* pubblicato su Questo Trentino nel numero di maggio 2026

C’è un dato che dovrebbe inquietare più di tutti gli altri. Non è la temperatura record del 2025, né il superamento della soglia di +1,5 °C anche in Trentino. Non è nemmeno l’aumento delle ondate di calore o la diffusione di nuove malattie. Il dato più preoccupante è un altro: sappiamo tutto, ma non cambiamo nulla.
I rapporti ci sono, eccome. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), con il quaderno “Gli strumenti partecipativi per la gestione del rischio climatico nelle aree urbane” pubblicato nel dicembre del 2025, ha messo nero su bianco un concetto semplice: per affrontare la crisi climatica non basta informare i cittadini, bisogna coinvolgerli davvero. Non è una questione di comunicazione, ma di potere. Eppure, proprio qui in Trentino, questo passaggio continua a essere ignorato.
Il rapporto dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA) sullo stato del clima nel 2025 pubblicato nel marzo di quest’anno conferma l’urgenza: temperature in aumento, eventi estremi più frequenti, impatti sanitari concreti. Una fotografia precisa, puntuale, persino allarmante. Ma incompleta. Perché manca sempre lo stesso pezzo: chi decide e come si decide. Non è un dettaglio. È il cuore del problema.
In Trentino si continua a parlare di emergenza climatica come se fosse una questione tecnica, da affidare a piani, varianti urbanistiche e studi specialistici. Tutto necessario, certo. Ma insufficiente. Perché la crisi climatica non è solo un problema ambientale: è un problema democratico. Lo dimostra, in modo quasi didascalico, quello che sta accadendo a Brentonico.
Mille cittadini firmano una petizione. Mille. Non un gruppo marginale, ma una parte significativa della comunità. Chiedono regole, trasparenza, tutela della salute e del territorio. Non bloccano, non urlano: usano gli strumenti istituzionali.
E cosa succede? Succede che la partecipazione viene elogiata a parole e svuotata nei fatti. Le decisioni vengono rinviate a procedure lunghe, le informazioni restano parziali, il confronto avviene quando ormai tutto è già deciso. È qui che si misura la distanza tra i principi e la realtà.
Da un lato, le convenzioni internazionali – da Aarhus alla Convenzione europea del paesaggio fino alla Carta europea dell’autonomia locale – affermano che i cittadini devono essere coinvolti nelle scelte che riguardano l’ambiente in cui vivono. Dall’altro, nella pratica quotidiana, la partecipazione resta confinata in spazi marginali, spesso consultivi, mai decisivi.
Il caso di Brentonico non è un’eccezione. È la regola. È il sintomo di una cultura amministrativa che fatica a riconoscere la partecipazione come una risorsa e continua a percepirla come un ostacolo. Meglio gestire tutto all’interno delle procedure tecniche, dove il margine di controllo è maggiore e il conflitto è più facilmente neutralizzabile. Ma questa impostazione oggi non regge più.
Non regge perché la crisi climatica accelera, mentre i processi decisionali restano lenti e chiusi. Non regge perché la società è sempre più consapevole e meno disposta ad accettare decisioni calate dall’alto. Non regge, soprattutto, perché senza consenso e coinvolgimento reale, anche le politiche più ambiziose rischiano di fallire.
C’è poi un elemento che rende tutto ancora più paradossale. Si moltiplicano i richiami alla sostenibilità, si investe nella comunicazione, si organizzano eventi e campagne informative. Ma quando i cittadini chiedono di partecipare davvero – di incidere, di orientare le scelte – il sistema si irrigidisce. È una contraddizione che prima o poi presenta il conto.
La verità è che la transizione ecologica, così come viene oggi immaginata, rischia di essere una trasformazione senza democrazia. E una trasformazione senza democrazia è fragile, contestata, spesso inefficace.
Brentonico ci dice proprio questo: non basta avere dati, non basta avere piani. Serve un salto di qualità nelle regole del gioco. Serve riconoscere che la partecipazione non è un passaggio formale, ma una componente strutturale delle politiche pubbliche. Serve darle tempi certi, strumenti chiari, effetti reali. Altrimenti continueremo a produrre rapporti sempre più accurati su una crisi che, nel frattempo, diventa sempre più grave.
E continueremo, soprattutto, a chiederci perché, pur sapendo tutto, non riusciamo a cambiare davvero nulla.
Alex Marini – presidente di Più Democrazia in Trentino
Il caso di Brentonico è illustrato qui.
* * *
EVENTO – Giovedì 21 maggio | ore 16:00 – 18:00
Cerimonia di conferimento del premio per tesi di laurea “Vince la democrazia”
c/o aula 223 di Palazzo Paolo Prodi
Via Tommaso Gar, Trento
su Facebook
Scopri di più da Più Democrazia in Trentino
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
