PFAS a Storo: il Comune non può chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità

L’Associazione Più Democrazia in Trentino ha preso visione delle dichiarazioni del Sindaco di Storo in merito alla mancata pubblicazione dello studio dell’Università di Trento (DICAM) sulla contaminazione da PFAS nella falda del Basso Chiese intitolato “Modelli di flusso e trasporto di PFOS nell’acquifero del Basso Chiese”.

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Pur prendendo atto delle spiegazioni fornite dall’amministrazione comunale, riteniamo che esse non affrontino il nodo centrale della questione, già evidenziato nelle osservazioni presentate dall’associazione e successivamente riconosciuto anche dal Difensore civico della Provincia autonoma di Trento.

Il problema non riguarda soltanto il possesso formale dello studio, ma il dovere delle istituzioni di attivarsi per garantire ai cittadini un’informazione ambientale completa, tempestiva e accessibile. Se, come sostenuto dal Comune, il documento non era formalmente nella disponibilità dell’ente pur avendone dichiarato il possesso nel novembre del 2024, sarebbe stato comunque possibile richiederlo agli uffici competenti e promuoverne la diffusione pubblica, considerata la sua evidente rilevanza per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

A distanza di sei anni dall’affidamento dell’incarico di studio e di due anni dalla sua conclusione, permangono ancora interrogativi rilevanti sulle modalità di propagazione della contaminazione nella falda. Il pozzo Gaggio continua inoltre a essere previsto quale fonte di approvvigionamento in situazioni di emergenza idrica e lo studio scientifico non è stato oggetto di una diffusione adeguata e sistematica verso la popolazione interessata.

Riteniamo altresì significativo che, nonostante le osservazioni presentate dall’associazione nell’ambito della consultazione sul PIAO nel gennaio scorso, l’amministrazione comunale non abbia ritenuto di acquisire formalmente lo studio e di renderlo disponibile alla cittadinanza.

Per queste ragioni continuiamo a ritenere fondate le preoccupazioni espresse e valutiamo positivamente l’intervento del Difensore civico, che non solo ha riconosciuto la necessità di garantire una maggiore trasparenza in materia ambientale, ma ha anche segnalato al Consiglio regionale l’opportunità di adeguare la normativa vigente ai principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale e dalle indicazioni dell’ANAC.

Restiamo ora in attesa delle comunicazioni che il Comune di Storo trasmetterà al Difensore civico (la nota del dott. Raimondi al sindaco di Storo risale al 5 maggio scorso) e delle iniziative che intenderà assumere per conformarsi agli obblighi di trasparenza e informazione ambientale.

L’associazione continuerà a seguire con attenzione la vicenda, riservandosi di valutare ogni ulteriore iniziativa prevista dall’ordinamento a tutela del diritto dei cittadini ad essere informati sui rischi che riguardano l’ambiente e la salute pubblica.

Per Più Democrazia in Trentino
Il Segretario Paolo Minotto

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La rubrica speciale “Terra Madre” pubblica su Il T del 31 maggio 2026 “Pfas nella falda del Chiese, scoppia lo scontro sulla trasparenza dei dati”

P.S. Nella videointervista rilasciata ad Ambra Visentin di TV33 il 27 aprile scorso, l’assessora all’ambiente del Comune di Storo affermava che lo studio dell’Università di Trento sulla falda contaminata da PFAS non era ancora nella disponibilità del Comune, aggiungendo che era “in fase di consegna” e che sarebbe stato pubblicato non appena ricevuto. Dopo la sollecitazione formale del Difensore civico del 5 maggio, i cittadini attendono ancora di conoscere se il Comune abbia richiesto ufficialmente il documento, se lo abbia ricevuto e quando intenda renderlo pubblico. Finora sono arrivate spiegazioni; ciò che manca è la pubblicazione dello studio.

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