quindi sulle norme generali per i dipendenti. L’inquadramento, gli stipendi, le funzioni, le modalità di assunzione, sono tutte definite o nello Statuto o nel Regolamento Organico richiamato dallo Statuto. E sia Statuto che Regolamento sono possibile oggetto sia di referendum che di iniziativa popolare. Ovviamente non sono soggette a votazione questioni che riguardano la singola persona.

Oltre alla questione dei temi, i cittadini di Lugano si esprimono in maniera molto più incisiva dei cittadini di Rovereto. Prima di tutto a Lugano esiste il referendum abrogativo, fattispecie sconosciuta a Rovereto. Questo significa che a Lugano ogni deliberazione del Consiglio non entra immediatamente in forza, ma solo 45 giorni dopo la pubblicazione della deliberazione sull’albo comunale. In quei 45 giorni i cittadini possono raccogliere 3000 firme per chiedere un referendum abrogativo. Se vengono raggiunte, entro 5 mesi al massimo la deliberazione viene sottoposta a referendum, e se bocciata non entra in vigore.

Inoltre a Rovereto il referendum propositivo esiste, ma anche se la proposta viene votata dalla maggioranza e supera il quorum, il Consiglio può sempre respingerla con il voto dei 2/3 dei Consiglieri. Per i cittadini di Lugano l’iniziativa popolare, una volta votata dalla maggioranza di coloro che partecipano alla consultazione (non c’è quorum), entra invece in vigore direttamente come se fosse stata votata dal Consiglio.

Però l’iniziativa popolare è più articolata. Per esempio può essere fatta una proposta legislativa in forma generica o elaborata. La forma generica permette ai cittadini di non occuparsi della parte formale della proposta. Un esempio potrebbe essere: “vorremmo la realizzazione di un parcheggio da 200 posti a servizio dell’ospedale.” Diviene cura del Consiglio far elaborare un progetto con relativi costi di realizzazione da sottoporre ad approvazione. Però il progetto viene poi votato direttamente dai cittadini invece che dal Consiglio. Il Consiglio avrebbe sempre, come per i progetti presentanti in forma elaborata, la facoltà di proporre un controprogetto. Per esempio potrebbe dire: un parcheggio da 100 posti è più che sufficiente, si può fare così e costa questa cifra. Per arrivare in Consiglio le proposte, oltre che passare al vaglio di ammissibilità, devono raccogliere 3000 firme in 90 giorni. L’art. 43 determina cosa succede alle iniziative che arrivano in Consiglio. Il Consiglio può accoglierle, ossia votare a favore a maggioranza. In questo caso non si da luogo alla consultazione popolare. L’articolo disciplina poi il caso in cui venga opposto dal Consiglio un controprogetto.

Ora vediamo una cosa interessante rispetto ai timori espressi da Consiglieri comunali anche a Rovereto. Come abbiamo visto lo Statuto Comunale di Lugano è emendabile dai cittadini. E contiene materie molto sensibili per i cittadini stessi, inclusi gli emolumenti per tutti gli eletti. Questo statuto è entrato in vigore alla fine del 1989 in sostituzione di quello precedente, dopo aver passato il tempo di esposizione all’albo necessario per un eventuale referendum abrogativo ed essere stato approvato dal Consiglio di Stato, l’esecutivo del Cantone.

E’ stato modificato da allora in ben 129 punti con varie deliberazioni, tutte del Consiglio. Ossia di questo statuto non è mai stato chiesto dai cittadini il vaglio del voto popolare.

Rispetto a Rovereto possiamo notare che l’unico “vantaggio” che ha Rovereto è che servono poco più di 1500 firme per chiedere un referendum comunale, invece delle 3000 di Lugano. Però a Lugano i cittadini possono intervenire praticamente su tutto, non hanno quorum, e per la raccolta firme serve molta meno burocrazia. E comunque i comitati che promuovono le iniziative comunali si lamentano sia del numero di firme che dei tempi ristretti, paragonando la loro situazione con quella di altri cantoni, in particolare della Svizzera tedesca. Vi sono comuni svizzeri che non hanno limiti temporali per la raccolta delle firme per le iniziative popolari, e in molti comuni le firme necessarie sono l’1 o il 2% degli aventi diritto. Anche per i referendum confermativi, che normalmente hanno 60 giorni per la raccolta firme. E anche in questi non sono certo paralizzati dai referendum. Anzi, gli studi mostrano una maggior soddisfazione della popolazione per il lavoro dei propri rappresentanti.

Come nota è stata votata nel 2009 una modifica della Costituzione, ovviamente con referendum popolare, la previsione della revoca popolare del Municipio. Anche nei cantoni svizzeri la democrazia diretta è sempre in miglioramento, confrontandosi anche tra cantoni per mettere a disposizione dei cittadini strumenti sempre migliori.

Nota sull’amministrazione dei Comuni in Svizzera.

La possibilità di  non avere un Consiglio Comunale, ma di avere come organo legislativo l’Assemblea Comunale, ossia l’insieme di tutti i cittadini con diritti civili comunali, è comune ai vari cantoni svizzeri, e consente ai comuni più piccoli di avere costi amministrativi bassi e alto coinvolgimento della popolazione.  Inoltre alcuni servizi vengono gestiti dai consorzi di comuni, che possono essere costituiti anche dal Cantone per garantire l’efficienza di gestione dei servizi. Comunque ovunque è in atto una forte spinta di aggregazione di comuni, favorita anche dai Cantoni. Praticamente ogni assemblea legislativa ha una commissione che si occupa dell’accorpamento dei comuni.

Per immediatezza di consultazione, riporto di seguito due articoli della Costituzione della Repubblica e del Cantone del Ticino che riguardano gli organi comunali. Notate che per Costituzione, ove sia costituito il Consiglio comunale deve essere garantio il diritto di iniziativa e di referendum. Per curiosità, nel Cantone dei Grigioni il Municipio può essere costituito anche solo dal Sindaco. Consiglio la lettura delle due Costituzioni, che tra il resto sono disponibili anche in italiano, lingua ufficiale in entrambi i cantoni.

Art. 17
Il Comune ha quali organi l’Assemblea comunale e il Municipio; può istituire il Consiglio comunale secondo le norme previste dalla legge.
L’Assemblea comunale è costituita dagli aventi diritto di voto in materia comunale.
Il Municipio è l’organo che amministra e rappresenta il Comune.
Il diritto di iniziativa e di referendum è garantito dove esiste il Consiglio comunale.

Art. 18
I membri del Municipio e del Consiglio comunale sono eletti con voto proporzionale per un periodo quadriennale.
Il Municipio si compone di almeno tre membri compreso il Sindaco che lo presiede.

Lettera ai consiglieri provinciali

Di seguito la lettera inviata la sera del 4 gennaio ai funzionari della Prima Commissione del Consiglio Provinciale e chiedendo che sia reindirizzata al Presidente della commissione ed ai consiglieri provinciali:

Consiglio provinciale di TrentoTrento, 3 gennaio 2013

Illustrissimo Presidente della Prima Commissione
Sig. Renzo Anderle
Gentili consiglieri ed egregi consiglieri provinciali

Oggetto:
LISTA ESPERTI PER TRATTAZIONE DDL n.328/XIV

Nel 2013 riprenderà la trattazione in Prima Commissione sul ddl di iniziativa popolare n.328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”, e dei ddl di iniziativa consiliare n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330/XIV.

La trattazione non concerne solo l’ovvietà del principio di partecipazione diretta dei cittadini come espresso nella Costituzione e nei principi fondanti delle istituzioni della comunità internazionale. L’attenzione in questo frangente si riferisce alla forma concreta delle procedure affinché la partecipazione di trentini e trentine sia tangibile e consistente. C’è bisogno di passare dalle parole ai fatti avvalorando così l’ipotesi che i rappresentanti non hanno paura di condividere il loro potere con cittadini.

Con la presente vorremmo offrirvi qualche suggerimento per indirizzare il dibattito e rendere più efficace l’attività legislativa a beneficio diretto dei cittadini. Di fronte a voi si presenta un’occasione per mutamento sistemico a favore di uno sviluppo e di un consolidamento dei diritti politici garantiti dalle istituzioni dell’Autonomia trentina. Tale situazione deve essere affrontata non solo con una visione aperta ed olistica ma anche con chiaro e rigoroso approccio razionale.

L’analisi concettuale non può essere circoscritta all’ambito interno del Consiglio ed alle convinzioni dominanti dei partiti ma va estesa anche agli intellettuali che si confrontano con competenza nella ricerca scientifica. Allo stesso modo c’è la necessità di coinvolgere la collettività, la quale non è rappresentata solo dai consueti portatori di interessi che ingessano la transizione verso una società dinamica e moderna. Di fronte a voi vi è l’opportunità di coinvolgere anche i portatori di idee ed i cittadini comuni che contribuiscono alla prosperità della nostra comunità ma che raramente vengono interpellati.

C’è un crescente numero di studiosi di livello internazionale che con le loro ricerche hanno dimostrato empiricamente gli effetti positivi sulla politica determinati da strumenti di democrazia diretta accessibili ai cittadini, i quali integrano con utilità il sistema di democrazia rappresentativa. E’ comprovato infatti come un sistema di democrazia diretta avanzato si traduce in un miglioramento degli indici in termini di efficienza del funzionamento della pubblica amministrazione, livello di conoscenza e consapevolezza dei cittadini, riduzione dell’evasione fiscale, qualità dei servizi pubblici, indebitamento dell’ente pubblico, tutela dell’ambiente, freno alla speculazione edilizia, libertà di informazione ed altro ancora.

