
Può sembrare insolito che un’associazione impegnata da anni sui temi della partecipazione democratica, dei referendum, della trasparenza e della qualità delle istituzioni decida di occuparsi di calcio.
In realtà, il collegamento è più diretto di quanto possa apparire.
Più Democrazia in Trentino ha sempre cercato di allargare gli spazi di partecipazione, dare voce a chi resta ai margini dei processi decisionali e rendere più aperti i luoghi nei quali si prendono decisioni che riguardano una comunità.
Il calcio è una di queste comunità.
Non vive soltanto nella Serie A, nei grandi stadi o nei diritti televisivi. Vive nei campi di provincia, nelle società dilettantistiche, nei settori giovanili, negli allenatori, negli arbitri, nei volontari, nelle famiglie e nei tifosi. È uno dei fenomeni sociali più diffusi del Paese e coinvolge ogni settimana centinaia di migliaia di persone.
Da qui nasce la petizione “La Coppa Italia è di tutti”, lanciata su Change.org.
L’idea è semplice: aprire la Coppa Italia a una base molto più ampia di società, costruendo un percorso progressivo che permetta anche alle realtà delle categorie inferiori e del calcio dilettantistico di conquistarsi sul campo il diritto di avanzare nella competizione.
Non si tratta di copiare un modello straniero, ma di guardare a ciò che già avviene in altri grandi Paesi europei. In Inghilterra, Francia, Germania e Spagna le coppe nazionali coinvolgono in modi diversi un numero molto più ampio di squadre, valorizzano le realtà territoriali e creano occasioni di incontro tra club appartenenti a livelli differenti.
La proposta che sosteniamo immagina una formula italiana capace di prendere il meglio da queste esperienze.
Uno dei punti centrali è la valorizzazione territoriale. I primi turni potrebbero essere organizzati su base regionale o interregionale, utilizzando anche le competizioni locali come canale di accesso. La Coppa diventerebbe così davvero nazionale, perché rappresenterebbe non soltanto le categorie maggiori ma anche le diverse realtà del territorio.
Un secondo elemento riguarda i preliminari estivi. Agosto potrebbe diventare il mese in cui il calcio di base e le società minori iniziano il proprio cammino verso la Coppa, prima dell’ingresso progressivo di Serie C, Serie B e Serie A. Un modo per trasformare la preparazione estiva in partite ufficiali, con interesse sportivo, pubblico e visibilità.
La riforma potrebbe inoltre diventare uno strumento per valorizzare i settori giovanili, attraverso incentivi all’utilizzo di calciatori formati nei vivai e nel sistema calcistico italiano. Non quote legate alla nazionalità, ma attenzione reale ai percorsi di formazione dei giovani.
C’è poi il tema della redistribuzione delle risorse. Portare una squadra importante in uno stadio di provincia può generare incassi, visibilità e attenzione mediatica. Una parte dei ricavi della competizione potrebbe essere destinata al calcio dilettantistico, ai settori giovanili e alle società che investono nella formazione.
La petizione non pretende di imporre un regolamento già scritto.
Chiede però che FIGC e Lega Serie A aprano una discussione seria sulla riforma della competizione, coinvolgendo le diverse componenti del movimento calcistico: Lega B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, calciatori, allenatori, arbitri, settori giovanili e, attraverso forme di consultazione, anche tifosi e realtà di base.
Questo passaggio è importante anche per noi.
Lo Statuto della FIGC richiama il principio di democrazia interna e la partecipazione delle diverse componenti del movimento. Non esiste un vero e proprio diritto di petizione, ma proprio per questo una proposta pubblica, documentata e sostenuta da cittadini, tifosi e persone che vivono il calcio dovrebbe essere presa in seria considerazione.
La nostra non è quindi soltanto una proposta sul formato di una competizione. È anche una domanda sul modo in cui il calcio italiano decide il proprio futuro: può una coppa nazionale essere più aperta, più territoriale, più accessibile e più capace di mettere in relazione il vertice con la base?
Noi pensiamo che valga almeno la pena discuterne. Perché una competizione più aperta non toglie valore alle grandi squadre. Aggiunge valore a tutte le altre.
Più squadre significa più territori.
Più giovani significa più futuro.
Più accesso significa più partecipazione.
La Coppa Italia è di tutti. Facciamoli giocare.
