
La riflessione della consigliera comunale Alessia Tarter sulla risposta all’interrogazione n. 178/2026 e sulla necessità di garantire consultazioni popolari effettive, trasparenti e capaci di incidere sulle decisioni, in attuazione dell’articolo 101 dello Statuto del Comune di Trento, che prevede la preventiva consultazione dei cittadini in occasione delle modifiche statutarie.
Il 7 agosto 2026 ho depositato, come gruppo consiliare Onda, un’interrogazione sulla consultazione popolare prevista dall’articolo 101 dello Statuto, nata grazie al contributo dell’associazione Più Democrazia in Trentino. Oggi, 14 ottobre 2026, ho ricevuto la risposta del Sindaco e l’ho letta con attenzione. Non posso nascondere la mia delusione: si è scelto di difendere una prassi invece di interrogarsi su come migliorarla.
Lo Statuto chiede che le modifiche statutarie siano precedute da «idonee forme di preventiva consultazione popolare». Mi viene risposto che un avviso all’albo telematico per dieci giorni basta, perché la legge regionale prevede lo stesso tempo per pubblicare le delibere già approvate. Questo paragone è il cuore del problema. Pubblicare un atto già deciso serve a renderlo conoscibile. Consultare significa invece permettere alle persone di incidere prima che si decida. Sono due cose diverse, e confonderle svuota di senso una norma che lo Statuto ha voluto scrivere.
Mi colpisce anche una contraddizione. L’Amministrazione dice che le modalità di consultazione saranno valutate «caso per caso», ma esclude di darsi criteri per farlo. Senza criteri, però, il caso per caso finisce per produrre sempre lo stesso esito: l’albo. La discrezionalità è legittima, ma dovrebbe essere motivata e trasparente, non usata per chiudere la discussione.
Sull’Assemblea delle cittadine e dei cittadini speravo in qualcosa di più. Avevamo chiesto come si intende coinvolgere la città nei prossimi passi, e la risposta si limita a ricostruire il percorso fatto finora. Mi sembra un’occasione persa. Proprio la proposta che vuole istituire un nuovo strumento di partecipazione dovrebbe nascere da un percorso partecipativo esemplare.
Lo stesso vale per gli strumenti digitali. Un «per il momento no», senza spiegazioni, ignora un lavoro che non nasce oggi: già nelle osservazioni alla consultazione sul PIAO 2026-2028 l’associazione Più Democrazia in Trentino aveva proposto di adottare la piattaforma open source Decidim a supporto dei processi deliberativi e consultivi del Comune. Piattaforme di questo tipo, usate da tante amministrazioni europee, non sostituiscono gli incontri in presenza. Possono però allargare la platea e lasciare traccia di ogni contributo.
Infine, mi dicono che la delibera finale dà sempre conto delle osservazioni ricevute. È il minimo. Ma quando le osservazioni diventano pubbliche solo nell’atto che chiude la partita, i cittadini scoprono come sono stati ascoltati quando ormai non possono più fare nulla.
Non scrivo queste righe per polemica. Le osservazioni al PIAO, il ricorso sulla cittadinanza di comunità, la proposta di ordine del giorno e questa interrogazione sono tappe di un percorso coerente e continuativo, portato avanti da Più Democrazia in Trentino. Il ricorso nasceva proprio dalla mancanza di coinvolgimento che ritroviamo oggi nella risposta. Credo che una comunità che vuole davvero partecipare meriti più di un avviso affisso in una bacheca digitale. Continuerò a portare questo tema in Consiglio e resto disponibile a costruire, insieme a chi lo vorrà, regole condivise perché la consultazione diventi un’abitudine reale e non un adempimento.
Alessia Tarter – socia di Più Democrazia in Trentino
Segue il testo integrale dell’interrogazione 178 del 7 agosto 2026 e della relativa risposta ricevuta il 14 ottobre 2026:
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