Il referendum mancato di Ivano Fracena

Ringrazio il Comitato “Più Democrazia in Trentino” per offrirci l’opportunità di divulgare il caso della piccola comunità di Ivano Fracena su questo blog. Ringrazio perché questa storia non riguarda solo 300 abitanti di una valle sperduta del nostro bello Trentino: è una storia particolare, che non racconta certo gesta eroica di un lontano passato oppure un senso di Comunità piano piano ritrovato. Racconta una storia che per certi versi richiama sì un qualcosa di medievale, ma che è drasticamente attuale e drammaticamente legata ad un concetto di democrazia che non conosce il fondamento stesso della parola, “potere al popolo”.
Ivano Fracena, 350 abitanti in un paese con un bel maniero medievale ma con una Amministrazione che vuole arrivare a costruire una nuova caserma dei vigili del fuoco volontari, costi quel che costi: anche a costo di arrivare a compromettere definitivamente il bilancio comunale. Bilancio che non gode certo di chissà quali entrate ma che si vede privato di 460 mila euro per realizzare questa nuova opera quando vi è già una caserma operativa, che si potrebbe ristrutturare!
Si costuisce così un Comitato di cittadini che raccoglie 70 firme ed avvia l’iter del referendum: il 16 maggio viene nominato un Comitato dei Garanti al fine di valutare l’ammissibilità del quesito rispetto a regolamenti, leggi. L’otto giugno è un giorno di festa per i sottoscrittori perché il referendum viene dichiarato ammissibile e, nonostante l’animata discussione in paese, si volevano raccogliere altre firme per poter poi arrivare al voto.
Scorrono i giorni di luglio, arriva il giorno in cui il Comitato spera di presentare la raccolta-firme alla popolazione ma ecco la “norma che non t’aspetti”:  non era neanche possibile immaginare che in Trentino si potesse arrivare ad “norma ad personam”, ad una norma “ad hoc”; quelle frasi così distanti nell’agone politico trentino però hanno fatto irruenza nel dibattito. Sì perché la Giunta Provinciale, niente meno che la Giunta, ha approvato una norma “ad hoc”, per finanziare interamente con soldi provinciali le caserme dei vigili del fuoco nei paesi sotto i 500 abitanti: ma guarda un po’, proprio come nel caso di Ivano Fracena!
E quel giorno di presentazione si è trasformato in un giorno di sospensione dell’iniziativa: perché non era possibile attribuire all’Amministrazione comunale, un atto di imperio della Giunta Provinciale. Un atto che ha tolto motivazioni ad un referendum che voleva essere una possibilità affinchè la popolazione si potesse esprimere su un’opera che andava a compromettere altre possibilità, esigenze presenti.
Lo strumento per eccellenza della democrazia diretta, il referendum, è stato così di fatto vanificato da un atto di un ente gerarchicamente superiore. Purtroppo non vi sono strumenti di tutela in questi casi: la popolazione deve tornare nelle proprie case ed esprimere le proprie opinioni.
La democrazia diretta e vicina al cittadino esiste? E’ prevista fin dalla Costituzione: la somma carta prevede questi strumenti come diritti dei cittadini. E se vi possono essere dei casi di “vanificazione di questi strumenti”, non bisogna però perderne fiducia: bisogna anzi riboccarsi le maniche e trovare le possibilità di tutela di questi strumenti!
Purtroppo è capitato questo triste fatto in un piccolo paese sperduto in una valle, però dipende da noi, dalla nostra opinione e dal nostro coraggio nel chiedere alla politica una tutela effettiva di questi diritti, dipende da noi insomma che un simile caso non si ripeta più.
Almeno nel nostro Trentino che fa del senso di comunità un proprio DNA, che ha la democrazia diretta nel flusso della sua storia.
Quindi si può “Più Democrazia”!

