
Nella giornata di oggi l’associazione Più Democrazia in Trentino ha trasmesso alla Presidente del Consiglio comunale di Trento, avv. Silvia Zanetti, un appello rivolto a tutti i Consiglieri comunali in vista della discussione della proposta di deliberazione n. 4270/2026, con cui il Consiglio sarà chiamato a pronunciarsi sul non accoglimento del ricorso in opposizione presentato dalla nostra Associazione contro la modifica dello Statuto comunale in materia di cittadinanza di comunità.
Nel messaggio inviato alla Presidente abbiamo chiesto cortesemente che l’appello firmato dal già presidente Stefano Longano e da chi vi scrive venga inoltrato a tutti i componenti del Consiglio comunale affinché possano prenderne visione prima della discussione e della votazione e, qualora lo ritenga opportuno, che lo stesso possa essere letto in apertura della trattazione del punto iscritto all’ordine del giorno.
Il nostro ricorso non nasce da una contrarietà al principio dell’inclusione dei cittadini e delle cittadine residenti provenienti da Paesi terzi. Al contrario, come associazione abbiamo sempre sostenuto la necessità di rafforzare gli strumenti che consentono a tutti coloro che vivono, studiano o lavorano sul territorio di partecipare alla vita pubblica locale.
La questione che sottoponiamo al Consiglio comunale riguarda invece il metodo seguito per modificare quella che può essere definita la “costituzione della città”. L’art. 101 dello Statuto prevede infatti che il procedimento di revisione statutaria debba, di norma, includere idonee forme di preventiva consultazione popolare.
A nostro avviso, la semplice pubblicazione per dieci giorni di un avviso all’albo telematico, pur potendo soddisfare gli adempimenti formali previsti dalla normativa, non realizza una consultazione effettivamente idonea quando la modifica statutaria riguarda direttamente una parte della popolazione residente. Le modalità di consultazione devono essere proporzionate alla rilevanza delle modifiche proposte e tenere conto dell’evoluzione degli strumenti e delle tecniche di partecipazione della cittadinanza.
Nell’appello ricordiamo inoltre che, prima ancora dell’avvio della procedura, avevamo formalmente chiesto al Comune di essere informati di eventuali modifiche dello Statuto, proprio per poter contribuire in modo costruttivo al confronto pubblico. Pur non trattandosi di un obbligo imposto dalla legge, riteniamo che un coinvolgimento preventivo delle associazioni interessate avrebbe rappresentato il minimo richiesto dall’ordinaria diligenza per dare concreta attuazione al principio di consultazione previsto dallo Statuto.
Desideriamo altresì esprimere pubblicamente un apprezzamento per il lavoro svolto dalla Segreteria generale e dagli uffici comunali nella trattazione del nostro ricorso. A seguito della nostra istanza di accesso agli atti abbiamo ricevuto in tempi estremamente rapidi tutta la documentazione richiesta e gli atti dell’istruttoria. Riteniamo doveroso riconoscere questo comportamento, improntato ai principi di trasparenza, correttezza amministrativa e leale collaborazione.
Proprio perché la fase istruttoria è stata gestita con puntualità e rigore, la decisione che ora spetta al Consiglio comunale è esclusivamente di natura politica e istituzionale: attribuire un significato sostanziale oppure meramente formale all’obbligo di garantire “idonee forme di preventiva consultazione popolare” nelle modifiche dello Statuto.
Auspichiamo che il Consiglio comunale voglia cogliere questa occasione per rafforzare la qualità della democrazia locale, riconoscendo che la partecipazione dei cittadini non può limitarsi a un adempimento formale, ma deve rappresentare un momento reale di confronto, ascolto e costruzione condivisa delle regole fondamentali della comunità.
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Di seguito pubblichiamo integralmente l’appello trasmesso ai Consiglieri comunali.
Ai consiglieri comunali di Trento
Appello ai Consiglieri comunali sulla proposta di deliberazione n. 4270/2026: dare piena attuazione all’art. 101 dello Statuto comunale
Gentili Consiglieri,
prima di entrare nel merito della proposta di deliberazione, desideriamo esprimere un sincero apprezzamento per il lavoro svolto dalla Segreteria generale e dagli uffici comunali. A seguito della nostra istanza di accesso agli atti, presentata nella giornata di ieri, abbiamo ricevuto in tempi estremamente rapidi un riscontro completo e puntuale, con la trasmissione della documentazione richiesta e degli atti dell’istruttoria. Si tratta di un comportamento che testimonia attenzione ai principi di trasparenza, correttezza amministrativa e leale collaborazione con i cittadini e le associazioni e che riteniamo doveroso riconoscere pubblicamente.
