Una sala per le Carte di Regola presso il Museo di San Michele all’Adige

museo-degli-usi-e-costumi-della-gente-trentina_imagefullwideUna nuova grande sala espositiva dedicata alle Carte di regola e al paesaggio del Trentino: questo il progetto che impegnerà il Museo di San Michele per il prossimo biennio, auspice il Direttore del Museo, Giovanni Kezich e il Presidente del Comitato Scientifico, professor Annibale Salsa, coadiuvati dall’interesse attivo della Soprintendenza ai beni culturali, diretta da Franco Marzatico. Continua a leggere

Autogoverno trentino: “Pueblo unido” per una costituente popolare

trento_-_vincenzo_cali._direttore_del_museo_storico_imagefulldi Vincenzo Calì – Mentre nelle vie e nelle piazze spagnole si diffonde il canto del “Pueblo unido” e Pablo Iglesias pone un aut – aut  ai socialisti (sì ad un governo di alternativa secca a condizione dell’ appoggio al referendum indipendentista catalano) in Italia si fanno gli scongiuri (Renzi in testa) per il mantenimento della legge elettorale maggioritaria recentemente varata dal Parlamento, portando il caso spagnolo come esempio di ingovernabilità. La sinistra italiana, e a maggior ragione quella trentina, non hanno nulla da dire in proposito? Continua a leggere

Le comunità alpine e la capacità di autogoverno

comunità alpine e capacità di autogovernoAndrea Leonardi, professore di storia economica dell’Università di Trento, fa una lettura di lungo periodo della storia delle comunità alpine e della capacità di autogoverno dopo una breve introduzione di Paolo Grossi, giudice della Corte Costituzionale.

Qui il video dell’intervento

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Lo Statuto dello Spinale affonda le radici nella storia più lontana

Statuto dello Spinale_1410_600 anni[…] (Lo Statuto dello Spinale ndr) Si tratta di una realtà collettiva, di un fatto di popolo, che riguarda il diritto, naturalmente, che riguarda l’economia, altrettanto naturalmente, ma che riguarda prima di tutto la società, il dato sociale, che riguarda un’intera comunità, di cui le Regole e il loro Statuto è appunto la forma giuridica. Si tratta, lasciatemelo dire come professore di storia del diritto, di una realtà che rispecchia la dimensione ordinativa: il diritto come ordine sociale vissuta come una “seconda natura”, il diritto che non nasce come precetto imposto dall’alto, come imposizione, come decisione che cala sulle teste dei cittadini come semplici destinatari, ma come un ordine che la società si dà da sé, si dà dal profondo del suo costume e delle sue convinzioni e pratiche collettive.
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Due incontri sulla storia dell’autonomia locale a Trento il 9 e il 16 marzo alle ore 18.00

presa_trentoL’associazione Più Democrazia in Trentino propone due momenti di approfondimento storico sul tema dell’autonomia locale che avranno luogo presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro di Trento lunedì 9 e 16 di marzo dalle ore 18:00 alle ore 20:00.

Il proposito degli incontri è di stimolare una riflessione collettiva sul valore fondativo e sulle potenzialità del principio autonomistico e di generare un confronto per interrogarsi sul futuro politico-istituzionale della Provincia Autonoma di Trento nella prospettiva di una ridefinizione del rapporto e della modalità di interazione tra istituzioni e cittadini. Continua a leggere

Gli uffici dell’Antica Comunità di Darzo

L Antica Comunità di DarzoOrgano sovrano della comunità è l’assemblea di regola, alla quale i capifamiglia hanno l’obbligo di partecipare. Chi non vi partecipa è punito con una multa di quattro carantani1 per ogni assenza. Anche i ritardatari sono puniti con una multa di due marchetti (“se alcuno restarà o indusiarà un pezo a venir alla detta regola et dappoi ghe vagha, che nientedimanco sia punito in marchetti doy per cadauna volta”) (Statuto del 1534). Continua a leggere

Gli usi civici fondamentali per salvaguardare l’Autonomia

cavalese_palazzo magnifica comunità“La cultura dei beni comuni e lo spirito di responsabilità nella gestione del territorio saranno fondamentali per la difesa della nostra Autonomia. Continua a leggere

Una nuova stagione per la democrazia in Trentino

Il 22 novembre, in coincidenza dell’insediamento del nuovo Consiglio Provinciale, il ddl 328/XIV “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale “ è stato trasmesso ufficialmente all’attuale legislatura e rinominato. D’ora in poi si parlerà del ddl n. 1/XV di iniziativa popolare.

