Resoconto riunione del 6 luglio 2017

Si è svolta il 6 luglio sui prati del Parco di Piazza Dante la riunione operativa dell’Associazione. Ordine del Giorno:

1.Aggiornamento su attività svolte/in corso
(i) Consulta per lo Statuto/Trasparenza
(ii) Tesseramento-base sociale-5xMille

2.Piano operativo
(i) organizzazione raccolta firme LIP “Più Democrazia, Più sovranità al cittadino.
Per dettagli -> clic qui
(ii) progetto Transdolomites
(iii) Nostro DDL di iniziativa popolare
(iv) Ipotesi conferenza stampa
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Doppia preferenza di genere. La proposta di Più Democrazia in Trentino

Sono in discussione da qualche tempo in consiglio provinciale le modifiche alla legge elettorale per introdurre la doppia preferenza di genere.

Più Democrazia in Trentino non è un partito e non ha perciò tra le sue prerogative quella di elaborare contenuti “di parte”: l’associazione raccoglie intorno a sé anime e appartenenze diverse che si confrontano e poi si adoperano per dare spazio a un metodo democratico moderno, largo e inclusivo che rimetta al centro i diritti politici dei cittadini. Continua a leggere

Sondaggio online. Come vorresti votare in futuro?

logo_votare-meglio(fonte: http://www.dirdemdi.org) La politica non viene solo determinata da chi votiamo alle elezioni – anche il modo e le regole secondo le quali scegliamo la nostra rappresentanza politica determinano in modo decisivo il funzionamento della democrazia e la prassi politica. Se per decenni abbiamo praticato il voto in un determinato modo abbiamo difficoltà ad immaginarci che possa svolgersi in modo totalmente diverso. Guardando verso il nostro paese vicino, la Svizzera, ci accorgiamo che il voto può essere anche un atto molto più serio e conferire a politica e democrazia assai più qualità di quanto siamo abituati. Continua a leggere

L’ignavia della politica di fronte allo scempio della Costituzione

Vincenzo_CalìLettera di Vincenzo Calì inviata ai giornali locali giovedì 12 marzo: Continua a leggere

Legge Referendum Trentino: intervista a Zaquini

leonello zaquiniIntervista video a Leonello Zaquini, cittadino italiano residente in Svizzera e membro del Consiglio generale del Comune di Le Locle (Cantone Neuchatel). Nell’intervista sono state sottoposte all’attenzione di Zaquini le norme che attraverso la Legge del 5 marzo 2003 n.3 regolano l’istituto del referendum nella Provincia Autonoma di Trento. Ecco una sintesi delle risposte e il video: Continua a leggere

Le petizioni del Terzo Millenio: e-petition, Avaaz e Change.org

Il comitato presso il Centro per la Pace, RoveretoPiù Democrazia in Trentino nella proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta (Capo II – Strumenti di Partecipazione) propone di modernizzare anche l’istituto della petizione al fine di rafforzare la possibilità da parte dei cittadini di porre rimedio alle ingiustizie dell’ente pubblico, stimolare il dibattito politico e l’intervento delle istituzioni e sensibilizzare l’opinione pubblica su temi ritenuti meritevoli di interesse della cittadinanza.

La proposta del comitato si ispira sia al modello delle e-petition adottato da alcune realtà governative sia al modello delle petizioni online che negli ultimi anni hanno avuto una massiccia diffusione su scala globale. Di seguito si riportano quindi alcuni esempi pratici per dimostrare la funzionalità di tali modelli partendo dalle e-petition utilizzate in Gran Bretagna (in questo post i riferimenti alle e-petition di Scozia, Germania e USA) fino alle petizioni digitali sviluppate sulle piattaforme Avaaz e Change.org per promuovere il mutamento sociale e il progresso dell’umanità. Continua a leggere

La Bussola: un meritevole esempio di democrazia popolare

Articolo di Manuel Lorenzini sulla pagina web del Comitato La Bussola di AlaIn questi giorni di intensa campagna elettorale abbiamo avuto l’occasione di intervistare Corrado Pinter e Silvia Debiasi del comitato La Bussola. I due giovani cittadini di Ala hanno risposto a titolo degli altri membri del comitato utilizzando una metodologia collegiale per la definizione delle risposte.
Il comitato La Bussola nel 2009 è stato protagonista di una lodevole iniziativa popolare per introdurre delle modifiche alla legge elettorale della Provincia di Trento come possiamo leggere di seguito.

