
Domenica 27 settembre in Svizzera si torna alle urne.
A livello federale saranno sottoposte al voto due iniziative popolari: «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)» e «Per un’alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull’alimentazione)».
Ma la democrazia svizzera non si esaurisce nelle votazioni federali. Nella stessa giornata si vota anche su questioni cantonali e, dove previste, comunali. Un caso particolarmente interessante per noi è quello del vicino Cantone dei Grigioni, dove gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi su una revisione della Costituzione cantonale che propone di abbassare da 18 a 16 anni l’età per votare ed eleggere a livello cantonale e comunale.
La modifica non riguarda invece il diritto di essere eletti, che rimarrebbe fissato a 18 anni, né le elezioni e votazioni federali. La platea degli aventi diritto nel Cantone aumenterebbe di circa 3.000 persone, rispetto alle attuali circa 143.000. Il Gran Consiglio ha approvato la revisione il 22 aprile con 73 voti favorevoli, 34 contrari e un’astensione, rimettendo la decisione finale al corpo elettorale.
Prima del voto, le informazioni
C’è un altro aspetto del sistema svizzero che merita attenzione. Insieme al materiale necessario per votare vengono messe a disposizione degli elettori le spiegazioni ufficiali sull’oggetto della votazione.
L’opuscolo grigionese, disponibile anche in italiano, non si limita a presentare il quesito: spiega come votare – alle urne, anticipatamente, per corrispondenza e, per chi è registrato nei comuni interessati, mediante e-voting – e illustra contenuto e conseguenze della proposta.
Nel caso del voto ai sedicenni, per esempio, vengono presentati sia gli argomenti sostenuti dalla maggioranza del Gran Consiglio sia quelli della minoranza contraria. La maggioranza richiama la possibilità di coinvolgere prima i giovani nelle decisioni che riguardano il loro futuro e il cambiamento demografico; la minoranza solleva invece dubbi sulla maturità politica, sull’esposizione all’influenza dei social media e sulla differenza tra l’età del voto e quella della piena responsabilità civile.
È un modo molto concreto di intendere l’informazione istituzionale: mettere il cittadino nelle condizioni di conoscere l’oggetto, le conseguenze e gli argomenti contrapposti prima di decidere.
Grigioni e Trentino-Alto Adige/Südtirol: due autonomie, strumenti molto diversi
Il confronto con la nostra realtà è interessante.
In Italia l’articolo 48 della Costituzione stabilisce che sono elettori i cittadini che hanno raggiunto la maggiore età. Una modifica di questa regola richiede quindi una revisione costituzionale secondo la procedura dell’articolo 138.
I cittadini italiani possono presentare proposte di legge di iniziativa popolare e possono richiedere, alle condizioni previste dalla Costituzione, referendum abrogativi. Possono inoltre richiedere il referendum costituzionale confermativo su una revisione già approvata dal Parlamento. Lo stesso avviene a livello provinciale. Non dispongono però di uno strumento equivalente all’iniziativa costituzionale popolare grigionese, attraverso il quale avviare direttamente una modifica della Costituzione – o di una legge provinciale sulla forma di governo – destinata al voto senza quorum e con effetto vincolante.
Nei Grigioni, invece, 4.000 aventi diritto di voto (circa il 2,5% degli aventi diritto di voto) oppure un settimo dei comuni possono chiedere mediante iniziativa popolare la revisione totale o parziale della Costituzione cantonale.
Nel caso del voto a 16 anni l’iniziativa è partita dalle istituzioni: il percorso deriva da un incarico parlamentare accolto dal Gran Consiglio nel 2022. Ma, ed è questo il punto istituzionale interessante, l’ordinamento grigionese offre anche ai cittadini uno strumento per promuovere una revisione costituzionale con ciò che ne consegue in termini di attenzione da parte dell’organo legislativo.
E nella nostra Regione?
Qualcosa, in realtà, si muove anche da noi, almeno sul terreno degli strumenti comunali di partecipazione, anche se la portata degli interventi è molto più limitata rispetto al caso grigionese.
