Inizio della trattazione del disegno di legge di iniziativa popolare in materia di mobilità sostenibile: le osservazioni di Più Democrazia in Trentino

valer-e-altri-promotori-del-ddl-sulla-mobilita-sostenibileDopo un lungo ed estenuante confronto tra il comitato promotore e la Giunta provinciale, è finalmente iniziata presso la commissione competente del Consiglio provinciale la trattazione del disegno di legge di iniziativa popolare sulla mobilità sostenibile (ddl 58/XV) che era stato depositato nel dicembre del 2014 con il supporto di 3.689 firmatari. La discussione della Terza commissione permanente presieduta dal consigliere Mario Tonina ha preso avvio in prossimità della scadenza del termine massimo di 24 mesi previsto per l’inizio dei lavori in sede consiliare dalla legge sul referendum e l’iniziativa popolare (lp 3/2003). Continua a leggere

I consigli dei cittadini del Voralberg: la demosortecrazia in Austria

paesaggio VoralbergIl Voralberg, stato federato della repubblica d’Austria incuneato fra Euregio, Cantone dei Grigioni e Land della Baviera, partendo dal modello dei Wisdom Council ideato dall’americano Jim Rough, sperimenta con successo la demosortecrazia per contribuire all’elaborazione delle politiche pubbliche locali. Con tutta evidenza, l’esercizio democratico che ne scaturisce non mira a sostituire gli organi della rappresentanza politica bensì a introdurre un’innovazione metodologica per rivitalizzare il rapporto di fiducia tra cittadini e classe politica. Continua a leggere

#pritani e #quoterosa per promuovere gli interessi della popolazione

Emma Goldman scrisse il saggio “Il suffragio femminile”, il quale inizia così:
Emma_Goldman_1919We boast of the age of advancement, of science, and progress. Is it not strange, then, that we still believe in fetich [sic] worship? True, our fetiches have different form and substance, yet in their power over the human mind they are still as disastrous as were those of old. Our modern fetich is universal suffrage. Those who have not yet achieved that goal fight bloody revolutions to obtain it, and those who have enjoyed its reign bring heavy sacrifice to the altar of this omnipotent deity. Woe to the heretic who dare question that divinity! 
… There is no reason whatever to assume that woman, in her climb to emancipation, has been, or will be, helped by the ballot.
"Woman's development" from Goldman, "Woman Suffrage," in Anarchism and Other Essays (New York: Mother Earth Publishing Association, 1910), 217.

In Trentino, negli ultimi mesi si è parlato di quote rosa per limitare il cosiddetto gender gap negli organi rappresentativi. Le proposte delle quote rosa e del voto di preferenza di genere contenute nei ddl di Cogo e Bombarda prevedevano di legiferare per promuovere gli interessi di una élite politica, seppur sotto-rappresentata (le donne), piuttosto che promuovere gli interessi dell’intera popolazione. Continua a leggere

Estratti a sorte: dal Regno Unito al Trentino

Andy DobsonIn una lettera pubblicata il 10 luglio 2012 sul giornale britannico The Guardian, Andrew Dobson, replicando ad un articolo di Jackie Ashley sulla riforma della Camera dei Lord, scrive:

Jackie Ashley ha ragione quando afferma “tutti i veri democratici dovrebbero supportare la riforma della Camera dei Lord” – ma non per mezzo di una camera eletta. I principi democratici di legittimità e rappresentatività vengono meglio rispettati se viene utilizzata l’estrazione a sorte (“sorteggio”) anziché le elezioni.
Cosa c’è di più legittimo di un processo di selezione che garantirebbe la presenza di un gran numero di gente comune nella camera? Le elezioni producono la loro propria aristocrazia, ovvero una classe politica comprendente coloro che occupano la miglior posizione per essere eletti per mezzo del denaro, dell’influenza o dell’appoggio degli apparati partitici. Una camera composta da parrucchieri e manovali avrebbe più legittimità democratica rispetto a qualsiasi organo eletto.
Rappresentatività? Un rapido sguardo alla Camera dei Comuni mostra come molte categorie siano scarsamente rappresentate, come ad esempio le donne e le minoranze, e come l’età media sia troppo alta. La pratica dell’estrazione a sorte presenta le migliori garanzie al fine di comporre una camera effettivamente rappresentativa di una completa gamma delle identità sociali.
Il sorteggio garantirebbe anche l’indipendenza dei rappresentanti, una varietà di competenze e conoscenze, e nessuna dominanza di alcun partito.
Il Democratic Audit (ndr un istituto di ricerca indipendente che si occupa di democrazia e diritti umani) ha dipinto un quadro desolante sullo stato della democrazia nel Regno Unito. Qual è modo migliore per smuovere le cose se non attraverso un assortimento irriverente di politici non professionisti, legittimi al 100%, rappresentativi, indipendenti ed esperti?

