Democrazia locale sotto pressione in Europa. Crescono le minacce, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni di prossimità

Il Rapporto UE 2026 sullo stato delle regioni e delle città* presentato dalla presidente del Comitato Europeo delle Regioni Kata Tüttő il 12 ottobre scorso a Bruxelles fotografa un’Europa attraversata da crescenti disuguaglianze territoriali, difficoltà economiche, crisi demografiche e segnali di erosione democratica. Ma evidenzia anche un dato incoraggiante: le istituzioni locali e regionali rimangono le più apprezzate dai cittadini e possono diventare protagoniste del rinnovamento democratico.


Indice della sintesi del rapporto:

1. Lo stato delle regioni e delle città: un’Europa a più velocità
2. Democrazia locale: segnali di erosione, intimidazioni e disinformazione
– 2.1 I segnali d’allarme: la democrazia può erodersi anche dal basso
– 2.2 Disinformazione e crisi dell’informazione locale: un problema democratico
– 2.3 La risposta dei territori: più fiducia, partecipazione e innovazione democratica
– 2.4 Le richieste all’Europa: la democrazia locale ha bisogno di strumenti e risorse
3. Considerazioni conclusive: dall’Europa al Trentino-Alto Adige/Südtirol
– 3.1 Quali indicazioni per le nostre autonomie?
– 3.2 Democrazia, risorse e diritto di restare: tre questioni inseparabili
– 3.3 La democrazia locale non si difende soltanto: si deve praticare

1. Lo stato delle regioni e delle città: un’Europa a più velocità

L’Europa può diventare più forte sul piano internazionale soltanto rafforzando la propria coesione interna. È questo il messaggio centrale del Rapporto annuale 2026 sullo stato delle regioni e delle città, elaborato dal Comitato europeo delle regioni (CdR), l’assemblea rappresentativa degli enti regionali e locali dell’Unione europea.

Il documento offre una ricognizione delle principali trasformazioni che interessano i territori europei, utilizzando dati statistici, studi, consultazioni e testimonianze di amministratori locali. L’analisi si sviluppa attorno a quattro grandi ambiti: coesione territoriale e governance europea, competitività economica, sicurezza e resilienza, democrazia locale e sfide demografiche.

Il quadro che emerge è caratterizzato da forti contraddizioni. Da un lato, il mercato unico, le politiche di coesione, l’innovazione e la transizione energetica hanno prodotto importanti opportunità. Dall’altro, i benefici dello sviluppo rimangono distribuiti in modo diseguale e numerose comunità rischiano di perdere servizi, popolazione e capacità di decidere sul proprio futuro.

Il Termometro regionale, che confronta diversi indicatori economici, sociali e ambientali, mostra che soltanto il 12% delle regioni europee ha registrato miglioramenti in almeno sei dei sette indicatori considerati. In circa metà delle regioni è aumentato il rischio di povertà o esclusione sociale, mentre nel 95% è cresciuta la pressione legata all’invecchiamento della popolazione.

Le criticità investono diversi ambiti:

  • Economia e lavoro: circa 30 milioni di europei dipendono dall’occupazione manifatturiera, mentre numerosi territori industriali affrontano processi di trasformazione e declino.
  • Ambiente e clima: le perdite economiche cumulative legate ai cambiamenti climatici potrebbero raggiungere 2.400 miliardi di euro nel periodo 2031-2050.
  • Casa e servizi: un cittadino europeo su dieci incontra problemi di accessibilità economica all’abitazione e circa 1,3 milioni di persone sono senza dimora.
  • Finanza territoriale: regioni e città realizzano il 51% degli investimenti pubblici europei, ma nel 2025 il loro divario fiscale ha superato i 78 miliardi di euro.
  • Demografia: quasi tre regioni europee su quattro rischiano di perdere popolazione entro il 2050, soprattutto nelle aree rurali e periferiche.