Il meccanismo che ha determinato questo passaggio è disciplinato dal comma2 dell’art.132 del Regolamento interno del Consiglio provinciale: “I disegni di legge d’iniziativa popolare, qualora il loro esame non sia stato completato nel corso della legislatura in cui sono stati presentati, non decadono e vengono trasferiti all’esame della legislatura successiva”. Continua a leggere

Dalla “Carta di Regola” allo “Statuto Comunale”: la democrazia di ieri e di oggi – Terza Parte

La terza parte della serata (Qui la prima e qui la seconda)

Potrei quasi definirla proponimenti e speranze. E una esortazione all’azione.

Dopo l’analisi storica e di scienza politica, la domanda che a me sorge spontanea, come dicevo all’inizio è: cosa possiamo fare, sulla scorta dell’esperienza, per migliorare i nostri istituti di gestione della cosa pubblica? Spero sia una domanda che solletichi anche voi.

Ebbene, per me è abbastanza semplice. Basta prendere esempio dalla Svizzera. Per noi trentini poi questo dovrebbe essere assai più semplice, sempre che sia rimasto nelle nostre vene un po’ di quella tradizione di autogoverno che abbiamo espresso con le carte di regola. Continua a leggere

Dalla “Carta di Regola” allo “Statuto Comunale”: la democrazia di ieri e di oggi – Seconda Parte

Di seguito la seconda parte, della serata di Lavis, l’intervento di Andrea Casna. Qui trovate la prima parte.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Carte di Regola

Le regole. I comuni del Trentino dal medioevo ai primi anni dell’Ottocento erano definiti con il termine di regola. Si tratta di un termine che legava gli abitanti (detti vicini) alla gestione del territorio nel quale erano insediati. Era un’unione indissolubile fra la gente e la propria terra. Continua a leggere

Dalla “Carta di Regola” allo “Statuto Comunale”: la democrazia di ieri e di oggi – Prima Parte

Il 6 settembre l’Associazione Culturale Lavisana ha organizzato una Conferenza, nella spendida cornice del Palazzo de’ Maffei, dal titolo “dalla Carta di Regola allo Statuto Comunale: la democrazia di ieri e oggi“.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

L’aspetto culturale per il nostro comitato è sempre stato estremamente importante. Non per nulla l’art. 2 della proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo proposto per il miglioramento degli istituti di partecipazione popolare include un impegno a incentivare la formazione degli studenti delle scuole provinciali sul tema della cittadinanza, della democrazia e degli strumenti di partecipazione. E d’altronde lo stesso Consiglio d’Europa considera l’educazione essenziale per promuovere i valori fondanti della nostra società: democrazia, diritti umani e stato di diritto. Continua a leggere

1972 – 2012: il passaggio dal vecchio al nuovo sistema

“Una data storica per il Trentino – Alto Adige/Südtirol”
Tratto da L’Adige, 20 gennaio 1972

Bruno Kessler - La lungimiranza di un politico dalle idee innovative

Trascorsi i quindici giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale entrano oggi in vigore le modifiche allo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige… […]

Ecco le dichiarazioni rilasciateci dal presidente della Giunta provinciale di Trento, avv. Bruno Kessler:

«Con oggi, il nuovo statuto di autonomia entra in vigore. Con oggi, tutto il lungo processo di una vicenda che ha origini lontane e che ha fatto annotare alterne fasi, si conclude. Le genti trentine hanno da oggi titolo più pieno e più diretto di ieri al proprio autogoverno, all’esercizio della loro autonomia. La vicenda trentina che oggi segna un traguardo significativo e importante, ha avuto inizio ancora all’epoca austriaca, con le richieste e le aspirazioni all’autogoverno locale. Non ripercorro le varie tappe delle rivendicazioni trentine… […]”

La storia dirà come la gente trentina avrà saputo cogliere questa ulteriore occasione. Ho già avuto modo di mettere in risalto il significato e l’importanza del momento che stiamo vivendo. Credo infatti che siamo davanti a una svolta, a un fatto destinato ad incidere profondamente e a lungo nel nostro tessuto sociale.

