Informare i cittadini sulle raccolte firme non è un obbligo. È una buona pratica democratica.

Non tutto ciò che una pubblica amministrazione dovrebbe fare deve necessariamente essere imposto da una legge o da un regolamento.
Esistono comportamenti che dovrebbero discendere dal buon senso istituzionale, dalla trasparenza e, soprattutto, dal riconoscimento del diritto dei cittadini a partecipare alla vita pubblica.
Uno di questi è molto semplice: quando nel territorio comunale è in corso una raccolta di firme per un referendum o un’iniziativa popolare, il Comune dovrebbe informarne i cittadini sul proprio sito istituzionale, indicando dove, quando e come è possibile sottoscriverla.
Non significa invitare a firmare. Non significa sostenere le ragioni dei promotori. Significa semplicemente mettere tutti nelle condizioni di sapere che esiste uno strumento di partecipazione e che è possibile esercitarlo.

La richiesta di Più Democrazia in Trentino

È proprio per affermare questo principio che il 16 luglio scorso Più Democrazia in Trentino aveva scritto al Commissariato del Governo per la Provincia di Trento chiedendo l’emanazione di una circolare rivolta alle amministrazioni comunali (nota ufficiale).
La richiesta era quella di promuovere alcune semplici buone pratiche: mettere a disposizione il maggior numero possibile di autenticatori, rimuovere gli ostacoli non necessari alla partecipazione e, soprattutto, pubblicare sui siti istituzionali informazioni chiare e facilmente accessibili sulle raccolte firme in corso, con uffici, orari e modalità di sottoscrizione.
Eravamo e siamo consapevoli che non esiste uno specifico obbligo generale per i Comuni di pubblicare queste informazioni. Lo avevamo scritto noi stessi nella richiesta al Commissariato: riteniamo però che farlo costituisca una misura di trasparenza e buona amministrazione, coerente con il principio di favorire la partecipazione democratica.
Alla richiesta avevamo richiamato anche precedenti indicazioni istituzionali (nota del luglio 2013 della prefettura di Cremona) e il più ampio percorso, nazionale e internazionale, volto a rendere effettivo il diritto dei cittadini alla partecipazione e a rimuovere gli ostacoli burocratici che lo rendono inutilmente difficile.

Il caso di Brentonico

L’iniziativa nasceva anche da quanto stava accadendo a Brentonico, dove era stata avviata la raccolta firme per il referendum propositivo dopo aver dovuto superare ostacoli e ritardi, senza che inizialmente l’amministrazione avesse dato adeguata informazione sul proprio sito istituzionale. Poi qualcosa è cambiato.
Il 6 agosto, il Comune ha predisposto un avviso allo scopo di informare ufficialmente i cittadini che presso l’Ufficio elettorale era possibile sottoscrivere la richiesta di referendum propositivo per l’adozione di un «Regolamento comunale per la tutela della salute e dell’ambiente nelle attività agricole», indicando giorni, orari e modalità per la firma.
Ed è interessante ricordare che la stessa Commissione per i procedimenti referendari aveva sottolineato l’esigenza di garantire una partecipazione «più effettiva e consapevole» e una maggiore trasparenza sulla portata della consultazione.
Nel frattempo, il 18 agosto, la raccolta si è conclusa con un risultato molto significativo: 589 firme raccolte, a fronte delle 380 necessarie, per portare avanti la proposta referendaria finalizzata all’adozione di un regolamento comunale a tutela dell’ambiente e della salute nelle attività agricole. Per la cronaca, solo una mezza dozzina sono state raccolte presso gli uffici comunali.

La risposta del Commissariato: nessun obbligo, ma l’informazione è stata pubblicata

La Prefetta Isabella Fusiello ci ha comunicato che il Comune di Brentonico, interpellato dal Commissariato, ha accolto il suggerimento dell’associazione di dare maggiore visibilità alle modalità di raccolta delle sottoscrizioni, pur non essendovi nello Statuto comunale e nel Regolamento per la partecipazione specifici obblighi di pubblicazione.
Il Comune ha quindi predisposto un apposito avviso, pubblicandolo all’Albo pretorio online e sul sito istituzionale, nel quale venivano indicate le modalità attraverso cui i cittadini potevano sottoscrivere la proposta referendaria presso gli uffici comunali. La risposta del Commissariato, protocollata il 9 settembre 2026, conferma dunque un punto importante: non esisteva uno specifico obbligo regolamentare, ma informare meglio i cittadini era possibile ed è stato fatto proprio in seguito alla nostra sollecitazione.
Si potrebbe osservare che tutto è arrivato tardi: l’avviso del Comune è stato predisposto il 6 agosto, dopo le nostre richieste, mentre la risposta del Commissariato è arrivata addirittura dopo la conclusione della raccolta delle firme.
Preferiamo però leggere questa vicenda anche in un altro modo: come una conferma della ragionevolezza della richiesta che avevamo avanzato.

