Anche quest’anno Più Democrazia in Trentino torna sull’appuntamento con il Global State of Democracy Report presentato nella giornata internazionale della democrazia, il rapporto con cui International IDEA fotografa annualmente lo stato della democrazia nel mondo.

Dopo Democracy on the Move, al quale avevamo dedicato un approfondimento lo scorso anno, l’edizione 2026 porta un titolo che sintetizza bene la questione posta al centro dell’analisi: “Democracy in an Age of Conflict”, la democrazia nell’età dei conflitti.
Il rapporto utilizza la decima versione dei Global State of Democracy Indices (GSoD), una banca dati che copre 174 Paesi e un arco temporale che va dal 1975 al 2025. La qualità democratica viene osservata attraverso quattro grandi dimensioni – Rappresentanza, Diritti, Stato di diritto e Partecipazione – a loro volta articolate in numerosi fattori e sottofattori. I dati provengono complessivamente da 23 fonti e sono costruiti sulla base di 155 indicatori.
International IDEA non attribuisce dunque a ciascun Paese un unico “voto alla democrazia”. L’obiettivo è piuttosto osservare separatamente dimensioni diverse, che possono evolvere anche in direzioni differenti.
Quattro dimensioni per misurare la democrazia
Prima di leggere classifiche e punteggi è utile chiarire cosa rappresentano i quattro macro-indici.
La Rappresentanza (Representation) misura principalmente l’esistenza e il funzionamento delle istituzioni attraverso le quali i cittadini attribuiscono il potere politico ai propri rappresentanti. Comprende la credibilità delle elezioni, l’inclusività del suffragio, la libertà dei partiti politici, la presenza di un governo eletto, l’efficacia del Parlamento e la democrazia a livello locale. Non misura invece direttamente quanto i cittadini si sentano rappresentati dai partiti o dagli eletti.
I Diritti (Rights) misurano quanto siano effettivamente garantiti i diritti e le libertà necessari all’esercizio della cittadinanza democratica. Vi rientrano l’accesso alla giustizia, le libertà civili – tra cui libertà di espressione, stampa, associazione, religione e movimento –, il benessere di base e diverse dimensioni dell’uguaglianza politica, economica, sociale e di genere.
Lo Stato di diritto (Rule of Law) riguarda invece i limiti posti all’esercizio del potere e la capacità delle istituzioni di applicare le norme in maniera prevedibile e imparziale. Comprende quattro fattori: indipendenza della magistratura, assenza di corruzione, prevedibilità nell’applicazione delle leggi e integrità e sicurezza personale.
La Partecipazione (Participation) osserva infine quanto i cittadini prendano effettivamente parte alla vita politica e civile, attraverso tre dimensioni: società civile, coinvolgimento civico e partecipazione elettorale.
Il quadro concettuale utilizzato da International IDEA mostra bene come questi elementi siano ulteriormente scomposti: ad esempio la libertà di espressione e quella di stampa appartengono alle libertà civili, mentre l’uguaglianza politica comprende l’uguaglianza tra gruppi sociali, quella di genere e quella economica.
Tutti gli indici vengono normalizzati su una scala compresa fra 0 e 1. International IDEA considera alta una performance superiore a 0,7, bassa quella inferiore a 0,4 e intermedia quella compresa fra questi due valori.
Più stagnazione che trasformazione
Il primo dato che emerge dal rapporto è quello di una democrazia mondiale che fatica a progredire. Il 2025 è stato l’undicesimo anno consecutivo nel quale i Paesi che hanno registrato arretramenti democratici sono stati più numerosi di quelli che hanno fatto passi avanti. È la più lunga sequenza negativa dall’inizio delle rilevazioni di International IDEA, nel 1975.
Ma il fenomeno forse più significativo è la stagnazione. Nell’81 per cento delle combinazioni tra Paesi e fattori analizzate non si registra infatti un cambiamento significativo rispetto al 2020. Il problema è che questa stabilità avviene spesso a livelli di qualità democratica medi o bassi: non indica quindi necessariamente la capacità delle istituzioni di resistere, ma anche la difficoltà di migliorare sistemi democratici fragili o incompleti.
