La decisione di mantenere le lezioni anche il sabato ha suscitato nell’estate 2026 un dibattito pubblico dai toni anche accesi. Più Democrazia in Trentino ha chiesto i verbali per ricostruire come si è formata quella scelta, al di là delle posizioni favorevoli o contrarie.
Nel dibattito sulla partecipazione politica e sulla prevenzione del fenomeno dell’astensionismo, siamo spesso tentati di ricorrere a soluzioni di carattere puramente comunicativo, come le tradizionali campagne promozionali d’esortazione al voto inviate in extremis prima delle consultazioni. L’esperienza istituzionale più recente in Europa ci mostra tuttavia che la costruzione di una cittadinanza consapevole richiede un approccio radicalmente diverso: strutturale, sistemico e basato sulla conoscenza approfondita della macchina democratica.
Il Democracy Report 2026 del V-Dem Institute ha lanciato un allarme preoccupante: il mondo si trova nel pieno della cosiddetta “terza ondata di autocratizzazione”, con una quota crescente della popolazione mondiale che vive in Paesi dove la qualità democratica è in regressione. Secondo il rapporto, i livelli medi di democrazia globale sono tornati a quelli registrati alla fine degli anni Settanta e anche l’Italia è stata inserita tra i Paesi monitorati per segnali di autocratizzazione nel 2025. In questo contesto di crescente sfiducia nelle istituzioni e di arretramento della partecipazione civica, il progetto europeo “EU FOR GLOBAL” rappresenta un interessante tentativo di costruire percorsi democratici dal basso, rimettendo i cittadini al centro del processo decisionale.
In questi giorni, sui social, è emersa una diffusa simpatia nei confronti del raduno neonazista di Pietramurata, accompagnata in molti casi da un’ostinata indifferenza. Un fenomeno che non può lasciare indifferente la rappresentanza politica e che dovrebbe spingere a interrogarsi anche sul progressivo calo di fiducia nelle istituzioni e sulla necessità di ricostruire una cultura democratica condivisa.
Leggendo le parole del presidente della Consulta provinciale dei genitori Maurizio Freschi sulla vicenda della settimana corta al Liceo Galilei, mi sono soffermata soprattutto su un passaggio: quello secondo cui la scuola educa alla democrazia anche attraverso i propri comportamenti, le proprie procedure e gli strumenti di partecipazione che mette in campo. È un principio che condivido. Proprio per questo, però, credo sia necessario fare qualche riflessione, senza mettere in discussione l’autonomia del Consiglio d’istituto né il suo diritto a decidere secondo le proprie competenze.
Accogliamo con soddisfazione l’interrogazione parlamentare 4-08596 presentata dall’onorevole Enrico Cappelletti. Non perché il Parlamento debba sostituirsi alla Provincia autonoma di Trento nelle proprie competenze, ma perché la vicenda della scuola dell’infanzia ha ormai assunto un significato che va ben oltre il merito della controversia. È diventata il simbolo di un problema democratico: l’incapacità delle istituzioni di elaborare il conflitto sociale e di dare risposte adeguate quando la partecipazione dei cittadini si esprime nelle forme previste dalla legge (credits immagine Montecitorio – Vlad Lesnov).
Il dibattito di queste settimane sulla scuola dell’infanzia e sull’apertura del mese di luglio rischia di fermarsi alla superficie del problema. Si discute di turni, di orari, di organizzazione del servizio, mentre la vera questione è un’altra: il fallimento delle procedure democratiche nel raccogliere, elaborare e ricomporre un conflitto sociale.
Siamo lieti di ospitare sul nostro sito Luca Jaupi, che ha recentemente ricevuto una menzione d’onore nella seconda edizione del premio “Vince la democrazia“. (immagine di copertina: Museo Storico Nazionale di Tirana, particolare dal mosaico della facciata – foto di Dritan Mardodaj)
In occasione della Festa della Repubblica, l’associazione Più Democrazia in Trentino interviene con una riflessione sul valore della partecipazione democratica, legando la ricorrenza del 2 Giugno alla necessità di riscoprire il pensiero di Piero Gobetti nel centenario della sua scomparsa.
