
Dopo la segnalazione di Più Democrazia in Trentino, il Dipartimento enti locali richiama il Comune di Dro al rispetto della normativa. Ora ci aspettiamo che alle parole seguano gli atti, senza che sia necessario ricorrere alle sedi giurisdizionali per ottenere il rispetto di obblighi stabiliti dalla legge ormai quarant’anni fa.
Ancora una volta Più Democrazia in Trentino ha dovuto rivolgersi alla Provincia autonoma di Trento per sollecitare l’esercizio delle sue funzioni di vigilanza sugli enti locali e richiamare l’attenzione su una grave compressione dei diritti dei cittadini.
Questa volta la questione riguarda il Comune di Dro e la mancata adozione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), uno strumento obbligatorio per legge che serve a garantire l’accessibilità degli spazi pubblici e il diritto alla mobilità delle persone con disabilità, degli anziani e di chiunque abbia difficoltà motorie.
La vicenda è stata sollevata dal nostro segretario Paolo Minotto, residente a Dro, attraverso le osservazioni presentate nell’ambito della consultazione sul PIAO comunale. Nonostante le successive interlocuzioni, favorite anche dall’intervento del Difensore civico, l’Amministrazione comunale ha continuato a sostenere la possibilità di procedere attraverso singoli interventi, individuati di volta in volta secondo le necessità e le disponibilità finanziarie.
Di fronte a questa posizione, il 15 ottobre abbiamo scritto alla Provincia, che ha acquisito la nostra nota al protocollo il 16 ottobre (prot. n. 831495).
La Provincia: il PEBA non è una scelta discrezionale
La risposta del 2 novembre 2026, firmata dal dirigente generale del Dipartimento enti locali, agricoltura e ambiente, Enrico Menapace, è particolarmente significativa.
La Provincia afferma espressamente: «Il piano non rappresenta una scelta politica discrezionale, ma un preciso dovere di pianificazione a tutela di diritti costituzionali e fondamentali delle persone con disabilità e a ridotta mobilità». E aggiunge che la soluzione prospettata dal Comune di Dro, consistente nel realizzare interventi specifici quando se ne riscontri la necessità, «per quanto utile, non può sostituire il PEBA».
La Provincia conferma dunque esattamente le due criticità che avevamo sollevato: l’obbligatorietà del Piano, introdotta dalla legge statale n. 41 del 1986 e rafforzata dalla legge n. 104 del 1992, e l’irragionevolezza di individuare interventi prioritari senza una preventiva ricognizione delle barriere e una programmazione trasparente di tempi e costi.
Il Dipartimento sottolinea inoltre che l’adozione del PEBA deve garantire il coinvolgimento delle persone con disabilità, delle famiglie e delle associazioni, mentre una programmazione unilaterale dell’Amministrazione finisce per escluderle dalle decisioni che le riguardano direttamente.
Non è soltanto una questione amministrativa: sono in gioco diritti fondamentali
Un ulteriore passaggio della risposta provinciale richiama la giurisprudenza antidiscriminatoria e, in particolare, l’ordinanza del Tribunale di Roma del 13 dicembre 2022, relativa al Comune di Pomezia. In quel caso la mancata adozione del PEBA è stata considerata una violazione del diritto alla mobilità, in relazione all’impossibilità di garantire la piena accessibilità di diversi luoghi e spazi pubblici.
È un richiamo che dovrebbe indurre gli amministratori di Dro a riflettere seriamente sulle conseguenze della propria posizione.
Non adottare il PEBA non significa semplicemente rinviare un adempimento burocratico. Significa privare le persone con disabilità di uno strumento essenziale per rendere effettivo l’esercizio dei loro diritti civili e la partecipazione alla vita della comunità.
Il paradosso di Dro: Arco ha già indicato una strada
La situazione appare ancora più paradossale se si considera che il confinante Comune di Arco ha avviato un percorso partecipato per la predisposizione del PEBA, coinvolgendo cittadini, associazioni e persone direttamente interessate. Un’esperienza concreta, inserita tra le buone pratiche raccolte nell’ambito del premio «Democrazia in Comune», che dimostra come sia possibile affrontare il problema attraverso la partecipazione e la collaborazione istituzionale.
Gli amministratori di Dro non dovrebbero dunque inventarsi nulla: basterebbe prendere esempio dai vicini di casa, adattandone l’esperienza alle caratteristiche del territorio comunale e delle sue frazioni. Sarebbe sufficiente alzare la cornetta del telefono e chiamare Ivo Tamburini, consigliere comunale delegato di Arco, da sempre impegnato nella promozione dei diritti delle persone con disabilità e disponibile a offrire il proprio contributo ben oltre gli obblighi e le funzioni del mandato istituzionale.
A volte, per fare buona amministrazione, non servono grandi intuizioni né costose consulenze: basta avere l’umiltà di imparare da chi, a pochi chilometri di distanza, ha già cominciato a fare ciò che la legge prescrive da quarant’anni.
Eppure, nonostante quarant’anni di obblighi legislativi, le sollecitazioni della società civile e l’intervento del Difensore civico, l’Amministrazione continua a non indicare un percorso definito per l’adozione del Piano. Ora è arrivato anche il richiamo della Provincia, che ha evidenziato con estrema chiarezza le responsabilità dell’ente.
Del resto, Dro è un Comune dal quale non sono mancati amministratori capaci di salire i gradini della carriera politica. Peccato che la stessa attenzione riservata alla propria ascesa non sia stata dedicata all’eliminazione dei gradini che ostacolano la mobilità dei cittadini.
Ci chiediamo se, dopo questa ennesima tirata d’orecchie, gli amministratori di Dro decideranno finalmente di adeguarsi alla legge oppure continueranno a difendere una modalità di intervento che la stessa Provincia ha dichiarato insufficiente.
Una questione che riguarda tutto il Trentino
La risposta provinciale non si limita al caso di Dro. Il Dipartimento enti locali ha trasmesso le questioni di carattere generale all’UMSE Disabilità, competente per gli approfondimenti sullo stato di attuazione dei PEBA, sulle misure di sostegno ai Comuni e sugli strumenti di coordinamento e partecipazione. È un passaggio importante, considerando che, secondo i dati provinciali diffusi dalla stampa, soltanto una ventina dei 166 Comuni trentini avrebbe adottato o avviato la predisposizione del Piano.
Continueremo pertanto a seguire sia il caso di Dro sia le iniziative che la Provincia intenderà assumere per affrontare questo ritardo sistemico. Ringraziamo il Dipartimento enti locali per la chiarezza della risposta, auspicando che il richiamo agli obblighi legislativi non rimanga privo di conseguenze.
L’accessibilità non è una concessione delle amministrazioni. È un diritto. E il rispetto della legge non può dipendere dalla disponibilità politica di chi governa un Comune.
In allegato:
Risposta della Provincia autonoma di Trento del 2 novembre 2026, prot. n. 876295:
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