Quando un cambiamento avviene, inoltre, è molto più frequentemente negativo. Nel confronto fra 2020 e 2025, 98 Paesi, pari al 57 per cento di quelli esaminati, sono peggiorati in almeno un fattore della performance democratica, mentre 55 Paesi, il 32 per cento, hanno registrato almeno un miglioramento.
Gli arretramenti riguardano alcuni degli elementi fondamentali di una democrazia: credibilità delle elezioni, efficacia dei parlamenti, libertà di espressione, libertà di stampa e accesso alla giustizia. La libertà di espressione è peggiorata in 42 Paesi, il 24 per cento del totale; la libertà di stampa nel 23 per cento e l’accesso alla giustizia nel 18 per cento.
Lo Stato di diritto è il punto più debole
Fra le quattro grandi dimensioni considerate da International IDEA, quella che presenta la situazione più problematica è lo Stato di diritto.
Nel 2025 ben 71 Paesi, il 41 per cento di quelli analizzati, sono classificati nella fascia di performance bassa. Ventinove Paesi hanno inoltre registrato un peggioramento rispetto a cinque anni prima. Particolarmente significativo è l’arretramento dell’indipendenza della magistratura.
Il rapporto evidenzia più in generale che l’indipendenza della magistratura è scesa globalmente al livello più basso degli ultimi 36 anni, mentre la credibilità delle elezioni ha raggiunto il minimo degli ultimi trent’anni. Libertà di espressione, libertà di stampa e accesso alla giustizia si collocano anch’esse ai livelli più bassi da oltre tre decenni.
L’Europa continua nel complesso a essere la regione con le performance democratiche più elevate, ma non è immune da questi fenomeni. Nel confronto 2020-2025, più della metà dei Paesi europei registra almeno un arretramento; inoltre, l’Europa rappresenta il 27 per cento di tutti gli arretramenti rilevati globalmente ai diversi livelli degli indici.
E l’Italia?
La fotografia dell’Italia presenta differenze piuttosto marcate fra le quattro dimensioni considerate. Nelle classifiche mondiali riferite al 2025 il nostro Paese ottiene i seguenti risultati:
| Indice | Punteggio (0–1) | Posizione mondiale |
|---|---|---|
| Rappresentanza | 0,837 | 10ª |
| Diritti | 0,794 | 21ª |
| Stato di diritto | 0,618 | 35ª |
| Partecipazione | 0,728 | 24ª |
Il dato che può apparire più sorprendente è quello della Rappresentanza, per la quale l’Italia occupa il decimo posto mondiale. Una posizione che, letta senza conoscere la metodologia, potrebbe suggerire un sistema politico nel quale il rapporto fra cittadini e rappresentanti funzioni particolarmente bene.
È necessaria però una precisazione. La Representation di International IDEA non misura quanto i cittadini si sentano rappresentati dalla politica, né il loro grado di fiducia nei partiti e nelle istituzioni, la polarizzazione del confronto politico o la capacità degli eletti di rispecchiare tutte le domande presenti nella società.
Misura prevalentemente la solidità dei meccanismi istituzionali della democrazia rappresentativa: elezioni credibili e inclusive, libertà dei partiti, presenza di governi eletti, democrazia locale ed efficacia del Parlamento.
Il decimo posto dell’Italia indica quindi che, nel confronto con 174 Paesi del mondo, le strutture fondamentali attraverso cui viene organizzata la rappresentanza politica risultano relativamente solide. Non equivale a dire che il rapporto fra cittadini ed eletti sia soddisfacente o che la società italiana si percepisca adeguatamente rappresentata.
Lo stesso rapporto, del resto, individua una criticità proprio all’interno di questa categoria. Nel confronto fra 2020 e 2025 l’Italia è l’unico Paese collocato nella fascia alta a registrare un deterioramento dell’Effective Parliament, l’indicatore relativo all’efficacia del Parlamento. International IDEA richiama, fra gli elementi rilevanti, il crescente ricorso a decreti d’urgenza e voti di fiducia, strumenti che possono restringere gli spazi per il dibattito parlamentare, gli emendamenti e il controllo dell’esecutivo.
