Trasparenza ambientale: il Difensore civico dà ragione all’associazione sui PFAS di Storo

Riconosciuta la fondatezza della richiesta sulla pubblicazione dello studio UniTrento. Segnalata al Consiglio regionale la necessità di modificare la legge sulla trasparenza


Il Difensore civico della Provincia autonoma di Trento, dott. Sandro Raimondi, ha riscontrato la segnalazione presentata dall’associazione Più Democrazia in Trentino in merito alla mancata pubblicazione di informazioni ambientali rilevanti, a partire dallo studio dell’Università di Trento (DICAM) sui modelli di flusso e trasporto dei PFOS nell’acquifero del Basso Chiese.

Dalla risposta emerge un punto chiaro: le richieste avanzate dall’associazione risultano fondate e coerenti con il quadro normativo e giurisprudenziale vigente in materia di trasparenza.

Il Difensore civico ha infatti evidenziato come sussista un contrasto tra l’applicazione della legge regionale n. 10/2014 e l’interpretazione fornita dall’ANAC, secondo cui le autonomie speciali possono disciplinare le modalità attuative della trasparenza, ma non possono derogare ai contenuti sostanziali degli obblighi di pubblicazione, trattandosi di livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione.

Un orientamento che trova conferma anche nella giurisprudenza costituzionale più recente.

Proprio per questo, il Difensore civico non si è limitato a una valutazione tecnica, ma ha compiuto un passo ulteriore: ha formalmente segnalato al Consiglio regionale l’opportunità di modificare la normativa vigente, affinché la disciplina sulla trasparenza rientri nell’alveo tracciato dalla Corte costituzionale e venga garantito il pieno rispetto degli obblighi previsti dal decreto legislativo 33/2013.

Si tratta di un passaggio importante perché conferma che la trasparenza ambientale non è una scelta discrezionale, ma un obbligo giuridico preciso, già chiarito sia dall’ANAC sia dalla giurisprudenza.

Il caso di Storo, relativo alla contaminazione da PFAS nella falda idrica del Chiese, diventa così emblematico di una criticità più ampia: la mancata pubblicazione sistematica delle informazioni ambientali da parte degli enti locali.

Da anni i comuni del Trentino-Alto Adige continuano a rifugiarsi dietro un’interpretazione restrittiva della normativa regionale, nonostante i richiami delle autorità competenti. Questa situazione non è più sostenibile.

Nell’attesa di un intervento legislativo che superi uno stallo ormai decennale, l’associazione si attende un cambio di passo immediato da parte delle amministrazioni locali. I comuni devono smettere di nascondersi dietro lo scudo della legge regionale e iniziare a garantire una trasparenza effettiva, pubblicando le informazioni ambientali rilevanti per la popolazione. In caso di ulteriore inerzia, l’associazione sarà costretta a utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento giuridico per ottenere il rispetto degli obblighi di pubblicazione, senza ulteriori rinvii.

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