
Più Democrazia in Trentino presenta le proprie osservazioni alla proposta di modifica dello Statuto comunale del capoluogo provinciale. La tutela ambientale non può limitarsi alla dichiarazione di buoni propositi: servono informazione, trasparenza e partecipazione effettiva alle decisioni pubbliche.
Il Comune di Trento ha avviato una consultazione sulla proposta di introdurre nell’articolo 2 dello Statuto un nuovo comma dedicato alla tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e della salute umana. Un’iniziativa che Più Democrazia in Trentino condivide negli obiettivi, ma che offre anche l’occasione per affrontare una questione fondamentale: quale ruolo viene effettivamente riconosciuto ai cittadini nei processi decisionali?
L’associazione ha predisposto un documento di osservazioni che interviene su due aspetti strettamente collegati: le garanzie democratiche nei procedimenti di modifica statutaria e l’introduzione di un riferimento esplicito alla Convenzione di Aarhus, che riconosce tre pilastri della democrazia ambientale: accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico alle decisioni e accesso alla giustizia.
Le regole della democrazia non possono dipendere dalla discrezionalità politica
Lo Statuto comunale è la carta fondamentale dell’autonomia locale. Modificarlo significa intervenire sulle regole che disciplinano i rapporti tra istituzioni e comunità. Per questo l’articolo 101 dello stesso Statuto prevede, di norma, forme idonee di preventiva consultazione popolare.
Eppure, ancora una volta, la consultazione si è concretizzata in una pubblicazione all’Albo telematico per appena dieci giorni, senza un percorso strutturato di informazione, confronto e restituzione pubblica.
Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: com’è possibile che una modifica statutaria di tale rilevanza, riguardante la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, non abbia apparentemente suscitato osservazioni da parte di organizzazioni come Italia Nostra, Legambiente, WWF o delle numerose associazioni e comitati impegnati quotidianamente nella difesa del territorio e nel contrasto alle emergenze ambientali? È davvero una questione di scarso interesse oppure il problema risiede nelle modalità con cui l’Amministrazione informa la cittadinanza e promuove la consultazione? Non sappiamo se questi soggetti siano stati direttamente informati e coinvolti, ma proprio questa incertezza evidenzia i limiti di una procedura affidata essenzialmente alla pubblicazione di un avviso all’Albo telematico. Una consultazione non può dirsi effettiva soltanto perché formalmente aperta a tutti: occorre creare le condizioni affinché gli interessati ne vengano a conoscenza e possano contribuire consapevolmente.
Non contestiamo la possibilità di presentare osservazioni, ma l’assenza di regole chiare che rendano questo diritto concretamente esercitabile.
La nostra associazione chiede quindi che il Comune disciplini stabilmente le consultazioni statutarie, prevedendo pubblicità preventiva, accessibilità dei documenti, tempi adeguati, coinvolgimento delle organizzazioni civiche, strumenti digitali e obblighi di rendicontazione delle osservazioni ricevute.
Non è sufficiente raccogliere contributi: occorre spiegare pubblicamente come siano stati valutati e perché siano stati accolti oppure respinti.
Dal consenso alla partecipazione: una diversa concezione della rappresentanza
La questione investe il rapporto stesso tra rappresentanti e rappresentati.
Quando l’azione politica viene organizzata prevalentemente intorno alla ricerca e alla conservazione del consenso, il coinvolgimento dei cittadini rischia di essere considerato un ostacolo, anziché una risorsa. La popolazione viene interpellata soprattutto al momento delle elezioni, mentre nelle decisioni successive le opportunità di incidere rimangono marginali.
È una concezione riduttiva della democrazia, che finisce per alimentare sfiducia e disaffezione verso le istituzioni.
I cittadini, individualmente o attraverso associazioni e comitati, non sono semplici destinatari delle decisioni pubbliche, né spettatori chiamati ad approvarle. Sono soggetti titolari di diritti politici e partecipativi, portatori di conoscenze, esperienze e interessi che possono migliorare le scelte collettive.
Abituare le persone all’estraneità dai processi decisionali significa impoverire progressivamente la cultura democratica e consolidare un rapporto di passività nei confronti del potere.
La partecipazione non sottrae responsabilità agli amministratori eletti: li obbliga a esercitarle attraverso procedure più aperte, motivate e verificabili.
La Convenzione di Aarhus: dalla tutela ambientale ai diritti dei cittadini
Nel merito della modifica statutaria, proponiamo di aggiungere al nuovo comma 6 dell’articolo 2 un riferimento esplicito alla Convenzione di Aarhus, ratificata dall’Italia con legge n. 108/2001.
L’integrazione impegnerebbe il Comune, nell’ambito delle proprie competenze e secondo la normativa vigente, a garantire l’accesso alle informazioni ambientali, promuovere una partecipazione informata e tempestiva ai processi decisionali e favorire l’effettività degli strumenti di tutela.
La protezione dell’ambiente non dipende soltanto dagli obiettivi dichiarati dalle amministrazioni, ma anche dalla possibilità per la collettività di conoscere i dati, intervenire prima delle decisioni e contestare eventuali violazioni.
Sono garanzie particolarmente importanti quando le scelte pubbliche riguardano salute, inquinamento, trasformazioni territoriali e interessi delle generazioni future.
Un’occasione per cambiare metodo
Nelle osservazioni richiamiamo anche esperienze europee di partecipazione digitale e strumenti come Decidim, già proposti dall’associazione nell’ambito del PIAO comunale.
La richiesta al Comune di Trento è semplice: passare dalla comunicazione istituzionale alla partecipazione effettiva.
La tutela dell’ambiente e la qualità della democrazia non sono questioni separate. Una comunità adeguatamente informata e realmente coinvolta dispone di maggiori strumenti per contribuire alla sostenibilità delle decisioni pubbliche.
È questa la prospettiva che auspichiamo venga finalmente riconosciuta anche nello Statuto e nelle pratiche amministrative del Comune di Trento.
Segue il documento integrale delle osservazioni presentate in data odierna da Più Democrazia in Trentino e la nota inoltrata alla stampa:
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