La graduatoria va inoltre interpretata con prudenza. Ai punteggi è associato un margine di incertezza statistica: nel caso della Rappresentanza italiana, ad esempio, il valore di 0,837 è compatibile con un intervallo di posizioni sensibilmente più ampio della semplice decima posizione. Le classifiche non vanno quindi lette come una graduatoria sportiva.
Più bassa è la posizione italiana nello Stato di diritto, dove il Paese è 35°; l’Italia si colloca invece al 21° posto per i Diritti e al 24° per la Partecipazione.

Il rapporto richiama inoltre l’Italia sul tema della libertà di stampa, segnalando il deterioramento registrato negli ultimi anni e richiamando, fra gli altri problemi, minacce e intimidazioni nei confronti dei giornalisti e il fenomeno delle cosiddette SLAPP, azioni giudiziarie utilizzate in modo da esercitare pressione o intimidazione nei confronti di giornalisti e organi di informazione.
Democrazia nell’età dei conflitti
È però la seconda parte del rapporto a caratterizzare in modo particolare l’edizione di quest’anno. International IDEA mette in relazione il deterioramento della qualità democratica con la crescita dei conflitti armati.
Secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program (UCDP) utilizzati nel rapporto, nel 2025 sono stati registrati 65 conflitti armati che coinvolgevano almeno uno Stato, il numero più alto dall’inizio della serie storica nel 1946. Otto erano conflitti direttamente fra Stati, anch’esso il valore più elevato registrato dall’UCDP.
È una distinzione importante: i 65 conflitti non sono altrettante guerre tra Stati, ma conflitti nei quali almeno una delle parti è un governo. Molti sono quindi guerre civili, insurrezioni o conflitti interni nei quali combattono le forze statali.
Le guerre più note rappresentano soltanto una parte di questa geografia della violenza. Fra i conflitti interstatali, il più sanguinoso è rimasto quello tra Russia e Ucraina, per il quale UCDP stima almeno 94.700 morti nel 2025.
In Medio Oriente la guerra a Gaza ha continuato a produrre conseguenze umanitarie devastanti sulla popolazione palestinese. Nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati ha concluso che Israele ha commesso genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, individuando quattro dei cinque atti genocidari definiti dalla Convenzione del 1948. La questione è anche oggetto del procedimento promosso dal Sudafrica contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia, che ha adottato misure provvisorie ma non ha ancora pronunciato una sentenza definitiva sul merito.
Il rapporto di International IDEA richiama espressamente le persistenti accuse di genocidio in Palestina e sottolinea come la distruzione delle infrastrutture sanitarie, le interruzioni nell’approvvigionamento alimentare, lo sfollamento della popolazione e le limitazioni dei diritti mostrino quanto i conflitti incidano anche sulle condizioni materiali necessarie all’esercizio della democrazia.
Il quadro mediorientale comprende inoltre il conflitto fra Israele e Iran e quello tra Israele e Siria. Accanto alle guerre maggiormente presenti nell’informazione europea, nel 2025 si è riacceso anche lo scontro fra India e Pakistan, interrompendo il cessate il fuoco in vigore dal 2021.
Ancora più articolata è la situazione dei conflitti interni. In Sudan prosegue la guerra fra le forze armate regolari e le Rapid Support Forces e i rispettivi alleati, accompagnata da gravissime violenze contro la popolazione civile; anche in questo caso International IDEA richiama le accuse di genocidio. In Myanmar continua invece la guerra seguita al colpo di Stato militare del 2021, mentre ad Haiti il conflitto ha raggiunto nel 2025 un’intensità tale da superare, secondo i criteri UCDP, la soglia che identifica una “guerra”.