A queste difficoltà si aggiunge il rischio di una crescente centralizzazione delle decisioni europee. Il rapporto richiama l’attenzione sulla proposta di bilancio pluriennale dell’UE 2028-2034, sottolineando che l’indebolimento della politica di coesione e della governance multilivello potrebbe accentuare le disparità e ridurre il ruolo delle autonomie territoriali.

Il messaggio è chiaro: competitività e coesione non sono obiettivi alternativi. Un’Europa più competitiva non può essere costruita sacrificando il ruolo delle comunità locali, la solidarietà tra territori e la partecipazione alle decisioni.

2. Democrazia locale: segnali di erosione, intimidazioni e disinformazione

È soprattutto il quarto capitolo del rapporto, dedicato a democrazia locale, finanze e demografia, a meritare l’attenzione di Più Democrazia in Trentino.

La sezione 8, intitolata Minacce alla democrazia locale, descrive un fenomeno che non riguarda soltanto la violenza contro gli amministratori pubblici, ma anche il progressivo restringimento degli spazi civici, l’indebolimento dell’informazione locale, il calo della partecipazione e la normalizzazione delle interferenze indebite nel funzionamento delle istituzioni.

Si tratta di fenomeni che possono manifestarsi gradualmente e consolidarsi prima che le istituzioni nazionali o europee intervengano.

2.1 – I segnali d’allarme: la democrazia può erodersi anche dal basso

Una consultazione del Comitato europeo delle regioni, condotta tra giugno e luglio 2026, restituisce numeri preoccupanti.

Oltre tre rappresentanti locali eletti su quattro hanno osservato segnali precoci di pressione o erosione democratica negli ultimi tre anni.

Tra gli amministratori locali e regionali intervistati:

  • il 70,6% dichiara di aver subito molestie o aggressioni verbali;
  • il 68,7% riferisce abusi online;
  • il 59,9% segnala campagne di disinformazione o denigrazione online;
  • il 40% ha ricevuto minacce di violenza fisica.

Si tratta di esperienze dichiarate dai partecipanti all’indagine, non di percentuali riferibili indistintamente a tutti gli amministratori europei. Resta comunque un segnale significativo della diffusione di comportamenti ostili verso chi esercita funzioni rappresentative.

Gli esempi nazionali riportati nel rapporto rafforzano questa preoccupazione. In Germania, tra il 2021 e il 2024, da un terzo a quasi la metà degli amministratori comunali monitorati ha subito episodi di odio, agitazione o violenza. In Francia, nel periodo 2022-2024, sono stati registrati oltre 7.500 reati contro rappresentanti eletti.

Particolarmente significativo è l’impatto sulle donne e sulle persone appartenenti a minoranze, spesso maggiormente esposte alle intimidazioni. Le conseguenze possono andare oltre la singola vittima, scoraggiando nuove candidature e impoverendo la pluralità della rappresentanza politica.

Il rapporto evidenzia inoltre una criticità metodologica: le informazioni sullo stato della democrazia locale rimangono frammentarie e spesso aneddotiche, rendendo difficile riconoscere tempestivamente fenomeni di deterioramento che possono assumere carattere sistemico.

2.2 Disinformazione e crisi dell’informazione locale: un problema democratico

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la qualità dell’informazione.

La progressiva scomparsa dei mezzi di comunicazione indipendenti dai territori, le campagne di disinformazione e le interferenze nelle consultazioni elettorali costituiscono minacce dirette alla formazione di un’opinione pubblica libera e consapevole.

Il rapporto segnala che il 79% degli europei teme l’influenza della disinformazione sulle scelte degli elettori, mentre il 70% manifesta preoccupazione per le ingerenze straniere nelle elezioni.

Anche le nuove tecnologie introducono rischi inediti. Nei Paesi Bassi, un’indagine dell’autorità per la protezione dei dati ha evidenziato che importanti chatbot di intelligenza artificiale citavano uno specifico partito locale in meno dell’1% dei suggerimenti di voto, nonostante i partiti locali raccolgano tradizionalmente circa il 30% dei consensi nelle elezioni comunali.