Mancano pochi mesi al termine della legislatura ma crediamo che questi siano sufficienti per compiere un ultimo sforzo cercando di imparare da altri le migliori pratiche di governo che esistono nel mondo. Abbiamo bisogno di allargare i nostri orizzonti e di provare ad imparare ad affrontare le sfide in un modo diverso da quello che siamo stati abituati ad utilizzare. Il mondo è disseminato di esempi innovativi che sono ampiamente documentati sia centri di ricerca che da istituzioni governative ed organizzazioni internazionali. Uno dei più significativi è proprio qua vicino a noi, la Svizzera.

Proponiamo quindi una brevissima lista di esperti svizzeri riconosciuti a livello europeo per l’eccellenza del loro pensiero, i quali possono essere ascoltati in udienza dai consiglieri al fine di elaborare un nuovo testo di legge per sostituire la legge provinciale n.3 del 5 marzo 2003. Nell’ambito di questo confronto per una riforma degli istituti di democrazia diretta, confidiamo naturalmente che il Consiglio segua la traccia segnata dal disegno di legge di iniziativa popolare n°328/XIV promosso dal comitato Più Democrazia in Trentino e sottoscritto da 4.000 trentini.

Di seguito la lista degli esperti da noi suggeriti:

  • Gebhard Kirchgässner, il quale nei suoi saggi ha enfatizzato la sua attenzione sugli effetti della democrazia diretta sulla politica fiscale e sulla spesa pubblica dimostrando come il voto popolare su questioni finanziarie facilita un maggiore controllo della spesa pubblica e la creazione di un surplus finanziario.
  • Matthias Benz e Alois Stutzer, che hanno approfondito la ricerca sulla relazione causale tra partecipazione popolare e la consapevolezza dei cittadini. Dibattiti pubblici su questioni concrete favoriscono una migliore informazione e quindi un livello superiore di conoscenza rispetto ad una discussione inerente la politica rappresentativa.
  • Andreas Gross, parlamentare svizzero e membro del Consiglio d’Europa, istituzione costituita da 47 stati ed i cui componenti hanno sancito in più occasioni la necessità di rimuovere i quorum di partecipazione nonché gli ostacoli eccessivi ed i termini troppo brevi della raccolta delle firme.
  • Barbara Perriard, responsabile della Sezione dei Diritti Politici della Cancelleria Federale Svizzera situata a Berna.
  • Bruno Kaufmann, giornalista, politologo e presidente dell’Istituto per il Referendum e l’Iniziativa. E’ tra l’altro coauture – insieme a Nadja Braun e Rolf Büchi – della Guida alla Democrazia Diretta che è stata inviata ai consiglieri provinciali nel mese di novembre nonché collaboratore di Presenza Svizzera, del Dipartimento Affari Esteri della Confederazione Elvetica.
  • PS. Nella seduta del 26 marzo 2013 è stato aggiunto il nome di Gianni Buquicchio, presidente della Commissione di Venezia che ha scritto Code of good practice on referendums CLIK PER LEGGERE POST

Abbiamo già avuto conferma da parte di Bruno Kaufmann, il quale ha dato la propria disponibilità al fine di relazionarsi direttamente con gli Uffici provinciali competenti per organizzare la sua presenza e quella di altri esperti. Qualora il Consiglio e coloro che lo rappresentano manifestassero l’interesse per una loro convocazione, i membri del comitato saranno lieti di mettervi in contatto con lo stesso.

Ringraziando anticipatamente per il Vostro impegno al servizio della comunità trentina, porgiamo distinti saluti.

Alex Marini
Primo firmatario del disegno di legge di iniziativa popolarePiù democrazia in trentinoLETTERA AI CONSIGLIERI IN FORMATO PDF
L’articolo pubblicato su L’Adige – Cronaca della Provincia, pg.14

Democrazia e partecipazione secondo Ezio Casagranda

Ezio CasagrandaNell’attesa che riparta la trattazione dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino, in questi giorni abbiamo colto l’occasione per rivolgere qualche domanda ad Ezio Casagranda.
Ezio, noto per aver lavorato per anni come sindacalista alla Cgil, ora è pensionato ma continua senza sosta la sua attività civile su diversi fronti. Oltre al sostegno alle iniziative pro democrazia diretta, è parte di Alternativa per i Beni Comuni (link a piè pagina)

Alex: In occasione della raccolta delle firme a sostegno delle iniziative popolari per migliorare gli strumenti di democrazia diretta a livello comunale, provinciale e nazionale, hai dimostrato un entusiasmo ed uno spirito di gruppo non comuni. Dopo anni dedicati all’attività sindacale sembra che tu abbia ancora tante energie da spendere. Quali sono le motivazioni che ti spingono ad appoggiare appassionatamente le diverse iniziative che nascono dal basso?
Ezio:
Le motivazioni sono sempre le stesse da oltre 40 anni di militanza politico/sindacale prima sulle cave di porfido, poi alla Michelin ed infine nel sindacato. La democrazia, la partecipazione, la discussione, il confronto, lo scontro politico per me sono sempre stati strumenti per migliorare le nostre condizioni di lavoratori e cittadini. Questa per me è la politica con la P maiuscola e quindi le iniziative che partono dal basso, dalla discussione e dalla partecipazione della gente sono la benzina per fare politica. Senza questo non si fa politica ma solo ricerca di un posto alla tavola dei poteri forti.

E le motivazioni specifiche a sostegno delle proposte popolari volte a migliorare gli istituti di partecipazione popolare?
Se una proposta, un percorso, nasce e vive con la gente significa che la politica fa il suo compito di governo dell’economia e del modello sociale. Gli strumenti di democrazia diretta possono aiutare molto il sistema politico non solo a migliorarsi ma anche ad essere più attento e vicino alle esigenze dei cittadini. Permettono che il potere possa evitare il pronunciamento popolare come nel caso del referendum sull’acqua pubblica.

Il tuo contributo si è esteso anche in fase di discussione dei contenuti della proposta Quorum Zero Trento presso le commissioni Statuto e Trasparenza del Consiglio Comunale. Quali sono state le tue percezioni riguardo alla capacità di ascolto dei consiglieri?
Due considerazioni: la prima ho trovato, salvo la consigliera Giugni, molta arroganza e supponenza da parte dei componenti la commissione. Vedevi che non ti ascoltavano, ribadivano solo le loro convinzioni con argomenti spesso puerili, come Merler, contrapponendo quorum e raccolta firme, ecc. La seconda riguarda la preoccupazione che ho percepito nei consiglieri. La paura che il voto dei cittadini nei referendum mettesse in discussione il loro potere di scambio (che loro chiamano erroneamente mediazione) e quindi il trasparire di una concezione lobbistica del loro ruolo.

E riguardo alla loro capacità di analisi e di ricerca di soluzioni in tema di democrazia diretta? Credi che si siano sforzati sufficientemente per investigare i meccanismi che dimostrano l’utilità e la necessità di coinvolgere i cittadini nella gestione della cosa pubblica?
No, nessun impegno per favorire la partecipazione dei cittadini. Quanto votato dal Consiglio ne è la dimostrazione più lampante. Ho percepito solo il timore di essere scavalcati dalla partecipazione e dall’attivismo dei cittadini. Loro difendevano la politica come delega in bianco del cittadino senza possibilità di verifiche in corso d’opera.

Il compromesso raggiunto fra le forze politiche che governato la città di Trento è stato piuttosto deludente. Nella sostanza la possibilità di ricorrere al referendum come strumento di partecipazione popolare rimane scarsamente appetibile. Quali sono le ragioni che a tuo avviso hanno portato ad una decisione così ottusa ed irrazionale?
La paura della partecipazione attiva dei cittadini e che i referendum a quorum zero potessero far saltare i loro baratti e la loro politica di bottega. Infatti alla gente interessano le scelte concrete non i risvolti politici per le prossime elezioni o alleanze per la gestione del potere per conto terzi.

I consiglieri favorevoli alla proposta di deliberazione popolare sono stati pochi, tuttavia questi sono stati trasversali alle varie forze politiche. Credi che questo sia una segnale che lascia qualche speranza per il futuro?
10 consiglieri che hanno sostenuto la nostra iniziativa sono un bel numero, anche se minoranza. Noi dobbiamo lavorare con loro per costruire ulteriori momenti di partecipazione e di proposte per dare gambe agli strumenti di democrazia diretta e di partecipazione. Una strada difficile, tutta da costruire e inventare, ma sicuramente stimolante per quanti pensano che la democrazia sia tale solo se partecipata.

Quali sono le tue sensazioni riguardo alla discussione di Quorum Zero nel Consiglio Comunale di Rovereto?
Purtroppo, per motivi personali non ho seguito direttamente la discussione e quindi evito ogni commento.

