L’arte e la politica secondo Sybille Tezzele

Oggi abbiamo avuto l’occasione di intervistare Sybille Tezzele, la quale, tra le altre cose, ci ha raccontato di vivere un periodo emozionante poiché in Alto Adige hanno iniziato a discutere e scrivere un ddl per una nuova legge elettorale che lei definisce “superinnovativa e fantastica … che i partiti non accetteranno mai ma che potrà essere utile ai nostri figli e nipoti…”. In Alto Adige hanno infatti l’intenzione di proporre questo nuovo ddl come iniziativa popolare insieme e di iniziare una nuova raccolta firme per il referendum confermativo sulla legge in tema di (anti)democrazia diretta imposta dalla SVP. Ecco l’intervista!

Nel tuo blog affermi di essere affascinata dall’idea della scultura sociale secondo Joseph Beuys, il quale teorizzava la funzione sociale, culturale e politica dell’arte per trasformare la società. Ci puoi raccontare come è nata la tua passione per l’arte ma soprattutto l’arte con finalità civiche se così si può dire?
Grazie a mio padre che si occupava di calligrafia, serigrafia e grafica, a casa nostra c’erano sempre carta, colori e matite a portata di mano. Mia madre racconta che dopo aver dormito, da piccola, ero sempre di cattivo umore e l’unico modo per farmi sorridere di nuovo era sedersi e disegnare insieme a me. E anche oggi mi rende felice la comunicazione attraverso linee e colori. Circa 20 anni fa mi sono poi “innamorata” della tecnica colori a matita su carta da pacco. Da allora non ho più smesso di colorare la carta da pacco.
Per me l’arte rappresenta una forma di preghiera, una via che porta dal mondo immaginario al mondo reale: “if you can imagine it, you can do it”. Nei miei disegni visualizzo e trasporto ciò che mi sta a cuore per avere sempre visibili le priorità e gli obiettivi, e per cercare di condividerli con altre persone: il contatto con la natura, un po’ di spiritualità e di filosofia, un pizzico di sana follia e così ovviamente anche gli argomenti sociali e politici che ritengo più importanti – democrazia, donne, ambiente, educazione…

Vista la tua appartenenza a partiti di sinistra, sei stata ispirata anche dai muralisti messicani e dal fumetto politico di Rius?
No. Il mio rapporto con i partiti poi é iniziato molto più tardi, dopo diverso tempo di impegno politico “da cittadina normale”, quando un po’ alla volta ho capito da che parte volevo stare.

Partendo magari dal bellissimo esempio di “Cosa farebbe la democrazia?” come stai sviluppando la tua arte nel quotidiano e che soddisfazioni stai cogliendo da questa attività?
Da diversi anni ho iniziato a usare i miei disegni per produrre delle stampe – poster, cartoline, flexagoni, segnalibri, francobolli, banconote – per renderli fruibili a più persone. Non mi dava molta soddisfazione organizzare delle mostre di quadri e magari vendere uno o due disegni in cornice… Invece in questo modo riesco a trasportare i miei “messaggi” in luoghi dove altrimenti non arriverebbero: nei portafogli delle persone, sulle porte dei WC (e sul frigorifero di Alex Marini e nei WC del municipio di Colonia-Köln) sulle buste della posta accanto ai francobolli “veri”.
Le soddisfazioni? Sono innanzitutto le reazioni, le riflessioni delle altre persone. Ad esempio ogni volta che “pago” con una delle mie banconote autoprodotte, nascono delle interessanti discussioni sui soldi, sul valore del denaro, sull’economia in generale ecc. O il mio disegno “La democrazia non é una poltrona” che ha ispirato il gruppo di Iniziativa Piú Democrazia di Merano a costruire un divano su rotelle e portarlo in giro per la città per attirare l’attenzione sulla raccolta firme per l’iniziativa popolare. Come dire, é un po’ la soddisfazione e la gioia di “aver acceso una luce” in qualcun altro…

