
L’associazione Più Democrazia in Trentino guarda con interesse a tutte le iniziative che intendono rafforzare il senso di appartenenza alla comunità locale e favorire la partecipazione dei residenti alla vita pubblica.
Da sempre sosteniamo che chi vive, studia o lavora stabilmente in un territorio debba poter essere coinvolto nelle scelte che riguardano la comunità, anche quando non dispone del diritto di elettorato attivo. Per questo motivo non intendiamo entrare nel merito della modifica statutaria sulla cosiddetta “cittadinanza di comunità“, il cui obiettivo di promuovere inclusione e coesione sociale appare, in linea di principio, una condivisibile misura di civiltà.
Allo stesso tempo, riteniamo difficile esprimere una valutazione compiuta sul contenuto della deliberazione, poiché la documentazione relativa alla proposta approvata dal Consiglio comunale risulta di non immediata reperibilità sul sito istituzionale del Comune di Trento. Un limite che rende complicato analizzare nel dettaglio la portata delle modifiche introdotte e il percorso che ha portato alla loro approvazione.
Ciò che riteniamo opportuno evidenziare riguarda soprattutto il metodo seguito.
Nel mese di maggio l’associazione aveva formalmente chiesto all’Amministrazione comunale di essere aggiornata sull’eventuale revisione dello Statuto e dei regolamenti riguardanti gli istituti di partecipazione popolare. Non avendo ricevuto riscontro, abbiamo successivamente portato la questione all’attenzione dell’opinione pubblica con una lettera divulgata a mezzo stampa.
Tale richiesta non nasceva da una semplice esigenza conoscitiva. Nei mesi precedenti avevamo partecipato alla consultazione pubblica sul Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO), presentando osservazioni per rafforzare il legame tra partecipazione, trasparenza e prevenzione della corruzione. Tra le proposte figuravano il monitoraggio periodico degli istituti di partecipazione, la riduzione delle barriere burocratiche, il ricorso a strumenti di e-democracy e una relazione periodica sullo stato della partecipazione nel Comune di Trento.
Con una nota formale, la Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza aveva riconosciuto l’interesse delle osservazioni presentate dall’associazione, precisando che le misure proposte “potranno essere valutate dall’Amministrazione nell’ambito dei processi di revisione degli strumenti di partecipazione dei cittadini”.
Proprio per questo ci saremmo aspettati che il percorso di revisione dello Statuto rappresentasse la prima occasione concreta per avviare un confronto pubblico sulle regole della partecipazione.
Un dibattito aperto e trasparente avrebbe potuto migliorare ulteriormente la proposta, raccogliere osservazioni e suggerimenti della cittadinanza e offrire elementi utili anche per la futura disciplina regolamentare della “cittadinanza di comunità”. La condivisione raggiunta all’interno della Commissione capigruppo rappresenta certamente un passaggio politico significativo, ma non può essere considerata equivalente a una reale condivisione con la cittadinanza.
Le modifiche allo Statuto comunale riguardano l’intera comunità e meritano percorsi partecipativi capaci di coinvolgere cittadini, associazioni, studiosi e portatori di interesse prima che le decisioni vengano definitivamente assunte.
Non è nemmeno da escludere che qualcuno possa valutare la richiesta di un referendum confermativo statutario, che rappresenterebbe un precedente assoluto in Trentino. Al di là dell’esito della consultazione, un simile percorso offrirebbe l’opportunità di promuovere un dibattito pubblico aperto e informato su un tema destinato a suscitare sensibilità differenti, ma anche a mettere in luce le opportunità che strumenti di questo tipo possono offrire in termini di inclusione sociale, coesione della comunità e coinvolgimento delle giovani generazioni provenienti da famiglie di Paesi terzi.
Le regole fondamentali della democrazia locale producono risultati migliori quando vengono costruite insieme ai cittadini. Per questo motivo continueremo a promuovere processi decisionali sempre più trasparenti, partecipati e aperti al contributo della comunità.
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