Melonellum, la legge elettorale finisce davanti ai giudici: ricorsi in tutta Italia, prima udienza fissata a Trento

La nuova legge elettorale, già ribattezzata “Melonellum” o “Stabilicum”, è approdata nei tribunali italiani. Il 26 ottobre 2026, su iniziativa della Rete per un voto libero e uguale, sono stati depositati simultaneamente 25 ricorsi per contestarne la legittimità costituzionale. La prima udienza è stata fissata proprio al Tribunale di Trento per il prossimo 16 dicembre.


L’iniziativa è promossa dalla Rete per un voto libero e uguale, che riunisce una trentina di associazioni e organizzazioni della società civile, con il contributo di costituzionalisti, giuristi, avvocati e cittadini impegnati nella tutela dei diritti politici.

Tra i protagonisti figurano autorevoli studiosi del diritto costituzionale, tra cui Enrico Grosso, Roberto Zaccaria, Maria Agostina Cabiddu e Anna Falcone, insieme all’avvocato Pietro Adami, che ha contribuito al coordinamento dell’iniziativa giudiziaria. Alla predisposizione e alla presentazione dei ricorsi hanno collaborato numerosi professionisti, anche appartenenti alla rete dei Giuristi Democratici e all’esperienza maturata negli anni attorno alle iniziative dell’avvocato Felice Besostri.

L’obiettivo è ottenere una verifica della costituzionalità della legge 9 ottobre 2026, n. 180, prima che venga applicata alle prossime elezioni politiche.

Dal primo ricorso di Ancona all’iniziativa nazionale

Il primo ricorso è stato depositato il 13 ottobre 2026 dall’avvocato marchigiano Sergio Gabrielli, che ha agito personalmente, in qualità di cittadino elettore, davanti al Tribunale ordinario di Ancona. Come riferito da Il Fatto Quotidiano, Gabrielli ha sollevato nove questioni di legittimità costituzionale, chiedendo l’accertamento della pienezza del proprio diritto di voto.

Successivamente, il 26 ottobre, è partita l’iniziativa coordinata dalla Rete per un voto libero e uguale, con il deposito simultaneo dei ricorsi presso 25 Tribunali ordinari. La scelta dello strumento giuridico non è casuale. Si tratta di azioni civili di accertamento del diritto di voto, introdotte attraverso il procedimento semplificato di cognizione previsto dagli articoli 281-decies e 281-undecies del Codice di procedura civile.

È una strada già percorsa nelle controversie che hanno portato alle storiche sentenze della Corte costituzionale n. 1 del 2014 sul Porcellum e n. 35 del 2017 sull’Italicum.

Le ragioni del ricorso: rappresentanza, uguaglianza e libertà del voto

Le contestazioni riguardano diversi aspetti della nuova disciplina elettorale. Come illustrato nella scheda di sintesi predisposta dal Coordinamento nazionale della Rete per un voto libero e uguale e pubblicata da Pressenza e da Articolo 21, i possibili profili di incostituzionalità investono alcuni principi fondamentali della democrazia rappresentativa:

  • Uguaglianza del voto e proporzionalità della rappresentanza, con particolare riferimento al premio di maggioranza e alle distorsioni che potrebbe determinare nel rapporto tra voti ottenuti e seggi assegnati.
  • Libertà di scelta degli elettori, con riferimento ai meccanismi di attribuzione dei seggi, ai capilista bloccati e alle pluricandidature.
  • Rappresentanza territoriale, anche in relazione alle modalità di attribuzione del premio al Senato, costituzionalmente eletto su base regionale.
  • Parità di genere, per le possibili conseguenze delle nuove regole sulla composizione delle liste e sull’accesso alla rappresentanza.
  • Pluralismo politico e parità di accesso alla competizione elettorale, con particolare attenzione all’obbligo di indicare il candidato alla Presidenza del Consiglio e alle condizioni richieste per la presentazione delle liste.

