PEBA, da Dro alla Provincia: quarant’anni di ritardi nell’attuazione della legge

Più Democrazia in Trentino si rivolge alla Provincia autonoma di Trento per chiedere verifiche e interventi sulla mancata adozione dei Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), un problema che riguarda la grande maggioranza dei Comuni trentini e incide direttamente sui diritti delle persone anziane e con disabilità.


Il caso di Dro: interventi senza un Piano

La decisione dell’associazione arriva dopo la risposta del 12 ottobre 2026 della Sindaca di Dro, Ginetta Santoni, alle sollecitazioni avanzate nei mesi precedenti dal nostro segretario Paolo Minotto e dall’associazione, anche attraverso l’intervento del Difensore civico. Pur ringraziando il Comune per il riscontro, rileviamo che l’Amministrazione conferma la volontà di proseguire con interventi individuati di volta in volta, secondo le necessità del territorio e le disponibilità finanziarie, senza tuttavia indicare un percorso concreto per l’adozione del PEBA.

La questione presenta due criticità fondamentali. La prima è giuridica: il PEBA non è una scelta facoltativa delle amministrazioni, ma un obbligo introdotto dalla legge statale n. 41 del 1986 e successivamente rafforzato dalla legge n. 104 del 1992. Sono trascorsi quarant’anni e il Comune di Dro non ha ancora adottato il Piano.

La seconda è logica: come si possono individuare razionalmente gli interventi prioritari senza aver prima censito le barriere, valutato le criticità e definito una programmazione complessiva? È proprio questa la funzione del PEBA: stabilire priorità, costi e tempi, consentendo di realizzare progressivamente gli interventi secondo le risorse disponibili. Affermare di voler intervenire secondo priorità senza predisporre il Piano significa rinunciare allo strumento che dovrebbe renderle trasparenti e verificabili.

Un problema che riguarda tutto il Trentino

Il caso di Dro è emblematico di un ritardo sistemico. Secondo i dati provinciali riportati dalla stampa, su 166 Comuni trentini soltanto una ventina avrebbe adottato o avviato la predisposizione del PEBA.

Per questo abbiamo chiesto alla Provincia autonoma di Trento di verificare lo stato di attuazione della normativa, approfondire il caso di Dro ed esercitare, nell’ambito delle proprie competenze, i poteri di indirizzo, coordinamento e intervento necessari a superare questa situazione.

Abbiamo inoltre sollecitato un programma provinciale di sostegno tecnico e finanziario ai Comuni e chiarimenti sull’operatività del Coordinamento provinciale per la tutela delle persone con disabilità, previsto dalla legge provinciale n. 8 del 2003.

Coinvolti anche il Difensore civico e il Commissario del Governo

La comunicazione è stata trasmessa per conoscenza al Difensore civico Sandro Raimondi, che attraverso il Fascicolo 167/26 ha finora favorito il confronto istituzionale, pur disponendo prevalentemente di strumenti di moral suasion.

Abbiamo informato anche la Commissaria del Governo, prefetta Isabella Fusiello, affinché possa verificare, per quanto di competenza, le ragioni della diffusa mancata attuazione di obblighi stabiliti dalla legislazione statale ed eventualmente interessare le autorità governative competenti.

La questione è già oggetto dell’interrogazione parlamentare n. 4-08324 del 26 giugno 2026 a firma di Emma Pavanelli e dell’interrogazione provinciale 2022 di Michele Malfer del 7 settembre 2026.

L’accessibilità non è una concessione delle amministrazioni, ma un diritto. La disponibilità finanziaria può condizionare i tempi degli interventi, non giustificare l’assenza di pianificazione. Dopo quarant’anni, è tempo che le istituzioni garantiscano concretamente il rispetto della legge, soprattutto a tutela delle persone più fragili.


Segue nota integrale della comunicazione inoltrata alla Provincia il 15 ottobre 2026:

In allegato:

Comunicato stampa del 19 ottobre 2026


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