E in relazione al ddl di iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino, la cui discussione dovrebbe riprendere nella Prima Commissione del Consiglio Provinciale?
Se il buongiorno si vede dal mattino penso che la strada sia irta e difficile e che la provincia non andrà oltre al topolino partorito dal consiglio comunale di Trento. Questa previsione non può far diminuire il nostro impegno per una lotta per una democrazia diretta e partecipata che poi è quanto detta la nostra Costituzione. Sembra paradossale ma richiedere di applicare una carta costituzionale scritta oltre 60 anni fa diventa un fatto rivoluzionario.

Approfondimenti di Ezio Casagranda:

  1. “Referendum Comunità, ha vinto l’antipolitica” - Lettera di Ezio Casagranda al giornale L’Adige, 1 maggio 2012
  2. “Il quorum del referendum e l’esempio della Sardegna” - Intervento di Ezio Casagrande sul Corriere del Trentino e replica del direttore Enrico Franco, sabato 12 maggio 2012
  3. Blog Alternativa per i Beni Comuni - Indirizzo web: http://www.trentinoalternativo.it

1972 – 2012: il passaggio dal vecchio al nuovo sistema

“Una data storica per il Trentino – Alto Adige/Südtirol”
Tratto da L’Adige, 20 gennaio 1972

Bruno Kessler - La lungimiranza di un politico dalle idee innovative

Trascorsi i quindici giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale entrano oggi in vigore le modifiche allo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige… […]

Ecco le dichiarazioni rilasciateci dal presidente della Giunta provinciale di Trento, avv. Bruno Kessler:

«Con oggi, il nuovo statuto di autonomia entra in vigore. Con oggi, tutto il lungo processo di una vicenda che ha origini lontane e che ha fatto annotare alterne fasi, si conclude. Le genti trentine hanno da oggi titolo più pieno e più diretto di ieri al proprio autogoverno, all’esercizio della loro autonomia. La vicenda trentina che oggi segna un traguardo significativo e importante, ha avuto inizio ancora all’epoca austriaca, con le richieste e le aspirazioni all’autogoverno locale. Non ripercorro le varie tappe delle rivendicazioni trentine… […]”

La storia dirà come la gente trentina avrà saputo cogliere questa ulteriore occasione. Ho già avuto modo di mettere in risalto il significato e l’importanza del momento che stiamo vivendo. Credo infatti che siamo davanti a una svolta, a un fatto destinato ad incidere profondamente e a lungo nel nostro tessuto sociale.

Una pagina della nostra storia si chiude, un’altra se ne apre. Ma non è che si debba ripartire da zero e che ci si trovi sprovveduti ad affrontare questo momento. Quasi venticinque anni di esperienza autonoma non sono passati invano, anzi ci hanno fatto più maturi e più responsabili, meno emotivamente stimolati, ma più realisticamente consapevoli di che cosa significhi assumere pienamente la gestione del proprio avvenire.

Se dunque nulla è andato e va perduto, tutto può cambiare. Le prospettive nuove verso cui ci avviamo – rapporti nuovi e comunque diversi con l’Alto Adige, posizione diversa con lo Stato, responsabilità più diretta, come trentini, del nostro sviluppo – possono dunque offrirci l’occasione per rivendicare il nostro impegno civile, la nostra capacità di imprimere il senso che vogliamo alla nostra società, la volontà di riuscire. Già ho avuto modo di dire che più ampia sarà, per effetto del nuovo statuto, la nostra possibilità di manovra, la nostra sfera di autogoverno, ma quindi anche sarà più ampia la responsabilità di tutti noi, come popolo, come gruppo, nel valorizzare la nostra personalità e dare concretezza operativa alle nostre capacità. Tutto ciò non è e non deve costituire materia per pochi, per i soliti “addetti ai lavori”, ma dovrebbe anche costituire motivo di riflessione per tutti i trentini, che sono i destinatari effettivi delle nuove misure che entrano in vigore e che quindi sono i più diretti partecipi di un nuovo disegno che si volesse concorrere a creare. Anche perché non si trovino a dover subire impostazioni e obiettivi non condivisi o non esattamente individuati o non completamente rispondenti alle reali aspettative del corpo sociale.

Qualche gruppo non ha perso tempo e si è già fatto avanti manifestando un certo tipo di aspettative e una certa fascia di esigenze: lo spazio è aperto quindi per tutti per farsi avanti, per partecipare al disegno che giornalmente si crea circa il proprio futuro, senza mugugni, senza borbottamenti sottovoce, senza continuare quello spirito di critica che non sa proporre nulla di alternativo e che sa soltanto ancorarsi a un certo malinteso senso di tradizione o di prudenza per bloccare ogni nuovo discorso e ogni nuova prospettiva. Diventiamo d’ora in avanti un piccolo ambito geografico con immensi problemi da affrontare, siamo a contatto di gomito con ambiti geografici, culturali, economici e sociali molto più dinamici e più vivaci di noi e soprattutto molto più forti e più agguerriti: il nuovo ordinamento regionale che sta sempre più prendendo piede nel nostro Paese provocherà un confronto più accentuato sulle capacità reali di ciascuna regione, con la necessità conseguente di tener conto di tutto quanto accade attorno a noi. Più di prima dunque, per una molteplicità di aspetti – da quelli istituzionali a quelli operativi – dobbiamo sentirci stimolati a tenere il passo con le altre regioni, a non chiuderci in visioni anguste, limitate, ma a sfruttare ogni occasione e ogni stimolo per avanzare. Anche questo non si creerà dal nulla, né di colpo.

Stiamo occupandoci responsabilmente della fase più delicata che si apre ora, cioè del passaggio effettivo di competenza da un ente all’altro (da un ente al popolo verrebbe da dire ndr); stiamo operando affinché non si inceppi nulla, in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema. Abbiamo infatti presenti le esigenze particolari di questo momento specie sotto il profilo economico-sociale, per cui non ci devono essere vuoti né ritardi. In un contesto di questo genere può apparire talvolta che l’aspetto tecnico-giuridico della questione possa essere prevalente, su quello sostanziale; sono tuttavia aspetti evidentemente inevitabili, che devono essere affrontati e superati in una visione organica e con chiarezza di prospettive.

Desidero pertanto ribadire che operiamo per superare bene la fase di passaggio, avente sempre presente la vera sostanza del problema, che è quella di una maggiore possibilità di intervento, di un autogoverno più pieno e più efficace, di una rinnovata possibilità di inventare il nostro futuro.

Questo è il vero obiettivo di tutti, per il raggiungimento del quale stiamo operando».

Proviamo ad ipotizzare quale sarebbe stato il pensiero di Bruno Kessler sui preconcetti e sulle remore nella transizione verso una maggiore partecipazione dei cittadini e verso un pieno autogoverno dei trentini (e non dei soliti noti). Pur essendo state scritte quarant’anni fa, le parole contenute in questa dichiarazione sono di estrema attualità. Ci appaiono come un monito rivolto ai consiglieri provinciali che fra poche settimane si troveranno a discutere il disegno di legge di iniziativa popolare per promuovere nuovi ed efficaci istituti di democrazia diretta in Trentino.
Il comitato di Più Democrazia in Trentino ha contribuito a lanciare un’idea per “inventare il nostro futuro”. Confidiamo che questo messaggio non sia letto con “visioni anguste” ma piuttosto sia colto come uno “stimolo per avanzare in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema”.

Lo schema di Luca Zanin sulle proposte di riforma istituzione

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America e i referendum

In questi giorni siamo sommersi dalle notizie sull’andamento delle campagne elettorali di Obama e Romney per la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Per la verità vi sono altri quattro candidati, ma non hanno nessuna speranza.

Meno noto, al di fuori degli Stati Uniti, è che il martedì elettorale del 6 novembre non sarà solo per la presidenza, ma per molte altre cariche federali e statali, visto che gli americani non usano sprecare soldi come da noi. Si voterà per esempio per il rinnovo della Camera del Rappresentanti,  un terzo del Senato (33 su 100), undici governatori di stati e due di territori (Samoa Americane e Portorico), i parlamenti di molti stati federali, e in taluni casi anche per altre cariche elettive, da segretario di stato a giudice di corte suprema o direttore del distretto scolastico.

Più interessante per noi è che si voterà a livello statale anche per ben 176 referendum in 38 stati. Sul sito di ballotpedia.org potete trovare più informazioni in inglese.

Le modifiche sono di varia natura. Alcune sono proposte legislative dei cittadini, in altri casi si tratta di modifiche alla costituzione o ad altre norme proposte dai parlamenti degli stati che devono essere approvate dai cittadini per entrare in vigore, in alcuni casi si tratta di misure automatiche previste dalla costituzione degli stati. Per esempio in Ohio la costituzione del 1912 prevede che ogni 20 anni si debba chiedere alla popolazione se ritiene di eleggere un’assemblea per la revisione della costituzione.

L’argomento più dibattuto è quello dei matrimoni gay. In tre stati (Maine, Maryland e Washington) si discuterà di ammettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. In un quarto stato (Minnesota) si propone una modifica alla costituzione per definire matrimonio unicamente l’unione tra un uomo e una donna. In Minnesota si è tentato ancora di proporre una tale modifica senza successo. Questa volta i proponenti sono riusciti ad arrivare al voto con una formulazione che comunque non esclude le unioni civili. Come al soluti, Repubblicani e chiesa cattolica sono favorevoli, mentre i Democratici si oppongono.

Potete anche notare la natura federale degli Stati Uniti al lavoro. Ogni stato è libero di regolare materie importanti in maniera indipendente dagli altri stati.

