Doppia preferenza di genere. La proposta di Più Democrazia in Trentino

Sono in discussione da qualche tempo in consiglio provinciale le modifiche alla legge elettorale per introdurre la doppia preferenza di genere.

Più Democrazia in Trentino non è un partito e non ha perciò tra le sue prerogative quella di elaborare contenuti “di parte”: l’associazione raccoglie intorno a sé anime e appartenenze diverse che si confrontano e poi si adoperano per dare spazio a un metodo democratico moderno, largo e inclusivo che rimetta al centro i diritti politici dei cittadini. Continua a leggere

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Il referendum è inclusivo. Oss Emer non deve temere

piazza pergine valsuganaLettera al sindaco di Pergine.

La democrazia diretta non cerca nemici. È per sua natura inclusiva e non cerca di sconfiggere nessuno piuttosto punta a prendere le scelte migliori per la comunità condividendole.  Continua a leggere

Il Comune di Storo azzera il quorum e amplia le materie referendabili

20160229_cons comunale storoDue anni e mezzo dopo le modifiche statutarie del 2013 il vento della democrazia soffia nuovamente sul comune di Storo. Il comune più popoloso delle Giudicarie, 4700 abitanti con le frazioni di Darzo, Lodrone e Riccomassimo, si conferma nuovamente all’avanguardia per quanto riguarda la disciplina degli strumenti referendari attuando modifiche che vanno oltre il minimo previsto dalla legge regionale 11/2014 e che si sostanziano nell’abolizione del quorum e nell’estensione delle materie referendabili. Continua a leggere

Più Democrazia in Trentino supporta le petizioni promosse dal comitato Più Democrazia Venezia. Il Senato le tiene nel cassetto

petizioni_BonolloL’estate scorsa numerosi membri dell’associazione Più Democrazia in Trentino hanno aderito all’iniziativa promossa dal comitato Più Democrazia Venezia per chiedere di eliminare il quorum di partecipazione nei referendum abrogativi previsti dall’art. 751 della Costituzione e per introdurre il referendum consultivo nei disegni di riforma costituzionale. Continua a leggere

Democrazia diretta e partecipata nel Comune di Trento: si riunisce il gruppo di lavoro

Trento 30 giugnoL’associazione Più democrazia in Trentino ha organizzato un incontro in data martedì 30 giugno dalle ore 20.30 in via della Saluga 3/B (presso la sede della Scuola di Preparazione Sociale Trento) per discutere delle modifiche in materia di democrazia diretta e partecipata che andranno apportate allo Statuto comunale di Trento, in seguito al recepimento delle modifiche introdotte dalla Legge Regionale n.11/2014. Continua a leggere

La cronaca dell’iniziativa comunale «Quorum Zero Trento»

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In vista della riunione del gruppo di lavoro programmata per martedì 30 giugno 2015 per la modifica dello statuto comunale di Trento, Matteo Rigotti ha preparato un resoconto dell’iter seguito dall’iniziativa popolare comunale del 2012 “Quorum zero Trento”. Buona lettura! Continua a leggere

Strumenti referendari nei comuni del Trentino-Alto Adige/Südtirol: 12 mesi di tempo per adeguare gli Statuti alla norma regionale

Regione Autonoma Trentino-Alto AdigeIl 5 dicembre 2014 il Consiglio della Regione Trentino-Alto Adige / Südtirol ha modificato la Legge Regionale n.1 del 1993 (Nuovo ordinamento dei comuni della Regione Trentino-Alto Adige) con l’obiettivo di migliorare gli strumenti referendari a disposizione dei cittadini per partecipare alle scelte politiche comunali. Continua a leggere

Le raccomandazioni del comitato per la modifica dello Statuto comunale di Mori

stemmaIn data 16 giugno i rappresentanti del comitato di Più Democrazia in Trentino hanno depositato la seguente lettera presso la Segreteria del Comune di Mori con in allegato una serie di osservazioni per offrire elementi utili alla riscrittura dello dello Statuto comunale.

