I consigli comunali di Trento e Rovereto rifiutano di adeguarsi agli standard europei di democrazia

image_galleryLa prima cosa che si legge di un articolo è il titolo, e i giornali lo sanno bene. Siamo così abituati a vedere titoli eclatanti che poi non corrispondono al contenuto. In questo caso in realtà avviene forse il contrario. Si potrebbe dire che non solo si rifiutano di adeguarsi, ma probabilmente li ignorano completamente. Recentemente, il 5 Dicembre 2012 per Trento e il 15 Gennaio 2013 per Rovereto, i consigli comunali delle due maggiori città della nostra provincia hanno avuto l’opportunità, su sollecitazione dei cittadini, di abolire i quorum per i referendum municipali.

La cancellazione del quorum non era l’unica cosa richiesta, ma certamente è stata quella più appariscente, e anche quella più discussa. Purtroppo le resistenze sono state fortissime, e l’obiettivo di cancellare il quorum di partecipazione ai referendum è per ora fallito. Particolare resistenza è stata posta dal partito di maggioranza relativa in consiglio e che esprime i sindaci di entrambe le città: il partito democratico. Che evidentemente troppo democratico non è. Vediamo infatti cosa dichiara Gianni Buquicchio, presidente della Commissione di Venezia, in una audizione presso la III Commissione Permanente (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei Deputati, riguardante problemi di tenuta democratica in Ungheria e Romania, nel primo caso per modifiche alla Costituzione, nel secondo lo scontro istituzionale tra Governo e Capo dello Stato che ha portato al secondo referendum per la revoca del mandato di quest’ultimo:

Noi, come Commissione di Venezia, siamo contrari ai quorum di partecipazione per i referendum perché, in assenza di quorum, c’è più democrazia.

A questo punto molti di voi diranno, ma chi è Gianni Buquicchio, e soprattutto, chi è questa Commissione di Venezia? E chi pensano di essere per dare lezioni di democrazia? Cosa sia la Commissione di Venezia e quale sia la sua storia lo spiega molto bene Gianni Buquicchio stesso all’inizio della audizione in commissione parlamentare, ma in breve si definisce “la fabbrica del diritto costituzionale”. Risulta certamente una definizione altisonante, ma è sicuramente ben meritata.

Sala del Palazzo Ducale di Venezia dove si riunisce la Commissione di Venezia

Sul sito della Commissione di Venezia possiamo trovare questa descrizione:

Istituita nel 1990, la Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, meglio nota come Commissione di Venezia, è un organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali.

La Commissione di Venezia è composta da esperti di diritto costituzionale e internazionale, giudici di corti supreme o costituzionali e membri di parlamenti nazionali. La Commissione svolge un ruolo importante nella difesa del patrimonio costituzionale europeo e si è progressivamente evoluta sino a diventare un’istanza di riflessione giuridica indipendente, internazionalmente riconosciuta.

La Commissione è stata particolarmente attiva nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, assistendoli nella redazione di costituzioni nuove e di leggi sui tribunali costituzionali, di codici elettorali, di leggi sulle minoranze e di altre disposizioni riguardanti le istituzioni democratiche.

La Commissione non impone leggi, ma sottolinea le eventuali imprecisioni, i possibili rischi o incompatibilità con le norme del patrimonio costituzionale europeo. Spetta poi al paese trarre le proprie conclusioni e trovare la soluzione appropriata.

La Commissione di Venezia estende il suo campo di attività oltre le frontiere del continente europeo. Comprende, in totale, 57 membri. Gli Stati che godono di uno statuto di osservatore presso la Commissione di Venezia sono: Argentina, Canada, Santa Sede, Giappone, Kazakstan, Messico, Stati Uniti e Uruguay.

Il Sudafrica ha uno speciale statuto di cooperazione che equivale a quello di osservatore, ottenuto in seguito all’accordo del 1996 in materia di democrazia e diritto costituzionale.

Come vedete questa Commissione, emanazione del Consiglio d’Europa, è composta da insigni costituzionalisti provenienti da tutti gli stati europei democratici, ed ha una reputazione tale che altri paesi nel mondo hanno chiesto di poterne far parte almeno come osservatori.
Vale la pena di far notare che l’istituzione di questa commissione è stata voluta dall’Italia ed è tuttora presieduta da un italiano.
Inizialmente il grosso del lavoro della Commissione di Venezia è stato assistere nella redazione di nuove costituzioni, o nell’emendamento delle esistenti, i paesi dell’Est Europa dopo la caduta del muto di Berlino e seguire la loro transizione verso la democrazia e l’ingresso nell’Unione Europea.
Ma la Commissione assiste tutti i paesi che ne facciano richiesta dando pareri sulle proposte di revisione costituzionale. Recentemente per esempio lo ha fatto per le modifiche della Costituzione del Belgio.
Vista la loro importanza nel processo democratico, la Commissione ha emesso due Codici di Buone Pratiche. Il primo relativo ai procedimenti elettorali, il secondo ai procedimenti referendari. Le buone pratiche sono il distillato del meglio che la cultura costituzionale europea ha prodotto. Alla luce di queste pratiche vengono analizzati gli strumenti normativi dei vari paesi sui quali la Commissione viene chiamata ad esprimersi.
Per chi è interessato al diritto costituzionale sono certamente documenti la cui lettura è di estremo interesse. Così come per altro molti studi fatti da questa commissione.
Però vediamo cosa dice il CODE DE BONNE CONDUITE EN MATIERE  REFERENDAIRE (la lingua di estensione originale è il francese, ma è disponibile anche la traduzione in inglese) adottato dal Consiglio per le elezioni democratiche nella sua 19sima riunione (Venezia, 16 Dicembre 2006) e dalla Commissione di Venezia nella sua 70esima sessione plenaria  (Venezia, 16-17 Marzo 2007).

Quorum Sont déconseillés : a. Le quorum (taux minimal) de participation, car il assimile les abstentionnistes aux partisans du non ; b. Le quorum d’approbation (acceptation par un pourcentage minimal des électeurs inscrits), car il risque de créer une situation politique difficile si le projet est adopté par une majorité simple inférieure au quorum exigé.

La traduzione è la seguente:

Quorum

Sono sconsigliati:

a. Il quorum di partecipazione (percentuale minima di aventi diritto al voto) perché assimila gli astensionisti a coloro che parteggiano per il no.

b. Il quorum di approvazione (percentuale minima di si tra gli aventi diritto al voto) perché rischia di creare una situazione politica difficile se la proposta è approvata con una maggioranza semplice inferiore al quorum richiesto.

E qui torniamo al titolo. I Consigli Comunali delle due maggiori città del Trentino hanno avuto modo di adeguare le proprie leggi di autogoverno alle migliori pratiche europee. E hanno fallito. Rifiutandosi appunto di seguire le indicazioni che vengono da un così qualificato forum, che rappresenta il meglio del diritto costituzionale del nostro continente.
La cosa è ancora più sconfortante se teniamo conto che in entrambi i consigli sono presenti vari avvocati. Ovviamente non è necessario che condividano le conclusioni della Commissione di Venezia, ma almeno mostrare di conoscerle a me sembrerebbe indispensabile. Sono questioni da Diritto Costituzionale I.
Credo anche sia un ulteriore caso in cui il mito per cui i rappresentanti politici siano più preparati dei cittadini si dimostra basato sul nulla.
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5 thoughts on “I consigli comunali di Trento e Rovereto rifiutano di adeguarsi agli standard europei di democrazia

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