È un esempio di come strumenti digitali opachi possano alterare la visibilità delle forze politiche territoriali, influenzando indirettamente il pluralismo democratico.

La questione non riguarda soltanto la circolazione di notizie false. Riguarda anche la possibilità per i cittadini di accedere a un’informazione locale indipendente, pluralista e capace di controllare l’operato delle istituzioni.

Senza un adeguato ecosistema informativo, diventa più difficile conoscere le decisioni pubbliche, confrontare posizioni diverse, esercitare il controllo civico e partecipare consapevolmente.

2.3 – La risposta dei territori: più fiducia, partecipazione e innovazione democratica

Accanto ai segnali di crisi, il rapporto registra una tendenza incoraggiante.

Il 63% dei cittadini europei dichiara di avere fiducia nelle autorità locali e regionali. Si tratta del valore più elevato della serie storica richiamata dal documento, superiore del 20% rispetto a dieci anni prima e maggiore della fiducia nei governi nazionali in tutti gli Stati membri.

Un risultato particolarmente significativo: proprio le istituzioni più direttamente esposte alle pressioni e ai conflitti sociali continuano a rappresentare un riferimento importante per i cittadini.

Il Comitato europeo delle regioni sottolinea che la risposta alle minacce democratiche non può limitarsi alla protezione degli amministratori. Occorre investire anche nella qualità della partecipazione, nell’educazione civica, nella trasparenza, nel confronto pubblico e nella capacità delle comunità di riconoscere e contrastare la disinformazione.

Le amministrazioni locali possono contribuire attraverso assemblee deliberative, iniziative rivolte ai giovani, piattaforme digitali partecipative, dati aperti e strumenti che rendano più accessibili i processi decisionali.

Il rapporto presenta alcune esperienze concrete.

Bologna, Italia – Un Tavolo Europa permanente
Il Comune di Bologna ha avviato il Tavolo Europa, uno spazio permanente di partecipazione sviluppato con oltre 50 organizzazioni, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. L’obiettivo è avvicinare le politiche europee alla cittadinanza, rafforzare le reti associative, promuovere la cittadinanza attiva e coinvolgere le nuove generazioni. L’esperienza è significativa perché mostra come la partecipazione possa diventare un’infrastruttura civica stabile, superando la frammentazione delle singole iniziative associative.

Vienna, Austria – Una strategia comunale per la democrazia
Nel 2025 Vienna ha adottato una strategia per la democrazia elaborata attraverso un ampio percorso partecipativo. L’iniziativa integra educazione democratica, attività con i giovani, contrasto all’estremismo e strumenti per riconoscere la disinformazione. La democrazia viene così affrontata come una responsabilità pubblica permanente, non semplicemente come un insieme di procedure elettorali.

Matosinhos, Portogallo – Tecnologie al servizio della partecipazione
Il progetto MOVES-IT utilizza strumenti digitali e un centro di analisi urbana per coinvolgere i cittadini nella pianificazione della città e nelle decisioni pubbliche. Un esempio delle opportunità offerte dalla tecnologia quando viene impiegata per ampliare, anziché sostituire, il confronto democratico.

Harghita, Romania – Contrastare i deserti informativi
Nella contea montana di Harghita, caratterizzata anche dalla presenza di minoranze linguistiche, la scomparsa dell’emittente televisiva territoriale aveva lasciato un grave vuoto nell’informazione locale indipendente. Per contrastarlo è nata Weekly Review – Straight Talk, una trasmissione periodica in diretta sui social media che ha superato 276 puntate consecutive, affrontando questioni locali, nazionali ed europee con esperti e rappresentanti della comunità. Il caso dimostra quanto sia importante mantenere aperti canali regolari di informazione e confronto, soprattutto nei territori periferici o linguisticamente minoritari. Al tempo stesso, l’esempio solleva una questione essenziale: la comunicazione diretta delle istituzioni può contribuire a contrastare i vuoti informativi, ma non può sostituire il ruolo autonomo e indipendente del giornalismo.