Proprio perché l’istruttoria amministrativa è stata svolta con rigore e trasparenza, la questione che oggi siete chiamati a decidere non riguarda l’operato degli uffici, bensì una scelta di carattere politico e istituzionale. Il punto centrale è stabilire quale significato debba essere attribuito all’art. 101 dello Statuto comunale quando prevede che il procedimento di modifica dello Statuto debba, di norma, includere “idonee forme di preventiva consultazione popolare”. È su questo piano che si colloca il nostro ricorso e l’appello che rivolgiamo al Consiglio comunale.
Quello che siete chiamati a votare giovedì 30 luglio alle ore 17:30 non è semplicemente se approvare o respingere il ricorso in opposizione della nostra Associazione, ma è stabilire se quanto viene scritto nello Statuto del comune abbia un significato sostanziale o meno.
In buona sostanza, vi dovete domandare se “idonee forme di preventiva consultazione popolare” sono 10 giorni di affissione ad un albo telematico.
È già stato osservato come siano stati rispettati gli adempimenti minimi previsti dalla normativa e come analoghe modalità siano state seguite anche in passato.
Ma sostenere che la mera affissione per 10 giorni ad un albo telematico integrino un idonea forma di preventiva consultazione popolare è un’offesa al buon senso prima che una violazione sostanziale di quanto previsto dallo statuto.
Lo Statuto non definisce nel dettaglio cosa debba intendersi per “idonee forme di preventiva consultazione popolare”, proprio perché tali forme devono essere proporzionate alla natura delle modifiche proposte e tenere conto dell’evoluzione degli istituti, delle tecniche e delle modalità di coinvolgimento della cittadinanza. Quando una revisione statutaria riguarda direttamente una parte della popolazione residente, la consultazione non può esaurirsi nella pubblicazione di un avviso all’albo telematico: l’ordinaria diligenza richiede quantomeno il coinvolgimento attivo delle associazioni che operano nel campo dell’integrazione e della partecipazione delle persone direttamente interessate dalla modifica.
Vorremmo anche ricordare che antecedentemente alla pubblicazione sull’albo telematico del comune la nostra associazione aveva cortesemente chiesto di essere informata di eventuali procedure di modifica dello statuto. Certo, il comune non è obbligato a farlo per legge.
Ma non farlo è “idoneo” a garantire le forme di preventiva consultazione richieste dallo Statuto?
Domani siete chiamati a votare non semplicemente se siano state rispettate le prescrizioni minime previste dalla legge, ma una questione ben più sostanziale: nel modificare lo Statuto avete dato effettiva attuazione all’art. 101, utilizzando l’ordinaria diligenza richiesta a un’amministrazione pubblica? A nostro avviso, la risposta non può che essere negativa.
La partecipazione e la consultazione non possono ridursi a semplici slogan, altrimenti il risultato non potrà che essere la disaffezione e la delusione dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Non è un caso che, al termine dei lavori dell’Assemblea Costituente, particolare attenzione sia stata dedicata alla chiarezza del linguaggio della Costituzione, affinché i suoi principi fossero comprensibili a tutti i cittadini. Anche lo Statuto comunale deve poter essere letto e interpretato secondo il significato ordinario delle parole che contiene. Se l’art. 101 richiede “idonee forme di preventiva consultazione popolare”, difficilmente tale previsione può ritenersi soddisfatta dalla sola pubblicazione, per dieci giorni, di un avviso all’albo telematico, pur nel rispetto degli adempimenti formali previsti dalla normativa.
Per questo confidiamo che il Consiglio comunale voglia accogliere il ricorso, nella consapevolezza che i procedimenti di revisione della “costituzione” della città possano e debbano garantire forme di partecipazione più aperte, inclusive ed effettive.
Trento, 29 luglio 2026
Alex Marini – presidente dell’associazione di promozione sociale Più Democrazia in Trentino
Stefano Longano – co-estensore dell’appello e componente del direttivo di Più Democrazia in Trentino
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