«Sindaci civici» tra retorica e storytelling

E’ noto agli studiosi di semantica e agli scienziati sociali come il significato delle parole chiave usate in politica muta radicalmente nel tempo. Per esempio, è illuminante l’analisi svolta dal ricercatore, giornalista e poeta David Van Reybrouck sul processo di mutamento della terminologia utilizzata per definire il sistema di governo dei Paesi dell’Occidente.

Nell’opera “Contro le elezioni” (Feltrinelli, 2013), attraverso un’accurata indagine retrospettiva degli avvenimenti politici degli ultimi secoli, l’autore olandese ci dimostra come le medesime modalità di selezione della classe dirigente, nell’Ottocento venivano classificate come sistema di aristocrazia elettiva mentre oggi sono comunemente considerate un elemento cardine della democrazia rappresentativa. Continua a leggere

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La favola del piccolo gruppo organizzato

Quando si discute di iniziativa e referendum, e in particolare dell’abolizione del quorum, una delle obiezioni che viene spesso fatta è che senza quorum un piccolo gruppo organizzato potrebbe far passare le proprie iniziative in contrasto con la maggioranza.

Questa è veramente una favola che non regge a nessuna analisi fatta con un minimo di logica. A meno di non ritenere gli elettori ignoranti e menefreghisti, buoni solo a mettere una crocetta su qualche simbolo ogni cinque anni. Continua a leggere

Leonello Zaquini canta la mancanza di democrazia diretta

11 gennaio 2014 – Alla Festa della Democrazia di Bolzano Leonello Zaquini, consigliere comunale di Le Locle nel Cantone di Neuchâtel in Svizzera, canta i danni derivati dalla mancanza di democrazia diretta in Italia.
L’Ing. Zaquini era già stato ospite di Iniziativa per Più Democrazia di Bolzano nel 2009. Ecco le slides della sua presentazione e il video del momento musicale:

Riccardo Fraccaro su democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Tra i vari politici e i candidati alle prossime elezioni che abbiamo contattato nei giorni scorsi, Riccardo Fraccaro è stato il più celere a rispondere alle nostre domande. Riccardo oltre che essere membro costituente del comitato di Più Democrazia in Trentino è anche candidato alle prossime elezioni nazionali nelle fila del Movimento 5 Stelle. Di seguito domande e riposte dell’intervista:

Riccardo FraccaroAlex: Il 12 gennaio 2012 sei stato uno dei 12 costituenti del comitato civico apartitico Più Democrazia in Trentino. Quali erano le motivazioni che ti hanno spinto ad aderire al comitato? Come giudichi il lavoro che è stato fatto fino a questo punto? Condividi tutti i punti della proposta?
Riccardo:
La mia adesione al comitato è stata spontanea e naturale. Non potevo certo sottrarmi nel dare un contributo ad un progetto che aveva e che conserva tuttora l’aspirazione a promuovere la partecipazione e la democrazia diretta: quelli chi io ritengo essere gli elementi più importanti per migliorare la società in cui viviamo. Voi un giudizio onesto su questa esperienza, su quanto il comitato ha prodotto: la proposta emersa è meravigliosa. E’ sempre incredibile osservare quali risultati si possono ottenere con la compartecipazione delle idee; quali competenze possono emergere in un contesto democratico di lavoro…..chi non ne a mai fatto esperienza non può nemmeno immaginarlo. L’unico elemento che mi trova contrario è la previsione di quote rosa per la composizione dei Pritani, semplicemente perché non necessaria. Dalla mia esperienza nel M5S quando c’è democrazia diretta reale la componente femminile viene eletta naturalmente senza bisogno di quote garantite. Questa prassi è nata in seno alla nostra classe dirigente perché ingessata e falsamente democratica, precludendo un vero apporto spontaneo dalla base nella scelta dei rappresentanti.

Come credi che ne uscirà il disegno di legge di iniziativa popolare dalla discussione in Consiglio provinciale? A prescindere dal risultato finale prodotto dall’elaborazione del Consiglio, credi che il comitato di Più Democrazia in Trentino debba proseguire la sua esperienza?
Se devo basarmi su quanto avvenuto a livello comunale con l’iniziativa Quorum Zero a Trento, il disegno di legge di iniziativa popolare incontrerà consiglieri provinciali capaci di grandi discorsi farciti di ipocrisia sull’importanza della partecipazione dei cittadini e sulla democrazia, salvo poi trovare qualsiasi pretesto per limitarne l’espressione, che in realtà si leggono come un istintiva paura di perdere il potere. Quindi sarebbe una grave perdita se di fronte a questa prospettiva il comitato interrompesse la sua opera di promozione e sensibilizzazione. La proposta di legge è solo il primo importante passo di un lungo cammino.