2.4 – Le richieste all’Europa: la democrazia locale ha bisogno di strumenti e risorse

Dopo aver analizzato minacce ed esperienze territoriali, il rapporto individua quattro linee prioritarie di intervento.

La prima riguarda il riconoscimento delle autorità regionali e locali come partner operativi dello Scudo europeo per la democrazia, anche attraverso il coinvolgimento nel Centro europeo per la resilienza democratica. Gli enti territoriali dovrebbero concorrere direttamente all’individuazione dei rischi e alla definizione delle risposte europee.

La seconda consiste nel rafforzare la protezione degli amministratori attraverso strumenti di prevenzione, assistenza, finanziamenti e collaborazione tra istituzioni, con particolare attenzione alle donne e ai piccoli comuni.

La terza, particolarmente significativa, è la richiesta di finanziamenti europei specifici per la democrazia locale, destinati a sostenere informazione indipendente, alfabetizzazione mediatica, partecipazione civica e capacità di resistenza alla disinformazione. Tali risorse dovrebbero essere accessibili anche agli enti di minori dimensioni, attraverso procedure semplici, trasparenti e politicamente neutrali.

Infine, il rapporto chiede strumenti operativi per identificare e contrastare le nuove forme di manipolazione del dibattito pubblico, comprese quelle basate sull’intelligenza artificiale e sui contenuti audiovisivi contraffatti.

Queste indicazioni riconoscono un principio fondamentale: la qualità della democrazia non dipende soltanto dalle regole elettorali, ma anche dalle condizioni concrete che consentono ai cittadini di informarsi, organizzarsi, partecipare e influenzare le decisioni pubbliche.

3 Considerazioni conclusive: dall’Europa al Trentino-Alto Adige/Südtirol

Le analisi e le esperienze raccolte nel rapporto offrono numerosi spunti di riflessione anche per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove l’autonomia istituzionale dovrebbe accompagnarsi a un’elevata qualità della democrazia locale. Le considerazioni che seguono intendono quindi collegare le principali indicazioni del documento europeo alle caratteristiche del nostro ordinamento autonomistico e alle opportunità di rafforzamento della partecipazione civica.

Il rapporto non presenta analisi specifiche del Trentino-Alto Adige/Südtirol nella sezione dedicata alle minacce alla democrazia locale. Le Province autonome di Trento e Bolzano compaiono invece nel Termometro regionale, allegato al documento, che ne confronta le prestazioni economiche, sociali e ambientali con quelle degli altri territori europei.

Questi indicatori, pur utili per comprendere il contesto territoriale, non misurano direttamente la qualità della partecipazione democratica, la trasparenza amministrativa o l’effettività dei diritti civici. È proprio su questi aspetti che appare opportuno sviluppare una riflessione specifica.

3.1 Quali indicazioni per le nostre autonomie?

Per territori che fondano una parte significativa della propria identità istituzionale sull’autonomia, la qualità della democrazia dovrebbe essere valutata anche attraverso la possibilità effettiva dei cittadini di esercitare i propri diritti di partecipazione.

Il rapporto europeo offre diversi spunti per interrogarsi sul funzionamento delle nostre istituzioni: quanto sono accessibili gli strumenti di iniziativa popolare? Quanto incidono i cittadini sulle decisioni pubbliche? Quali garanzie esistono per il pluralismo informativo? Come vengono affrontati i segnali di chiusura degli spazi civici? Quali strumenti di monitoraggio consentono di riconoscere tempestivamente le criticità?

