Calceranica, il diritto di promuovere referendum diventa finalmente esercitabile. Una vittoria della cittadinanza attiva

Dopo oltre tre mesi di stallo, il Consiglio comunale approva all’unanimità il regolamento transitorio. Più Democrazia in Trentino esprime soddisfazione, ma richiama le istituzioni alle proprie responsabilità nella tutela dei diritti di partecipazione.


Più Democrazia in Trentino esprime soddisfazione per l’approvazione del regolamento transitorio sui referendum comunali di Calceranica al Lago. Con la deliberazione n. 33 del 19 ottobre 2026, il Consiglio comunale ha finalmente posto le condizioni per rendere concretamente esercitabile un diritto politico fondamentale: quello dei cittadini di promuovere referendum sulle questioni che riguardano la propria comunità.

Il provvedimento è stato approvato all’unanimità dai 14 consiglieri presenti e dichiarato immediatamente eseguibile. Si conclude così una fase di stallo durata oltre tre mesi, iniziata con il deposito, il 1° luglio, di due quesiti referendari da parte del Comitato per i referendum di Calceranica al Lago.

L’approvazione rappresenta un risultato importante, non soltanto per i promotori dell’iniziativa, ma per l’intera comunità di Calceranica, che dispone finalmente di una disciplina operativa per l’esercizio dell’istituto referendario.

Un regolamento transitorio che apre la strada a una disciplina organica

Il regolamento approvato comprende 42 articoli e disciplina le diverse fasi del procedimento referendario, dalla presentazione dei quesiti alla valutazione della loro ammissibilità, dalla raccolta delle sottoscrizioni fino allo svolgimento delle votazioni e alla proclamazione dei risultati.

Un elemento particolarmente significativo è il riconoscimento della competenza della Commissione prevista dall’articolo 16-bis del Codice degli Enti Locali nella valutazione della legittimità, della regolarità e dell’ammissibilità delle proposte referendarie.

Per i referendum propositivi, il regolamento prevede inoltre che il sindaco trasmetta immediatamente i quesiti alla Commissione, chiamata a pronunciarsi entro 30 giorni, fatte salve le eventuali sospensioni procedurali. Il diritto di iniziativa referendaria dispone dunque finalmente di una procedura definita, con competenze e termini espressamente individuati.

Il carattere transitorio del regolamento non deve essere considerato un limite, ma un’opportunità. La disciplina appena approvata costituisce infatti una base sulla quale costruire il futuro regolamento organico della partecipazione popolare.

L’esperienza che maturerà con il procedimento referendario attualmente in corso potrà suggerire perfezionamenti, semplificazioni e ulteriori garanzie procedurali. Sarà inoltre necessario completare il quadro normativo comunale disciplinando adeguatamente anche gli altri strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto, a cominciare dalle petizioni popolari e dalle consultazioni pubbliche.

Auspichiamo che questa seconda fase possa svilupparsi attraverso un confronto aperto con la cittadinanza e con le realtà associative interessate.

Per ottenere il rispetto di un obbligo è stato necessario l’intervento della Provincia

La soddisfazione per il risultato raggiunto non deve tuttavia far dimenticare quanto sia stato difficile conseguirlo. L’adozione della disciplina regolamentare non costituiva una scelta discrezionale dell’Amministrazione, ma un adempimento obbligatorio previsto dall’ordinamento regionale e dallo Statuto comunale.

Eppure, per arrivare all’approvazione, sono stati necessari ripetuti interventi del Comitato promotore e di Più Democrazia in Trentino, che ha formulato osservazioni, predisposto una proposta di regolamento transitorio e sollecitato l’intervento delle istituzioni competenti. Particolarmente importante è stata l’iniziativa di chiedere alla Provincia autonoma di Trento di valutare l’esercizio del potere sostitutivo previsto dall’articolo 192 del Codice degli Enti Locali.

Il Dipartimento provinciale competente è intervenuto dapprima il 17 agosto, con un formale invito ad adempiere, e successivamente il 28 settembre, richiamando nuovamente il Comune alla necessità di completare tempestivamente il procedimento e di indicare scadenze precise.

Questa successione di interventi dimostra che la cittadinanza attiva, quando è sostenuta dalla conoscenza delle norme e dall’utilizzo degli strumenti istituzionali, può contribuire concretamente a superare situazioni di inerzia amministrativa e a ottenere il rispetto delle regole.