Un’informazione arrivata tardi e rimasta al minimo indispensabile

Rimane tuttavia un altro aspetto sul quale vale la pena riflettere. Anche dopo le nostre sollecitazioni, il Comune di Brentonico si è sostanzialmente limitato al minimo vitale sul piano dell’informazione.
Il 6 agosto è stato infatti predisposto l’avviso che informava della possibilità di sottoscrivere il referendum presso l’Ufficio elettorale, indicando giorni, orari e modalità per la firma. Ma rendere formalmente disponibile un’informazione e fare in modo che quell’informazione raggiunga effettivamente i cittadini non sono necessariamente la stessa cosa.
Il Comune dispone infatti anche di un canale informativo istituzionale Telegram, utilizzato per portare direttamente all’attenzione della cittadinanza notizie, avvisi e altre comunicazioni. Eppure, per quanto ci risulta, la notizia della raccolta firme non è stata rilanciata attraverso quello strumento.
È una scelta che pone una questione più generale: con quali criteri un’amministrazione decide quali informazioni meritino di essere attivamente diffuse attraverso i propri canali e quali, invece, debbano rimanere confinate negli spazi istituzionali che il cittadino deve andare autonomamente a consultare?
È proprio qui che entra in gioco il principio dell’imparzialità dell’informazione istituzionale. Se un canale comunale viene utilizzato discrezionalmente per dare ampia visibilità ad alcune attività, iniziative o comunicazioni dell’amministrazione, mentre una raccolta firme relativa a un referendum comunale dichiarato ammissibile non vi trova spazio, è legittimo domandarsi se quello strumento stia assolvendo pienamente alla propria funzione di servizio informativo neutrale rivolto alla comunità, oppure se rischi di privilegiare prevalentemente la comunicazione scelta dall’amministrazione, con possibili ricadute anche sul piano della costruzione del consenso.
Il problema, dunque, non è pretendere che il Comune faccia pubblicità alle ragioni dei promotori. Al contrario: nessuno chiede all’amministrazione di invitare i cittadini a firmare.
Si chiede qualcosa di molto più semplice e istituzionalmente neutro: comunicare che una raccolta firme esiste, che riguarda un quesito dichiarato ammissibile e che i cittadini possono sottoscriverlo presso gli uffici comunali.
Se Telegram è considerato dal Comune uno strumento idoneo per informare tempestivamente la cittadinanza su ciò che accade nella comunità, è difficile comprendere perché proprio un procedimento di partecipazione democratica debba esserne escluso.

La democrazia non può funzionare soltanto per obblighi di legge

Il punto, dunque, va molto oltre Brentonico e questa singola raccolta firme. Un’amministrazione pubblica non dovrebbe domandarsi soltanto: «Sono obbligato a farlo?». Quando sono in gioco i diritti di partecipazione dovrebbe chiedersi anche: «Cosa posso fare, attraverso gli strumenti di cui dispongo, perché i cittadini siano realmente messi nelle condizioni di esercitarli?».
Perché c’è una differenza sostanziale tra rendere formalmente disponibile un’informazione e fare in modo che quell’informazione possa effettivamente raggiungere i cittadini.
Pubblicare un avviso relativo a una raccolta firme non significa aderire alle ragioni dei promotori e nemmeno invitare a sottoscriverla. Significa comunicare, in maniera neutra e imparziale, che uno strumento di partecipazione democratica è stato attivato, che una proposta ha superato il vaglio di ammissibilità e che ogni cittadino è libero di sostenerla oppure no.
Proprio per questo, quando un’amministrazione dispone di strumenti informativi attraverso i quali porta abitualmente all’attenzione della cittadinanza avvisi, iniziative e attività comunali, le informazioni relative all’esercizio dei diritti di partecipazione non dovrebbero essere considerate informazioni di serie B, relegate alla sola pubblicazione formale e lasciate alla capacità del singolo cittadino di andarsele a cercare.
La neutralità dell’istituzione non consiste nel tacere. Consiste nel garantire un’informazione corretta, imparziale e accessibile, senza pronunciarsi sul merito dell’iniziativa e lasciando ai cittadini la libertà di decidere se partecipare.
Ed è anche qui che passa il confine tra informazione istituzionale e comunicazione finalizzata alla costruzione del consenso. Se gli strumenti informativi di un ente vengono utilizzati per dare visibilità alle attività e alle iniziative scelte dall’amministrazione, ma non agli strumenti attraverso i quali i cittadini possono diventare essi stessi protagonisti dell’iniziativa politica, si determina uno squilibrio sul quale è opportuno interrogarsi.
Per questo auspichiamo che quanto accaduto a Brentonico serva almeno a stabilire una buona pratica per il futuro: ogni volta che viene avviata una raccolta firme per un referendum o un’iniziativa popolare dichiarata ammissibile, il Comune dovrebbe darne tempestivamente notizia attraverso i propri ordinari canali istituzionali di informazione, indicando dove, quando e come è possibile sottoscriverla.
Non dovrebbe essere necessario che un’associazione debba rivolgersi al Commissariato del Governo per ottenere qualcosa di così elementare. E non dovrebbe essere necessario nemmeno introdurre un nuovo obbligo di legge.
La qualità democratica di un’amministrazione si misura anche da ciò che sceglie di fare quando nessuna norma la obbliga a farlo. Informare i cittadini degli strumenti attraverso i quali possono partecipare direttamente alle decisioni della propria comunità dovrebbe essere una di quelle scelte.


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