Il Codice degli enti locali del Trentino-Alto Adige/Südtirol consente già ai singoli comuni di prevedere nei propri statuti la partecipazione dei sedicenni a referendum, consultazioni e iniziative popolari. Si tratta però di strumenti diversi dall’esercizio del diritto elettorale e, nel caso dei referendum comunali, la loro concreta efficacia dipende fortemente dalla disciplina prevista dagli statuti e dai regolamenti locali. Come Più Democrazia in Trentino abbiamo inoltre documentato, nei casi di Calceranica al Lago e Brentonico, quanto possa essere accidentato il percorso che conduce all’effettiva consultazione dei cittadini.
Il risultato è anche un quadro territoriale non uniforme. Il disegno di legge regionale n. 27/XVII, presentato da Zeno Oberkofler, Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Lucia Coppola, proponeva proprio di superare questa frammentazione, rendendo uniforme in tutta la Regione il diritto dei sedicenni a partecipare a referendum, consultazioni e iniziative popolari comunali.
Un dato è particolarmente significativo. Secondo il Consiglio dei Comuni della Provincia di Bolzano, 91 comuni su 116 hanno già inserito nei propri statuti il diritto di voto dai 16 anni nei referendum comunali. Proprio sulla base dell’ampiezza di questa diffusione, il Consiglio dei Comuni ha espresso parere negativo sulla modifica regionale, ritenendo che la disciplina vigente, che lascia la decisione ai singoli comuni, possa rimanere invariata.
Per il Trentino, invece, negli atti allegati non troviamo un dato complessivo equivalente. La relazione al disegno di legge documenta però una situazione differenziata: Rovereto riconosce la partecipazione dei sedicenni ai referendum ma non alle iniziative popolari; a Mori avviene l’inverso; Trento, Arco e Borgo Valsugana, secondo la relazione dei proponenti, non avevano invece recepito questa possibilità nei rispettivi statuti.
Anche il Consiglio delle autonomie locali della Provincia di Trento ha espresso parere negativo al disegno di legge, sostenendo che la valutazione dovesse rimanere affidata ai singoli comuni attraverso i rispettivi statuti, anziché essere uniformata con una norma regionale.
È un elemento interessante: proprio gli organismi rappresentativi dei comuni delle due Province hanno preferito difendere la discrezionalità dei singoli enti locali rispetto a una generalizzazione, su tutto il territorio regionale, di un diritto di partecipazione che molti comuni hanno già riconosciuto.
Il confronto politico in Consiglio regionale
La discussione del disegno di legge nella Prima Commissione è stata interessante proprio perché ha fatto emergere due diverse concezioni dell’autonomia.
I sostenitori della proposta hanno richiamato la necessità di offrire ai giovani uguali possibilità di partecipazione indipendentemente dal comune di residenza, sostenendo che il coinvolgimento precoce possa rafforzare la partecipazione democratica. Arnold Schuler, Maria Bosin e l’assessore regionale Franz Locher hanno invece posto soprattutto la questione dell’autonomia comunale: pur condividendo l’obiettivo del coinvolgimento dei giovani, hanno manifestato perplessità verso una disciplina uniforme, ritenendo preferibile lasciare la scelta ai singoli comuni di limitare la partecipazione o favorirne la diffusione attraverso sensibilizzazione e confronto.
Oberkofler ha replicato rovesciando proprio questo argomento: l’autonomia comunale, a suo giudizio, dovrebbe riguardare le scelte organizzative e amministrative legate alle specificità locali, mentre i diritti fondamentali di partecipazione democratica dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio regionale.
Alla fine, anche questa proposta – comunque molto più circoscritta rispetto a quella sulla quale voteranno i cittadini grigionesi, perché limitata agli strumenti di partecipazione popolare comunale – è stata respinta in Commissione con 5 voti favorevoli e 6 contrari.