Il contributo del comitato è nato in seguito all’appello lanciato dall’amministrazione comunale per riscrivere le regole dello Statuto con il contributo dei cittadini.

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La posizione dei consiglieri in vista della seduta del 17 giugno

Scusi_lei_è_favorevole_o_contrarioMartedì 17 giugno a partire dalle 15:30 il disegno di legge di iniziativa popolare 1/XV sarà esaminato dalla commissione legislativa competente. Allo stato attuale, salvo decisioni improvvise, si tratta dell’ultima seduta in programma prima della conferenza di informazione del 1 luglio e della votazione finale in aula che avrà luogo nella sessione del 15-16-17 luglio. Continua a leggere

Fare per Fermare il Declino e la democrazia diretta secondo Tiziano Franceschini

Tiziano FranceschiniProsegue la nostra serie di interviste che hanno il fine di esplicitare le posizioni di cittadini, rappresentanti politici ed aspiranti tali sulle istanze contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare promosso da Più Democrazia in Trentino. Questa volta è il turno di Tiziano Franceschini, coordinatore regionale di Fare per Fermare il Declino, movimento che ha come leader Oscar Giannino.
Tiziano, esperto in gestione d’impresa e consulente nell’ambito della formazione a livello locale, racconta di aver preso la scelta di dedicarsi alla politica attiva dopo la grande delusione della mancata rivoluzione liberale della cosiddetta seconda repubblica.

Alex: Il programma del vostro movimento è molto semplice ed è diviso in 10 interventi per stimolare la crescita. Tale programma propone una ricetta di politica economica liberista per far uscire l’Italia dall’impasse in cui si trova. Come pensate invece di affrontare la questione etica?
Tiziano:
Tanto per cominciare, dobbiamo dire che non esiste “la” questione etica, ma “molte” questioni etiche, dal fine vita all’aborto, giusto per citarne due. Il nostro programma è molto concreto e tralascia volutamente le questioni etiche per due ragioni principali. La prima è che siamo un movimento liberale, e non crediamo nello “Stato Etico”. La seconda è che siamo di fronte ad una emergenza economica di tale proporzioni, che crediamo che ora sia il momento di “fare” qualcosa per essa, che sia necessario unirsi per far fronte ad essa, a prescindere dalle nostre convinzioni etiche, religiose, filosofiche.

L’ultimo intervento del vostro programma prevede l’introduzione di un vero federalismo. E’ noto come in una società federalista, al contrario di una società regolata dal principio della sussidiarietà, sia il cittadino colui che decide cosa delegare ed a chi delegare. Questo significa che siate a favore anche di un rafforzamento del livello di democrazia diretta come peraltro accade in stati federali come USA o Svizzera?
Contesto l’affermazione che il federalismo sia antitetico ad un principio di sussidiarietà, credo anzi che proprio un buon federalismo (come quello che abbiamo in programma e che si base sulla forte autonomia degli enti locali, connessa però ad una effettiva responsabilità dei capitoli di spesa, e con una quota delle entrate riservata alle esigenze nazionali ed alla ridistribuzione per le aree povere) sia un ottimo modo per avere vera sussidiarietà, da non confondere con l’assistenzialismo.
In generale siamo favorevoli al rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta, vanno ovviamente valutati nello specifico.