Segue il testo della petizione e la relazione illustrativa:
Al Commissario della Federazione Italiana Giuoco Calcio | dott. Giovanni Malagò
Al Presidente della Lega di Serie A | dott. Ezio Maria Simonelli
PETIZIONE
La Coppa Italia è di tutti
Trento, 20 ottobre 2026
La Coppa Italia dovrebbe essere la festa di tutto il calcio italiano. Oggi, invece, è una competizione fortemente concentrata sul calcio professionistico e sulle squadre delle categorie superiori.
Chiediamo alla FIGC e alla Lega Serie A di avviare una riforma della Coppa Italia ispirata alle migliori esperienze europee, aprendo progressivamente la competizione anche al calcio di Serie C, Serie D e dilettantistico e valorizzando le competizioni regionali.
In Inghilterra, Francia e Germania le coppe nazionali permettono, con formule diverse, a società di categorie inferiori di conquistarsi sul campo la possibilità di affrontare i grandi club. È uno degli aspetti più affascinanti del calcio: una piccola squadra, una città di provincia, un quartiere possono per un giorno giocare la partita della propria storia.
Immaginiamo preliminari estivi, anche su base territoriale, con l’ingresso progressivo delle diverse categorie e con un percorso che possa condurre dalle realtà locali fino alle squadre di Serie A.
Una nuova Coppa Italia potrebbe inoltre diventare uno strumento per valorizzare i settori giovanili, incentivando l’utilizzo di calciatori cresciuti nei vivai e formati nel calcio italiano, e per redistribuire maggiore visibilità e risorse economiche verso la base della piramide calcistica.
Non chiediamo di copiare un modello straniero. Chiediamo di costruire una formula italiana, prendendo il meglio dalle altre esperienze europee.
Più squadre significa più territori rappresentati.
Più giovani significa più futuro.
Più accesso significa più partecipazione.
Il calcio italiano non vive soltanto negli stadi della Serie A: vive nei campi di provincia, negli oratori, nei settori giovanili, nelle società dilettantistiche e nelle comunità che ogni settimana tengono vivo questo sport.
La Coppa Italia è di tutti. Facciamoli giocare.
* * *
RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA PETIZIONE “La Coppa Italia è di tutti”
(Relazione illustrativa in versione PDF)
Per una competizione più aperta, territoriale e partecipata
1. Perché un’associazione per la democrazia si occupa di calcio
Più Democrazia in Trentino si occupa da anni di partecipazione, qualità delle istituzioni e possibilità per i cittadini di incidere sulle decisioni che li riguardano. Lo ha fatto intervenendo sui referendum comunali e provinciali, sugli strumenti di iniziativa popolare, sulla trasparenza e sulla qualità delle regole democratiche.
Questa volta abbiamo deciso di applicare lo stesso principio a un terreno apparentemente diverso: il calcio.
Il calcio non è soltanto uno spettacolo professionistico. È una delle più grandi esperienze associative e popolari del Paese. Vive negli stadi della Serie A, ma anche nei campi di provincia, nelle società dilettantistiche, nei settori giovanili, negli oratori, nelle scuole calcio e nelle migliaia di persone che vi partecipano come calciatori, allenatori, arbitri, dirigenti, volontari, genitori e tifosi.
Da questa considerazione nasce la proposta “La Coppa Italia è di tutti”.
Non vogliamo semplicemente copiare la FA Cup inglese. Vogliamo aprire una discussione su una Coppa Italia diversa: maggiormente accessibile alla piramide calcistica, capace di rappresentare i territori, valorizzare i vivai e creare un collegamento più forte tra il vertice professionistico e la base del movimento.
Una Coppa nella quale una squadra di provincia possa conquistarsi sul campo il diritto di affrontare una grande società; nella quale le competizioni regionali possano diventare una porta di accesso al torneo nazionale; nella quale agosto possa essere non soltanto il mese delle amichevoli e delle tournée, ma anche quello delle prime partite ufficiali di una grande competizione popolare.
2. Da 44 squadre a una competizione realmente nazionale
La Coppa Italia 2026-2027 coinvolge 44 società: le 20 di Serie A, le 20 di Serie B e soltanto quattro club provenienti dalla Serie C. La competizione è iniziata l’8 agosto 2026 con appena quattro incontri del turno preliminare.
È una scelta legittima dal punto di vista organizzativo e commerciale, ma rappresenta solo una frazione del movimento calcistico italiano.
