
L’analisi annuale della Commissione Europea sullo Stato di diritto in Italia per il 2026 conferma una tendenza preoccupante: le criticità restano croniche e le soluzioni, pur se costantemente annunciate, rimangono ferme sulla linea dell’orizzonte. Forse, in ambiti come giustizia e informazione, il rischio di riforme peggiorative rende lo status quo quasi preferibile.
Esattamente un anno fa, commentando la Relazione sullo stato di diritto del 2025, auspicavamo che l’approccio preventivo della Commissione Europea potesse stimolare riforme essenziali. Oggi, leggendo il capitolo sull’Italia del 2026, la sensazione è quella di un eterno ritorno. Le questioni cruciali rimangono le stesse: la giustizia è lenta, la corruzione è percepita come elevata e la libertà di stampa è sotto assedio.
Il commento politico che sorge spontaneo è amaro: le soluzioni legislative sembrano sempre a un passo dal traguardo, ma restano incagliate nei rami del Parlamento o svuotate da riforme che, invece di risolvere i problemi, rischiano di aggravare la situazione. In questo scenario, il mantenimento dello status quo appare quasi come un male minore rispetto a interventi che limitano l’indipendenza della magistratura o restringono ulteriormente lo spazio civico e la trasparenza.
Di seguito, una sintesi schematica della situazione italiana secondo la Relazione 2026.
I. Sistema Giudiziario
- Indipendenza e percezione: Nonostante la percezione di indipendenza sia leggermente migliorata (51% tra i cittadini), resta forte la preoccupazione per le critiche esponenti politici verso la magistratura. La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, pilastro del dibattito nel 2025, è definitivamente naufragata dopo l’esito negativo del referendum di marzo 2026.
- Efficienza: Nonostante i passi avanti nella digitalizzazione (ormai completa per il primo grado penale), la durata dei procedimenti resta un problema serio. Le cause civili e commerciali richiedono ancora oltre 4 anni e mezzo per concludersi, collocando l’Italia tra i peggiori nell’UE.
- Carenze organiche: Il reclutamento di magistrati prosegue, ma la scopertura degli uffici giudiziari (15-17%) e amministrativi (fino al 38% in Cassazione) compromette la stabilità del sistema.
II. Quadro Anticorruzione
- Percezione stabile: L’Italia ottiene un punteggio di 53/100 nell’Indice di Percezione della Corruzione 2025, un dato che rimane sostanzialmente invariato e critico rispetto alla media UE.
- Riforme incompiute: Non si registrano progressi sulla legge sui conflitti di interessi, ferma in Senato, né sul finanziamento dei partiti attraverso fondazioni politiche.
- Lobbying: La Camera ha approvato un disegno di legge sulla disciplina delle relazioni istituzionali, ma il testo è ora in stallo al Senato e mancano ancora norme complessive e un registro operativo.
- Trasparenza: Sebbene la nuova “piattaforma unica della trasparenza” sia un passo avanti, gli appalti pubblici rimangono un settore ad alto rischio di corruzione.
III. Pluralismo e Libertà dei Media
- Minacce ai giornalisti: Continua a destare seria preoccupazione l’aumento di aggressioni fisiche e intimidazioni (cresciute del 76% nella prima metà del 2025).
- Diffamazione e segreto professionale: La riforma sulla diffamazione, che dovrebbe abolire le pene detentive, è ancora sospesa, mentre restano timori per l’introduzione di sanzioni pecuniarie elevate che potrebbero avere un effetto dissuasivo sulla stampa.
- RAI: La riforma della governance per allinearla agli standard europei è ancora al vaglio del Parlamento, mentre persistono rischi di ingerenze politiche indebite.
IV. Bilanciamento dei Poteri e Spazio Civico
- Premierato: Il progetto di riforma per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio resta all’esame della Camera, con forti dubbi dei portatori di interessi sull’impatto che potrebbe avere sul sistema di bilanciamento dei poteri.
- Decretazione d’urgenza: Resta eccessivo il ricorso a decreti-legge e mozioni di fiducia (un terzo delle leggi approvate è di iniziativa governativa d’urgenza), limitando il ruolo legislativo del Parlamento.
- Istituzione per i diritti umani (NHRI): L’Italia rimane uno dei pochissimi Stati membri dell’UE a non avere ancora un’istituzione nazionale per i diritti umani. Nonostante la creazione di un gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio a ottobre 2025 per rilanciare l’iniziativa, i progressi sono giudicati limitati. Attualmente, cinque disegni di legge sono fermi in Parlamento e desta preoccupazione la proposta della maggioranza di affidare queste funzioni al Garante per la protezione dei dati personali, una soluzione criticata da molti portatori di interessi per la mancanza di competenze specifiche richieste dagli standard internazionali (Principi di Parigi).
- Sicurezza e Diritti: La legge sulla sicurezza del 2025 e i nuovi decreti del 2026 hanno introdotto norme che destano preoccupazione per il loro potenziale impatto negativo sullo spazio civico e sul diritto di manifestazione.
In conclusione, la Relazione 2026 ci restituisce la fotografia di un’Italia che “cammina per restare ferma”. Le raccomandazioni della Commissione Europea vengono ripetute quasi identiche di anno in anno, a dimostrazione che la volontà politica di affrontare nodi sistemici come la trasparenza e l’indipendenza dell’informazione è, nel migliore dei casi, debole.
ll documento in pdf della relazione integrale in lingua italiana:
* * *
Iscriviti all’associazione Più Democrazia in Trentino e supporta il nostro sforzo per una democrazia migliore oppure scegli di donare il 5 per mille per una democrazia migliore
Scopri di più da Più Democrazia in Trentino
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.