
In merito all’articolo pubblicato dal giornale L’Adige sulla seduta del Consiglio comunale del 30 luglio dedicata al ricorso presentato dall’associazione Più Democrazia in Trentino, desidero condividere alcune considerazioni da persona presente in aula in rappresentanza dell’associazione stessa.
Sono uscita dalla seduta con un sentimento di profonda amarezza. Non per l’esito della votazione, che appartiene alle dinamiche della democrazia rappresentativa e che naturalmente può essere diverso dalle aspettative di chi presenta una proposta, ma per il modo in cui si è sviluppato il confronto e per alcune riflessioni che questa vicenda porta con sé sul significato concreto della partecipazione democratica. Anche la modalità con cui i cittadini possono assistere ai lavori del Consiglio comunale meriterebbe una riflessione. La possibilità formale di essere presenti è importante, ma la partecipazione richiede anche condizioni che permettano realmente di seguire il dibattito. Dalla posizione riservata al pubblico risultava difficile avere una visione completa di chi interveniva e del confronto in corso, soprattutto nei momenti in cui prendevano la parola le figure istituzionali principali. È una differenza che chi ha avuto occasione di assistere ai lavori del Consiglio provinciale può percepire: anche gli spazi e le modalità con cui le istituzioni si aprono ai cittadini contribuiscono alla qualità della partecipazione.
Nel corso della seduta è emerso un aspetto che ritengo importante chiarire. Il ricorso e l’ordine del giorno presentati non erano l’iniziativa personale del presidente dell’associazione, Alex Marini, ma il risultato del lavoro di Più Democrazia in Trentino, un’associazione con un proprio direttivo, un confronto interno e un percorso condiviso. Ricondurre una proposta associativa alla singola persona che la rappresenta rischia di non coglierne la natura collettiva. Più Democrazia in Trentino non ha mai inteso porsi in contrapposizione alle istituzioni. Al contrario, negli ultimi mesi ha contribuito con spirito costruttivo al confronto amministrativo, presentando osservazioni e proposte su temi come il PIAO e il PEBA, con l’obiettivo di favorire una cultura della partecipazione attiva e un rapporto più aperto tra cittadini e amministrazione.
Un elemento particolarmente significativo della seduta è stato il fatto che il Consiglio comunale non abbia realmente affrontato il merito della proposta. La discussione si è concentrata soprattutto sugli aspetti politici della vicenda, mentre è rimasta in secondo piano la questione centrale: come dare pieno significato alla consultazione pubblica prevista dall’articolo 101 dello Statuto comunale? L’ordine del giorno non chiedeva di riaprire il confronto sulla “cittadinanza di comunità”, né di sottrarre all’amministrazione la responsabilità delle proprie decisioni. Chiedeva invece di definire criteri più chiari per le future consultazioni: informare adeguatamente i cittadini, coinvolgere i soggetti interessati, garantire tempi congrui per presentare osservazioni, utilizzare strumenti anche digitali di partecipazione e prevedere una restituzione pubblica delle valutazioni svolte.
Questi non sono strumenti per rallentare le decisioni, ma strumenti per migliorarne la qualità. Più le scelte nascono da un confronto aperto con la collettività, più possono essere solide, consapevoli e capaci di rappresentare gli interessi della comunità. Nel resoconto della seduta viene riportata anche l’affermazione secondo cui la partecipazione dei cittadini si realizzerebbe soprattutto nelle sagre e negli oratori. Sono luoghi certamente importanti per la vita sociale della comunità, dove si costruiscono relazioni e senso di appartenenza, ma non possono essere confusi con gli strumenti di partecipazione democratica delle istituzioni.
La partecipazione istituzionale significa altro, significa mettere i cittadini nelle condizioni di conoscere le decisioni che li riguardano, intervenire nei processi decisionali, presentare osservazioni e ricevere una risposta motivata. Significa garantire strumenti accessibili anche a chi non può essere presente fisicamente agli incontri, utilizzando anche le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Nel dibattito è emerso il rischio di svuotare di significato la parola “partecipazione”. È una riflessione che merita attenzione: se la partecipazione viene indicata come un valore da promuovere, deve poi trovare coerenza nei fatti. Non può essere considerata positiva soltanto quando viene proposta o organizzata dall’amministrazione, ma deve essere riconosciuta anche quando nasce dalla cittadinanza organizzata attraverso proposte, osservazioni e richieste di confronto. Un’ultima riflessione personale riguarda il clima che ho percepito durante il dibattito. In un Consiglio comunale è normale che vi siano posizioni diverse e anche un confronto acceso. Tuttavia, il ruolo istituzionale richiede attenzione nei modi oltre che nelle parole utilizzate, soprattutto quando ci si rivolge ad altre persone che ricoprono incarichi pubblici. In alcuni passaggi, i toni utilizzati nei confronti di due consigliere mi sono sembrati poco adeguati al contesto istituzionale e, da cittadina e donna presente in aula, non hanno rappresentato un esempio positivo di confronto democratico.
Solo pochi giorni prima il Comune aveva coinvolto un rappresentante della nostra associazione, come uditore, nell’ambito di una commissione dedicata alla definizione dei punti utili a promuovere future assemblee dei cittadini. È un percorso che può rappresentare un’opportunità positiva. Ma la partecipazione deve essere coerente, non può essere valorizzata quando viene promossa dalle istituzioni e considerata un problema quando cittadini e associazioni chiedono di contribuire.
La democrazia non si rafforza soltanto il giorno delle elezioni. Si costruisce ogni giorno attraverso l’ascolto, il rispetto reciproco e la disponibilità delle istituzioni a considerare il contributo dei cittadini come una risorsa. La partecipazione non è un ostacolo alle decisioni. È ciò che può renderle più informate, più trasparenti e più vicine alle persone. Perché ascoltare prima di decidere non significa rinunciare alla responsabilità di governare: significa decidere meglio, con scelte più solide, più consapevoli e più vicine alla comunità.
Aggiornamento del 7 agosto 2026:
Le consigliere comunali Alessia Tarter e Giulia Bortolotti, su richiesta dell’associazione, hanno presentato un’apposita interrogazione per chiedere informazioni e chiarimenti sulle modalità con cui l’amministrazione intende svolgere la “consultazione pubblica” prevista dall’art. 101 dello statuto comunale (sito istituzionale del Comune di Trento per verificare lo stato dell’interrogazione).
* Riflessione inoltrata al giornale L’Adige il 3 agosto scorso da Michela Lupi del direttivo di Più Democrazia in Trentino. Non pubblicata
ATTI:
– 30 luglio 2026 – Delibera di non accoglimento del ricorso in opposizione sulle modifiche statutarie
– 30 luglio 2026 – Relazione tecnica della segreteria generale sul ricorso con parere di non accoglimento
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