Le parole del Prof. Dobson ci pongono delle questioni di estrema rilevanza che dovrebbero farci riflettere. Infatti, i principi contenuti nella sua lettera, che a prima istanza potrebbe sembrare provocatoria, risultano essere estremamente ragionevoli e logici, soprattutto se si prendono in considerazione i parametri della rappresentatività e della legittimità democratica.
Antichi Greci o Trentini ModerniSulla base di questo ragionamento nel ddl di iniziativa popolare n.328/XIV abbiamo previsto la regolamentazione dell’istituto dei Pritani.

Di che cosa si tratta? Di un’assemblea di liberi cittadini estratti a sorte da un elenco di cittadini senza incarichi politici significativi e senza condanne definitive in giudizi penali a loro carico che viene convocata su richiesta di un terzo dei componenti del Consiglio provinciale, della Giunta provinciale o di uno dei suoi componenti, di almeno dieci comuni che hanno complessivamente almeno ventimila residenti o di duemilacinquecento residenti in provincia.

A che scopo? Allo scopo di esaminare temi di interesse pubblico producendo pareri e proposte nella forma degli atti trattati dal Consiglio o dalla Giunta provinciale. Queste proposte sono messe all’ordine del giorno della successiva seduta del Consiglio o della Giunta provinciale, con le modalità stabilite da disposizioni regolamentari del Consiglio e della Giunta. In seguito, se il Consiglio o la Giunta non ne completano la trattazione nei sessanta giorni successivi, i pritani possono proporre una mozione di sfiducia ai sensi dell’articolo 7 della legge elettorale provinciale.

In provincia di Trento come potrebbe essere impiegato l’istituto dei pritani? I pritani si potrebbero pronunciare su un’infinità di temi di interesse collettivo: nomine di amministratori di società pubbliche, operazioni societarie delle controllate o collegate della PAT, pareri su leggi ed atti provinciali etc. Inoltre da pochi giorni è stata approvata una norma che predispone le condizioni ottimali ed una situazione ipotetica affinchè i pritani possano essere chiamati in causa.
Il 28.3.2012 a seguito dell’elaborazione dei ddl di iniziativa consiliare n. 231/XIV (Viola Valter, Morandini Pino, Borga Rodolfo, Delladio Mauro, Leonardi Giorgio) e n. 316/XIV (Civettini Claudio, Delladio Mauro, Firmani Bruno, Zeni Luca) è stata approvata la legge provinciale n.5\2013 “Controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e valutazione degli effetti delle politiche pubbliche. Modificazioni e razionalizzazione delle leggi provinciali che prevedono obblighi in materia”.
L’articolo sulla Partecipazione (art.6), recita:
     1. I cittadini, e in particolare i destinatari delle leggi o delle politiche pubbliche, sono consultati nell’ambito delle attività di controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e di valutazione degli effetti delle politiche. Il regolamento interno del Consiglio provinciale disciplina le modalità della consultazione.
2. Le relazioni e i documenti trasmessi in base all’articolo 2 sono pubblicati nei siti del Consiglio e della Giunta provinciale in modo tale da facilitare il reperimento delle informazioni e la loro connessione con la normativa di riferimento.
In un simile contesto, per assicurarsi che vengano designati cittadini indipendenti e nella condizione di esprimersi nell’esclusivo interesse pubblico e non nell’interesse di gruppi ristretti di eletti, funzionari o altri soggetti con interessi particolari, l’assemblea dei pritani potrebbe essere convocata al fine di pronunciare un parere o una proposta nelle forme e nei modi previsti dal ddl di iniziativa popolare 328/XIV promosso dal comitato di Più Democrazia in Trentino.

Riccardo Fraccaro su democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Tra i vari politici e i candidati alle prossime elezioni che abbiamo contattato nei giorni scorsi, Riccardo Fraccaro è stato il più celere a rispondere alle nostre domande. Riccardo oltre che essere membro costituente del comitato di Più Democrazia in Trentino è anche candidato alle prossime elezioni nazionali nelle fila del Movimento 5 Stelle. Di seguito domande e riposte dell’intervista:

