La favola del piccolo gruppo organizzato

Quando si discute di iniziativa e referendum, e in particolare dell’abolizione del quorum, una delle obiezioni che viene spesso fatta è che senza quorum un piccolo gruppo organizzato potrebbe far passare le proprie iniziative in contrasto con la maggioranza.

Questa è veramente una favola che non regge a nessuna analisi fatta con un minimo di logica. A meno di non ritenere gli elettori ignoranti e menefreghisti, buoni solo a mettere una crocetta su qualche simbolo ogni cinque anni.

Per smontare questa favoletta, basta capire come funziona una iniziativa. Innanzitutto si deve formare un comitato. Supponiamo che sia composto dai quattro gatti esagitati che vengono presentati come i potenziali distruttori della democrazia.

Iniziamo col dire che prima di tutto devono conoscere le regole della democrazia, perchè devono seguirle. Devono anche sapere cosa e come possono portare avanti le loro richieste/proposte scrivendo un testo legislativo.

Il testo preparato deve passare al vaglio della commissione incaricata di esaminarne la correttezza formale e sostanziale. Ossia viene valutata la compatibilità con l’ordinamento superiore, la comprensibilità della formulazione del quesito e che tratti un argomento specifico in modo che sia possibile esprimere un si o un no.

Incidentalmente, tutto questo non accade per il procedimento legislativo degli organi rappresentativi.

Già dal momento della presentazione del quesito alla Commissione e durante la trattazione il tema diviene di dominio pubblico. Ne danno atto gli organi informativi istituzionali e l’informazione in generale può parlarne.

Deve poi iniziare la raccolta delle firme. Durante questo periodo, solitamente non breve, non solo vi è la possibilità per gli organi di informazione di parlarne, ma è anche probabile che molti cittadini vengano coinvolti nelle attività di raccolta firme e propaganda del comitato. Hanno quindi la possibilità di formarsi una opinione sul tema.

Le firme da raccogliere sono comunque un numero rilevante. Noi proponiamo per una iniziativa il 2% degli aventi diritto al voto. Che non sono pochi, anche se spesso ci troviamo a discutere con rappresentati che vorrebbero soglie più alte. Dove vigono soglie maggiori comunque è ancora più facile smontare la favola, ovviamente.

Quando gli organi preposti iniziano e terminano le operazioni di verifica della validità delle sottoscrizioni vi sono altri momenti informativi, sia istituzionali che ovviamente da parte dei mezzi di informazione.

In particolare se nel caso un cui vengano raccolte abbastanza sottoscrizioni, e quindi si potrebbe avere la votazione, la notizia divene rilevante. Se poi si tratta effettivamente di un argomento controverso, che potrebbe essere avversato da molte persone, è probabile, e auspicabile, che il dibattito sia acceso e ampio su tutti i mezzi di informazione.

In ogni caso, prima di andare al voto la proposta oggetto dell’iniziativa deve essere dibattuta dagli organi rappresentativi, esecutivo e legislativo, che devono esprimere la loro posizione. L’organo legislativo poi deve votare se accettare la proposta, respingerla o proporre un controprogetto. Il dibattito nell’organo legislativo è ovviamente pubblico, e quindi ancora una volta i cittadini hanno occasione di sapere che viene dibattuto e farsi una propria opinione.

Se i rappresentanti decidono di respingere la proposta a maggioranza, hanno la possibilità di appellarsi ai propri elettori perchè si rechino alle urne a respingerla.

A quel punto ci sarà la campagna per il voto referendario. In assenza del quorum, ciascuna delle posizioni, pro o contro l’iniziativa, dovrà convincere il maggior numero di aventi diritto al voto a recarsi alle urne a sostenere una delle posizioni.

Risulta evidente che chiunque abbia anche la remota possibilità di avere conseguenze negative, anche solamente di principio, dal voto sull’iniziativa si organizzerà per andare alle urne e votare no. Ma se anche fosse, dopo oltre un anno di dibattiti pubblici, non coscente del tema in votazione, prima del voto, se vengono supportate le nostre richieste, riceve a casa l’opuscolo informativo. In questo opuscolo vengono esposte le ragioni del si e del no. E, in assenza di quorum, ognuno saprebbe che il suo voto, a favore o contro, è importante. Per cui, nuovamente, se vi fossero ragioni per cui si ritenga dannosa la proposta, ciascuno saprebbe che può, e dovrebbe, votare no in occasione della consultazione.

A questo punto solo chi fosse indifferente al si o al no deciderà di non andare al voto. Potrebbe effettivamente darsi il caso che solo coloro che sono interessati all’approvazione dell’iniziativa vadano al voto, e che questi siano pochi, mentre la grande parte dell’elettorato resti indifferente.

Sarebbe veramente un male?

No, anzi il contrario. Sarebbe un bene. Il nostro sistema democratico non è solo un sistema in cui prevale la maggioranza. Vi sono diritti individuali e delle minoranze che non possono essere toccati da nessun voto a maggioranza. E l’estensione di questi diritti normalmente dovrebbe essere considerato un progresso sociale.

In conclusione, se un piccolo gruppo di persone ritiene che un provvedimento legislativo sia per loro sufficientemente importante da meritare lo sforzo di scriverlo e raccogliere le firme a supporto, e in conclusione questo provvedimento è avversato solo da da un numero di persone ancora più piccolo, non sarebbe da considerare un successo di civiltà, anzichè un problema?

Di sicuro non sarebbe approvato se una quota maggiore, anche se non strettamente maggioritaria, ritenesse l’iniziativa dannosa o lesiva dei propri interessi e dei propri principi.

Una votazione popolare non da la possibilità a piccole lobby di influenzare in maniera decisiva il processo legislativo. Cosa che invece avviene (regolarmente?) all’interno degli organi rappresentativi. Li accade che piccoli gruppi organizzati abbiano la concreta la possibilità di far passare le proprie proposte, a volte nascoste in emendamenti dell’ultimo minuto.

La prossima volta che qualche rappresentante tira fuori la storiella del piccolo gruppo organizzato per contrastare l’eliminazione del quorum, ricordateglielo.

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2 thoughts on “La favola del piccolo gruppo organizzato

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