Informazione sulla stampa trentina
La “democrazia partecipata” ed il caso di Ivano Fracena – di E. Baiguera Beltrami su Questro Trentino
“Caserma, ignorati i pareri tecnici contrari” – Il Trentino
“Caserma, stoppato il referendum” – L’Adige

L’incontro pubblico con Bruno Kaufmann

Sabato 8 settembre ha avuto luogo l’incontro pubblico Chi ha paura dei cittadini? I presenti erano poco più di una ventina ed hanno partecipato con entusiasmo alla discussione avviata dai proponenti dell’iniziativa popolare Più Democrazia in Trentino, dal politologo Bruno Kaufmann, dal presidente dell’ordine dei giornalisti TAA Fabrizio Franchi e dal coordinatore dell’Iniziativa di Più Democrazia di Bolzano Stephan Lausch.
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Ancora sugli effetti economici delle scelte dei cittadini

Sull’importanza di avere nelle forme di governo democratico una maggiore partecipazione diretta dei cittadini le opinioni possono essere ovviamente differenti. Però alla fine quello che conta sono i risultati. O almeno così dovrebbe essere per chi si fà guidare più dalla ragione che dall’ideologia.
Tra gli argomenti che vengono spesso portati da coloro che avversano la democrazia diretta uno di quelli più ricorrenti è che il processo di voto costa. Questo è indubbiamente vero, però come sempre la questione del costo vede solo un lato della medaglia. Se guardassimo solo ai costi non faremmo nulla. Anche mangiare ha un costo.
Quello che conta è il rapporto tra i costi e i benefici di una certa attività. Per quanto riguarda l’iniziativa popolare, in un articolo precedente ho già portato i risultati degli studi a favore delle forme di democrazia diretta presenti in Svizzera, in particolare dei loro positivi effetti economici su spesa pubblica, debito pubblico, efficienza dei servizi pubblici e crescita economica.
Ma vi è un’altro dato interessante che viene da uno studio di Besley e Coate del 2003 (London School of Economics e Cornell University rispettivamente) sulle nomine nelle autorità di regolamentazione dei servizi pubblici negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti i servizi pubblici sono generalmente gestiti da società private, sotto il controllo di Public Utilities Commission statali. Lo stesso modello che noi abbiamo per esempio dopo la liberalizzazione dei servizi di fornitura energetica con l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
Ogni stato americano decide come nominare questi commissari, e vengono utilizzati due metodi:

  • nomina dei commissari da parte del Governatore, normalmente con conferma da parte degli organi legislativi
  • nomina dei commissari tramite elezione da parte dei cittadini, normalmente in parallelo alle elezioni presidenziali e di mid-term.

Nel loro articolo Besley e Coate  hanno analizzato se vi fossero differenze nel costo dei servizi pubblici in funzione del meccanismo scelto per la nomina.
Il risultato di questa analisi è che i costi dei servizi pubblici sono più bassi quando queste commissioni sono elette dai cittadini che quando esse sono nominate dai politici.
A prima vista questo risultato sembrerebbe controintuitivo. Infatti il Governatore, i deputati e i senatori possono sentire il parere di esperti nel settore e interrogare direttamente i candidati alla nomina. Possono quindi farsi un opinione più informata sulle capacità e sulle intenzioni di coloro che intendono nominare rispetto ai cittadini, che mediamente sceglieranno sulla base delle dichiarazioni pubbliche dei candidati e su quanto riportato dagli organi di informazione.
Eppure il risultato è che i cittadini sono più efficaci a scegliere i commissari dei loro rappresentanti eletti. Infatti il costo dei servizi pubblici regolamentati, quali per esempio elettricità, gas, scarichi fognari, acqua potabile, è mediamente inferiore quando i commissari sono eletti dai cittadini di quando sono di nomina del Governatore.
Non provo a dare una spiegazione a questo risultato. Quanto mi sovviene sarebbe poco lusinghiero per i rappresentanti eletti. Però è sicuramente una prova che invalida le tesi di coloro che ritengono che i rappresentanti eletti, grazie al fatto che possono informarsi e approfondire le questioni meglio del cittadino medio, siano migliori nel decidere sulle questioni concrete.
Non è certo possibile fare a meno dei rappresentanti eletti, ma dare ai cittadini la possibilità di intervenire direttamente e con facilità nei processi decisionali decisamente conviene non solo alla democrazia in se, ma anche alle tasche di tutti.

Nuovi strumenti di partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta. Le ragioni di Roberto Bombarda

La discussione all’interno del Consiglio Provinciale per una nuova legge sulla democrazia diretta è partita. La prima seduta si è svolta in data giovedì 6 settembre.
Nei lavori della Prima Commissione Permanente la proposta di Più Democrazia in Trentino ha avuto ed avrà il pieno appoggio del consigliere provinciale Roberto Bombarda, il quale riprendendo integralmente il testo del ddl di iniziativa popolare e ripresentandolo come ddl di iniziativa consiliare (ddl n.330/XV “Nuovi strumenti di partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta”), ha voluto sottolineare la sua totale condivisione al testo prodotto dal comitato e sottoscritto da più di 4000 cittadini trentini.
Bombarda parteciperà ai lavori con l’unica limitante di non avere diritto di voto all’interno della prima commissione, poiché presente in qualità di membro aggregato e non come componente effettivo. Per il comitato sarà tuttavia un sostegno importante e per questo abbiamo ritenuto appropriato porgli alcune domande per esplicitare la sua posizione ed esternare il suo pensiero sull’argomento.