Finora la tua esperienza politica è maturata su due fronti: il fronte partitico con il PD, per il quale sei stata anche consigliera comunale e membro della segreteria provinciale, e quello apartitico con l’iniziativa per la democrazia diretta altoatesina. Come hai conciliato queste due esperienze?
È stato il mio percorso stesso a conciliare tutto; é stato proprio durante l’impegno nel comitato per la democrazia diretta che ho conosciuto delle persone che erano iscritte in partiti e che davano una mano nelle raccolte firme. Da lì é nata un po’ la mia curiosità di saperne di più – ho pensato “se si impegnano per la democrazia diretta, chissà…” e così dopo un po’ ho fatto la mia prima tessera di partito, nei DS di allora. Già allora, come anche oggi nel PD, ho capito che all’interno del partito c’erano e ci sono delle sensibilità diverse rispetto all’argomento della partecipazione dei cittadini: nel partito ho incontrato compagni e compagne che come me hanno molto a cuore questo tema, e altri per i quali la democrazia diretta é un tema un po’ diciamo fastidioso, difficile. Personalmente trovo che questo scambio con diverse realtà – quella partitica e quella apartitica appunto – mi faccia bene perché mi aiuta a vedere le cose da prospettive differenti, a riflettere in maniera più ampia, a conoscere posizioni diverse. Da questo punto di vista mi sento in qualche modo privilegiata.
E soprattutto non condivido il modo di vedere le due cose come due opposti: sia nei comitati di cittadini che nei partiti vedo delle persone che si impegnano, che sognano un mondo migliore, che condividono dei valori e dei ideali nel senso di fare qualcosa di buono per l’intera società – e vedo anche quelli che usano istituzioni e gruppi per perseguire i loro interessi personali. Quello che intendo sottolineare é che stare in un partito non significa automaticamente una cosa, come stare in un comitato non significa automaticamente essere “dalla parte dei buoni”. Ah, sarebbe troppo semplice! La cosa più importante nell’impegno politico é prima di tutto essere onesti e sinceri con sé stessi, riflettere continuamente se quello che si sta facendo é giusto e coerente con i propri valori, e non aver paura di mettere in discussione le proprie convinzioni. E confrontarsi con gli altri prima di tutto da persona, con la propria storia, i propri punti di vista, i propri difetti, ed accettare gli altri con la loro storia, i loro punti di vista, i loro difetti. Solo così si riesce secondo me a superare gli ostacoli che spesso ci impediscono a costruire qualcosa di buono, insieme.

In Trentino la tendenza del PD è di essere piuttosto centralista nelle decisioni e poco orientato ad aprirsi a strumenti di democrazia diretta. Le eccezioni a questa tendenza sono sporadiche. Non essendo il PD in Alto Adige un grosso partito (con l’eccezione del Comune di Bolzano) credi che questo abbia favorito un maggiore impegno del PD altoatesino ad introdurre strumenti di democrazia diretta rispetto a quello trentino?
Il PD in Alto Adige un certo peso ce l’ha essendo il partner di coalizione in Giunta Provinciale. Penso comunque che la differenza con il Trentino sia quella che il nostro PD sta affrontando la questione da molto più tempo, grazie ai comitati che da oltre 15 anni portano avanti l’argomento della democrazia diretta. Come raccontavo sopra già dieci anni fa c’erano iscritti e simpatizzanti dei DS che si impegnavano per la democrazia diretta sia nel comitato dell’Alto Adige e che all’interno del partito hanno sempre portato avanti la questione. Sono stati organizzati anche diversi incontri fra comitato e partito (ad esempio Andreas Gross dell’IRI é stato ospite dell’assemblea provinciale del PD).
Oggi nel PD c’é un buon clima di dialogo e di confronto sulla materia, anche per merito dell’attuale segretario che fin dall’inizio si é sempre mostrato sensibile e disponibile verso la cosiddetta società civile. Anche se per il PD come partner di coalizione di una SVP abbastanza allergica alla vera partecipazione dei cittadini questo argomento certamente non é di facile gestione.
Poi soprattutto non dimentichiamo la lezione del 2009, quando in Alto Adige si sono tenuti i primi referendum provinciali propositivi con dei risultati inaspettati – di questo sviluppo all’interno della popolazione tutti i partiti devono per forza tenere conto e questo ha cambiato molto l’atteggiamento dei partiti in generale nei confronti della democrazia diretta. Se ad esempio per anni la SVP a livello provinciale ha insistito sull’importanza del quorum di partecipazione, dal 2009 in poi ha totalmente cambiato strategia ed ora é la prima a vantarsi di proporre una legge con quorum zero. Ha però trovato altre possibilità per rendere inutilizzabili gli strumenti di partecipazione. Va anche detto che all’interno della SVP stessa sull’argomento democrazia diretta ci sono diversi punti di vista: mentre la base spinge verso un chiaro miglioramento della legge in vigore, chi é alla guida del partito si comporta diversamente e penso che pagherà care le conseguenze.

