Brentonico: il ricorso sull’iniziativa popolare respinto dalla Giunta. L’associazione informa i gruppi consiliari

Tra gli impegni programmatici sulla partecipazione e i comportamenti istituzionali concreti vediamo una distanza che merita una riflessione


Si è concluso con il rigetto da parte della Giunta comunale il ricorso in opposizione presentato contro la deliberazione n. 35 del 29 luglio 2026, con la quale il Consiglio comunale di Brentonico aveva respinto la proposta di iniziativa popolare per un Regolamento comunale per la tutela della salute e dell’ambiente nelle attività agricole.

Il ricorso era stato presentato da Daria Giacomolli, cittadina di Brentonico, componente del Comitato biodiversità e salute per Brentonico, anche in rappresentanza dell’APS Più Democrazia in Trentino. Non chiedeva di imporre al Consiglio l’approvazione del regolamento: contestava il procedimento seguito per arrivare alla decisione, chiedendone la rinnovazione nel rispetto delle garanzie di partecipazione.

In particolare, avevamo evidenziato che il Comitato promotore non era mai stato convocato dalla Commissione per illustrare la propria proposta, non aveva potuto partecipare all’istruttoria e non aveva ottenuto, prima della decisione consiliare, la documentazione e i pareri richiesti.

Dopo oltre un mese senza comunicazioni sullo stato del procedimento, il 18 settembre abbiamo scritto al Difensore civico, mettendo il Comune in copia, per chiedere non anticipazioni sull’accoglimento o sul rigetto del ricorso, ma semplicemente informazioni sull’iter seguito e sulle determinazioni assunte dalla Giunta in ordine all’istruttoria.

Il 21 settembre è arrivata la risposta della Segreteria comunale. Abbiamo così appreso che il giorno prima del nostro sollecito, il 16 settembre, la Giunta aveva già esaminato e respinto il ricorso con la deliberazione n. 125.

La Giunta ha ritenuto che lo Statuto non preveda come condizione di validità della decisione l’obbligo di convocare o ascoltare i promotori in Commissione e che la mancata o tardiva risposta alla richiesta di accesso agli atti non comporti automaticamente l’illegittimità della deliberazione conclusiva.

Prendiamo atto di questa interpretazione. Ma proprio qui emerge, a nostro avviso, il problema politico-istituzionale.

Il fatto che una forma di partecipazione non sia obbligatoria non significa che non sia opportuna. Il fatto che lo Statuto non imponga di ascoltare i promotori non impedisce all’Amministrazione di farlo. E il fatto che determinate garanzie non siano configurate come condizioni di validità di una deliberazione non significa che trasparenza, ascolto e interlocuzione debbano ridursi al minimo indispensabile o essere azzerate.

C’è poi un secondo aspetto. Il ricorso riguardava una deliberazione adottata dal Consiglio comunale, ma la Giunta ha scelto di definirlo direttamente, dichiarando di non ravvisare i presupposti per rimettere gli atti al Consiglio e deliberando il rigetto dell’opposizione e la conferma della deliberazione n. 35.

Lo Statuto comunale contempla invece, nell’ambito della disciplina del ricorso in opposizione, la possibilità di rimettere gli atti al Consiglio comunale per l’accoglimento o il rigetto del ricorso quando questo riguardi una deliberazione adottata dallo stesso Consiglio.

Per questo abbiamo deciso di informare direttamente al presidente del Consiglio comunale e ai presidenti dei gruppi consiliari di Brentonico, trasmettendo loro il ricorso e la deliberazione della Giunta. Saranno naturalmente i consiglieri, nell’esercizio delle proprie prerogative, a valutare se e come porre la questione in Consiglio e se questa vicenda suggerisca una riflessione più generale sulle regole e sulle prassi con cui vengono trattate le iniziative popolari.

La questione, infatti, va oltre il singolo regolamento.

Nelle linee programmatiche 2025–2030 l’Amministrazione dichiara di voler costruire una comunità «più forte, inclusiva e sostenibile» attraverso un progetto basato sull’«ascolto» e sulla «partecipazione attiva di tutta la popolazione». Tra gli impegni compare anche quello di «informare e rendere partecipi i cittadini su progetti in corso e futuri» e di valorizzare le competenze presenti sul territorio favorendo la collaborazione con l’Amministrazione e le associazioni.

È difficile non rilevare una distanza tra questi principi e quanto concretamente avvenuto: una proposta popolare è stata istruita senza audire i promotori; la documentazione richiesta non è stata resa disponibile prima della decisione; il successivo ricorso contro quella procedura è stato respinto dalla Giunta senza rimettere la questione al Consiglio che aveva adottato l’atto impugnato.

La partecipazione non si misura soltanto da quanti strumenti sono scritti nello Statuto, ma da come quegli strumenti vengono concretamente fatti vivere dalle istituzioni.

Per Più Democrazia in Trentino questa vicenda può almeno offrire l’occasione per interrogarsi sulle procedure esistenti e valutare modifiche statutarie o regolamentari capaci di assicurare, per il futuro, standard più elevati di trasparenza, coinvolgimento e ascolto.

Perché tra riconoscere formalmente ai cittadini il diritto di presentare un’iniziativa e costruire un’Amministrazione realmente partecipativa c’è una differenza: la partecipazione deve trovare spazio anche quando entra concretamente nei processi decisionali.


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