Quali sono state le motivazioni personali che ti hanno indotto a far parte del comitato “Più Democrazia in Trentino”? Quali erano le tue aspettative sul percorso partecipato?
La partecipazione al comitato fin dalla fase costituente è stata per me un evento, per così dire, “naturale”, visto che l’idea originaria di una proposta di legge in materia di maggiore partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni e di introduzione di nuovi strumenti di democrazia diretta era nata nell’ambito del mio gruppo consiliare, prima con l’incarico di collaborazione per uno studio sulla materia e poi con il confronto con alcune persone competenti, da Stefan Lausch a Paolo Micheletto, ad Alex Marini. La costituzione del Comitato presso la Casa della Pace di Rovereto è stata un atto molto significativo per la vita democratica della nostra terra. Il percorso partecipato è un lavoro difficile, faticoso, spesso senza grandi soddisfazioni, ma nel nostro caso le aspettative sono state ripagate dal raggiungimento del primo traguardo, cioè l’elaborazione della proposta legislativa e la raccolta, con il conseguente deposito, delle oltre 4 mila firme. Un lavoro per il quale sono grato alle persone del Comitato.
Come è stata colta questa iniziativa all’interno dei movimenti e dei gruppi a tutela dell’ambiente di cui sei uno dei riferimenti in Consiglio provinciale?
Dico la verità: mi sarei aspettato una maggiore partecipazione ed un maggiore coinvolgimento. Ma la cosa non mi stupisce, ne’ intendo criticare alcuno. Il problema sta a monte e la nostra iniziativa lo ha evidenziato ancora di più. Purtroppo c’è ancora scarsa partecipazione dei cittadini alle iniziative istituzionali dal basso, sono poco conosciute, scarsamente utilizzate. C’è una sorta di paura, si tende a non fidarsi. Questo quindi si traduce nell’incapacità di sviluppare un “gioco di squadra” che andrebbe invece a beneficio di tutti. Nel caso specifico, inoltre, si è confermata la storica mancanza di capacità di lavorare insieme del mondo ambientalista. In Trentino, ad esempio, non è mai nato un coordinamento delle associazioni come esiste da molti anni a Bolzano e questo si è tradotto in tanti insuccessi per le singole sigle. Non è detto che uniti si possa sempre vincere, ma è più probabile. Divisi si perde sempre!
Come credi che saranno accolte dagli altri consiglieri provinciali le proposte contenute nel ddl di iniziativa popolare che tu hai ripreso totalmente presentando un ddl di iniziativa consiliare? Quali sono le tue sensazioni?
I consiglieri sono cittadini come tutti gli altri, con le loro passioni, le loro conoscenze e le loro… “ignoranze”. Ci saranno senz’altro colleghi attenti ed attivi che condivideranno almeno in parte le nostre proposte. Altri che le riterranno bizzarre, frutto della fantasia di un manipolo di idealisti, illusi che i cittadini possano concorrere al miglior funzionamento delle istituzioni. Altri infine, e temo che saranno i più, essendo abituati al modus vivendi della politica ed alle sue insane abitudini, considereranno le proposte un affronto, poiché “solo i rappresentanti eletti sanno discernere il bene dal male”. Non comprendendo, ad esempio, che più democrazia diretta non significa meno democrazia rappresentativa. Si tratta delle due gambe di uno stesso corpo. Se sono entrambe sane, il corpo cammina spedito e sicuro, altrimenti zoppica. Ed oggi zoppica assai…
A livello provinciale in queste ultime legislature le iniziative popolari sono state una sporadica soluzione politica, anche se negli ultimi 12 mesi c’è molto fermento. Quanto è verosimile che questa legge possa aumentare la partecipazione nei processi decisionali sia intermini qualitativi che quantitativi nelle legislature future?
Prima di tutto mi piace ricordare di aver messo lo “zampino” nel disegno di legge di iniziativa popolare sul parco agricolo, la scorsa legislatura ed in quelli per “più democrazia” e contro le discriminazioni, attorno al quale si stanno raccogliendo le firme in queste settimane. Mi spiace di non aver condiviso la proposta civica contro la porta-girevole, ma all’epoca c’era un accordo politico “blindato”. Ho però ripreso una parte della loro proposta di recente, perché ne condivido lo spirito. Sono certo che l’iniziativa per “Più Democrazia” sia stata uno spartiacque nella storia del Trentino. C’era un Trentino prima di questa proposta, ce ne sarà uno certamente diverso, e spero migliore, dopo la conclusione del suo iter, vada come vada abbiamo lasciato il segno del nostro passaggio. In ogni caso, abbiamo dato l’esempio su un argomento di carattere e di interesse generale.
Credi che anche in Trentino, come ad esempio succede in Svizzera – dove è la Cancelleria che promuove e sostiene le iniziative di democrazia diretta – le istituzioni in futuro si possano adoperare per rendere l’esercizio dei diritti popolari dei cittadini più “user-friendly”?
Le istituzioni e gli uffici pubblici camminano con le gambe degli uomini e delle donne che le vivono, le abitano, vi lavorano, le presidiano. Certo è che senza stimoli dall’esterno e dal basso difficilmente le istituzioni e la burocrazia potranno diventare più vicine ai cittadini. I processi devono essere convergenti. Occorre da un lato maggiore disponibilità e maggiore semplificazione nei processi; ma dall’altra i cittadini si devono un po’ svegliare e si devono ricordare che in una democrazia sana e matura sono loro il vero potere, non sono dei sudditi in attesa della grazia del potente di turno od in perenne attesa delle gesta eroiche di qualche oligarca (o monarca, come nel caso trentino).