La questione centrale è stabilire se la ricerca della governabilità possa giustificare una compressione della rappresentatività, dell’uguaglianza del voto e della libertà di scelta degli elettori. Le ragioni dell’iniziativa sono state illustrate pubblicamente il 26 ottobre, nel corso di una conferenza stampa al Senato, la cui registrazione integrale è disponibile su Radio Radicale.

Il ricorso in Trentino-Alto Adige/Südtirol: autonomia, minoranze linguistiche e rappresentanza

Anche in Trentino-Alto Adige/Südtirol è stato promosso un ricorso, con il coinvolgimento di cittadini, avvocati, studiosi ed esponenti politici. La composizione dei ricorrenti presenta tuttavia alcune differenze significative tra le due province.

In Alto Adige/Südtirol emerge una rappresentanza politicamente pluralista, che comprende personalità riconducibili a esperienze e tradizioni politiche anche molto distanti tra loro. Tra i firmatari figurano Paul Köllensperger, Brigitte Foppa, Eva Klotz, Oskar Peterlini, Florian Kronbichler, Guido Margheri e Maria Luisa Gnecchi.

In Trentino, invece, pur in presenza di personalità con differenti esperienze professionali e istituzionali, la componente politicamente riconoscibile dei promotori appare concentrata prevalentemente in un’area politica. Tra i ricorrenti figurano il costituzionalista Roberto Toniatti, l’ex senatore e presidente della Regione Tarcisio Andreolli, l’ex sindaco di Rovereto Bruno Ballardini e rappresentanti del mondo sindacale e associativo d’area centro-sinistra.

È una differenza che merita di essere osservata, perché la difesa dei principi costituzionali che regolano la rappresentanza politica dovrebbe costituire un terreno di confronto e convergenza il più possibile trasversale.

Rispetto all’impostazione nazionale, le iniziative giudiziarie regionali introducono inoltre ulteriori questioni legate al peculiare contesto autonomistico, con particolare riferimento alla ridefinizione dei collegi senatoriali, all’uguaglianza del voto, alla rappresentanza delle minoranze linguistiche e alla soglia di sbarramento del 20%. Si tratta di questioni che intrecciano il diritto elettorale con i principi costituzionali di tutela delle minoranze e con l’assetto istituzionale dell’autonomia speciale.

Immagine di Oskar Peterlini

La prima udienza proprio a Trento

L’aspetto forse più significativo, almeno per il nostro territorio, è che proprio il Tribunale di Trento ha fissato la prima udienza, prevista per il 16 dicembre 2026. La circostanza, resa nota dalla costituzionalista Maria Agostina Cabiddu durante la conferenza stampa di Milano del 27 ottobre, potrebbe rendere Trento uno dei primi luoghi nei quali saranno esaminate le questioni sollevate contro la nuova legge elettorale.

Naturalmente, la fissazione dell’udienza non implica che il giudice ritenga fondate le contestazioni. Spetterà al Tribunale valutare i presupposti dell’azione e l’eventuale rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni di costituzionalità, decidendo se rimetterle alla Consulta.

Più Democrazia in Trentino seguirà l’evoluzione dei procedimenti, nella convinzione che le regole elettorali non possano essere considerate una questione riservata ai partiti o alle maggioranze parlamentari. Esse riguardano direttamente i cittadini, la qualità della rappresentanza e l’effettività della sovranità popolare come ricordava anche la costituzionalista Tania Groppi nel suo intervento su Federalismi.

La possibilità di sottoporre le leggi elettorali al controllo di costituzionalità costituisce una garanzia essenziale dello Stato di diritto. Ed è particolarmente importante che tale controllo possa intervenire prima delle elezioni, evitando che eventuali violazioni dei principi costituzionali producano effetti sull’intera legislatura.


Firma la Petizione “La Coppa Italia è di tutti” !!!


Scopri di più da Più Democrazia in Trentino

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi