
Una riflessione della costituzionalista Tania Groppi mette in guardia dai rischi della nuova legge elettorale: distorsione della rappresentanza, concentrazione del potere e regressione democratica.
Con un contributo pubblicato il 14 ottobre 2026 su Federalismi, dal titolo Il sistema elettorale nell’era della regressione democratica, la professoressa di diritto costituzionale Tania Groppi propone un’analisi particolarmente critica della nuova legge elettorale italiana, approvata il 9 ottobre.
Il primo problema riguarda il metodo: una modifica delle regole fondamentali della competizione democratica, approvata a colpi di maggioranza e voti di fiducia, a meno di un anno dalla conclusione della legislatura. Una procedura in contrasto con le raccomandazioni della Commissione di Venezia sulla stabilità delle norme elettorali.
Ma il metodo è soltanto la premessa. È il contenuto della riforma a sollevare le preoccupazioni perfino maggiori.
Il cuore della questione è il premio di maggioranza, che consente a una coalizione con almeno il 42% dei voti di ottenere un consistente vantaggio parlamentare. Una distorsione della rappresentanza giustificata attraverso il mito della governabilità.
Groppi ricorda però che la storia repubblicana smentisce l’equazione tra stabilità e capacità di governo. Esecutivi di breve durata hanno realizzato riforme importanti, mentre governi longevi si sono dimostrati poco incisivi. La qualità dell’azione politica dipende dalla capacità di costruire convergenze e tradurre le istanze degli elettori in programmi condivisi, non dalla durata artificiosamente garantita a una maggioranza.
La riflessione si inserisce in un fenomeno internazionale definito autocratic legalism: l’utilizzo di strumenti formalmente legali per indebolire progressivamente gli equilibri costituzionali e concentrare il potere.
Particolarmente significativo è il richiamo agli studi di Van der Meer e Rijpkema sul minority to majority effect: la trasformazione di una minoranza elettorale in maggioranza parlamentare può offrire a chi governa sia gli strumenti sia gli incentivi per modificare ulteriormente le regole democratiche a proprio vantaggio.
In un sistema fortemente polarizzato, dove pochi voti possono determinare l’assegnazione del premio, cresce anche l’incentivo alla manipolazione del consenso. Disinformazione, social media e intelligenza artificiale diventano strumenti potenzialmente decisivi per alterare gli equilibri politici.
Il pericolo è aggravato dall’astensionismo e dalla scarsa percezione pubblica dei rischi associati a modifiche legislative apparentemente tecniche. Una minoranza degli aventi diritto potrebbe così conquistare una maggioranza parlamentare capace di condizionare non soltanto il Governo, ma anche gli organi costituzionali e le istituzioni di garanzia.
Groppi conclude indicando una strada alternativa: proporzionalità, pluralismo, partecipazione, negoziazione politica e strumenti istituzionali che favoriscano la collaborazione anziché la contrapposizione.
Soprattutto, richiama la necessità di una nuova etica della politica.
Un auspicio che condividiamo, ma che non può sostituire solide garanzie democratiche. Le regole costituzionali servono proprio a impedire che l’ambizione di conquistare e conservare il potere prevalga sul rispetto del pluralismo. Per questo auspichiamo che i ricorsi promossi nelle sedi giurisdizionali, finalizzati a sottoporre la nuova legge elettorale al vaglio della Corte costituzionale, siano numerosi e vengano esaminati con il massimo rigore e la necessaria tempestività. Occorre scongiurare il rischio di celebrare l’ennesima tornata elettorale sulla base di una legge successivamente dichiarata incostituzionale, con conseguenze potenzialmente devastanti sulla legittimazione democratica delle istituzioni e sull’intera legislatura. Il progressivo deterioramento della rappresentanza politica, alimentato dalle riforme elettorali che si sono succedute dal 1993, dovrebbe averci insegnato quanto sia pericoloso sacrificare i principi democratici sull’altare della governabilità.
La democrazia non si rafforza attribuendo più potere a chi vince, ma garantendo che nessuno possa appropriarsene in forma esclusiva. E soprattutto restituendo ai cittadini la possibilità di incidere realmente sulle decisioni collettive.
Segue in allegato il contributo integrale della prof.ssa Tania Groppi, pubblicato su Federalismi il 14 ottobre 2026:
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