Consulta Statuto Regionale. La memoria della Scuola di Preparazione Sociale

AUDIZIONE CONSULTA STATUTO REGIONALE
SCUOLA DI PREPARAZIONE SOCIALE

STATUTO = LABORATORIO DI INNOVAZIONE

* memoria depositata in occasione dell’audizione del 17 luglio 2017 (video min 3h23′)
** presentata da Valentina Gonzales e Lucia Fronza Crepaz
(Coordinamento progetti cittadinanza attiva & innovazione sociale)

Presentazione della scuola

Siamo una realtà associativa, fondata 60 anni fa da don Demarchi. Ci occupiamo di formazione all’impegno politico per i cittadini, con particolare interesse per i giovani e le donne scarsamente rappresentati entrambi nella vita democratica. Offriamo inoltre agli amministratori,di posizioni politiche e livelli diversi, occasioni e luoghi di confronto alla ricerca di risposte all’altezza della sfida odierna.

In particolare l’argomento che in questi anni abbiamo posto al centro della nostra attenzione è quello della partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

Nel merito

Data la scarsità di tempo che avete concesso alle associazioni, abbiamo fatto la scelta di concentrarci su un unico messaggio: alcune considerazioni sulla interessante decisione di dedicare una sessione intera del Documento preliminare per la Riforma dello Statuto, la settima, al ruolo attivo dei cittadini.Buona l’ideatra il resto di associarla al BUON GOVERNO: “Democrazia diretta, partecipazione dei cittadini e buona amministrazione”.

Una prima precisazione: il nostro concentrarci sulla partecipazione – ed è una precisazione che non si fa mai abbastanza di fronte a degli amministratori eletti – non è dato da un desiderio di scardinare il sistema rappresentativo. Esso ha avutol’innegabile e ancora attuale vantaggio di coinvolgere in un suffragio universale tutti i cittadini senza distinzione di censo, di genere e di cultura politica.L’aver scelto la priorità “partecipazione” nasce dalla constatazione che oggi occorre rimettersi in cammino: la società, uno dei due poli della delega democratica è così mutata da rendere necessario una riflessione anche sull’altro polo, quello rappresentativo. La democrazia regge se sa evolversi.

Seconda precisazione: Se in passato gli astensionisti erano i marginali provenienti dalle classi sociali svantaggiate, oggi c’è una parte sempre più consistente di astensionismo determinata proprio dai cittadini più informati, più critici, non più coinvolti dalle appartenenze del passato, che decidono di non votare, perché non riconoscononelle istituzioni risposte alle proprie aspettative.

Sono persone che sempre più accompagnano alla sfiducia il risentimento, ma non possiamo perderle, esse rappresentano quelli che da sempre sono stati il nerbo della costruzione democratica.Si è venuto a creare un rapporto con i cittadini che assomiglia più ad un rapporto economico, più da clienti, in un campo che dovrebbe essere deputato alla convivenza sociale e alla coesione civica. Lo schema nei rapporti con la Provincia rischia spesso quello di degenerare in una delega assoluta: un rapporto con uncentro di potere che distribuisce favori. Questo schema tende a ripetersicon i cittadini, singoli, associati, ma anche con le istituzioni di un livello sussidiariamente più vicino al cittadino, come i comuni.

Proseguendo con le metafore, i cittadini sono invecepiù assimilabili al ruolo del soci, la loro partecipazione non passa solo dall’iscrizione alle liste elettorali: il socio è parte della societàcon la stessa responsabilità degli amministratori, con gli stessi diritti e doveri, partecipando ai rischi e agli utili. Cittadino allora è una parola con un significato in evoluzione, che va accompagnato con responsabilità. Direbbe Dalh, è ora della terza rivoluzione democratica: se il cambiamento è necessario – ed or non ci sono dubbi, pena la perdita di senso delle procedure democratiche – non è accompagnata, il cambiamento avviene lo stesso, ma diventa una marea difficilmente controllabile.

E veniamo alla proposta:

Attenzione a distinguere tra democrazia deliberativa e democrazia diretta

Dopo la sconfitta del referendum costituzionale, i tempi meno frenetici, approfittiamo e comunque vada questo processo non molliamo la presa. Siamo qui a cambiare uno statuto perraccogliere e accompagnare il cambiamento avvenuto nel nostro Trentino. Esso non può essere affidato alle sole leadership, occorre costruire per questo fine, i tempi non sono facili, ma sono maturi, una costruzione istituzionale che incentivi e accolga la comunità per consolidare la base politica del cambiamento: luoghi per cittadini vivi e vivaci che usano il metodo dialogico con il loro territorio, tra loro e con i loro rappresentanti.

Nel titolo si nomina la democrazia diretta, procedura necessaria per dare spazio ad un intervento diretto, per una capacità rappresentativa immediata che certamente in molto casi è necessaria. Ma vorremmo qui enfatizzare l’altro grande capitolo della corresponsabilità dei cittadini al governo del proprio territorio: la democrazia deliberativa. Per es. la Giuria dei cittadini, Open spacetecnology, débat public…

Se ne accenna nel Paragrafo 4.