L’idea alla base della nostra proposta è differente: una coppa nazionale dovrebbe offrire, almeno in linea teorica, un percorso sportivo che dalla periferia della piramide possa condurre fino al suo vertice.
Questo non significa inserire contemporaneamente migliaia di squadre in un unico tabellone nazionale. Significa costruire accessi progressivi, fasi territoriali e criteri di qualificazione capaci di collegare tra loro i differenti livelli del calcio.
Non tutte le società devono incontrare direttamente una squadra di Serie A. Tutte, però, dovrebbero poter intravedere un percorso attraverso il quale arrivarci conquistandosi sul campo ogni passaggio.
3. Democrazia interna e partecipazione nel sistema FIGC
Questa proposta non nasce al di fuori dell’ordinamento calcistico contrapponendosi a esso. Cerca, al contrario, di prendere sul serio alcuni principi che quello stesso ordinamento proclama.
Lo Statuto della FIGC stabilisce che l’ordinamento federale si ispira al principio di democrazia interna e garantisce la partecipazione degli atleti e dei tecnici all’attività sportiva e federale. Le Leghe devono a loro volta organizzarsi nel rispetto dei principi di democrazia interna.
Non si tratta di un principio isolato. La normativa che disciplina le Federazioni sportive nazionali prevede che esse siano rette sulla base della democrazia interna e della partecipazione all’attività sportiva in condizioni di parità e assicura una presenza significativa di atleti e tecnici negli organi direttivi.
La struttura della FIGC riflette almeno in parte questa pluralità. Nell’Assemblea federale sono rappresentate Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, atleti, tecnici e ufficiali di gara. Il Consiglio federale comprende rappresentanti delle Leghe professionistiche, della LND, degli atleti e dei tecnici; vi partecipano inoltre i vertici di organismi come il Settore Tecnico e il Settore per l’attività giovanile e scolastica.
È significativo anche che lo Statuto attribuisca alla FIGC il compito di tutelare il principio di solidarietà finanziaria tra calcio professionistico e dilettantistico.
Esiste dunque già un’architettura istituzionale nella quale convivono interessi e componenti differenti del movimento.
4. Una petizione senza un diritto formale di petizione
L’ordinamento federale non sembra prevedere un generale diritto di petizione attraverso il quale tifosi o cittadini possano obbligare FIGC e Leghe a discutere una proposta e deliberare su di essa.
Non vogliamo attribuire alla nostra iniziativa effetti giuridici che non possiede.
Ma l’assenza di un diritto formale di petizione non rende irrilevante una richiesta proveniente dalla comunità calcistica. Al contrario, proprio il richiamo statutario alla democrazia interna, alla partecipazione delle diverse componenti e alla funzione sociale e associativa dello sport rende ragionevole attendersi che una proposta documentata, sostenuta da un numero significativo di persone e coerente con le finalità federali venga presa seriamente in considerazione.
La petizione non chiede quindi a FIGC e Lega Serie A di accettare automaticamente un modello predisposto all’esterno.
Chiede qualcosa di diverso: esaminarlo, discuterlo con le componenti interessate e fornire un riscontro pubblico e motivato sulle possibilità, sulle criticità e sulle eventuali condizioni per una riforma della Coppa Italia.
La partecipazione non coincide con il diritto di decidere. Ma neppure può ridursi alla possibilità di parlare senza che nessuno sia tenuto ad ascoltare.
5. Chi può decidere
La Lega Serie A ha un ruolo determinante. Il suo Statuto-Regolamento, aggiornato nel febbraio 2026 e approvato dal Consiglio federale FIGC nel marzo successivo, attribuisce espressamente alla Lega l’organizzazione della Coppa Italia e la determinazione del calendario delle competizioni organizzate. Il Consiglio approva i criteri per i calendari e i regolamenti delle competizioni.
Lo stesso Statuto prevede che la ripartizione degli incassi delle partite di Coppa disputate tra società appartenenti a Leghe differenti sia regolata attraverso convenzioni: un elemento che dimostra come la competizione possa già coinvolgere soggetti appartenenti a strutture federali diverse.
La Lega Serie A, tuttavia, rappresenta per definizione le società della massima categoria e la sua Assemblea è composta dalle società associate di Serie A.
Una trasformazione della Coppa in una competizione dell’intera piramide calcistica non dovrebbe pertanto essere discussa esclusivamente dal suo vertice professionistico.