A partire dalla fine degli anni ‘80 la Lega Nord ha proposto con vigore una soluzione federalista. Nonostante ciò pur avendo avuto un significativo sostegno popolare ed essendo stata al governo per anni, i risultati conseguiti non hanno per nulla risposto alle aspettative iniziali. A conferma di una simile teoria anche Giuliano Amato ha recentemente espresso il suo parere in un editoriale su Il Sole 24 Ore intitolato “Senza virtù regionalismo vano”. Vista la situazione, come credete di riuscire a dare avvio ad una riforma di una simile portata come quella federalista? Come pensate di coinvolgere i cittadini in un cambiamento così radicale?
Personalmente credo che il coinvolgimento dei cittadini non sarebbe un ostacolo, credo invece che ormai larga parte della popolazione sia convinta che il federalismo ed i suoi principi base (o l’autonomia, come si preferisce chiamarla qui da noi) siano fortemente radicati, soprattutto nel nord. Il problema fondamentale è stato la delega di poteri e competenze, senza dare responsabilità effettiva sulle spese e la gestione dei servizi. Se la sanità è regionale, per esempio, allora deve esserci un capitolo di tasse regionali a copertura. La copertura non può dipendere da una distribuzione fatta a livello centrale, secondo parametri storici che fotografano gli sprechi anziché lo stato dei servizi, e con i politici locali completamente irresponsabili di fronte all’eventuale dissesto, con lo Stato (e quindi le altre regioni) che poi devono coprire i buchi. Questa non è sussidiarietà, questo è far festa con i soldi degli altri. Sussidiarietà è invece destinare il 10% di tutte le tasse raccolte in tutte le regioni a progetti di sviluppo nelle aree più povere, infrastrutture ad elevato impatto per la crescita in primis. La spesa corrente ed i dipendenti pubblici devono invece essere coperti dalle tasse locali, senza ulteriori necessità di trasferimenti.

In qualità di coordinatore regionale del movimento di Fare per Fermare il declino, ti sei trovato ad affrontare la questione posta nel disegno di legge di iniziativa popolare provinciale n° 328/XIV promosso dal comitato Più Democrazia in Trentino? Se sì, qual è la vostra posizione in merito?
Non mi sono trovato ad affrontare tale questione, sia perchè il mio impegno come coordinatore è estremamente recente (abbiamo organizzato il partito dal nulla in 2 mesi!), sia perchè questa, come altre questioni, le analizzeremo dopo le elezioni politiche, nell’elaborazione di un programma per le provinciali. Sono però a conoscenza dell’iniziativa. Pur non avendo avuto modo di approfondire nel dettaglio tutti gli aspetti del disegno di legge (per cui mi riservo una valutazione complessiva), da parte mia c’è piena condivisione del tema centrale dell’abolizione del quorum per i referendum. Credo, molto semplicemente, che chi va a votare si assume l’onere della scelta per chi non ci va. Nel momento in cui un referendum, anche attraverso la raccolta firme, ha dimostrato di avere alle spalle un movimento di cittadini interessati al tema, il suo esito deve essere rispettato. Oltretutto, con l’abolizione del quorum, sono convinto che si eliminerebbe anche il problema della bassa affluenza, spesso indotta.

Anche con una legge elettorale studiata nel dettaglio non si potrebbero risolvere i persistenti problemi generati della democrazia rappresentativa come ad esempio corruzione o clientelismo. Non sono pochi coloro che affiderebbero le soluzioni più spinose alla demosortecrazia. In Australia, ad esempio, sono state indirizzate brillantemente politiche urbane e di trasporto pubblico con questa tecnica mentre nel ddl n°328 abbiamo proposto l’istituto dei pritani. In che contesto faresti ricorso all’istituto dei pritani?
Sono d’accordo sul fatto che corruzione e clientelismo non dipendano in modo diretto dalla legge elettorale. Credo piuttosto che “l’occasione fa l’uomo ladro”. Quello che avrebbe bisogno questo paese è semplicemente un taglio drastico di tutte le possibilità di corruzione e clientelismo che vengono offerte alla politica. Come? Privatizzando, dismettendo, liberalizzando. Faccio un esempio: privatizzare la RAI significherebbe liberare i contribuenti dell’onere di dover sostenere i suoi debiti, ampliare il perimetro del libero mercato e della concorrenza in Italia, togliere alla politica la possibilità di corruttele e clientele.
I pritani possono essere un mezzo per ampliare la democrazia diretta in certi contesti, ma non credo che siano la giusta risposta per la corruzione.