Ulteriori approfondimenti:

Quorum zero a Trento, intervista a Matteo Rigotti

Matteo Rigotti è stato insieme a Gianni Ceri uno degli organizzatori dei banchetti cittadini di Trento. Oltre a contribuire alla riuscita dell’iniziativa provinciale grazie alla sua determinazione sono state raccolte migliaia di firme a sostegno dell’iniziativa nazionale e della non meno importante proposta di deliberazione comunale Quorum Zero a Trento. In particolare, per l’iniziativa comunale sono state raccolte 1.900 firme, le quali sono state consegnate al presidente del Consiglio Comunale di Trento Renato Pegoretti, in data mercoledì 5 settembre in compagnia di Gianni Ceri, Ezio Casagrande e Cristiano Zanella.

Insieme a Gianni sei stato uno degli organizzatori dei banchetti di Trento per promuovere le iniziative comunale, provinciale e nazionale. Cosa ti ha portato ad una così intensa esperienza civica?
Credo che l’input iniziale sia arrivato dai referendum del 12-13 giugno 2011. In quell’occasione abbiamo tutti sentito vari politici consigliare di non andare a votare, qualcuno che a urne aperte invitava a rimanere a casa perché il quorum sarebbe stato già raggiunto, pubblicità ingannevoli, informazione sui referendum data ad ore improbabili, mentre dall’altra parte si sono visti i cittadini organizzarsi autonomamente per far valere un loro diritto, e-mail ed sms tra amici e colleghi per ricordare le date dei referendum, volantini appesi negli uffici e sui vetri delle auto, addirittura qualcuno su internet ha lanciato l’idea di scrivere le date sulle banconote, volantinaggio per le strade! Anche io ho sentito forte la voglia di partecipare e poter dire “la mia”, ma ho anche visto come nonostante gli esiti referendari la classe politica continui a fare di tutto per eludere la volontà popolare. Mi sono sentito quindi in dovere come cittadino di fare qualcosa per migliorare la situazione attuale e per varie coincidenze ho conosciuto alcune persone vicine all’argomento “democrazia diretta”. Poco dopo è nato il progetto nazionale “Quorum Zero e Più Democrazia” e trovandomi momentaneamente senza un’occupazione lavorativa ho scelto di dedicare il mio tempo per questo “servizio civile”.
Riguardo all’iniziativa comunale Quorum Zero Comune di Trento, in brevissimo tempo sei riuscito a formulare una proposta di deliberazione. Ci può spiegare brevemente le tappe di questo processo?
Per raccogliere le firme necessarie per l’iniziativa nazionale abbiamo predisposto decine di banchetti, inizialmente “solo” 30, poi siamo arrivati ad oltre 50. Durante la raccolta abbiamo utilizzato le postazioni anche per la raccolta provinciale e in corso d’opera ci siamo chiesti perché non sfruttare al massimo queste giornate anche per una proposta a livello comunale. Inizialmente volevamo rinunciare. Poche persone e nessuno con particolari competenze in merito. Ma la voglia di non rinunciare era tanta, così abbiamo preso proposte simili già presentate (ad esempio una proposta fatta nella vicina Rovereto) e le abbiamo “studiate” e adattate allo statuto del comune di Trento. Nel nostro caso abbiamo semplificato al massimo la proposta limitandoci a chiedere l’annullamento del quorum dai referendum comunali, ma per fare questo bisogna prendersi un po’ di tempo per cercare su statuto e regolamenti del comune le parti in proposito. Per questo tipo di iniziativa abbiamo chiesto anche informazioni presso la Segreteria Generale del Comune.