Alex: Quali sono le caratteristiche del comitato La Bussola e come è nato?
Corrado e Silvia:
Il gruppo “la Bussola” è un gruppo di giovani, provenienti per lo più dal comune di Ala, ormai ben consolidato da rapporti di amicizia oltre che politici, nato dal comune bisogno di creare uno spazio dove poter rappresentare le nostre idee di politica giovane.
NConsegna delle firme con Giovanni Kesslerel 2009 abbiamo depositato un disegno di legge sostenuto da 3417 firme per la modifica di due articoli della legge elettorale provinciale, al fine di ridurre sprechi e ipocrisie della politica provinciale.
Abbiamo poi proseguito presentando una lista di soli giovani alle elezioni del comune di Ala, dove la maggior parte di noi è residente. I nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati con la vittoria del candidato sindaco che sostenevamo e l’elezione a Consigliere comunale di quattro dei nostri candidati, di cui due sono poi stati nominati Assessori.
La nostra attività si è poi concentrata sull’organizzazione di serate ed eventi volti a sensibilizzare e riavvicinare i cittadini alla Politica (con la P maiuscola), senza tralasciare le attività amministrative. Inoltre abbiamo contribuito a promuovere la democrazia diretta attraverso raccolte firme come l’abolizione del Porcellum e la vostra iniziativa popolare “Più democrazia in Trentino”.

Nel 2009 avete scritto una proposta di legge per l’eliminazione della porta girevole in Consiglio provinciale, come era nata l’esigenza di intraprendere un’iniziativa popolare di quel tipo?
Nel nostro disegno di legge non ci siamo solo limitati a proporre l’abolizione della porta girevole, che vedevamo come uno dei tanti punti deboli della democrazia provinciale.
Vedevamo anche nell’introduzione del limite dei due mandati ai Consiglieri Provinciali una spinta e un’opportunità per far tornare l’impegno politico agli albori, quando non era ancora un lavoro ma un mettersi al servizio della propria comunità per un determinato periodo, al termine del quale tornare poi ad occupare il proprio posto nella società. Riteniamo che nel corso di due legislature (10 anni) una persona abbia tutto il tempo necessario per offrire il suo contributo senza poi cadere nel quotidiano e senza dare per scontato il suo ruolo.
Un disegno di legge popolare ci sembrava lo strumento più efficace per poter proporre qualcosa di concreto con il sostegno dei cittadini.
L’iniziativa è nata da alcuni di noi che, delusi dai partiti e dal loro modo di intendere la politica locale, avevano tuttavia ancora la volontà di impegnarsi per la collettività.

Una volta costituito il gruppo promotore ci puoi dare una breve descrizione di come avete organizzato l’iniziativa?
L’ufficio legislativo del Consiglio provinciale ci ha aiutato nella scrittura del disegno di legge, e una volta ottenuti i moduli per la raccolta firme abbiamo provveduto a portarli nel maggior numero di uffici elettorali comunali e scritto via mail a tutti i consiglieri comunali e provinciali (ringraziamo ancora Emiliano per la paziente ricerca degli indirizzi e-mail di tutti gli oltre 300 Comuni del Trentino).
Le richieste sono state inviate senza distinzione di appartenenza politica, chiedendo quindi supporto nella raccolta firme e nell’autentica a tutti i rappresentanti politici dei vari Comuni. Come sapete bene le sottoscrizioni possono essere autenticate solo da personale autorizzato (sindaci, assessori e consiglieri comunali, funzionari comunali o provinciali autorizzati). In totale ventitré consiglieri e tre funzionari di 18 comuni diversi, regolarmente autorizzati hanno accettato la nostra richiesta di collaborazione e hanno contribuito nella raccolta firme a supporto dell’iniziativa.
Grazie anche al sito internet, ai social network, ai comunicati stampa pubblicati sui giornali e alla nostra newsletter abbiamo potuto pubblicizzare la proposta e nei numerosi banchetti organizzati nelle piazze, nelle manifestazioni popolari e nei supermercati nel corso dei tre mesi di raccolta firme illustravamo ai passanti la nostra proposta raccogliendo la maggior parte delle 3417 firme a sostegno della nostra iniziativa. Le firme raccolte provengono da cittadini residenti in 49 diversi comuni della nostra Provincia.
Con questa esperienza ci siamo accorti che per diffondere la proposta e sensibilizzare i cittadini è necessario non limitarsi a depositare i moduli negli uffici elettorali e nelle anagrafi dei comuni ma impegnarsi in prima persona, attraverso i banchetti di raccolta firme, per comunicare il messaggio. In questa maniera l’attenzione che si ottiene è  chiaramente maggiore e inoltre si ha modo di rispondere a possibili obiezioni e ricevere nuovi spunti. Le intere giornate di tempo libero sacrificate per questo scopo sono sempre state ampiamente ripagate.

Che ostacoli avete incontrato nel percorso che va dalla genesi alla presentazione finale della proposta? Sono stati maggiori quelli sostanziali relativi ai contenuti della proposta e di diffusione del messaggio ai cittadini o quelli burocratici relativi alla raccolta delle firme?
Il tempo è sicuramente limitante, soprattutto per un gruppo che, come noi, era sconosciuto ai più. Il numero di firme raccolto non rende forse merito all’interesse suscitato nelle persone che siamo riusciti a rendere partecipi nella raccolta firme.
Infatti, durante la raccolta firme, incontrando persone nelle piazze, nelle manifestazioni popolari o nei supermercati siamo rimasti colpi dal forte senso di sfiducia verso le istituzioni e dal conseguente bisogno di buona politica. La gente chiede alla politica fatti concreti e tangibili (specialmente durante un periodo di crisi economica come questo) ed è proprio questo che come persone impegnate in politica ci dobbiamo impegnare a fare. Atti magari semplici, ma che siano realmente utili alle persone.