Per poter sostenere la tua candidatura alla Camera hai dovuto raccogliere le firme a sostengo della lista. Ritieni che la procedura per la raccolta delle firme possa essere semplificata al fine di favorire la partecipazione dei cittadini adeguandola così alle modalità indicate nell’Iniziativa dei Cittadini Europei?
Non voglio lamentarmi per gli sforzi irragionevoli e gli ostacoli burocratici che nell’epoca di internet si richiede a un cittadino per candidarsi alle politiche se non fai parte di un partito al potere, ma mi limiterò a riportare la frase che mi sono sentito dire dagli impiegati degli uffici elettorali in giro per il Trentino: per favore, se mai andrete su, cambiate la legge elettorale, non è possibile dover fare tutte ‘ste carte nel 2013!

Negli ultimi anni ci siamo stati abituati a sopportare una classe politica con uno spessore etico prossimo alla zero. Altro che Quorum Zero! Inoltre, storicamente, in differenti contesti sociali, tutti coloro che inizialmente erano favorevoli ad un ampliamento degli istituti di democrazia diretta, una volta che sono andati al potere hanno cambiato idea al fine di perseguire con più efficacia i propri interessi personali e di partito. Perché i candidati del M5S dovrebbero avere qualcosa di diverso rispetto agli altri rappresentanti politici che si sono conformati all’attuale sistema?
I candidati del M5S sono esseri umani e come tali non indifferenti a vizi, difetti, incongruenza. La cosa che li rende unici nel panorama italiano è la loro provenienza. Non conoscono gruppi di interesse, lobby, amici che gli danno una spinta, non devono garantire favori a nessuno, non hanno dovuto fare militanza presso un partito e scendere a compromessi per arrivare nelle prime file. E questo li rende liberi di poter fare il bene dei cittadini prima che quello dei pochi portatori di interessi.

In linea teorica il M5S sostiene i principi della democrazia diretta. Tuttavia il M5S – prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber – si fonda su un concetto di legittimità del potere di tipo carismatico dove il leader, Grillo in questo caso, ha una missione eroica da compiere al quale tutti si adeguano con fascinazione ed ammirazione. Questa situazione controversa che mescola emotività nel seguire il leader salvifico e razionalità nel proporre soluzioni concrete, se da un lato può stravolgere le regole del potere esistente dall’altro può portare al nulla o a delle derive democratiche. A grandi linee questa è anche la critica mossa dal Pd. Trovi che sia un’analisi troppo estrema?
Prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber, il M5S si fonda su due poteri:
1)   Quello legale-razionale che poggia sul diritto a rappresentare i cittadini da coloro che sono chiamati dalla società civile. E questo potere spetta esclusivamente ai candidati del M5S, cittadini incensurati che credono nella democrazia diretta, nella politica come impegno civile e lo dimostrano con uno stipendio allineato alla media degli stipendi nazionale, con la non cumulabilità delle cariche e il divieto di fare più di due mandati;
2)    Quello carismatico di Grillo che serve solo a rompere gli schemi rigidi e parassitari del sistema informativo e politico nazionale. E’ la testa d’ariete che rompe le mura delle istituzioni per far entrare i cittadini, nonché il garante delle poche regole di condotta degli eletti. Il suo ruolo politico finisce lì, come testimoniato dalla attività del M5S in tutte le istituzioni in cui siamo presenti. Questa sinergia, questo metodo è la vera rivoluzione che il MoVimento porta con se. Certo in un sistema democratico non se ne sentirebbe il bisogno, ma attualmente questo connubio è indispensabile per dare spazio a chi non ne avrebbe avuto, non per demeriti, bensì perché coraggiosamente fuori dal sistema.

I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti non sono considerati. Paradossalmente con il premio di maggioranza i non votanti è come se votassero per la maggioranza pur non avendo votato per nessuno. Questo invece non avviene con il referendum con il quorum al 50% dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Pur essendo questo un palese freno alla partecipazione, l’Italia con i propri enti territoriali non si adegua agli standard democratici degli altri paesi occidentali. Quali sono a tuo avviso le ragioni a questa ostinazione?
Concentrazione del potere, arroganza, arricchimento personale, corruzione, interessi lobbistiche da tutelare, paura della volontà popolare, individualismo, disonestà intellettuale.