La California è uno degli stati con più referendum, undici come la Florida. Una delle misure più importanti al voto è l’abolizione della pena di morte. In Florida invece si voterà tra il resto per depotenziare la legge federale sull’assistenza sanitaria, la c.d. Obamacare.

Inoltre in California si voterà per permettere l’aumento delle tasse con ben due proposte. In entrambe l’aumento sarebbe solo per un certo numero di anni, e la maggior parte degli introiti devono andare al sistema scolastico pubblico.

In cinque stati si voterà sulla legalizzazione della marijuana. In alcuni casi solo per utilizzo medico, ma in Colorado per esempio, dove l’uso medico è già legale grazie ad un decreto del governatore, si vorrebbe renderne legale l’uso senza prescrizione medica. La proposta inoltre stabilisce che le tasse sulla vendita della marijuana siano destinate alle scuole pubbliche.

In Arizona è al voto una modifica del processo elettorale per il governatore dello stato. Attualmente il voto si tiene in modo simile a come viene eletto il Presidente federale. Si tengono delle primarie all’interno dei partiti, e chi prevale partecipa alle elezioni generali per la carica. Il più votato vince. In Arizona propongono di votare invece a doppio turno aperto, senza vincoli di partito. Ossia potrebbe essere che si presentino 3 democratici, 2 repubblicani e 4 indipendenti al primo turno, e i due con i maggiori voti, indipendentemente dall’affiliazione partitica, partecipano alle elezioni generali. Per i proponenti così i candidati invece di scontrarsi tra di loro per ottenere la nomina, dedicherebbero fin dall’inizio i loro sforzi unicamente a far capire agli elettori la loro proposta politica e convincerli della sua bontà e della loro capacità di metterla in pratica.

In Kentuky si vogliono definire la caccia e la pesca diritti costituzionali. I proponenti dicono che i fautori dei diritti degli animali sono gente con tanti soldi ed un educazione superiore alla media (leggete) e che potrebbe trovare il modo di far passare leggi che limitino la caccia e la pesca.

Insomma, cittadini che possono scegliere direttamente. Che, secondo ricerche recenti, significa anche cittadini più consapevoli e coinvolti.

L’arte e la politica secondo Sybille Tezzele

Oggi abbiamo avuto l’occasione di intervistare Sybille Tezzele, la quale, tra le altre cose, ci ha raccontato di vivere un periodo emozionante poiché in Alto Adige hanno iniziato a discutere e scrivere un ddl per una nuova legge elettorale che lei definisce “superinnovativa e fantastica … che i partiti non accetteranno mai ma che potrà essere utile ai nostri figli e nipoti…”. In Alto Adige hanno infatti l’intenzione di proporre questo nuovo ddl come iniziativa popolare insieme e di iniziare una nuova raccolta firme per il referendum confermativo sulla legge in tema di (anti)democrazia diretta imposta dalla SVP. Ecco l’intervista!

Nel tuo blog affermi di essere affascinata dall’idea della scultura sociale secondo Joseph Beuys, il quale teorizzava la funzione sociale, culturale e politica dell’arte per trasformare la società. Ci puoi raccontare come è nata la tua passione per l’arte ma soprattutto l’arte con finalità civiche se così si può dire?
Grazie a mio padre che si occupava di calligrafia, serigrafia e grafica, a casa nostra c’erano sempre carta, colori e matite a portata di mano. Mia madre racconta che dopo aver dormito, da piccola, ero sempre di cattivo umore e l’unico modo per farmi sorridere di nuovo era sedersi e disegnare insieme a me. E anche oggi mi rende felice la comunicazione attraverso linee e colori. Circa 20 anni fa mi sono poi “innamorata” della tecnica colori a matita su carta da pacco. Da allora non ho più smesso di colorare la carta da pacco.
Per me l’arte rappresenta una forma di preghiera, una via che porta dal mondo immaginario al mondo reale: “if you can imagine it, you can do it”. Nei miei disegni visualizzo e trasporto ciò che mi sta a cuore per avere sempre visibili le priorità e gli obiettivi, e per cercare di condividerli con altre persone: il contatto con la natura, un po’ di spiritualità e di filosofia, un pizzico di sana follia e così ovviamente anche gli argomenti sociali e politici che ritengo più importanti – democrazia, donne, ambiente, educazione…

Vista la tua appartenenza a partiti di sinistra, sei stata ispirata anche dai muralisti messicani e dal fumetto politico di Rius?
No. Il mio rapporto con i partiti poi é iniziato molto più tardi, dopo diverso tempo di impegno politico “da cittadina normale”, quando un po’ alla volta ho capito da che parte volevo stare.

Partendo magari dal bellissimo esempio di “Cosa farebbe la democrazia?” come stai sviluppando la tua arte nel quotidiano e che soddisfazioni stai cogliendo da questa attività?
Da diversi anni ho iniziato a usare i miei disegni per produrre delle stampe – poster, cartoline, flexagoni, segnalibri, francobolli, banconote – per renderli fruibili a più persone. Non mi dava molta soddisfazione organizzare delle mostre di quadri e magari vendere uno o due disegni in cornice… Invece in questo modo riesco a trasportare i miei “messaggi” in luoghi dove altrimenti non arriverebbero: nei portafogli delle persone, sulle porte dei WC (e sul frigorifero di Alex Marini e nei WC del municipio di Colonia-Köln) sulle buste della posta accanto ai francobolli “veri”.
Le soddisfazioni? Sono innanzitutto le reazioni, le riflessioni delle altre persone. Ad esempio ogni volta che “pago” con una delle mie banconote autoprodotte, nascono delle interessanti discussioni sui soldi, sul valore del denaro, sull’economia in generale ecc. O il mio disegno “La democrazia non é una poltrona” che ha ispirato il gruppo di Iniziativa Piú Democrazia di Merano a costruire un divano su rotelle e portarlo in giro per la città per attirare l’attenzione sulla raccolta firme per l’iniziativa popolare. Come dire, é un po’ la soddisfazione e la gioia di “aver acceso una luce” in qualcun altro…

Finora la tua esperienza politica è maturata su due fronti: il fronte partitico con il PD, per il quale sei stata anche consigliera comunale e membro della segreteria provinciale, e quello apartitico con l’iniziativa per la democrazia diretta altoatesina. Come hai conciliato queste due esperienze?
È stato il mio percorso stesso a conciliare tutto; é stato proprio durante l’impegno nel comitato per la democrazia diretta che ho conosciuto delle persone che erano iscritte in partiti e che davano una mano nelle raccolte firme. Da lì é nata un po’ la mia curiosità di saperne di più – ho pensato “se si impegnano per la democrazia diretta, chissà…” e così dopo un po’ ho fatto la mia prima tessera di partito, nei DS di allora. Già allora, come anche oggi nel PD, ho capito che all’interno del partito c’erano e ci sono delle sensibilità diverse rispetto all’argomento della partecipazione dei cittadini: nel partito ho incontrato compagni e compagne che come me hanno molto a cuore questo tema, e altri per i quali la democrazia diretta é un tema un po’ diciamo fastidioso, difficile. Personalmente trovo che questo scambio con diverse realtà – quella partitica e quella apartitica appunto – mi faccia bene perché mi aiuta a vedere le cose da prospettive differenti, a riflettere in maniera più ampia, a conoscere posizioni diverse. Da questo punto di vista mi sento in qualche modo privilegiata.
E soprattutto non condivido il modo di vedere le due cose come due opposti: sia nei comitati di cittadini che nei partiti vedo delle persone che si impegnano, che sognano un mondo migliore, che condividono dei valori e dei ideali nel senso di fare qualcosa di buono per l’intera società – e vedo anche quelli che usano istituzioni e gruppi per perseguire i loro interessi personali. Quello che intendo sottolineare é che stare in un partito non significa automaticamente una cosa, come stare in un comitato non significa automaticamente essere “dalla parte dei buoni”. Ah, sarebbe troppo semplice! La cosa più importante nell’impegno politico é prima di tutto essere onesti e sinceri con sé stessi, riflettere continuamente se quello che si sta facendo é giusto e coerente con i propri valori, e non aver paura di mettere in discussione le proprie convinzioni. E confrontarsi con gli altri prima di tutto da persona, con la propria storia, i propri punti di vista, i propri difetti, ed accettare gli altri con la loro storia, i loro punti di vista, i loro difetti. Solo così si riesce secondo me a superare gli ostacoli che spesso ci impediscono a costruire qualcosa di buono, insieme.

