Firma digitale e democrazia: dalla petizione a una proposta concreta di riforma

Recente raccolta firme a Trieste (Foto di Comitato “Italia per la Pace”)

È passato poco più di un anno dal deposito della petizione popolare n. 6/XVII, con la quale 1.125 cittadini hanno chiesto al Consiglio provinciale di Trento di superare le barriere che ancora impediscono di utilizzare gli strumenti digitali per sottoscrivere referendum, iniziative popolari e liste elettorali.

I tempi del progresso democratico sono raramente rapidi, ma l’iter della petizione continua a produrre approfondimenti e, soprattutto, elementi concreti sui quali il legislatore provinciale può finalmente intervenire.

L’approfondimento tecnico del Servizio legislativo

Un nuovo passaggio si è svolto il 3 settembre, quando la Prima Commissione permanente ha ascoltato la dirigente del Servizio legislativo del Consiglio provinciale, dott.ssa Sandra Perini. Alla Commissione è stata presentata una relazione tecnica, accompagnata da una carrellata di slide volte a rendere più immediatamente comprensibile anche ai consiglieri un quadro normativo divenuto negli ultimi anni particolarmente articolato.

La relazione ricostruisce infatti il graduale passaggio dalla tradizionale raccolta cartacea delle firme alla cosiddetta “democrazia digitale”, distinguendo opportunamente l’evoluzione riguardante referendum e iniziative legislative popolari da quella relativa alla presentazione delle liste elettorali. A livello nazionale, il processo ha conosciuto una forte accelerazione tra il 2020 e il 2021 ed è oggi approdato all’operatività di una piattaforma pubblica per la raccolta digitale delle sottoscrizioni.

Particolarmente significativo è che la relazione del Servizio legislativo richiami anche la decisione del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite nel caso Staderini e De Lucia contro Italia, che ha censurato le restrizioni irragionevoli poste alla partecipazione diretta dei cittadini e ha chiesto all’Italia di rivedere la propria legislazione.

Sul versante elettorale, la relazione ricostruisce inoltre il percorso che ha condotto alla sentenza n. 3/2025 della Corte costituzionale: la Consulta ha riconosciuto l’illegittimità dell’esclusione degli strumenti digitali almeno nei confronti degli elettori impossibilitati a firmare materialmente a causa di un grave impedimento fisico o ammessi al voto domiciliare, richiamando i principi costituzionali di uguaglianza e partecipazione politica.

Il problema è che la disciplina provinciale rimane sostanzialmente ancorata al procedimento tradizionale: firma autografa, autenticazione fisica e certificati elettorali.

Non soltanto chiedere una riforma: provare a scriverla

Di fronte agli elementi emersi nel corso delle audizioni, il direttivo di Più Democrazia in Trentino — del quale fa parte anche il primo firmatario della petizione, Paolo Minotto — ha ritenuto opportuno compiere un passo ulteriore. Non limitarci più a indicare il problema, ma mettere a disposizione della Prima Commissione una possibile soluzione legislativa già strutturata, sulla quale i consiglieri possano confrontarsi.

Stefano Longano, componente del direttivo, si è fatto carico dell’analisi tecnica e, sulla base degli indirizzi condivisi dall’associazione, ha predisposto una proposta organica di modifica della disciplina provinciale. Il documento, corredato da relazione illustrativa, allegato tecnico e articolato normativo, è stato trasmesso l’11 settembre alla Prima Commissione con una lettera di accompagnamento.

L’obiettivo dichiarato non è sostituirsi al legislatore, ma offrire un testo base sul quale possa eventualmente maturare un’iniziativa legislativa collegiale della Commissione.

Il Regolamento interno prevede infatti che l’esame di una petizione si concluda con una relazione. Nulla impedisce però che gli approfondimenti svolti conducano successivamente a iniziative politiche o legislative dei consiglieri, anche attraverso un percorso condiviso quando intorno a una soluzione emerga una convergenza trasversale.

Cosa proponiamo concretamente

La proposta elaborata dall’associazione interviene in maniera puntuale sulle procedure, senza stravolgere l’architettura degli istituti provinciali di democrazia diretta.