La proposta di deliberazione comunale che ne è nata risulta essere semplice ed essenziale nella forma ma con un notevole potenziale riformatore qualora fosse approvata e successivamente fossero avviati processi referendari. Come è stata accolta dai cittadini tale proposta?
I cittadini hanno accolto molto bene l’iniziativa comunale. La semplicità ed essenzialità, sia del titolo “Quorum Zero a Trento”, che della parte “scritta” sui moduli di raccolta delle firme ha sicuramente aiutato. Ancora di più però si percepisce la voglia di cambiare “dal basso”, piccoli cambiamenti ma che ci riguardano direttamente. Paradossalmente la proposta nazionale, estremamente articolata ed evoluta, veniva sentita come qualcosa di più lontano, quasi non ci riguardasse direttamente, mentre le proposte a livello locale, complice sicuramente il sapere che vi sarà l’obbligatorietà di discussione, sono state considerate con più immediatezza.
Ora che la raccolta delle firme è terminata, hai un’idea dei tempi e dell’iter procedurale che seguirà la proposta di deliberazione all’interno del Consiglio Comunale?
Abbiamo ritirato anche gli ultimi moduli che erano depositati presso le Circoscrizioni della città e possiamo dire di aver raggiunto la cifra di 1900 firme, invece delle 1000 necessarie. Ora le firme andranno consegnate alla Segreteria Generale, che dopo il conteggio ufficiale delle sottoscrizioni le passerà ad una commissione che esprimerà un “parere”. Il Presidente del Consiglio comunale dovrà decidere la data per l’inserimento della proposta all’ordine del giorno del Consiglio, durante il quale verrà presentata da un relatore del comitato promotore. Seguirà il dibattito vero e proprio, infine la votazione. Rimaniamo comunque in attesa di maggiori chiarimenti dalla Segreteria Generale sull’iter che seguirà la proposta, le procedure per questo tipo di iniziative sono infatti poco note. La discussione della proposta dovrebbe essere avvenire entro tre mesi dalla data del deposito.
In termini divulgativi sulla comunità locale credi che il messaggio promosso dalle tre iniziative abbia aumentato la consapevolezza sociale in materia? Che percezione hai maturato nel corso di questi mesi?
Sicuramente con tutti i banchetti fatti si è raggiunto un notevole numero di cittadini, basti pensare che solo ai banchetti di Trento abbiamo distribuito più di 12.000 volantini informativi, oltre ad alcuni trafiletti sui giornali locali e brevi interviste al TG regionale e su canali locali, per cui è già positivo che in tanti siano “entrati in contatto” con l’argomento. La maggior parte di chi ha firmato era già convinta della necessità di eliminare il quorum e dare più strumenti ai cittadini per incidere sulla cosa pubblica. La voglia di partecipare c’è ancora, nonostante le delusioni date dalla classe politica che ha dimostrato alcun interesse verso la volontà popolare. Mancano gli strumenti giusti. Chi ha manifestato dubbi sulla proposta si è spesso ricreduto con qualche precisazione o leggendo il testo completo, chi ha manifestato contrarietà lo ha fatto spesso con motivazioni dubbie, probabilmente dovute ad anni di “inquinamento democratico”… “il quorum non va tolto, anzi…andrebbe aumentato!”. Lascio a voi immaginare come andrebbe a finire con un quorum al 70%!

