Partecipazione o decisioni già prese? Le lezioni del 2016 che il Comune di Trento non dovrebbe dimenticare

Da alcune settimane circolano con sempre maggiore insistenza indiscrezioni secondo cui all’interno del Consiglio comunale di Trento sarebbe in corso un lavoro di revisione dello Statuto e dei regolamenti che disciplinano gli istituti di partecipazione popolare.

Se queste indiscrezioni fossero confermate, si tratterebbe di un passaggio importante. Le regole che disciplinano petizioni, iniziative popolari, referendum e altri strumenti di partecipazione non sono infatti aspetti tecnici riservati agli addetti ai lavori, ma rappresentano l’ossatura del rapporto tra cittadini e istituzioni locali.

Proprio per questo motivo desta preoccupazione il fatto che, a fronte dei rumors che circolano da tempo, le richieste formali di informazioni non abbiano ricevuto alcun riscontro.

Lo scorso 7 maggio l’associazione Più Democrazia in Trentino ha chiesto di poter prendere visione di eventuali proposte, bozze o documenti preparatori relativi alle modifiche statutarie e regolamentari in discussione. Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta.

Questa richiesta non nasce da una semplice esigenza di conoscere l’attività dell’Amministrazione. Negli ultimi mesi Più Democrazia in Trentino ha già formulato proposte concrete nell’ambito della consultazione pubblica sul PIAO 2026-2028, chiedendo di rafforzare il legame tra partecipazione, trasparenza e prevenzione della corruzione. Abbiamo proposto di monitorare periodicamente l’efficacia degli istituti di partecipazione, ridurre le barriere che ne limitano l’utilizzo, promuovere strumenti di e-democracy e introdurre una relazione periodica sullo stato della partecipazione nel Comune di Trento. L’Amministrazione ha riconosciuto l’interesse di queste proposte, precisando che potranno essere valutate nell’ambito dei futuri processi di revisione degli strumenti di partecipazione dei cittadini.

Proprio per questo abbiamo iniziato ad approfondire anche la disciplina vigente degli istituti di partecipazione, individuando alcune criticità che riteniamo meritevoli di revisione. Tra queste vi sono due esempi significativi. La prima riguarda le lacune del sistema di partecipazione nei procedimenti ambientali, emerse anche dal recente rapporto di ISPRA, che ha evidenziato come la partecipazione sia ancora ostacolata dalla scarsità di risorse dedicate, dalla carenza di personale specializzato, dal coinvolgimento dei cittadini solo nelle fasi finali dei processi decisionali e da strumenti digitali ancora inadeguati. La seconda riguarda l’obbligo di costituire il comitato promotore di un referendum mediante atto notarile: un adempimento burocratico ed economico che appare difficilmente giustificabile e che rappresenta un ostacolo irragionevole all’esercizio di un diritto democratico. Queste, come altre disposizioni dell’attuale disciplina, potrebbero essere riviste e semplificate senza compromettere le necessarie garanzie di regolarità e corretto svolgimento delle procedure.

Per questo motivo riteniamo che il confronto debba svolgersi in modo pubblico e trasparente. Non chiediamo soltanto di poter conoscere le eventuali bozze di modifica dello Statuto o dei regolamenti comunali. Chiediamo anche che le osservazioni formulate dalla società civile ricevano un riscontro pubblico e motivato, affinché sia chiaro quali proposte vengono condivise, quali vengono respinte e per quali ragioni. È questo il presupposto indispensabile perché una consultazione possa definirsi realmente partecipata.

Quando ci si rivolge informalmente agli addetti ai lavori e ai rappresentanti eletti, la spiegazione che viene fornita è che la documentazione sarebbe disponibile soltanto nell’area interna riservata ai consiglieri comunali e quindi non accessibile alla popolazione.

Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un paradosso difficilmente giustificabile: si starebbero discutendo le regole della partecipazione senza consentire ai cittadini di partecipare alla loro definizione.

La vicenda richiama inevitabilmente quanto accaduto nel 2015 e nel 2016, quando il Comune di Trento avviò il percorso di revisione dello Statuto comunale.