Sulla base della vostra esperienza, cosa cambieresti dell’attuale legge 3 del 5 marzo 2003? Ed eventualmente cosa aggiungeresti?
Il momento della consegna delle firme a Palazzo Trentini, sede del Consiglio RegionaleCrediamo che buona parte delle proposte contenute nel ddl d’iniziativa popolare Più democrazia potrebbero migliorare l’attuale legge.
Oltre all’aspetto dei tempi ristretti di cui abbiamo parlato precedentemente, crediamo che per favorire la partecipazione del maggior numero di cittadini il Consiglio Provinciale, al momento dell’inizio dell’iter burocratico, dovrebbe informare obbligatoriamente tutti gli elettori dell’iniziativa, in modo da portarli così a conoscenza della proposta presentata, favorendo così la loro partecipazione.
Inoltre una semplificazione del procedimento di autentica delle firme farebbe risparmiare molto tempo sia ai comuni sia ai promotori.

A tuo avviso personale, quali sono le idee più innovative contenute nel ddl sostenuto da Più Democrazia in Trentino?
Lo scorso anno siamo stati contenti di poter dare una mano nella presentazione del ddl d’iniziativa popolare Più Democrazia. Alcune proposte contenute, come ad esempio l’introduzione di un limite massimo di due mandati per chi occupa cariche pubbliche, non possono che trovare il nostro pieno sostegno.
Crediamo poi che un sistema di voto elettronico e postale come quello proposto nel ddl, potrebbe essere la soluzione ad alcuni deficit di democraticità presenti in Trentino e non solo. Ci rendiamo conto che per essere fattibile, un sistema di voto elettronico e postale necessiti di un adeguato regolamento, ma se pensiamo al recente caso degli oltre 20mila studenti Erasmus italiani che non potranno votare alle prossime politiche non possiamo che augurarci che nel prossimo futuro venga predisposto un sistema di votazione come quello proposto nel ddl.

C’è qualcosa che non condividi? E perché eventualmente?
Non condividiamo ad esempio la proposta dell’istituzione del Consiglio dei Pritani e soprattutto la composizione casuale. Quest’organo é previsto con poteri consultivi, propositivi e persino con la possibilità di proporre mozioni di sfiducia, pertanto sceglierne casualmente (per sorteggio?) i membri non ci sembra una soluzione adeguata e garante della sua funzionalità. La legittimazione dell’organo stesso ne risentirebbe.

Se la vostra iniziativa fosse stata approvata nel 2009 anziché a fine del 2012 quanti soldi pubblici avremmo risparmiato? Avete mai provato a fare il calcolo?
L’abolizione della porta girevole permette di risparmiare alle casse provinciali circa 5 milioni di euro a legislatura, così abbiamo stimato.
Essendo che la nostra proposta e quella che poi è stata approvata recentemente ricadono all’interno della stessa legislatura, entrambe sarebbero entrate in vigore a partire dalla prossima. Pertanto dal mero punto di vista economico non cambia nulla (e di questo non possiamo che esserne felici) ma è evidente che quando nel 2009 sono stati i cittadini a proporre una soluzione la politica si è dimostrata sorda, proponendo però poi la medesima cosa soltanto tre anni dopo.

Sulla pubblicazione Cronache del Consiglio Provinciale di novembre, è stato fatto solo un accenno marginale all’iniziativa popolare sostenuta dal comitato La Bussola. Si è parlato di voi in una citazione nella descrizione cronologica dell’istituto della porta girevole che andava dalla sua ideazione alla sua eliminazione. Non credi che avrebbero dovuto sottolineare il merito per quanto dei liberi cittadini avevano proposto già 3 anni fa?Convegno 2010
Nello specifico della questione la sconfitta della politica sta proprio in questo, ovvero nell’arrivare dopo l’iniziativa dei cittadini, da loro stessi frettolosamente liquidati, dimostrando così un ritardo nel capire le esigenze del territorio delle quali dovrebbero essere le guide. Probabilmente nel momento della recente abolizione i politici di professione han preferito non ricordarsi della nostra iniziativa.

