
Lunedì 27 aprile i componenti del direttivo dell’associazione Più Democrazia in Trentino — Paolo Minotto, Michela Lupi, Stefano Longano e Alex Marini — hanno organizzato la conferenza stampa “Il PIAO non è un monologo: il test civico alla prova delle amministrazioni“ per illustrare e consegnare agli organi di informazione i fascicoli relativi alle osservazioni presentate nell’ambito della verifica sui Piani Integrati di Attività e Organizzazione (PIAO). L’iniziativa ha riguardato la Provincia autonoma di Trento e i Comuni di Trento, Storo e Dro, con l’obiettivo di rendere pubblici gli esiti del lavoro svolto e stimolare un confronto sul grado di apertura, trasparenza e partecipazione delle amministrazioni coinvolte.
Logica e contenuto delle osservazioni
Le osservazioni presentate dall’associazione Più Democrazia in Trentino ai PIAO dei comuni di Dro, Storo e Trento e della Provincia autonoma di Trento nascono da un obiettivo chiaro: verificare se questi strumenti rispondano davvero alla loro funzione di integrazione, trasparenza e creazione di valore pubblico, oppure se restino, nella sostanza, adempimenti formali.
In questa prospettiva, l’associazione ha avanzato richieste puntuali volte a migliorare la qualità e la misurabilità degli obiettivi, la trasparenza e l’accessibilità dei contenuti e, soprattutto, l’effettività degli strumenti di partecipazione, anche attraverso l’uso di piattaforme digitali. Un’attenzione particolare è stata dedicata al rapporto tra partecipazione civica e prevenzione della corruzione, oltre che a specifiche politiche pubbliche in materia di ambiente, diritti delle persone con disabilità e digitalizzazione, ambiti nei quali il coinvolgimento dei cittadini rappresenta un principio fondante.
Parallelamente, l’associazione ha attivato anche strumenti di garanzia istituzionale. Le osservazioni rivolte alla Provincia autonoma di Trento sono state trasmesse anche all’ANAC per approfondire il legame tra partecipazione e anticorruzione, mentre per i casi di Dro e Storo è stato coinvolto il Difensore civico. Proprio ANAC, pur non potendo esprimere un parere formale, ha richiamato un principio molto chiaro: le amministrazioni devono strutturare e pubblicizzare adeguatamente forme di consultazione, sollecitando attivamente il contributo della società civile. Un’indicazione che rafforza la necessità di strumenti concreti, come piattaforme digitali, per raccogliere e valorizzare le proposte.
Qualità dei riscontri ricevuti
I riscontri delle amministrazioni restituiscono un quadro articolato, ma profondamente disomogeneo.
Nel caso del Comune di Storo, è emersa una iniziale difficoltà nel riconoscere pienamente il ruolo delle osservazioni civiche, in particolare rispetto alla pubblicazione delle informazioni ambientali e agli obblighi di trasparenza attiva. Questa situazione ha reso necessario l’intervento del Difensore Civico, che ha ribadito un principio fondamentale, estendendo la riflessione anche al legislatore regionale: l’attuale normativa, la legge regionale 10/2014, non garantisce i livelli minimi di trasparenza previsti nel resto del Paese.
Il Comune di Trento si distingue invece per una fase di pubblicizzazione più avanzata, avendo già nel mese di dicembre attivato e comunicato formalmente l’apertura della consultazione pubblica sul PIAO, coinvolgendo anche l’associazione. Tuttavia, sul piano sostanziale, i riscontri restano in parte ancorati a una logica formale, con una limitata disponibilità a recepire modifiche significative anche negli ambiti dove ce ne sarebbe più bisogno come in quelli delle informazioni ambientali, dei processi partecipati nella definizione delle politiche ambientali e degli strumenti della partecipazione per aumentare il controllo pubblico e prevenire la corruzione.
La Provincia autonoma di Trento ha fornito risposte tecnicamente strutturate, ma caratterizzate da un approccio fortemente burocratizzato e poco orientato a integrare i contributi civici. Di fatto, nessuna delle proposte avanzate è stata recepita nell’aggiornamento del PIAO. Particolarmente critica risulta la fase di consultazione pubblica, sia per la scarsa pubblicizzazione sia per l’assenza di strumenti adeguati di raccolta delle osservazioni. La mancanza di una piattaforma digitale, già segnalata come prioritaria dopo la dismissione del precedente portale della partecipazione, rappresenta una criticità rilevante e in contrasto con le raccomandazioni di ANAC.
Anche il Comune di Dro non ha recepito la proposta di inserire tra gli obiettivi la realizzazione dei PEBA, rendendo necessario il coinvolgimento del Difensore civico da parte di un rappresentante dell’associazione residente nel territorio.
Un elemento critico trasversale riguarda la debolezza dell’analisi del contesto esterno. Nonostante osservazioni specifiche, le amministrazioni non hanno apportato adeguamenti significativi, pur trattandosi di una componente essenziale per orientare e giustificare le scelte strategiche. In questo senso, merita di essere segnalata in positivo l’esperienza dell’Università di Trento, che ha sviluppato un’analisi più avanzata, integrando riferimenti a recenti inchieste della magistratura, come ad esempio “Romeo” e “Sciabolata”, e ai rischi connessi a grandi eventi come i Giochi olimpici.
Valutazione complessiva
L’esperienza condotta conferma che il potenziale del PIAO come strumento di innovazione amministrativa e democratica è ancora largamente inespresso.
Prevale ancora un approccio formale e difensivo, con una limitata integrazione dei contributi provenienti dalla società civile e una strutturazione insufficiente dei processi partecipativi. A questo si aggiungono carenze significative nelle analisi di contesto e, non meno importante, l’assenza di riscontri personalizzati nei casi in cui le osservazioni non vengono accolte. Questo aspetto incide direttamente sulla qualità del rapporto tra amministrazione e cittadini, perché rischia di scoraggiare la partecipazione e di svuotarla di significato.
Accanto a queste criticità, emergono tuttavia segnali che dimostrano come un’evoluzione sia possibile. Ciò che manca, oggi, è soprattutto un cambio di mentalità capace di rendere effettivo un principio fondamentale: i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione devono essere improntati alla collaborazione e alla buona fede.
Per questo, l’associazione Più Democrazia in Trentino rivolge un appello alle istituzioni, affinché il PIAO venga trasformato in un vero strumento di dialogo, dotandosi anche di strumenti digitali adeguati e valorizzando i contributi esterni. Allo stesso tempo, richiama le organizzazioni della società civile e i cittadini a continuare a esercitare un ruolo attivo, utilizzando gli spazi di partecipazione disponibili.
Il punto resta chiaro: il PIAO non può essere un monologo. Se non diventa uno spazio aperto, verificabile e orientato ai risultati, il rischio è che rimanga un esercizio di semplificazione solo formale, senza un impatto reale sulla qualità della democrazia e dell’azione amministrativa.
Segue la video registrazione integrale della conferenza stampa e la rassegna stampa con i servizi di TrentinoTV, TV33, RAI Giornale Radio e L’Adige:
Rassegna stampa:
- 27 apr 2026 – TrentinoTV – Servizio di Gabriele Buselli sui PIAO
- 27 apr 2026 – RAI Giornale Radio – Servizio di Paolo Scandale sui PIAO
- 27 apr 2026 – Tv33 – Servizio di Ambra Visentin su pfas e trasparenza ambientale a Storo
- 28 apr 2026 – Tv33 – Servizio di Marco Todarello sui PIAO
- 28 apr 2026 – L’Adige – di Fabio Peterlongo “Istituzioni poco aperte”
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