
Sono trascorsi ormai tre mesi dal deposito, avvenuto il 1° luglio 2026, dei quesiti referendari promossi a Calceranica al Lago. La vicenda, tuttavia, nasce ancora prima e pone una questione che va ben oltre il singolo Comune: quanto sono effettivamente tutelati gli strumenti di partecipazione popolare quando un’amministrazione non dà seguito agli adempimenti previsti dalla legge e dal proprio Statuto?
A Calceranica i cittadini avevano inizialmente utilizzato lo strumento della petizione popolare. La mancata trattazione della petizione da parte del Consiglio comunale ha preceduto il ricorso allo strumento referendario e ha dato origine a una vicenda nella quale, a distanza di mesi, continuano a sovrapporsi problemi relativi all’applicazione dello Statuto, alla mancata adozione del regolamento e allo stesso avanzamento del procedimento referendario.
Il 1° agosto, di fronte allo stallo determinato anche dalla mancata adozione del regolamento comunale previsto per disciplinare gli istituti di partecipazione, Maurizio Pinamonti, presidente del Comitato per i referendum di Calceranica, ha chiesto alla Provincia autonoma di Trento di esercitare il potere sostitutivo previsto dall’art. 192 del Codice degli Enti Locali. Nella richiesta si evidenziava come l’assenza del regolamento stesse di fatto paralizzando l’esercizio dell’iniziativa referendaria. Alla richiesta del Comitato si è aggiunta la richiesta di informazioni dell’associazione sulla trasmissione dei quesiti alla commissione per i referendum del 5 agosto.
La Provincia è intervenuta il 17 agosto con un formale Invito ad adempiere. Il Dipartimento Enti locali ha qualificato quella prevista dall’art. 15, comma 2, del Codice degli Enti Locali come una previsione di carattere obbligatorio, assegnando al Comune quindici giorni per comunicare la propria posizione e avvertendo che, trascorso infruttuosamente quel termine, la Giunta provinciale avrebbe valutato i presupposti per l’esercizio del potere sostitutivo.
Più Democrazia in Trentino ha cercato in più modi di contribuire concretamente a superare l’impasse. Dopo le precedenti richieste e raccomandazioni, il 27 agosto, abbiamo predisposto e trasmesso gratuitamente al Comune una proposta di regolamento transitorio, ricevendo dallo stesso Sindaco un ringraziamento per la «fattiva collaborazione dimostrata». Il Comune ci ha tuttavia comunicato di avere predisposto una propria bozza preliminare, inviata il 25 agosto al Consorzio dei Comuni Trentini per un vaglio.
Ma il tentativo di favorire una soluzione istituzionale non si è fermato alla predisposizione del regolamento. Il 28 agosto Più Democrazia in Trentino ha suggerito al Comitato promotore di rivolgersi direttamente ai consiglieri comunali, mettendo a disposizione anche una bozza di richiesta per la convocazione urgente del Consiglio comunale ai sensi dell’art. 22 del relativo Regolamento. L’obiettivo era riportare la vicenda nella sua sede politico-istituzionale naturale e consentire al Consiglio di affrontare contestualmente le questioni rimaste irrisolte: la trattazione della petizione popolare, lo stato dei procedimenti riguardanti il piano di localizzazione degli impianti di telefonia mobile, la trasmissione dei quesiti referendari alla Commissione prevista dall’art. 16-bis e l’approvazione di un regolamento provvisorio sui referendum.
Purtroppo, per quanto ci risulta, l’appello non è stato raccolto da alcun consigliere comunale e la richiesta non ha quindi raggiunto le sottoscrizioni necessarie per attivare la convocazione del Consiglio. È così venuta meno anche questa possibilità di affrontare pubblicamente e nella sede rappresentativa comunale una situazione che coinvolge direttamente l’esercizio degli strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto, lasciando ancora una volta irrisolte le questioni poste dai cittadini e dal Comitato.
Così, con il trascorrere dei mesi, i problemi fondamentali sono rimasti aperti.
Nella nostra comunicazione del 7 settembre 2026 alla Provincia, al Difensore civico e al Comune di Calceranica siamo stati costretti dunque a portare nuovamente all’attenzione delle istituzioni la situazione, chiedendo che agli obblighi e alle garanzie previsti sulla carta corrispondessero finalmente atti concreti.
Il punto più difficile da comprendere riguarda proprio il procedimento referendario. L’art. 16-bis del Codice regionale degli Enti Locali attribuisce a una Commissione composta da tre membri la valutazione della legittimità, regolarità e quindi ammissibilità dei referendum popolari. Lo stesso articolo prevede inoltre che le funzioni di segretario della Commissione siano svolte dal segretario comunale.