La SVP finora ha dimostrato scarse capacità d’ascolto alle istanze diffuse per avere più democrazia diretta a livello provinciale. A dir poco drammatica è la loro proposta “percorso a due fasi”, che hai schematizzato nel documento allegato (vedi allegato). Credi che questo momento di crisi interna della SVP (es. le spese di Durnvalder e il caso Sel) e di crisi generale dei partiti, possa portare ad un’apertura al termine della legislatura o le corporazioni che sono l’asse portante del partito continueranno a far sentire il proprio peso a tutela degli interessi particolari?
No, con i personaggi che in questo momento sono alla guida della SVP, penso che un cambio di rotta sia proprio impossibile, e penso che l’ultima cosa che abbiano voglia di affrontare sia il disegno di legge sulla democrazia diretta – troppo grande  il rischio di trovarsi poi di fronte al referendum confermativo che potranno soltanto perdere. Credo che ancora una volta bisogna muoversi dal basso, che la popolazione stessa debba dare un messaggio forte e chiaro. Nelle condizioni di adesso la politica é paralizzata, non é in grado di compiere i cambiamenti politici e sociali che sono necessari, e sta dunque ai cittadini fare qualcosa per cambiare queste condizioni. L’unica altra alternativa che mi viene in mente sarebbe chiedere aiuto agli alieni.

Riguardo all’iniziativa di legge popolare che è stata portata nel Consiglio Provinciale di Trento, qual è il tuo giudizio? Quali sono le tue aspettative?
Oh, mi piace molto! Sono contentissima che i nostri “cugini trentini” si siano aggiunti ai tanti movimenti in tutto il mondo che si impegnano per una nuova cultura di partecipazione! Nel vostro disegno di legge ci sono alcuni aspetti interessanti che nel ddl di Iniziativa per Più Democrazia Alto Adige non erano previsti, come la raccolta elettronica di firme e il voto elettronico, e per quanto riguarda la parte sulla legge elettorale personalmente mi piace molto la mozione di sfiducia. Poco fa a Bolzano é stato dato il via ad un gruppo di lavoro all’interno di Iniziativa per Più Democrazia per formulare una nuova legge elettorale da proporre poi come iniziativa popolare, e questa é sicuramente un’idea da copiare! 😉
Non sono assolutamente una pessimista ma non riesco ad immaginare che il Consiglio Provinciale di Trento accoglierà la vostra proposta. La politica nelle istituzioni tende di solito ad essere piú lenta della realtà, dei cambiamenti e degli sviluppi che avvengono nella società. Penso che ci vuole ancora più tempo e ulteriori esperienze democratiche dirette (iniziative popolari, referendum provinciali) per rendere chiaro il messaggio, oltre a qualche cambiamento forte nel paesaggio politico stesso.
Comunque vadano le cose, i risultati della vostra iniziativa non tarderanno a farsi vedere: una società più consapevole che passo per passo scopre un nuovo modo di percepire sé stessa come soggetto attivo nella politica. D’ora in poi nulla sarà più come prima, il primo passo verso un cambiamento e un miglioramento é stato fatto!

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One thought on “L’arte e la politica secondo Sybille Tezzele

  1. Articolo bellissimo interessante.Anch’io ho sempre usato il mio dipingere per contestare situazioni e momenti critici e per condividere :idee ,principi ed altro ed ho sempre pensato che il colore e l’esprimersi con essi attraverso disegni ed immagini possa migliorare la nostra civiltà, l’architettura,il paesaggio, il cuore e l’anima. Insomma :migliorarci.

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