La normativa nazionale sulla raccolta firme e sulla democrazia diretta in Italia disattende clamorosamente le raccomandazioni di un’organizzazione internazionale come il Consiglio d’Europa. Come pensate di rimediare a tale mancanza?
Ci siamo appena scontrati con la normativa per la raccolta firme, a dir poco ottocentesca!  Non abbiamo come movimento elaborato una piattaforma programmatica su questo punto, ma sicuramente c’è da semplificare ed aggiornare alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie!

Al pari del M5S di Grillo, anche Fare per Fermare il Declino propone la completa sostituzione della classe politica. Qualora questo obiettivo fosse raggiunto, qual è la garanzia che la nuova classe dirigente si comporti in modo consapevole e lungimirante? Che meccanismi pensate di introdurre per garantire un corretto ed equilibrato funzionamento del sistema?
Una sola parola: trasparenza. Non è possibile garantire la selezione ex-ante, ma è possibile dissuadere i comportamenti inaccettabili, grazie alla trasparenza ed ai controlli ex-post.

Una delle giustificazioni utilizzate degli oppositori alla democrazia diretta è di considerare il popolo incompetente e di non essere in grado di riconoscere il bene comune. Questo è quanto emerso nei Consiglio comunali di Trento e di Rovereto nel corso delle recenti discussioni per l’eliminazione del quorum nei referendum locali e per la riduzione degli ostacoli alla raccolta delle firme per promuoverli. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non ti sembra un’affermazione arrogante ancor prima che priva di fondamento?
Sicuramente credo che il popolo non sia affatto incompetente e che anzi, spesso capisca certe situazioni meglio di chi lo governa. D’altra parte credo anche che gli strumenti di democrazia indiretta siano importanti, perchè garantiscono, soprattutto quando funzionano in modo corretto e virtuoso, stabilità  e selezione di una classe dirigente competente. Non credo affatto a suggestioni neo-proletarie del tipo “le casalinghe e gli operai al potere”. La società è complessa, gestire la macchina dello stato richiede competenze, ed è anche necessario affidarsi a persone competenti che sappiano dominare la complessità. Gli strumenti di democrazia diretta sono d’altro canto essenziali, per portare avanti istanze a cui la classe politica non dà risposte, oppure su temi specifici, che non facevano magari parte dei programmi dei partiti eletti, e sui quali è bene che si esprimano direttamente i cittadini. Questo discorso, non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma per ribadire che credo occorra assoluto equilibrio tra le due forme.
Sono assolutamente a favore dell’iniziativa Quorum Zero, mentre ritengo importante la presenza di forme di “sbarramento” per evitare un abuso di questi strumenti anche da parte di chi non ha alcun seguito nella società civile. L’obbligo di raccolta firme nasce storicamente proprio con questo intento, ma credo, come detto prima, che vada aggiornato nelle procedure alle nuove tecnologie. E’, ad esempio, ridicolo nel 2013 dover andare in ogni comune della provincia (per non parlare della numerosità di questi comuni, ma qui apriremmo un altro capitolo…) per raccogliere i certificati elettorali cartacei. Possibile che non esiste modo di averli centralizzati e via web?!

In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, la quale è in attesa di essere discussa dal Parlamento. Questa risulta essere una delle proposte più votate anche sul sito Agenda Monti. Qual è la posizione di Fare per Fermare il Declini in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale che si proietta con forza a livello nazionale?
Non possiamo che essere felici dell’impegno che i nostri concittadini dimostrano a livello locale. D’altro canto anche il nostro movimento sta sperimentando proprio tale entusiasmo e coinvolgimento nelle varie iniziative che organizziamo, che in parte smentiscono l’immagine dei trentino e altoatesini come “orsi” che difficilmente si espongono.