Avete mai provato ad analizzare l’attività politica sostanziale dei ripescati con il meccanismo della porta girevole? Dovendo fare un’analisi costi-benefici se da un lato c’è stato un esborso finanziario forse dall’altra i consiglieri che hanno sostituito gli assessori hanno dato un valore aggiunto in termini di idee, proposte e controllo dell’attività dell’esecutivo. E’ possibile?
Analizzando i fatti, fino al 2003 gli Assessori provinciali ricoprivano anche la carica di Consigliere. La porta girevole fu introdotta per alleggerire il loro lavoro e favorire i lavori in aula. Nelle due legislature in cui è stata in vigore però non ci sembra che con la presenza dei consiglieri supplenti i lavori dell’aula siano migliorati in maniera tale da giustificare il costoso meccanismo della porta girevole.
Ma quello che noi riteniamo il vero male della porta girevole è un altro e non si limita al costo (se pur eccessivo) dei consiglieri supplenti. Cancellando la porta girevole proponevamo di abolire l’incompatibilità tra la carica di Consigliere Provinciale e la carica di Assessore Provinciale. Infatti la norma prevedeva (ora è stata modificata) che il Presidente, eletto a suffragio universale diretto, nominasse un numero massimo di otto Assessori e soprattutto che le funzioni di Assessore fossero incompatibili con l’esercizio delle funzioni di Consigliere. In tali casi, continuava la norma, il Consigliere nominato Assessore era sospeso dalla carica per la durata dell’incarico ed il suo seggio era provvisoriamente assegnato al primo dei non eletti della sua lista. Ritenevamo che questa norma diversa da quella applicata nei comuni con più di 15.000 abitanti rendesse instabile il quadro istituzionale provinciale, in quanto il Consigliere a cui era provvisoriamente assegnato il seggio in Consiglio, nella sua condizione di “precarietà” non si trovava nelle condizioni di operare in modo imparziale e libero da ogni forma di condizionamento esterno.
La domanda che ci ponevamo era questa: quanti consiglieri supplenti hanno votato contro a proposte avanzate dall’assessore che, se sfiduciato, sarebbe tornato tra i banchi del Consiglio proprio al loro posto?

Qualora l’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del ddl possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
Sicuramente una legge da sola non può cambiare il livello di democrazia della nostra Provincia. Occorre che essa sia accompagnata dall’impegno di noi cittadini, soprattutto quando si parla di democrazia partecipata. Sicuramente strumenti come il referendum propositivo, inseriti nella proposta, permetteranno i cittadini di influenzare maggiormente le azioni e le politiche di chi governa il nostro territorio.

A parte il costo collettivo per i consiglieri che sono entrati in Consiglio con il meccanismo della porta girevole, i partiti che ne hanno beneficiato hanno avuto anche una sovraesposizione nelle istituzioni provinciale che ha permesso di concentrare e consolidare il loro potere? Come interpreti la scelta di eliminare il meccanismo a pochi mesi delle elezioni?
Rispondendo alla seconda domanda, eliminare il meccanismo a pochi mesi dalle elezioni è un chiaro atto propagandistico, vista l’enorme sfiducia di noi cittadini verso la politica.
Per quanto riguarda la prima domanda, senza fare nomi e cognomi, nelle elezioni del 2008 il Patt ha ottenuto tre rappresentanti, che grazie alla porta girevole, sono diventati cinque, grazie alla nomina ad Assessore di due degli eletti con questo partito. In questo modo, i rappresentanti di questo gruppo nell’istituzione sono quasi raddoppiati, con benefici sia economici che di visibilità politica.

Intervista a Thomas Benedikter

Thomas Benedikter è ricercatore economico-sociale nonché collaboratore della Accademia Europea di Bolzano EURAC e sostenitore di “Iniziativa per più democrazia” di Bolzano. E’ inoltre autore di varie pubblicazioni sulla democrazia diretta come indicato in un elenco a piè di pagina. Di seguito riportiamo l’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Quali sono a tuo avviso i punti più significativi e quelli più innovativi del ddl presentato dal comitato di Più Democrazia in Trentino?
La vostra proposta di legge riprende principalmente le nostre proposte di Più democrazia di Bolzano, sviluppate durante gli ultimi anni e portate a referendum propositivo nel 2009, e lo integra con alcuni elementi ed istituti interessanti ed originali. L’istituto dei pritani potrebbe avere un ruolo di integrazione degli strumenti tradizionali della DD. L’istituto del recall nella forma della sfiducia al Presidente della Provincia potrebbe semmai imporsi nel caso in cui questo fosse eletto direttamente dal popolo. Fin quando è il Consiglio provinciale a votarlo, come è il caso tuttora in Alto Adige, fiducia e sfiducia dovrebbero competere allo stesso organo, cioè alla rappresentanza politica.
Molto ben elaborate sono le norme sull’esercizio elettronico della DD, un concetto di e-democracy che va continuamente ampliato. In merito all’iniziativa popolare bisognerebbe precisare che occorre prevedere di andare alla votazione nel caso in cui il Consiglio provinciale non accettasse la sostanza della proposta dei cittadini, ma comunque deve spettare ai promotori giudicare quando una proposta non soddisfa le loro richieste.
Nella vostra pdl ci sono tutti e tre gli strumenti referendari principali, ma non si parla del referendum statutario. Tuttavia, tutto sommato una proposta di legge ben ragionata, comprensiva degli elementi essenziali. La legge elettorale andrebbe però elaborata distintamente.

Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani per esprimere un parere su situazioni dove il governo locale ha un potere assoluto. In alcuni casi abusa di tale potere senza perseguire il bene comune (es. legge elettorale, nomine di personaggi senza le necessarie competenze in ruoli di interesse pubblico, gestione di società controllate e/o partecipate etc.). Qual è la tua opinione riguardo ai consigli di cittadini estratti a sorte?
Per la legge elettorale e la legge sulla democrazia diretta mi sembra che dovrebbero esserci anche gli strumenti referendari disponibili ai cittadini; per le altre competenze menzionate nella domanda i pritani possono essere utili, senza dubbio.

La proposta di Più Democrazia in Trentino si è ispirata esplicitamente a quella di Mehr Demokratie di Bolzano, tuttavia è arrivata ad un risultato diverso sia da un punto di vista dei contenuti che della forma, hai maturato un giudizio a riguardo?
È legittimo trovare soluzioni specifiche per ogni provincia autonoma o regione autonoma. L’Alto Adige, per esempio, ha questa specificità etnolinguistica, non elegge il Presidente della Provincia direttamente. In ogni caso entrambe le Province sono sottoposte allo stesso Statuto di autonomia, che prevede la possibilità di legiferare sulla forma di governo in maniera autonoma, ma non prevede l’iniziativa popolare in questa materia. Sicuramente una lacuna da colmare. Inoltre nello Statuto manca tutta una serie di altre forme e meccanismi di partecipazione popolare alla politica. Nella prossima riforma dello Statuto di autonomia occorre perciò puntare su un miglioramento significativo di questa dimensione della nostra autonomia.

In Alto Adige i comuni senza o con bassissima percentuale di quorum di partecipazione allo stato attuale sono una decina (Ortisei, La Valle, Cortaccia, Fiè, San Candido, Verano, Varna, Lana, Dobbiaco, Terento, etc.). In termini percentuali questo significa che circa un comune su dieci ha adottato optato per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella gestione del potere locale. A cosa è dovuta questa accelerazione rispetto al resto d’Italia, Trentino incluso?
Sicuramente questo fatto è dovuto alla sensibilizzazione di tanti cittadini e amministratori comunali sul funzionamento della DD e sull’effetto nefasto del quorum di partecipazione. In tantissimi i sudtirolesi hanno capito che, se vogliamo promuovere la partecipazione dei cittadini, dobbiamo accettare il principio “Chi va a votare decide, chi sta a casa, lascia la decisione agli altri”. Il quorum e altre angherie amministrative (tipo di raccolta delle firme, iter per arrivare alla votazione, soglie di firme ecc.) continuano a frenare l’interesse dei cittadini. Non solo parecchi consigli comunali sono disposti ad aperture, ma la stessa SVP nella sua proposta di legge provinciale sulla DD si è congedata dal quorum. Dall’altra parte la SVP, che governa 109 su 116 comuni, è ancora molto restía ad un regolamento avanzato e citizen-friendly dei diritti referendari a livello comunale.

Oltre che di democrazia diretta ti occupi di minoranze etniche. Il libro “Europe ethnic mosaic” ne è la testimonianza più evidente. In molti, soprattutto fra coloro che potrebbero essere definiti intellettuali di sinistra, ritengono che i referendum siano una minaccia per le minoranze poiché una maggioranza semplice potrebbe ledere i loro diritti. Qual è il tuo pensiero riguardo ad affermazioni di questo tipo?
Infatti, strumenti referendari che nel loro regolamento non tengono conto l’eventuale presenza di minoranze etnolinguistica o religiose, possono accentuare questo rischio. È questo uno dei motivi centrali per cui in Macedonia la forte minoranza albanese si è opposta ad un rafforzamento della DD a livello nazionale, e come esempio più vicino, tantissimi italiani dell’Alto Adige continuano a nutrire il sospetto che una DD ben evoluta possa andare a scapito della minoranza numerica del gruppo italiano (26% della popolazione). Ma di fatto dipende dall’ordinamento costituzionale o statutario e dal regolamento specifico degli strumenti referendari. Per la Svizzera, paese con 4 gruppi linguistici, la prassi di DD che dura da 140 anni, ha mai portato a seri conflitti fra i 4 gruppi, sia perché questioni linguistiche vengono sollevate molto raramente sia perché nel federalismo svizzero i diritti linguistici sono ben radicati (vedi il mio saggio, Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, qui allegato, uscito nel 2011 su EDAP dell’EURAC di Bolzano).
In Alto Adige/Sudtirolo l’Iniziativa per più democrazia nella sua proposta di legge ha previsto un meccanismo di “doppia maggioranza” riferita alla caratteristica della popolazione a livello comunale), nel caso in cui venissero portati al voto referendario questioni “etnicamente sensibili”. Comunque, il problema si risolve istituendo a livello statutario costituzionali forti per le minoranze etnolinguistiche come pure quelle religiose, non referendabili. A livello regionale in Italia possono essere portate a referendum solo questioni di competenza regionale o provinciale.

