
La recente Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria, approvata dalla Corte dei conti il 30 settembre 2026, offre l’occasione per riflettere nuovamente sul modello di finanza locale trentino che avevamo analizzato l’anno scorso attraverso l’indice MAQI (Municipal Administration Quality Index) e sulle sue conseguenze per l’autonomia comunale.
La Corte evidenzia come in Trentino-Alto Adige/Südtirol le procedure di crisi finanziaria siano pressoché assenti. Un dato apparentemente rassicurante, che merita tuttavia una riflessione sulle peculiarità del nostro sistema istituzionale.
La relazione parla espressamente di «provincializzazione integrale», descrivendo un assetto nel quale la finanza locale, la vigilanza amministrativa e i poteri sostitutivi sono concentrati nelle Province autonome.
L’obiettivo indicato dalla magistratura contabile per gli enti locali italiani è superare una gestione tardiva delle crisi attraverso una politica di prevenzione e risanamento fondata su tempestività, proporzionalità, affiancamento e responsabilità condivisa. In sintesi, per la Corte non basta ripianare gli squilibri: occorre comprenderne le cause e intervenire sulle modalità di gestione delle entrate, delle spese e degli investimenti.
In Trentino, invece, si continua a privilegiare il trasferimento di risorse provinciali. Lo dimostra anche la recente decisione della Giunta di destinare ulteriori 1,8 milioni di euro annui, nel triennio 2026-2028, ai Comuni che presentano tensioni finanziarie (delibera 1350 del 4 settembre 2026).
Ma trasferire nuove risorse significa necessariamente risolvere le cause degli squilibri? Quali incentivi hanno gli amministratori a perseguire una gestione responsabile se l’equilibrio dei bilanci dipende sistematicamente dai finanziamenti provinciali?
Il problema non è la solidarietà finanziaria tra enti, indispensabile per garantire servizi e diritti anche nei territori meno dotati di risorse fiscali. Il problema è un sistema che accentua la trasformazione della solidarietà in dipendenza amministrativa e subordinazione politica.
Più Democrazia in Trentino aveva già denunciato questa distorsione nella memoria amicus curiae ammessa e dunque presa in considerazione dalla Corte costituzionale
nel giudizio sulla rimozione del limite dei due mandati per il presidente della Provincia. In quella sede avevamo evidenziato come la concentrazione delle risorse e dei poteri decisionali nella Giunta provinciale possa compromettere l’autonomia comunale, alimentando meccanismi di fidelizzazione politica degli amministratori locali.
Un Comune che dipende totalmente dalle decisioni della Provincia per finanziare le proprie attività e realizzare gli investimenti rischia di perdere non soltanto autonomia finanziaria, ma anche libertà di indirizzo politico. È una questione che riguarda direttamente la qualità della democrazia e il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Eppure il tema è stato sostanzialmente rimosso dal dibattito pubblico e dai tavoli della politica. Rimane l’elefante nella stanza che nessuno vuole vedere.
La stessa Corte costituzionale, con la sentenza n. 228/2017, aveva chiarito che le competenze della magistratura contabile in materia di riequilibrio finanziario non potevano essere provincializzate. Ma fino a che punto i controlli formali possono promuovere il buon governo locale se il sistema finanziario continua a essere così accentrato?
Sarebbe necessario aprire un confronto sull’autonomia finanziaria dei Comuni, sulla trasparenza dei trasferimenti e sulla responsabilità degli amministratori, anche alla luce dei principi della Carta europea dell’autonomia locale. Perché bilanci formalmente in equilibrio non sono sufficienti a garantire un autentico autogoverno locale.
Purtroppo, però, in Trentino sembrano mancare centri di competenza e luoghi di ricerca e confronto capaci di analizzare con sufficiente indipendenza e spirito critico le implicazioni finanziarie, istituzionali e politiche dell’attuale sistema di governo locale. Il rischio è che anche il mondo della ricerca e della cultura finisca per sottrarsi all’analisi dei meccanismi di esercizio e concentrazione del potere, per il timore di essere accusato di ostilità nei confronti dell’autonomia speciale.
Eppure, studiare criticamente il funzionamento dell’autonomia non significherebbe metterla in discussione, ma potrebbe contribuire a renderla più democratica, responsabile e coerente con i principi sui quali dovrebbe fondarsi.
Segue estratto della Relazione della Corte dei Conti per la parte relativa al Trentino-Alto Adige/Südtirol:
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