Il primo elemento è naturalmente l’introduzione di una piattaforma provinciale per la sottoscrizione digitale di referendum e iniziative popolari, integrata nell’ecosistema digitale già utilizzato dalla Provincia. Non si propone quindi necessariamente di costruire un’infrastruttura completamente separata, ma di utilizzare i sistemi provinciali di autenticazione, sicurezza, identità digitale e interoperabilità, realizzando la componente specificamente necessaria alla gestione delle iniziative e delle relative sottoscrizioni.

La raccolta digitale non sostituirebbe quella tradizionale. Carta e digitale convivrebbero, lasciando al cittadino la scelta dello strumento: una soluzione pensata proprio per combinare accessibilità digitale, accessibilità fisica e continuità delle forme tradizionali di partecipazione.

Il secondo elemento della proposta riguarda un aspetto meno visibile, ma altrettanto importante: eliminare l’obbligo per i promotori di procurarsi i certificati elettorali dei sottoscrittori.

Oggi il comitato promotore deve chiedere ai comuni documenti che attestano un dato — l’iscrizione nelle liste elettorali — che è già nella disponibilità della pubblica amministrazione. La proposta sostituisce quindi questa produzione documentale con una verifica d’ufficio attraverso l’interoperabilità con le banche dati pubbliche.

L’ipotesi tecnica individua in particolare nell’ANPR e nella Piattaforma Digitale Nazionale Dati gli strumenti attraverso i quali verificare direttamente la condizione di elettore e il comune di iscrizione nelle liste.

In termini molto semplici, si passerebbe da:

promotori → comuni → certificati elettorali → organo di controllo

a:

organo di controllo → interoperabilità con ANPR → verifica diretta.

Non verrebbero diminuite le verifiche: verrebbe eliminata una parte della burocrazia che oggi viene scaricata sui cittadini.

Innovare senza smontare il sistema

Un altro punto qualificante è che la proposta mantiene le competenze degli organi già previsti dalla legislazione provinciale, compresi la Commissione per il referendum e l’Ufficio centrale per il referendum. Cambierebbero gli strumenti attraverso i quali vengono raccolte e controllate le sottoscrizioni, non le garanzie istituzionali del procedimento.

La piattaforma dovrebbe assicurare identificazione certa del sottoscrittore, integrità del quesito, riferimento temporale, tracciabilità, protezione dei dati personali, immodificabilità delle sottoscrizioni e controllo delle duplicazioni. La proposta adotta inoltre un principio di neutralità tecnologica, evitando di cristallizzare nella legge una particolare tecnologia destinata inevitabilmente a evolvere.

Ora la parola alla politica

Dopo oltre un anno di approfondimenti, crediamo che il quadro sia sufficientemente definito per provare a trasformare la discussione in una proposta normativa.

La petizione ha posto una questione politica; le audizioni hanno permesso di approfondirne gli aspetti costituzionali, amministrativi e tecnologici; il Servizio legislativo del Consiglio ha ricostruito con precisione l’evoluzione della normativa; ora Più Democrazia in Trentino mette a disposizione anche una possibile base tecnica per l’intervento legislativo.

Non pretendiamo che il testo elaborato dall’associazione venga accolto così com’è. Ci auguriamo invece che venga utilizzato per iniziare a discutere non più soltanto se sia opportuno intervenire, ma come farlo.

Se intorno alla necessità di rendere più semplice, sicuro, accessibile e inclusivo l’esercizio dei diritti politici maturasse una convergenza tra maggioranza e opposizioni, sarebbe auspicabile che proprio la Prima Commissione valorizzasse il lavoro compiuto durante l’esame della petizione promuovendo un’iniziativa legislativa condivisa.

Dopo più di un anno dal deposito delle 1.125 firme, sarebbe il modo migliore per dimostrare che una petizione non è soltanto un documento da esaminare e archiviare, ma può diventare uno strumento attraverso il quale i cittadini contribuiscono concretamente a migliorare le regole della propria democrazia.

Allegati:

3 settembre 2026
– relazione tecnica del Servizio legislativo sulla firma digitale
– slide di presentazione alla Prima commissione permanente

11 settembre 2026
– lettera dell’associazione alla Prima commissione permanente
– bozza di proposta legislativa con relativa relazione tecnica ed illustrativa


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