Cinque o sei giorni al Galilei: come si è arrivati alla decisione

La decisione di mantenere le lezioni anche il sabato ha suscitato nell’estate 2026 un dibattito pubblico dai toni anche accesi. Più Democrazia in Trentino ha chiesto i verbali per ricostruire come si è formata quella scelta, al di là delle posizioni favorevoli o contrarie.


Il 29 giugno 2026 il Consiglio dell’istituzione del Liceo scientifico Galileo Galilei di Trento ha deliberato di mantenere la settimana scolastica su sei giorni. La decisione, presa dopo una consultazione nella quale la maggioranza delle famiglie e degli studenti partecipanti aveva espresso una preferenza per i cinque giorni, ha alimentato durante l’estate un confronto pubblico dai toni anche accesi. Il direttivo di Più Democrazia in Trentino ha ritenuto perciò necessario approfondire non soltanto l’esito del voto, ma i tempi, i passaggi e le ragioni del processo che vi ha condotto.

Il 19 agosto 2026 l’associazione ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato per acquisire i verbali degli organi scolastici coinvolti. L’istituto, dopo un’istanza di sollecito inoltrato il 18 settembre, ha consegnato la documentazione con l’oscuramento dei dati personali. Anche così, gli atti consentono di seguire l’emergere della proposta, il lavoro sulle possibili alternative, la consultazione di famiglie e studenti, il confronto tra i docenti e la deliberazione finale.

L’autonomia dell’istituzione scolastica comprende la responsabilità di compiere scelte organizzative e didattiche attraverso i propri organi. Trasparenza e regole democratiche interne permettono alla comunità scolastica e ai cittadini di comprendere come quelle scelte prendono forma. È questo l’interesse della nostra associazione, indipendentemente dalla preferenza per la settimana su cinque o su sei giorni: conoscere quali voci siano state ascoltate, quali argomenti siano emersi e come siano stati valutati.

Nel caso del Galilei, i documenti mostrano un’istruttoria ampia: una richiesta di approfondimento avanzata nella Consulta dei genitori, un gruppo di lavoro dei docenti, due modelli alternativi, un’indagine conoscitiva e il parere del Collegio. Mostrano anche che questo percorso non ha prodotto una posizione condivisa sul cambiamento del tempo scuola. Famiglie e studenti che hanno risposto al sondaggio hanno preferito in maggioranza i cinque giorni; il Collegio docenti si è espresso in maggioranza per i sei. Il Consiglio ha infine mantenuto l’organizzazione esistente con 6 voti favorevoli, 4 contrari e un’astensione. La ricostruzione che segue distingue ciò che risulta dai verbali dalle valutazioni espresse dai singoli partecipanti.

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Dai genitori alla discussione in Consiglio

Nel verbale della Consulta dei genitori del 27 novembre 2025 compare l’ipotesi di passare da sei a cinque giorni. La Consulta registra posizioni discordanti e chiede anzitutto uno studio di fattibilità: occorre valutare le conseguenze didattiche, i trasporti e gli spazi utilizzabili durante l’eventuale pausa pranzo. Propone di istituire un gruppo di lavoro e, solo dopo l’analisi, di consultare studenti e docenti con un sondaggio basato su criteri chiari. Osserva anche che molti istituti vicini adottano già i cinque giorni.

Il 19 dicembre 2025 il presidente del Consiglio dell’istituzione riferisce quanto emerso nella Consulta. Nel confronto affiorano ragioni diverse. Un docente si dice personalmente favorevole ai sei giorni e chiede di mettere al centro le esigenze di apprendimento degli studenti; altri richiamano la necessità di ripensare lezioni e compiti, le corse dei trasporti del sabato e l’assenza di punti di ristoro nelle vicinanze. Un consigliere propone una classe pilota, ipotesi sulla quale la dirigente segnala difficoltà sperimentate altrove con la convivenza dei due modelli. Un altro propone un referendum, richiamando anche le scelte delle famiglie tra il Galilei e il liceo Da Vinci. La dirigente propone una riunione dedicata dopo la chiusura delle iscrizioni per il 2026/27.