In Trentino la tendenza del PD è di essere piuttosto centralista nelle decisioni e poco orientato ad aprirsi a strumenti di democrazia diretta. Le eccezioni a questa tendenza sono sporadiche. Non essendo il PD in Alto Adige un grosso partito (con l’eccezione del Comune di Bolzano) credi che questo abbia favorito un maggiore impegno del PD altoatesino ad introdurre strumenti di democrazia diretta rispetto a quello trentino?
Il PD in Alto Adige un certo peso ce l’ha essendo il partner di coalizione in Giunta Provinciale. Penso comunque che la differenza con il Trentino sia quella che il nostro PD sta affrontando la questione da molto più tempo, grazie ai comitati che da oltre 15 anni portano avanti l’argomento della democrazia diretta. Come raccontavo sopra già dieci anni fa c’erano iscritti e simpatizzanti dei DS che si impegnavano per la democrazia diretta sia nel comitato dell’Alto Adige e che all’interno del partito hanno sempre portato avanti la questione. Sono stati organizzati anche diversi incontri fra comitato e partito (ad esempio Andreas Gross dell’IRI é stato ospite dell’assemblea provinciale del PD).
Oggi nel PD c’é un buon clima di dialogo e di confronto sulla materia, anche per merito dell’attuale segretario che fin dall’inizio si é sempre mostrato sensibile e disponibile verso la cosiddetta società civile. Anche se per il PD come partner di coalizione di una SVP abbastanza allergica alla vera partecipazione dei cittadini questo argomento certamente non é di facile gestione.
Poi soprattutto non dimentichiamo la lezione del 2009, quando in Alto Adige si sono tenuti i primi referendum provinciali propositivi con dei risultati inaspettati – di questo sviluppo all’interno della popolazione tutti i partiti devono per forza tenere conto e questo ha cambiato molto l’atteggiamento dei partiti in generale nei confronti della democrazia diretta. Se ad esempio per anni la SVP a livello provinciale ha insistito sull’importanza del quorum di partecipazione, dal 2009 in poi ha totalmente cambiato strategia ed ora é la prima a vantarsi di proporre una legge con quorum zero. Ha però trovato altre possibilità per rendere inutilizzabili gli strumenti di partecipazione. Va anche detto che all’interno della SVP stessa sull’argomento democrazia diretta ci sono diversi punti di vista: mentre la base spinge verso un chiaro miglioramento della legge in vigore, chi é alla guida del partito si comporta diversamente e penso che pagherà care le conseguenze.

La SVP finora ha dimostrato scarse capacità d’ascolto alle istanze diffuse per avere più democrazia diretta a livello provinciale. A dir poco drammatica è la loro proposta “percorso a due fasi”, che hai schematizzato nel documento allegato (vedi allegato). Credi che questo momento di crisi interna della SVP (es. le spese di Durnvalder e il caso Sel) e di crisi generale dei partiti, possa portare ad un’apertura al termine della legislatura o le corporazioni che sono l’asse portante del partito continueranno a far sentire il proprio peso a tutela degli interessi particolari?
No, con i personaggi che in questo momento sono alla guida della SVP, penso che un cambio di rotta sia proprio impossibile, e penso che l’ultima cosa che abbiano voglia di affrontare sia il disegno di legge sulla democrazia diretta – troppo grande  il rischio di trovarsi poi di fronte al referendum confermativo che potranno soltanto perdere. Credo che ancora una volta bisogna muoversi dal basso, che la popolazione stessa debba dare un messaggio forte e chiaro. Nelle condizioni di adesso la politica é paralizzata, non é in grado di compiere i cambiamenti politici e sociali che sono necessari, e sta dunque ai cittadini fare qualcosa per cambiare queste condizioni. L’unica altra alternativa che mi viene in mente sarebbe chiedere aiuto agli alieni.

Riguardo all’iniziativa di legge popolare che è stata portata nel Consiglio Provinciale di Trento, qual è il tuo giudizio? Quali sono le tue aspettative?
Oh, mi piace molto! Sono contentissima che i nostri “cugini trentini” si siano aggiunti ai tanti movimenti in tutto il mondo che si impegnano per una nuova cultura di partecipazione! Nel vostro disegno di legge ci sono alcuni aspetti interessanti che nel ddl di Iniziativa per Più Democrazia Alto Adige non erano previsti, come la raccolta elettronica di firme e il voto elettronico, e per quanto riguarda la parte sulla legge elettorale personalmente mi piace molto la mozione di sfiducia. Poco fa a Bolzano é stato dato il via ad un gruppo di lavoro all’interno di Iniziativa per Più Democrazia per formulare una nuova legge elettorale da proporre poi come iniziativa popolare, e questa é sicuramente un’idea da copiare! ;)
Non sono assolutamente una pessimista ma non riesco ad immaginare che il Consiglio Provinciale di Trento accoglierà la vostra proposta. La politica nelle istituzioni tende di solito ad essere piú lenta della realtà, dei cambiamenti e degli sviluppi che avvengono nella società. Penso che ci vuole ancora più tempo e ulteriori esperienze democratiche dirette (iniziative popolari, referendum provinciali) per rendere chiaro il messaggio, oltre a qualche cambiamento forte nel paesaggio politico stesso.
Comunque vadano le cose, i risultati della vostra iniziativa non tarderanno a farsi vedere: una società più consapevole che passo per passo scopre un nuovo modo di percepire sé stessa come soggetto attivo nella politica. D’ora in poi nulla sarà più come prima, il primo passo verso un cambiamento e un miglioramento é stato fatto!

Storo: un impegno per più democrazia

Presso la biblioteca di Storo venerdì 12 ottobre una quarantina di persone ha assistito con interesse all’incontro Nuovi strumenti di democrazia diretta convocato per promuovere l’iniziativa popolare provinciale del comitato Più Democrazia in Trentino e per stimolare iniziative analoghe a livello locale.Tra i presenti si sono contati cittadini di diverso orientamento politico, professione ed età che hanno confermato come il desiderio di democrazia sia trasversale alle classi sociali, al genere o ad altri parametri di classificazione della popolazione. Questa è l’ennesima dimostrazione di come la voglia di avere una voce nei processi decisionali nella gestione della cosa pubblica sia sempre presente. Quello che purtroppo è assente sono gli strumenti che consentono una reale partecipazione.
Nel corso della serata sono stati descritti gli istituti di democrazia diretta contenuti nel disegno di legge di iniziativa popolare richiamandosi agli strumenti in uso corrente nelle democrazie occidentali (es. Svizzera, USA, Canada, Australia, Francia, Germania, etc.) per rendere più comprensibile la loro potenziale applicazione nella nostra quotidianità.
Durante l’incontro – iniziato alle 9 e chiuso necessariamente a mezzanotte – c’è stato spazio anche per gli interventi dei partecipanti. I più significativi in funzione di una prossima introduzione di elementi di democrazia diretta nello statuto comunale storese sono stati indubbiamente quelli dei membri della commissione statuto, i quali hanno prospettato la volontà di una rivisitazione dello statuto e del regolamento vigenti in questa direzione.
All’incontro erano presenti fra gli altri: quattro consiglieri comunali di Storo – Luca Turinelli, Angelo Melzani, Ennio Colò e Michele Bettazza –, un ex consigliere provinciale – Remo Andreolli –, due membri della commissione statuto del Comune di Storo – Claudio Salsa ed Alessandro Zontini (1976) (alla quale appartengono peraltro gli stessi E.Colò e L.Turinelli) nonché un membro della commissione di redazione del bollettino comunale di Storo – Stefania Alessi –.

Di seguito è alcune battute raccolte da Nicola Lombardi e Stefania Giacometti, i quali si sono adoperati in prima persona per l’organizzazione della serata.

Che impressioni che avete maturato a conclusione dell’incontro?
Nicola Lombardi: “Di questi tempi la democrazia rappresentativa non se la passa molto bene, affinchè l’antipolitica non prenda il sopravvento è importante ridare ai cittadini un ruolo da protagonisti nelle scelte che riguardano la comunità; adottare strumenti di democrazia diretta può sicuramente essere un buon modo per restituire fiducia.”
Stefania Giacometti: “E’ stata una serata molto interessante, credo abbiano particolarmente colpito gli esempi di strumenti messi in atto da altre democrazie…a testimonianza che abbiamo ancora tanta strada da fare!”
Cosa ne pensate della concreta possibilità di introdurre dei miglioramenti allo Statuto del Comune di Storo?
N.L. : “Nel 2011 lo statuto del Comune di Storo è stato aggiornato e rivisto tuttavia  la parte degli strumenti di democrazia diretta non è stata implementata: manca ad esempio lo strumento del referendum consultivo;  il fatto che i consiglieri comunali presenti si siano espressi in modo favorevole rispetto all’adeguamento dello statuto con l’introduzione di alcuni strumenti di democrazia diretta, è da ritenersi un ottimo risultato, che da speranze rispetto all’adozione di questi strumenti anche a livello dei comuni trentini.”
Siete soddisfatti dell’esito della serata?
S.G. : “Molto soddisfatti, la tematica oggetto della serata poteva forse apparire tecnica o per addetti ai lavori, invece la presenza di circa quaranta cittadini ha testimoniato l’interesse rispetto agli strumenti di democrazia diretta.  Di questi tempi è raro riuscire a “tirare fuori di casa” i cittadini, visto il clima generale di disaffezione alla politica. Un grande plauso va ad Alex Marini, Stefano Longano e agli altri membri del comitato Più Democrazia, in quanto hanno saputo esporre in maniera efficace il loro disegno di legge, ed hanno anche saputo dare una panoramica di come sono applicati questi strumenti in altre democrazie a noi vicine, testimoniandone la validità.”
Credete che sia possibile fare politica al di fuori delle istituzione?
S.G. : “La serata testimonia di sì! E’ bene che, oltre alle istituzioni, ci siano anche delle iniziative spontanee e trasversali, in quanto spesso non è sufficiente essere eletti per essere rappresentativi della propria comunità, ma è necessario creare un dialogo con la stessa, anche attraverso serate come questa.”