Riccardo FraccaroAlex: Il 12 gennaio 2012 sei stato uno dei 12 costituenti del comitato civico apartitico Più Democrazia in Trentino. Quali erano le motivazioni che ti hanno spinto ad aderire al comitato? Come giudichi il lavoro che è stato fatto fino a questo punto? Condividi tutti i punti della proposta?
Riccardo:
La mia adesione al comitato è stata spontanea e naturale. Non potevo certo sottrarmi nel dare un contributo ad un progetto che aveva e che conserva tuttora l’aspirazione a promuovere la partecipazione e la democrazia diretta: quelli chi io ritengo essere gli elementi più importanti per migliorare la società in cui viviamo. Voi un giudizio onesto su questa esperienza, su quanto il comitato ha prodotto: la proposta emersa è meravigliosa. E’ sempre incredibile osservare quali risultati si possono ottenere con la compartecipazione delle idee; quali competenze possono emergere in un contesto democratico di lavoro…..chi non ne a mai fatto esperienza non può nemmeno immaginarlo. L’unico elemento che mi trova contrario è la previsione di quote rosa per la composizione dei Pritani, semplicemente perché non necessaria. Dalla mia esperienza nel M5S quando c’è democrazia diretta reale la componente femminile viene eletta naturalmente senza bisogno di quote garantite. Questa prassi è nata in seno alla nostra classe dirigente perché ingessata e falsamente democratica, precludendo un vero apporto spontaneo dalla base nella scelta dei rappresentanti.

Come credi che ne uscirà il disegno di legge di iniziativa popolare dalla discussione in Consiglio provinciale? A prescindere dal risultato finale prodotto dall’elaborazione del Consiglio, credi che il comitato di Più Democrazia in Trentino debba proseguire la sua esperienza?
Se devo basarmi su quanto avvenuto a livello comunale con l’iniziativa Quorum Zero a Trento, il disegno di legge di iniziativa popolare incontrerà consiglieri provinciali capaci di grandi discorsi farciti di ipocrisia sull’importanza della partecipazione dei cittadini e sulla democrazia, salvo poi trovare qualsiasi pretesto per limitarne l’espressione, che in realtà si leggono come un istintiva paura di perdere il potere. Quindi sarebbe una grave perdita se di fronte a questa prospettiva il comitato interrompesse la sua opera di promozione e sensibilizzazione. La proposta di legge è solo il primo importante passo di un lungo cammino.

Per poter sostenere la tua candidatura alla Camera hai dovuto raccogliere le firme a sostengo della lista. Ritieni che la procedura per la raccolta delle firme possa essere semplificata al fine di favorire la partecipazione dei cittadini adeguandola così alle modalità indicate nell’Iniziativa dei Cittadini Europei?
Non voglio lamentarmi per gli sforzi irragionevoli e gli ostacoli burocratici che nell’epoca di internet si richiede a un cittadino per candidarsi alle politiche se non fai parte di un partito al potere, ma mi limiterò a riportare la frase che mi sono sentito dire dagli impiegati degli uffici elettorali in giro per il Trentino: per favore, se mai andrete su, cambiate la legge elettorale, non è possibile dover fare tutte ‘ste carte nel 2013!

Negli ultimi anni ci siamo stati abituati a sopportare una classe politica con uno spessore etico prossimo alla zero. Altro che Quorum Zero! Inoltre, storicamente, in differenti contesti sociali, tutti coloro che inizialmente erano favorevoli ad un ampliamento degli istituti di democrazia diretta, una volta che sono andati al potere hanno cambiato idea al fine di perseguire con più efficacia i propri interessi personali e di partito. Perché i candidati del M5S dovrebbero avere qualcosa di diverso rispetto agli altri rappresentanti politici che si sono conformati all’attuale sistema?
I candidati del M5S sono esseri umani e come tali non indifferenti a vizi, difetti, incongruenza. La cosa che li rende unici nel panorama italiano è la loro provenienza. Non conoscono gruppi di interesse, lobby, amici che gli danno una spinta, non devono garantire favori a nessuno, non hanno dovuto fare militanza presso un partito e scendere a compromessi per arrivare nelle prime file. E questo li rende liberi di poter fare il bene dei cittadini prima che quello dei pochi portatori di interessi.

In linea teorica il M5S sostiene i principi della democrazia diretta. Tuttavia il M5S – prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber – si fonda su un concetto di legittimità del potere di tipo carismatico dove il leader, Grillo in questo caso, ha una missione eroica da compiere al quale tutti si adeguano con fascinazione ed ammirazione. Questa situazione controversa che mescola emotività nel seguire il leader salvifico e razionalità nel proporre soluzioni concrete, se da un lato può stravolgere le regole del potere esistente dall’altro può portare al nulla o a delle derive democratiche. A grandi linee questa è anche la critica mossa dal Pd. Trovi che sia un’analisi troppo estrema?
Prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber, il M5S si fonda su due poteri:
1)   Quello legale-razionale che poggia sul diritto a rappresentare i cittadini da coloro che sono chiamati dalla società civile. E questo potere spetta esclusivamente ai candidati del M5S, cittadini incensurati che credono nella democrazia diretta, nella politica come impegno civile e lo dimostrano con uno stipendio allineato alla media degli stipendi nazionale, con la non cumulabilità delle cariche e il divieto di fare più di due mandati;
2)    Quello carismatico di Grillo che serve solo a rompere gli schemi rigidi e parassitari del sistema informativo e politico nazionale. E’ la testa d’ariete che rompe le mura delle istituzioni per far entrare i cittadini, nonché il garante delle poche regole di condotta degli eletti. Il suo ruolo politico finisce lì, come testimoniato dalla attività del M5S in tutte le istituzioni in cui siamo presenti. Questa sinergia, questo metodo è la vera rivoluzione che il MoVimento porta con se. Certo in un sistema democratico non se ne sentirebbe il bisogno, ma attualmente questo connubio è indispensabile per dare spazio a chi non ne avrebbe avuto, non per demeriti, bensì perché coraggiosamente fuori dal sistema.