Il verbale del Collegio docenti del 19 maggio 2026 chiarisce che la questione era stata riproposta dai genitori presenti nel Consiglio dell’istituzione. La dirigente presenta il lavoro di un gruppo di docenti e due modelli alternativi ai sei giorni, denominati «5 con pomeriggio» e «5 PLUS». Annuncia un questionario per famiglie e studenti e una successiva consultazione del Collegio. Precisa inoltre la distinzione tra la valutazione didattica dei docenti e la competenza del Consiglio sulla scelta organizzativa: il parere del Collegio avrebbe avuto peso, ma la decisione sull’articolazione settimanale sarebbe spettata al Consiglio. Secondo il verbale, si sarebbe proceduto al cambiamento solo in presenza di una netta volontà in tal senso. Non risulta una deliberazione autonoma che attribuisca a un singolo organo la decisione di indire il sondaggio: gli atti mostrano la proposta iniziale della Consulta, il lavoro predisposto dalla scuola e l’annuncio della consultazione da parte della dirigente.

Che cosa è stato chiesto a famiglie e studenti

L’indagine, comunicata alle famiglie il 28 maggio e aperta dal 1° al 9 giugno 2026, aveva carattere conoscitivo. Il parere raccolto sarebbe stato sottoposto agli organi collegiali insieme alle considerazioni didattiche e organizzative, in vista di un’eventuale modifica dall’anno scolastico 2027/28. Famiglie e studenti potevano scegliere prima tra sei e cinque giorni; chi preferiva cinque giorni indicava poi il modello desiderato.

Le opzioni, costruite sulle 32 unità settimanali da 50 minuti, erano: l’orario attuale su sei giorni; cinque giorni con una giornata che comprendeva un rientro pomeridiano e una pausa pranzo; oppure «5 PLUS», con giornate mattutine più lunghe e una prima unità didattica di 75 minuti in quattro giorni. Il questionario invitava a considerare trasporti, tempi di studio, attività scolastiche aggiuntive e attività extrascolastiche. Era possibile aggiungere osservazioni libere.

I grafici allegati al verbale del Collegio del 12 giugno riportano questi risultati:

RispondentiPreferenza per 5 giorniPreferenza per 6 giorniFra chi sceglie 5 giorni
Famiglie: 681 risposte58,4% (398)41,6% (283)51,3% «con pomeriggio»; 48,7% «5 PLUS»
Studenti: 527 risposte61,1% (322)38,9% (205)59,3% «con pomeriggio» (191); 40,7% «5 PLUS» (131)

Sono preferenze dei partecipanti, non percentuali riferite a tutte le famiglie o a tutti gli studenti dell’istituto, il cui numero non risulta esplicitato. La dirigente stessa, nella seduta conclusiva del Consiglio, definisce il sondaggio informale e invita a interpretarne i dati con cautela. Il verbale della Consulta documenta la posizione espressa dai rappresentanti dei genitori nel novembre precedente; tra i documenti esaminati non compare invece una presa di posizione formale della Consulta interna degli studenti.

Il parere dei docenti

Il 12 giugno il Collegio docenti vota su tre opzioni: 49 voti per conservare i sei giorni, 21 per «5 con pomeriggio» e 10 per «5 PLUS». Chiamato poi a indicare quale modello preferirebbe se il Consiglio scegliesse comunque i cinque giorni, esprime 50 voti per il modello con pomeriggio, 21 per «5 PLUS» e 13 astensioni. Questa seconda votazione riguarda dunque una scelta subordinata: non ribalta la preferenza espressa nella prima.

Nei verbali emerge anche una divergenza sul modo di affrontare la questione. Alcuni docenti chiedono che l’orario sia valutato anzitutto per i suoi effetti sull’insegnamento e sull’apprendimento. La dirigente collega l’eventuale cambiamento a una più ampia riflessione sulla qualità della scuola. La documentazione consegnata non consente però di attribuire a ciascuno dei 49 voti per i sei giorni una motivazione individuale.

La decisione del 29 giugno

All’apertura del punto dedicato all’offerta formativa nel Consiglio dell’istituzione del 29 giugno 2026, un consigliere rileva l’assenza di tutti e quattro i rappresentanti degli studenti. Due avevano comunicato le ragioni dell’assenza il giorno della seduta; dagli altri due non era giunta comunicazione. Viene chiesto di rinviare il voto, anche per verificare la ricezione della convocazione e disporre, secondo il proponente, di documentazione più completa sulle iscrizioni. La mozione di rinvio viene respinta a maggioranza. Gli studenti non partecipano quindi alla votazione finale: il loro orientamento è documentato dal sondaggio, non da un voto dei loro rappresentanti in quella seduta.