L’abbonamento estivo a 20 euro per autobus e trasporto pubblico viene presentato come una misura moderna, sostenibile e vicina ai cittadini. In un territorio come il Trentino, che ogni anno si racconta come esempio di eccellenza e alta qualità della vita, iniziative di questo tipo hanno un forte impatto comunicativo. Ma la domanda vera è un’altra: chi può davvero usare questi servizi? Perché esiste una parte di cittadini che, pur pagando le tasse come tutti gli altri, non ha la stessa libertà di movimento, la stessa autonomia e la stessa dignità.
In riferimento alla lettera pubblicata su Il T Quotidiano il 6 maggio scorso, dal titolo “Scuola e democrazia rappresentativa”, del vicepresidente del Consiglio del Sistema Educativo, alcune considerazioni appaiono necessarie. Il testo si apre richiamando l’importanza del confronto, ma subito dopo lo si restringe così tanto che, di fatto, quel confronto diventa quasi solo formale. Sembra più una difesa delle regole che una reale disponibilità ad ascoltare.
Si è svolta il 2 aprile scorso, presso il Consiglio provinciale di Trento, l’audizione pubblica sul disegno di legge di iniziativa popolare n. 76 in materia di educazione relazionale e di genere, sostenuto da oltre 8.500 firme.
Il 3 aprile 2025 rappresenta una data importante per la democrazia provinciale. Per la prima volta nella storia del Consiglio della Provincia autonoma di Trento si è svolta un’audizione pubblica dedicata a un disegno di legge di iniziativa popolare. L’introduzione di questo istituto, previsto dalla riforma della legge provinciale sui referendum del 2019, nasce per garantire ai cittadini promotori un momento ufficiale in cui illustrare pubblicamente la propria proposta.
Nelle settimane scorse abbiamo pubblicato un’analisi delle nuove Linee Guida sulla Democrazia adottate dalla Confederazione Svizzera. La lettura di un documento così strategico, che nasce dalla consapevolezza di una “regressione democratica globale” e di una crescente sfiducia nelle istituzioni, ci ha profondamente colpito. Vedere uno Stato che, in risposta a queste sfide, non solo riafferma la democrazia come priorità, ma definisce un piano d’azione concreto per rafforzarne la resilienza, è una grande fonte di ispirazione.
Quando si propone di adottare in Trentino strumenti di democrazia diretta o forme di autonomia ispirate al modello svizzero, l’obiezione più frequente è: “Non abbiamo la cultura politica svizzera”.
L’associazione Più Democrazia in Trentino ha voluto cogliere l’occasione dell’iter del disegno di legge di iniziativa popolare n. 41/XVII per approfondire le garanzie e le prerogative riconosciute ai promotori nel corso della trattazione di un’iniziativa legislativa popolare. L’obiettivo è stato duplice: contribuire a una prassi più chiara e consolidata e rafforzare la tutela dei diritti di partecipazione sanciti dall’art. 47 dello Statuto di autonomia e dalla legge provinciale su referendum ed iniziativa popolare 3/2003.
Siamo felici di segnalare ai nostri soci e sostenitori l’uscita di “Parole di cittadinanza”, il nuovo libro di Francesco Pugliese, già autore della tesi sul referendum contro i pesticidi di Malles.
Nel dibattito sulla qualità della democrazia, spesso si denuncia la crescente disaffezione dei cittadini verso le istituzioni e la politica. Tuttavia, esperienze come quella vissuta recentemente in Consiglio provinciale dimostrano che strumenti efficaci di partecipazione esistono e possono essere utilizzati con successo. È il caso dell’audizione pubblica sul disegno di legge di iniziativa popolare promosso dalle maestre della scuola dell’infanzia per contrastare l’apertura coatta delle scuole nel mese di luglio, introdotta nel 2020. Un evento che non solo ha segnato un precedente, ma ha anche offerto una lezione di dignità umana e professionale che nessuna cronaca può trasmettere pienamente senza l’ascolto diretto delle protagoniste.