I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti non sono considerati. Paradossalmente con il premio di maggioranza i non votanti è come se votassero per la maggioranza pur non avendo votato per nessuno. Questo invece non avviene con il referendum con il quorum al 50% dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Pur essendo questo un palese freno alla partecipazione, l’Italia con i propri enti territoriali non si adegua agli standard democratici degli altri paesi occidentali. Quali sono a tuo avviso le ragioni a questa ostinazione?
Concentrazione del potere, arroganza, arricchimento personale, corruzione, interessi lobbistiche da tutelare, paura della volontà popolare, individualismo, disonestà intellettuale.

Cosa ne pensi dell’idea di Flores d’Arcais di attribuire i seggi dei parlamentari eletti solo in proporzione del numero dei votanti e sorteggiare il resto fra coloro che non si sono recati alle urne? D’altra parte in linea teorica se un cittadino non trova nessun candidato di suo gradimento (o che qualsiasi candidato sia comunque influenzabili da chi lo appoggia) potrebbe preferire che il proprio rappresentante venga estratto a sorte così da avere la garanzia che questo non sia sottomesso all’influenza di nessun partito o gruppo di potere. Troppo utopica come idea? In quali contesti utilizzeresti i meccanismi propri della demosortecrazia?
La democrazia delegata priva di strumenti reali di democrazia diretta ha distorto il significato originario della rappresentanza popolare. La realtà in cui viviamo è così disabituata alla democrazia che appare sconcertante come nell’antica Atene era consentito ai cittadini accedere alle cariche istituzionali mediante sorteggio. Ricordo inoltre il sistema ad estrazione viene utilizzato nei paesi anglosassoni per selezionare la giuria che giudica i processi. Io credo che questa prassi possa trovare un applicazione positiva nella prassi istituzionale del Paese se abbinata alla democrazia diretta a quella rappresentativa in quanto evita clientelismi come anche l’immorale mercato dei voti e delle poltrone. Del resto il disegno di legge di iniziativa popolare presentato dal comitato va positivamente in questa direzione con l’istituzione dei Pritani.

Insieme a Elisa Filippi (che abbiamo intervistato e dalla quale siamo in attesa di risposte) tu sei uno dei candidati più giovani in lista fra le varie fazioni in campo. Per prepararti alla campagna elettorale hai chiesto un part-time. Un bel rischio di questi tempi in cui il lavoro scarseggia. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a questa decisione? C’è qualcuno che ti ha spinto e ti ha appoggiato in questa impresa?
La democrazia richiede per funzionare due cose essenziali: libertà di informazione e partecipazione. Attualmente entrambe scarseggiano, ed in alcuni casi sono completamente assenti. Chiunque voglia contribuire, fare la sua parte per cambiare le cose, deve necessariamente rischiar qualcosa, mettere qualcosa di suo. Io ci sto provando come molti altri……e poi nella vita bisogna fare qualcosa di folle ogni tanto, altrimenti che noia!!!

Se dovessi essere eletto quali saranno le tue prime cinque proposte? Qualora non fossi eletto continuerai ad occuparti di politica?
Le prime 5 proposte se dovessi essere eletto: quelle che i cittadini iscritti al MoVimento mi chiederanno di proporre. Le mie priorità personali sono (ma valgono uno): sostegno alle PMI; reddito di cittadinanza garantito; referendum propositivo ed abrogativo senza quorum; abolizione dei monopoli di fatto; informazione libera. Per rispondere alla seconda domanda: per me fare politica significa anche fare parte di un comitato per la democrazia diretta apartitico, quindi la risposta è sì.

Il sorteggio dei rappresentanti politici torna alla ribalta

Nel proprio blog ospitato sul sito web de Il Fatto Quotidiano, Paolo Flores d’Arcais ha pubblicato un articolo intitolato Il sorteggio per l’astensione. La proposta avanzata dal direttore di MicroMega – che peraltro scrive anche per testate di risonanza internazionale come El Paìs e Frankfurter Allgemeine Zeitung – è di assegnare i seggi parlamentari agli eletti solo per la corrispondente quota percentuale dei votanti mentre il resto dei seggi assegnarli per sorteggio tra i cittadini che non si sono recati alle urne. Continua a leggere