Nel dibattito, i sostenitori del passaggio ai cinque giorni richiamano soprattutto il risultato della consultazione, il calo delle iscrizioni al primo anno del Galilei e i possibili risparmi legati alla chiusura del sabato. Un consigliere fa mettere a verbale una lunga dichiarazione che collega questi elementi a possibili conseguenze economiche per la scuola. Si tratta della sua argomentazione, non di un accertamento del Consiglio circa le cause del calo delle iscrizioni o l’entità dei risparmi.

Altri interventi insistono sulle conseguenze didattiche e pratiche del cambiamento: la collocazione pomeridiana degli sportelli di sostegno, la perdita della sesta ora utilizzata per attività individualizzate, i tempi più distesi di apprendimento e la diversa distribuzione delle lezioni. La presidente del Consiglio segnala che l’aspetto didattico non le appare sufficientemente chiarito. Una consigliera porta invece l’esperienza di un altro liceo a sostegno della praticabilità dei cinque giorni.

Il Consiglio delibera infine di mantenere l’offerta formativa del Galilei articolata su sei giorni di lezione, con 6 voti favorevoli, 4 contrari e un’astensione, quella della presidente. La scelta mantiene quindi l’organizzazione esistente, pur dopo una consultazione nella quale la maggioranza dei rispondenti tra famiglie e studenti aveva indicato una preferenza diversa e dopo un Collegio docenti che aveva espresso una maggioranza per i sei giorni.

Questa vicenda rende visibili più livelli della decisione scolastica: una richiesta di approfondimento nata nell’organo di rappresentanza dei genitori, l’elaborazione di alternative da parte di un gruppo di docenti, una consultazione conoscitiva, il parere del Collegio e la deliberazione del Consiglio. Gli atti mostrano anche un limite concreto della seduta conclusiva: la scelta è stata assunta senza la presenza dei rappresentanti degli studenti, nonostante il loro coinvolgimento nel sondaggio.

Che cosa insegna questo percorso

Il percorso decisionale è documentato dai verbali delle riunioni degli organi della scuola. Questo consente di seguirne le tappe e di riconoscere le posizioni emerse, anche quando non hanno trovato una sintesi condivisa.

Resta però una differenza nella documentazione delle diverse voci. Il punto di vista degli studenti è rilevabile soprattutto attraverso le risposte al sondaggio: conosciamo quante persone hanno scelto ciascuna opzione, ma non le ragioni delle loro preferenze. Nei documenti esaminati non compare una presa di posizione argomentata dei loro rappresentanti, assenti alla seduta in cui il Consiglio ha deliberato.

Anche le considerazioni sull’impatto didattico meritavano un approfondimento: nei verbali sono riportate preoccupazioni e valutazioni sull’apprendimento, sugli sportelli e sull’organizzazione delle lezioni, senza rimandi specifici a studi scientifici o a precedenti esperienze analizzate in modo sistematico. Le argomentazioni economiche fanno riferimento a dati più facilmente quantificabili, come iscrizioni e spese energetiche; da quei dati, tuttavia, non discende automaticamente una misura dei risparmi ottenibili né del loro peso rispetto alle conseguenze didattiche. Gli atti non offrono una valutazione complessiva che permetta di confrontare su una base comune costi, benefici ed effetti sull’insegnamento e sull’apprendimento.

La decisione è stata di mantenere l’assetto esistente. Non possiamo stabilire dai verbali quanto ciascuna delle ragioni discusse abbia inciso sui voti dei consiglieri, né misurare con precisione i benefici e i limiti della settimana su sei giorni rispetto alle alternative. Il percorso resta comunque un riferimento utile per le scelte future del Galilei e di altre scuole: mostra il valore di formulare alternative concrete, consultare la comunità scolastica e lasciare traccia del confronto. Mostra anche quanto sia importante raccogliere, accanto alle preferenze numeriche, le motivazioni degli interessati e gli elementi necessari per valutare gli effetti delle diverse opzioni.

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