Bruno Firmani: favorevole a quorum zero e più partecipazione

Nei giorni scorsi grazie all’aiuto di Elena Baiguera Beltrami siamo riusciti ad entrare in contatto con il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, prof. Bruno Firmani, il quale con celerità e cortesia ha risposto ai nostri quesiti. Anche in questa occasione dobbiamo riconoscere il rispetto e la comprensione che il consigliere ha dimostrato nei confronti dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino. Lo stesso, infatti, era stato l’unico fra i Consiglieri provinciali a presentarsi all’incontro con Bruno Kaufmann, Chi ha paura dei cittadini?, nel settembre scorso.
bruno firmaniBruno Firmani, romano di origini è professore in pensione di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento. E’ stato eletto consigliere nelle fila dell’Italia dei Valori nel 2008. E’ quindi stato nominato Presidente della Giunta delle elezioni, segretario della Prima Commissione permanente nonché componente effettivo della Commissione per i rapporti internazionali e con l’Unione europea. Infine, è attualmente candidato alle nazionali fra le liste di Rivoluzione Civile proprio insieme a Baiguera Beltrami.

Di seguito l’intervista:
Alex: Lei, Cogo (ddl 222/XIV) e Bombarda (ddl 330/XIV), insieme al comitato Più Democrazia in Trentino (ddl 328/XIV), siete gli unici a sostenere l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum provinciali. Ci può indicare il percorso che L’ha portata a maturare la convinzione di rimuovere il quorum?
Firmani: La democrazia diretta ha molti vantaggi, anche se non può risolvere tutti i problemi. L’esistenza del quorum ha consentito di unire i voti contrari ai non votanti e questo ha costituito un vulnus per la democrazia ed ha permesso evidenti abusi. Anche l’assenza del quorum può creare qualche problema, ma certamente immensamente minore della normativa attualmente in vigore. Un evento interessante, da questo punto di vista, è stato rappresentato dagli ultimi referendum costituzionali. In quanto tali non era previsto alcun quorum, ma proprio questo fatto ha spinto la maggioranza degli elettori ad andare a votare.

D. Diverse organizzazioni internazionali raccomandano sia ai governi nazionali che a quelli locali di introdurre misure di partecipazione dei cittadini. In particolare il Consiglio d’Europa – istituzione composta da 47 paesi – si è espresso per la rimozione dei quorum nel referendum e per l’abbattimento degli ostacoli per la raccolta delle firme. Un adeguamento della normativa nazionale è francamente utopico mentre invece a livello locale ci si potrebbe aspettare qualcosa di più. Nonostante ciò solo 3 consiglieri su 35 sono a favore di misure tanto auspicate per la democratizzazione delle istituzioni provinciali. Come mai i rappresentanti politici trentini sono così legati ad un assetto storicamente superato e ostile alle tendenze innovatrici?
R. Questa domanda andrebbe posta agli altri 32 consiglieri. Io potrei soltanto immaginare i motivi di questi comportamenti, ma potrei anche essere facilmente smentito dagli interessati. Credo che la cosa più semplice sia quella di lasciare ogni persona sola di fronte alle proprie responsabilità e vedere poi come si comporta.

D. Quali sono le altre proposte contenute nel ddl 328/XIV che lei intende appoggiare?
R. In generale sono favorevole ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche: Svizzera docet. I tempi ormai strettissimi che ci separano dalla fine della legislatura impongono di scegliere di ottenere qualcosa subito. In questo caso occorre concertare con le altre forze politiche e verificare cosa sono disposte a concedere.

D. Quali sono le proposte del ddl 328/XIV che lei non condivide e per quale ragione?
R. Ripeto, sono generalmente favorevole alla partecipazione popolare nelle decisioni politiche. Sarebbe ragionevole cercare di una sintesi unificante.

D. La proposta di deliberazione comunale Quorum Zero discussa a dicembre in seno al Consiglio comunale di Trento è stata interpretata negativamente con un’inutile riduzione del quorum di partecipazione ed un innalzamento significativo degli ostacoli per la raccolta delle firme. Visto che i partiti al governo sono gli stessi, di questo passo a livello provinciale si corre il rischio di peggiorare la LP 3 del 5 marzo 2003 anziché di accogliere le istanze progressiste del ddl 328/XIV. Una delle possibili soluzioni per evitare spiacevoli sorprese è quella di rimandare la trattazione finale del ddl agli eletti della prossima legislatura sperando di trovare consiglieri più aperti alla transizione democratica. E’ una soluzione percorribile?
R. Direi, visti i tempi di questa legislatura, che si tratta di una soluzione quasi inevitabile.