La FIGC rappresenta il luogo nel quale possono essere ricomposte le diverse componenti. Il suo Consiglio federale è infatti l’organo normativo e di indirizzo generale della Federazione.
Per questo l’interlocuzione dovrebbe coinvolgere almeno FIGC, Lega Serie A, Lega B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione Italiana Calciatori, Associazione Italiana Allenatori Calcio, Associazione Italiana Arbitri e Settore Giovanile e Scolastico, prevedendo inoltre forme di consultazione dei sostenitori e delle realtà del calcio di base.
6. Non esiste un solo modello europeo
La proposta non parte da un modello astratto. In diversi grandi Paesi europei le coppe nazionali sono costruite secondo logiche molto più aperte rispetto a quella italiana.
Inghilterra. La FA Cup rappresenta il modello più conosciuto. Per la stagione 2026-2027 sono stati ammessi 743 club. La competizione è iniziata l’8 agosto con l’Extra Preliminary Round, seguito dal Preliminary Round e da una serie di turni attraverso i quali entrano progressivamente le categorie superiori. Possono partecipare automaticamente i club di Premier League, English Football League e dei livelli 1-5 del National League System, con ulteriori possibilità previste in determinate condizioni per il livello successivo.
Il fascino della FA Cup nasce anche da questa continuità: il piccolo club che comincia il proprio percorso ad agosto appartiene formalmente alla stessa competizione che terminerà a Wembley nel maggio successivo.
Francia. La Coupe de France presenta una forte dimensione territoriale. I primi turni vengono organizzati dalle Leghe regionali per delega della Fédération Française de Football; nella disciplina regionale esaminata i primi quattro turni sono organizzati secondo criteri territoriali e la fase regionale arriva fino al sesto turno. La FFF stabilisce poi quanti club provenienti da ciascuna Lega regionale accedono alla fase successiva della competizione nazionale.
È un modello particolarmente interessante per l’Italia perché dimostra come una competizione nazionale possa iniziare nei territori senza perdere la propria identità unitaria.
Germania. La DFB-Pokal utilizza una soluzione più selettiva. Al primo turno partecipano 64 squadre: i 36 club di Bundesliga e Zweite Bundesliga, le prime quattro della Dritte Liga, i vincitori delle 21 coppe delle federazioni regionali e federata alla Federazione Calcistica della Germania (DFB) e altri tre club provenienti dalle federazioni territoriali più grandi. Ogni federazione regionale deve essere rappresentata da almeno una squadra dilettantistica.
Qui il collegamento tra territorio e coppa nazionale non avviene attraverso centinaia di preliminari direttamente inseriti nella DFB-Pokal, ma facendo delle coppe regionali vere competizioni di qualificazione.
Spagna. Anche la Copa del Rey offre un riferimento utile. Nell’edizione 2026-2027 partecipano 116 club; una fase preliminare coinvolge venti squadre provenienti dalle categorie territoriali e la prima eliminatoria riunisce squadre di sette differenti livelli. Gli accoppiamenti tendono inoltre, per quanto possibile, a mettere i club delle categorie inferiori contro quelli delle categorie superiori.
Nessuno di questi modelli deve essere importato integralmente. Insieme dimostrano però che esistono soluzioni differenti per raggiungere lo stesso obiettivo: fare della coppa nazionale un luogo di incontro fra livelli diversi del calcio.
7. Un modello italiano: prendere il meglio dalle altre esperienze
Una nuova Coppa Italia potrebbe nascere dall’ibridazione di questi modelli.
Dall’Inghilterra possiamo prendere l’idea di una competizione aperta progressivamente alla piramide calcistica e capace di iniziare già durante l’estate.
Dalla Francia possiamo prendere la territorializzazione dei primi turni e il coinvolgimento delle articolazioni regionali.
Dalla Germania possiamo prendere il collegamento strutturale tra coppe regionali e competizione nazionale.
Dalla Spagna possiamo prendere l’attenzione agli accoppiamenti tra società di livelli differenti e la valorizzazione del fattore campo per i club minori.
Non serve moltiplicare indefinitamente il numero delle partite. Serve costruire una porta d’ingresso.
8. Una possibile architettura della nuova Coppa Italia
Il formato definitivo dovrebbe nascere dal confronto tra le componenti federali. Come base di discussione proponiamo però alcuni criteri:
- Preliminari territoriali estivi, organizzati in collaborazione con la Lega Nazionale Dilettanti e le articolazioni regionali, attraverso i quali società dilettantistiche e di Serie D possano qualificarsi alla fase successiva; le coppe regionali potrebbero costituire uno dei principali canali di accesso.