Una pagina della nostra storia si chiude, un’altra se ne apre. Ma non è che si debba ripartire da zero e che ci si trovi sprovveduti ad affrontare questo momento. Quasi venticinque anni di esperienza autonoma non sono passati invano, anzi ci hanno fatto più maturi e più responsabili, meno emotivamente stimolati, ma più realisticamente consapevoli di che cosa significhi assumere pienamente la gestione del proprio avvenire.

Se dunque nulla è andato e va perduto, tutto può cambiare. Le prospettive nuove verso cui ci avviamo – rapporti nuovi e comunque diversi con l’Alto Adige, posizione diversa con lo Stato, responsabilità più diretta, come trentini, del nostro sviluppo – possono dunque offrirci l’occasione per rivendicare il nostro impegno civile, la nostra capacità di imprimere il senso che vogliamo alla nostra società, la volontà di riuscire. Già ho avuto modo di dire che più ampia sarà, per effetto del nuovo statuto, la nostra possibilità di manovra, la nostra sfera di autogoverno, ma quindi anche sarà più ampia la responsabilità di tutti noi, come popolo, come gruppo, nel valorizzare la nostra personalità e dare concretezza operativa alle nostre capacità. Tutto ciò non è e non deve costituire materia per pochi, per i soliti “addetti ai lavori”, ma dovrebbe anche costituire motivo di riflessione per tutti i trentini, che sono i destinatari effettivi delle nuove misure che entrano in vigore e che quindi sono i più diretti partecipi di un nuovo disegno che si volesse concorrere a creare. Anche perché non si trovino a dover subire impostazioni e obiettivi non condivisi o non esattamente individuati o non completamente rispondenti alle reali aspettative del corpo sociale.

Qualche gruppo non ha perso tempo e si è già fatto avanti manifestando un certo tipo di aspettative e una certa fascia di esigenze: lo spazio è aperto quindi per tutti per farsi avanti, per partecipare al disegno che giornalmente si crea circa il proprio futuro, senza mugugni, senza borbottamenti sottovoce, senza continuare quello spirito di critica che non sa proporre nulla di alternativo e che sa soltanto ancorarsi a un certo malinteso senso di tradizione o di prudenza per bloccare ogni nuovo discorso e ogni nuova prospettiva. Diventiamo d’ora in avanti un piccolo ambito geografico con immensi problemi da affrontare, siamo a contatto di gomito con ambiti geografici, culturali, economici e sociali molto più dinamici e più vivaci di noi e soprattutto molto più forti e più agguerriti: il nuovo ordinamento regionale che sta sempre più prendendo piede nel nostro Paese provocherà un confronto più accentuato sulle capacità reali di ciascuna regione, con la necessità conseguente di tener conto di tutto quanto accade attorno a noi. Più di prima dunque, per una molteplicità di aspetti – da quelli istituzionali a quelli operativi – dobbiamo sentirci stimolati a tenere il passo con le altre regioni, a non chiuderci in visioni anguste, limitate, ma a sfruttare ogni occasione e ogni stimolo per avanzare. Anche questo non si creerà dal nulla, né di colpo.

Stiamo occupandoci responsabilmente della fase più delicata che si apre ora, cioè del passaggio effettivo di competenza da un ente all’altro (da un ente al popolo verrebbe da dire ndr); stiamo operando affinché non si inceppi nulla, in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema. Abbiamo infatti presenti le esigenze particolari di questo momento specie sotto il profilo economico-sociale, per cui non ci devono essere vuoti né ritardi. In un contesto di questo genere può apparire talvolta che l’aspetto tecnico-giuridico della questione possa essere prevalente, su quello sostanziale; sono tuttavia aspetti evidentemente inevitabili, che devono essere affrontati e superati in una visione organica e con chiarezza di prospettive.

Desidero pertanto ribadire che operiamo per superare bene la fase di passaggio, avente sempre presente la vera sostanza del problema, che è quella di una maggiore possibilità di intervento, di un autogoverno più pieno e più efficace, di una rinnovata possibilità di inventare il nostro futuro.