D. L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo implica un sistema politico in cui il popolo è detentore dell’autorità politica suprema, vale a dire appunto che la sovranità dello stato appartiene al popolo. Per avvalorare questa ipotesi il popolo – quando lo ritenesse opportuno – dovrebbe essere nelle condizioni di esercitare tale sperata sovranità direttamente, per esempio mediante la conferma di leggi (ref. Confermativo) proposta di leggi e la sua approvazione diretta (ref. Propositivo o iniziativa popolare). Nei fatti però il popolo italiano sia a livello nazionale che a livello locale può proporre ed approvare nuove leggi solo in forma indiretta. Al massimo può abrogarle. Storicamente le battaglie per i diritti politici sono state tra le più difficili e cruente e solo a distanza di anni si è compreso pienamente il valore delle conquiste. Cosa dobbiamo fare per mettere in pratica il principio della volontà popolare con mezzi democratici?
R. Le leggi di iniziativa popolare ed i referenda sia abrogativi che propositivi sono da considerare un utile strumento di democrazia. Non il solo, però molto utile. Alcune norme, che per bassi motivi clientelari sono bloccate qui in Italia, potrebbero essere rapidamente approvate se si interpellassero i cittadini.

D. I 10 referendum sardi (abrogativi e consultivi) ed il referendum della Valle d’Aosta – il primo referendum propositivo di successo nella storia italiana – ci evidenziano come i cittadini siano in grado di proporre e prendere decisioni altrimenti difficilmente realizzabili in un regime di democrazia rappresentativa puro. Questo fa ben sperare per miglioramenti normativi futuri anche se c’è il rischio piuttosto elevato di una risposta reazionaria da parte dei partiti. A Suo avviso, quale tendenza prenderà il sopravvento a seguito delle prossime elezioni? Lo sviluppo ed il consolidamento dei diritti politici o il continuo distacco della casta dal popolo?
R. Alla luce della incertezza politica del momento attuale, a queste domande è impossibile rispondere se non si è in possesso di capacità divinatorie.

D. La sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari della Consulta per abrogare il Porcellum e la successiva scelta dei partiti di mantenere l’attuale legge elettorale, non è certo un buon viatico per le prossime elezioni. L’impotenza e la frustrazione del popolo non rischiano di minare la convivenza civile e il capitale sociale degli italiani?
R. Secondo me la tremenda crisi economica, sociale e finanziaria rischia di far precipitare il nostro Paese in un baratro profondissimo, più delle decisioni della Consulta.

D. Nella British Columbia dei cittadini estratti a sorte con il supporto di alcuni tecnici avevano scritto una nuova legge elettorale poi sottoposta a referendum. Altri esempi di notevole successo prodotti demosortecrazia esistono in Islanda, Australia e USA. Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani al fine di dare pareri apartitici sia su politiche pubbliche sia sull’operato delle società controllate e/o partecipate della provincia. Un sogno che si può realizzare?
R. Se dipendesse soltanto da me, questo sogno sarebbe vicino alla sua realizzazione.

D. L’IdV ha fatto ampio ricorso agli strumenti di democrazia diretta nazionali. Simultaneamente però il proprio leader Antonio di Pietro – in modo similare a Grillo – si ritiene che accentri eccessivamente il potere su di sé. Le due situazioni non Le sembrano incongruenti?
R. E’ sbagliato supporre che Antonio Di Pietro accentri su di sé troppo potere. Questa domanda manifesta, purtroppo, una certa dose di superficialità, se non malafede. E’ triste constatare che anche coloro che si definiscono “popolo sovrano” non sono indipendenti e soffrono degli stessi mali dei politici di professione.