Nel complesso, UCDP stima circa 244.600 morti per violenza organizzata nel 2025, il secondo livello più elevato registrato dalla sua serie dopo il 1994, anno del genocidio in Ruanda. Il numero non rappresenta semplicemente i “caduti in guerra”: comprende diverse categorie di violenza organizzata, distinguendo i conflitti che coinvolgono Stati, quelli fra attori non statali e la violenza unilaterale contro i civili. Solo quest’ultima avrebbe provocato circa 76.500 vittime nel 2025. (Fonte: Uppsala Conflict Data Program – dati sui conflitti nel 2025)
Democrazia e pace: una relazione complessa
International IDEA invita però a non trasformare la contemporanea crescita dei conflitti e il deterioramento democratico in un semplice rapporto di causa ed effetto.
I conflitti non si stanno diffondendo uniformemente in tutto il mondo: tendono piuttosto a moltiplicarsi in Paesi e regioni già interessati dalla violenza nel recente passato.
Le ricerche analizzate nel rapporto mostrano tuttavia una relazione interessante. Il rischio di conflitto risulta particolarmente elevato nei Paesi che si trovano a metà strada fra una democrazia consolidata e un’autocrazia consolidata: sistemi nei quali esistono alcune procedure democratiche, come le elezioni multipartitiche, ma nei quali mancano una reale competizione politica, diritti effettivamente tutelati o istituzioni sufficientemente consolidate.
La relazione fra democrazia e pace non sarebbe quindi lineare. Le democrazie consolidate dispongono di strumenti istituzionali attraverso i quali affrontare pacificamente i conflitti politici e sociali; le autocrazie possono invece reprimerli con la forza. Le situazioni più instabili possono emergere nel mezzo, quando la capacità repressiva del regime si indebolisce senza essere ancora sostituita da istituzioni democratiche sufficientemente forti da consentire la composizione pacifica dei conflitti.
Da qui deriva una delle conclusioni centrali del rapporto: sostenere la democrazia significa anche investire nella prevenzione dei conflitti.
International IDEA invita i governi a considerare il sostegno alle istituzioni democratiche all’estero come parte delle proprie strategie di sicurezza nazionale. Rafforzare istituzioni, Stato di diritto, società civile e capacità dello Stato può costare molto meno che intervenire quando un conflitto è già scoppiato.
La società civile come infrastruttura della democrazia
Il quadro tracciato dal Global State of Democracy 2026 non racconta soltanto una regressione.
In diversi Paesi International IDEA individua segnali di ripresa e rinnovamento. Miglioramenti sono stati registrati, con caratteristiche molto differenti e spesso ancora fragili, in Polonia e Siria e, dopo importanti mobilitazioni popolari, in Bangladesh, Nepal e Sri Lanka.
Uno degli aspetti più interessanti è il ruolo svolto in diversi processi di miglioramento dalla partecipazione dei cittadini e dalle organizzazioni della società civile.
International IDEA sottolinea in particolare il concetto di social accountability: la capacità dei cittadini e delle loro organizzazioni di chiedere conto delle decisioni a chi esercita il potere. Una società civile autonoma, il coinvolgimento civico e istituzioni aperte alla partecipazione non costituiscono quindi soltanto manifestazioni della democrazia, ma contribuiscono alla sua capacità di affrontare tensioni e conflitti senza ricorrere alla violenza.
È un elemento che interessa particolarmente anche chi, come Più Democrazia in Trentino, si occupa degli strumenti attraverso i quali i cittadini possono partecipare più direttamente alla vita pubblica.
Il messaggio che emerge dal rapporto è infatti che una democrazia non può essere valutata soltanto dall’esistenza delle elezioni. Contano la qualità della rappresentanza, l’effettività dei diritti, i limiti posti all’esercizio del potere e la possibilità concreta dei cittadini di partecipare, organizzarsi e controllare chi governa.
In un mondo nel quale aumentano contemporaneamente la frammentazione internazionale, i conflitti e la fragilità di molte istituzioni democratiche, questa conclusione appare tutt’altro che rituale: la democrazia non è soltanto un insieme di istituzioni da conservare, ma una pratica che richiede partecipazione, controllo e responsabilità pubblica.
Segue il rapporto completo The Global State of Democracy 2026 – Democracy in an Age of Conflict che abbiamo scaricato dal sito di International IDEA:
Scopri di più da Più Democrazia in Trentino
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.