Il problema riguarda molti altri Comuni

Il caso di Calceranica non deve però essere considerato un episodio isolato. Nella nostra attività associativa incontriamo anche altri Comuni nei quali gli istituti di partecipazione sono previsti dagli statuti, ma non risultano adeguatamente disciplinati da regolamenti attuativi, oppure sono regolati da disposizioni obsolete e non coordinate con la legislazione vigente o con le successive modifiche statutarie favorendo interpretazioni arbitrarie al fine di ostacolare le iniziative civiche.

Si tratta di una criticità che meriterebbe una ricognizione sistematica a livello regionale e provinciale.

Non basta infatti riconoscere formalmente il diritto di promuovere referendum, presentare petizioni o partecipare alle consultazioni pubbliche. Occorre assicurare che questi diritti siano effettivamente esercitabili, attraverso procedure accessibili, trasparenti e rispettose di tempi ragionevoli.

Questa esigenza trova un ulteriore fondamento nella Carta europea dell’autonomia locale e nel relativo Protocollo addizionale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, adottato a Utrecht nel 2009, al quale l’Italia ha aderito con la legge 8 giugno 2023, n. 77.

Il Protocollo riconosce il diritto di partecipare agli affari delle collettività locali e impegna gli Stati ad adottare misure idonee a renderne effettivo l’esercizio. Non siamo dunque soltanto di fronte a un auspicio politico o a una buona pratica amministrativa: la tutela della partecipazione locale trova fondamento anche negli obblighi internazionali assunti dall’Italia.

Proprio per questo riteniamo insoddisfacente che il legislatore regionale e l’amministrazione provinciale non abbiano finora assicurato, in termini generali, un sistema sufficientemente tempestivo ed efficace per verificare l’attuazione degli istituti di partecipazione nei Comuni.

La nostra critica è anche politica: troppo spesso sembra prevalere una concezione della vigilanza improntata alla prudenza nei rapporti istituzionali con le amministrazioni locali, anziché alla tutela tempestiva dei diritti dei cittadini. È legittimo domandarsi quanto pesino, su questo atteggiamento, gli equilibri politici territoriali, le tattiche del consenso elettorale e la volontà di evitare conflitti con gli amministratori comunali.

L’autonomia locale, tuttavia, non può trasformarsi in una giustificazione dell’inerzia, né la vigilanza istituzionale può essere esercitata soltanto quando i cittadini riescono, dopo mesi di sollecitazioni, a ottenere un intervento.

Ora si apra una nuova fase di dialogo tra cittadini e amministratori

Con l’approvazione del regolamento transitorio si apre finalmente una fase nuova. Il primo passaggio sarà assicurare che i quesiti depositati il 1° luglio siano sottoposti alla Commissione competente e che il procedimento referendario possa proseguire nel rispetto delle disposizioni approvate.

Ma il nostro auspicio va oltre il corretto svolgimento delle procedure. Il referendum non dovrebbe essere considerato uno strumento di contrapposizione tra cittadini e amministratori, bensì una possibilità per migliorare le decisioni pubbliche, promuovere trasparenza e confronto e individuare soluzioni condivise. Anche quando le posizioni iniziali sono distanti, un dialogo autentico può consentire di elaborare compromessi ragionevoli, capaci di tenere conto delle diverse esigenze della comunità.

Per questo ci auguriamo che l’Amministrazione comunale e il Comitato promotore sappiano cogliere l’occasione per avviare un confronto costruttivo, senza rinunciare alle rispettive prerogative e nel pieno rispetto delle procedure referendarie. La democrazia non consiste soltanto nel diritto di votare, ma anche nella possibilità di conoscere le proposte di partenza, di partecipare alla formazione delle decisioni e di contribuire a modificarle.

Il caso di Calceranica dimostra che questi diritti possono essere difesi e resi concretamente esercitabili attraverso la cittadinanza attiva, la conoscenza delle regole e il ricorso agli strumenti di garanzia previsti dall’ordinamento.

Ora che il primo ostacolo è stato superato, la strada è tracciata. Ci auguriamo che venga percorsa con spirito di collaborazione e con la consapevolezza che una comunità nella quale i cittadini possono partecipare realmente alle decisioni è una comunità democraticamente più forte.


Segue copia della delibera consiliare n.33/2026 di approvazione del Regolamento transitorio:


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