Nonostante le richieste formulate dal Comitato e dalla nostra Associazione, i quesiti depositati il 1° luglio non risultavano (e tuttora non risultano) trasmessi alla Commissione. Già il 28 luglio avevamo formalmente raccomandato al Comune di procedere senza indugio all’inoltro.
Il risultato concreto è particolarmente grave: la Commissione individuata dalla legge non è stata posta nelle condizioni di pronunciarsi e il procedimento è rimasto congelato prima ancora della valutazione dell’organo competente.
Con la successiva comunicazione del 17 settembre 2026 siamo quindi tornati sulla necessità di ottenere risposte concrete dalle istituzioni coinvolte. Non si tratta più soltanto di discutere dell’esistenza di un regolamento, ma di capire se e come funzionino le garanzie previste dall’ordinamento quando gli adempimenti necessari all’esercizio degli istituti partecipativi non vengono compiuti tempestivamente.
Infine, nella comunicazione del 29 settembre 2026 abbiamo nuovamente richiamato l’attenzione sulla situazione e sulla necessità di conoscere quali iniziative siano state effettivamente intraprese nell’esercizio delle funzioni di vigilanza.
A questo punto la questione non riguarda più soltanto Calceranica al Lago.
Quando una petizione prevista dallo Statuto non arriva alla sua naturale trattazione istituzionale; quando i cittadini ricorrono successivamente allo strumento referendario e anche questo rimane bloccato; quando un regolamento obbligatorio non è stato adottato nei tempi previsti; quando la Commissione alla quale la legge attribuisce la valutazione dei quesiti non viene coinvolta; e quando, nonostante l’attivazione degli strumenti provinciali di vigilanza, la situazione continua a protrarsi, si pone un problema di effettività delle garanzie democratiche previste dall’ordinamento.
Non basta, infatti, riconoscere formalmente ai cittadini il diritto di presentare petizioni o promuovere referendum se poi l’inerzia amministrativa può impedirne o ritardarne per mesi l’effettivo esercizio.
Ed è proprio questo il punto che riteniamo più preoccupante: una prolungata tolleranza nei confronti dell’omissione o del ritardo di adempimenti obbligatori rischia, indipendentemente dalle intenzioni dei singoli amministratori, di produrre l’effetto di rendere inefficaci le norme poste a tutela della partecipazione popolare. E rischia di creare un precedente che non riguarda soltanto Calceranica, ma potenzialmente qualsiasi Comune del Trentino.
Per questa ragione riteniamo necessario portare la questione anche sul piano provinciale.
L’art. 54 dello Statuto speciale attribuisce alla Provincia funzioni di vigilanza e tutela sulle amministrazioni comunali. Occorre quindi comprendere quali iniziative siano state adottate dopo l’Invito ad adempiere del 17 agosto e, soprattutto, quali strumenti possano garantire un intervento tempestivo quando l’inerzia di un ente locale incide sull’esercizio degli istituti di partecipazione democratica.
La questione assume un significato ancora maggiore in una fase nella quale la partecipazione alle elezioni comunali trentine è sensibilmente diminuita. Questo dato, da solo, non consente di stabilirne le cause, ma rende ancora più importante evitare che chi decide di partecipare attivamente alla vita della propria comunità incontri istituti che funzionano soltanto sulla carta.
La democrazia locale non si tutela soltanto scrivendo negli statuti che i cittadini possono partecipare. Si tutela facendo in modo che, quando decidono di farlo, le procedure previste dall’ordinamento funzionino davvero.
È su questo che ora ci aspettiamo dalla Provincia risposte concrete.
AGGIORNAMENTO – 30 settembre 2026 (e relativa nota stampa). La vicenda è nel frattempo approdata anche in Consiglio provinciale. La consigliera provinciale Lucia Coppola, venuta a conoscenza delle criticità che stanno caratterizzando l’esercizio degli istituti di partecipazione nel Comune di Calceranica al Lago, ha tempestivamente presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale.
L’iniziativa porta così la questione anche sul piano del controllo politico, chiedendo alla Giunta di rendere conto delle iniziative adottate per assicurare il rispetto delle disposizioni regionali e statutarie e, più in generale, dell’effettività e della tempestività dell’esercizio delle funzioni provinciali di vigilanza quando l’inerzia di un ente locale rischia di compromettere concretamente l’esercizio degli strumenti di partecipazione democratica.
Più Democrazia in Trentino accoglie con favore l’iniziativa della consigliera Coppola, che consente di chiedere spiegazioni sulla vicenda non soltanto sul piano amministrativo, ma anche su quello politico. È infatti proprio nei casi concreti come quello di Calceranica che occorre verificare se le garanzie previste dall’ordinamento siano realmente in grado di tutelare i cittadini nel momento in cui decidono di esercitarle.
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