1972 – 2012: il passaggio dal vecchio al nuovo sistema

“Una data storica per il Trentino – Alto Adige/Südtirol”
Tratto da L’Adige, 20 gennaio 1972

Bruno Kessler - La lungimiranza di un politico dalle idee innovative

Trascorsi i quindici giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale entrano oggi in vigore le modifiche allo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige… […]

Ecco le dichiarazioni rilasciateci dal presidente della Giunta provinciale di Trento, avv. Bruno Kessler:

«Con oggi, il nuovo statuto di autonomia entra in vigore. Con oggi, tutto il lungo processo di una vicenda che ha origini lontane e che ha fatto annotare alterne fasi, si conclude. Le genti trentine hanno da oggi titolo più pieno e più diretto di ieri al proprio autogoverno, all’esercizio della loro autonomia. La vicenda trentina che oggi segna un traguardo significativo e importante, ha avuto inizio ancora all’epoca austriaca, con le richieste e le aspirazioni all’autogoverno locale. Non ripercorro le varie tappe delle rivendicazioni trentine… […]”

La storia dirà come la gente trentina avrà saputo cogliere questa ulteriore occasione. Ho già avuto modo di mettere in risalto il significato e l’importanza del momento che stiamo vivendo. Credo infatti che siamo davanti a una svolta, a un fatto destinato ad incidere profondamente e a lungo nel nostro tessuto sociale.

Una pagina della nostra storia si chiude, un’altra se ne apre. Ma non è che si debba ripartire da zero e che ci si trovi sprovveduti ad affrontare questo momento. Quasi venticinque anni di esperienza autonoma non sono passati invano, anzi ci hanno fatto più maturi e più responsabili, meno emotivamente stimolati, ma più realisticamente consapevoli di che cosa significhi assumere pienamente la gestione del proprio avvenire.

Se dunque nulla è andato e va perduto, tutto può cambiare. Le prospettive nuove verso cui ci avviamo – rapporti nuovi e comunque diversi con l’Alto Adige, posizione diversa con lo Stato, responsabilità più diretta, come trentini, del nostro sviluppo – possono dunque offrirci l’occasione per rivendicare il nostro impegno civile, la nostra capacità di imprimere il senso che vogliamo alla nostra società, la volontà di riuscire. Già ho avuto modo di dire che più ampia sarà, per effetto del nuovo statuto, la nostra possibilità di manovra, la nostra sfera di autogoverno, ma quindi anche sarà più ampia la responsabilità di tutti noi, come popolo, come gruppo, nel valorizzare la nostra personalità e dare concretezza operativa alle nostre capacità. Tutto ciò non è e non deve costituire materia per pochi, per i soliti “addetti ai lavori”, ma dovrebbe anche costituire motivo di riflessione per tutti i trentini, che sono i destinatari effettivi delle nuove misure che entrano in vigore e che quindi sono i più diretti partecipi di un nuovo disegno che si volesse concorrere a creare. Anche perché non si trovino a dover subire impostazioni e obiettivi non condivisi o non esattamente individuati o non completamente rispondenti alle reali aspettative del corpo sociale.

Qualche gruppo non ha perso tempo e si è già fatto avanti manifestando un certo tipo di aspettative e una certa fascia di esigenze: lo spazio è aperto quindi per tutti per farsi avanti, per partecipare al disegno che giornalmente si crea circa il proprio futuro, senza mugugni, senza borbottamenti sottovoce, senza continuare quello spirito di critica che non sa proporre nulla di alternativo e che sa soltanto ancorarsi a un certo malinteso senso di tradizione o di prudenza per bloccare ogni nuovo discorso e ogni nuova prospettiva. Diventiamo d’ora in avanti un piccolo ambito geografico con immensi problemi da affrontare, siamo a contatto di gomito con ambiti geografici, culturali, economici e sociali molto più dinamici e più vivaci di noi e soprattutto molto più forti e più agguerriti: il nuovo ordinamento regionale che sta sempre più prendendo piede nel nostro Paese provocherà un confronto più accentuato sulle capacità reali di ciascuna regione, con la necessità conseguente di tener conto di tutto quanto accade attorno a noi. Più di prima dunque, per una molteplicità di aspetti – da quelli istituzionali a quelli operativi – dobbiamo sentirci stimolati a tenere il passo con le altre regioni, a non chiuderci in visioni anguste, limitate, ma a sfruttare ogni occasione e ogni stimolo per avanzare. Anche questo non si creerà dal nulla, né di colpo.

Stiamo occupandoci responsabilmente della fase più delicata che si apre ora, cioè del passaggio effettivo di competenza da un ente all’altro (da un ente al popolo verrebbe da dire ndr); stiamo operando affinché non si inceppi nulla, in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema. Abbiamo infatti presenti le esigenze particolari di questo momento specie sotto il profilo economico-sociale, per cui non ci devono essere vuoti né ritardi. In un contesto di questo genere può apparire talvolta che l’aspetto tecnico-giuridico della questione possa essere prevalente, su quello sostanziale; sono tuttavia aspetti evidentemente inevitabili, che devono essere affrontati e superati in una visione organica e con chiarezza di prospettive.

Desidero pertanto ribadire che operiamo per superare bene la fase di passaggio, avente sempre presente la vera sostanza del problema, che è quella di una maggiore possibilità di intervento, di un autogoverno più pieno e più efficace, di una rinnovata possibilità di inventare il nostro futuro.

Questo è il vero obiettivo di tutti, per il raggiungimento del quale stiamo operando».

Proviamo ad ipotizzare quale sarebbe stato il pensiero di Bruno Kessler sui preconcetti e sulle remore nella transizione verso una maggiore partecipazione dei cittadini e verso un pieno autogoverno dei trentini (e non dei soliti noti). Pur essendo state scritte quarant’anni fa, le parole contenute in questa dichiarazione sono di estrema attualità. Ci appaiono come un monito rivolto ai consiglieri provinciali che fra poche settimane si troveranno a discutere il disegno di legge di iniziativa popolare per promuovere nuovi ed efficaci istituti di democrazia diretta in Trentino.
Il comitato di Più Democrazia in Trentino ha contribuito a lanciare un’idea per “inventare il nostro futuro”. Confidiamo che questo messaggio non sia letto con “visioni anguste” ma piuttosto sia colto come uno “stimolo per avanzare in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema”.

Lo schema di Luca Zanin sulle proposte di riforma istituzione

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