4. Partecipazione dei cittadini e democrazia associativa

Con specifico riferimento alla partecipazione popolare, gli istituti già esistenti potrebbero essere integrati con un richiamo diretto, oltre che di istituti quale l’istruttoria pubblica, alla valorizzazione delle forme di democrazia associativa che hanno caratterizzato e che caratterizzano il territorio regionale (forme di autogoverno locale come usi civici, pro loco, associazioni e forme cooperative), da sviluppare anche in forme nuove.

ma a nostro parere risulta una scelta troppo secondaria. Non vogliamo che la sottolineatura della Democrazia Deliberativa sia fatta a scapito della Democrazia Diretta, ma che le si dia il giusto posto anche per la sua caratteristica di non essere una alternativa secca al principio di rappresentanza

La deliberazione – intesa in senso anglosassone – è prima di tutto la pratica di una società che stimola e condiziona le istituzioni politiche a non accontentarsi della negoziazione per smussare i contrasti, chiedendo di elevare il livello di informazione e di competenza degli attori coinvolti. Se attuata, una democrazia deliberativa porta ad una qualità più alta, orientando al bene comune l’accordo politico che sta alla base dell’ideale democratico. Non stiamo parlando di sogni, ma di pratiche che in Toscana e in Emilia Romagna (e non parliamo dell’Europa, degli USA) sono nella norma legislativa da anni. Esse hanno reso i rappresentanti dell’amministrazione locale più atti a prendere decisioni accettabili e alla fine incontestabili, perché sottoposte prima ad una libera discussione, secondo regole precise: una questione, un tempo, un luogo.

Tra il resto queste metodologie sono capaci di avere come soggetto decidente uno spaccato vero della popolazione interessata alla decisione che si vuole prendere, è possibile lavorare con percentuali rappresentative, soprattutto per quanto riguarda donne e giovani, in quanto corrispondenti alla realtà sociale dell’elettorato. Un altro vantaggio è quello finalmente di coinvolgere in processi democratici (cioè nella gestione di diritti e doveri) anche gli abitanti di un territorio che non hanno ancora riconosciuta la loro cittadinanza, nella decisione e quindi più facilmente anche nelle conseguenze della decisione. Questo è il primo indispensabile passo per fare di questi soggetti democratici attori visibili, consapevoli e adeguatamente riconosciuti per la loro produttività economica.

Per prepararci abbiamo ascoltato le audizioni che ci hanno preceduto ed è rimasta impressa la battuta del Consigliere Viola sulla questione dell’acqua e del cavallo che non beve… e se fosse che il problema non è l’acqua che non è stata bevuta, ma le condizioni in cui abbiamo messo il cavallo? Sta a chi scrive la legge (o lo Statuto) fare i passi necessari per permettere la partecipazione. Se i cittadini capiscono che il loro coinvolgimento è davvero funzionale alla presa delle decisioni, che c’è di mezzo del potere condiviso, i cittadini verranno…

Esempi virtuosi e confortanti in questo campo sono alla portata di tutti.

Qui il pensiero corre alla magra figura fatta dal consiglio provinciale di fronte ai disegni di legge di iniziativa popolare. Non si è avuto il coraggio di andare fino in fondo, tra il resto lasciando la parola al solo governo provinciale, mentre la iniziativa era affidata al consiglio che doveva coraggiosamente discuterne e scegliere. Recuperiamo qui, nella stesura dello statuto, il tempo perduto.

Due altre annotazioni veloci:

la Regione istituto fondamentale per affrontare e anticipare l’Europa di domani, la sola che reggerà le spinte disgregatrici: quella dell’Europa delle regioni. Come? Giocando con i nostri fratelli del Sud Tirol di attacco. Mettiamo le basi per una istituzione al servizio dei cittadini, una sorta di luogo della partecipazione e dei diritti, spingendo altre regioni a raggiungerci, non salvaguardando una isolata specialità che non viene purtroppo più capita. Perché non introdurre delle clausole per mettersi in rete con altre regioni del territorio nazionale o regioni trans-frontaliere. Tra il resto dal punto di vista sociale ed economico il territorio regionale sembra essere più consono alle sfide della globalizzazione, molto più dei due territori provinciali che rischiano la solitudine e l’inconsistenza…

Il Preambolo sì al preambolo se diventa il luogo non del “cosa”, ma del “come” cioè il luogo delle idee. Qualcuno afferma che dopo l’ottocento che – con le sue ombre e le sue luci – è stato il secolo della libertà e il novecento che – con le sue ombre e le sue luci – è stato il secolo dell’uguaglianza, questo sia finalmente il secolo dove si potrebbe sperimentare la fraternità. Probabilmente l’unica categoria politica che regga incrementandola una convivenza pacifica tra diversi. In fondo la Regione Trentino Alto Adige Sud Tirol, con le sue ombre e le sue luci lo ha già sperimentato… scriviamolo.

La convivenza pacifica che appare impossibile per chi sceglie violenza o ghettizzazione, [quanta storia ce la racconta] pare diventi possibile a chi fa della fraternità, la categoria politica di riferimento…

ELENCOSTRUMENTI DI PARTECIPAZIONE NON DECIDENTI

Definizione

vari strumenti di partecipazione diretta dei cittadini alla politica amministrativa (comunale, provinciale o regionale)in forma deliberativa, in aggiunta e quale integrazione dei diritti referendari di democrazia diretta.

  • Le istanze

  • Petizioni

  • Petizioni per via informatica

  • Petizioni al Consiglio provinciale [regionale]

  • Assemblee civiche

  • Assemblea “la parola ai cittadini”

  • Consiglio comunale aperto

  • Istruttoria pubblica

  • Dibattito pubblico

  • Consiglio civico e parere civico

  • Il bilancio partecipativo

  • Giornata della democrazia

Elenco tratto da

Michelotto P., Benedikter T. Diritti di partecipazione dei cittadini nei Comuni.

Schema degli strumenti di democrazia diretta e partecipazione dei cittadini da inserire negli statuti comunali. Dossier POLITiS 5/2015, POLITiS edizioni.

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