Anche allora Più Democrazia in Trentino elaborò una proposta organica costruita attraverso incontri pubblici e momenti di confronto con la cittadinanza. Le proposte riguardavano il rafforzamento del diritto all’informazione, la creazione di strumenti di democrazia deliberativa, l’introduzione di forme più avanzate di democrazia diretta, la riduzione delle barriere all’accesso agli istituti partecipativi e una maggiore trasparenza dei processi decisionali.

L’obiettivo era semplice: trasformare la partecipazione da principio astratto a pratica concreta.

Purtroppo, mentre cittadini e associazioni lavoravano alla costruzione di proposte e per una maggiore apertura delle istituzioni, l’amministrazione seguiva un percorso parallelo, sostanzialmente chiuso, che si limitava in larga parte ad adeguare lo Statuto alle previsioni della normativa regionale.

Emblematica fu la dichiarazione dell’allora sindaco Alessandro Andreatta del novembre 2015, secondo cui sulle modifiche statutarie era già stato raggiunto uno “sforzo di convergenza”. Una frase che molti interpretarono come la conferma che gli equilibri politici fossero già stati definiti e che gli spazi per accogliere contributi provenienti dalla cittadinanza fossero in realtà molto limitati.

Il risultato fu una consultazione percepita da molti come un adempimento formale più che come un reale processo di condivisione delle scelte pubbliche.

Eppure, nonostante le resistenze, la mobilitazione civica e il lavoro svolto all’interno del Consiglio comunale permisero comunque di ottenere alcuni miglioramenti significativi rispetto al testo iniziale: la riduzione del quorum referendario al 20%, l’abbassamento delle soglie per alcuni referendum e l’approvazione di impegni finalizzati a promuovere l’informazione e la formazione sui temi della partecipazione.

Quei risultati dimostrarono una cosa molto semplice: quando i cittadini vengono messi nelle condizioni di conoscere le proposte e di intervenire prima che le decisioni siano definitivamente cristallizzate, il confronto pubblico può migliorare la qualità delle norme.

È proprio per questo che sarebbe un errore ripetere oggi gli stessi schemi del passato.

Se davvero esistono proposte di modifica dello Statuto o dei regolamenti comunali, queste dovrebbero essere rese pubbliche fin dalle prime fasi della loro elaborazione. Non quando il testo sarà già definito, gli accordi politici già consolidati e i margini di modifica ridotti al minimo.

La partecipazione non consiste nel consentire ai cittadini di commentare decisioni già prese. La partecipazione consiste nel permettere ai cittadini di contribuire alla formazione delle decisioni.

Pubblicare le bozze, rendere accessibili i documenti preparatori, organizzare incontri pubblici, audizioni e consultazioni aperte non dovrebbe essere considerato un favore concesso alla cittadinanza, ma una naturale applicazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’amministrazione.

Anche perché le stesse istituzioni comunali hanno più volte riconosciuto il valore della partecipazione come strumento di prevenzione della cattiva amministrazione e di rafforzamento della fiducia tra cittadini e istituzioni.

Se questa convinzione è sincera, allora il percorso di revisione degli strumenti di partecipazione dovrebbe diventare esso stesso un esempio di partecipazione.

Diversamente, il rischio è di ritrovarsi ancora una volta di fronte a una consultazione formale, chiamata a ratificare scelte già definite altrove.

Per evitare che ciò accada sarebbe sufficiente un gesto molto semplice: condividere fin da ora con la cittadinanza le proposte in discussione e aprire un confronto pubblico reale, prima che i documenti arrivino ufficialmente in Consiglio comunale.

Non sarebbe soltanto un segnale di trasparenza. Sarebbe soprattutto un modo concreto per dimostrare che, a dieci anni di distanza dal dibattito del 2015-2016, il Comune di Trento ha davvero compreso che la partecipazione non è un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare.

Versione breve pubblicata su L’Adige il 5 luglio 2026:

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2 pensieri su “Partecipazione o decisioni già prese? Le lezioni del 2016 che il Comune di Trento non dovrebbe dimenticare

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