Non si tratta di affermare che il rapporto abbia individuato particolari violazioni nei nostri territori, bensì di utilizzare il quadro europeo come riferimento per valutare la qualità sostanziale della democrazia locale.

3.2 Democrazia, risorse e diritto di restare: tre questioni inseparabili

Il quarto capitolo non si esaurisce con la tutela delle istituzioni democratiche, ma collega la democrazia alle condizioni materiali di vita delle comunità.

Regioni e comuni, pur sostenendo oltre metà degli investimenti pubblici europei, affrontano risorse sempre più limitate. Parallelamente, l’invecchiamento, lo spopolamento e la concentrazione delle opportunità economiche nelle aree metropolitane minacciano la sopravvivenza delle comunità periferiche.

Da qui emerge il concetto di diritto di restare: non soltanto essere liberi di spostarsi, ma poter costruire il proprio futuro nel territorio in cui si vive, disponendo di lavoro, servizi pubblici, abitazioni accessibili e collegamenti adeguati.

Il rapporto richiama anche esperienze nelle quali partecipazione e qualità della vita si rafforzano reciprocamente. A Prachatice, nella Repubblica Ceca, sono stati istituiti consigli consultivi per studenti, anziani e persone con disabilità, accompagnati da strumenti di bilancio partecipativo. Le proposte dei cittadini hanno prodotto interventi concreti, contribuendo a rafforzare fiducia e senso di appartenenza.

La partecipazione diventa così anche una componente della capacità dei territori di trattenere i propri abitanti e contrastare il declino demografico.

3.3 La democrazia locale non si difende soltanto: si deve praticare

Per Più Democrazia in Trentino, il valore principale del rapporto consiste nel riconoscimento della democrazia locale come una componente essenziale della tenuta dell’intero progetto europeo.

I rischi individuati non si limitano alle aggressioni contro gli amministratori o alle interferenze straniere. Comprendono anche fenomeni meno visibili ma altrettanto importanti: la riduzione degli spazi civici, l’indebolimento del giornalismo locale, il deterioramento del dibattito pubblico e la progressiva esclusione dei cittadini dai processi decisionali.

La fiducia nelle istituzioni di prossimità rappresenta una risorsa preziosa, ma non costituisce di per sé una garanzia di buona qualità democratica. La vicinanza geografica tra amministratori e cittadini deve tradursi in accessibilità delle informazioni, possibilità di controllo, rispetto delle minoranze e partecipazione effettiva.

L’autonomia delle istituzioni non può essere considerata separatamente dall’autonomia e dai diritti dei cittadini. La capacità di un territorio di autogovernarsi deve accompagnarsi alla possibilità della sua comunità di concorrere alle scelte che la riguardano.

Il rapporto europeo sollecita dunque una riflessione che interessa direttamente anche il Trentino e l’Alto Adige/Südtirol: non basta difendere le competenze e le risorse delle autonomie. Occorre chiedersi come vengano esercitate, con quali garanzie democratiche e con quali opportunità di partecipazione per la popolazione.

La prospettiva più incoraggiante è che esistono già esperienze concrete di innovazione democratica, dalle piattaforme civiche permanenti ai processi deliberativi, dai consigli partecipativi all’educazione democratica e alla difesa dell’informazione locale.

Una democrazia più solida non si costruisce soltanto proteggendo le istituzioni dalle minacce esterne, ma rendendole più aperte, trasparenti, controllabili e partecipate. Ed è proprio nei comuni, nelle città e nelle regioni che questo processo può trovare la sua espressione più concreta.


* Fonte: Comitato europeo delle regioni, The State of Regions and Cities – EU Annual Report 2026. In particolare: capitolo 1, Strong Regions, Strong Cities, Strong Europe; capitolo 4, sezione 8, Threats to Local Democracy (pp. 65-70), sezione 9, Local and Regional Finances under Pressure (pp. 71-76), sezione 10, Demography and the Right to Stay (pp. 77-82); allegato Regional Thermometer.


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