Corruzione percepita e qualità della democrazia: cosa emerge dal CPI 2025 di Transparency International

Il 10 febbraio 2026 Transparency International ha presentato a Roma l’edizione 2025 del Corruption Perceptions Index (CPI), l’indice globale che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico attraverso analisi e sondaggi rivolti a esperti e operatori economici.

L’evento, organizzato da Transparency International Italia, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, studiosi ed esperti del settore, tra cui il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Giuseppe Busia e il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.

Il CPI classifica 182 Paesi e territori su una scala da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello), offrendo uno degli indicatori più utilizzati a livello internazionale per valutare la qualità delle istituzioni pubbliche.

Di seguito una sintesi dei principali elementi emersi dalla presentazione.

I risultati del CPI 2025: l’Italia nel contesto globale

Nel CPI 2025 l’Italia ottiene 53 punti su 100, collocandosi al 52° posto su 182 Paesi. Il dato segna un leggero peggioramento rispetto al 2024, quando il punteggio era 54, e conferma un’inversione di tendenza dopo il miglioramento registrato tra il 2012 e il 2020.

Nel contesto europeo l’Italia occupa il 19° posto, con un punteggio inferiore alla media dell’Unione europea (62).

A livello globale emerge una tendenza preoccupante: la media mondiale è pari a 42 punti, il livello più basso dell’ultimo decennio. La corruzione percepita non riguarda solo Paesi con istituzioni fragili, ma interessa sempre più anche democrazie consolidate.

Tra i Paesi con le migliori performance figurano Danimarca, Finlandia e Singapore, mentre oltre due terzi degli Stati nel mondo restano sotto la soglia dei 50 punti.

Criticità normative e istituzionali in Italia

Durante la conferenza è stata espressa preoccupazione per alcune recenti evoluzioni normative che rischiano di indebolire il sistema italiano di prevenzione della corruzione.

Tra le questioni più discusse:
– abrogazione del reato di abuso d’ufficio, ritenuta da diversi osservatori un possibile fattore di indebolimento dei presidi di legalità;
– assenza di una disciplina organica sul lobbying;
– mancanza di una regolamentazione efficace sul conflitto di interessi;
– sospensione del registro dei titolari effettivi, strumento importante per la trasparenza economica.

Il presidente dell’ANAC Giuseppe Busia ha sottolineato come trasparenza e digitalizzazione non debbano essere percepite come un peso burocratico, ma come strumenti capaci di migliorare l’efficienza amministrativa e favorire la partecipazione civica. In particolare è stata ricordata l’importanza della digitalizzazione dell’intero ciclo degli appalti pubblici.

Corruzione e criminalità organizzata

Nel suo intervento, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha richiamato l’attenzione sul legame strutturale tra corruzione e criminalità organizzata.

Secondo Melillo le organizzazioni mafiose utilizzano sempre più spesso la corruzione come strumento di penetrazione nei mercati e per controllare appalti, subappalti e filiere economiche evitando l’uso diretto della violenza. Ha inoltre affermato che il fenomeno corruttivo è strettamente connesso a frodi fiscali, riciclaggio e traffici illeciti internazionali arrivando a concludere che un indebolimento delle politiche anticorruzione rischia quindi di avere effetti diretti anche sulla capacità dello Stato di contrastare la criminalità organizzata.

Dimensione europea e internazionale

Durante l’evento è stata richiamata anche la dimensione europea della lotta alla corruzione.

Tra gli elementi più rilevanti è stato evidenziato l’avanzamento della nuova direttiva europea anticorruzione, che punta ad armonizzare le normative penali degli Stati membri e a fissare standard minimi comuni. Ciò consentirebbe di rafforzare la cooperazione internazionale per contrastare fenomeni che oggi hanno una dimensione transnazionale.

La professoressa Alessia Melcangi ha inoltre evidenziato come in alcuni contesti geopolitici fragili la corruzione possa trasformarsi in un vero e proprio “meccanismo di governo”, capace di garantire stabilità nel breve periodo ma destinato a minare la tenuta delle istituzioni nel lungo termine.

Il ruolo del settore privato e dell’integrità economica

Il presidente di Transparency International Italia Michele Calleri ha sottolineato l’importanza di superare una logica puramente formale di compliance normativa. Secondo questa prospettiva, imprese e organizzazioni dovrebbero orientarsi verso una cultura dell’integrità, in cui la prevenzione della corruzione diventi parte integrante delle strategie aziendali e delle filiere produttive.

In questo ambito iniziative come il Business Integrity Forum promuovono strumenti di collaborazione tra settore pubblico e privato per rafforzare la trasparenza e ridurre i rischi reputazionali.

Conclusioni: corruzione, trasparenza e partecipazione democratica

Dalla presentazione del CPI emerge un messaggio chiaro: la lotta alla corruzione non è solo una questione giudiziaria o amministrativa, ma un tema centrale per la qualità della democrazia.

I livelli di corruzione percepita incidono direttamente su diversi aspetti della vita pubblica: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, l’efficienza e l’equità della spesa pubblica e la concorrenza economica. A tal riguardo è essenziale rafforzare gli strumenti a disposizione della società civile per esercitare un controllo effettivo sull’operato dei decisori pubblici.

Per questo motivo le politiche anticorruzione non possono limitarsi agli strumenti repressivi o ai controlli burocratici. Trasparenza, accesso alle informazioni e partecipazione civica sono elementi essenziali per prevenire fenomeni corruttivi e rafforzare la responsabilità delle istituzioni.

È proprio in questa direzione che si inseriscono molte delle iniziative promosse da Più Democrazia in Trentino nei confronti dell’amministrazione provinciale e degli enti locali: dal sostegno agli strumenti di partecipazione popolare, alla promozione dell’accesso ai dati pubblici, fino alle iniziative per rafforzare i meccanismi di controllo civico sulle decisioni degli amministratori.

In una democrazia matura, infatti, la prevenzione della corruzione passa anche dalla possibilità per i cittadini di informarsi, partecipare e intervenire nella programmazione delle attività e nei processi decisionali. Referendum, iniziative popolari, consultazioni pubbliche e strumenti di democrazia partecipativa non sono solo strumenti di coinvolgimento politico: rappresentano anche un presidio fondamentale di trasparenza e responsabilità pubblica.

Il messaggio che emerge dal rapporto di Transparency International è quindi particolarmente attuale: rafforzare l’integrità delle istituzioni significa rafforzare la democrazia. E questo obiettivo può essere raggiunto solo se istituzioni e cittadini condividono la responsabilità di costruire un sistema pubblico più trasparente, aperto e partecipato.

Video integrale della conferenza del 12 febbraio 2026:

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