
Da un caso concreto di contaminazione ambientale a una questione che investe direttamente la conformità della legislazione regionale al diritto dell’Unione europea. È questo il risultato del percorso avviato da Più Democrazia in Trentino, che da anni denuncia le criticità della legge regionale n. 10/2014 in materia di trasparenza e, implicitamente, della deroga che limita per i Comuni del Trentino-Alto Adige/Südtirol gli obblighi di pubblicazione attiva delle informazioni ambientali.
La questione è arrivata al Parlamento europeo con l’interrogazione E-002750/2026 presentata dall’eurodeputato Gaetano Pedullà, nella quale vengono espressamente richiamate le possibili criticità della legge regionale n. 10/2014 e l’assenza, nonostante il confronto istituzionale con ANAC, di un percorso definito per l’adeguamento della disciplina regionale. L’intervento a livello europeo si è reso necessario dopo che i precedenti tentativi di ottenere risposte sul piano regionale e statale — attraverso l’interrogazione n. 218/XVII dell’8 giugno 2026 di Paul Köllensperger e altri in Consiglio regionale e un atto di sindacato ispettivo di Enrico Cappelletti del 10 giugno 2025 alla Camera — non avevano prodotto quell’adeguamento normativo che l’associazione sollecita da tempo. Un “muro di gomma” istituzionale che ha reso necessario portare la questione a Bruxelles.
Ora è arrivata la risposta della Commissione europea a firma della Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare e competitiva, l’avvocata Jessika Roswall. E il suo contenuto merita attenzione ben oltre il caso dal quale la vicenda ha avuto origine. La Commissione afferma innanzitutto un principio fondamentale:
«L’accesso alle informazioni ambientali è un elemento importante dello Stato di diritto ambientale e della convenzione di Aarhus».
Un’affermazione che restituisce alla trasparenza ambientale la sua vera funzione. Non si tratta di un adempimento burocratico e neppure di una gentile concessione delle amministrazioni: conoscere le condizioni dell’ambiente nel quale viviamo è una componente dello Stato di diritto ambientale.
La direttiva europea chiede una diffusione “attiva e sistematica”
La Commissione richiama poi espressamente l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/4/CE. La norma europea impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie affinché le autorità pubbliche organizzino le informazioni ambientali rilevanti in loro possesso ai fini di una loro «attiva e sistematica diffusione al pubblico», in particolare attraverso strumenti elettronici. È precisamente qui che si colloca il problema sollevato per anni da Più Democrazia in Trentino.
La disciplina regionale ha infatti consentito ai Comuni del Trentino-Alto Adige/Südtirol di non essere assoggettati agli stessi obblighi di pubblicazione attiva delle informazioni ambientali previsti dalla normativa statale. Non stiamo parlando di documenti marginali.
Le informazioni ambientali possono riguardare la qualità dell’acqua, l’inquinamento del suolo e delle falde, le emissioni, le contaminazioni, i fattori che possono incidere sull’ambiente e, attraverso di esso, sulla salute delle persone.
Una deroga agli obblighi di pubblicazione può quindi avere conseguenze molto concrete: informazioni di rilevante interesse pubblico possono rimanere negli archivi delle amministrazioni anziché essere messe spontaneamente a disposizione della collettività.
Ed è proprio l’esperienza concreta dalla quale siamo partiti ad averci fatto comprendere la portata del problema.
Dai PFAS di Storo a un problema legislativo generale
Il caso della contaminazione da PFAS nel territorio di Storo è stato il punto di partenza, non il punto di arrivo. Nell’interrogazione europea viene ricordato espressamente che il caso è stato portato all’attenzione pubblica da Più Democrazia in Trentino e che il Difensore civico della Provincia autonoma di Trento è successivamente intervenuto sulle problematiche relative alla trasparenza ambientale e sulla necessità di un adeguamento del quadro normativo.
La vicenda ci ha permesso di mettere a fuoco un problema molto più ampio: una norma regionale può consentire che informazioni ambientali essenziali per conoscere le minacce presenti su un territorio non siano pubblicate attivamente, mentre il diritto europeo parte dal principio opposto della loro diffusione attiva e sistematica?
È questa la domanda che, dopo anni di iniziative civiche e istituzionali, è arrivata a Bruxelles.