Cosa ne pensi dell’idea di Flores d’Arcais di attribuire i seggi dei parlamentari eletti solo in proporzione del numero dei votanti e sorteggiare il resto fra coloro che non si sono recati alle urne? D’altra parte in linea teorica se un cittadino non trova nessun candidato di suo gradimento (o che qualsiasi candidato sia comunque influenzabili da chi lo appoggia) potrebbe preferire che il proprio rappresentante venga estratto a sorte così da avere la garanzia che questo non sia sottomesso all’influenza di nessun partito o gruppo di potere. Troppo utopica come idea? In quali contesti utilizzeresti i meccanismi propri della demosortecrazia?
La democrazia delegata priva di strumenti reali di democrazia diretta ha distorto il significato originario della rappresentanza popolare. La realtà in cui viviamo è così disabituata alla democrazia che appare sconcertante come nell’antica Atene era consentito ai cittadini accedere alle cariche istituzionali mediante sorteggio. Ricordo inoltre il sistema ad estrazione viene utilizzato nei paesi anglosassoni per selezionare la giuria che giudica i processi. Io credo che questa prassi possa trovare un applicazione positiva nella prassi istituzionale del Paese se abbinata alla democrazia diretta a quella rappresentativa in quanto evita clientelismi come anche l’immorale mercato dei voti e delle poltrone. Del resto il disegno di legge di iniziativa popolare presentato dal comitato va positivamente in questa direzione con l’istituzione dei Pritani.

Insieme a Elisa Filippi (che abbiamo intervistato e dalla quale siamo in attesa di risposte) tu sei uno dei candidati più giovani in lista fra le varie fazioni in campo. Per prepararti alla campagna elettorale hai chiesto un part-time. Un bel rischio di questi tempi in cui il lavoro scarseggia. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a questa decisione? C’è qualcuno che ti ha spinto e ti ha appoggiato in questa impresa?
La democrazia richiede per funzionare due cose essenziali: libertà di informazione e partecipazione. Attualmente entrambe scarseggiano, ed in alcuni casi sono completamente assenti. Chiunque voglia contribuire, fare la sua parte per cambiare le cose, deve necessariamente rischiar qualcosa, mettere qualcosa di suo. Io ci sto provando come molti altri……e poi nella vita bisogna fare qualcosa di folle ogni tanto, altrimenti che noia!!!

Se dovessi essere eletto quali saranno le tue prime cinque proposte? Qualora non fossi eletto continuerai ad occuparti di politica?
Le prime 5 proposte se dovessi essere eletto: quelle che i cittadini iscritti al MoVimento mi chiederanno di proporre. Le mie priorità personali sono (ma valgono uno): sostegno alle PMI; reddito di cittadinanza garantito; referendum propositivo ed abrogativo senza quorum; abolizione dei monopoli di fatto; informazione libera. Per rispondere alla seconda domanda: per me fare politica significa anche fare parte di un comitato per la democrazia diretta apartitico, quindi la risposta è sì.

Ancora sugli effetti economici delle scelte dei cittadini

Sull’importanza di avere nelle forme di governo democratico una maggiore partecipazione diretta dei cittadini le opinioni possono essere ovviamente differenti. Però alla fine quello che conta sono i risultati. O almeno così dovrebbe essere per chi si fà guidare più dalla ragione che dall’ideologia.
Tra gli argomenti che vengono spesso portati da coloro che avversano la democrazia diretta uno di quelli più ricorrenti è che il processo di voto costa. Questo è indubbiamente vero, però come sempre la questione del costo vede solo un lato della medaglia. Se guardassimo solo ai costi non faremmo nulla. Anche mangiare ha un costo.
Quello che conta è il rapporto tra i costi e i benefici di una certa attività. Per quanto riguarda l’iniziativa popolare, in un articolo precedente ho già portato i risultati degli studi a favore delle forme di democrazia diretta presenti in Svizzera, in particolare dei loro positivi effetti economici su spesa pubblica, debito pubblico, efficienza dei servizi pubblici e crescita economica.
Ma vi è un’altro dato interessante che viene da uno studio di Besley e Coate del 2003 (London School of Economics e Cornell University rispettivamente) sulle nomine nelle autorità di regolamentazione dei servizi pubblici negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti i servizi pubblici sono generalmente gestiti da società private, sotto il controllo di Public Utilities Commission statali. Lo stesso modello che noi abbiamo per esempio dopo la liberalizzazione dei servizi di fornitura energetica con l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
Ogni stato americano decide come nominare questi commissari, e vengono utilizzati due metodi:

  • nomina dei commissari da parte del Governatore, normalmente con conferma da parte degli organi legislativi
  • nomina dei commissari tramite elezione da parte dei cittadini, normalmente in parallelo alle elezioni presidenziali e di mid-term.