I vantaggi economici della democrazia diretta

La democrazia diretta consente una maggior partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche. Però questa partecipazione viene sempre ad un prezzo. In termini meramente monetari effettuare un referendum costa, e fare 3 o 4 tornate referendarie all’anno, come in Svizzera, ha certamente un suo costo.
Ma ha anche dei vantaggi, sempre in termini economici? Le analisi fatte dimostrano che si, dove vi è democrazia diretta, e in particolare dove sono ammesse iniziative popolari in tema di fiscalità, si riscontrano i seguenti vantaggi:

  1. l’apparato pubblico è più efficiente e i servizi pubblici costano meno (circa del 20%)
  2. il PIL pro capite è maggiore (circa per il 5%)
  3. vi è minor evasione fiscale
  4. vi è una minor corruzione percepita, ed è tanto minore quanto più basso è il numero di firme necessario per lanciare un iniziativa
  5. vi è una maggior soddisfazione e appagamento personale

Sembra quasi un miracolo, ma questi sono i dati. Nonostante le evidenze empiriche, purtroppo ancora oggi molti, soprattutto tra chi è impegnato in politica, ritiene che aumentare le possibilità di partecipazione dei cittadini alle decisioni abbia più svantaggi che vantaggi. Eppure inefficienza della macchina pubblica, bassa crescita, evasione fiscale e corruzione sono i grandi mali dell’Italia, e, sebbene in misura forse più ridotta, anche del Trentino.
Nell’amministrare la cosa pubblica, i politici dovrebbero tenere in conto unicamente il bene comune anzichè gli interessi di parte. Ed è più facile che lo facciano quando il controllo dei cittadini non è limitato alle elezioni dei rappresentanti.
Chi fà politica per ideali dovrebbe tener conto delle evidenze e supportare queste forme di partecipazione diretta dei cittadini che hanno mostrato la loro efficacia. Chi lo fà per ambizione, brama di potere o interesse personale posso capire continuerà ad avversarle.

Per i riferimenti agli studi su questi temi, si può fare riferimento alla preziosa guida alla democrazia diretta di Bruno Kaufmann et altri.

Incontro pubblico con Bruno Kaufmann

L’altra politica: partecipazione e democrazia diretta
Chi ha paura dei cittadini?
Sabato 8 settembre |  09.30-12.30
Sala Rosa, Palazzo della Regione (Piazza Dante) – Trento

Il comitato Più Democrazia in Trentino promuove questo incontro formativo/informativo con Bruno Kaufmann e Fabrizio Franchi per far conoscere e mettere in evidenza i temi che sono oggetto della proposta di legge di iniziativa popolare che a breve sarà discussa in Consiglio Provinciale a Trento.
Si tratta di un’occasione di confronto con interlocutori di eccellenza aperto a tutti coloro che desiderino capire – storia ed esperienze concrete alla mano – cosa significhi, e possa significare, essere oggi cittadini attivi e partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica. Continua a leggere

Dottrina e legislazione in materia di referendum ed iniziativa popolare

Dopo aver messo a disposizione i dettagli della documentazione allegata al disegno di legge di iniziativa popolare 328/XIV “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale” ed aver proposto una rassegna dei contenuti degli altri ddl in materia che verranno discussi a partire dal 6 settembre 2012, in questo post si propone la bibliografia che è stata ufficialmente suggerita per la discussione istituzionale.

Per i ddl della legislatura XIV n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330 la dottrina e la legislazione che è stata indicata dai proponenti in allegato alle relazioni ed ai testi di legge è elencata di seguito:

Dottrina:

Legislazione:

  • Canton Ticino – Legge cantonale sull’esercizio dei diritti politici – artt. 141 – 152
  • Cantone dei Grigioni – Legge cantonale sui diritti politici nel Cantone dei Grigioni – artt. 78 – 96
  • Disegno di legge provincia di Bolzano n. 107 del 2011, concernente “Partecipazione civica in Alto Adige” (Ddl in attesa della trattazione in aula. Il ddl è oggetto di pesanti critiche dal resto delle forze politiche e dalla società civile)
  • d.p.r. 31 agosto 1972, n. 670, concernente “Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino – Alto Adige” – art. 48
  • l.p. Bolzano 18 novembre 2005, n. 11, concernente “Iniziativa popolare e referendum
  • l.p. Trento 5 marzo 2003, n.3 concernente “Disposizioni in materia di referendum propositivo, referendum consultivo, referendum abrogativo e iniziativa popolare delle leggi provinciali
  • l.r. Sardegna 17 maggio 1957, n. 20, concernente “Referendum popolare in applicazione degli articoli 32, 43 e 54 dello Statuto speciale per la Sardegna
  • l.r. Toscana 23 novembre 2007, n. 62, concernente “Disciplina dei referendum regionali previsti dalla Costituzione e dallo Statuto”
  • l.r. Valle d’Aosta 25 giugno 2003, n. 19, concernente “Disciplina dell’iniziativa legislativa popolare, del referendum propositivo, abrogativo e consultivo, ai sensi dell’articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale
  • Statuto della regione Toscana – art. 75