Appuntamenti sulla democrazia diretta: 4 e 5 dicembre

Questa sarà una settimana decisiva per le iniziative popolari lanciate per favorire la democrazia diretta in Trentino. I consigli comunali dei due maggiori centri urbani della provincia, Trento e Rovereto, avranno infatti modo di adeguare i propri statuti e regolamenti ai livelli di quelli delle democrazie occidentali più sviluppate.Piu Democrazia a RoveretoIl primo appuntamento sarà in Consiglio Comunale a Trento dove il giorno 4 dicembre alle ore 18.00 i rappresentanti dei partiti politici locali discuteranno l’iniziativa sottoscritta da 1900 liberi cittadini, Quorum Zero Trento. Precedentemente Matteo Rigotti e Gianni Ceri, oltre ad aver redatto la proposta e aver organizzato la campagna raccolta firme, avevano illustrato i contenuti all’interno della commissione trasparenza.

Lo scopo dell’eliminazione del quorum è essenzialmente quello di facilitare la partecipazione. La notizia positiva è che il Consiglio sembra essere orientato all’eliminazione. Purtroppo in contrasto con tale apertura, è emersa l’intenzione da parte degli esponenti dei partiti di maggioranza di aumentare il numero minimo di firme per poter presentare un’iniziativa referendaria. In questo modo si introdurrebbe un ostacolo di diverso tipo al coinvolgimento effettivo dei cittadini.

Il secondo appuntamento avrà luogo il 5 dicembre alle 20.30 presso l’Urban Center di Rovereto con un dibattito pubblico su Quorum Zero Rovereto. L’incontro è stato organizzato su sollecitazione del consigliere dei Verdi, Mauro Previdi, al fine di confrontarsi liberamente sul tema della democrazia diretta. Paolo Michelotto, uno dei promotori dell’iniziativa nonché membro di Più Democrazia in Trentino, parteciperà all’incontro.

Michelotto argomenterà a favore dell’opportunità e della necessità di una maggiore partecipazione dei cittadini mentre Fabrizio Gerola cercherà un esperto per confutare tale tesi e per sostenere che i cittadini debbano invece essere rappresentati e guidati esclusivamente dalla suprema autorità degli eletti. Presumibilmente, nelle settimane successive al dibattito anche il Consiglio Comunale di Rovereto si pronuncerà sulla questione.

Infine, per sostenere l’iniziativa popolare provinciale verso la metà di novembre il comitato di Più Democrazia ha inviato ai consiglieri provinciali una copia ciascuno della Guida alla Democrazia Diretta di Bruno Kaufmann, Rolf Büchi e Nadja Braun. La pubblicazione ci è stata gentilmente messa a disposizione da Presenza del dipartimento degli affari esteri della Confederazione Elvetica ed è stata inviata con in allegato una Lettera di presentazione.

Il pensiero non è passato inosservato tant’è che anche il Presidente dalla Provincia di Trento, Lorenzo Dellai, ci ha inviato una risposta di ringraziamento. E’ stato un messaggio breve ma cordiale, che ci segnala come le proposte per democratizzare il Trentino abbiano un grande potenziale di essere realizzate.

Con l’introduzione di adeguati strumenti di democrazia diretta a diversi livelli amministrativi l’opinione ed il voto dei cittadini possono avere un valore nelle scelte che li riguardano. Siamo di fronte ad un’occasione storica per il Trentino: più Democrazia e più coscienza civile per l’Autonomia.

Quorum zero a Trento, intervista a Matteo Rigotti

Matteo Rigotti è stato insieme a Gianni Ceri uno degli organizzatori dei banchetti cittadini di Trento. Oltre a contribuire alla riuscita dell’iniziativa provinciale grazie alla sua determinazione sono state raccolte migliaia di firme a sostegno dell’iniziativa nazionale e della non meno importante proposta di deliberazione comunale Quorum Zero a Trento. In particolare, per l’iniziativa comunale sono state raccolte 1.900 firme, le quali sono state consegnate al presidente del Consiglio Comunale di Trento Renato Pegoretti, in data mercoledì 5 settembre in compagnia di Gianni Ceri, Ezio Casagrande e Cristiano Zanella. Continua a leggere