La strada per incrementare i diritti politici dei cittadini è lunga e tortuosa, non si tratta solo di ridistribuire il potere ai cittadini ma anche di ricostruire un nuovo spirito civico che sembra smarrito, a tuo avviso quali obiettivi sono raggiungibile nel breve periodo?
Inanzitutto occorre creare più informazione e conoscenza sul funzionamento di un sistema di DD ben evoluto. Niente di rivoluzionario, perché anche nei paesi con lunga tradizione di DD, sono sempre i governi e i parlamenti a prendere il 99% delle decisioni. Inoltre, in quelle realtà non necessariamente osserviamo una politica solo più progressista, o solo liberale o solo conservatrice. Gli strumenti referendari servono come specchio per le posizioni presenti nell’elettorato rispetto problemi concreti specifici, un servizio che le elezioni non possono sortire. Più potere in mano ai cittadini è la forma semplice, ma efficace percreare spirito civico. Più deleghe ai politici, assenza di diritti partecipativi e di controllo portano a più menefreghismo e frustrazione. Ciò è comprovato da varie ricerche scientifiche in vari paesi, ma anche dove il potere politico è fortemente decentralizzato (stati federali, autonomie regionali). La nostra autonomia regionale-provinciale in Trentino-Alto Adige ha avvicinato l’esercizio del potere alla gente, perché riesce a controllare e responsabilizzare i propri rappresentanti. Ma questo va integrato con una gamma più completa possibile di diritti referendari. Non è un compito troppo difficile, tant’è vero ch ein Sudtirolo il 45% degli elettori del gruppo tedesco l’hanno avvallato votando SI alla nostra proposta di legge nel referendum del 2009. È la scarsa partecipazione del gruppo italiano, dovuta a vari timori e una clamorosa disinformazione, alla farci mancare il quorum (il 40%).

PUBBLICAZIONI

  • Più democrazia per l’Europa (Edizioni ARCA, 2010)

  • Mehr direkte Demokratie in die italienische Verfassung! (Campagna nazionale Quorum zero e più democrazia, 2012

  • Europe’s Ethnic Mosaic – A Short Guide to Minority Rights in Europe (EURAC 2008)

  • Più potere ai cittadini (Edizioni SONDA, 2008)

  • Modern Autonomy Systems (EURAC Bolzano 2010, su: http://www.gfbv.at) e Moderne Autonomiesysteme (Bolzano 2012)

  • Introduzione poco riverente nel mondo dei sudtirolesi (Edizioni ARCA, 2012)

  • Il groviglio del Kashmir (Ed. Frilli, Genova, 2006)

  • Il dramma del Kosovo (Ed. DATANEWS, Roma 1998)

  • Krieg im Himalaya (Ed. LIT, Berlino 2003)

  • Linguistic Minorities in India (Ed. LIT Berlino 2009)

  • Solving Ethnic Conflict through Self-Government (sull’Internet. ed. EURAC Bolzano)

  • Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, 2011 su EDAP dell’EURAC Bolzano – CLICK PER SCARICARE ALLEGATO

L’arte e la politica secondo Sybille Tezzele

Oggi abbiamo avuto l’occasione di intervistare Sybille Tezzele, la quale, tra le altre cose, ci ha raccontato di vivere un periodo emozionante poiché in Alto Adige hanno iniziato a discutere e scrivere un ddl per una nuova legge elettorale che lei definisce “superinnovativa e fantastica … che i partiti non accetteranno mai ma che potrà essere utile ai nostri figli e nipoti…”. In Alto Adige hanno infatti l’intenzione di proporre questo nuovo ddl come iniziativa popolare insieme e di iniziare una nuova raccolta firme per il referendum confermativo sulla legge in tema di (anti)democrazia diretta imposta dalla SVP. Ecco l’intervista!

Nel tuo blog affermi di essere affascinata dall’idea della scultura sociale secondo Joseph Beuys, il quale teorizzava la funzione sociale, culturale e politica dell’arte per trasformare la società. Ci puoi raccontare come è nata la tua passione per l’arte ma soprattutto l’arte con finalità civiche se così si può dire?
Grazie a mio padre che si occupava di calligrafia, serigrafia e grafica, a casa nostra c’erano sempre carta, colori e matite a portata di mano. Mia madre racconta che dopo aver dormito, da piccola, ero sempre di cattivo umore e l’unico modo per farmi sorridere di nuovo era sedersi e disegnare insieme a me. E anche oggi mi rende felice la comunicazione attraverso linee e colori. Circa 20 anni fa mi sono poi “innamorata” della tecnica colori a matita su carta da pacco. Da allora non ho più smesso di colorare la carta da pacco.
Per me l’arte rappresenta una forma di preghiera, una via che porta dal mondo immaginario al mondo reale: “if you can imagine it, you can do it”. Nei miei disegni visualizzo e trasporto ciò che mi sta a cuore per avere sempre visibili le priorità e gli obiettivi, e per cercare di condividerli con altre persone: il contatto con la natura, un po’ di spiritualità e di filosofia, un pizzico di sana follia e così ovviamente anche gli argomenti sociali e politici che ritengo più importanti – democrazia, donne, ambiente, educazione…

Vista la tua appartenenza a partiti di sinistra, sei stata ispirata anche dai muralisti messicani e dal fumetto politico di Rius?
No. Il mio rapporto con i partiti poi é iniziato molto più tardi, dopo diverso tempo di impegno politico “da cittadina normale”, quando un po’ alla volta ho capito da che parte volevo stare.