- Ingresso progressivo delle categorie, con successivo coinvolgimento di Serie C, Serie B e Serie A, evitando che le società più forti siano protette fino alle fasi decisive in misura tale da predeterminare sistematicamente il profilo del tabellone.
- Partite a eliminazione diretta, accompagnate da criteri che favoriscano, almeno nelle prime fasi, la disputa dell’incontro sul campo della società appartenente alla categoria inferiore, compatibilmente con sicurezza e idoneità degli impianti.
- Sorteggi comprensibili e trasparenti, progressivamente più aperti con l’avanzare della competizione, affinché l’incertezza dell’accoppiamento torni a costituire uno degli elementi di fascino della Coppa.
- Valorizzazione dei vivai e solidarietà economica, utilizzando la Coppa anche per incentivare la formazione dei giovani e destinando una parte delle nuove risorse prodotte dalla competizione alle realtà che alimentano la base della piramide calcistica.
Lo schema non pretende di essere un regolamento già pronto. Vuole mostrare che l’apertura della Coppa è tecnicamente concepibile senza trasformare il calendario professionistico in una sequenza ingestibile di nuove partite.
La maggior parte delle squadre dilettantistiche verrebbe infatti progressivamente eliminata durante i preliminari territoriali, mentre le società professionistiche entrerebbero nelle fasi successive.
9. Agosto può diventare il mese della Coppa
L’idea dei preliminari estivi non richiede necessariamente di inventare una nuova finestra.
La Coppa Italia attuale comincia già ad agosto. Nel 2026 il primo turno preliminare è iniziato l’8 agosto. Anche la FA Cup 2026-2027 è partita l’8 agosto con il proprio Extra Preliminary Round.
La questione diventa allora come utilizzare quella parte della stagione.
Una fase territoriale estiva potrebbe trasformare settimane oggi occupate soprattutto da preparazione e amichevoli in un primo grande racconto calcistico nazionale: piccoli stadi pieni, derby territoriali, società dilettantistiche che conquistano l’accesso ai turni superiori, comunità locali coinvolte.
Per molte realtà una partita ufficiale contro un club professionistico potrebbe rappresentare non soltanto un avvenimento sportivo, ma una fonte straordinaria di visibilità e di risorse.
10. Una Coppa anche per i vivai
L’apertura della competizione dovrebbe accompagnarsi a una seconda scelta: utilizzare la Coppa Italia come laboratorio per la valorizzazione della formazione giovanile.
Un riferimento interessante viene dalle competizioni UEFA. Nella Champions League 2026-2027 una rosa di Lista A può comprendere al massimo 25 giocatori e almeno otto posti sono riservati a calciatori formati localmente; tra questi, almeno quattro devono poter essere formati direttamente dal club, mentre gli altri possono essere stati formati presso società appartenenti alla stessa federazione. La qualifica dipende dal percorso formativo tra i 15 e i 21 anni e non dalla nazionalità del calciatore.
È una distinzione importante.
La finalità dovrebbe essere promuovere i vivai, non discriminare sulla base del passaporto. Un ragazzo cresciuto per anni nel settore giovanile di una società italiana contribuisce al sistema formativo nazionale indipendentemente dalla propria cittadinanza.
Una possibile “lista Coppa Italia” potrebbe pertanto riservare una parte dei posti ai giocatori formati localmente e una quota specifica ai calciatori cresciuti nel vivaio della società.
A questo si potrebbero aggiungere incentivi economici collegati all’effettivo utilizzo dei giovani, evitando almeno inizialmente obblighi troppo rigidi sulla formazione da schierare in campo.
La Coppa diverrebbe così non solo più aperta verso il basso, ma anche più orientata verso il futuro.
11. Redistribuire visibilità e risorse
Una competizione più larga avrebbe un significato limitato se l’inclusione delle realtà minori comportasse soltanto nuovi costi.
Il principio dovrebbe essere opposto.
La partecipazione alla Coppa deve diventare un’opportunità per le società di base. Una quota dei ricavi commerciali e audiovisivi potrebbe essere destinata alle squadre dei livelli inferiori, ai premi di partecipazione, alle trasferte e ai settori giovanili.
