Nuovi strumenti di partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta. Le ragioni di Roberto Bombarda

La discussione all’interno del Consiglio Provinciale per una nuova legge sulla democrazia diretta è partita. La prima seduta si è svolta in data giovedì 6 settembre.
Nei lavori della Prima Commissione Permanente la proposta di Più Democrazia in Trentino ha avuto ed avrà il pieno appoggio del consigliere provinciale Roberto Bombarda, il quale riprendendo integralmente il testo del ddl di iniziativa popolare e ripresentandolo come ddl di iniziativa consiliare (ddl n.330/XV “Nuovi strumenti di partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta”), ha voluto sottolineare la sua totale condivisione al testo prodotto dal comitato e sottoscritto da più di 4000 cittadini trentini.
Bombarda parteciperà ai lavori con l’unica limitante di non avere diritto di voto all’interno della prima commissione, poiché presente in qualità di membro aggregato e non come componente effettivo. Per il comitato sarà tuttavia un sostegno importante e per questo abbiamo ritenuto appropriato porgli alcune domande per esplicitare la sua posizione ed esternare il suo pensiero sull’argomento.

Quali sono state le motivazioni personali che ti hanno indotto a far parte del comitato “Più Democrazia in Trentino”? Quali erano le tue aspettative sul percorso partecipato?
La partecipazione al comitato fin dalla fase costituente è stata per me un evento, per così dire, “naturale”, visto che l’idea originaria di una proposta di legge in materia di maggiore partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni e di introduzione di nuovi strumenti di democrazia diretta era nata nell’ambito del mio gruppo consiliare, prima con l’incarico di collaborazione per uno studio sulla materia e poi con il confronto con alcune persone competenti, da Stefan Lausch a Paolo Micheletto, ad Alex Marini. La costituzione del Comitato presso la Casa della Pace di Rovereto è stata un atto molto significativo per la vita democratica della nostra terra. Il percorso partecipato è un lavoro difficile, faticoso, spesso senza grandi soddisfazioni, ma nel nostro caso le aspettative sono state ripagate dal raggiungimento del primo traguardo, cioè l’elaborazione della proposta legislativa e la raccolta, con il conseguente deposito, delle oltre 4 mila firme. Un lavoro per il quale sono grato alle persone del Comitato.
Come è stata colta questa iniziativa all’interno dei movimenti e dei gruppi a tutela dell’ambiente di cui sei uno dei riferimenti in Consiglio provinciale?
Dico la verità: mi sarei aspettato una maggiore partecipazione ed un maggiore coinvolgimento. Ma la cosa non mi stupisce, ne’ intendo criticare alcuno. Il problema sta a monte e la nostra iniziativa lo ha evidenziato ancora di più. Purtroppo c’è ancora scarsa partecipazione dei cittadini alle iniziative istituzionali dal basso, sono poco conosciute, scarsamente utilizzate. C’è una sorta di paura, si tende a non fidarsi. Questo quindi si traduce nell’incapacità di sviluppare un “gioco di squadra” che andrebbe invece a beneficio di tutti. Nel caso specifico, inoltre, si è confermata la storica mancanza di capacità di lavorare insieme del mondo ambientalista. In Trentino, ad esempio, non è mai nato un coordinamento delle associazioni come esiste da molti anni a Bolzano e questo si è tradotto in tanti insuccessi per le singole sigle. Non è detto che uniti si possa sempre vincere, ma è più probabile. Divisi si perde sempre!
Come credi che saranno accolte dagli altri consiglieri provinciali le proposte contenute nel ddl di iniziativa popolare che tu hai ripreso totalmente presentando un ddl di iniziativa consiliare? Quali sono le tue sensazioni?
I consiglieri sono cittadini come tutti gli altri, con le loro passioni, le loro conoscenze e le loro… “ignoranze”. Ci saranno senz’altro colleghi attenti ed attivi che condivideranno almeno in parte le nostre proposte. Altri che le riterranno bizzarre, frutto della fantasia di un manipolo di idealisti, illusi che i cittadini possano concorrere al miglior funzionamento delle istituzioni. Altri infine, e temo che saranno i più, essendo abituati al modus vivendi della politica ed alle sue insane abitudini, considereranno le proposte un affronto, poiché “solo i rappresentanti eletti sanno discernere il bene dal male”. Non comprendendo, ad esempio, che più democrazia diretta non significa meno democrazia rappresentativa. Si tratta delle due gambe di uno stesso corpo. Se sono entrambe sane, il corpo cammina spedito e sicuro, altrimenti zoppica. Ed oggi zoppica assai…
A livello provinciale in queste ultime legislature le iniziative popolari sono state una sporadica soluzione politica, anche se negli ultimi 12 mesi c’è molto fermento. Quanto è verosimile che questa legge possa aumentare la partecipazione nei processi decisionali sia intermini qualitativi che quantitativi nelle legislature future?
Prima di tutto mi piace ricordare di aver messo lo “zampino” nel disegno di legge di iniziativa popolare sul parco agricolo, la scorsa legislatura ed in quelli per “più democrazia” e contro le discriminazioni, attorno al quale si stanno raccogliendo le firme in queste settimane. Mi spiace di non aver condiviso la proposta civica contro la porta-girevole, ma all’epoca c’era un accordo politico “blindato”. Ho però ripreso una parte della loro proposta di recente, perché ne condivido lo spirito. Sono certo che l’iniziativa per “Più Democrazia” sia stata uno spartiacque nella storia del Trentino. C’era un Trentino prima di questa proposta, ce ne sarà uno certamente diverso, e spero migliore, dopo la conclusione del suo iter, vada come vada abbiamo lasciato il segno del nostro passaggio. In ogni caso, abbiamo dato l’esempio su un argomento di carattere e di interesse generale.
Credi che anche in Trentino, come ad esempio succede in Svizzera – dove è la Cancelleria che promuove e sostiene le iniziative di democrazia diretta – le istituzioni in futuro si possano adoperare per rendere l’esercizio dei diritti popolari dei cittadini più “user-friendly”?
Le istituzioni e gli uffici pubblici camminano con le gambe degli uomini e delle donne che le vivono, le abitano, vi lavorano, le presidiano. Certo è che senza stimoli dall’esterno e dal basso difficilmente le istituzioni e la burocrazia potranno diventare più vicine ai cittadini. I processi devono essere convergenti. Occorre da un lato maggiore disponibilità e maggiore semplificazione nei processi; ma dall’altra i cittadini si devono un po’ svegliare e si devono ricordare che in una democrazia sana e matura sono loro il vero potere, non sono dei sudditi in attesa della grazia del potente di turno od in perenne attesa delle gesta eroiche di qualche oligarca (o monarca, come nel caso trentino).

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