Il rapporto tra evoluzione tecnologica e decisioni legislative rappresenta una delle sfide più complesse per lo Stato di diritto contemporaneo. In questo ambito, la Danimarca ha tracciato una via peculiare attraverso il Teknologirådet (Danish Board of Technology – DBT), un organo nato per mediare tra la complessità del sapere scientifico e la sovranità del processo democratico.
Lunedì 27 aprile i componenti del direttivo dell’associazione Più Democrazia in Trentino — Paolo Minotto, Michela Lupi, Stefano Longano e Alex Marini — hanno organizzato la conferenza stampa “Il PIAO non è un monologo: il test civico alla prova delle amministrazioni“ per illustrare e consegnare agli organi di informazione i fascicoli relativi alle osservazioni presentate nell’ambito della verifica sui Piani Integrati di Attività e Organizzazione (PIAO). L’iniziativa ha riguardato la Provincia autonoma di Trento e i Comuni di Trento, Storo e Dro, con l’obiettivo di rendere pubblici gli esiti del lavoro svolto e stimolare un confronto sul grado di apertura, trasparenza e partecipazione delle amministrazioni coinvolte.
Riconosciuta la fondatezza della richiesta sulla pubblicazione dello studio UniTrento. Segnalata al Consiglio regionale la necessità di modificare la legge sulla trasparenza
Il periodo della dichiarazione dei redditi ci pone spesso di fronte a molteplici scelte su come destinare il nostro 5 per mille. Sappiamo che le opzioni sono tante e molti di voi potrebbero aver già deciso, tuttavia, se non aveste ancora le idee chiare, vorremmo ricordarvi che la nostra associazione c’è e ha bisogno anche del vostro supporto per perseguire con successo gli ambiziosi scopi sociali.
People collaborate on citizen proposals with data-driven transparency in Trento
Abbiamo letto e analizzato l’aggiornamento del Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026–2028 del Comune di Trento con una domanda molto semplice: le osservazioni inviate da Più Democrazia in Trentino lo scorso gennaio sono state davvero ascoltate?
La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo. Qualcosa si muove, ma siamo ancora lontani da un cambio di passo strutturale.
Presentata il 4 aprile una richiesta di intervento al Difensore civico Sandro Raimondi per ottenere la pubblicazione delle informazioni ambientali sulla contaminazione della falda.
L’affluenza al referendum costituzionale di 22-23 marzo – il 59%, non lontano dal 64% delle politiche del 2024 – è stata letta con sorpresa. Una sorpresa, però, mal fondata e poco interrogata. Più che un’anomalia, è un dato che andrebbe letto anche alla luce dello strumento utilizzato. Ed è un dato che mette in discussione una diffidenza diffusa, soprattutto a sinistra: l’idea che gli strumenti di democrazia diretta siano marginali, residuali, incapaci di mobilitare davvero il corpo elettorale ed esposti a derive manipolative e plebiscitarie.
Dalla ricerca di ISPRA emerge che la partecipazione dei cittadini è decisiva per affrontare il rischio climatico. Nel nostro territorio però restano limiti nella trasparenza delle informazioni ambientali e nell’uso di strumenti digitali di coinvolgimento pubblico.
Nel marzo 2026, l’organizzazione internazionale Power for Democracies ha pubblicato il rapporto “Italy: the state of Italy’s democracy”, a cura di Cláudia Araújo (Senior Research Fellow) e Federica Marchianó (Research Assistant), offrendo un’analisi articolata e documentata dello stato della democrazia nel nostro Paese.
Il nuovo Democracy Report 2026 del V-Dem Institute ci consegna un quadro che non può lasciarci indifferenti. Non si tratta solo di numeri o classifiche: emerge una tendenza profonda che riguarda la qualità stessa delle nostre democrazie.
Si è svolta il 2 aprile scorso, presso il Consiglio provinciale di Trento, l’audizione pubblica sul disegno di legge di iniziativa popolare n. 76 in materia di educazione relazionale e di genere, sostenuto da oltre 8.500 firme.
