
Abbiamo letto e analizzato l’aggiornamento del Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026–2028 del Comune di Trento con una domanda molto semplice: le osservazioni inviate da Più Democrazia in Trentino lo scorso gennaio sono state davvero ascoltate?
La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo. Qualcosa si muove, ma siamo ancora lontani da un cambio di passo strutturale.
Cosa avevamo chiesto
Nel contributo inviato il 2 gennaio 2026 non ci siamo limitati a osservazioni generiche. Abbiamo provato a indicare una direzione precisa: rafforzare il legame tra partecipazione, trasparenza e prevenzione della corruzione.
In concreto, avevamo chiesto quattro cose.
La prima: smettere di considerare la partecipazione solo come un principio astratto e iniziare a misurarla davvero. Non basta che esistano petizioni, referendum o iniziative popolari: serve capire quanti cittadini li utilizzano, con quali difficoltà e soprattutto se producono effetti reali sulle decisioni.
La seconda: intervenire sulle barriere all’accesso. Oggi molte procedure sono complesse e le soglie troppo alte. Questo scoraggia anche i cittadini più motivati e finisce per svuotare di significato strumenti che, sulla carta, esistono.
La terza: fare un salto di qualità sull’e-democracy. Gli strumenti digitali possono semplificare la partecipazione, ma devono essere pensati in modo inclusivo. Per questo avevamo suggerito anche l’utilizzo di piattaforme strutturate come Decidim.
Infine, avevamo proposto uno strumento molto concreto: una relazione periodica sulla partecipazione, utile a capire cosa funziona, cosa no e dove intervenire.
Cosa abbiamo ottenuto
Nel PIAO approvato dal Comune c’è un primo elemento che va riconosciuto: il nostro contributo è stato formalmente recepito.
Più Democrazia in Trentino viene citata tra i soggetti coinvolti nella consultazione e l’amministrazione riconosce che le proposte avanzate sugli strumenti di partecipazione potranno essere valutate nei prossimi processi di revisione.
Non è un risultato banale. Significa che passa un messaggio importante: la qualità della prevenzione della corruzione dipende anche dal coinvolgimento dei cittadini.
Nel Piano emergono anche alcuni segnali interessanti. Si parla, ad esempio, di rafforzare il ruolo delle circoscrizioni trasformandole in veri luoghi di comunità, di migliorare la rendicontazione dei processi (anche urbanistici) e di sviluppare servizi digitali più accessibili.
Sono passi nella direzione giusta. Ma, da soli, non bastano.
Cosa manca ancora
È proprio entrando nel merito che emergono i limiti più evidenti.
Il primo riguarda il monitoraggio della partecipazione, che continua a mancare. Senza strumenti di valutazione, la partecipazione resta un fenomeno sporadico, spesso confinato alle fasi finali dei processi decisionali. Anche la proposta di una relazione periodica non è stata accolta. E senza dati, senza analisi, diventa difficile persino capire dove intervenire.
Questa criticità non è solo una percezione. È confermata anche da ISPRA, che nel rapporto sugli strumenti partecipativi per la gestione del rischio climatico nelle aree urbane evidenzia limiti strutturali ricorrenti: carenza di risorse dedicate, assenza di personale specializzato, coinvolgimento dei cittadini confinato alle fasi finali dei processi decisionali e limiti degli strumenti digitali disponibili.
Il secondo nodo è quello delle barriere all’accesso. Nel PIAO non ci sono impegni concreti per abbassare le soglie o semplificare le procedure. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli strumenti esistono, ma vengono utilizzati poco, perché attivarli è troppo complicato.
In questo contesto, la partecipazione rischia di rimanere un’esperienza episodica, più legata a iniziative di comunicazione sotto la regia dell’amministrazione comunale che a un reale coinvolgimento nei processi decisionali. Ed è proprio qui che si misura la distanza tra strumenti formalmente previsti e strumenti effettivamente utilizzabili.
Il terzo punto riguarda l’e-democracy, che resta ancora sullo sfondo. Si parla di digitalizzazione, ma non di strumenti capaci di accompagnare davvero i processi partecipativi. Eppure piattaforme strutturate permetterebbero non solo di informare meglio, ma anche di costruire un confronto continuo e trasparente tra cittadini e amministrazione.
Infine, resta aperta la questione della trasparenza, in particolare su alcuni dati ambientali. Anche il Comune di Trento continua ad avvalersi della normativa regionale per limitare la pubblicazione di informazioni che nei comuni delle altre regioni sono accessibili. È un tema su cui abbiamo già attivato il Difensore Civico e su cui attendiamo risposte.
Perché il punto, alla fine, è semplice: senza trasparenza è difficile costruire fiducia.
L’efficacia dell’azione civica
Al netto delle criticità, un dato è chiaro: il lavoro fatto non è rimasto fuori dalle istituzioni.
Essere citati nel principale documento di programmazione dell’ente significa che la voce dell’associazione è arrivata dove doveva arrivare. E significa anche che un’idea sta iniziando a farsi spazio: la partecipazione non è un elemento accessorio, ma un presidio contro la cattiva amministrazione.
Nel PIAO questo principio compare, almeno a livello formale. Ora bisogna renderlo operativo.
Il prossimo obiettivo
Il lavoro, quindi, non si ferma qui. Nei prossimi mesi sarà fondamentale seguire da vicino i processi di revisione dei regolamenti comunali, per verificare che le aperture dichiarate si traducano in cambiamenti concreti.
L’obiettivo resta quello di sempre: fare in modo che la partecipazione non sia solo prevista, ma effettivamente praticabile. Non un esercizio formale, ma uno strumento che incide davvero sulle decisioni.
Perché è proprio qui che si gioca la differenza: tra una democrazia che si limita a dichiarare e una che consente davvero ai cittadini di partecipare.
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