Recente raccolta firme a Trieste (Foto di Comitato “Italia per la Pace”)
È passato poco più di un anno dal deposito della petizione popolare n. 6/XVII, con la quale 1.125 cittadini hanno chiesto al Consiglio provinciale di Trento di superare le barriere che ancora impediscono di utilizzare gli strumenti digitali per sottoscrivere referendum, iniziative popolari e liste elettorali.
Non tutto ciò che una pubblica amministrazione dovrebbe fare deve necessariamente essere imposto da una legge o da un regolamento. Esistono comportamenti che dovrebbero discendere dal buon senso istituzionale, dalla trasparenza e, soprattutto, dal riconoscimento del diritto dei cittadini a partecipare alla vita pubblica. Uno di questi è molto semplice: quando nel territorio comunale è in corso una raccolta di firme per un referendum o un’iniziativa popolare, il Comune dovrebbe informarne i cittadini sul proprio sito istituzionale, indicando dove, quando e come è possibile sottoscriverla. Non significa invitare a firmare. Non significa sostenere le ragioni dei promotori. Significa semplicemente mettere tutti nelle condizioni di sapere che esiste uno strumento di partecipazione e che è possibile esercitarlo.
Il 15 settembre il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale. A conclusione dei lavori, abbiamo voluto verificare quale spazio abbiano avuto nella discussione gli strumenti di partecipazione popolare e, nello specifico, le petizioni.
Le petizioni dei cittadini sono state formalmente congiunte all’esame della nuova legge elettorale da parte del Senato (AS 1971). È un fatto positivo: riconosce, almeno sul piano procedurale, che le richieste presentate ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione devono accompagnare la discussione parlamentare sugli stessi temi.
Il Bilancio partecipato 2026 premiato per la qualità e la concretezza del coinvolgimento dei cittadini. Menzione speciale a Ossana per il progetto dedicato a Maria De Unterrichter e all’educazione civica. Nell’Archivio delle buone pratiche tutte le esperienze meritevoli della prima edizione.
Nel dibattito sulla partecipazione politica e sulla prevenzione del fenomeno dell’astensionismo, siamo spesso tentati di ricorrere a soluzioni di carattere puramente comunicativo, come le tradizionali campagne promozionali d’esortazione al voto inviate in extremis prima delle consultazioni. L’esperienza istituzionale più recente in Europa ci mostra tuttavia che la costruzione di una cittadinanza consapevole richiede un approccio radicalmente diverso: strutturale, sistemico e basato sulla conoscenza approfondita della macchina democratica.
A un mese dalla presentazione del ricorso in opposizione contro la deliberazione n. 35 del 29 luglio 2026, con la quale il Consiglio comunale di Brentonico ha respinto la proposta popolare di “Regolamento comunale per la tutela della salute e dell’ambiente nelle attività agricole”, dall’Amministrazione comunale non è ancora pervenuta alcuna comunicazione sul suo esame.
Il Democracy Report 2026 del V-Dem Institute ha lanciato un allarme preoccupante: il mondo si trova nel pieno della cosiddetta “terza ondata di autocratizzazione”, con una quota crescente della popolazione mondiale che vive in Paesi dove la qualità democratica è in regressione. Secondo il rapporto, i livelli medi di democrazia globale sono tornati a quelli registrati alla fine degli anni Settanta e anche l’Italia è stata inserita tra i Paesi monitorati per segnali di autocratizzazione nel 2025. In questo contesto di crescente sfiducia nelle istituzioni e di arretramento della partecipazione civica, il progetto europeo “EU FOR GLOBAL” rappresenta un interessante tentativo di costruire percorsi democratici dal basso, rimettendo i cittadini al centro del processo decisionale.
L’analisi annuale della Commissione Europea sullo Stato di diritto in Italia per il 2026 conferma una tendenza preoccupante: le criticità restano croniche e le soluzioni, pur se costantemente annunciate, rimangono ferme sulla linea dell’orizzonte. Forse, in ambiti come giustizia e informazione, il rischio di riforme peggiorative rende lo status quo quasi preferibile.
In questi giorni, sui social, è emersa una diffusa simpatia nei confronti del raduno neonazista di Pietramurata, accompagnata in molti casi da un’ostinata indifferenza. Un fenomeno che non può lasciare indifferente la rappresentanza politica e che dovrebbe spingere a interrogarsi anche sul progressivo calo di fiducia nelle istituzioni e sulla necessità di ricostruire una cultura democratica condivisa.
L’intervento del sindaco di Baselga di Piné Alessandro Santuari sulle professioni degli amministratori locali merita attenzione. Ha ragione su un punto fondamentale: amministrare un comune, soprattutto in un contesto normativo complesso e ricco di opportunità (e vincoli) europei, richiede professionalità, concretezza e capacità di affrontare problemi tecnici. Un background nel mondo produttivo o professionale – edilizia, turismo, agricoltura, industria o finanza – può portare esperienza diretta e realismo. Chi guida un’azienda o esercita una libera professione spesso sacrifica tempo e prospettive personali. Negarlo sarebbe ideologico e miope.
A Calceranica al Lago la situazione istituzionale continua a destare preoccupazione. A settimane di distanza, restano ancora senza risposta iniziative e richieste volte a garantire ai cittadini il pieno esercizio dei propri diritti politici e referendari.
Quanto sta accadendo in questi giorni in alcuni comuni trentini è, a nostro avviso, la dimostrazione chiara dello stato precario della democrazia nelle nostre istituzioni.
Il 27 luglio i consiglieri provinciali Alessio Manica e Lucia Coppola hanno depositato un’interrogazione (1925/XVII), nata da una sollecitazione dell’associazione Più Democrazia in Trentino, per chiedere alla Giunta provinciale di fare chiarezza sulla dismissione dell’applicazione “Partecipazione democratica cittadini” e sulle strategie che la Provincia intende adottare per accompagnare i processi decisionali e le consultazioni pubbliche attraverso strumenti digitali.
Il percorso avviato da Più Democrazia in Trentino per sollecitare l’adozione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) nel Comune di Dro registra un nuovo passaggio che rende necessario fare chiarezza sul seguito degli impegni assunti dall’Amministrazione lo scorso giugno.
La democrazia, quella reale e non meramente declamata, trova il suo banco di prova più severo nei laboratori locali: i nostri Comuni. È qui, dove la distanza tra decisore e cittadino dovrebbe essere minima, che si gioca la tenuta dello Stato di diritto. Purtroppo, la vicenda che vede protagonista il Comune di Calceranica al Lago conferma, ancora una volta, quanto la partecipazione popolare sia spesso percepita dalle amministrazioni non come un pilastro costituzionale, ma come un fastidioso orpello procedurale.