In Trentino-Alto Adige/Südtirol esiste un problema di trasparenza ambientale che non può più essere ignorato. Da anni i comuni della nostra regione sono in ritardo nell’ottemperare agli obblighi di pubblicazione delle informazioni ambientali nella sezione “Amministrazione trasparente” dei propri siti istituzionali. Un ritardo che non è frutto di disattenzione, ma di una scelta difensiva: rifugiarsi sotto l’ombrello della legge regionale n. 10/2014, sostenendo che l’obbligo di pubblicare le “informazioni ambientali” non trovi applicazione.
Il sistema elettorale italiano continua a escludere, nei fatti, una parte significativa della popolazione dall’esercizio del diritto di voto. Tra cittadini fuori sede e persone con problemi di salute, cresce il fenomeno dell’astensionismo involontario, causato da regole rigide e ormai anacronistiche. Lo dimostrano, da un lato, il caso del consigliere regionale toscano Jacopo Melio, che ha denunciato le difficoltà di accesso al voto domiciliare in presenza di problemi di salute sopravvenuti, e dall’altro i dati della città di Trento, dove su 60.353 votanti sono stati nominati 394 rappresentanti di lista (0,65%), spesso utilizzati come soluzione surrettizia dai fuori sede per poter votare. Due evidenze che rafforzano la necessità urgente di riformare le modalità di voto, introducendo strumenti più accessibili e adeguati alla società contemporanea. Un tema già sollevato da Più Democrazia in Trentino con un appello alle istituzioni, che oggi si conferma più attuale che mai.
Prosegue il percorso della petizione sulla firma digitale per la sottoscrizione di referendum, iniziative popolari e liste elettorali: nella giornata di oggi è ufficialmente iniziato anche l’iter in sede regionale.
In attesa della chiusura definitiva dei seggi, un dato appare già evidente: in assenza di quorum, la partecipazione cresce e il confronto democratico torna finalmente a concentrarsi sul merito delle scelte. Il quorum, al contrario, incentiva l’astensione strategica, alimenta l’idea che votare sia inutile e trasforma il non voto in uno strumento politico. È un meccanismo che indebolisce la democrazia e svuota il significato della partecipazione.
Mentre in Italia il dibattito politico si è infiammato sulla riforma della magistratura, può essere utile volgere lo sguardo ai nostri vicini europei. In questi giorni la Spagna sta facendo parlare di sé anche per la postura assunta rispetto alla violazione del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele.
Decine di migliaia di cittadini esclusi dal voto non sono una statistica: sono un segnale di allarme per la qualità della nostra democrazia. A pochi giorni dal referendum costituzionale del 22-23 marzo, Più Democrazia in Trentino torna sul tema dell’astensionismo involontario, già al centro dell’analisi pubblicata il 16 marzo, con un passo ulteriore: dalla denuncia delle criticità alla proposta di soluzioni concrete.
Di fronte all’ultima tornata referendaria, ci troviamo costretti a denunciare un paradosso democratico che affligge il nostro Paese: l’astensionismo involontario. Mentre le istituzioni si interrogano pigramente sulle cause della disaffezione, la realtà ci dice che per milioni di italiani votare è diventata un’impresa logistica ed economica proibitiva.
La trasparenza non è un dettaglio tecnico, ma una condizione essenziale per il buon funzionamento della democrazia. È da questa convinzione che è nata l’inchiesta di Più Democrazia in Trentino sui costi delle consultazioni referendarie: un lavoro di analisi volto a distinguere tra dati effettivi e narrazioni propagandistiche, in un dibattito pubblico spesso caratterizzato da cifre approssimative o volutamente gonfiate.
Il 6 febbraio 2026 la Giunta della Provincia autonoma di Trento ha adottato il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026-2028, concludendo la fase di consultazione pubblica prevista nell’ambito della predisposizione del documento.