Questo è il vero obiettivo di tutti, per il raggiungimento del quale stiamo operando».

Proviamo ad ipotizzare quale sarebbe stato il pensiero di Bruno Kessler sui preconcetti e sulle remore nella transizione verso una maggiore partecipazione dei cittadini e verso un pieno autogoverno dei trentini (e non dei soliti noti). Pur essendo state scritte quarant’anni fa, le parole contenute in questa dichiarazione sono di estrema attualità. Ci appaiono come un monito rivolto ai consiglieri provinciali che fra poche settimane si troveranno a discutere il disegno di legge di iniziativa popolare per promuovere nuovi ed efficaci istituti di democrazia diretta in Trentino.
Il comitato di Più Democrazia in Trentino ha contribuito a lanciare un’idea per “inventare il nostro futuro”. Confidiamo che questo messaggio non sia letto con “visioni anguste” ma piuttosto sia colto come uno “stimolo per avanzare in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema”.

Lo schema di Luca Zanin sulle proposte di riforma istituzione

Costituzionalismo popolare in Islanda

Nell’attesa che l’ufficio legislativo del Consiglio provinciale di Trento ci dia un parere sulla bozza del ddl che abbiamo depositato la settimana scorsa, cogliamo l’occasione per dare un’occhiata a quanto accade fuori dai confini nazionali.