A corredo della presentazione è stato distribuito il seguente materiale cartaceo:

Sono state inoltre suggerite le letture delle seguenti pubblicazioni – scaricabili gratuitamente dalla rete in formato pdf – per permettere ulteriori approfondimenti sia teorici che pratici:

  • Democrazia dei cittadini, di Paolo Michelotto
  • Guida alla Democrazia diretta, di B.Kaufmann, R.Büchi e N.Braun
  • Democrazia diretta, di A. Nijeober e J. Verhulst

La lettera di Nicola Lombardi al Presidente della Commissione Statuto del Comune di Storo – 30 ottobre 2012

Incontro a Storo per parlare di democrazia diretta

In collaborazione con il comitato “Più Democrazia in Trentino” è stato organizzato l’incontro pubblico:

“Nuovi strumenti di democrazia diretta”.
VENERDI’ 12 OTTOBRE – ore 20.30
c/o Biblioteca comunale di Storo

Nel corso della serata i rappresentanti del Comitato civico apartitico illustreranno il disegno di legge da loro redatto, il quale accompagnato da 4000 sottoscrizioni di elettori trentini è stato presentato al Consiglio Provinciale di Trento come legge di iniziativa popolare nel luglio scorso ed assegnato per la discussione alla Prima Commissione permanente.
Lo scopo della serata è quello di divulgare i contenuti della proposta legislativa ma soprattutto di aprire un dibattito ed un confronto su un tema cruciale per il futuro e la coesione delle comunità locali come quello della partecipazione popolare.
Gli organizzatori auspicano che l’incontro possa favorire la consapevolezza dei cittadini riguardo agli strumenti potenzialmente a loro disposizione per integrare la cosiddetta democrazia rappresentativa a tutti i livelli di governo. Auspicano inoltre che la discussione possa stimolare un maggiore coinvolgimento ed una maggiore responsabilizzazione della popolazione attraverso la formulazione di proposte concrete anche su base locale.
Ringraziamo Nicola Lombardi e Stefania Giacometti per aver dato questa opportunità al comitato di Più Democrazia in Trentino e per aver organizzato la serata.

Ancora sugli effetti economici delle scelte dei cittadini

Sull’importanza di avere nelle forme di governo democratico una maggiore partecipazione diretta dei cittadini le opinioni possono essere ovviamente differenti. Però alla fine quello che conta sono i risultati. O almeno così dovrebbe essere per chi si fà guidare più dalla ragione che dall’ideologia.
Tra gli argomenti che vengono spesso portati da coloro che avversano la democrazia diretta uno di quelli più ricorrenti è che il processo di voto costa. Questo è indubbiamente vero, però come sempre la questione del costo vede solo un lato della medaglia. Se guardassimo solo ai costi non faremmo nulla. Anche mangiare ha un costo.
Quello che conta è il rapporto tra i costi e i benefici di una certa attività. Per quanto riguarda l’iniziativa popolare, in un articolo precedente ho già portato i risultati degli studi a favore delle forme di democrazia diretta presenti in Svizzera, in particolare dei loro positivi effetti economici su spesa pubblica, debito pubblico, efficienza dei servizi pubblici e crescita economica.
Ma vi è un’altro dato interessante che viene da uno studio di Besley e Coate del 2003 (London School of Economics e Cornell University rispettivamente) sulle nomine nelle autorità di regolamentazione dei servizi pubblici negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti i servizi pubblici sono generalmente gestiti da società private, sotto il controllo di Public Utilities Commission statali. Lo stesso modello che noi abbiamo per esempio dopo la liberalizzazione dei servizi di fornitura energetica con l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
Ogni stato americano decide come nominare questi commissari, e vengono utilizzati due metodi:

  • nomina dei commissari da parte del Governatore, normalmente con conferma da parte degli organi legislativi
  • nomina dei commissari tramite elezione da parte dei cittadini, normalmente in parallelo alle elezioni presidenziali e di mid-term.

Nel loro articolo Besley e Coate  hanno analizzato se vi fossero differenze nel costo dei servizi pubblici in funzione del meccanismo scelto per la nomina.
Il risultato di questa analisi è che i costi dei servizi pubblici sono più bassi quando queste commissioni sono elette dai cittadini che quando esse sono nominate dai politici.
A prima vista questo risultato sembrerebbe controintuitivo. Infatti il Governatore, i deputati e i senatori possono sentire il parere di esperti nel settore e interrogare direttamente i candidati alla nomina. Possono quindi farsi un opinione più informata sulle capacità e sulle intenzioni di coloro che intendono nominare rispetto ai cittadini, che mediamente sceglieranno sulla base delle dichiarazioni pubbliche dei candidati e su quanto riportato dagli organi di informazione.
Eppure il risultato è che i cittadini sono più efficaci a scegliere i commissari dei loro rappresentanti eletti. Infatti il costo dei servizi pubblici regolamentati, quali per esempio elettricità, gas, scarichi fognari, acqua potabile, è mediamente inferiore quando i commissari sono eletti dai cittadini di quando sono di nomina del Governatore.
Non provo a dare una spiegazione a questo risultato. Quanto mi sovviene sarebbe poco lusinghiero per i rappresentanti eletti. Però è sicuramente una prova che invalida le tesi di coloro che ritengono che i rappresentanti eletti, grazie al fatto che possono informarsi e approfondire le questioni meglio del cittadino medio, siano migliori nel decidere sulle questioni concrete.
Non è certo possibile fare a meno dei rappresentanti eletti, ma dare ai cittadini la possibilità di intervenire direttamente e con facilità nei processi decisionali decisamente conviene non solo alla democrazia in se, ma anche alle tasche di tutti.

I vantaggi economici della democrazia diretta

La democrazia diretta consente una maggior partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche. Però questa partecipazione viene sempre ad un prezzo. In termini meramente monetari effettuare un referendum costa, e fare 3 o 4 tornate referendarie all’anno, come in Svizzera, ha certamente un suo costo.
Ma ha anche dei vantaggi, sempre in termini economici? Le analisi fatte dimostrano che si, dove vi è democrazia diretta, e in particolare dove sono ammesse iniziative popolari in tema di fiscalità, si riscontrano i seguenti vantaggi:

  1. l’apparato pubblico è più efficiente e i servizi pubblici costano meno (circa del 20%)
  2. il PIL pro capite è maggiore (circa per il 5%)
  3. vi è minor evasione fiscale
  4. vi è una minor corruzione percepita, ed è tanto minore quanto più basso è il numero di firme necessario per lanciare un iniziativa
  5. vi è una maggior soddisfazione e appagamento personale

Sembra quasi un miracolo, ma questi sono i dati. Nonostante le evidenze empiriche, purtroppo ancora oggi molti, soprattutto tra chi è impegnato in politica, ritiene che aumentare le possibilità di partecipazione dei cittadini alle decisioni abbia più svantaggi che vantaggi. Eppure inefficienza della macchina pubblica, bassa crescita, evasione fiscale e corruzione sono i grandi mali dell’Italia, e, sebbene in misura forse più ridotta, anche del Trentino.
Nell’amministrare la cosa pubblica, i politici dovrebbero tenere in conto unicamente il bene comune anzichè gli interessi di parte. Ed è più facile che lo facciano quando il controllo dei cittadini non è limitato alle elezioni dei rappresentanti.
Chi fà politica per ideali dovrebbe tener conto delle evidenze e supportare queste forme di partecipazione diretta dei cittadini che hanno mostrato la loro efficacia. Chi lo fà per ambizione, brama di potere o interesse personale posso capire continuerà ad avversarle.

Per i riferimenti agli studi su questi temi, si può fare riferimento alla preziosa guida alla democrazia diretta di Bruno Kaufmann et altri.

Incontro pubblico con Bruno Kaufmann

L’altra politica: partecipazione e democrazia diretta
Chi ha paura dei cittadini?
Sabato 8 settembre |  09.30-12.30
Sala Rosa, Palazzo della Regione (Piazza Dante) – Trento

Il comitato Più Democrazia in Trentino promuove questo incontro formativo/informativo con Bruno Kaufmann e Fabrizio Franchi per far conoscere e mettere in evidenza i temi che sono oggetto della proposta di legge di iniziativa popolare che a breve sarà discussa in Consiglio Provinciale a Trento.
Si tratta di un’occasione di confronto con interlocutori di eccellenza aperto a tutti coloro che desiderino capire – storia ed esperienze concrete alla mano – cosa significhi, e possa significare, essere oggi cittadini attivi e partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica.