Nel loro articolo Besley e Coate  hanno analizzato se vi fossero differenze nel costo dei servizi pubblici in funzione del meccanismo scelto per la nomina.
Il risultato di questa analisi è che i costi dei servizi pubblici sono più bassi quando queste commissioni sono elette dai cittadini che quando esse sono nominate dai politici.
A prima vista questo risultato sembrerebbe controintuitivo. Infatti il Governatore, i deputati e i senatori possono sentire il parere di esperti nel settore e interrogare direttamente i candidati alla nomina. Possono quindi farsi un opinione più informata sulle capacità e sulle intenzioni di coloro che intendono nominare rispetto ai cittadini, che mediamente sceglieranno sulla base delle dichiarazioni pubbliche dei candidati e su quanto riportato dagli organi di informazione.
Eppure il risultato è che i cittadini sono più efficaci a scegliere i commissari dei loro rappresentanti eletti. Infatti il costo dei servizi pubblici regolamentati, quali per esempio elettricità, gas, scarichi fognari, acqua potabile, è mediamente inferiore quando i commissari sono eletti dai cittadini di quando sono di nomina del Governatore.
Non provo a dare una spiegazione a questo risultato. Quanto mi sovviene sarebbe poco lusinghiero per i rappresentanti eletti. Però è sicuramente una prova che invalida le tesi di coloro che ritengono che i rappresentanti eletti, grazie al fatto che possono informarsi e approfondire le questioni meglio del cittadino medio, siano migliori nel decidere sulle questioni concrete.
Non è certo possibile fare a meno dei rappresentanti eletti, ma dare ai cittadini la possibilità di intervenire direttamente e con facilità nei processi decisionali decisamente conviene non solo alla democrazia in se, ma anche alle tasche di tutti.

La decadenza della democrazia rappresentativa

“Non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica” afferma Napolitano nel messaggio di fine anno. Sono parole che colgono senza sfumature la realtà sociale e politica in cui stiamo vivendo. Il Presidente è cosciente del deterioramento della politica e della conseguente inarrestabile perdita di fiducia dei cittadini nei rappresentanti politici. Per questo ripone la sua speranza nella laboriosità e nelle qualità dei cittadini per uscire da questa situazione infelice. E’ senza dubbio l’unica via d’uscita.

Il sondaggio politico “La fiducia degli italiani nelle istituzioni”, effettuato dall’Istituto Demopolis per Famiglia Cristiana e pubblicato il 18 novembre 2011, mostra inequivocabilmente come le istituzioni rappresentative non sono tra le più apprezzate dagli italiani (vedi risultati integrali). L’unica istituzione politica che ancora ispira fiducia è il Presidente della Repubblica, il quale in forza delle statistiche è l’unico che può sentirsi legittimato a richiamare gli italiani ad uno sforzo collettivo.

L’indagine a cui si fa riferimento non è l’unica che certifica la degenerazione della cosiddetta democrazia rappresentativa. In tutta Europa, seppur con delle differenze geografiche, a partire dal livello comunitario fino a quello comunale i risultati dipingono una situazione dalle tendenze unidirezionali. I sondaggi abbondano ed inesorabilmente confermano la debolezza dei sistemi rappresentativi nell’affrontare i problemi della società moderna e nel soddisfare le esigenze degli elettori.

Nel XVIII secolo parlare di democrazia era come bestemmiare. Nel XX secolo la democrazia rappresentativa è stata perseguita in molti paesi introducendo i principi dell’uguaglianza, della sovranità popolare, della maggioranza e del mandato politico. Il XXI secolo è iniziato da poco e la necessità di un’evoluzione della democrazia è urgente. Un’élite di politici auto-selezionata, intoccabile ed eletta in carica per 5 anni (nel nostro caso) è un anacronismo. Le élite hanno il potere ed i cittadini sono ridotti a allo status di clienti.

In questo contesto, la regione Trentino Alto Adige si differenzia per una maggiore fiducia verso i propri rappresentanti politici rispetto ad altre realtà territoriali, tuttavia la tendenza risulta essere la stessa che altrove: affluenza elettorale in calo, rappresentanza delle donne ridotta, disprezzo per gli eccessi della politica, critica verso i poteri della casta, emarginazione dei giovani e via discorrendo. Per questa ragione è cruciale acquisire consapevolezza ed essere rapidi nell’introdurre le innovazioni democratiche per invertire la rotta.

In provincia di Bolzano hanno dimostrato lungimiranza e dal 1995 Iniziativa per Più Democrazia sta portando avanti una campagna per una migliorare gli strumenti di democrazia diretta confrontandosi con una ristretta ma radicata èlite al potere. Nel 2009 sono arrivati ad un soffio dal cogliere un risultato eclatante. Ora è il Trentino che può dimostrare il proprio senso civico e la volontà di voler incidere nelle scelte per il futuro e per un’autonomia dinamica e partecipata.
(Lettera pubblicata sul giornale L’Adige – domenica 8 gennaio 2012)