Anche il fattore campo ha una funzione redistributiva: portare una società di Serie A in uno stadio di provincia significa generare attenzione, pubblico, incassi e interesse economico in territori che normalmente rimangono lontani dai grandi circuiti.
Il richiamo dello Statuto FIGC alla solidarietà finanziaria tra professionismo e dilettantismo offre, da questo punto di vista, un principio particolarmente coerente con una simile impostazione.
12. Un dibattito che esiste già
La richiesta di ripensare la Coppa Italia non nasce con questa petizione.
Maurizio Sarri, oggi allenatore dell’Atalanta, criticava già nel 2015 la formula della competizione osservando che alcune società entravano in gioco quando altre avevano già disputato numerosi turni e indicando esplicitamente il modello inglese come riferimento.
Nel febbraio 2022 tornò sulla questione sostenendo che il fascino della FA Cup derivasse anche dalla possibilità per le squadre di incontrarsi attraverso un sorteggio molto più aperto e criticando una Coppa Italia costruita a suo giudizio per favorire l’arrivo delle società maggiori nelle fasi televisivamente più rilevanti.
Anche il presidente della FIGC Gabriele Gravina, nel giugno 2023, interrogato sull’ipotesi di una Coppa Italia ispirata alla FA Cup, dichiarò di essere favorevole ai cambiamenti e alla ricerca di un nuovo format capace di valorizzare maggiormente il calcio italiano. Nella stessa occasione richiamò anche la necessità di una maggiore valorizzazione dei giovani.
Nel dicembre 2025 Stefano Boldrini, sul Fatto Quotidiano, ha a sua volta proposto una riforma radicale della competizione, criticando l’attuale struttura e suggerendo un formato molto più ampio comprendente Serie A, B, C e D.
Esiste quindi già un dibattito diffuso. Questa iniziativa vuole provare a trasformarlo da una successione di opinioni e proposte giornalistiche in una domanda organizzata proveniente dal basso.
13. Dare voce anche a chi non siede negli organi federali
Il sistema federale riconosce rappresentanza formale alle società, ai calciatori, agli allenatori e agli arbitri.
Rimangono però fuori da questa architettura moltissime persone che rendono il calcio quello che è: tifosi, genitori dei ragazzi dei settori giovanili, praticanti amatoriali, volontari e comunità locali.
“La Coppa Italia è di tutti” può diventare anche un esperimento di ascolto di questo mondo.
Non per sostituire la rappresentanza statutaria con una generica democrazia dei sondaggi, ma per aggiungere alla governance federale strumenti di consultazione nei casi in cui vengono prese decisioni che riguardano l’identità complessiva del movimento.
Una competizione nazionale è uno di questi casi.
14. La richiesta: aprire un processo, non imporre una soluzione
La petizione ha quindi un obiettivo più ambizioso della semplice richiesta di modificare un tabellone.
Chiediamo alla FIGC e alla Lega Serie A di aprire formalmente una discussione sulla riforma della Coppa Italia, coinvolgendo le altre componenti federali.
Chiediamo che vengano esaminate le esperienze europee e valutata la possibilità di introdurre preliminari territoriali, accessi dalle competizioni regionali, ingresso progressivo delle categorie professionistiche, meccanismi favorevoli ai club di livello inferiore, misure per valorizzare i vivai e forme di redistribuzione economica.
Chiediamo che siano ascoltati Lega B, Lega Pro, LND, calciatori, allenatori, arbitri e settore giovanile e che vengano individuate modalità attraverso le quali possano contribuire anche tifosi e realtà del calcio di base.
Non rivendichiamo un diritto giuridico all’accoglimento della proposta.
Rivendichiamo qualcosa di più semplice: che una richiesta pubblica, argomentata, realizzabile e sostenuta da una parte significativa della comunità calcistica meriti di essere discussa e di ricevere una risposta.
Il calcio italiano ha bisogno di interrogarsi sul proprio futuro, sul rapporto con i giovani, sulla sostenibilità delle società, sulla distanza crescente tra vertice e base e sulla capacità di coinvolgere nuovamente territori e comunità.
La Coppa Italia non risolverà da sola questi problemi.
Può però diventare un luogo concreto nel quale cominciare a cambiare qualcosa.
Una competizione più aperta non toglierebbe valore alle grandi società. Aggiungerebbe valore a tutte le altre.
Più squadre significa più territori.
Più giovani significa più futuro.
Più accesso significa più partecipazione.
La Coppa Italia è di tutti. Facciamoli giocare.

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