Partendo magari dal bellissimo esempio di “Cosa farebbe la democrazia?” come stai sviluppando la tua arte nel quotidiano e che soddisfazioni stai cogliendo da questa attività?
Da diversi anni ho iniziato a usare i miei disegni per produrre delle stampe – poster, cartoline, flexagoni, segnalibri, francobolli, banconote – per renderli fruibili a più persone. Non mi dava molta soddisfazione organizzare delle mostre di quadri e magari vendere uno o due disegni in cornice… Invece in questo modo riesco a trasportare i miei “messaggi” in luoghi dove altrimenti non arriverebbero: nei portafogli delle persone, sulle porte dei WC (e sul frigorifero di Alex Marini e nei WC del municipio di Colonia-Köln) sulle buste della posta accanto ai francobolli “veri”.
Le soddisfazioni? Sono innanzitutto le reazioni, le riflessioni delle altre persone. Ad esempio ogni volta che “pago” con una delle mie banconote autoprodotte, nascono delle interessanti discussioni sui soldi, sul valore del denaro, sull’economia in generale ecc. O il mio disegno “La democrazia non é una poltrona” che ha ispirato il gruppo di Iniziativa Piú Democrazia di Merano a costruire un divano su rotelle e portarlo in giro per la città per attirare l’attenzione sulla raccolta firme per l’iniziativa popolare. Come dire, é un po’ la soddisfazione e la gioia di “aver acceso una luce” in qualcun altro…

Finora la tua esperienza politica è maturata su due fronti: il fronte partitico con il PD, per il quale sei stata anche consigliera comunale e membro della segreteria provinciale, e quello apartitico con l’iniziativa per la democrazia diretta altoatesina. Come hai conciliato queste due esperienze?
È stato il mio percorso stesso a conciliare tutto; é stato proprio durante l’impegno nel comitato per la democrazia diretta che ho conosciuto delle persone che erano iscritte in partiti e che davano una mano nelle raccolte firme. Da lì é nata un po’ la mia curiosità di saperne di più – ho pensato “se si impegnano per la democrazia diretta, chissà…” e così dopo un po’ ho fatto la mia prima tessera di partito, nei DS di allora. Già allora, come anche oggi nel PD, ho capito che all’interno del partito c’erano e ci sono delle sensibilità diverse rispetto all’argomento della partecipazione dei cittadini: nel partito ho incontrato compagni e compagne che come me hanno molto a cuore questo tema, e altri per i quali la democrazia diretta é un tema un po’ diciamo fastidioso, difficile. Personalmente trovo che questo scambio con diverse realtà – quella partitica e quella apartitica appunto – mi faccia bene perché mi aiuta a vedere le cose da prospettive differenti, a riflettere in maniera più ampia, a conoscere posizioni diverse. Da questo punto di vista mi sento in qualche modo privilegiata.
E soprattutto non condivido il modo di vedere le due cose come due opposti: sia nei comitati di cittadini che nei partiti vedo delle persone che si impegnano, che sognano un mondo migliore, che condividono dei valori e dei ideali nel senso di fare qualcosa di buono per l’intera società – e vedo anche quelli che usano istituzioni e gruppi per perseguire i loro interessi personali. Quello che intendo sottolineare é che stare in un partito non significa automaticamente una cosa, come stare in un comitato non significa automaticamente essere “dalla parte dei buoni”. Ah, sarebbe troppo semplice! La cosa più importante nell’impegno politico é prima di tutto essere onesti e sinceri con sé stessi, riflettere continuamente se quello che si sta facendo é giusto e coerente con i propri valori, e non aver paura di mettere in discussione le proprie convinzioni. E confrontarsi con gli altri prima di tutto da persona, con la propria storia, i propri punti di vista, i propri difetti, ed accettare gli altri con la loro storia, i loro punti di vista, i loro difetti. Solo così si riesce secondo me a superare gli ostacoli che spesso ci impediscono a costruire qualcosa di buono, insieme.