Pur non essendo stati indicati dai proponenti per questioni di spazio si suggerisce la consultazione della seguente documentazione:

Gianni Ceri: la diffusione del messaggio è un’impresa difficilissima

Nel periodo compreso fra la fine di aprile ed i primi di agosto chi si è trovato a passeggiare nella zona del centro storico di Trento si è imbattuto in almeno un’occasione nei banchetti per la raccolta firme di Quorum Zero. Di questa serie infinita di banchetti dove sono stati distribuiti più di dieci mila volantini, Gianni Ceri è stato uno degli organizzatori responsabili insieme all’instancabile Matteo Rigotti.
Sotto il gazebo di Quorum Zero sono state raccolte migliaia di firme a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale, del disegno di legge di iniziativa popolare provinciale e della proposta di deliberazione comunale. Fra queste la più impegnativa è stata decisamente quella nazionale per la quale dopo sei mesi intensi è stato raggiunto il numero di firme necessarie proprio nei giorni a ridosso della scadenza.
E’ stato un finale al cardiopalma che si poteva seguire in diretta sulla pagina dedicata di Facebook e che si è concluso con la trasferta a Roma degli organizzatori per consegnare 52.680 sottoscrizioni.
Pochi giorni dopo questo grande successo cogliamo l’occasione per chiedere a Gianni qualche impressione, il quale dopo mesi di attività campale ha le idee molto chiare su quelle che sono le aspettative, le paure e le certezze dei cittadini che si sono rivolti ai banchetti.
I banchetti di Trento hanno contribuito con circa la metà delle firme raccolte a sostegno dell’iniziativa provinciale come ti senti per questo risultato?
Soddisfatto. I cittadini di Trento hanno contribuito a sostenere quest’iniziativa in maniera significativa.
A tuo avviso quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi nel combinare le tre iniziative per migliorare gli strumenti della democrazia diretta (comunale, provinciale e nazionale) in un’unica raccolta firme?
Vantaggi tanti nel senso che le persone potevano contribuire e firmare tutto in una volta sola. Svantaggi pochi, solo un po’ di coda al banchetto alle volte e qualche difficoltà a riportare i dati senza errori.
Nei banchetti c’è la possibilità di parlare direttamente con i cittadini e tastare il polso del loro umore. Come hai percepito i cittadini trentini? Entusiasmo, fiducia nel cambiamento o rassegnazione?
Tutt’e tre le cose, ma con la certezza che la proposta provinciale verrà discussa si percepiva pure un certo entusiasmo.
Quali sono le ragioni che ti hanno spinto a dedicare tante energie a queste iniziative civiche?
Credo che sia ora di cambiare totalmente la politica, permettendo ai cittadini di prendere parte in prima persona alla gestione della res publica, che è di tutti noi e di cui noi siamo sovrani, come recita la Costituzione nell’art. 1.
In qualità di portavoce dell’iniziativa nazionale Quorum Zero e Più Democrazia, quali risultati sono raggiungibili nel breve periodo in termini di diffusione del messaggio? E nel lungo periodo quali sono le aspettative che il percorso legislativo vada a buon fine?
La diffusione del messaggio è un impresa difficilissima, perchè la maggior parte (se non tutti) i media nazionali non dimostrano di essere sensibili al tema e per varie ragioni non ne danno risalto nonostante le nostre ripetute sollecitazioni.
Le aspettative sono scarse, perché le persone presenti al Parlamento hanno storicamente dimostrato una incapacità e una volontà di non recepire le proposte di leggi di iniziativa popolare, peraltro previste dalla Costituzione. Chiediamo pertanto a tutti i cittadini che credono in un cambiamento della politica nazionale e locale di sostenere con tutto ciò che è nelle loro forze la battaglia di sollecito che faremo, assieme a loro, affinché il successo di questa iniziativa popolare abbia coronamento.