La Commissione europea: verificheremo la conformità
Ed è soprattutto l’ultima parte della risposta europea a segnare un passaggio importante. La Commissione scrive:
«Affrontare la non conformità della legislazione nazionale o regionale con il diritto dell’UE è una priorità per la Commissione in materia di applicazione delle regole».
E subito dopo assume un impegno preciso:
«La Commissione valuterà se la legislazione pertinente del Trentino-Alto Adige/Südtirol sia conforme al diritto dell’UE e solleverà la questione con le autorità italiane se necessario».
Non significa che l’incompatibilità sia già stata accertata. La verifica deve ancora essere compiuta.
Significa però che il problema che abbiamo posto esiste ormai formalmente anche sul tavolo della Commissione europea e sarà esaminato alla luce del diritto dell’Unione. Non è secondario che la Commissione richiami, a sostegno di questo impegno, la propria Comunicazione COM(2026) 380 “Un corpus di norme UE più semplice, più chiaro e di applicazione più efficace” sull’applicazione più efficace del diritto europeo.
In quel documento la Commissione sottolinea che un’attuazione «frammentata, tardiva o lacunosa» del diritto dell’Unione può comprometterne gli obiettivi e, nei casi di violazioni significative e durature, incidere sullo stesso Stato di diritto. Inoltre, proprio l’ambiente figura tra i dodici settori che la Commissione ha individuato come prioritari per l’analisi dell’attuazione della normativa europea nel 2026 e 2027.
L’autonomia non può diventare una zona d’ombra
Più Democrazia in Trentino sostiene da anni che l’autonomia speciale non possa tradursi in una riduzione sostanziale del diritto dei cittadini all’informazione ambientale. L’autonomia dovrebbe servire ad avvicinare le istituzioni ai cittadini, non ad allontanare dai cittadini le informazioni che riguardano il territorio nel quale vivono.
E quando quelle informazioni riguardano contaminazioni, qualità delle acque o altri possibili rischi per l’ambiente e la salute pubblica, la trasparenza assume anche una funzione preventiva: permette alla popolazione, alle associazioni, agli studiosi, ai giornalisti e agli stessi amministratori di conoscere i problemi, verificarne l’evoluzione e controllare l’adeguatezza delle misure adottate. Naturalmente mettere a disposizione le informazioni è soltanto il primo passo: perché il controllo diffuso funzioni occorrono anche cittadini e organizzazioni capaci e disponibili a studiarle, metterle in relazione e trasformarle in partecipazione e iniziativa pubblica. È una riflessione che riguarda anche il mondo ambientalista locale, la sua frammentazione e la necessità di ricostruire capacità di collaborazione attorno a obiettivi comuni.
È proprio questa la logica della Convenzione di Aarhus: conoscere per poter partecipare, e partecipare per poter incidere sulle decisioni che riguardano l’ambiente nel quale viviamo. La Convenzione nasce esattamente da questa concezione: informazione, partecipazione del pubblico ai processi decisionali e accesso alla giustizia costituiscono elementi collegati della democrazia ambientale. La stessa risposta della Commissione ricorda che sia l’Unione europea sia l’Italia sono parti della Convenzione.
Un’azione civica partita dal territorio e arrivata in Europa
Questa vicenda dimostra anche qualcosa che riguarda il significato stesso della partecipazione civica. Siamo partiti da un problema concreto, abbiamo chiesto documenti, studiato norme, presentato osservazioni e segnalazioni, coinvolto il Difensore civico e contribuito a portare la questione nelle sedi istituzionali nazionali ed europee.
Il caso PFAS ha fatto emergere qualcosa di ancora più grave del singolo episodio: un possibile vulnus legislativo che riguarda il diritto di tutti i cittadini del Trentino-Alto Adige/Südtirol a conoscere le informazioni ambientali detenute dalle proprie amministrazioni.
Grazie all’interrogazione presentata da Gaetano Pedullà, oggi la questione è arrivata alla Commissione europea. Adesso sarà Bruxelles a verificare se la disciplina regionale sia conforme alla direttiva 2003/4/CE e, più in generale, agli obblighi europei richiamati dalla Commissione.
Noi continueremo a seguire questa verifica. Perché su un principio non intendiamo arretrare: le informazioni ambientali non appartengono alle amministrazioni che le detengono. Appartengono alla collettività.
COMUNICATO STAMPA SU RISPOSTA DELLA COMMISSARIA ROSWALL
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