In Trentino la tendenza del PD è di essere piuttosto centralista nelle decisioni e poco orientato ad aprirsi a strumenti di democrazia diretta. Le eccezioni a questa tendenza sono sporadiche. Non essendo il PD in Alto Adige un grosso partito (con l’eccezione del Comune di Bolzano) credi che questo abbia favorito un maggiore impegno del PD altoatesino ad introdurre strumenti di democrazia diretta rispetto a quello trentino?
Il PD in Alto Adige un certo peso ce l’ha essendo il partner di coalizione in Giunta Provinciale. Penso comunque che la differenza con il Trentino sia quella che il nostro PD sta affrontando la questione da molto più tempo, grazie ai comitati che da oltre 15 anni portano avanti l’argomento della democrazia diretta. Come raccontavo sopra già dieci anni fa c’erano iscritti e simpatizzanti dei DS che si impegnavano per la democrazia diretta sia nel comitato dell’Alto Adige e che all’interno del partito hanno sempre portato avanti la questione. Sono stati organizzati anche diversi incontri fra comitato e partito (ad esempio Andreas Gross dell’IRI é stato ospite dell’assemblea provinciale del PD).
Oggi nel PD c’é un buon clima di dialogo e di confronto sulla materia, anche per merito dell’attuale segretario che fin dall’inizio si é sempre mostrato sensibile e disponibile verso la cosiddetta società civile. Anche se per il PD come partner di coalizione di una SVP abbastanza allergica alla vera partecipazione dei cittadini questo argomento certamente non é di facile gestione.
Poi soprattutto non dimentichiamo la lezione del 2009, quando in Alto Adige si sono tenuti i primi referendum provinciali propositivi con dei risultati inaspettati – di questo sviluppo all’interno della popolazione tutti i partiti devono per forza tenere conto e questo ha cambiato molto l’atteggiamento dei partiti in generale nei confronti della democrazia diretta. Se ad esempio per anni la SVP a livello provinciale ha insistito sull’importanza del quorum di partecipazione, dal 2009 in poi ha totalmente cambiato strategia ed ora é la prima a vantarsi di proporre una legge con quorum zero. Ha però trovato altre possibilità per rendere inutilizzabili gli strumenti di partecipazione. Va anche detto che all’interno della SVP stessa sull’argomento democrazia diretta ci sono diversi punti di vista: mentre la base spinge verso un chiaro miglioramento della legge in vigore, chi é alla guida del partito si comporta diversamente e penso che pagherà care le conseguenze.

La SVP finora ha dimostrato scarse capacità d’ascolto alle istanze diffuse per avere più democrazia diretta a livello provinciale. A dir poco drammatica è la loro proposta “percorso a due fasi”, che hai schematizzato nel documento allegato (vedi allegato). Credi che questo momento di crisi interna della SVP (es. le spese di Durnvalder e il caso Sel) e di crisi generale dei partiti, possa portare ad un’apertura al termine della legislatura o le corporazioni che sono l’asse portante del partito continueranno a far sentire il proprio peso a tutela degli interessi particolari?
No, con i personaggi che in questo momento sono alla guida della SVP, penso che un cambio di rotta sia proprio impossibile, e penso che l’ultima cosa che abbiano voglia di affrontare sia il disegno di legge sulla democrazia diretta – troppo grande  il rischio di trovarsi poi di fronte al referendum confermativo che potranno soltanto perdere. Credo che ancora una volta bisogna muoversi dal basso, che la popolazione stessa debba dare un messaggio forte e chiaro. Nelle condizioni di adesso la politica é paralizzata, non é in grado di compiere i cambiamenti politici e sociali che sono necessari, e sta dunque ai cittadini fare qualcosa per cambiare queste condizioni. L’unica altra alternativa che mi viene in mente sarebbe chiedere aiuto agli alieni.

Riguardo all’iniziativa di legge popolare che è stata portata nel Consiglio Provinciale di Trento, qual è il tuo giudizio? Quali sono le tue aspettative?
Oh, mi piace molto! Sono contentissima che i nostri “cugini trentini” si siano aggiunti ai tanti movimenti in tutto il mondo che si impegnano per una nuova cultura di partecipazione! Nel vostro disegno di legge ci sono alcuni aspetti interessanti che nel ddl di Iniziativa per Più Democrazia Alto Adige non erano previsti, come la raccolta elettronica di firme e il voto elettronico, e per quanto riguarda la parte sulla legge elettorale personalmente mi piace molto la mozione di sfiducia. Poco fa a Bolzano é stato dato il via ad un gruppo di lavoro all’interno di Iniziativa per Più Democrazia per formulare una nuova legge elettorale da proporre poi come iniziativa popolare, e questa é sicuramente un’idea da copiare! 😉
Non sono assolutamente una pessimista ma non riesco ad immaginare che il Consiglio Provinciale di Trento accoglierà la vostra proposta. La politica nelle istituzioni tende di solito ad essere piú lenta della realtà, dei cambiamenti e degli sviluppi che avvengono nella società. Penso che ci vuole ancora più tempo e ulteriori esperienze democratiche dirette (iniziative popolari, referendum provinciali) per rendere chiaro il messaggio, oltre a qualche cambiamento forte nel paesaggio politico stesso.
Comunque vadano le cose, i risultati della vostra iniziativa non tarderanno a farsi vedere: una società più consapevole che passo per passo scopre un nuovo modo di percepire sé stessa come soggetto attivo nella politica. D’ora in poi nulla sarà più come prima, il primo passo verso un cambiamento e un miglioramento é stato fatto!