Leggendo l’articolo Grassroots Constitutional Politics in Iceland scritto da Paul Blokker e pubblicato nel gennaio 2012 sul sito web del Social Science Research Network, è possibile approfondire il concetto di costituzionalismo popolare.
Nella pubblicazione Blokker descrive la rivoluzione morale che ha avuto luogo in Islanda in seguito alla crisi finanziaria iniziata nel 2008 e che ha favorito una nuova e atipica forma di costituzionalismo dal basso. Nell’ex-territorio danese adottando un approccio partecipativo hanno sfidato la prassi che vede il costituzionalismo come una pratica in cui possono intervenire solo politici e giuristi.
Nel novembre del 2009 in seguito ad un’azione civica guidata da Gudjón Mar Gudjónsson – giovane imprenditore nell’ambito dell’IT e creatore del movimento civico per promuovere la democrazia partecipativa Ministero delle Idee – fu istituita l’Assemblea Nazionale per avviare una sessione nazionale di brainstorming. 1200 partecipanti furono estratti a sorte mentre altri 300 furono selezionati fra associazioni ed istituzioni politiche.
L’assemblea venne suddivisa in gruppi per trattare 9 temi proponendo le soluzioni alla plenaria per la votazione. Al termine del processo deliberativo l’assemblea identificò 4 valori fondamentali – Integrità, Parità di diritti, Giustizia e Rispetto – per indirizzare il paese verso l’uscita dalla crisi e per equipaggiare l’Islanda di nuove e fondamentali regole prodotte e condivise dai cittadini stessi.
L’assemblea civica del 2009 fu solo il preludio al processo istituzionale avviato dall’Atto sull’Assemblea Costituzionale (ACA) volto a riscrivere la costituzione ormai obsoleta (1944). Il 6 novembre del 2010 ebbe luogo il Forum Nazionale per convogliare le informazioni prodotte dal dibattito di 950 cittadini estratti a sorte sui principali temi ed sui valori fondamentali intorno ai quali scrivere la nuova costituzione. Tale processo enfatizzò la fase costituente guidata dai cittadini – tecnicamente utilizzando un brain-storming popolare detto crowd-sourcing – con l’esplicita esclusione della politica ovvero l’anti-political politics.
L’idea ispiratrice fu quella dell’autogoverno e di una concezione del costituzionalismo dove la partecipazione civica è concepita come una necessità affinché la costituzione diventi il riflesso reale e vivace dell’immaginario politico della comunità islandese. Il risultato del Forum Nazionale fu l’individuazione di otto questioni principali sulle quali scrivere la nuova costituzione islandese: paese e nazione; morale; diritti umani; giustizia, benessere e uguaglianza; natura, conservazione e utilizzo delle risorse; democrazia; divisione dei poteri, responsabilità e trasparenza; pace e cooperazione internazionale.
Successivamente, dopo un travagliato percorso per decidere la procedura per la composizione del Consiglio Costituzionale, nell’aprile del 2011 si iniziò la scrittura del documento costituzionale sulla base delle questioni sopra indicate. L’elemento caratterizzanti del CC fu l’esplicita esclusione di politici e giuristi, eleggendo i membri da una lista di liberi cittadini autocandidati e sostenuti da una campagna elettorale finanziata con un massimo di 12.500 Euro.
La trasparenza e l’apertura alla cittadinanza del processo costitutivo furono eccezionali. I cittadini poterono seguire e commentare l’evoluzione dei lavori sul web utilizzando gli spazi offerti da social network come Facebook, Twitter, YouTube e Flickr.
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, nonostante la radicale forma di coinvolgimento popolare architettata per la definizione delle linee guida da dare alla carta costituzionale, non sono stati proposti meccanismi estremi di democrazia diretta. Forse questo anche come conseguenza dellentusiasmo, della fiducia reciproca e della coesione sociale rispetto ad altri paesi. In questo senso, le soglie per indire un referendum confermativo e per sottoporre un’iniziativa popolare al Parlamento sono piuttosto alte (10%) sebbene sia previsto il referendum obbligatorio per modifiche alla costituzione per tutelarsi dai poteri degli organi statali.
Interessante ed innovativa è stata l’istituzione di una sorta di corte costituzionale con poteri ex ante, alla quale può essere chiesto un parere sulla costituzionalità di atti legislativi del parlamento o dei comitati parlamentari. Questa soluzione permette di mantenere una certa tensione fra la forma di governo parlamentare ed i diritti di iniziativa popolare, garantendo una forma di bilanciamento tra i poteri istituzionali e la sovranità popolare espressa tramite gli strumenti di democrazia diretta indicati.
La bozza è stata consegnata al Parlamento islandese nel luglio del 2011 ed è in attesa di essere trattata dal Parlamento. Al momento della consegna, il Consiglio Costituzionale ha evidenziato il pieno consenso dei partecipanti sui principi ivi contenuti ed ha richiesto ufficialmente di sottoporre il documento a referendum popolare. In ottobre il primo ministro ha suggerito una consultazione pubblica in coincidenza delle elezioni presidenziali da tenersi nel giugno del 2012.
Nella peggiore delle ipotesi la bozza sarà scartata dal parlamento islandese ma in ogni caso le ripercussioni sulla vita democratica islandese sono state di notevole rilievo poiché è stato attivato un processo di partecipazione popolare senza precedenti che ha avvicinato alla politica moltissimi cittadini. L’esempio più clamoroso è stata la formazione di un nuovo partito politico nato dal movimento civico che diede vita all’Assemblea Nazionale nel 2009, il quale tra i propri scopi include quello di adottare una nuova costituzione sulla base della bozza scritta dal Consiglio Costituzionale.
In conclusione, il movimento per una costituzione dal basso si è distinto sia per la partecipazione civica che per l’esplicito rifiuto dell’interferenza politica dimostrando una forte attitudine all’autodeterminazione. In conseguenza di tutto ciò, a dispetto dell’assenza di radicali forme di partecipazione nella bozza sono emersi chiaramente dei miglioramenti rispetto alla costituzione vigente: un testo più comprensibile; un richiamo alla dimensione morale; l’introduzione di nuovi diritti popolari seppur blandi; ed infine il riflesso dell’autonomia e dell’autogoverno della cittadinanza determinati da una convenzione costituente promossa dai cittadini medesimi.

Testo tratto da: Grassroots Constitutional Politics in Iceland, di Paul Blokker
P.B. è un docente presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento ed insegna Sociologia Politica della Democrazia Europea, dove si focalizza l’attenzione sul deficit democratico in Europa e su una nuova ed emergente società politica europea.
Vedi programma: A Political Sociology of European Democracy

Per ulteriori approfondimenti:
Mob rule: Iceland crowdsources its next constitution
, The Guardian9 giugno 2011
Lessons from Iceland: the people can have the power
, The Guardian – 15 novembre 2011
Iceland to elect citizens’ panel to rewrite constitution
, The Guardian – 26 novembre 2011
Video:
Crowdsourcing A Constitution in Iceland, Al Jazeera
Constitutional Council Sings at Inaugural Meeting, YouTube video
Icelandic Constitutional Council’s, YouTube page