Fabrizio Franchi è stato eletto per la 4ª presidente dell’ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige nel maggio 2012. Nato in Svizzera nel 1962 a Delemont nell’allora Canton di Berna (ora la città si trova nel Canton di Jura proprio in seguito al referendum popolare del 23 giugno 1974 che ne ha decretato la separazione). Padre toscano e madre bresciana, Franchi ha lavorato per diverse testate giornalistiche italiane (Bresciaoggi, Mattino di Brescia, Italia Oggi, Il Mondo, Gazzetta del Piemonte, L’indipendente) a Brescia, Torino ed infine a Trento. Per gli istituti di categoria dei giornalisti si è sempre occupato di problemi sindacali e ordinistici. Nota informativa su Fabrizio Franchi

Bruno Kaufmann lavora come giornalista per il Tagesanzeiger, Weltwoche e Die Zeit, European Voice, presso Sveriges Radio, Radio e Televisione Svizzera.
Co-fondatore e coordinatore del movimento europeo delle cittadine e dei cittadini per una Costituzione Europea direttodemocratica (Eurotopia, 1991), Presidente dell’Initiative and Referendum Institute Europe (IRI, 2001), Co-Presidente del Global Forum on Modern Direct Democracy (GFMDD, 2008) e Co-Presidente della Fondazione Svizzera per la Democrazia (2011).
È consultato come esperto da fondazioni e organizzazioni internazionali come: International IDEA (dal 2004), Taiwan Foundation for Democracy (dal 2004), Consiglio Europeo (dal 2005), Korea Democracy Foundation (dal 2008) e United Nations Development Programme – UNDP (dal 2008).
Estensore ed editore di numerose guide e di testi scientifici riguardanti la democrazia diretta moderna, pubblicati in tutto il mondo e divulgati in oltre 30 lingue. Tra questi la ”Guida alla democrazia diretta” (2005), ”The European Citizens Initiative Handbook” (2001) nonché la collana di studio edita dal Springer Verlag ”Modern Direct Democracy in Europe”.
Consulente tecnico in numerosi processi costituenti tra altri:

  • Germania (Commissione Costituente congiunta 1991/92)
  • Europa (Convento Costituzionale 2002/03)
  • Taiwan (legiferazione popolare, dal 2003)
  • Svezia (revisione costituzionale, dal 2005)
  • Islanda (nuova Costituzione, dal 2009)
  • Isole Faroer (nuova Costituzione, dal 2010)
Note informative su Bruno Kaufmann:
Curriculum: English Version complete
Pubblicazione: Global citizens in charge
Pubblicazione: Guida alla democrazia diretta
The European Citizens’ Initiative – Pocket Guide

REGISTRAZIONE AUDIO DELLA CONFERENZA CON KAUFMANN

IL 7 SETTEMBRE ALLE ORE 18.00 KAUFMANN SARA’ A BOLZANO ALL’INCONTRO POWER TO THE PEOPLE IN ALL THE WORLD

Democrazia diretta nella Valle dei Laghi

L’associazione di promozione sociale Officina di Valle organizza l’incontro pubblico insieme al comitato civico Più Democrazia in Trentino:

DEMOCRAZIA DIRETTA
NELLA VALLE DEI LAGHI

Mercoledì 23 maggio – Ore 20.30
c/o Sala Consiliare del Comune di Lasino

I cittadini sono invitati all’evento per conoscere e per discutere il disegno di legge di iniziativa popolare promosso dal comitato civico apartitico Più Democrazia in Trentino. Il ddl propone l’introduzione di una serie di misure legislative per migliorare gli strumenti di democrazia diretta a livello provinciale sull’esempio di quanto avviene in paesi come Svizzera, Francia, Germania, Regno Unito, California ed Oregon.

Coordinamento della serata:
Alex Marini – portavoce del comitato Più Democrazia in Trentino
Jacopo Zannini – segretario dell’associazione Officina di Valle
Majcol Usai ideatore della serata

Locandina: incontro pubblico nella Valle dei Laghi – 23 maggio 2012

Foto pubblicata a seguito dell’evento:

Presentazione dell’iniziativa popolare sulla democrazia diretta

Martedì, 22 maggio 2012
ore 20.30

Sala Rosa – Palazzo della Regione
Piazza Dante, Trento

 Il comitato civico di Più Democrazia in Trentino è felice di invitarvi all’incontro pubblico per la presentazione del disegno di legge di iniziativa popolare per migliorare gli strumenti della democrazia diretta nella Provincia di Trento:

Iniziativa politica dei cittadini.
Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale

Non aspettare!
FIRMATI UN ISTANTE ed invita i tuoi conoscenti a partecipare insieme a noi.
  Sottoscrivi l’iniziativa presso il tuo comune di residenza.
L’iniziativa è disponibile in più di 100 Comuni del Trentino!

Spot by Carlo Cristofoli

La raccolta delle firme ha avuto ufficialmente inizio il giorno 16 aprile e si concluderà nei primi giorni di luglio. Per collaborare con il comitato, contattaci compilando il form predisposto alla pagina Raccolta Firme. Sei ancora in tempo.

Iniziativa popolare Quorum Zero e Più Democrazia: intervista a Paolo Michelotto

Nelle settimane scorse è stata depositata presso la Cancelleria della Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare Quorum Zero e Più Democrazia. Dopo mesi di lavoro collettivo la proposta è ora nella fase della raccolta firme.
Tra i promotori dell’iniziativa nazionale c’è anche Paolo Michelotto, il quale da anni è attivo nella promozione della democrazia diretta su diversi fronti. Michelotto è peraltro membro fondatore del comitato Più Democrazia in Trentino. Per questa ragione ne abbiamo approfittato per contattarlo personalmente e raccogliere delle impressioni in esclusiva sull’iniziativa nazionale.

Partiamo da una domanda di carattere personale, come sono nati e come si sono sviluppati la tua passione ed il tuo impegno per la promozione della democrazia diretta?
PM: Ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di più in democrazia di quello che ci raccontavano. Ho cominciato a curiosare, girare nelle biblioteche, fare viaggi in Svizzera e in Baviera, mi sono confrontato con altri “insoddisfatti” della qualità della nostra democrazia e piano piano sono cominciate ad emergere storie diverse, esempi non utopici o filosofici di pratiche democratiche dove i cittadini contano davvero. E una volta entrati in quel mondo non si può più uscirne facendo finta di nulla… Ed ogni giorno arriva una nuova scoperta e un nuovo esempio e si rafforza la voglia di avere una democrazia migliore anche nelle nostre città e nel nostro paese. E non si finisce più. La democrazia è un processo di conoscenza e di esperienza che non termina mai.

Dopo le esperienze a livello locale di Vicenza e Rovereto, come è nata l’idea di un’iniziativa popolare a livello nazionale? Chi sono gli ideatori del progetto?
PM: Già dal 2008 giro l’Italia per presentare il libro “Democrazia dei cittadini” che è una raccolta degli esempi di democrazia diretta che funzionano nel mondo. Nel 2011 con altre persone appassionate di questo tema abbiamo realizzato la Settimana della democrazia diretta con data centrale il 2 giugno. Decine di città coinvolte e decine di gruppi interessati. Si è creata una rete di persone che parlavano delle stesse cose e con le stesse sensibilità. Così quando il 14 giugno 2011 ho scritto un appello a tutti i miei contatti per scrivere insieme un proposta di legge di iniziativa popolare per togliere il quorum e migliorare di strumenti di democrazia diretta in Italia, in molti mi hanno risposto. E da lì è nato tutto il percorso che ci ha impegnato per 8 mesi nella stesura “democratica” dei 18 articoli finali del progetto di legge, che abbiamo depositato il 13 febbraio 2012 a Roma presso la Cancelleria della Corte di Cassazione. Per cui io ho lanciato il sasso, ma i tempi erano maturi e moltissime persone l’hanno raccolto l’invito, ricordarli tutti siamo in troppi, ma siamo tutti elencati nel blog www.quorumzeropiudemocrazia.it nella pagina chi siamo.

Che iter avete seguito per delineare i punti fondamentali dell’iniziativa? Come li avete affinati?
PM: Siamo partiti da un’idea già elaborata, la proposta di legge del Sen. Peterlini che è stata depositata nel 2009. Ad essa abbiamo aggiunto lo strumento della revoca e l’idea di introdurre l’obbligo per tutti gli enti locali di avere gli strumenti di democrazia diretta efficaci senza quorum. Poi nel corso degli 8 mesi in cui si siamo ritrovati di persona e in riunioni online, abbiamo modificato moltissimo il progetto iniziale ed aggiunto il meglio che potevamo trarre dagli esempi nel mondo. E’ stato un processo lento, democratico, dove è stato scremato l’essenza di quello che volevamo, ma dove tutti i 18 articoli sono alla fine condivisi da tutto il gruppo dei promotori. E i contenuti sono “dirompenti” come ha scritto il prof. di Dir. Cost. Michele Ainis su L’Espresso:

  • Quorum zero in tutti i referendum.
  • Revoca degli eletti, che previa raccolta di un numero elevato di firme, possono essere sottoposti a votazione di revoca del mandato (come in California, Svizzera, Venezuela, Bolivia).
  • Indennità dei parlamentari stabilita dai cittadini al momento del voto.
  • Referendum propositivo (come in California)
  • Iniziativa di legge popolare a voto popolare (come in Svizzera), passa in parlamento, dove può essere accettata, rifiutata oppure generare una controproposta, ma poi viene votata dai cittadini).
  • Iniziativa di legge popolare a voto parlamentare con obbligo di trattazione in parlamento in 12 mesi. Se ciò non accade diviene referendum e va al voto popolare.
  • Referendum confermativo (come in Svizzera). Tutte le leggi create dal parlamento, prima di entrare in vigore, possono essere poste a votazione popolare, previa raccolta delle firme necessarie.
  • Referendum obbligatori in alcune tipologie di leggi in cui i rappresentanti hanno un conflitto di interessi (es. finanziamento partiti, leggi elettorali) e sui trattati internazionali e sulle leggi urgenti.
  • Petizione con obbligo di risposta entro 3 mesi.
  • Nessun limite di materie referendabili (come in Svizzera), tutto ciò che può essere discusso dai rappresentanti, può essere messo a referendum e votato dai cittadini.
  • Cittadini autenticatori (oltre alle figure previste oggi per legge).
  • Utilizzo di firme elettroniche (come per la Iniziativa dei Cittadini Europei).
  • Obbligo di introduzione di strumenti di democrazia diretta a livello locale senza quorum.
  • Possibilità da parte dei cittadini di modificare la costituzione (come in Svizzera dal 1891).

