Più partecipazione per salvare la democrazia: le proposte del progetto EU FOR GLOBAL

Il Democracy Report 2026 del V-Dem Institute ha lanciato un allarme preoccupante: il mondo si trova nel pieno della cosiddetta “terza ondata di autocratizzazione”, con una quota crescente della popolazione mondiale che vive in Paesi dove la qualità democratica è in regressione. Secondo il rapporto, i livelli medi di democrazia globale sono tornati a quelli registrati alla fine degli anni Settanta e anche l’Italia è stata inserita tra i Paesi monitorati per segnali di autocratizzazione nel 2025. In questo contesto di crescente sfiducia nelle istituzioni e di arretramento della partecipazione civica, il progetto europeo “EU FOR GLOBAL” rappresenta un interessante tentativo di costruire percorsi democratici dal basso, rimettendo i cittadini al centro del processo decisionale.

Il Report “EU FOR GLOBAL”: cos’è e come è nato

Il report finale “Citizens Shaping Europe” è il frutto di un lavoro biennale (2024-2026) volto a rafforzare la democrazia transnazionale. Il progetto è stato curato da un consorzio di sette organizzazioni della società civile dell’UE e un’università: Democracy International (Germania) in qualità di coordinatore del progetto, aditus Foundation (Malta), IE University (Spagna), EUROPULS (Romania): Centro di competenza europea, Democracy Without Borders Greece (Grecia), Nyt Europa (Danimarca), LAPAS-Latvian Platform for Development Cooperation (Lettonia), EIC-European Information Centre (Bulgaria).

Il percorso ha coinvolto oltre 1.000 cittadini e residenti in tutta Europa attraverso una metodologia a due fasi. È iniziata con una consultazione online di tre mesi sulla piattaforma di democrazia deliberativa Consul, seguita da otto Panel dei Cittadini locali e otto Panel transnazionali distribuiti in vari Stati membri. Particolare attenzione è stata data all’inclusione di gruppi tradizionalmente marginalizzati, come giovani, migranti e persone con disabilità.

L’obiettivo era re-immaginare il ruolo dell’Unione Europea nel mondo in un momento di instabilità geopolitica, contrastando l’euroscetticismo e la sfiducia nelle istituzioni attraverso la partecipazione diretta.

Il documento non è una semplice lista di proposte, ma una vera e propria “roadmap democratica” per un’Europa più resiliente e incentrata sulle persone, definendo un nuovo contratto sociale basato su trasparenza e responsabilità.

Le raccomandazioni: un vademecum per il buon governo

Le raccomandazioni emerse sono state raggruppate in aree tematiche cruciali che ogni amministratore dovrebbe considerare:

1. Democrazia partecipativa permanente: chiede di rendere gli strumenti di partecipazione (come le assemblee dei cittadini e le consultazioni deliberate) una parte permanente e significativa dei processi decisionali, non solo consultazioni occasionali.

2. Inclusione e lotta alle barriere: propone la creazione di spazi sicuri e accessibili per i gruppi sottorappresentati, garantendo rappresentanza non solo formale, ma basata su visibilità e parità di accesso ai diritti.

3. Resilienza contro la disinformazione: suggerisce investimenti massicci nell’alfabetizzazione mediatica e nel pensiero critico fin dalle scuole, oltre alla trasparenza degli algoritmi dei social media e dell’IA.

4. Politiche migratorie basate sulla solidarietà: esorta a superare le narrative basate sulla paura, costruendo politiche di asilo fondate sulla dignità umana, l’inclusione sociale e la responsabilità condivisa tra Stati.

5. Sostenibilità e democrazia ecologica: propone di rafforzare il ruolo dei cittadini nelle politiche climatiche attraverso il concetto di “transizione giusta”, che bilanci giustizia sociale e sostenibilità ambientale.

6. Istruzione ed educazione civica: individua nella scuola e nelle organizzazioni giovanili i pilastri per formare cittadini attivi, promuovendo programmi educativi sui valori democratici e i diritti umani.

Invitiamo tutti a consultare il documento integrale. Le raccomandazioni elaborate dai cittadini europei dimostrano come la partecipazione non sia un ostacolo all’efficacia delle istituzioni, bensì una condizione essenziale per rafforzarne la legittimità. In un periodo caratterizzato dalla crescita di tendenze autoritarie e dall’aumento della distanza tra cittadini e decisori pubblici, strumenti di democrazia partecipativa, deliberativa e diretta possono contribuire a ricostruire fiducia, responsabilità e coesione sociale. Per questo motivo il report rappresenta una lettura utile non solo per le istituzioni europee, ma anche per amministratori e rappresentanti politici a livello locale, regionale e nazionale.

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