Il PIAO non è un monologo: il Difensore Civico interviene sul caso PEBA nel Comune di Dro

Nell’ambito dell’attività di partecipazione e monitoraggio civico condotta dall’associazione Più Democrazia in Trentino sui Piani Integrati di Attività e Organizzazione (PIAO) delle pubbliche amministrazioni trentine, emerge con particolare evidenza il caso del Comune di Dro.

Il nostro segretario Paolo Minotto, ha presentato delle osservazioni per l’aggiornamento del PIAO comunale includendo una proposta concreta: inserire tra gli obiettivi dell’amministrazione la predisposizione del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), strumento previsto dalla normativa nazionale e fondamentale per garantire l’accessibilità degli spazi pubblici e l’effettivo esercizio dei diritti delle persone con disabilità.

La proposta non ha trovato alcun riscontro da parte dell’amministrazione comunale. Non solo non è stata recepita, ma non è stata nemmeno accompagnata da una motivazione che consentisse al cittadino proponente di comprendere le ragioni della scelta effettuata.

Per questo motivo, il 3 aprile 2026, Paolo ha richiesto l’intervento del Difensore Civico della Provincia autonoma di Trento, dott. Sandro Raimondi .

Con una prima nota del 26 aprile 2026, il Difensore Civico ha chiesto chiarimenti al Comune di Dro in merito alla mancata considerazione della proposta avanzata nell’ambito della consultazione sul PIAO. A fronte dell’assenza di riscontri, l’11 giugno 2026 è stato inviato un ulteriore sollecito affinché l’amministrazione fornisca le informazioni richieste.

La vicenda assume un significato che va oltre il singolo caso. La questione non riguarda soltanto la realizzazione di un PEBA, ma il valore stesso degli strumenti di partecipazione previsti dagli ordinamenti. Se ai cittadini viene chiesto di contribuire alla definizione delle politiche pubbliche, le loro osservazioni devono essere valutate e, qualora non accolte, deve essere fornita una motivazione adeguata.

Questo principio trova conferma anche nelle indicazioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), che raccomanda alle amministrazioni di strutturare e pubblicizzare adeguatamente le consultazioni pubbliche, coinvolgendo la società civile e i portatori di interesse nella predisposizione dei piani e dei programmi.

L’associazione Più Democrazia in Trentino continuerà a seguire la vicenda, non per alimentare una contrapposizione con l’amministrazione comunale, ma per affermare un principio essenziale: la partecipazione non può ridursi a un adempimento formale. Il PIAO può diventare uno strumento utile di dialogo e di costruzione del valore pubblico soltanto se le amministrazioni dimostrano di ascoltare, valutare e rispondere ai contributi provenienti dai cittadini.

In una democrazia matura, il confronto tra istituzioni e comunità non è una concessione. È una responsabilità.


🔴 AGGIORNAMENTO DI OGGI (12 Giugno 2026): È arrivata la risposta del Comune di Dro!

Dopo mesi di silenzio e il formale sollecito del Difensore Civico, la Sindaca Ginetta Santoni ha finalmente risposto. Tuttavia, dopo una lunga premessa in cui ci spiega cosa siano i PEBA (informazioni che le aveva inviato proprio Paolo!), la Sindaca entra nel merito in modo decisamente contraddittorio.

Ecco come stanno davvero le cose:

  • L’analisi “fantasma”: la Sindaca scrive che “è in corso un’analisi per verificare le reali esigenze del territorio”. Curioso che usi il verbo “ricordare” per qualcosa di cui nessuno era a conoscenza: questo presunto impegno non è infatti contenuto in nessun documento ufficiale di programmazione dell’ente (a partire dal PIAO).
  • Segnalazioni in ordine sparso: nella risposta si evidenzia che l’amministrazione si è confrontata con Paolo su pensiline degli autobus, marciapiedi e ambulatori. Ma è proprio questo il punto! Senza un PEBA, un cittadino è costretto a segnalare le singole criticità in ordine sparso. Il PEBA serve esattamente a evitare questo modo di procedere “a macchia di leopardo”, sostituendolo con una programmazione trasparente, strutturata e globale.
  • La scusa del “Mal comune, mezzo gaudio”: la Sindaca si giustifica dicendo che in Trentino su 160 comuni solo una ventina hanno adottato il PEBA. Una logica del tipo “così fan tutti, quindi siamo giustificati anche noi”. Ci sembra un’ottima scusa per adagiarsi sulle inadempienze altrui invece di conformarsi alle buone pratiche nazionali.
  • Il “finto” primato del Comune virtuoso: la Sindaca rivendica che Dro è virtuoso perché ha sbarrierato la sede municipale, le scuole e la RSA. Ci mancherebbe altro! Ricordiamo che sbarrierare gli edifici pubblici non è una gentile concessione, ma un obbligo di legge introdotto ben 35 anni fa dalla Legge Provinciale n. 1 del 7 gennaio 1991. Rivendicare come “virtuosità” il rispetto dei minimi di legge dopo tre decenni è quantomeno singolare.
  • L’ammissione finale: la nota si chiude ammettendo che il territorio non è totalmente sbarrierato e che “per il futuro cercheremo di trovare le risorse”. Ma come si fa a trovare risorse e personale per un Piano se non lo si inserisce prima negli obiettivi strategici del Comune? Se esistesse un PEBA, individuare le criticità – anche tramite percorsi partecipati con la cittadinanza – e pianificare i costi nel bilancio triennale dei lavori pubblici sarebbe un processo automatico e lineare, non una vaga promessa per il futuro.

La risposta della Sindaca conferma purtroppo la nostra tesi: la strada per una reale cultura dell’accessibilità e della partecipazione a Dro è ancora tutta da tracciare. Noi non molliamo come dimostra la replica di Paolo Minotto scritta oggi stesso.

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Seguono:
– la lettera di Paolo Minotto al Difensore civico del 3 aprile
– la nota del Difensore Civico al Comune di Dro del 26 aprile 2026
– la risposta della sindaca Ginetta Santoni del 12 giugno 2026
– la replica di Paolo Minotto del 12 giugno 2026

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3 pensieri su “Il PIAO non è un monologo: il Difensore Civico interviene sul caso PEBA nel Comune di Dro

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