Ora che avete depositato la proposta di legge dovrete raccogliere almeno 50.000 firme, sarà entusiasmante ma anche faticoso, come pensate di riuscirci?
PM: In realtà speriamo di raccogliere molte più firme. E questo dovrà venire dall’impegno di liberi cittadini di tutta Italia che si impegneranno in questa proposta. Già in 128 città ci sono state offerte d’aiuto. Spero che il numero aumenti giorno per giorno. Del resto la democrazia bisogna conquistarsela passo dopo passo. Nulla viene regalato. Chi gestisce oggi il potere in qualsiasi contesto, non lo cederà facilmente. È un normale atteggiamento umano. Ma anche i diritti dei cittadini lo sono. L’importante è che loro abbiano la consapevolezza di ciò che spetta loro e molti segni mostrano che questa consapevolezza è sempre più diffusa.

La vostra non è semplicemente una voce critica, è soprattutto un’idea creativa per rinnovare la democrazia italiana, credi che i rappresentanti politici nazionali abbiano le capacità e l’interesse di confrontarsi e di dare una risposta concreta alle vostre proposte?
PM: Non credo che i nostri rappresentanti abbiano qualche interesse a sostenere queste proposte. Non quelli che governano e che sono dentro al parlamento. Ma non perché siano malvagi o corrotti. Semplicemente funziona così in tutto il mondo. Chi ha il potere lotta per mantenerlo strettamente nelle proprie mani. I cambiamenti avvengono quando chi non ha potere, raggiunge sufficiente forza e consapevolezza per esigerlo. E questo è il tempo in Italia. In Svizzera è successo 160 fa, in California 100 anni fa, in Baviera 17 anni fa, in Italia i tempi cominciano ad essere maturi oggi.

Lasciando da parti i possibili sviluppi del futuro iter legislativo nazionale, l’iniziativa popolare “Quorum zero e Più Democrazia” come potrà influire sulla vita democratica negli enti locali territoriali italiani?
PM: Sarà di stimolo per portare avanti iniziativa simili a livello locale. Già in varie città si sta iniziando la raccolta firme contemporanea a livello locale e nazionale. E tutto ciò crea consapevolezza ed accelera il processo con cui alla fine avremo una migliore democrazia anche in Italia.

Democrazia diretta e sviluppo sostenibile: una chiave di lettura

Mattia Ravelli in “Una riflessione sulla sostenibilità” sottolinea come le innovazioni in tema di sostenibilità sono numerose ed hanno un grande potenziale d’applicazione, tuttavia sono confinate nell’ambito dei laboratori universitari “per la mancanza di un vero desiderio di cambiamento”. Questo è purtroppo vero. Infatti nella nostra realtà, nonostante l’abuso della terminologia, la diffusione di soluzioni “sostenibili” che tengano conto di tutte e tre le dimensioni – sociale, ambientale e economica – scarseggiano.
Pohutukawa at Duder Park by A.M.In particolare in questo articolo ci si vuole soffermare sulla dimensione sociale ovvero sulle relazioni sociale nel loro complesso e quelle tra la società civile e la politica. Ogni giorno appare più ovvio ed evidente che la crisi ambientale (es. instabilità degli approvvigionamenti energetici, inquinamento, effetto serra, etc.) e quella economica (es. recessione, collasso della finanza, debito pubblico, etc.) non siano altro che il risultato di una perdita di qualità nelle relazioni sociali e di una saturazione dei canali comunicativi delle nostre comunità. Per questa ragione si ritiene necessario un cambio radicale nel modo di relazionarsi al fine di concorrere in modo partecipato ed inclusivo nella definizione delle nuove regole per disegnare il nostro futuro.
Con la scusa di agire in modo “rapido ed efficiente” i politici non perdono tempo in discussioni che loro reputano inutili e non si preoccupano di ascoltare le istanze provenienti dalla cittadinanza. Si considerano “la classe dirigente”, l’unica capace di prendere decisioni strategiche. Si sentono legittimati poiché alle elezioni sono stati nominati dalla maggioranza perciò, dall’istante della “vittoria elettorale”, non si confrontano più con gli elettori o al massimo lo fanno con i loro “clienti”.
Le èlite della politica si giustificano adducendo all’incapacità del cittadino medio di comprendere la complessità della situazione che lo circonda: non essendo in grado di “capire”, non è nemmeno in grado di “agire in modo razionale”. Figuriamoci se il cittadino medio potesse scegliere tra l’opzione di un profitto immediato e quella di una rendita sostenibile sul lungo periodo. A detta delle èlite questo opterebbe per il “profitto immediato”. E’ questa la loro motivazione principale per non coinvolgerlo in una costruzione collettiva delle politiche pubbliche e delle strategie di sviluppo.
I fatti dimostrano che le motivazioni delle èlite sono semplicemente delle giustificazioni per non avere intralci nella cura dei propri interessi di clan o al massimo di partito. Al contrario, dove i cittadini hanno avuto voce nell’arena pubblica ed hanno avuto il tempo di ricevere e processare informazioni, i risultati sono stati di alto spessore in termini di indici di sostenibilità, dimostrando una grande capacità di disegnare collettivamente il futuro delle comunità in cui vivono.
Tale situazione è stata evidenziata in modo eclatante dai risultati dell’ultima consultazione referendaria nazionale. Gli italiani, nonostante l’invito al boicottaggio da parte dei partiti al governo, hanno dimostrato una consapevolezza ed una determinazione nel segnare la strada verso lo sviluppo sostenibile e la condivisione dei beni comuni. I cittadini hanno espresso una posizione chiara e vincolante che ha evitato – per il momento – di compromettere la qualità di vita delle generazioni future.
I referendum nazionali ci hanno dato un esempio di come la cittadinanza possa essere cosciente dei problemi e delle minacce che ci circondano e lungimirante nelle decisioni per prevenirli e risolverli. Da qui, la risposta a quella che precedentemente è stata definita “saturazione dei canali comunicativi” potrebbe venire dalla democrazia diretta superando così privilegi, veti e rigidità delle èlite. Solo il coinvolgimento della cittadinanza attraverso un processo partecipativo per decidere “sul presente e sul futuro” può aumentare la consapevolezza sociale e la condivisione dei principi che stanno alla base delle politiche pubbliche, le quali, necessariamente, devono essere sostenibili e condivise da tutti per essere efficaci.
Ci sono numerosi esempi che confermano le teorie sopra esposte. Gli stessi potrebbero essere presi come modello. Sono delle soluzioni integralmente sostenibili poiché sono socialmente condivise – tramite gli strumenti della democrazia diretta – , economicamente viabili ed in armonia con gli equilibri ecologici. Qui ne vengono riportati tre piuttosto significativi così da offrire al lettore una possibilità di approfondimento:
1) A Zurigo, in Svizzera, grazie allo strumento del referendum – peraltro senza quorum – hanno condiviso una scelta che proietterà la città verso il futuro con delle politiche che in Italia verrebbero considerate utopiche. Vedi articolo “Zurigo, l’utopia di un futuro senza automobili
2) A Schönau im Schwarzwald (Foresta Nera), nel Land del Baden-Württemberg in Germania, dopo un lungo percorso di “responsabilità economica organizzata” hanno raggiunto una situazione definita dagli stessi cittadini di “democrazia energetica senza essere dipendenti dai grandi produttori”. Vedi servizio di Report su YouTube.
3) In Val Pusteria, con un referendum autogestito, è stata espressa una forte volontà popolare per investire sulla ferrovia anziché sulla strada. I cittadini hanno saputo influenzare in modo cruciale le scelte infrastrutturali in tema di mobilità che altrimenti sarebbero state diametralmente opposte. Vedi news “Futuro del traffico in Val Pusteria
Credete che anche in Trentino si possa mettere da parte la “retorica della sostenibilità”?
I casi di Zurigo, di Schönau e della Val Pusteria ci dimostrano che la strada della democrazia diretta va nella stessa direzione di quella della sostenibilità. Questa crediamo che sia un scelta obbligata anche per tutelare la nostra qualità di vita e quella delle generazioni future.
(Articolo pubblicato il 19 gennaio 2012 sul blog di Trento2.0)

Incontro sulla Democrazia Diretta al Liceo Rosmini di Trento

di Paolo Michelotto

durante questo incontro parlerò anche della Iniziativa Più Democrazia in Trentino.

Per il terzo anno, l’insegnante Antonella Valer del Liceo Rosmini di Trento mi ha chiesto di intervenire in una serata sulla democrazia diretta nella sua scuola. Nel corso serale.

liceo rosmini

Sarà lunedì 23 gennaio 2012 dalle ore 18.45 in poi. Realizzerò una “Parola ai cittadini”, poi la presentazione sugli esempi di democrazia diretta che funzionano nel mondo.