Anche il Consiglio regionale ha detto no a un’altra proposta sulla partecipazione giovanile
Il tema dei diritti politici dei giovani è tornato in Consiglio regionale con il voto n. 11/XVII, presentato da Alex Ploner, Paul Köllensperger, Maria Elisabeth Rieder e Franz Ploner.
La proposta chiedeva, tra le altre cose, di rafforzare l’educazione civica europea nelle scuole, promuovere strumenti informativi e partecipativi digitali interoperabili tra livello europeo, nazionale e territoriale e chiedere a Parlamento e Governo di portare a 16 anni l’età minima per sottoscrivere un’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), possibilità riconosciuta ai singoli Stati membri dal regolamento europeo che la disciplina.
Nel dibattito del 17 giugno, Oberkofler ha sostenuto che la partecipazione giovanile debba essere sostanziale e non soltanto formale, ricordando che le decisioni assunte oggi dalla politica produrranno conseguenze soprattutto sulla vita delle nuove generazioni. Michele Malfer ha contestato la rappresentazione dei giovani come disinteressati alla politica, osservando che essi sono coinvolti nei problemi della società pur rimanendo spesso fuori dai canali tradizionali della politica; Michela Calzà ha richiamato invece il ruolo che possono assumere proprio le amministrazioni comunali. L’assessore regionale Franz Locher, intervenuto per la Giunta, ha riconosciuto l’importanza della partecipazione, ma ha espresso l’orientamento negativo dell’esecutivo.
Nel dibattito successivo al parere negativo della Giunta, il primo firmatario Alex Ploner ha criticato la decisione della maggioranza, sottolineando che il voto aveva carattere di indirizzo e che, a suo giudizio, il Consiglio regionale avrebbe dovuto svolgere anche una funzione di stimolo nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee. Ploner ha inoltre contestato la formula secondo cui «i giovani sono il futuro»: «I giovani sono il presente e sono loro a plasmare il nostro futuro», sostenendo che una partecipazione effettiva richieda ascolto e confronto e definendo la bocciatura un’occasione mancata per rafforzare la cittadinanza attiva e il coinvolgimento delle nuove generazioni.
La proposta è stata infine respinta con 30 voti contrari e 27 favorevoli.
Due modi diversi di intendere l’autonomia
Il confronto con i Grigioni non riguarda quindi soltanto il voto a 16 anni. Riguarda soprattutto chi può mettere in moto una decisione politica e chi può avere l’ultima parola.
Domenica nei Grigioni saranno gli elettori a decidere se modificare la propria Costituzione e abbassare a 16 anni l’età del voto cantonale e comunale. La proposta arriva dal Gran Consiglio, ma la Costituzione grigionese consente anche a 4.000 cittadini di promuovere direttamente una revisione costituzionale. E una revisione della Costituzione cantonale deve comunque passare dal voto popolare.
Questo modifica profondamente il rapporto tra cittadini e rappresentanza: il corpo elettorale non interviene soltanto per scegliere periodicamente i propri rappresentanti, ma dispone di strumenti con i quali può portare direttamente determinate questioni nell’arena decisionale.
Nel Trentino-Alto Adige/Südtirol l’autonomia istituzionale è molto ampia, ma non comprende un analogo potere di iniziativa costituzionale popolare. Sul voto dei sedicenni negli strumenti partecipativi comunali, inoltre, il quadro rimane affidato alle scelte dei singoli comuni e riguarda comunque solo referendum, consultazioni e iniziative popolari, non l’elezione degli organi rappresentativi.
In Alto Adige/Südtirol 91 comuni su 116 hanno già inserito il principio almeno per i referendum la possibilità di estendere il voto ai sedicenni; a livello regionale, invece, il tentativo di trasformare quella facoltà in una regola uniforme ha incontrato una maggioranza contraria.
È una differenza istituzionale che merita attenzione: l’autonomia non si misura soltanto dalle competenze attribuite alle istituzioni, ma anche dagli strumenti attraverso i quali i cittadini possono intervenire direttamente nelle decisioni pubbliche.
Domenica, dall’altra parte del confine, ne avremo un esempio molto concreto.
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