Le informazioni ambientali oscurate finiscono al Parlamento europeo. Più Democrazia in Trentino porta il caso PFAS di Storo a Bruxelles

La battaglia per il diritto dei cittadini a conoscere le informazioni ambientali compie un nuovo passo. Dopo le iniziative intraprese in sede amministrativa, l’intervento del Difensore civico e le interrogazioni presentate in Parlamento e in Consiglio regionale, la questione della deroga agli obblighi di pubblicazione delle informazioni ambientali prevista dalla legge regionale n. 10/2014 approda ora al Parlamento europeo.

L’europarlamentare Gaetano Pedullà ha infatti presentato un’interrogazione alla Commissione europea (E-002750/2026) chiedendo di verificare la compatibilità della normativa della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol con la direttiva 2003/4/CE sull’accesso alle informazioni ambientali.

L’iniziativa richiama espressamente il caso della contaminazione da PFAS della falda del Basso Chiese, emerso grazie all’attività di Più Democrazia in Trentino, e il successivo intervento del Difensore civico (fascicolo 175/26), che ha riconosciuto l’esistenza di criticità nella trasparenza ambientale, arrivando a suggerire un possibile giudizio di legittimità costituzionale sulla disciplina regionale.

Nel frattempo il presidente della Regione Arno Kompatscher, rispondendo all’interrogazione regionale presentata da Paul Köllensperger e altri consiglieri (int. 118/XVII), ha sostenuto che il confronto tecnico con ANAC non avrebbe evidenziato particolari criticità. Nella stessa risposta, tuttavia, afferma che saranno svolti “ulteriori approfondimenti circa la possibilità di mantenere il livello di semplificazione proprio dell’attuale disciplina regionale”.

Una definizione che lascia inevitabilmente perplessi. Se per “semplificazione” si intende continuare a non pubblicare informazioni ambientali che il diritto europeo considera di interesse pubblico, occorre domandarsi: semplificazione per chi? Per i cittadini che hanno diritto a conoscere lo stato dell’ambiente in cui vivono oppure per le amministrazioni che evitano di pubblicare studi, dati e valutazioni finanziati con risorse pubbliche?

La vicenda dello studio universitario sulla modellazione della contaminazione da PFAS nella falda del Basso Chiese rappresenta un caso emblematico. Uno studio acquisito dalla Provincia nel 2024, la cui diffusione è stata ritardata per mesi e che il Comune di Storo ha dichiarato di non possedere, senza richiederne formalmente copia, limitandosi a pubblicare un collegamento ai monitoraggi periodici di APPA.

Per Più Democrazia in Trentino il tema va ben oltre il singolo documento. La trasparenza ambientale costituisce uno strumento essenziale di prevenzione, di partecipazione democratica e di tutela della salute pubblica. Quando informazioni fondamentali non vengono pubblicate, diventa più difficile comprendere i rischi, programmare gli interventi e verificare l’operato delle amministrazioni.

Preso atto della mancata volontà del legislatore regionale di rimuovere una disciplina contestata da anni e dell’assenza di risposte da parte del Ministero dell’Ambiente (int. 4/04076 di Cappelletti e altri), non resta che attendere il pronunciamento della Commissione europea.

Se per ottenere la pubblicazione di informazioni ambientali occorre arrivare fino al Parlamento europeo, significa che il problema non riguarda soltanto la trasparenza. Riguarda il modo in cui le istituzioni interpretano il rapporto con i cittadini. Le informazioni ambientali non appartengono alle amministrazioni che le detengono: appartengono alla collettività. Per questo la loro pubblicazione non può essere considerata una concessione né, tantomeno, una “semplificazione” da sacrificare. È un preciso dovere giuridico e democratico.

Allegato: interrogazione al Parlamento Europeo E-002750/2026 del 2 luglio 2026

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